

Quando il sole picchia forte allora, chiedi un posto all'ombra ma, di notte quando la temperatura fa fatica ad abbassarsi cominci a cercare un ristorante "on the beach". Un posto dove tranquillità, disponibilità e refrigerio sono disponibili in quantità superiore alla media. All'inizio la tranquillità si completa con il silenzio assordante delle ordinazioni poi, si continua fra le portate di carpaccio e "bambini vivi" con la melodia dei violini per continuare a gustare il dessert fra la musica revival per arrivare in un crescendo musicale alla musica "hardpop" con il digestivo.
In questo crescendo musicale, i tavoli in riva al mare si affollano di ragazze uscite dalle copertine di giornali ( a volte anche stranieri) e il mondo che ruota al Lucignolo di turno comincia a prendere posizione sul VIP ( very important Pierrot) di turno. Mentre la caccia è feroce per la ripresa Tv o fotografia per un settimanale le portate di pesce inondano d'arte quadri gastronomici. Un quadro da mangiare non solo con gli occhi, mentre i camerieri correvano e ballavano pericolosamente vicino alle spallette delle sedie.
Con i soliti amici Brunellomar, Regifar, Max, Sant'anna, MaNosfi dopo aver ringraziato la bella maitre inizia il ballo degli sguardi, la musica nel frattempo ha aumentato il volume e, parlare diventa sempre più difficile, il gioco della presenza annulla tutto lo spirito decoubertiniano a favore dello spirito romagnolo: NON HA IMPORTANZA, NE' COME, NE' DOVE, L'IMPORTANTE E' ESSERCI.
Brunellomar e max sono i nuovi vitelloni, manager ed imprenditore della zona si concedono agli sguardi pieni di curiosi che si fanno sempre la stessa domanda ma quello è un VIP ?
Biondo teutonico tutto il contrario del famoso vino, alto con i tacchi e capelli lunghi sembra un personaggio uscito del mondo della canzone rock. Una presenza dominante con altruismo smodato, solare e abbronzato.
Max invece un imprenditore verace dalla lingua e della voce molto chiara e timbrata. Il suo lavoro e la sua passione sono una icona che attraggono prima tedesche ora polacche nella riviera romagnola. Ma, per le romagnole ci vuole ben altro, e, lui lo sa.
Regifar la regina del tavolo, alta e con i tacchi, allineata a curve proporzionate abbronzatissima spicca per quel timbro francese. Ma il suo altruismo nasconde una profonda scelta del cibo da ingerire. Una cura di prodotti naturali o simili in maniera accurata che ha sempre trasmesso anche ai commensali di turno.
Manosfi è invece un personaggio che non puoi dimenticare. La prima frase è un racconto del tipo: " sai, mi sono sposato il giorno di halloween ed il giorno dopo sono rimasto in mutande e sandali da mare". Una storia incredibile, a volte forse condito con troppo salsa ma, alla fine vera. Rimanere in Usa, senza soldi ed indumenti solo con la chiave di una cabina della nave non è semplice, specie se sposini e, alla prima notte di nozze.
Sant'Anna, alta bionda occhi azzurri un fisico naturale (liscia come quella minerale ),viene da un posto dove LUI ha usato tanto lo stampino ( e lo si deve ringraziare).
In Italia invece, i veti incrociati di rossi e neri, verdi e azzurri hanno dovuto fare fare un contratto con la legge Biagi anche a LUI e, penso che abbia gettato lo stampino nelle zone di Monfalcone o Gela.
La serata correva liscia, la musica stava prendendo il sopravvento la pista cominciava a non essere più vuota, alcune ballerine colombiane di bellezza "particolare" erano già in palla quando arrivò il ciclone.
Quando arriva un ciclone, lascia sempre il segno e, qualcuno si dilegua. Uno scambio di battute che mi costerà molto ma, la ritirata è accettata.
La presenza di Sirenella era più assordante della musica sparata dai vocalist di turno. Ha gli occhi e un corpo di gatto con artigli di tigre, avvolto da un tubino aderentissimo di un materiale molto speciale. Sembra un materiale fresco cotone con morbidezza di un velluto, difficile resistere alla tentazione di controllare il tessuto.
Indossato per far risaltare l'abbronzatura e la linea delle labbra, in sintonia con la linea degli occhi che, non profanano in discorsi sterili ma, colgono l'essenza del presente dalla realtà oppure colgono l'attimo fuggente liberando una frase: " alla prossima".
Una bella serata di luglio, intrigante, movimentata, calda ma, nuotare non è facile anche per chi è nato al mare.
24 luglio 2007
Milano marittima: una sera al mare
22 luglio 2007
Milano Marittima: VACANZE

Nel 1907 e, quest'anno ricorre il centenario il comune di Cervia (Ra) (con la maggioranza socialista ed il sindaco Fusconi) instaura una convenzione con Giacomo e Pietro Maffei (padre e figlio) con l'obbligo di fabbricarvi villini, parchi e giardini. L'area in convenzione riguardava circa dodici ettari in destra e sinistra del porto canale. Ma, i Maffei visto l'onere dell'intervento stipularono la cessione dei loro diritti a favore di Giuseppe Palanti (1881-1946), un artista che ebbe un ruolo fondamentale nella nascita del nuovo centro turistico. La sua idea della Garden City maturata sulla cattedra dell'Accademia di Brera sarà l'idea che emergerà nella sua Città Giardino.
A Milano , il 1 giugno 1911 si costituisce la Società Milano Marittima per lo sviluppo delle spiagge di Cervia.
Il Consiglio di questa società anonima si è preoccupata di dare un PRG con criteri moderni: ecco realizzata la città giardino. Dopo aver dato l'impronta ( villa Palanti via enrico toti 72, rimane un esempio di stile liberty con decori esotici e moreschi) cede i suoi diritti alla società anonima. Quindi il 14 agosto 1912 il comune di Cervia stipula una nuova convenzione con questa società. Nel 1913 iniziò la costruzione dei primi villini in stile Liberty. Poi, in un crescendo di interesse la città giardino comincia a passare da Città del Sale a Centro Turistico che oggi conosciamo. In questo centro ogni sorriso è una goccia che innaffia i fiori delle aiuole cittadine. Con l'affetto degli amici, Brunellomar (slang di brunello da milano marittima), Regifar (slang di regina faraone), Sirenella, Max & Sex (Max il signore del Sex), Sant'Anna (naturale come una minerale), MaNosfi ( slang di marchetto Nosfigatus), ogni goccia ha innaffiato i fiori del Bene in modo che, (nonostante tutto) possano crescere più belli, più alti e più profumati.
21 luglio 2007
Un incontro sul treno

Estate Vacanze: quando il caldo si fa assordante a volte è meglio prendere un Eurostar e viaggiare tranquilli con il trolley.
Certe volte è obbligatorio, a volte è necessario una prenotazione. Con il biglietto in mano, con il numero di posto e di carrozza specificata la domanda giunge sempre spontanea, chi sarà il vicino/a del mio posto?
La mia sorpresa dura il tempo di un nanosecondo. Il mio posto, confermati dai presenti, era vicino a tre ragazze speciali. Il tempo di ascoltare un telefonino e capire che una di loro era italiana, le altre due no. La loro bellezza, la loro fisionomia asiatica, i loro accessori (orologi Cartier e Rolex) mi hanno fatto subito pensare a ragazze della notte, ma non è così. Il particolare delle unghie decorate con colori e icone giallo azzurro, altre verdi a forma di squame di pesce mi incuriosisce non poco. Ma chi fa qui, queste manicure?
La loro educazione, ma anche la difficoltà a rispondere in modo naturale, fanno intendere di essere straniere. Mentre loro con un occhio ti scrutano e l'altro fingono di dormire è facile non cercare di essere invadente, ma scavare sul loro punto debole: la lingua.
Ecco, alla richiesta di migliorare la lingua si scioglie il gelo e, l'asiatica delle lunghe unghie diventa una studentessa di New York con genitori di origini cinesi ed in Italia per fare un esame di letteratura sulle poetesse italiane ( molte sconosciute completamente). L'amica Jessica somiglia alla ragazza della foto, parla poco o niente di italiano ma con un libro sulle poetesse italiane (una poesia di Veronica Franco) conferma che l'indomani l'esame di letteratura sarà affrontato.
Il mondo è vario, ma due cinesi con un corpo da americani non li avevo mai visti, una simbiosi unica. Poi quando anche la ragazza italiana psicologa diventa curiosa parliamo dello scambio culturale delle università italiane ed americane. Un bel quadretto, il cui apice arriva sulla domanda riguardo a Mussolini.
Ma Mussolini come si comportava con le donne? Sinceramente mi sono aggrappato agli specchi, Claretta Petacci starà pensando ancora a me ma, io che pensavo di essere uno storico a volte devo riconoscere i miei limiti. Queste cino-americane vanno subito al sodo. E, che così sia.
12 luglio 2007
Cina: cellulari solari al via!

ROMA - Sta per uscire il primo cellulare che si ricarica anche con l'energia solare: lo produce la cinese Hi-Tech Wealth e per ora sarà disponibile solo in Cina, al prezzo di 385 euro. Con un'ora di esposizione al sole permette di parlare per 40 minuti. È un'innovazione figlia di una tendenza in atto: adesso le aziende del settore sono tute impegnate per ribaltare i rapporti, finora piuttosto burrascosi, tra cellulari e ambiente.
fonte corriere.it
10 luglio 2007
E la NAVE va ...
La situazione della politica italiana mi sembra come la trama del film di Fellini.
Da una parte chi applaude i passeggeri della nave e dall'altra i passeggeri che si godono la Crociera.
Quanto sarà lungo il viaggio del Rex ?
Il tempo di far maturare gli eventi e tutto sarà più chiaro.
Bè, non invidiate i passeggeri del Rex, la trama è già scritta.
Qualcuno avrà il coraggio di cambiarla?
08 luglio 2007
Cala Lenta, molto lenta
Ogni manifestazione che tratti la valorizzazione dei prodotti locali è sempre ben accetta.
Ma, quando i produttori locali disertano la manifestazione qualcosa di strano si percepisce.
Sarà che il marchio ti dà una grandezza, una identificazione, una collocazione che ti da quella sicurezza di prodotto consolidato o simile sarà che questo che fa dimenticare l'allungamento della filiera?
Viviamo in un'epoca di marketing sulle spalle dei produttori.
Fino a quando dobbiamo pensare solo a vendere e, non curare (quadagnare) sul prodotto?
05 luglio 2007
Il Trabocco di Rinaldo










IL TRABOCCO SIGNORE DELLE ONDE( trabocco rules the whaves).
A Punta Tufano, nel cuore della Costa dei trabocchi, sulle "vestigia degli antichi padri" risorge il TRABOCCO RULES THE WHAVES), per la passione e la cura di Rinaldo veri, erede diretto e custode della tradizione e della civiltà terramaricola della Gente di vallevò di Rocca S. Giovanni.
Un luogo dell'anima che rinvia ad un mondo reale e fantastico insieme;
che parla di faticose e ingegnose soluzioni nell'affrontare la realtà e la vita;
che racconta magici totem e di eventi esistenziali che si perdono nel tempo;
che incanta con la sua aura poetica e con il suo soffio epico non decifrabile a pieno.
Un groviglio di esperienze, di conoscenze, di scoperte, di fede e di speranza, di mente e di cuore.
Testimonianza viva dell'eterna tensione esplorativa dell'uomo-Ulisse.
Simbolo eloquente della precarietà esistenziale umana,
in guardinga simbiosi con una Natura che non è possibile dominare e possedere definitivamente.
Rimane sempre vivo ed intenso il fascino del Trabocco.
Si erge fiero con la sua maestosa fragilità;
dispiega e gode la sua LIBERTA', nel coraggio di una sfida che non ignora il rischio della tempesta e della sconfitta.
Ti prende, ti sorprende ti esalta, ti sbigottisce, rende con scioccante immediatezza il senso della finitezza e dell'orgoglio dell'uomo che agita la fiaccola di Prometeo.
Domani il sole si leverà ancora sul mare!/?
E' agitato dai flutti, ma non fa tempesta
(FLUCTUAT, NEC MERGITUR!).(Di Giovanni A.)
04 luglio 2007
La politica e le oligarchie affossano l'innovazione e i cervelli italiani
De Rita: "Nulla si muove senza il controllo della politica"
ROMA - L'oligarchia non fa bene alla comunicazione, almeno in Italia. Secondo una ricerca del Censis, il ritardo del nostro paese nei riguardi delle reti telematiche - per cui intendiamo le tecnologie che permettono il cammino delle informazioni sia dal punto di vista infrastrutturale come le reti telefoniche, che contenutistico, ovvero internet e i media - invece di diminuire cercando di allinearsi agli standard europei, è in fase di accelerazione.
Motivo: le oligarchie di potere, pubblico o privato, che detengono o amministrano oligopoli che tendono a soffocare le cosiddette "moltitudini", ovvero i soggetti minori della realtà telematica, spesso più creativi e portatori di innovazione rispetto ai colossi che occupano posizioni dominanti, impedendogli sia di strutturare una minoranza - che anche nella sua marginalità potrebbe contare sulla compattezza di uno status - che di essere assorbite all'interno della macchina più grande dell'oligopolio portando nuova linfa vitale.
In breve: l'oligarchia degli oligopoli in Italia, ed è bene sottolineare il contesto nazionale, tende a schiacciare il soggetto che ne è al di fuori. Spiega Giuseppe De Rita, presidente del Censis, "Manca un tessuto connettivo, un software di connessione, tra queste due realtà che così rimangono isolate danneggiando soprattutto il cammino dell'innovazione. E infatti, analizzando le cifre, si scopre che l'andamento di arretratezza e sviluppo delle moltitudini è inversamente proporzionale, segue cioè un doppio binario perché - aggiunge De Rita - queste ultime sono in crescita esponenziale".
Qualche esempio: nella diffusione delle reti civiche, che in Italia si sono basate essenzialmente sull'iniziativa di singoli o di estranei alla Pubblica amministrazione, nel 1996 i comuni capoluogo online erano il 30%, nel 1999 il 63% e nel 2002 la telematica è stata adottata dal 100% dei comuni capoluogo. Oggi anche dall'86% dei comuni non capoluogo. E anche per quanto riguarda lo sviluppo di soluzioni open source, già nel 2002 la comunità italiana era, per numerosità, la quarta a livello mondiale subito dopo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti. Nell'universo dei blog poi, secondo l'ultima indagine in materia di Technorati che risale all'aprile scorso, salta fuori che l'italiano è la quarta lingua parlata a livello mondiale all'interno della blogosfera, a grande distanza naturalmente da inglese e cinese, ma decisamente più diffusa di spagnolo, russo, francese e tedesco.
Anche per quanto concerne i media troviamo grandi concentrazioni, sia televisive - si pensi alla recente acquisizione di Endemol da parte di Mediaset - che di grandi gruppi editoriali con hanno minore o nessuna visibilità televisiva ma che comunque formano grosse concentrazioni. Ciò nonostante, la freepress è in crescita: dalle 4 testate del 2004, si è passati a 19, e in crescita sono anche i numeri delle testate online e dei periodici.
Perché dunque questa scarsezza di risultati, perché non puntare su quelle realtà che, esempi alla mano, più che potenzialità sono già dati di fatto? Secondo De Rita e la ricerca Censis "la presenza di oligopoli, è uno dei fattori, a cui va aggiunto però l'elemento nazionale che tende a riprodurre i vizi italici nella modernità telematica. Ovvero, in parole più semplici, nulla si può muovere senza il controllo della politica, delle gare, delle oligarchie". E fa l'esempio del progetto Socrate di cui quest'anno ricorre il decimo anniversario. Ideato dall'allora monopolista, e pubblica, Telecom prevedeva di portare la banda larga a 1,7 milioni di famiglie entro il 1997. Costato 1500 miliardi di euro, è naufragato in pochi anni.
"E si potrebbe andare avanti elencando il fallimento della gara per l'Umts - continua De Rita - a cui in primis sono stati ammessi soggetti che risultavano graditi, e che poi si è risolta con un guadagno considerevole per le casse dello stato ma un nulla di fatto a livello tecnologico. E che dire del piano dell'ex consigliere di Prodi Angelo Rovati che voleva custodire in mani pubbliche la rete telefonica italiana?". Dalla ricerca Censis insomma salta fuori una logica di protezionismo e chiusura per quanto riguarda la politica, ma anche di scarso interesse al progresso tecnologico da parte di un'industria interessata più al lato finanziario, magari di un temporaneo rialzo in borsa, che a quello dell'innovazione.
L'insistere sulla connotazione nazionale all'interno del "blocco" operato dalla concentrazione dei poteri è essenziale. Perché non tutti gli oligopoli, specialmente in ambito informatico, sono italiani e basta pensare a colossi come Microsoft, Dell, Google o Yahoo. Eppure la situazione all'estero è diversa. Microsoft ha reso le sue tecnologie compatibili con Linux, il sistema operativo open source che da qualche tempo viene proposto anche dalla Dell in alternativa a Windows (la stessa azienda ha poi deciso di non mettere più di serie il sistema Vista della Microsoft a causa delle lamentele degli acquirenti). E come non citare casi notissimi come quelli di Flickr acquistato da Yahoo - che così ha anche cannibalizzato la sua sezione relativa allo scambio fotografico - o YouTube da Google: idee venute dal basso delle moltitudini che si sono integrate nel mainstream. Migliorandolo, ampliandone le possibilità, continuando ad esistere.
Esperienze che contrastano anche solo con la quotidianità italiana in cui il direttore del Censis Giuseppe Roma lamenta di esser stato costretto a stipulare due diversi abbonamenti per la rete internet. Aveva Alice, ma con il suo nuovo computer Apple non c'è stato niente da fare: incompatibili. E così è arrivato un nuovo abbonamento. Un incidente che il gestore poteva evitare facilmente, ma così non è stato. E restando in tema di reti telefoniche, salta fuori che il 70% del mercato concernente la banda larga in Italia è detenuto da aziende monopoliste o ex monopoliste. Una fetta molto vicina a quella della Cina. In tempi recenti anche a quella della Germania che però, nell'arco di pochi anni, è passata dal 90% al 51.
Insomma, un caso come quello della Nokia, passata dal legname alla tecnologia informatica di livello mondiale - e sponsorizzatrice a sua volta di piccole industrie destinate a crescere - sembra assai lontano dalla realtà italiana. Alle cui oligarchie e oligopoli manca, per tornare alle valutazioni del Censis, la visione e l'interesse per il lungo periodo.
repubblica.it
03 luglio 2007
Lavorare tre ore al giorno per vivere felici

Certe idee utopistiche a volte nascondono un fondo di verità.
Ironia massima “la festa del lavoro del primo maggio”, si risolve con un concerto.
Nessuno che spenda una sola parola sul fatto che le nuove tecnologie sono state concepite per liberare gli esseri umani dal lavoro.
Evviva il primo maggio.
Poi il giorno dopo, per un altro anno, tutti sotto il giogo di orari lavorativi che erodono il tempo della vita e rendono impossibile a chiunque di costruirsi un vero destino.
In realtà ormai lo sanno tutti che lavorare otto o nove ore al giorno è pratica altamente improduttiva, lo sanno tutti che un salario medio è almeno la trentesima parte del profitto che un lavoratore produce. Lo potrebbero capire tutti che la sola funzione di orari di lavoro stressanti è impedire alle persone di essere se stesse e di ragionare, prevedere, capire, creare, amare veramente se stesse e gli altri, insomma, vivere.
Mi chiedo spesso se si tratti più di ipocrisia o di totale mancanza di intelligenza, da parte di chi organizza il sociale.
Immaginate semplicemente con quanto entusiasmo la gente lavorerebbe, avendo una casa e il necessario per vivere con tre ore di lavoro al giorno.
Come succede in Kirghisia, il Paese che ho descritto nel mio libro omonimo. Non solo, ma sparirebbero gran parte delle malattie che affliggono il genere umano, sparirebbe il consumo della droga, sparirebbero le prostitute, sparirebbe perfino il commercio nascosto delle armi. Ma questo forse è il problema, perché chi dirige oggi l’organizzazione della società è interessato all’esistenza del mercato dei farmaci, al mercato della droga, al mercato della prostituzione e al mercato clandestino delle armi. Che fare?Cosa può fare ognuno per affrettare il riscatto dalle fatiche, dal dolore e dalla sottomissione. Penso e ne sono certo che la via giusta sia di scoprire il proprio vero valore,la propria inestimabile preziosità e conseguentemente negare a chiunque, anche a se stessi la possibilità di svendere il proprio vero destino. Santo cielo, penso sempre, chissà se si riuscirà a fare in modo che le persone almeno incomincino ad immaginare una società diversa, un modo di vivere finalmente rispettoso del valore umano.
Silvano Agosti
01 luglio 2007
L'etica dei nuovi opulenti. Ma fino a quando?

Siamo circondati da un'opulenza vistosa, esibita, sfacciata, volgare e offensiva, ribadita ed enfatizzata ogni giorno dai media, che mortifica e umilia noi del ceto medio che nel frattempo, per quanti sforzi di lavoro si facciano, tendiamo inesorabilmente ad essere risucchiati nel gorgo dei "nuovi poveri".
È un'opulenza di cui, sempre più spesso, si fa fatica a capire origini o ragioni e che ha poco o nulla a che fare con la ricchezza borghese di un tempo.
Max Weber e Werner Sombart hanno magistralmente descritto le attitudini del borghese d'antan: individualista, inquieto, industrioso, attivo, anzi iperattivo, razionale, calcolatore, metodico, ordinato, costante, doverista, frugale, moderato, parsimonioso, timorato di Dio e, infine, amante del rischio economico ma «con juicio». E tuttavia c'è una caratteristica che più di ogni altra qualifica il borghese delle origini e per un lunghissimo tempo. Non è la sete di guadagno in sè e per sè. È che orienta, in modo sistematico, tutta la sua vita al guadagno attraverso il duro lavoro. È questa, in estrema sintesi, quell'«etica protestante del capitalismo» di cui parla Max Weber.
Un giorno chiaccheravo con Pizzinato, sindacalista socialista, che per due anni fu anche a capo della Cgil (era troppo una persona perbene per rimanerci più a lungo e lo cacciarono). Aveva lavorato in Borletti e vi aveva guidato, senza sconti, le dure lotte sindacali degli anni '50. Ma parlava dei «padroni», dei Borletti con grande rispetto. «Perchè ruscavano» come diciamo noi a Milano. Entravano in fabbrica un'ora prima degli operai e ne uscivano un'ora dopo. Angelo Rizzoli jr mi ha raccontato che quando era giovane apprendista nell'azienda che porta tuttora il suo nome, si presentò alle 4 di pomeriggio di un venerdì nell'ufficio di suo nonno, Angelo Rizzoli senior, e gli disse: «Commenda (lo chiamavano così anche in famiglia, ndr), vorrei fare il week end a St. Moritz e vorrei partire ora perchè se aspetto ancora un pò troverò una coda interminabile». E "il Commenda" rispose: «Se tu credi di poter lasciare l'azienda un'ora prima degli altri puoi anche non ripresentarti lunedì».
Questa era l'etica di una borghesia ormai scomparsa. Non che non ci siano tuttora piccoli e medi imprenditori che "ruscano" da mane a sera (e il Nordest ne è un buon esempio), ma a parte che fanno un'enorme fatica, tartassati come sono, a mantenersi a galla e non sono loro che danno il tono a questa società. I Vip dell'opulenza sono altri, finanzieri dalle dubbie origini, avvocati d'affari, mediatori, faccendieri e i personaggi dello show-business tv. È il mondo del denaro facile, fatto senza sudore o vero talento. Alla signorina Gregoracci era stato offerto, per partecipare a «Il Grande Fratello», un milione di euro, cifra che un professore universitario non guadagna in tutta la vita. Ma sono i Ricucci, le Gregoracci & C. i protagonisti su cui il pubblico, con una sorta di masochistica autofagocitazione, si getta per carpirne pettegolezzi, lussi e amori. Non potendo entrare in quel mondo vuole almeno guardarlo dal buco della serratura. Perchè chi ne è fuori non esiste.
Un tempo, in fondo non tanto lontano, nei Cinquanta, almeno in Italia, si poteva essere poveri. Non era una colpa nè una disgrazia. Non si dubitava che si potesse essere poveri e felici. Poi la proposizione divenne "poveri ma felici" («Poveri ma belli», forse qualcuno ricorderà) e in quel "ma", congiunzione avversativa, c'è già tutta una mentalità. Oggi, semplicemente, chi è povero non può essere felice, senza se e senza ma. Ecco perchè la gente cerca di far soldi in tutti i modi, con tutti i mezzi, non importa quali, non importa a che prezzo. Un soggetto totalmente amorale come Fabrizio Corona ne è un prototipo. E, visto come stan le cose, riesce persino difficile dargli tutti i torti.
Massimo Fini
30 giugno 2007
Il mio frantoio
L'Azienda nasce dall'esperienza pluriennale della Famiglia Nardone che ha sempre dedicato le proprie energie in questo specifico settore sin dal 1860, e la nuova generazione è entrata attivamente nella gestione dell'azienda.
Affiancato dal padre Pasquale e mamma Fiorina il figlio Leonardo ha scelto di organizzare e sviluppare il settore commerciale.
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Nel binomio alimentazione e salute c’è un rinnovato interesse a sottolineare il vecchio detto che “ a tavola non si invecchia”.
La buona tavola indica nell’olio un condimento essenziale e, parlare dell’olio, è come parlare della storia dell’umanità, in particolare della vita dei popoli del Mediterraneo. Olive ed olio hanno infatti da sempre costituito una delle basi alimentari delle nostre genti. La bontà di questo condimento risiede nel fatto che, a differenza di altri grassi vegetali o animali, è costituita in larga misura da acido linoleico polinsaturo e oleico monoinsaturo. Questi, se ingerite in giuste quantità, proteggono da patologie coronariche e dall’arteriosclerosi. Infatti, essi sono responsabili dell’aumento delle Lipoproteine HDL, il cosiddetto “colesterolo buono” che funge da spazzino del colesterolo e di conseguenza diminuisce il contenuto del “colesterolo cattivo”LDL. L’olio di oliva, inoltre contiene la vitamina A,B ed E considerate essenziali nella crescita ed utili per la resistenza alle infezioni. Sin dall’antichità, accanto all’aspetto sacrale , all’olio di oliva fu riconosciuto un grande valore terapeutico. Si dice che l’Abruzzo è stata sempre la terra FORTE E GENTILE, ma forse non tutti sanno che esiste una coltivazione esclusiva di ulivo chiamata Gentile di Chieti, che non si sviluppa in altre zone. Tale pianta, che qui cresce da millenni, si è adattata perfettamente all’ambiente collinare e marino creando un prodotto unico. La cura dell’ulivo si svolge secondo antiche tradizioni. La raccolta avviene tramite mungitura per rispettatre l’integrità sia della painta che del frutto. La trasformazione in olio è quella collaudata da generazioni, eseguita sin dagli albori della storia, frangitura con molazze in granito e gramolatura, estrazione rigorosamente a pressione, ed infine chiarificazione mediante il solo travaso.
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La varietà di olive nel chietino sono: leccino, cucco,moraiolo, ma quelle da cui nasce in prevalenza l'olio imbottigliato dall'Antico Frantoio della Marina è il "Gentile di Chieti", pianta tipica della provincia, pressoché assente nelle altre regioni di resa non abbondante ma, di qualità eccellente.
Luogo di Produzione, chiarificazione ed imbottigliamento:
Oleificio: Via Adriatica Nord, 88
66035 Marina di S.Vito Chietino (Ch)
Tel. 0872/618492-61130
Email Frantoiodellamarina@email.it
27 giugno 2007
Gianni Letta: 007 GOLDMAN

Solo lo Stato ha il diritto di stampare moneta. Abdicando a tale diritto, lo Stato diventa servitore e i suoi amministratori servi di chi tale diritto ha usurpato, cioè i banchieri.
C’è di che rallegrarsi: Gianni Letta, il “Richelieu della politica italiana”, il paziente e fine tessitore nell’ombra delle più grandi operazioni diplomatiche trasversali degli ultimi lustri, finalmente ha fatto una scelta di campo: è entrato a far parte della esclusiva cerchia del potere finanziario, diventando membro dell’advisory board della banca d’affari straniera più presente in Italia: la Goldman-Sachs.
Leggo di questa investitura su La Stampa del 19 giugno, che riporta in toni trionfalistici particolari che, dalla mia ottica, appaiono invece come uno scandalo in più (tanto, sfogliando la stessa Stampa, se ne scopre uno per pagina). Si elogia la G-S come scuderia di talenti, che, attraverso una “porta girevole”, garantisce l’accesso alle più alte cariche dello Stato italiano. Niente di male, anzi, se a tale compito sopperisse una prestigiosa università; ma la G-S è tutto tranne che questo: è una fucina in cui si temprano dirigenti orientati verso la massimizzazione dei profitti, a vantaggio della G-S stessa. Del tutto naturale, vista la natura prettamente privatistica della G-S; la quale però è anche comproprietaria dell’altrettanto privata Federal Reserve americana, unione di banche private americane (già elencate in mio precedente articolo) che “prestano” al Governo USA i dollari di cui quest’ultimo dispone, che tutti credono pubblici, mentre sono in realtà molto privati.
In questa fucina global, può esserci spazio per gli interessi del popolo italiano? Io penso di no, a giudicare dal tentativo, da parte di G-S, recentemente scoperto dall’Agenzia delle Entrate di Pescara, competente in questo campo, di scippare € 200 milioni in rimborsi fasulli (assieme ad altri € 400 milioni da parte di altre banche d’affari sempre facenti parte del cartello che possiede la Federal Reserve). In effetti, queste banche d’affari, gli affari sanno farli, eccome, ma a proprio esclusivo vantaggio, e non precisamente trasparenti. E Letta non è il solo board advisor della G-S: un altro è Mario Monti, ex-commissario europeo all’anti-trust; altri sono stati, in anni recenti, Romano Prodi, Massimo Tononi, vice-ministro alle Finanze, Mario Draghi (vice-presidente e responsabile per l’Europa nel periodo della suddetta truffa) e oggi governatore di Bankitalia. E, uscendo dall’Italia, lo sono o sono stati l’ex-presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz (ex vice-ministro del Tesoro USA), il suo successore Robert B. Zoellick, il ministro del Tesoro USA Henry Paulson. Insomma, una girandola di personaggi che passano con estrema disinvoltura da cariche private a pubbliche e viceversa. Con quale riguardo per l’interesse collettivo lo lascio immaginare a chi mi legge.
La Stampa riserva un trafiletto alle “magnifiche sorti e progressive” di G-S e degli uomini d’oro che hanno la fortuna di accedervi. Il trafiletto è intitolato “Tempio d’affari”, e in effetti la banca è d’affari non solo di nome: “ha chiuso il 2° trimestre con utili a $ 2,33 miliardi, su un fatturato di € 10,1 miliardi… La sua quotazione in borsa è di € 234, con una crescita del 4% nel trimestre.” Quale attività, lecita, può sfoggiare un così aureo passato e rosee prospettive per l’avvenire?
La risposta è: nessuna. Ma l’essere comproprietari della Federal Reserve significa godere dei lauti dividendi che loro competono per gli interessi sul “debito” del governo USA nei confronti della Fed stessa per la stampa di tutti i dollari circolanti (circa il contributo degli affari italiani alla composizione del “gruzzolo” non sono noti i dettagli). D’altronde, anche essere comproprietari della BCE tramite Bankitalia comporta dividere gli analoghi interessi che la BCE accolla a tutti gli Stati dell’eurozona per il privilegio di acquistare le sue variopinte banconote. Se, nonostante io batta su questo tasto da mesi, il meccanismo fosse ancora oscuro a qualcuno (anche se nessuno mai scrive a Trucioli per avere spiegazioni su un meccanismo così perverso, quasi in un processo di rimozione collettiva), cerco di spiegarlo meglio con una sorta di
Parabola
Un secolo dopo la fine del diluvio universale, alcune tribù si trovano a produrre merci diverse, in conformità alla natura dei diversi territori in cui sono insediate. Iniziano a scambiarsi merci varie, onde coprire l’arco dei rispettivi bisogni esistenziali. Si instaura così un’epoca di baratto.
Alla lunga però risulta oltremodo scomodo lo scambio di merci così eterogenee tra loro, e il calcolo dei rapporti di valore complica le operazioni. Un giorno, le tribù si riuniscono e decidono di usare come base di scambio un unico prodotto, disponibile a tutti e di comune necessità: il sale. Ciascuna tribù impiega il medesimo lavoro umano e strumentale per procurarselo, e così la proposta viene approvata all’unanimità. C’è addirittura chi, in seguito, si dedica alla sola estrazione del sale, usandolo come merce di scambio per pagare l’acquisto di altri prodotti, in un rapporto comunque proporzionale al tempo di lavoro speso per procurarsi il sale o qualsiasi altra merce. Qualora fossero in troppi a dedicarsi all’estrazione del sale rispetto alle necessità generali, ciò ne provocherebbe un eccesso, quindi una sua minor richiesta, quindi un suo minor rapporto di valore con le altre merci. Il mercato fungerebbe così da equilibratore e calmiere del suo prezzo. (Si noti che il sale ha veramente funto da “moneta” nell’antichità).
Tutto procede regolarmente finché un giorno una tribù scopre nel suo territorio l’oro e propone di adottarlo come valore di riferimento, anche in considerazione del fatto che non è deperibile né consumabile (come il sale), occupa un infimo spazio e quindi ben si presta alla circolazione e ad una più sicura custodia; insomma è ideale per il conio in monete. Se ne fissa il valore in base alla rarità e ai costi di estrazione e si ripete qui lo stesso processo virtuoso prima descritto per il sale. Un giorno, per rendere gli scambi ancora più maneggevoli, la tribù con la miniera aurea propone di mettere in circolazione delle ricevute cartacee, rispecchianti il valore di un’unità di peso d’oro: si decide di fissarla in un’oncia. I foglietti sono garantiti dal deposito, in un forziere, di un ammontare di monete, o lingotti, esattamente corrispondenti al totale delle note cartacee circolanti. Le altre tribù hanno il diritto di verificarne la corrispondenza fisica nel forziere in qualsiasi momento.
L’accordo tra tribù è che si monetizzi nuovo oro soltanto in proporzione alla nuova ricchezza prodotta, né un’oncia di più, né un’oncia di meno: insomma, l’oro che va ad aggiungersi nel forziere a garanzia delle nuove (banco)note emesse deve essere equipollente alla crescita della produzione; in caso contrario, si instaurerebbero fenomeni di inflazione o deflazione. In questa situazione le (banco)note non sono propriamente di nessuno, in quanto riflettono sia l’oro che giace a garanzia nei forzieri sia la quota di credito di ciascun cittadino nei confronti della ricchezza nazionale, in quanto frutto del suo lavoro: sono due crediti opposti che si elidono a vicenda e le note cartacee non ne sono che una memoria contabile.
Passano i secoli, popolazione e produzione crescono, e qualcuno nella tribù “aurea” si accorge che le varie tribù difficilmente possono avere una visione complessiva delle banconote in circolo, e decidono di stamparne un po’ più del dovuto; poi ancora di più, poi in maniera tale che la quantità di oro che dovrebbe giacere nel forziere è enormemente inferiore al valore nominale delle banconote circolanti. Cominciano a determinarsi fenomeni inflattivi, anche perché molti si danno a prestare denaro a interesse, il che significa che quest’ultimo richiede l’emissione di danaro in più rispetto a quello circolante, senza corrispettiva crescita della produzione: è pura rendita parassitaria. La tribù aurea, grazie ai soldi fasulli messi in giro, si era cautelativamente dotata di un apparato militare formidabile, ed ora è quindi in grado di intimorire qualunque tribù osi alzare la cresta, al sentore della truffa, e chieda di verificare la congruità delle banconote coi lingotti. Le banconote circolanti, pressoché prive di riserva aurea a garanzia, cessano ipso facto di essere anche proprietà della tribù “aurea” e diventano di esclusiva proprietà della cittadinanza: proprietà che le viene invece negata con la forza.
Mettete gli uomini d’oro (goldmen) al posto della Goldman-Sachs e di tutte le banche d’affari americane, più le banche centrali, europea, giapponese e via dicendo, tutte private e possedute dalle banche commerciali dei rispettivi Paesi, e la parabola si traduce nella situazione odierna: chi osa ribellarsi e non accetta di riconoscere come moneta di suo debito una moneta che in realtà è un suo credito, quel qualcuno rischia la galera, se privato; e l’invasione di forze armate della tribù aurea (gli USA) sul proprio suolo se si tratta di una nazione (vedi Iraq, prima, e in prospettiva l’Iran, oggi), che non vuole più starci a considerare il dollaro come oro colato (che non lo sia affatto, e in misura crescente a partire dal 1971, quando Nixon abrogò d’imperio la convertibilità dei dollari in oro, lo conferma la mancata pubblicazione da parte della Fed della massa monetaria di nuova emissione, a partire dal marzo 2006); mentre alle nazioni povere, gravate di interessi schiaccianti non resta che la resistenza armata e partigiana, definita dalle nazioni rapinanti “terrorismo”.
Il denaro circolante, quindi, riflette e incorpora tutte le fatiche sopportate dai cittadini per produrre la ricchezza della nazione. Non solo: riflette anche lo stupro che l’estrazione di materie prime e la coltivazione dei prodotti agricoli, nonché le loro successive trasformazioni, producono sull’ ambiente, ossia un bene comune, il cui utilizzo giova alla comunità se fatto secondo processi reversibili, e alla voracità di banche e loro emanazioni industriali in caso contrario. Il denaro quindi è nostro, di noi cittadini che lo usiamo in sostituzione di un baratto, oggi impensabile, ma che aiuta a rendere l’idea della proprietà delle merci scambiate e delle banconote che delle prime non sono che una convenzionale rappresentanza; e che tutto sono, tranne che di proprietà di chi le stampa e che pretende di “prestarcele” con l’aggiunta, su un prestito inesistente, di interessi comunque usurari. Pertento, solo lo Stato ha il diritto di stampare moneta (un diritto oggi arbitrariamente limitato al conio delle monete metalliche, che lo Stato, prono ai voleri dei banchieri, supinamente accetta!). Abdicando a tale diritto, lo Stato diventa servitore e i suoi amministratori servi di chi tale diritto ha usurpato, cioè i banchieri.
Ora, che un uomo con le responsabilità pubbliche che ha avuto e che continuerà ad avere, come Gianni Letta, diventi anche consulente dorato di una banca d’affari, così come lo sono stati l’attuale presidente del Consiglio Prodi e quant’altri intorno a lui, non è motivo di tripudio per i normali cittadini, proprietari di una moneta che queste banche d’affari pretendono essere loro, lucrandoci sopra quegli utili astronomici che più sopra ho evidenziato. E’ anzi motivo di profonda inquietudine, rabbia, tristezza, ripulsa.
Marco Giacinto Pellifroni
21 giugno 2007
La democrazia?

La "nostra" democrazia vista da un fan del sito di beppegrillo. Il comico della politica italiana.
"I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente... Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano.
I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della Nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
Il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità.
Quando si chiedono sacrifici al Paese e si comincia con il chiederli ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire."
fonte beppegrillo.it
17 giugno 2007
Elettricità senza fili: Tesla docet

Questa volta un gruppo di ricercatori del Mit sembra proprio aver fatto il colpo grosso. Non solo, e non tanto, per aver pubblicamente mostrato, venerdì scorso, la trasmissione di energia elettrica senza fili tra due bobine in rame alla distanza di due metri. Quanto, e soprattutto, per la dimostrazione sperimentale della teoria sottostante, semplice e in accordo con tutte le leggi della fisica. E inspiegabilmente mai indagata da decenni.
Il segreto della lampadina da 60 watt accesa dalla bobina ricevente nel laboratorio del Mit sta infatti in una sola parola: risonanza. Un fenomeno antico come il mondo, in cui due corpi, vibranti alla stessa frequenza, stabiliscono tra sè condizioni ottimali per un rapido e massiccio trasferimento di energia. Esempio classico è il tavolo pieno di bicchieri di cristallo con vino a diversi livelli, ciascuno emette un suono diverso se toccato da un cucchiaio. E se nella stanza un cantante emette la nota giusta uno solo di loro esplode. Perché, in risonanza su quella frequenza, si carica energia acustica emessa dalla voce, fino a provocare la rottura. Ma questo fenomeno può valere non solo nell'acustica, ma altresì nella meccanica e nell'elettromagnetismo.
Questa l'intuizione di Marin Soljacic, il fisico del Mit che per primo ha puntato sulla risonanza magnetica come chiave per la trasmissione di energia. In pratica due bobine in rame magneticamente sincronizzate su 10 megahertz che fondono i propri campi magnetici nei due metri che le separano, e, tramite queste fanno passare "code" di energia, pari al 40% di quella emessa da una delle due bobine. Risultato: abbastanza in ricezione per illuminare la lampada da 60 watt. Ovvero: corrente sufficiente anche per ricaricare la batteria di un notebook.
Il tutto con una soluzione non pericolosa. Il campo magnetico accoppiato non è nocivo per gli esseri umani, nè le correnti, a bassa frequenza, avvertibili o dannose. In realtà, spiegano i ricercatori, le bobine risonanti creano un campo magnetico non irradiante attorno a sè, che tende a contenere l'energia non scambiata con l'altro magnete, senza disperderla nell'ambiente (come invece fanno le antenne dei telefonini). In questo modo un qualsiasi dispositivo elettrico del futuro dotato di un'antenna risonante calibrata sul punto di emissione "succhierà" l'energia necessaria, senza per questo saturare l'ambiente di cariche statiche.
Finora infatti alcuni tentativi di trasmissione elettrica senza fili si valevano di emissioni elettromagnetiche "libere", catturate da speciali (e complicatissimi) chip di "raccolta" di queste frequenze disordinate, spesso di rimbalzo dai muri della stanza. Il campo risonante del Mit, invece, fa da ponte all'energia anche in presenza di ostacoli metallici, o di persone tra le due bobine. Una scoperta semplice e fondamentale, insomma, con un'applicabilità pratica estremamente promettente. Al punto che il team bostoniano ha subito coniato per lei il termine WiTricity (wireless electricity). Candidato a un luminosa carriera.
Caravita
16 giugno 2007
Il nostro pane quotidiano

Nel mondo alla rovescia dell’industria alimentare – e non solo – gli aromi atificiali sono divenuti naturali. Se facciamo assaggiare una “merendina” ad un bambino di 4 anni ci dirà che è la più grandre prelibatezza del mondo. Il nonno del bambino, che di anni ne ha 77, non riuscirà neppure ad inghiottirla e ci chiederà che cos’è questa schifezza.
I nostri palati adulterati non riconoscono più i gusti autentici, veri, sanguigni, di verdure cresciute pazientemente al sole e polli razzolanti a terra e allevati a granaglie.
Che fare? Rieducare il gusto per rieducare i consumi.
Periodicamente emerge, come dal nulla, una campagna mediatica di vero terrorismo nei confronti di un qualche cibo o categoria di alimenti di grande consumo, sulla base dell’ennesimo scandalo scaturito dalla scoperta di pratiche di preparazione o di utilizzo di sostanze alimentari fraudolente o idiotamente contro natura.
In questi servizi, che i media disseminano nell’etere e sulle pagine dei giornali, è normale imbattersi in toni indignati, accuse ad aziende particolari, inviti al boicottaggio di questo o quel cibo, appelli di associazioni di consumatori per il rispetto della legge.
Tutto quello che invece pare scomparso è il comune umile buon senso e un minimo di memoria storica.
Non intendo dire che tutto il polverone sollevato ogni volta sia semplicemente terrorismo gratuito infondato. Magari lo fosse. Però se si pensa a quello che gli umani (perlomeno in Occidente) hanno accettato ormai da decenni come standard per la loro alimentazione, viene da indignarsi di fronte all’indignazione.
Carne infetta o con residui di ormoni e antibiotici, uova marce riciclate, spaghetti al piombo, metalli pesanti in moltissimi cibi confezionati, latte panna succhi di frutta e altre bevande con coloranti rilasciati dalle confezioni in cui sono impacchettati, zucchero biotech senza calorie di cui non si conoscono nemmeno gli effetti, frutta e verdura trattata con radiazioni e conservanti di dubbia salubrità, additivi vari (alcuni con sospetta azione cancerogena), “aromi naturali” (ricordate Orwell? «La guerra è pace», «La libertà è schiavitù» ecc. ossia trasponendo nel nostro caso specifico: «Gli aromi chimici sono naturali»), grassi e amidi sinteticamente modificati, acque in bottiglia che starebbero meglio in un vascone di decontaminazione. Tutti questi cibi sono solo la punta emergente di una pratica di preparazione degli alimenti onnipervasiva e che di salutare non ha più nulla. Non si dica però per favore che nessuno ne è al corrente o che nessuno non ne è ormai perfettamente cosciente. Non si gridi allo scandalo. Parlando con i nostri vicini, con gli avventori di un bar, con una qualsiasi persona che incontriamo in un qualsiasi luogo è normale sentire lanciare anatemi al sistema dell’industria alimentare in cui siamo inseriti e che ci “costringe” a consumare veleni tinti e additivati con le sostanze più accattivanti.
Deleghiamo e ci ammaliamo
Tutti lo sanno. Già. Ma pochi agiscono di conseguenza. Meglio lamentarsi e aspettare che qualcun altro risolva il problema. La pratica della delega si è ormai incancrenita a tal punto nel cittadino moderno, che al massimo egli riesce a pensare di fondare una nuova associazione/partito che si prenda cura del problema che gli sta a cuore, cui poi ovviamente delegare il problema stesso.
E poi volete mettere la comodità di fare spesa al supermercato! E il piacere di gustare tutte quelle prelibatezze colorate? Quello degli additivi è un business miliardario. Negli USA si spendono 4 miliardi di dollari l’anno solo per queste sostanze. Certo forse sono un po’ pericolose, del resto è il prezzo che si deve pagare per il progresso.
Un progresso che ha fatto in modo che quattro italiani su dieci abbiano sempre in tasca pillole medicinali per le proprie malattie ormai croniche o quasi. La prescrizioni di medicinali è in costante aumento da anni (5,5% in più nel 2004 rispetto al 2003). Un notevole giro d’affari, e si sa che l’economia che tira aumenta il benessere… di chi?
Non ingurgitare veleni: una scelta possibile
Invece di compiangersi e di rivolgere “accorati appelli” ai politici affinché risolvano la questione (il senso del comico è un aspetto inderogabile della vita), non sarebbe meglio pensare un pochino a come si può andare alla radice del problema?
Esso è nella maggior parte dei casi un problema di perdita di controllo sulla produzione e trasformazione degli alimenti.
Se devo acquistare del pane “elaborato”, come ad esempio quello al sesamo, mi costa supponiamo 3 euro al chilo e mangerò un pane di grano e sesamo cresciuti lungo qualche autostrada, additivati di parecchi “necessari” composti chimici per la lievitazione, grassi animali di dubbia salubrità, coloranti (perché no?), zucchero e qualche altro ingrediente top secret (ma lo sapremo alla prossima crociata mass mediatica).
Se mi compro la farina da qualche agricoltore biologico della mia zona, posso farmi il pane a 0,90-1,00 euro al chilo “additivandolo” di buon sesamo biologico tostato da me direttamente. Sì proprio da me. E se volessi pure farmi lo yogurt (Maurizio Pallante docet), la differenza di costo sarebbe ancora superiore, senza contare che mi “risparmierei” pure additivi come quelli che negli yogurt industriali tengono in sospensione i pezzetti di frutta, combattendo la gravità che tende a trascinarli sul fondo. Sicuramente dei buoni prodotti… E se volessi farmi un piccolo orto, una passata di pomodoro, una marmellata, una crema di nocciole, allevarmi due galline… non oso immaginare il guadagno in salute e denaro.
E solitamente qui l’obiezione è del tipo “ma come faccio a prepararmi in casa tutte queste cose se devo andare a lavorare per vivere?”. Già: lavorare per guadagnare soldi che mi permettono di comprare pane, yogurt e tutto il resto.
L’analisi, in un certo senso molto semplicistica e sicuramente non praticabile in toto, vuole essere un po’ provocatoria. Non se ne può più di geremiadi. In effetti un po’ di riflessione su come stiamo vivendo e su quello che ognuno di noi può fare in prima persona, per evitare i veleni dell’industria alimentare, e non solo, andrebbe fatta. Perlomeno smettiamola di piangerci addosso. Siamo sinceri: siamo davvero “costretti” a ingurgitare veleni? O siamo noi che abbiamo delegato la nostra salute e il nostro bisogno di alimentarci a manager che studiano come rifilarci l’ultima porzione di “arcobalenici” mix cremosi di non so cosa, che sembrano inventati apposta per la distruzione del nostro sistema immunitario?
Suvvia, nessuno invero ci obbliga alle regole dell’alimentazione di plastica. Chiedete ai vostri nonni, quando ancora erano anziani e saggi anziché vecchi e rimbambiti pronti per il ricovero. Luogo quest’ultimo dove ci sono dei menu veramente straordinari. Menu che assaggeremo appena avremo finito il nostro ciclo di decenni di lavoro per la gloria del progresso. Sempre ammesso che il pianeta regga.
Valerio Pignatta
15 giugno 2007
La Coca: la bevanda più potente del mondo

Lontana dall'essere la salutare bevanda pubblicizzata dai suoi partner sportivi, la Diet Coke è un preoccupante cocktail di agenti chimici neurotossici e potenzialmente cancerogeni.
La Diet Coke fu introdotta per la prima volta negli Stati Uniti nel luglio 1982 ed oggi è la quarta bevanda gassata più diffusa al mondo.
Oltre ad essere la prima bevanda al mondo scelta da chi teme lo zucchero, la Coca-Cola è uno dei più longevi 'partner aziendali' (dal 1974) della Fédération Internationale de Football Association (FIFA).
Nel 1998 la compagnia firmò un accordo di otto anni, privo di precedenti, per sponsorizzare gli eventi FIFA: non solo la prestigiosa Coppa del Mondo, ma anche la Coppa del Mondo Femminile, la Confederarions Cup, vari campionati giovanili e il prossimo World Cup Trophy Trip, un giro promozionale che porterà la FIFA World Cup Trophy in varie città del mondo.
Lo scorso anno la Coca-Cola ha esteso il suo accordo di sponsorizzazione fino al 2022, una mossa che ha portato all'assurda dichiarazione da parte del presidente e amministratore delegato della compagnia, E. Neville Isdell, che il nuovo impegno della Coca Cola con lo sport più famoso del mondo 'ci offre una nuova opportunità di riunire le persone grazie al calcio'.
Le aiuta anche a sgolarsi una bella quantità di lattine e bottiglie. Un recente studio dalla compagnia di informazioni sul marketing ACNeilsen ha rivelato che il marchio Coca-Cola è il leader mondiale tra le bevande, generando oltre 15 miliardi di dollari all'anno in vendite in tutto il mondo. La Coke e la Diet Coke generano ognuna oltre un miliardo di dollari all'anno in vendite.
Cinque paesi - Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Canada e Brasile - consumano più Diet Coke di chiunque altro nel mondo: l'alternativa salutare e senza zucchero alla Coca tradizionale.
Un marketing aggressivo come la sponsorizzazione della Fifa e brillanti jingle come 'Always Coca-Cola' mantengono la Coca Cola nella nostra consapevolezza, ma prima di 'agguantare una Coca e un sorriso' al grande evento di quest'anno, informatevi su cosa state mettendo nel vostro corpo. Nonostante la Diet Coke sia fortemente associata con lo sport e la salute, in realtà è una pericolosa miscela di dolcificanti ad alta intensità neurotossici e potenzialmente cancerogeni (aspartame e acesulfame K, acidi che distruggono i denti e le ossa (acido fosforico) e coloranti che danneggiano il DNA (caramello ammonio solfito), oltre che caffeina (la quale causa dipendenza psicologica) e altri 'aromi' non divulgati.
Essa contiene anche benzoato di sodio, che può essere ridotto al suddetto benzene cancerogeno alla presenza di acidi forti, come l'acido citrico trovato in questo prodotto.
I produttori di bevande gassate sono consapevoli di questa possibilità sinergistica dagli anni '90 ma, senza alcuna pressione da parte delle autorità di regolamentazione per cambiare la loro formula, in modo da prevenire la formazione di benzene, hanno continuato a mescolare benzoati e acidi.
Ironicamente, gli sciroppi di fruttosio usati nei soliti drink sembrano rallentare questa reazione, e la formazione di benzene pare più problematica nei drink dietetici.
INGREDIENTE: ASPARTAME
SCOPO: DOLCIFICANTE
EFFETTI COLLATERALI: Si converte facilmente con il calore e durante l'immagazinamento nei suoi componenti neurotossici, phenylalanine, acido aspartico e alcol metilico. Secondo la FDA, l'aspartame è associato con mal di testa, vertigini, perdita di equilibrio, balzi d'umore, nausea, perdita di memoria, debolezza muscolare, visione annebbiata, spossatezza, debolezza, eruzioni cutanee, dolore muscolo-scheletrico. (Per un rapporto completo sulla tossicità dell'aspartame, si veda The Ecologist, settembre 2005). Le prove più recenti dimostrano che l'aspartame ingerito ai livelli che vengono attualmente rilevati nel consumo quotidiano di drink leggeri aumenta il rischio di rari tumori celebrali noti come linfomi.
INGREDIENTE: ACESULFAME K
SCOPO: DOLCIFICANTE
EFFETTI COLLATERALI: Causa cancro negli animali. E' stato dimostrato che l'acetoacetamine, un prodotto di scarto, affligge la ghiandola tirroide di conigli, ratti e cani. Nonostante sia comunemente miscelata con l'aspartame per coprire il suo gusto amaro, non ci sono studi per dimostrar se la combinazione sia sicura o se produca altri sotto-prodotti tossici.
[E' sconfortante notare che una rivista chiamata The Ecologist si basa su quella crudele non-scienza chiamata vivisezione... ndt]
INGREDIENTE: ACIDO FOSFORICO
SCOPO: ACIDIFICANTE
EFFETTI COLLATERALI: Può contribuire all'erosione dello smalto dei danti; prosciuga il calcio dalle ossa. I bambini con un alto consumo di acido fosforico soffrono di decalcificazione e un maggiore rischio di fratture, che si portano dietro per tutta la vita. I bambini che consumano quotidianamente almeno sei bicchieri (1,5 litri) di acido fosforico contenuto in drink leggeri hanno un rischio cinque volte maggiore di sviluppare bassi livelli di calcio nel sangue rispetto ai bambini che non bevono bevande gassate.
INGREDIENTE: ACIDO CITRICO
SCOPO: CONSERVANTE, ACIDIFICANTE
EFFETTI COLLATERALI: Da solo è relativamente innocuo, sebbene possa erodere lo smalto dei denti. Quando viene miscelato con il potassio o il benzoato di sodio (vedi oltre) durante l'immagazinamento, e spercialmente ad elevate temperature, può contribuire alla formazione di benzene cancerogeno.
INGREDIENTE: CAFFEINA
SCOPO: AROMATIZZANTE
EFFETTI COLLATERALI: Composto stimolante psico-attivo che può provocare cambiamenti d'umore, letargia e mal di testa. La caffeina crea dipendenza e l'ingerimento di elevate quantità può causare aborto e contribuire ad ulcere peptiche e disturbi cardiaci. Ai livelli dei drink leggeri, la caffeina non aggiunge virtualmente alcun aroma ma, se consumata regolarmente, innesca la dipendenza da caffeina. Il consumo infantile di caffeina porta a maggiori incidenze di malessere, mal di testa, problemi del sonno e mancanza di ferro. Una bottiglia di 330ml di bevanda gassata contiene circa metà caffeina i una tazza di caffè.
INGREDIENTE: BENZOATO DI SODIO (E211)
SCOPO: CONSERVANTE
EFFETTI COLLATERALI: Persone che soffrono di asma, rinite od orticaria potrebbero vedere peggiorare i loro sintomi a seguito del consumo di benzoati. Nelle soluzioni acide (come le bevande gassose), i benzoati possono convertirsi in benzene, un noto cancerogeno. Gli studi hanno dimostrato che i livelli nei drink leggeri possono essere fino a 40 volte superiori le dosi riconosciute come 'sicure'.
INGREDIENTE: CARAMELLO AMMONIO SOLFITO (E150d)
SCOPO: COLORANTE
EFFETTI COLLATERALI: Ottenuto riscaldando zucchero, ammoniaca e composti contenenti solfito, lo zucchero può talvolta venire dal mais geneticamente modificato. L'ammoniaca è tossica a tutti i tassi di esposizione, e i caramelli ottenuti dall'ammoniaca possono danneggiare i geni, rallentare la crescita, causare un allargamento di intestini e reni, oltre che distruggere la vitamina B. Questo colorante non è mai stato pienamente considerato secondo il suo potenziale di cancerogenità e di tossicità riproduttiva.
Pat Thomas
07 giugno 2007
Quanto è difficile truccare le elezioni?
Mentre sui vari organi di stampa stanno venendo a galla i brogli avvenuti alle ultime votazioni per il comune di Palermo su youtube circola un video di un programmatore "pentito" che ha svelato il funzionamento della truffa.
video elezioni truccate
01 giugno 2007
Usa: negli uffici si lavora troppo e male e in Italia?

NEW YORK - Si lavora tanto e male negli uffici americani, ma il sospetto è che non si tratti solo di un problema delle aziende oltreoceano. Resta il fatto che in un lungo articolo il New York Times denuncia proprio come la perdita di tempo sia diventata una componente fissa nelle giornate lavorative della maggior parte delle persone.
LA PERDITA DI TEMPO - La media dei lavoratori americani spende in ufficio circa 45 ore alla settimana, anche se ci sono punte di 70 ma, secondo una ricerca di Microsoft, di queste «almeno 16 sono totalmente improduttive». Nella media degli impiegati a tempo pieno la resa migliore non si realizza prima delle 11 di mattina e non va oltre le quattro del pomeriggio. Il resto del tempo è quasi solo un presidio della posizione. Nel paese che guida il libero mercato il "facimme ammuina" resta un classico: si spostano un po' di carte da una scrivania all'altra e si tira sera.
I MOTIVI - Se gli analisti concordano sul fatto che il tempo perso sul lavoro ci sia e sia tanto, le loro opinioni divergono invece sui modi con cui lo si perde: secondo alcuni l'emorragia di efficienza maggiore finisce nella rete di Internet, secondo altri nelle riunioni. Per lo studio di Microsoft, ad esempio, esiste una media di almeno 5-6 ore a settimana di riunioni nel mondo del lavoro e, secondo il 70% degli intervistati, sono ore totalmente inutili o quasi. Ma perché si perde tutto questo tempo? Secondo Bob Kustka, fondatore della Fusion Factor, società di consulenza per i manager il motivo è ovvio: «Più a lungo si lavora, più tempo si perde. Bisogna pensare ai lavoratori come se fossero degli sportivi: in tutte le attività atletiche ci sono pause, intervalli, momenti nei quali si devono recuperare le forze. E questo avviene anche negli uffici». Tenendo anche conto che non tutti hanno la tempra di Federer o di Gattuso.
LE SOLUZIONI - Quindi se lavorare per molto tempo significa quasi sempre lavorare anche molto male, la soluzione sembra semplice: lavorare meno e meglio. Alcune compagnie americane stanno prendendo proprio questa strada, che si è aperta dietro a un principio che suona come uno slogan: «Guarda quello che produco, non come lo produco». Nel quartier generale della società Best Buy, a Mineeapolis, per esempio, si è adottato un acronimo che è poi diventato di moda: il "Rowe", che in sostanza sta per «i risultati sono l'unico scopo del lavoro». Quindi, in pratica, basta orari fissi o gara a chi resta di più a presidiare la scrivania: liberi tutti, l'importante è fare e, se uno è veloce, meglio per lui: si riposi, ma a casa.
Stefano Rodi
29 maggio 2007
Il digiuno

Il digiuno consiste nell’astensione totale dal cibo per un periodo di tempo. Ci si limita a bere acqua pura. Naturalmente non si fuma, né si assumono farmaci di alcun genere. Il digiuno è un momento di riposo durante il quale le attività di riparazione dell’organismo si intensificano.
Il digiuno nell’era dell’abbondanza e del boom dell’industria farmacologica…
Benché la tavola ne abbia uccisi più della spada, si preferisce mangiare piuttosto che digiunare; l’astinenza anche se terapeutica è poco popolare nell’era dei consumi. La sovrabbondanza è all’origine dei nostri mali peggiori e comporta costi esorbitanti. Questi mali delle società ricche sono elegantemente definiti “le malattie della civiltà”. Abbiamo acquisito tanta familiarità con le malattie che le crediamo inevitabili e “normali”, la malattie è divenuta un’istituzione redditizia! Malgrado i progressi della tecnologia stiamo ancora usando droghe per curare, ovvero lenire, le sofferenze delle persone malate.
La persona che digiuna sta facendo un esercizio straordinario: si cura e allo stesso tempo prende in mano la propria salute, anziché compatirsi e rassegnarsi alla bassa qualità di vita che è la norma per le persone colpite dalle “malattie della civiltà” (o da pancia piena). Chi digiuna sceglie di non considerare il corpo come una macchina che il meccanico deve riparare, ma fa affidamento al potere di “autoguarigione” di cui l’organismo è dotato; quindi digiunando, non ci si aspetta più che gli altri ci guariscano, ma ci si risana da soli!
A digiuno ci si riposa sempre e dunque la vita interiore si amplifica: ciò è affascinante, ma talvolta fastidioso. Si tratta di un approccio globale della persona perché cura allo stesso tempo il corpo, la mente e lo spirito, valorizzando l’essere umano nel suo insieme, concependolo come un tutto indissolubile. Il digiuno può essere preventivo e quindi “depurativo” (solitamente breve, 2 – 5 giorni, può essere anche autogestito) oppure curativo e quindi “terapeutico” (solitamente medio – lungo, 7 – 40 giorni, tassativamente sotto la guida ed il controllo di un esperto in Igienismo). Il digiuno “terapeutico” (adatto a qualsiasi fascia di età) permette di risolvere il problema alla radice invece di cercare di sopprimere i sintomi, come succede facendo ricorso alla medicina ufficiale “allopatica”, alle piante medicinali o ad altri tipi di medicine cosiddette dolci.
Quando queste “bloccano” la tosse, bloccano anche i processi difensivi del corpo, i processi di eliminazione; quando sopprimono la diarrea, impediscono anche l’espulsione di materie indesiderate dall’apparato digestivo. Quando abbassano la febbre, interrompono il processo curativo attuato da questa febbre. In effetti, la febbre è un mezzo d’eliminazione naturale per bruciare gli scarti. I sintomi spariscono definitivamente se si sopprimono le cause, e provvisoriamente se si utilizzano dei rimedi come deviazione delle forze vitali d’eliminazione.
Se lo stile di vita non migliora, il livello di “tossiemia” si accresce di anno in anno. A quel punto la tossiemia si generalizza, raggiungendo progressivamente tutti gli organi del corpo. Il lavoro degli organi è interdipendente. Se un organo diventa tossiemico, svolge le sue funzioni con difficoltà e tutto il resto dell’organismo ne risente.
Il nostro corpo ci invia dei segnali: questi vanno ascoltati per eliminarne le cause e tenere sotto controllo la nostra salute.
Cosa accade durante il digiuno…
Digiunando, si cessa di apportare alimenti al corpo; questo ultimo deve dunque sviluppare una nuova strategia per ottenere energia. La sua strategia è rivolgersi alle riserve: ispeziona tutti i tessuti per inventariare i grassi, le proteine, le vitamine e i minerali di riserva che può usare senza farsi male. Elenca e distrugge (grazie al processo di “autolisi”) i tessuti usurati, danneggiati o in eccesso, riciclando le parti riutilizzabili ed eliminando le scorie nocive. Oltre alla stimolazione dell’autolisi dei tessuti, il digiuno accelera la pulizia dei vasi sanguigni, delle cellule e dell’ambiente nel quale queste ultime nuotano (l’ambiente interstiziale). Il grasso nocivo, gli scarti chimici, i cristalli di acido urico e i residui del lavoro cellulare che provocano il sovraffaticamento sono digeriti dalle cellule alla ricerca di nutrimento e riciclati. Le tossine non riciclabili sono neutralizzate e in seguito eliminate.
Quindi durante il digiuno ogni cellula si auto-ripara. Dopo aver rotto le proprie strutture pericolanti, esse si ricostruiscono con materiali nuovi e sani ad un ritmo molto veloce. Se una cellula è troppo danneggiata o usurata per sopravvivere, secerne nel suo spazio interno degli enzimi distruttori, dandosi l’eutanasia. I suoi residui sono raccolti da cellule itineranti chiamate macrofagi. La cellula scomparsa è sostituita da una figlia, prodotta da altre cellule del tessuto, nel caso dei tessuti le cui cellule non si riproducono (esempio nel sistema nervoso) spetta alle cellule limitrofe effettuare il loro lavoro.
Il nostro organismo si riequilibra grazie alla sua capacità di adattamento al cambiamento (omeostasi), per cui i parametri biologici si mantengono a livelli costanti. Un esercito di cellule difende il nostro corpo contro i virus, le polveri, i prodotti chimici o i batteri. Queste cellule specializzate viaggiano attraverso il sangue ed eliminano gli agenti patogeni in tutti i tessuti dell’organismo. Siamo fatti per vivere sani, quindi il nostro corpo possiede i mezzi per guarirsi e difendersi – vis medicatrix naturae: i tessuti sono persi in ragione inversa alla loro utilità. E’ metabolizzato il glicogeno epatico, il tessuto adiposo, sono riassorbiti i tessuti anormali (cisti, tumori, ascessi, cellulite, edemi, trombi, ecc.). I centri nervosi non sono toccati. Bisogna digiunare in un clima di serenità, concedendosi del tempo per allontanarsi dalle preoccupazioni quotidiane e lasciare che il riposo incrementi le attività di riparazione. Più si sta a riposo e si dorme, più rapidi saranno i suoi effetti. Un organo in autolisi ha bisogno di un grande apporto di energia e la circolazione sanguigna vi aumenta; se si decidere di correre, ad esempio, la circolazione sanguigna sarà immediatamente canalizzata verso i muscoli delle gambe facendo cessare l’autolisi nell’organo in cui si stava svolgendo. Poiché l’organismo risparmia energie, la libido diminuisce e dunque le attività sessuali sono piuttosto rare durante il digiuno.
Quando digiunare…
Il digiuno può essere intrapreso in ogni momento dell’anno secondo le necessità. Se si avvertono dei disturbi è sempre meglio smettere di mangiare fino a che non ci si ristabilisce. Preoccuparsi delle malattie lievi al momento giusto evita che queste si trasformino in malattie più gravi.
Nelle malattie acute il sistema digestivo è inadatto a digerire cibo. La perdita di desiderio di cibo è uno dei primi sintomi di malattia acuta, la natura elimina il desiderio per il cibo quando questo non può essere utilizzato. Anche i bambini quando non si sentono bene rifiutano d’istinto il cibo. L’abitudine di far ingozzare le persone ammalate (bambini compresi) per paura che la mancanza di cibo non fornisca le energie necessarie al corpo, per debellare la malattia è causa di tante sofferenze inutili e di decessi che si potrebbero evitare. Anche nei casi di malattia cronica un digiuno condotto accuratamente permetterà all’organismo malato di espellere gli accumuli tossici che sono alla base del disturbo; un modo di vivere corretto permetterà successivamente all’individuo di costruirsi una salute eccellente.
Il digiuno può essere anche considerato come un esercizio di disintossicazione generale da praticare quando se ne ha voglia e tempo, anche in assenza di disturbi specifici.
Il digiuno preventivo ci permette di migliorare la qualità della vita e di prevenire la malattia o la degenerazione. Esso può durare alcuni giorni o qualche settimana, secondo il grado di tossiemia dell’organismo e lo scopo da raggiungere.
Il digiuno terapeutico, invece, serve a guarire l’organismo da una malattia già individuata; la maggior parte dei problemi di salute, affrontati prima che diventino irreversibili, possono essere risolti. Non dimentichiamo che la capacità di rigenerazione dell’organismo è straordinaria, e che alcune persone che si ritenevano malate incurabili hanno recuperato la piena salute digiunando. Anche in questo caso la durata varia a seconda dei casi e dura fino alla scomparsa dei sintomi. A volte è preferibile fare vari digiuni brevi piuttosto che uno lungo, sarà l’esperto in Igienismo – la Scienza della Salute a consigliare il miglior modo di proseguire la disintossicazione.
Senza pretendere di essere esaustivi, ecco una lista dei principali squilibri che il digiuno migliora:
• L’obesità e problemi associati: tasso elevato di colesterolo o di trigliceridi, diabete precoce, fegato grasso.
• I problemi ghiandolari: ipotiroidismo, problemi legati al sistema riproduttivo (mestruazioni dolorose, irregolari), al fegato (che è una ghiandola), ai surreni, alle paratiroidi e al pancreas.
• I problemi digestivi: costipazione, diverticoli, ulcere varie, cristallizzazioni.
• I problemi circolatori: arteriosclerosi, ipertensione, prevenzione dei coaguli, varici, problemi legati alla circolazione venosa, emicranie, sensazioni di freddo.
• I problemi del sangue: anemia, poliglobulia (eccesso di globuli rossi), squilibri vari nella composizione del sangue.
• La degenerazione dell’apparato locomotorio: artrite, reumatismi, miosite, artrosi, osteoporosi…
• I problemi legati al sistema difensivo: debolezza immunitaria, allergie, malattie dei gangli, artrite reumatoide, infezioni batteriche ricorrenti…
• Le malattie virali: mononucleosi, influenze, bronchiti, laringiti, vaginiti…
• Le malattie della pelle: acne, eczema, seborrea, iperacidità.
• Le malattie del sistema nervoso: insonnia, irritabilità, malattie degenerative allo stato precoce (sclerosi a placche), esaurimento.
• I problemi del metabolismo dei tessuti:cisti, tumori benigni, fibromi, infiammazioni, cancri precoci.
Se si tratta di malattie genetiche trasmesse per eredità il digiuno non può curare totalmente la malattia, ma può prevenire uno stato di debolezza ereditaria che non è inevitabile; si manifesta in un organo o un tessuto meno resistente, che è il primo a deteriorarsi quando l’organismo raggiunge un certo grado di tossiemia. Evitando questa soglia di tossiemia patogena, si evita la manifestazione della debolezza ereditaria.
Reazioni durante il digiuno…
Quando si inizia un digiuno quasi inevitabilmente si presentano degli sviluppi fisici (le cosiddette “scariche”, ovvero crisi di disintossicazione) che non devono allarmare, ma anzi rasserenare, in quando il nostro fisico ha ancora la forza vitale dell’auto-depurazione. Ad esempio la lingua diventa patinosa e si avverte un orribile sapore in bocca, l’alito ed il sudore in genere sono fetidi, le urine diventano più cariche e possono colorare di scuro, essere più dense ed emanare un cattivo odore (spesso si sente l’odore di farmaci assunti anche decine di anni prima), si inizia ad espellere catarro, può venire la febbre, i dolori articolari diffusi, e per chi è abituato a bere molti caffè, quasi sempre forte mal di testa, nei primi giorni.
Nonostante tali condizioni possono essere spiacevoli, esse rappresentano un processo purificatore così come lo è la perdita di peso. Naturalmente si manifesta e si accentua il disturbo già noto, ossia quello per cui si decide di digiunare (nel caso del digiuno terapeutico); poi vengono i disturbi legati a problemi di salute del passato. Tutti conservano nei tessuti postumi di traumi o di malattie passate. Digiunando, questi tessuti danneggiati si riparano; quando il danno è reversibile, la sua antichità non limita le nostre capacità di porvi rimedio. Il terzo disturbo che si potrebbe sperimentare è quello latente, ossia si potrebbe rivelare la presenza di un focolaio di infezione ancora sconosciuto che denota un disordine fisiologico che prima o poi si sarebbe comunque manifestato. Il disturbo segnala l’attività di autolisi.
Se un disturbo diventa intollerabile, si frena l’autolisi con succhi di frutta fresca o l’applicazione di calore, senza fare ricorso ad analgesici e calmanti, sempre raccomandando il riposo completo.
Dove digiunare…
Il primo digiuno deve essere fatto sotto controllo di un esperto professionale in Igienismo – la Scienza della Salute, affinché il partecipante comprenda le reazioni provocate dal digiuno, evitando allo stesso tempo di commettere errori. Si digiuna in un clima di riposo lontano dalle preoccupazioni quotidiane, dallo smog e dal caos cittadino, possibilmente lontano dai familiari (spesso causa del nostro disagio).
È preferibile che il luogo non sia troppo freddo visto che il digiuno diminuisce la resistenza al freddo.
Purtroppo in Italia oggi non esistono Centri Igienisti a cui ci si può rivolgere per ricevere un’assistenza adeguata. Alcuni Esperti Igienisti organizzano periodicamente dei periodi in cui è possibile praticare un digiuno disintossicante.
Controindicazioni…
I casi in cui il digiuno è da escludere tassativamente sono pochi. Il primo è la convinzione che il digiuno non servirà a guarire i disturbi accertati. Poi la carenza nutritiva reale, anche se assai rara nella nostra società, la “ paura ossessiva” è controindicazione assoluta, il diabete in caso di dipendenza da insulina, la gravidanza è controindicazione relativa, al massimo si possono praticare digiuni brevi. Ogni dipendenza farmaceutica profonda deve essere attentamente valutata; per digiunare, l’organismo deve essere autonomo, ovvero deve saper compiere da solo le funzioni essenziali alla sopravvivenza, senza medicine. L’esperto in Igienismo deve studiare ogni caso con attenzione, per giudicare l’idoneità del digiuno.
Preparazione al digiuno…
Nelle settimane che precedono il digiuno si consiglia di mangiare più frutta e verdura cruda per rifornire al massimo i tessuti di vitamine e minerali. Si abbandonano gli eccitanti come il caffè, il tè, lo zucchero bianco, il cioccolato, l’alcol, i condimenti, i cibi di origine animali se fanno parte della nostra alimentazione. A quel punto, il nostro metabolismo può tornare al suo ritmo naturale, anziché essere snervato dalla presenza di stimolanti. Si dovrebbe praticare una discesa alimentare che consiste nell’eliminare gradualmente i farinacei, le leguminose, i cibi di derivazione animale, fino a nutrirsi esclusivamente di frutta fresca nei due o tre giorni che precedono il digiuno.
La ripresa alimentare…
Alla fine del digiuno, ricominciare a mangiare è un vero piacere, ma bisogna procedere con molta cautela. La rialimentazione è la fase più delicata del digiuno, ed è anche quella che viene più sottovalutata. Gandhi diceva che anche gli sciocchi sanno digiunare, ma solo i saggi sanno ricominciare correttamente a mangiare dopo un lungo digiuno. La ripresa va fatta in modo lento per abituare gradualmente l’organismo al cibo. Una buona ripresa alimentare deve avere, come minimo, la stessa durata del digiuno intrapreso. Esso s’interrompe in genere con frutta fresca acida (possibilmente biologica) masticata e insalivata a lungo. Si possono poi reinserire ortaggi freschi crudi, in seguito quelli cotti leggermente a vapore fino ad arrivare ad aggiungere gradatamente i farinacei e i legumi.
Per restare disintossicati…
Dopo il digiuno, si è disintossicati e tali si vuole restare. È possibile prolungare questo stato di benessere adottando abitudini sane e semplici:
• Un’alimentazione sana, prevalentemente cruda (frutta, verdura, germogli);
• Un riposo regolare tutte le notti;
• Un esercizio fisico stimolante e nonviolento (camminare tutti giorni, il più possibile);
• L’assenza di sovraffaticamento;
• La rinuncia a: tabacco, alcol, caffè, droghe, medicine;
• Una filosofia di vita appagante;
• Brevi digiuni disintossicanti in primavera ed autunno.
tratto da “Il digiuno può salvarvi la vita” del dott. M.H.Shelton