
Questo articolo prende in rassegna le caratteristiche dei diversi tipi di latte vegetale: da quelli più utilizzati, come quello di soia o di riso, a quelli ancora poco utilizzati come quello di avena e mandorle.
L'articolo non ha però lo scopo di fornire una "classifica" dei diversi tipi di latte vegetale, perché personalmente sono convinta che ricercare la distinzione tra latte vegetale più simile o più diverso da quello vaccino sia fuorviante: la quantità di latte vaccino che dovrebbe essere presente in una dieta sana dovrebbe comunque essere limitata (max 2 porzioni, cioè 250 cc) e quindi le differenze tra i vari tipi di latte (vedi tabella nutrizionale) non sono tali da giustificare il ruolo nutrizionalmente più importante che si vuole conferire al latte vaccino rispetto ai vari tipi di latte vegetale.
Nessun tipo di latte, vegetale o animale, è nutrizionalmente indispensabile all'uomo (ad eccezione del latte materno per il lattante). In particolare, i nutrienti presenti nel latte vaccino (in primis il calcio) possono essere ottenuti in quantità adeguate da altri cibi (latte vegetale addizionato di calcio, altri cibi come tofu, verdura, legumi, frutta secca).
Dovrebbe consolidarsi quindi il concetto che il latte è un alimento non essenziale dopo lo svezzamento, e come tale va consumato: in piccole quantità, se gradito.
Tutti i tipi di latte vegetale possono essere utilizzati per una colazione tradizionale, e come alternativa al latte vaccino nella preparazione dei cibi e dei dolci. Come per il latte vaccino, il consumo dovrebbe essere moderato (125-250 cc al giorno). Sempre meglio consumarli al naturale, cercando di limitare i prodotti con aggiunta di sostanze aromatizzanti dolci. L'utilizzo di prodotti addizionati con calcio, vitamina D e vitamina B12 può risultare utile in caso sia ipotizzabile un limitato apporto con la dieta di questi nutrienti.
I vari tipi di latte vegetale sono ormai facilmente reperibili anche nei supermercati, ma vanno acquistati solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica. Le varie marche possono poi differire nel gusto e vanno quindi provate. Va perciò controllata l'etichetta, sia per verificare l'origine biologica del prodotto, che per valutare l'eventuale presenza di grassi aggiunti (solitamente assenti nel latte di soia e in quello di mandorle). E' preferibile poi scegliere le marche con minor contenuto di sale (sodio).
Tutti i tipi di latte vegetale possono però essere facilmente preparati in casa: se è necessario conservarli, possono essere riposti in frigo e agitati prima dell'uso, ottenendo oltre a un risparmio economico (che può essere notevole), un prodotto sicuramente più genuino.
I vari tipi di latte vegetale sono privi di colesterolo, lattosio e caseina. Costituiscono quindi una valida alternativa al latte vaccino anche in chi, non-vegetariano, ha problemi di intolleranza al lattosio, allergia alla caseina, allergie varie, infezioni respiratorie frequenti, e abbia fattori di rischio di arteriosclerosi, perché in essi i grassi animali contenuti nel latte vaccino sono presenti in quantità molto ridotte.
Da ultimo, nessun latte vegetale "comune" può sostituire le formulazioni vegetali per l'infanzia (a base di soia) nei bambini di età inferiore ad 1 anno, ma può comunque integrarle.
Latte di soia
Va premesso che tutti i prodotti a base di soia, e quindi anche il latte di soia, devono essere biologici, altrimenti è molto probabile possano contenere soia geneticamente modificata (OGM).
Il latte di soia costituisce una valida alternativa al latte vaccino, soprattutto in chi abbia fattori di rischio di arteriosclerosi, perché la soia riduce il colesterolo-LDL. Nei maschi avventisti che consumano latte di soia è stata riscontrata una ridotta incidenza di tumore della prostata. Per contro, l'effetto protettivo della soia nella prevenzione dei tumori femminili e dell'osteoporosi è ancora controverso.
Nutrizionalmente simile al latte vaccino, è il latte vegetale meno calorico e il più ricco di proteine: queste si trovano in quantità sovrapponibile a quella del latte vaccino e sono di buon valore biologico. Il latte di soia ha però un contenuto di grassi nettamente inferiore a quello del latte intero e di poco superiore a quello del latte parzialmente scremato. Si tratta prevalentemente di grassi poliinsaturi, compresi omega-3, mentre i grassi saturi sono molto ridotti. Esso inoltre contiene fibre, vitamine A, E, B, minerali: tra questi, il ferro è presente in quantità doppie rispetto al latte vaccino, mentre le preparazioni addizionate di calcio contengono un quantitativo di calcio paragonabile a quello del latte vaccino.
Il latte di soia può essere preparato in casa, o utilizzando le apposite macchine oppure artigianalmente, secondo la seguente ricetta:
• sciacquare i fagioli di soia gialla e metterli in ammollo in abbondante acqua per almeno dodici ore, poi sciacquarli e scolarli.
• Frullare con acqua, fino a ottenere un liquido uniforme e piuttosto denso.
• Far bollire questo liquido a fuoco basso per circa 20 minuti, mescolando ogni tanto.
• Filtrare attraverso un telo.
Latte di riso
Il latte di riso, ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. La minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell'ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito. E' per contro il latte meno grasso, contiene prevalentemente grassi poliinsaturi, nonché fibre, vitamina A, B, D, minerali.
Il latte di riso in commercio contiene sempre oli aggiunti, solitamente di girasole. Attenzione però alla presenza di olii vegetali non meglio specificati. Va pure controllato sull'etichetta che l'olio di girasole sia spremuto a freddo e di origine biologica.
Il latte di riso può essere preparato in casa artigianalmente, secondo la seguente ricetta:
• Far bollire in una pentola una parte di riso con 10 parti di acqua
• filtrare il tutto attraverso un telo o un colino
Latte di avena
Anche il latte di avena è una valida alternativa al latte vaccino, soprattutto in chi ha problemi di arteriosclerosi, perché l'avena riduce il colesterolo-LDL. E' un latte poco calorico e con un limitato contenuto di grassi, prevalentemente poliinsaturi, mentre contiene fibre, vitamina E e acido folico.
Ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. Come per il latte di riso, la minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell'ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito.
Il latte di avena in commercio contiene sempre oli aggiunti, solitamente di girasole. Attenzione però alla presenza di olii vegetali non meglio specificati. Va pure controllato sull'etichetta che l'olio di girasole sia spremuto a freddo e di origine biologica.
Per preparare in casa artigianalmente il latte di avena, ecco la ricetta:
• Mettere in un frullatore 1 parte di farina d'avena cotta in 2 parti di acqua fredda, aggiungere una banana matura e, a piacimento, 1 cucchiaino di vaniglia, 1 pizzico di sale (facoltativo), sciroppo d'acero.
• Frullare il tutto finemente
• Filtrare attraverso un telo
Latte di mandorle
Anche se questo latte dal gusto delizioso non può sostituire le formulazioni per l'infanzia (a base di soia) nei bambini di età inferiore ad 1 anno, può essere molto utile per integrare l'alimentazione del lattante e anche dopo lo svezzamento.
Pur potendo venire utilizzato per una colazione tradizionale, e come alternativa al latte nella preparazione dei cibi, esso costituisce anche un'alternativa all'assunzione di frutta secca, abitudine che dovrebbe far parte di ogni dieta sana. L'unico limite è quello legato alle calorie a al buon senso. Le mandorle sono infatti ricche di acidi grassi poliinsaturi, antiossidanti e calcio ed esercitano effetti positivi sulla salute cardiovascolare. La minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell'ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito.
Il latte di mandorle ha un contenuto di grassi intermedio tra latte vaccino intero e parzialmente scremato, ma si tratta ancora una volta di grassi prevalentemente poliinsaturi. Il contenuto di grassi saturi è limitato, mentre contiene fibre, vitamina E e minerali.
Anche il latte di mandorle può essere preparato in casa artigianalmente, secondo la seguente ricetta:
• Mettere a mollo per una notte le mandorle, poi scolarle e metterle in un frullatore assieme a 3 parti d´acqua
• Frullare fino ad ottenere un liquido denso bianco e polposo.
• Passarlo al colino, conservando il liquido ottenuto.
• Rimettere la polpa dentro il frullatore, aggiungere 1 parte di acqua, sciroppo di acero o di agave a piacimento, un pizzico di cannella e frullare di nuovo.
• Passare poi anche questo secondo "latte" al colino, aggiungendolo al primo.
Comparazione latte
(ove non diversamente specificato, si fa riferimento alle tabelle di composizione degli alimenti dell'INRAN, revisione 2000)
Vaccino
Intero UHT Vaccino
ps UHT Soia Soiaa
(Prova mel) Risob
(Valsoia)
con Ca e Vit D2 Avenac
(Vital nature) Mandorled
(Ecomil) Unità di
mis.
Energia kcal 63 46 32 36 70 47 51 kcal
Energia kJ 265 194 133 148 297 196 213 kJ
Proteine 3,3 3,2 2,9 3,7 0,3 1,35 1 g
Carboidrati 4,7 5,1 0,8 0,4 15 6,6 6,6 g
di cui Zuccheri 4,7 5,1 0,8 0,2 7 5,2 2,9 g
Amido 0 0 tr 0,2 8 1,4 3,7 g
Lattosio dm dm 0 0 0 0 0
Grassi 3,6 1,6 1,9 2,2 1 1,6 2,3 g
di cui Saturi 2,11 dm dm 0,4 0,1 0,28 0,6 g
Monoinsaturi 1,10 dm dm 0,5 0,3 dm 1,3 g
Poliinsaturi 0,12 dm dm 1,3 0,6 dm 0,4 g
Colesterolo 11 7 0 0 0 dm 0 mg
Fibra 0 0 tr 0,3 0,3 0,8 0,3 g
Sodio dm dm 0,032 dm 0,05 0,013 0,05 g
Ferro 0,2 0,1 0,4 dm dm dm mg
Calcio 120 120 13 dm 120 dm dm mg
Vitamina D2 dm dm dm dm 1,5 dm dm mcg
Note
a Parte dei nutrienti non è presente nelle tabelle INRAN, e si fa quindi riferimento anche a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Provamel)
b La composizione di questo latte non è analizzata nelle tabelle nutrizionali italiane e americane. Si fa quindi riferimento a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Valsoia).
c La composizione di questo latte non è analizzata nelle tabelle nutrizionali italiane e americane. Si fa quindi riferimento a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Vital Nature).
d La composizione di questo latte non è analizzata nelle tabelle nutrizionali italiane e americane. Si fa quindi riferimento a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Ecomil).
dm: dato mancante
tr: tracce
Tratto da:
Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, Il latte vegetale -
05 giugno 2008
Indicazioni pratiche sui latti vegetali
04 giugno 2008
Fonti di calcio

In alcune culture il consumo di latte è sconosciuto, e questi popoli tipicamente assumono una media di 175-475 milligrammi di calcio al giorno. Nonostante ciò, queste popolazioni evidenziano bassi tassi di osteoporosi. Molti ricercatori sostengono che l'esercizio fisico e altri fattori influenzino maggiormente la comparsa di osteoporosi di quanto non sia in grado di fare la sola quantità di calcio della dieta.
Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell'osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell'osso viene poi reintegrato con quello alimentare.
Il fabbisogno di calcio cambia nel corso del ciclo vitale (vedi Fabbisogno di calcio). Durante l'infanzia e l'adolescenza è estremamente importante garantire adeguate assunzioni di calcio. Fino ai 30 anni circa, le perdite di calcio sono generalmente inferiori alle quantità assunte. Dopo questa età, l'organismo entra in una situazione di "bilancio negativo del calcio", il che significa che le ossa iniziano a perdere più calcio di quello che riescono a fissare. Quando viene perso troppo calcio, le ossa diventano fragili od "osteoporotiche".
Il ritmo al quale il calcio viene perduto dipende, in parte, dal tipo e dalla quantità delle proteine della dieta e da alcune abitudini dello stile di vita.
Come ridurre le perdite di calcio:
Ecco i principali fattori che condizionano le perdite di calcio dall'organismo:
• Le diete ad elevato contenuto di proteine aumentano le perdite di calcio con le urine. Le proteine animali sono responsabili di perdite di calcio molto maggiori rispetto alle proteine vegetali.
• La caffeina aumenta le perdite di calcio con le urine.
• Le diete ricche di sodio aumentano le perdite di calcio con le urine.
• L'alcol inibisce l'assorbimento intestinale di calcio.
• Il boro può rallentare le perdite di calcio dall'osso.
• L'esercizio fisico rallenta la perdita di tessuto osseo ed è uno dei più importanti fattori per la salute dell'osso.
Le fonti di calcio
• L'esercizio fisico e una dieta a moderato contenuto di proteine aiutano a mantenere forti le ossa.
• Chi assume diete basate prevalentemente su cibi vegetali e conduce una vita attiva, probabilmente ha un fabbisogno di calcio inferiore a quello raccomandato. Il calcio è comunque un nutriente essenziale per tutti, ed è importante assumere regolarmente cibi ricchi di calcio.
• Le acque minerali ad elevato contenuto di calcio (oltre 300 mg/L) e povere di sodio (inferiore a 50 mg/L) costituiscono un'ottima fonte di calcio supplementare facilmente assimilabile. L'assunzione di 1.5-2 litri di acqua al giorno, preferibilmente fuori pasto, fornisce una quantità di calcio di almeno 450-600 mg.
Nella Tabella 1 è riportato il contenuto medio di calcio per 100 grammi di alimento. Basta uno sguardo veloce per capire quanto sia facile, con un po' di attenzione, assumere tutto il calcio necessario.
(tratto da "Impariamo a mangiare sano con i cibi vegetali", SSNV©2005)
Fabbisogno di calcio
Lattanti (6 mesi - 1 anno): 600 mg
Bambini 1-6 anni: 800 mg
Bambini 7-10 anni: 1000 mg
Ragazzi 11-17 anni, oppure in gestazione o allattamento: 1200 mg
Adulti 18-29 anni: 1000 mg
Uomini 30-59 anni: 800 mg
Uomini oltre i 60 anni: 1000 mg
Femmine 30-49 anni: 800 mg
Femmine oltre i 50 anni: 1200-1500mg
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Tabelle di Composizione degli Alimenti, aggiornamento 2000, ©INRAN 2000, EDRA.
Tabella 1: contenuto di calcio dei cibi
Alimento Calcio (mg)
Cereali
Latte di riso addizionato di calcio (Rys)* 130-120
Pane al malto, Grano saraceno, Crusca di frumento, Muesli, Pangrattato, Biscotti per l'infanzia 110-104
Croissants, Farina d'avena, Pane di segale, Cornflakes, Biscotti wafers, Germe di frumento 80-72
Riso parboiled crudo, Fette biscottate, Fiocchi d'avena 60-54
Farro, Farina d'orzo, Frumento tenero 43-35
Riso integrale crudo, Frumento duro, Farina di frumento integrale 32-28
Pane di tipo integrale, Riso brillato crudo, Pizza con pomodoro, Biscotti secchi, Pasta di semola cruda, Pane formato rosetta, Pizza bianca 25-20
Riso parboiled cotto, Farina di frumento tipo 0, Pane di tipo 0, Farina di frumento tipo 00, Miglio decorticato 19-17
Mais, Pane di tipo 00, Orzo perlato, Grissini 15-13
Legumi
Soia secca 257
Farina di soia 210
Tofu (Taifun)* 159
Ceci secchi crudi, Fagioli crudi, Fagioli Cannellini secchi crudi 142-132
Latte di soia addizionato con calcio (Provamel)* 120
Fagioli Borlotti secchi crudi, Tempeh**, Fave secche sgusciate crude 102-90
Ceci secchi cotti, Lenticchie secche crude, Fagiolini surgelati cotti 58-56
Piselli secchi, Fagioli Cannellini secchi, Fagioli Borlotti secchi cotti, Lupini ammollati, Piselli freschi crudi, Fagioli Borlotti freschi crudi, Ceci in scatola scolati 48-43
Piselli in scatola scolati, Fagioli Cannellini in scatola scolati, Fagioli dall'occhio secchi 42-37
Fagiolini freschi crudi, Fagioli Borlotti in scatola scolati, Lenticchie secche cotte, Lenticchie in scatola scolate 35-27
Fave fresche cotte, Fave fresche crude, Piselli surgelati 26-20
Verdura
Salvia 600
Pepe nero 430
Rosmarino 370
Tarassaco o dente di leone, Rughetta o rucola 316-309
Basilico, Prezzemolo, Menta 250-210
Spinaci surgelati, Foglie di rapa, Cicoria da taglio 170-150
Agretti, Bieta cotta, Radicchio verde 131-115
Broccoletti di rapa crudi, Cardi crudi, Indivia, Carciofi crudi 97-86
Spinaci crudi, Cicoria di campo cruda, Cavolo broccolo verde ramoso crudo 78-72
Bieta cruda, Cavolo cappuccio verde, Cavolo cappuccio rosso 67-60
Porri crudi, Lattuga a cappuccio, Sedano rapa, Cipolline crude, Cavoli di bruxelles crudi 54-51
Germogli di soia, Lattuga da taglio, Finocchi crudi, Lattuga, Cavolfiore crudo, Carote crude 48-44
Rape crude, Ravanelli, Fiori di zucca, Radicchio rosso 40-36
Sedano crudo, Patatine fritte in busta, Broccolo a testa crudo, Pomodori conserva, Vegetali misti surgelati (piselli, mais, carote, fagioli), Asparagi di campo crudi, Asparagi di bosco, Cipolle crude, Asparagi di serra, Tartufo nero, Funghi porcini, Zucchine crude, Barbabietole rosse crude, Zucca gialla 31-24
Peperoncini piccanti, Cicoria witloof o indivia belga, Peperoni, Funghi ovuli, Cetrioli, Passata di pomodori 18-16
Aglio, Melanzane crude, Pomodori da insalata, Patate, Succo di pomodori 14-10
Frutta fresca, seccata e frutta secca
Tahin di sesamo (Rapunzel)* 816
Mandorle dolci secche 240
Fichi secchi 186
Nocciole secche 150
Crema di nocciole (Rapunzel)*, Noci, Pistacchi 133-131
Albicocche disidratate, Noci secche 86-83
Uva secca, Olive da tavola conservate 78-70
Albicocche secche, Arachidi tostate, Olive verdi 67-64
Olive nere, Pesche disidratate, Prugne secche, Ciliege candite, Castagne secche 62-56
Arance, Lamponi, Pesche secche 49-48
Fichi, Mirtilli, Mele disidratate, Pinoli 43-40
Mora di rovo, Fragole, Mandarini, Clementine, Mandaranci, Castagne, Ciliege 36-30
Uva, Kiwi, Cocco essiccato 27-23
Pompelmo, Ananas, Albicocche, Nespole, Limoni 17-14
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Tabelle di Composizione degli Alimenti, aggiornamento 2000, ©INRAN 2000, EDRA.
01 giugno 2008
Nelle fantasie sessuali di uomini e donne

L'interpretazione dei sogni, che segna un po' la data di nascita della psicanalisi. Veramente, gli antichi se ne erano già interessati parecchio, a partire da quell'Artemidoro di Daldi che si era specializzato proprio nella interpretazione dei significati reconditi del sogno: posizione speculativa per la quale Cesare Musatti non ha esitato a parlare di "anticipazione" di taluni aspetti della teoria psicanalitica.
Molto si è scritto anche sulle zone d'ombra della sessualità, sia maschile che femminile, dopo che il rapporto Kinsey e il rapporto Hite hanno familiarizzato l'opinione pubblica americana - e, di conseguenza, mondiale - con la nozione di una regione di impulsi e desideri che non coincide perfettamente con la mappa della sessualità cosciente e, per così dire, dichiarata; che, anzi, non vi coincide affatto, dato che lascia intravedere una mole enorme di pulsioni e di pratiche sessuali che vivono nella zona grigia della semiclandestinità, non del tutto accettate dalla coscienza desta dell'Io e, tanto meno, dal giudizio della società.
Meno si sono occupati, gli psicologi contemporanei, di quella particolarissima zona oscura della vita psichica che si colloca al livello delle fantasie sessuali: veri e propri sogni intenzionali ad occhi aperti, che talvolta accompagnano e talvolta sostituiscono quella che dovrebbe essere, secondo l'autocoscienza dell'Io, la "normale" vita psichica, istintiva ed emozionale, legata alla sfera della vita sessuale.
Per la loro stessa natura, in realtà, le fantasie sessuali dell'uomo e della donna tendono a non coincidere con l'attività intenzionale della coscienza e, quindi, si accompagnano a uno sregolamento, per non dire a un sovvertimento, di tutti i punti fermi di questa, facendo emergere dimensioni profonde e insospettate della libido, associazioni morbose, inconfessabili pulsioni delle quali la vita psichica ordinaria poco sa e meno ancora vorrebbe sapere. Il più delle volte, le fantasie sessuali si accompagnano all'attività sessuale, sia essa consumata con un partner "reale" o, come nel caso della masturbazione, con un partner immaginario; il che significa che, in esse, la dimensione istintuale e "primitiva" può trovare libero sfogo non solo sul piano psichico (come avviene, di regola, nel sogno), ma anche su quello fisico, e viene portata al calor bianco dal contesto emozionale ed, eventualmente, affettivo, in cui trova lo sfogo e l'occasione di riversarsi nella luce, relativamente esplicita, della proiezione fantasmatica.
Molte persone si sentono tremendamente in colpa a causa delle proprie fantasie sessuali, e tuttavia non possono fare a meno di coltivarle; molte persone non potrebbero neanche immaginare la propria vita sessuale senza il supporto segreto offerto da esse, le quali realizzano il massimo della segretezza nel corso di un'attività - quella sessuale - che, in teoria, dovrebbe costituire il culmine della comunione fra l'Io e il Tu, anzi, addirittura la fusione (sia pure momentanea) fra l'Io e il Tu, sì da dar vita a un soggetto nuovo, inglobante la sfera fisica, emozionale, mentale ed - eventualmente - spirituale di quelli che erano due soggetti distinti.
Proprio questo paradosso - massima segretezza nella massima comunione - contribuisce a rendere così piccante la salsa delle fantasie sessuali e a provocare, da parte di coloro che le vivono, così brucianti sensi di colpa e intense reazioni di vergogna. Come confessare al proprio partner, infatti, che non era affatto lui, o lei, l'oggetto dei propri pensieri, nell'acme del desiderio e del piacere; oppure che, se lo era, il contesto immaginato era comunque tale da modificare radicalmente le coordinate del normale sentimento e del normale rapporto sessuale?
Vi sono persone, particolarmente portate alla facoltà immaginativa, che non potrebbero mai fare a meno di un contesto fantasmatico, oppure, peggio (o meglio?), di un oggetto fantasmatico ben diverso dal contesto e dall'oggetto sessuali esistenti nella "realtà", qualunque cosa si intenda comunemente con questo termine (perché anche il sogno e le stesse fantasie sessuali sono reali, eccome!).
Altre persone, invece, dicono di non averne alcuna necessità: ma possiamo prestar loro fede? In questo campo, la cultura del sospetto è d'obbligo: nonostante le pretese descrittivistiche della scienza moderna, è certo che tutto quel che sappiamo delle fantasie sessuali degli esseri umani, a cominciare dal fatto che esistono, proviene da ciò che essi raccontano in proposito, e non possediamo alcuno strumento per verificarlo sperimentalmente. Ora, sono proprio il meccanismo della colpa e l'insorgenza della vergogna a renderci consapevoli del fatto che i contenuti delle fantasie erotiche sono portatori una carica eversiva dirompente e, quindi, in un certo senso, che esse rappresentano un Io che non è affatto quello della coscienza ordinaria, ma un altro. A differenza dei piccoli "io" temporanei, tuttavia, dei quali parlavano studiosi come Gurdjieff (cfr. il nostro saggio L'uomo, secondo Gurdjieff, è una pluralità, e il suo nome è legione, consultabile sul sito di Arianna Editrice), l'Io misterioso che emerge nel corso delle fantasie sessuali è, sovente, un ospite fisso della coscienza e presenta una struttura che si direbbe dotata di carattere permanente.
Tanto è vero che, per molte persone, le fantasie sessuali sono sempre le stesse, e si dispiegano ogni volta come una sorta di filmato o proiezione mentale che ha, al tempo stesso, caratteri onirici e caratteri propri della coscienza desta.
In questo senso, si può dire che lo statuto ontologico delle fantasie erotiche, ambiguo per sua stessa natura, sembra costruito apposta per offrire all'individuo il massimo della gratificazione, mettendogli a disposizione tanto gli strumenti del sogno, quanto quelle della coscienza desta.
Ma che cosa dobbiamo pensare di questa zona, così oscura e scottante, della nostra vita psichica? Quale valore, quale significato dobbiamo attribuire ai contenuti delle nostre fantasie sessuali, e in quale misura dobbiamo ascoltarli ed, eventualmente, tentare di tradurli in realtà?
Al giorno d'oggi è particolarmente di moda, da parte di psicologi di riviste patinate e assidui frequentatori di salotti televisivi, esaltare indiscriminatamente tutti gli impulsi della libido e farne una bandiera di liberazione sessuale; e, quanto più sono scottanti e bollenti i contenuti delle fantasie sessuali, tanto meglio! Questo, a nostro avviso, è un modo di porsi davanti alla questione estremamente superficiale, che si colloca sullo stesso livello - anche se con una valenza di segno opposto - che era proprio ai moralisti del buon tempo andato, per i quali tutte le cose del sesso erano peccato, o quasi, e le fantasie sessuali costituivano il non plus ultra di ciò che è morboso, deviante e patologico.
Le nuove fantasie sessuali femminili (titolo originale: Women on Top, 1991; traduzione italiana di Anna Rusconi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1992), del quale tuttavia ci serviamo per poterne discutere i contenuti, riportandone alcuni passaggi tratti dal capitolo intitolato Donne con donne (pp. Succede, cioè, quello che capita ogni volta che i cultori della scienza "ufficiale" voltano la testa dall'altra parte, allorché si imbattono in qualche aspetto della realtà che non piace loro: il campo resta libero a coloro che non sono tanto interessati alla ricerca della verità, quanto a fare soldi scandalizzando i bravi borghesi, i quali non desiderano altro che essere scandalizzati. Al lavoro non l'ho mai fatto. Ai tempi dell'università, invece, mi animava uno spirito più avventuroso sia nei riguardi dei posti sia dei momenti, e nell'anno di psicologia ero diventata una vera e propria svergognata.
Il fatto che la masturbazione mi affascini tanto, me come altre persone, dipende da alcune esperienze maturate nell'adolescenza, esperienze a cui attingo tuttora come fonte delle mie fantasie. Le notti migliori erano quelle in cui faceva così caldo che tirava via anche il lenzuolo e giaceva nuda sotto la luce della luna. Notti del genere erano una vera agonia, per me, perché desideravo ardentemente guardarla ma avevo paura che se avessi aperto gli occhi lei mi avrebbe scoperta. Temevo anche che potesse cogliere i movimenti della mia mano sotto la pancia. L'ultima, più di tutte, ci sembra importante da un punto di vista filosofico: perché la dice lunga sulla inautenticità che caratterizza la vita di tante persone (sono milioni le donne e anche gli uomini che vivono situazioni analoghe), nonché sul carico di infelicità che gli esseri umani si portano dietro, mascherandolo dietro i fronzoli del successo professionale o familiare, della vita ordinata e tranquilla, del rispetto formale dei valori comunemente accettati.
Tutti sanno che nella magia nera vi è una componente sessuale intenzionale, ad es. nel cerimoniale delle messe nere, proprio per poter "catturare" le notevoli energie psichiche liberate nell'atto sessuale; e la stessa cosa vale per l'omicidio rituale, che quassi sempre, anche nelle cerimonie iniziatiche di molti popoli nativi, si svolge nel contesto di orge sessuali, e ciò per la medesima ragione (cfr. F. Lamendola, Sesso, omicidio e antropofagia nei culti della fertilità dei Marind-anim, sempre sul sito di Arianna Editrice). Ebbene, l'oggetto fantasmatico evocato nel corso delle fantasie erotiche, e accompagnato da una esplicita attività sessuale, in qualche modo finisce per diventare "reale", specialmente quando non è casuale e frutto di un gioco più o meno occasionale, ma il prodotto di una lunga elaborazione psichica e, pertanto, una presenza fissa nel campo coscienziale di una determinata persona. Nel caso citato sopra e riportato dalla Friday, tale presenza fissa era il "fantasma" di Uta per l'ormai adulta Natalie, che ne era rimasta letteralmente "stregata" (il termine non è casuale) alla tenera età di otto anni.
Lo spiritismo va ancora più in là ed ipotizza che sia possibile evocare a piacere delle persone defunte, parlare con esse e perfino avere con loro dei veri e propri rapporti sessuali. Nella cultura brasiliana, non solo le persone del popolo, ma anche molti membri delle classi colte credono fermamente che storie del genere possano avvenire, anzi, che avvengano quotidianamente. Considerato da questo punto di vista, il "gioco" delle fantasie sessuali non è poi tanto innocente (niente lo è, nella sfera affettiva e mentale della coscienza), nel senso che tende a evocare delle presenze che, forse, tenderanno a insediarsi permanentemente nella coscienza e potrebbero manifestare la tendenza a tiranneggiarla, imponendole le loro dinamiche ed i loro ardenti desideri. L'uomo della tecnica, sommamente ignorante delle proprie dinamiche interiori, si sta abituando a maneggiare cose che non conosce e delle quali non sa praticamente nulla. Non vogliamo qui tirare in ballo il concetto, caro alla Tradizione, della "contro-iniziazione", che corrisponde a un atto volontario della coscienza; ma è un fatto che stati di coscienza dissociati possono offrire un fertile terreno di coltura alla contro-iniziazione, aprendo la via a forme di possessione da parte di agenti infra-umani.
Ciò non toglie che l'equilibrio deve essere, e rimanere, la meta finale cui ciascuno dovrebbe tendere, senza rassegnarsi alla sofferenza e all'infelicità; esattamente come, nel campo della vita organica, l'obiettivo di ciascuno dovrebbe essere la salute, non la rassegnata convivenza con uno stato di parziale malattia, praticamente permanente.
In tal senso, si tratta di valutare, da parte di ciascuno, quale funzione svolgano le fantasie sessuali nella propria vita interiore ed esteriore. Chi può dire di avere raggiunto uno stato di gratificazione totale, nell'eterno tiro alla fune tra la realtà oggettiva e il mondo segreto dei desideri, dei sogni, delle aspirazioni profonde? E chi, dunque, può vantarsi di non aver bisogno di addivenire a una qualche forma di compromesso tra i due piani di realtà? In tale prospettiva, il ricorso alle fantasie sessuali può configurarsi come uno strumento importante per il raggiungimento di tale compromesso, in maniera da rendere accettabile la propria vita emozionale più profonda.
Questo pericolo è particolarmente pronunciato nel caso degli artisti e delle persone creative, dotate di una potente facoltà immaginativa. Ciascuno deve imparare a divenire un buon giudice di se stesso e valutare, sulla base della propria consapevolezza e della propria maturità, se le fantasie sessuali che coltiva possano fornirgli un aiuto per convivere con una realtà oggettiva non sempre soddisfacente, o se, al contrario, non rischino di diventare dei rimedi peggiori del male, aggravando il proprio livello di insoddisfazione, frustrazione e rimpianto. Le fantasie sessuali, infatti, quando divengono sistematiche e totalmente scollate rispetto alla vita vissuta, finiscono per generare il doppio effetto della dipendenza e del crescente distacco dalla vita vissuta di ogni giorno.
Nella vita reale, può succedere questa scena:
Non ho mai capito perchè le necessità sessuali degli uomini e delle donne sono così differenti fra loro...
Non avevo mai creduto a tutte quelle idiozie che le donne provengono da Venere e gli uomini da Marte.
Però ...
Una notte mia moglie ed io siamo andati a letto.
Abbiamo cominciato ad accarezzarci, massaggiarci, bacini etc, etc ... La questione è che io ero già pronto, ma proprio in quel momento lei mi dice: "Adesso non ne ho voglia, amore mio. Voglio solo che mi abbracci".
Ed io esclamo: "CHEEEEEEEEEEEEEEEEEEE???????????????”
Al che mi dice le parole magiche di tutte le donne: "Vedi? Non sai connetterti con le mie necessità emotive di donna!".
Che cazzate ... Il punto finale è che quella sera non ci sarebbe stata nessuna lotta. Ho messo a posto gli oli afrodisiaci, ho spento le candele, ho tolto il disco di Baglioni (in quei momenti funziona quasi sempre), ho spento lo stereo ed ho rimesso in frigo lo champagne.
Sono andato a farmi una doccia fredda per vedere se potevo calmare "la bestia" e mi sono messo a guardare Discovery Channel a tutto volume per non fare dormire la figlia di mia suocera ... Dopo un po' mi sono addormentato.
Il giorno dopo siamo andati al centro commerciale e mi sono messo a guardare orologi mentre lei si provava tre modelli carissimi di Armani. Come tutte le donne non sapeva decidersi, così le ho detto di prenderli tutti e tre. A questo punto mi ha detto che le sarebbero servite delle scarpe nuove da mettere con i nuovi vestiti, 350 euro al paio. Le ho detto che andava bene. Di lì siamo andati nella sezione casual dalla quale ha preso un piumino ed una borsa di Luis Vuitton. Era così emozionata! Credo pensasse che fossi diventato pazzo, ma ad ogni modo le ha prese lo stesso. Mi ha messo, quindi, alla prova chiedendomi un gonnellino corto da tennis. Non sa neanche correre, figuriamoci giocare a Tennis. E' rimasta scioccata quando le ho detto di comprare tutto ciò che voleva.
Era così eccitata sessualmente dopo tutto questo, ed ha cominciato a chiamarmi con tutti i nomignoli più affettuosi e stupidi che le donne usano. "Cucciolone mio", "Topolino amoroso" e così via.
Siamo andati alla cassa a pagare. E' stato qui che, essendoci solo una persona prima di noi, le ho detto: "No amore mio, credo che in questo momento non ho voglia di comprare tutto questo ...” Se aveste potuto vederle la faccia, diventò pallida quando le dissi: "Voglio solo che mi abbracci".
Sembrò quasi che stesse per svenire, le si è paralizzata la parte sinistra del corpo, le è venuto un tic nervoso all'occhio. A questo punto le dissi: "Lo vedi? Non sai connetterti con le mie necessità finanziarie di uomo" ...
fonti: lamendola ed altri
31 maggio 2008
Manipolazione sui farmaci

Le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". Scoppia così, con discrezione e senza tanto clamore lo "scandalo AIFA" , dalle derive allarmanti e preoccupanti, se si pensa che l’uso del farmaco sta divenendo sempre più comune e facilmente accessibile.
Con discrezione e senza tanto clamore da parte dei media, scoppia lo "scandalo AIFA" , che ha portato all’arresto di oltre sette dirigenti dell’ente pubblico per il controllo della commercializzazione dei farmaci. Le accuse sono di corruzione e concussione, mentre si fa strada la gravissima ipotesi di attentato alla salute pubblica, come grave conseguenza dell’autorizzazione alla messa in commercio di medicinali pericolosi per la vita dei cittadini.
Lo spettro delle responsabilità dell’Aifa sembra ampliarsi sempre di più, in considerazione dell’estrema delicatezza della sua funzione e delle implicazioni economiche connesse al mercato dei farmaci generici, nonché di quelli da banco e quelli specialistici. Infatti, le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". A tal fine sono stati manomessi i "bugiardini" omettendo delle controindicazioni per ottenere più facilmente la licenza di vendita, vendendo farmaci con etichette senza revisione.
L’inchiesta iniziale sulla "falsificazione dello studio di bio-equivalenza dei farmaci generici con la marca dal brevetto scaduto", si è giunti a casi di corruzione per accelerare o rallentare l’ iter di approvazione sul mercato di nuovi prodotti, nascondendo eventuali effetti pericolosi riscontrati durante la sperimentazione, per sfociare così nel "disastro colposo" per la messa in commercio di farmaci non perfetti. Nonostante la gravità dei fatti, tuttavia, il Ministero della Salute richiama alla calma e afferma che, in fin dei conti, "sono farmaci conosciuti, diffusi in tutto il mondo", e non vi sono reali rischi per i cittadini.
Un’affermazione avventata e incosciente considerando che tra i farmaci coinvolti vi sono comunissimi antibiotici e diuretici, sino agli psicofarmaci, antipertensivi e antiasmatici, gran parte di essi con brevetti scaduti e dunque che dovevano essere nuovamente sperimentati. Invece sono stati bypassati dall’Aifa con assoluta superficialità, basandosi spesso sugli studi di società che hanno svolto i test in Paesi esteri non soggetti ad alcuna normativa cautelare. Uno dei casi trapelato attraverso la stampa è quello del Minirin della Ferring, indicato per la enuresi notturna dei bambini, ma divenuto pericoloso dopo il decesso di un bimbo in Francia, senza che questo sia stato segnalato all’autorità in maniera tale da consentirne ancora la circolazione senza la revisione delle etichette. Un esempio questo che pone dei legittimi dubbi sia sulle attività di controllo, sia sulle modalità in cui lo Stato e le società farmaceutiche ci cautelano.
La semplice informazione dei foglietti illustrativi non può pretendere di preservare la salute del cittadini, che si può così ritenere cosciente di assumere "un veleno" per il semplice fatto che è riportato nella posologia e nelle controindicazioni. A questo occorre aggiungere l’aggravante che il nostro sistema sanitario, governato in tutto e per tutto da aziende farmaceutiche e chimiche, è totalmente basato sulla prescrizione di farmaci per ogni impercettibile sintomo che spesso ha natura biologica, ma ha cause psicologiche. La medicina moderna, dopo aver distrutto ogni genere di malattia di origine virale o batterica, si sta prevalentemente dedicando alla cura dei mali della "infelicità" e dello "stress" prescrivendo per ogni singolo sintomo la terapia che inesorabilmente ci trasforma in malati patologici o in dipendenti. Le derive sono allarmanti e preoccupanti, se si pensa che l’uso del farmaco sta divenendo sempre più comune e facilmente accessibile alle persone che "si sentono malate", e questo non solo grazie alle liberalizzazioni che consentono la vendita delle cosiddette "medicine da bando", ma anche in relazione alla manomissione degli studi e delle etichette, rilasciate proprio da organismi ed entità come l’Aifa.
E così diventano liberi da ogni prescrizione medica farmaci che contengono agenti cortisonici, anti-staminici, antipertensivi, grazie alla semplice riconversione della fascia e del rapporto costo-beneficio. È chiaro che l’introduzione dei farmaci da banco non costituisce certo una manovra economica che può danneggiare le società farmaceutiche, quanto il risultato di una strategia di marketing che consente di ampliare il mercato e di colpire anche strati della società più bassi. Queste infatti sono le più deboli e vulnerabili, soggetti alla dipendenza e alla tossicodipendenza da farmaci, in relazione ai loro gravi malesseri economici e sociali da cui si sentono oppressi. A questo punto, le Istituzioni non possono non lanciare un grave campanello di allarme sui mancati controlli da parte degli enti di sorveglianza, che rischiano così di creare nell’intero sistema dei gravi vuoti che avranno in futuro conseguenze devastanti. La manomissione delle licenze di vendita o delle procedure di certificazione porta al crollo dell’intero sistema di fiducia e di cooperazione, in quanto si va a compromettere tutti gli studi e i processi che si basano sulla veridicità di determinati controlli. Manca da sempre, d’altronde, una maggiore sorveglianza sui test e gli studi delle società farmaceutiche, lasciando poi che le Istituzioni si affidino solamente a delle semplici valutazioni statistiche per definire il rapporto costo-beneficio. Ovviamente, quello dell'Aifa è l'ennesimo scandalo o tangentopoli che magari consentirà il cambio dei dirigenti e dei soggetti al potere, ma non potrà certo scalfire il grandere potere dei giganti delle industrie farmaceutiche. Tuttavia, il più grande fallimento per la nostra società è il credere che una medicina possa costituire la soluzione ad ogni nostro problema, dettato invece da un sistema consumista e globalizzata che ha distrutto la natura umana con tutte le sue imperfezioni.
fonte:Etleboro
30 maggio 2008
Il colpo di Fulmine

Perché e, come avviene il colpo di fulmine? Sappiamo che a volte si innesca un meccanismo misterioso e fantastico. C'è un risvolto mistico in tutto questo.
Da sempre infatti amore e guerra sono andate di pari passo, in passato un re impotente o comunque che non poteva generare figli non poteva governare un paese, e gli stessi cavalieri e paladini erano screditati se avessero rifiutato di giacere nel letto di una fanciulla che glielo avesse chiesto. Ancora oggi questo legame tra guerra e amore e’ ricordato in molti detti popolari come il comunissimo “in amore ed in guerra tutto e’ permesso”.
L’energia “amorosa” , generata da una donna , puo’ rendere l’uomo invincibile e da qui la tradizione di una antichissima tecnica di combattimento chiamata appunto “Colpo di fulmine”.
Un interessante episodio da narrare in tal senso e’ quello di Cuchulainn, il mitico eroe d’Irlanda, il leggendario sovrano si trova dalla sua maga-iniziatrice Scatach quando una notte,la figlia della sacerdotessa, Uatach, innamorata dell’eroe decide di sedurlo andando a riposare nuda nello stesso letto. L’eroe infastidito all’inizio rifiuta la proposta ma ecco che la fanciulla , in cambio di una semplice notte d’amore promette al re di spiegare come ottenere dalla madre una terribile tecnica di combattimento che lo avrebbe reso invincibile.
Ancora una volta , dunque , e’ attraverso la donna che l’uomo diventa imbattibile e infatti solo dopo aver giaciuto con Uatach e poi successivamente con la stessa sacerdotessa Scatach che Cuchulainn ottiene il segreto della micidiale Scarica di Fulmine che lo renderà famoso in battaglia.
L’esempio del mitico re irlandese non e’ l’unico, questa strana tecnica di combattimento era conosciuta anche da Lug , Batraz e molte altre divinità celtiche che , a loro volta , l’avevano sempre appresa da una donna. Ricordi di questa magica arma fisico-spirituale li ritroviamo successivamente nella Materia di Bretagna, e in particolare in una delle prime versioni del “Lanzelot en Prose”, la storia di uno dei più famosi paladini della tavola rotonda, appunto Sir Lancellotto.
Anche il paladino arturiano è da sempre circondato da donne-maghe , da Viviana a Morgana, esseri fatati che gli insegnano l’arte della guerra, ma solo una donna speciale potrà rendere l’eroe invincibile e tutto nascerà da uno “sguardo” o come oggi lo definiremmo da un “colpo di fulmine”.
“…Colpito al suo arrivo dalla sua beltà, lei gli sembra incomparabile più splendida da vicino, ed egli le appare più alto e più forte. La regina prega Dio di far di lui un valoroso per la pienezza della bellezza di cui lo ha favorito…”
Questi versi del “Lanzelot en prose” descrivono perfettamente il colpo di fulmine dopo il quale il paladino diventa il cavaliere più forte del regno, ed e’ ancora una volta l’amor fulmineo a trasformarsi in arma e “folgore divina”.
Solo chi conosce la “donna” puo’ cosi’ esser un grande eroe, solo chi conosce l’ “amore” puo’ diventare invincibile come puo’ essere letto tra le righe di tutta la mitologia celtica alla quale la materia di Bretagna si rifa’, e cosi’ il figlio indomito di Cuchulainn , non conoscendo l’amore viene ucciso in battaglia dal proprio padre che, non riconoscendolo, lo sconfigge proprio con la tecnica del colpo di fulmine, stessa sorte toccherà a Galaad, figlio di Lancillotto. Infatti il cavaliere dal cuore puro e designato per l’arduo compito della cerca del Graal potrà portare a termine a differenza del padre proprio perché pudico, ma in realta’ sara’ proprio questa sua mancanza d’“amore” a decretare la sua fine , infatti perira’ fulminato dalla luce stessa della mistica coppa d’Amore!
Colui che non conosce la “scarica di fulmine” non potrà essere invincibile e nessun cavaliere potra’ mai conoscerla senza la propria donna, il tramite d’amore che permette il raggiungimento della mistica folgorazione il cui ricordo, ancora oggi, si conserva nella tipica espressione “colpo di fulmine.
28 maggio 2008
Biologia delle relazioni interpersonali

Il nostro cervello e la nostra mente sono plasmati continuamente dalle interazioni quotidiane, ancor di più dalle relazioni che producono apprendimenti significativi. Se il processo di comunicazione è descrivibile in chiave psicologica e umanistica, altrettanto importante appare la dimensione biologica. Abbiamo bisogno di vedere per credere, e le implicazioni biologiche di una relazione affettiva con una funzione stabilizzante sul tono dell’umore o di regolazione emotiva, come può realizzarsi in una psicoterapia, a livello di circuiti e centri cerebrali, cominciano ad essere svelate e confermate dalle immagini ottenute con le nuove tecniche di visualizzazione cerebrale.
E’ possibile dunque studiare la biologia della relazione e della psicoterapia, superando la visione storicamente dicotomica del rapporto mente-corpo e mente-cervello? “Molti sono rimasti sorpresi e colpiti a riguardo - afferma Massimo Biondi, direttore del Dipartimento di Scienze psichiatriche e Medicina psicologica dell’Università “La Sapienza” di Roma - in realtà questa non è una novità dal punto di vista concettuale, senz’altro lo è dal punto di vista della concreta visualizzazione degli effetti che una psicoterapia ha di fatto sul cervello. Vi è una serie crescente di evidenze che potrebbe suggerire come esista un comune principio organizzatore delle diverse terapie, farmacologiche e psicoterapiche, e una matrice finale comune di esse, sebbene attuate secondo metodi differenti”.
Dello stesso avviso Boris Cyrulnik, neuropsichiatra, direttore delle ricerche in etologia clinica all’Università di Toulon-Var, famoso in tutto il mondo per l’abilità di raccontare attraverso le storie ed i libri le sue teorie, in particolare la teoria della resilienza (le condizioni biologiche, affettive e culturali che modificano la recettività di un organismo, rendendolo capace di affrontare e superare situazioni fortemente problematiche): “Chi era riuscito a dominare le proprie emozioni con l’aiuto di uno psicoterapeuta o di un farmaco, ha imparato a dominare il proprio dolore, a poco a poco, parola dopo parola, affetto dopo affetto, molecola dopo molecola, e ciò ha diminuito il tasso di cortisolo evitando l’atrofia delle cellule ippocampiche. Agendo su qualsiasi punto del sistema relazionale, sulla cellula nervosa, sul modo di vedere le cose o sull’ambiente circostante, è possibile stimolare nuovamente la secrezione di BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor) che alimenta il cervello”. (Di carne e d’anima, Frassinelli).
Abituati a rappresentarci biologicamente i fenomeni mentali in termini di neuroni, sinapsi e molecole, può sembrare un paradosso avanzare l’ipotesi, sostenuta da Biondi in più occasioni, che “la terapia più biologica a livello fine neuronale, di plasticità molecolare, di rimodulazione di circuiti e reti neurali, non sia in realtà quella farmacologica, bensì la psicoterapia”. Siamo ancora in una fase sperimentale, condotta principalmente nel campo dei disturbi ansiosi e delle sindromi depressive.
A prescindere dalla relazione terapeutica, qualcosa di strutturalmente profondo può avvenire durante il periodo sensibile creato da un innamoramento. “Anche a livello biologico, la relazione amorosa offre una possibilità di metamorfosi o cambiamento di direzione - scrive Cyrulnik - l’intensità emozionale e le secrezioni ormonali hanno un effetto sul cervello che corrisponde ad una nuova sinaptizzazione, ovvero all’attivazione di vie neurologiche dapprima non coinvolte nel circuito sinaptico. Tutto è predisposto per agevolare una nuova impronta, una seconda possibilità, ossia quella di modificare le rappresentazioni negative di sé acquisite nel corso dell’infanzia per intraprendere un nuovo stile di socializzazione e ciò spiega la possibilità di resilienza offerta dall’amore”. (Parlare d’amore sull’orlo dell’abisso, Frassinelli).
di Rosalba Miceli
27 maggio 2008
Pesticidi nel piatto: il 47% della frutta è contaminata

Legambiente presenta il rapporto annuale sui residui chimici nell'ortofrutta E' ancora la frutta la regina dei fitofarmaci, più "inquinata" rispetto alle verdure.
pesticidi.jpgRimane ancora alta al 47,4% la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui, mentre continua a risultare meno problematica la verdura analizzata di cui risulta contaminata il 15,4%. Ad aumentare, in modo significativo e correlatamene all'aumento del numero dei controlli, è invece la contaminazione dei prodotti derivati, tra i quali olio e vino, di cui ben il 18,3% contiene uno o più principi attivi. Sono questi i risultati di Pesticidi nel piatto 2008, il dossier di Legambiente sulla presenza di residui chimici nell'ortofrutta, realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2007.
A presentarlo, questa mattina a Terra Futura, la mostra convegno alla Fortezza da Basso di Firenze, il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni, Francesco Panella, presidente UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani), Fausto Ferruzza, direttore di Legambiente Toscana, Michele Mazzetti e Roberto Gori, rispettivamente responsabile e direttore tecnico Arpat Toscana.
In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli (cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati) registra un lievissimo miglioramento, con l'1% dei campioni irregolari contro l'1,3 dello scorso anno, mentre sale leggermente la percentuale di campioni con uno o più residui passando al 28% dal 27,2 del 2007.
Un risultato che testimonia sicuramente una maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli nell'uso sempre più attento della chimica nel campo, alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un'agricoltura di qualità.
Tra i casi eclatanti, anche quest'anno come nel 2007, le mele che ormai sembrano rappresentare più il frutto della strega di Biancaneve che il famoso stratagemma per stare in salute e togliersi il medico di torno: solo il 38,8% è ancora esente da pesticidi, mentre il 26% dei campioni analizzati presenta un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e addirittura l'1,1% risulta irregolare.
Altri frutti poco "naturali" sembrano essere gli agrumi: su 746 campioni analizzati 14 risultano irregolari (1,9%), 386 regolari senza residuo (51,7%), 219 regolari con un residuo (29,4%) e ben 127 (pari al 17%) contaminati da più di un residuo. Oltre l'81,6% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 18% presenta uno o più residui e lo 0,3% è proprio irregolare.
Un segnale preoccupante arriva, invece, dalle analisi dei prodotti derivati, in cui si è registrato un aumento dei casi di contaminazione, particolarmente nei campioni di vino e olio.
Un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei prodotti tipici del made in Italy e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi di frutta e omogeneizzati. Nel dettaglio, i campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati analizzati nel corso del 2008 dai laboratori pubblici provinciali o regionali sono 10.048 con una diminuzione delle analisi effettuate pari al 4,2 % rispetto all'anno precedente.
Anche nel 2008, risulta molto vario il comportamento dei diversi laboratori rispetto al numero di analisi effettuate e ai principi attivi ricercati, con il Molise che si conferma "Maglia Nera" nazionale per non aver saputo ancora fornire i dati richiesti. "Il costante anche se lento miglioramento dei dati - ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - conferma la validità delle battaglie a favore di un'agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio.
Pur aumentando le evidenze scientifiche della gravità dei pesticidi sulla salute umana e ambientale non si è ancora provveduto a cambiare una legislazione ferma da trent'anni che non prevede ancora un limite alla somma di più residui nello stesso alimento, ignorando il principio di precauzione.
Continuano ad essere tollerate, infatti, concentrazioni singolarmente consentite di più principi attivi su uno stesso prodotto, con potenziali sinergie anche tra sostanze che, come il procimidone, il vinclozolin o il captano, l'Epa - l'americana Environmental protection agency - ha da tempo classificato come possibili o probabili cancerogeni". Va sottolineato, infatti, che la normativa vigente non considera ancora la questione del multiresiduo: la presenza contemporanea, entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto.
Così si continuano a registrare "campioni da record", prodotti considerati in regola ma che presentano contemporaneamente numerose concentrazioni di residui di fitofarmaci diversi, i cui effetti sulla salute e sull'ambiente andrebbero adeguatamente verificati. Ad aggiudicarsi il record quest'anno è un campione d'uva bianca proveniente dalla Sicilia che contiene ben 9 residui di pesticidi. 6 residui sono stati rilevati su un campione di uva nera siciliana e su 11 campioni di agrumi provenienti dalla Spagna e dalla Calabria analizzati nel Lazio.
Numerosi campioni di pere con oltre 5 principi attivi sono stati, poi, segnalati dall'Emilia Romagna, mentre una banana con 6 residui è stata segnalata dalla Lombardia, che registra anche una mela Golden con 5 principi attivi e due campioni di uva italiana con 6 e 5 residui.
Pesche contaminate da 5 diversi pesticidi sono state segnalate dai laboratori della Sardegna, mentre ancora dalla Sicilia vengono registrati casi eclatanti di pomodorini a grappolo di produzione locale con 8 e 7 residui contemporaneamente. Tra i derivati, invece, i campioni decisamente fuorilegge sono 6 (3 oli di oliva in Puglia, 2 in Lombardia e un vino sempre analizzato in Puglia), su 1.917 prodotti.
L'attenzione al tema della chimica in agricoltura deve rimanere alta e sollecitare la ricerca di nuovi e meno impattanti metodi di produzione. Va segnalato infatti, che anche quest'anno - e in misura ben più evidente e preoccupante del passato - si sono verificate le morie delle api e gli spopolamenti degli apiari in corrispondenza delle semine effettuate con semi conciati e con la dispersione di molecole neonicotinoidi nei campi.
A lanciare l'allarme sono state ancora una volta Legambiente e Unione nazionale associazioni apicoltori italiani che insieme hanno rivolto un appello al Governo per la sospensione immediata degli insetticidi killer, e per l'aggiornamento delle procedure di autorizzazione che tengano in ben altro conto l'impatto ambientale delle nuove e potentissime molecole tossiche persistenti nell'ambiente.
"La Francia - ha dichiarato Francesco Panella - da molti anni ha sospeso l'uso di queste molecole su tutte le colture visitate dalle api e dagli altri insetti impollinatori.
Qualche giorno fa è stata la volta della Germania. In Italia invece nonostante i ripetuti allarmi e le denunce di apicoltori e ambientalisti rischiamo che con la prossima semina si riproponga lo stesso disastro. Bisogna sospendere d'urgenza, sulla base del principio di precauzione, le autorizzazioni d'uso dei preparati a base di clothianidin, thiamethoxam, fipronil e imidacloprid e rivedere le procedure per una seria, trasparente valutazione pubblica dell'impatto ambientale dei prodotti chimici usati in agricoltura".
Tornando al rapporto, nel complesso, le analisi condotte sui prodotti derivanti da agricoltura biologica sono ancora molto esigue. Il totale dei campioni bio analizzati in Italia è inferiore a 400 prodotti, un dato molto scarso se paragonato agli oltre 10.048 campioni di agricoltura tradizionale. I dati relativi a queste analisi hanno perciò scarso valore statistico, soprattutto se si considera che 10 regioni su 15 fanno controlli su meno di 15 campioni.
I principi attivi più spesso riscontrati - sia nei campioni irregolari che in quelli regolari - sono Chlorpirifos, Procimidone, Captano, Carbofuran, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato, Ditiocarbammati, Endosulfan, Fenitrotion, Imazalil, Malathion, Metalaxil, Tiabendazolo.
www.greenplanet.net
25 maggio 2008
Falso allarme Vitamine

L' A.M.A. (American Medical Association) dichiara che le vitamine possono uccidere.
L'ultimo tentativo della medicina convenzionale per screditare gli integratori alimentari vitaminici si trova un uno studio molto discutibile pubblicato nel Journal of American Medical Association (JAMA) in cui si sostiene che le vitamine possono aumentare il rischio di morte.
Lo studio afferma di aver preso in esame una raccolta di ricerche su: Vitamina A, beta-carotene, Vitamina C, E e selenio, concludendo che la maggior parte di questi nutrienti sono veramente dannosi per la salute.
Ovviamente questo è uno studio effettuato da ricercatori della medicina convenzionale -un'industria che promuove come sani e sicuri composti chimici brevettati, nonostante molti farmaci approvati dalla FDA stiano uccidendo 100.000 Americani ogni anno (immagina il c..... trambusto se le vitamine uccidessero anche solo una piccolissima frazione di questo numero).
Per evitare di essere imbrogliati da una discutibile ricerca sulle "vitamine", dobbiamo attentamente considerare gli interessi finanziari degli autori di questa ricerca.
La rivista JAMA incassa ogni anno milioni di dollari di pubblicità dalle compagnie farmaceutiche.
L' A.M.A. da parte sua, ha a lungo operato per gettare discedito sulle medicine alternative, tanto da essere considerata poco credibile da chiunque abbia un minimo di familiarità con i rimedi naturali.
* Come falsificare uno studio sulle vitamine *
Falsificare uno studio sulle vitamine è estremenente facile. Basta utilizzare le forme di vitamine sintetiche ed evitare quelle naturali che sono ricavate dagli alimenti o dalle piante. Queste vitamine sintetiche sono a tutti gli effetti prodotti chimici industriali, possono essere chiamate "Vitamina E" o "Vitamina C" oppure "Vitamina A" ma non hanno nessuna somiglianza funzionale con le vere vitamine che troviamo in natura.
E' perlomeno curioso che nel mondo nessun ricercatore della medicina convenzionale abbia mai testato le vitamine naturali di ampio spettro, i nutrienti o i fitochimici come appaiono in natura. Il motivo è conosciuto: essi scoprirebbero un universo di medicine naturali che renderebbe obsleti molti medicinali brevettati.
Un secondo modo per falsificare una ricerca è semplicemente isolare i vari risultati che si vogliono inserire nelle analisi statistiche. E' un trucco comunemente usato da alcuni ricercatori disonesti che hanno l'obiettivo di screditare i rimedi naturali.
Per far questo eliminano precedenti studi che hanno dimostrato risultati positivi ed includono solo quelli che che hanno dato esiti negativi. Poi preparano un'analisi statistica su tutti gli studi che hanno raccolto e......sorpresa! Queste vitamine sono pericolose. Fra l'altro, molti degli studi sono stati condotti su pazienti terminali con aspettativa di vita di poche settimane, indipendentemente dai trattamenti cui venivano sottoposti.
Una terza via per distorcere la scienza è confondere la gente con "l'offuscamento statistico".
Per esempio, i rapporti su un particolare studio confondono il rischio assoluto con il rischio relativo. La Vitamina A, secondo i rapporti esaminati da questo studio, ha aumentato il rischio di mortalità del 16%.
Ma questo è un rischio relativo, significa che se una persona su 100 normalmente muore, allora 1,16 persone su 100 dovrebbero morire prendendo questa Vitamina A sintetica. In altre parole, non ci dovrebbe essere un ulteriore decesso su 100 o addirittura 1000 persone.
Invece, è curioso che quando i ricercatori della medicina convenzionale riportano risultati del rischio di mortalità per i loro farmaci con prescrizione medica, essi usano SEMPRE il rischio assoluto. Scrivono:" Questo farmaco ha aumentato il rischio dell'1 per cento". Ma quello che non dicono è che può esserci un buon 200% di rischio relativo di mortalità, in funzione della base di riferimento dei valori assoluti di mortalità.
Così, se solo 0,5 persone muoiono per, ad esempio, una malattia cardiaca durante un particolare studio, ma se 1,5 persone muoiono per aver preso un determinato farmaco durante lo studio, il rischio relativo diventa del 200% (1 in più rispetto a 0,5). Ma le riviste medico scientifiche e i principali giornali riportano che c'è stato solo "l'1 per cento di aumento".
Si riesce a vedere come funziona il giochetto?:
- Tutte le statistiche sui pericoli dei farmaci da prescrizione medica sono classificati secondo il RISCHIO ASSOLUTO per far apparire più piccoli i valori ottenuti.
- Tutte le statistiche sui pericoli delle vitamine (anche se sintetiche) sono classificati come RISCHIO RELATIVO per far apparire i valori più grandi (così tutte le vitamine o integratori appaiono pericolose).
E' in questo modo che la medicina convenzionale mente con le statistiche. Ed è solo uno dei tanti trucchi utilizzati per disinformare il pubblico sui reali pericoli dei farmaci o dei benefici dell'approccio nutrizionale.
Questa ricerca pubblicata dal JAMA ci fa comunque ricordare un punto importante: il composti chimici sintetici sono pericolosi per la salute. Se prendi "vitamine" economiche prodotte sinteticamente, stai facendo a te stesso più male che bene. Questi produttori di "vitamine" spesso appartengono alle stesse case farmaceutiche. Quindi, attenzione quando comperate vitamine o integratori alimentari nei supermercati o nelle farmacie.
Comunque, i ricercatori delle medicine convenzionali tentano di confondere la differenza fra "vitamine-spazzatura " e vitamine di qualità, classificandole tutte come integratori alimentari, senza tenere conto di come vengano realmente prodotti.
Così, screditando pochi composti chimici (anche le LORO vitamine), essi possono in effetti scoraggiare le masse dal prendere QUALSIASI vitamina o nutriente, inclusi quelli di buona qualità.
Questo è chiaramente il loro obiettivo: usare il P.I.D. (paura-incertezza-dubbio) per far allontanare i consumatori dall'uso degli integratori alimentari in modo che i pazienti si rivolgano solo ai farmaci sintetici che producono profitti miliardari alle case farmaceutiche. I farmaci le rendono ricche mentre le vitamine ed i nutrienti naturali sono dei concorrenti per le loro vendite.
Una volta compresi i motivi economici delle parti coinvolte, questo trucco della scienza-spazzatura diventa quasi ovvio: i promotori dei farmaci useranno sempre sporchi trucchi per screditare gli integratori nutrizionali perchè fare questo è nel loro interesse finanziario.
In ogni caso c'è un semplice modo per verificare che la ricerca del JAMA è un completo controsenso.
Basta chiedere a 100 persone che assumono diversi tipi di farmaci e confrontare la loro salute con quella di 100 persone che prendono vitamine e altri integratori alimentari. Non ci vorrà molto per indovinare chi è il più sano.
Per cui la domanda è ovvia: se le vitamine sono così pericolose, dove sono tutti questi morti fra i consumatori di integratori? E se i farmaci sono così sicuri e salutari, dove sono tutti questi pazienti super-sani?
Le persone più sane saranno proprio quelle che prendono integratori o che comunque seguono un'alimentazione sana ed equilibrata e che praticano regolarmente esercizio fisico......e che soprattutto evitano i farmaci.
* Perchè molti ricercatori della medicina convenzionale sono degli analfabeti in materia di nutrizione.*
La medicina occidentale tutt'ora non considera la nutrizione. Essi ritengono che gli effetti positivi sulla salute siano ottenuti tramite un singolo ed isolato composto chimico. Ma la nutrizione non funziona in questo modo. In natura, per esempio, la vitamina C non è un composto singolo, piuttosto una sinfonia di fitonutrienti complementari che funzionano in concerto. I ricercatori convenzionali quasi mai testano la medicina delle piante usando tutti i nutrienti in modo completo. Perchè? Perchè non applicano il concetto di sinergia nutrizionale.
Con la pubblicazione di questa ricerca, la distorsione della realtà sulla salute umana ora è completa. Secondo l'Associazione Medica Americana, le vitamine e gli integratori ci uccuderanno mentre i farmaci ci renderanno più sani...........
(M. Adams)
24 maggio 2008
RiminiWellness: una partecipazione







Toccato il record storico con la terza edizione di RiminiWellness, manifestazione organizzata da Rimini Fiera SpA al quartiere fieristico e sulla Riviera con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Rimini. L'evento, dedicato a fitness, benessere e sport, ha sancito la leadership in Italia per numero di visitatori certificati, di espositori, per il grande successo di pubblico presente agli eventi organizzati sul territorio e per l'attenzione mediatica. Ancora una volta, la manifestazione rappresenta la conferma di un binomio, Rimini e Wellness, imbattibile per esperienza organizzativa e vocazione del territorio.
Nei quattro giorni, record di pubblico con 130.029 visitatori: (+ 30% sul 2007).
Ecco alcuni numeri che hanno contribuito a determinare il successo di RiminiWellness 2008: 13 padiglioni, 330 aziende (tra dirette e rappresentate) oltre 150 mila metri quadrati occupati (di cui circa 90.000 indoor e 60.000 outdoor), la più estesa area acqua indoor mai realizzata prima con 300 mq di vasche, 27 palchi (2 pilates, 5 acqua, 2 ballo, 1 danza, 3 spinning, 12 fitness, 2 rowing), 1200 mq dedicati agli incontri business, 400 presenter, più di 1000 ore di lezioni, 5 eventi speciali oltre 100 eventi notturni.
Ho partecipato anche io, ma rimasto molto deluso dal settore alimentazione. Dirò di più, mi hanno dato un campione in omaggio che ho rilasciato in modo molto molto veloce. Non ho assimilato, ho rifiutato proprio. Forse un'allergia che devo ben valutare.
Il resto, è un evento e, tale rimane. Ognuno propone qualche novità, ma siamo ben lontani dai voli pindarici di pochi anni fa. Una fiera, quella del sorriso malinconico. Una serie di sguardi smarriti alla ricerca del benessere perduto. Una gran voglia di rivincita, prima che le ali vengono tarpate. Pensiamo a stare meglio, il resto, il futuro è un rebus. Da risolvere al più presto.
20 maggio 2008
Colazione per i bambini: un RITO importante

Abituare i propri figli a fare colazione spesso è una gran fatica. La mattina non si alzerebbero mai, il tempo sembra non bastare e la fretta fa da padrone. Sembra proprio difficile trovare il tempo da dedicare al primo pasto della giornata, che è il più importante per partire al meglio, come ci ricordano sempre i nutrizionisti.
Nell’ottica di sensibilizzare e rafforzare la famiglia verso un gesto mattutino di almeno 10 minuti, prosegue e si intensifica il progetto “Prima la colazione! 10 minuti mangiando sano” promosso da Kellogg’s, in partnership con SIO.
Ecco le 5 regole del “buon senso” per fare colazione insieme al tuo bambino suggerite dagli esperti di SIO e dai nutrizionisti di Kellogg’s
1. Il tempo da dedicare alla colazione va guadagnato assieme fin dalla sera prima:
fai capire a tuo figlio che è meglio non rimandare alla mattina tutte quelle operazioni che lo preparano ad affrontare la giornata. Fate assieme l’elenco delle cose da preparare prima di andare a dormire, ad esempio lo zaino con i libri e i quaderni, i vestiti che indosserà, la borsa della palestra.
2. La colazione è il momento in cui scrivere assieme l”agenda della giornata”:
al mattino si può ripercorrere insieme il programma della giornata e mettere a punto tutti gli appuntamenti che li aspettano durante la giornata.
3. Approfitta della colazione per confrontarti e risolvere le questioni della sera prima:
la notte porta consiglio e la mattina, una volta riposati, i problemi si possono affrontare più serenamente. Rimandare una discussione aiuta a prendere distanza dal problema e ad affrontarlo costruttivamente con i proprio figli.
4. Fai riscoprire il gusto di mangiare lentamente:
il cibo ha un sapore e una consistenza tutta da imparare a riconoscere. Insegna al tuo bambino il piacere di assaporare e sgranocchiare bene quello che si sta mangiando. Questo migliorerà la masticazione del cibo e quindi la digestione e l’assorbimento dei nutrienti.
5. Divertitevi a comporre la colazione “su misura”:
marmellata, yogurt, latte, frutta e cereali pronti sono alimenti sani, nutrienti e sempre vari. Provate composizioni diverse della colazione e giocate con il cibo: farete diventare la colazione un momento di divertimento.
16 maggio 2008
Mangiare poco: benessere fisico ed economico

Tutti, o quasi, vorremmo vivere di più. Come fare? C’è un sistema abbastanza semplice e funziona, già oggi (senza aspettare che gli scienziati trovino i geni dell’invecchiamento e il modo di farli esprimere al nostro organismo).
Basta mangiare poco.
Ma perché chi mangia poco vive di più? Questo fino a poco tempo fa non si sapeva. Adesso c’è qualche idea in più. Sembra che c’entrino l’ormone della crescita e l’insulina. Vediamo perché. Ricercatori dell’Università del Sud dell’Illinois — il lavoro è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences — hanno studiato topi normali e topi cui era stato «spento» con l’ingegneria genetica il recettore per l’ormone della crescita (è la proteina cui si lega l’ormone della crescita, ormone che esercita le sue funzioni sulle cellule proprio grazie a questo recettore).
Metà degli animali veniva tenuta a dieta, l’altra metà aveva cibo a volontà. Gli animali normali a dieta sono vissuti di più di quelli che mangiavano liberamente. Fin qui niente di nuovo. Gli animali senza recettori per l’ormone della crescita vivevano a lungo, con o senza dieta, ma mai di più degli animali normali a dieta.
Vuole dire che:
1) ridurre le calorie della dieta è come tirare via il gene per il recettore dell’ormone della crescita;
2) le due cose insieme—poche calorie e non avere il recettore per l’ormone della crescita — non allungano la vita ancora di più. Questi esperimenti dimostrano che la vita degli animali (e non c’è ragione che non sia così per l’uomo) si può allungare un po’—del 30% circa —ma probabilmente non di più. Chi mangia tanto — uomini e topi — diventa resistente all’azione dell’insulina (è l’ormone che serve a utilizzare gli zuccheri che prendiamo con gli alimenti). Così l’organismo non utilizza bene gli zuccheri e c’è obesità, pressione alta, diabete e poi ci si ammala di cuore. I ricercatori dell’Illinois hanno documentato molto bene che i topi normali che mangiavano a volontà erano resistenti all’azione dell’insulina e questo si corregge bene con la dieta.
Anche l’ormone della crescita induce resistenza all’insulina. Spegnere il recettore corregge il difetto, tanto è vero che i topi senza recettori per l’ormone della crescita avevano comunque una buona sensibilità all’azione dell’insulina, con la dieta certamente, ma anche se li si lasciava liberi di mangiare quanto volevano. Studiare l’ormone della crescita e la resistenza all’insulina è quasi certamente un modo per capire di più dei meccanismi dell’invecchiamento, e persino per provare a fare un farmaco che possa allungare la vita (pillola della longevità o del buon invecchiamento). Ma ci sarà, un giorno o l’altro, un farmaco così?
È molto probabile. Costerà anni di lavoro e centinaia di milioni di dollari (o di euro), e quando arriverà sarà pubblicizzato come il farmaco dell’immortalità. E davvero allungherà la nostra vita? Forse, un po’. Proprio come succede adesso se uno mangia di meno. Qualche anno fa il professor Sirchia, allora ministro, aveva suggerito che i ristoranti riducessero le porzioni. Fu polemica, e si capisce. Ma è proprio così che si deve fare se si vuole vivere un po’ di più, al ristorante e — per chi ci va poco o mai — a casa.
Giuseppe Remuzzi
14 maggio 2008
L'acqua fonte vitale
Per ottenere un chilogrammo di lana pronta per la vendita servono circa 1.000 litri d’acqua. Una delle prime azioni che compiamo, la mattina, è aprire il rubinetto dell’acqua per lavarci. Una delle prime azioni che compiono milioni d’africani – negli stessi istanti – è camminare per alcuni chilometri per recarsi al pozzo e riempire una tanica d’acqua. Quanta ne resta? Cresce la domanda, diminuisce l’offerta Italia a secco Tre semplici chiuse La gestione delle acque dolci
Anche le esigenze civili però non scherzano: 120-160 litri per riempire una vasca da bagno, 80-100 litri per un lavaggio in lavatrice, 30 litri per una doccia.
Ma quanta acqua abbiamo ancora a disposizione?
E come viene gestita questa risorsa nel nostro Paese?
Già questa differenza ci aiuta a comprendere che il problema “acqua” non è ugualmente avvertito nel pianeta: per altri ancora – pensiamo agli abitanti di New Orleans – la stessa parola è quasi sinonimo di terrore.
Il “pianeta acqua” è un universo composito: piacere e dolore lo attraversano, secondo le situazioni e il nostro atteggiamento nei suoi confronti. Come trattiamo “sorella acqua”?
Ad essere onesti, non troppo bene: fiumi e canali – un tempo vie di comunicazione e fornitori d’alimenti – giacciono abbandonati alle periferie delle città; accanto, frequentemente, sorgono i campi nomadi e tutto ciò che la nostra società non considera degno d’esser osservato: rifiuti, carcasse d’auto abbandonate, scheletri di lavatrici. “Fratello fiume” non ha compiuto un ingresso trionfale nella modernità: al pari dei Rom, scorre silenzioso e quasi rifiutato dalle popolazioni. Per gli amministratori pubblici spesso è una “grana” perché occorre spendere soldi per gli argini, per le opere di canalizzazione, per la depurazione.
Eppure, silenziosamente, “fratello fiume” porta acqua alle nostre case e si porta via tutti i nostri rifiuti, fino a depositarli in mare. Forse, un po’ di riconoscenza non guasterebbe.
Per ottenere un chilogrammo di lana pronta per la vendita servono circa 1.000 litri d’acqua: gli usi industriali come questo ingoiano enormi quantità del prezioso liquido. Anche le esigenze civili però non scherzano: 120-160 litri per riempire una vasca da bagno, 80-100 litri per un lavaggio in lavatrice, 30 litri per una doccia.
Spesso dimentichiamo che anche l’insalata che serviamo in tavola esisterebbe, senza irrigazione, in quantità sensibilmente minore: ce ne accorgiamo quando una prolungata siccità causa repentini aumenti del prezzo degli ortaggi.
Eppure, come afferma il proverbio – “passata la festa, gabbato lo Santo” – appena il periodo di siccità termina ci scordiamo di tutto e dirigiamo la nostra attenzione su eventi che riteniamo più importanti: dalle crisi di governo al calcio mercato. Ci dimentichiamo che stiamo sottovalutando il liquido che compone il nostro corpo per il 90% circa e che è alla base di tutte le attività umane: dall’impasto di una pizza all’irrigazione di un campo di meloni.
Viene allora spontaneo chiedersi: quanta acqua abbiamo? Sulla carta tanta, un mare d’acqua, ma proprio qui iniziano le distinzioni. Mari ed oceani contengono il 96,5% dell’acqua del pianeta. L’acqua dolce (escluso il vapore acqueo) rappresenta il 2,5% delle risorse idriche di Gaia: sembrerebbe tanta – viste le dimensioni degli oceani – ma abbiamo fatto i conti senza l’oste.
Il 70% dell’acqua dolce è contenuta nelle calotte polari e nei ghiacciai permanenti, mentre poco meno del 30% riposa nelle falde acquifere a grande profondità; viene spontaneo chiedersi: e l’acqua che scende dal mio rubinetto?
L’acqua che usiamo sta tutta in quel “poco meno” del 30%: la quantità d’acqua dolce che circola nel “ciclo dell’acqua” – ossia evapora dal mare, cade sotto forma di precipitazioni e torna al mare scorrendo nei fiumi – è circa lo 0,3% dell’acqua dolce presente nel pianeta. Considerando la totalità delle riserve idriche (dolce + salata), l’acqua effettivamente utilizzabile dall’uomo è lo 0,008% del totale.
Per molti secoli l’uomo non si è preoccupato un gran che di fiumi e laghi: erano lì da sempre.
I nostri antenati potevano permettersi quel lusso perché interagivano ma non modificavano il ciclo dell’acqua, sia per quantità che per qualità dell’acqua.
Il gran mutamento avvenne con la rivoluzione industriale: industria (metallurgia e tessile) e agricoltura estensiva necessitano di quantità d’acqua enormi. L’inurbamento richiede la concentrazione di grandi masse d’acqua in pochi punti, e quindi la creazione di complessi sistemi di distribuzione.
Su questi problemi, sta cadendo la classica tegola: il mutamento climatico, che sconvolge la tradizionale piovosità di molte aree.
Le alterazioni generate dal mutamento climatico sono complesse: con molta approssimazione, possiamo affermare che la piovosità tende ad aumentare nelle aree settentrionali ed a diminuire man mano che si scende verso i Tropici e le aree equatoriali. L’Italia, per venire a noi, è oramai compresa in toto nell’area di diminuzione delle precipitazioni.
Nel mese di gennaio del 2007, il direttore della Protezione Civile, Bertolaso, ha dichiarato: «Dobbiamo abituarci a situazioni estreme. Temo che gli scenari dei prossimi mesi siano chiari: passaggi repentini da una situazione climatica all'altra». Come non ricordare l’estate del 2003?
Soltanto poche settimane or sono, il presidente dell'ANBI – l'Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni –, Massimo Gargano, affermava: «È necessario varare subito un piano per gli invasi». Cosa significa? Che dobbiamo prendere coscienza del problema ed attrezzarci per affrontarlo costruendo nuovi bacini.
Qualcuno potrà ribattere che gli invasi in alta montagna già esistono, ma dimentica che quella non è tecnicamente acqua, bensì energia potenziale nell’attesa di trasformarsi in energia elettrica. In altre parole, il rilascio d’acqua dai bacini può essere necessario per gli usi irrigui ma non – nello stesso periodo – per quelli energetici: ecco la duplicità dell’acqua, prezioso liquido ed energia idroelettrica.
«Un vero e proprio tracollo per l'agricoltura italiana» – è l'allarme lanciato dalla CIA, Confederazione Italiana degli Agricoltori – «incombe lo spettro del 2003 quando, proprio a causa della siccità, si persero circa 5 miliardi di euro».
Il dimenticato “pianeta acqua” è dunque composito ed insostituibile: dalla tazza di tè alla centrale idroelettrica, dal pomodoro alla tintura dei tessuti. Cosa possiamo fare?
Precisiamo che – a parte tanta aria fritta – non si sta facendo nulla. Allora, cosa si potrebbe fare?
I grandi laghi prealpini hanno dei livelli minimi e massimi: secondo il Limno – la Banca dati dei laghi italiani – il Lago Maggiore ha addirittura un’escursione di circa 3,2 metri dal livello di massimo invaso al minimo, quello di Como di circa un metro e pressappoco 2 metri il Garda.
In primavera, i laghi raggiungono alti livelli con le piene primaverili e lo scioglimento delle nevi, ma tutta quell’acqua se ne va con il finire della primavera, e in estate – quando servirebbe – sono già ai livelli minimi.
Basterebbero tre chiuse, tre sole chiuse che permettessero di mantenere i laghi agli alti livelli primaverili, per rilasciare poi lentamente l’acqua durante l’estate e utilizzarla per gli usi irrigui.
Costo? Pochi milioni di euro. Non miliardi come il Ponte sullo Stretto di Messina.
Quanta acqua si riuscirebbe a trattenere in quel modo? Circa 1 miliardo e mezzo di metri cubi d’acqua. A quanto ammonta la portata del Po nella stagione di magra? Secondo il Consorzio Navigare sul Po, a circa 420 m3/s: con quell’acqua sarebbe possibile raddoppiare la portata del Po per un periodo pari a circa 41 giorni, ossia proprio nei momenti più acuti della siccità.
Dalla gestione delle risorse idriche, quindi, dobbiamo passare a quella del sistema acqua: sembra un cavillo, ma è una distinzione profonda e di merito.
In Italia, non esiste il concetto di gestione delle acque dolci: nei paesi dell’Europa Centrale, le merci viaggiano per il 30% su fiumi e canali, da noi meno dell’1%. Il “pianeta acqua” incrocia anche il mondo del trasporto, e dove lo fa i risparmi sono evidenti: in Germania il passaggio delle merci dalla produzione alla distribuzione costa circa il 2% in meno che in Italia, proprio l’aggravio che comprende il trasporto. L’UE, nel suo libro bianco La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte ricordava che il bacino del Po è sotto-utilizzato per le sue potenzialità di trasporto, ed era disposta a finanziare fino al 50% della fase di progetto e fino al 10% delle opere per rendere navigabile il Po, dal Delta a Piacenza con diramazione verso Milano. I costi? Il Consorzio Navigare sul Po li stimò nel 2000 in circa 400 miliardi di vecchie lire: circa 200 milioni di euro che, con il contributo europeo, si sarebbero ridotti probabilmente a 100.
Qualcuno ne ha sentito parlare? Si è fatto qualcosa?
Purtroppo, manca in Italia una visione politica che sia vicina alle necessità del Paese, che guardi alla soluzione dei problemi senza verificare, prima, se “tangenziale” fa rima con “tangente”.
Sorella acqua è d’animo gentile e ci sta mandando innumerevoli segnali: la stiamo sottovalutando, ingiuriando, violentando. Non sia mai che passi ai fatti.
ACTIMEL: dietro l'etichetta

L’intestino umano è un ecosistema unico, ed il marchio di garanzia di qualsiasi ecosistema sano è la presenza di una grande diversità di microorganismi. Se siete schiavi delle bevande probiotiche (cosiddette salubri) potrebbe darsi che stiate procedendo verso l’instaurarsi di uno squilibrio dietetico poco salubre.
Quasi il settanta per cento del nostro sistema immunitario risiede nell’intestino. Le nostre viscere hanno anche un sistema nervoso – il sistema nervoso enterico – che è altrettanto complesso del sistema nervoso centrale (cioè il cervello e le innervazioni spinali) ed influenza in modo altrettanto importante la salute mentale e la sfera emozionale. Perciò mantenere il vostro intestino in buona salute è molto importante. Per farlo bisogna che vi sia un buon equilibrio nella presenza di batteri buoni e cattivi che sono propri dell’intestino umano. Di solito in un sistema digerente sano i batteri “buoni” superano quelli cattivi; e quando sono attivi aiutano anche a trasformare gli acidi organici in zuccheri, abbassano il colesterolo, sintetizzano le vitamine, suddividono gli enzimi, le proteine e le fibre presenti nel cibo ed aumentano le difese immunitarie.
E’ chiaramente dimostrato che mangiare yogurt fresco – che contiene benefici microorganismi vivi – è una sana abitudine che può migliorare il sistema immunitario. Tale evidenza, in merito ai prodotti pseudo farmaceutici come ad esempio Actimel – lanciato sul mercato come “alimento funzionale” – è meno chiara.
Un recente studio effettuato dalla “Reading University” ha scoperto che metà delle bevande probiotiche, degli yogurt e di altri prodotti analoghi, ad un’attenta analisi non erano conformi ai sei criteri fondamentali per determinare la buona qualità dei prodotti, cioè secondo i parametri che definiscono gli alimenti sicuri e assumibili dagli esseri umani. Devono essere freschi e in grado di sopravvivere ai succhi gastrici per poter raggiungere l’intestino in quantità tale da avere effetto; che esistano prove cliniche, sulla base di test scientifici, che ne affermino i benefici effetti sulla salute; la loro composizione sia chiaramente specificata; che l’etichetta sia chiara; che abbiano una durata effettiva che ne garantisca i benefìci sino alla data di scadenza.
Alcuni prodotti, incluso Actimel della Danone, sono ritenuti “soddisfacenti” – il che significa che contengono organismi vivi che sono in grado di raggiungere l’intestino. Nonostante ciò, si sa poco in merito ai benefici che può portare a lungo termine o qualsiasi altro effetto cui può portare l’assumere ogni giorno queste bevande dolci in nome della salute.
Una delle ragioni nasce dal fatto che le bevande probiotiche sono abbastanza nuove; dodici anni fa questo mercato non esisteva. Oggi nel Regno Unito, quello che va sotto il nome di “mercato delle bevande salutari” – che comprende drink probiotici ed altri che abbassano il livello del colesterolo – ha raggiunto ora i 227 milioni di sterline e nello scorso anno si è incrementato di uno stupefacente 65% . Più di 830 milioni di bottigliette sono state vendute negli scorsi 12 mesi, e questo equivale a 14 bottiglie per ciascun cittadino inglese.
Di queste, oltre un milione di bottigliette di Actimel Danone vengono acquistate ogni giorno. In Inghilterra la vendita dell’Actimel rappresenta ora il 49 per cento dell’intero mercato delle bevande probiotiche, il che significa il doppio rispetto a qualsiasi altra marca.
Coppe di benessere?
La legge sulle etichette da applicare ai cibi dice che i fabbricanti non sono obbligati a specificare quanti “batteri positivi” hanno usato o quanti organismi assumerete per ciascuna porzione. Per essere salubre, un alimento probiotico dovrebbe contenere 10 millioni - preferibilmente 10 miliardi – di batteri vivi. Mentre Actimel precisa di che cosa è fatto il contenuto – prodotto della Danone a base di L. casei imunitass (marchio registrato) – non dice nulla in merito al numero di batteri vivi presenti. E difatti, l’etichetta è più pubblicitaria che informativa e suggerisce ai genitori di aggiungere una bottiglietta di Actimel nel cestino della colazione dei loro figli per “proteggerli” ed aiutare le loro difese naturali.
Mentre alcuni brevi studi hanno dimostrato che un supplemento di L.casei imunitass può aiutare a prevenire la diarrea nei bambini in fase di sviluppo, e può – al massimo in piccola misura – dare un momentaneo supporto al sistema immunitario, non vi sono studi in merito a questo e ad altri drink del genere, che dicano cosa accade a lungo termine.
Qualsiasi possa essere il beneficio che può derivare dall’assunzione di Actimel esso viene quasi cancellato dal fatto che in esso è presente anche una notevole quantità di zuccheri. Ogni bottiglia da 100 gr contiene 13 gr. di zucchero liquido. Guardando questo dato in prospettiva, un recente studio effettuato dall’OMS, afferma che, per gli adulti, un consumo giornaliero di zucchero, allo stato puro o presente nei cibi, non dovrebbe superare i 48 gr , 12 cucchiaini da te. I dietisti affermano che la quantità dovrebbe essere inferiore, circa 10 cucchiaini da te e cioè 40 gr. Partendo da questa base, una bottiglietta di Actimel fornirebbe da un quarto ad un terzo della quantità massima di zucchero assumbile ogni giorno.
Mentre è assodato che le bevande probiotiche come questa non rientrano nell’ambito dei cancerogeni, neurotossici o nei produttori di tossine ( a meno che non siano dolcificati con zuccheri artificiali) non è tuttavia dimostrato se l’assumerli porterà qualche effettivo giovamento, specialmente per coloro che seguono una vera dieta per la loro salute.
Cibare l’intestino
La mancanza di varietà nella nostra dieta significa la perdità della varietà dei nostri batteri intestinali. Tutti quelli che vengono definiti “fermenti buoni” dell’intestino devono essere nutriti quotidianamente affinché ogni batterio che muore e viene espulso sia regolarmente rimpiazzato. Perché ciò si verifichi, noi, idealmente, dobbiamo includere circa 40 gr (circa 1 oncia e ½) di vari carboidrati solidi, spesso indicati come ‘prebiotici’, nella nostra dieta quotidiana. Senza il loro cibo preferito, molti dei batteri buoni presenti nell’intestino possono velocemente morire, con la conseguenza di diminuire le difese e influire negativamente su altre funzioni del corpo.
I prebiotici si trovano nella maggior parte della frutta fresca, nella verdura e nei cereali integrali – banane, carciofi, cicoria e frumento ne sono particolarmente ricchi. Più includerete questi elementi nella vostra dieta, più aumenterete, in modo naturale, la presenza di una salubre diversità di batteri buoni nel vostro intestino ed avrete meno necessità di assumere un supplemento speciale di elementi probiotici che altro non farebbero se non creare una sovra abbondanza di un solo tipo di batteri.
Ingredienti
Yogurt, Latte scremato: Ingredienti base. Sono entrambi pastorizzati, cosa che distrugge gli elementi nutritivi e muta la struttura delle proteine del latte (specialmente della caseina) trasformandole in qualcosa che il vostro corpo non è preparato a digerire. Ciò elimina virtualmente i batteri buoni che sono naturalmente presenti nel latte e nello yogurt.
Zucchero liquido: Dolcificante. L’etichetta non spiega se questo è sciroppo di fruttosio o sciroppo di glucosio. Il primo è devastante per la salute, aumenta il colesterolo, rende più difficile il controllo del peso, altera l’equilibrio del magnesio, aumenta la resistenza all’insulina e causa l’aumento della pressione.
Destrosio: Dolcificante. Viene anche chiamato glucosio. Uno zucchero che provoca l’immediato rialzo della glicemia portando ad un eccessiva produzione di insulina, un calo degli zuccheri del sangue, un senso di fatica e di depressione. Il destrosio deriva dal grano di frumento, da tenere presente se avete un’intolleranza per il frumento.
Amido di Tapioca modificato: Addensante, stabilizzante. Questo addensante buono per qualunque scopo deriva dalle radici della Cassava o della Yucca, lo si trova sia nelle bevande e negli yogurt come negli adesivi, negli esplosivi, nei prodotti di carta e nel finissaggio dei tessuti. Non è una sostanza presente in natura e non aggiunge principi nutritivi né si conoscono i suoi effetti sulla salute.
L. Casei Imunitass: Sostanza probiotica. Da studi fatti si è appreso che combatte la diarrea dei bambini e (in parte) i disturbi provocati da batteri quali l'E. coli. Nelle persone, studi non ufficiali dimostrano che ha un blando effetto rinforzante sulle funzioni immunitarie.
Insaporitori: Aggiungono gusto. Insaporitori significa profumi, aromi. Questi derivano da elementi petrolchimici e contengono le stesse neurotossine, cancerogene ed allergogene che si trovano nei profumi.
Titolo originale: "Behind the Label: Actimel"
DI PAT THOMAS
The Ecologist