
Passano gli anni, ma quando comincia a spuntare quel bel sole primaverile sul davanzale delle nostre finestre, per quasi dieci milioni di italiani, comincia a risvegliarsi l’incubo delle allergie. Negli ultimi anni si sta infatti assistendo ad un notevole incremento del numero di persone (sia tra i bambini che tra gli adulti) che presentano manifestazioni allergiche di vario tipo, in particolare “allergie stagionali”; si calcola che in pochi anni la percentuale di persone che in Italia ne soffre sia passata dal 10 al 15-20%, interessando così una vasta fetta di popolazione.
Ma cosa si nasconde dietro questo fenomeno di massa? Perché alcune persone ne soffrono ed altre no? Nonostante tutte le persone vengano a contatto con gli allergeni, infatti, solo alcuni ne risentono al punto da sviluppare una reazione di tale portata. Inoltre a volte è la stessa persona a soffrirne “a spot” in certi periodi della vita, e quindi in modo non sistematico, come mai? Molte manifestazioni allergiche esplodono infatti sovente in modo apparentemente inspiegabile ed inaspettato e spesso scompaiono in modo altrettanto misterioso. Per chiarire alcuni di questi interrogativi è necessario soffermarci a riflettere sul concetto di allergia ed a quanto la sua voce (che corrisponde alla manifestazione allergica) costituisce solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più esteso.
L’uomo si allontana sempre più dalla natura, dai suoi ritmi, dalle sue forme e conseguentemente anche dai suoi istinti primordiali. Il contatto con la terra viene sostituito da pavimenti tirati a lucido, gli alberi da muri dipinti a trattati e gli elementi da oggetti puliti e disinfettati. Si è ormai arrivati alla convinzione che il termine “asettico” sia sinonimo di pulito, quando non è affatto così. Analizzando la realtà da questo punto di vista, non stupisce più che l’organismo reagisca violentemente a qualcosa di esterno, estraneo, tentando di difendersi, e di sfavorire il rapporto con gli altri e col mondo; con ciò che è “altro da sé”. La chiave profonda di lettura, in termini di allergie, è sempre connessa alla difesa ed alla paura. Il mondo viene visto come elemento estraneo, percepito come ostile e pericoloso, popolato da agenti potenzialmente nefasti (anche se non lo sono, vengono di fatto vissuti come tali) e dai quali ci proteggiamo attivamente dopo aver subito passivamente. Ecco perché le allergie colpiscono per esempio bambini, figli di madri iper-apprensive che “separano” il bimbo dal mondo, isolandolo per proteggerlo. I padri, a loro volta spesso esclusi da questo rapporto madre-figlio, sviluppano atteggiamenti di straniamento venendo così percepiti dal piccolo come “deboli” o addirittura assenti.
Analizzando l’aspetto aggressivo insito nella manifestazione allergica, è necessario spendere due parole sui miraggi di perfezione, ricchezza e pulizia su cui si basano le società economicamente sviluppate e propagandati su vasta scala dai media. In un contesto sociale ove tutto deve essere controllato e senza sbavature, non c’è più spazio per quella aggressività primordiale che in ogni essere si manifesta sia a livello macroscopico col proprio comportamento (di conquista, di corteggiamento, di difesa del territorio, di lotta etc..) che microscopico con le infinite piccole/grandi lotte combattute dal nostro esercito interno ovvero dal sistema immunitario. La progressiva, fisiologica, innaturale e sistematica repressione della rabbia “macroscopica” (o comportamentale), temuta e bollata quindi come manifestazione antisociale e pericolosa, non ha fatto certamente sì che questa abbandonasse definitivamente la nostra più profonda natura: come dire il fatto che non si veda non significa che questa non ci sia. Semplicemente la rabbia, a volte addirittura banali nervosismi, sono caduti nella fossa comune del pregiudizio sociale, divenendo emozioni tabù insieme all’invidia ed al rancore. Questo ha fatto si che l’uomo, vergognandosi persino di provare tali emozioni, le ha allontanate il più possibile dalla propria sfera cosciente e di comportamento, perdendo però contestualmente la capacità di gestirle, di riconoscerle e di dare loro la giusta importanza; in una parola le ha “messe in cantina”, senza potersene realmente liberare, dal momento che queste “corde” proprio come le corde ben più accettate dell’allegria, dell’amore, della gioia, fanno parte della natura dell’essere umano. Tale aggressività tenuta in cattività (nel senso letterale di in captivitas ovvero prigioniera, nelle nostre cantine) è perciò divenuta uno “scheletro nell’armadio”. Si aggiunge a questo il fatto che allontanandoci pian piano dal confronto con gli agenti esterni, abbiamo procurato che anche sul piano microscopico/interno, questa emozione non avesse appiglio per “scaricarsi” fisiologicamente. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: comportamenti violenti, voci di un’aggressività furiosa e repressa nel corso degli anni, imperversano sul piano macroscopico/sociale e non deve perciò stupire che questo avvenga anche sul piano microscopico.
L’allergia infatti altro non è che una esagerata risposta del nostro sistema immunitario ad un agente (detto “antigene”) normalmente innocuo ma che viene riconosciuto dall’organismo come dannoso. Si innesca dunque un’over-reazione: il processo infiammatorio vede coinvolti anticorpi (IpE) e varie cellule, in particolare i mastociti e gli eosinofili la cui attivazione porta al rilascio di mediatori chimici (istamina e citochine) responsabili dei sintomi. Nella mia esperienza professionale ho notato sovente quanto le persone allergiche risultino all’apparenza particolarmente controllate, tranquille, posate, misurate, miti, covando però contestualmente sotto la superficie una profonda aggressività repressa (di cui spesso non sono consapevoli ma che altrettanto spesso non vogliono vedere, né affrontare: non a caso si conoscono e sono conosciute come tranquille, accomodanti, gentili, generose). Tale discrasia crea un conflitto che esplode, guarda caso, proprio nel momento del confronto con l’esterno. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare questo è un bene e non un male per gli allergici, i quali trovano finalmente un modo per far fluire un’emozione completamente fisiologica che altrimenti non si concederebbero mai la possibilità di sfogare. A riprova di tale connotazione, ricordiamo che tra i farmaci più diffusi tesi a curare gli stati allergici troviamo i corticosteroidi, che sono potenti infiammatori. Essi inibiscono la risposta immunitaria eccessiva placando la manifestazione di rabbia, ma gli effetti collaterali (ipertensione, iperglicemia, aumento di peso, ulcere, acne, insonnia) mostrano, piuttosto che una risoluzione della problematica, una più preoccupante, dal punto di vista psicosomatico, “internalizzazione dello stato rabbioso”, il quale non si manifesta più esternamente ma viene “ricacciato giù”, ad un livello più interno, più profondo. Tale fenomeno che porta la problematica dall’esterno verso l’interno è detto “vicariazione regressiva”, il che significa che il sintomo, “inabissandosi”, perde ogni possibilità di comunicare il disagio (e quindi di sfogarsi), di portare l’attenzione sul conflitto che si consuma dentro il soggetto e conseguentemente di farsi sentire. In altre parole, perde le chances di essere ascoltato e quindi di essere un’opportunità costruttiva di autocoscienza per la persona che lo prova.
Un’altra cosa importante da analizzare è “a cosa” la persona reagisce, perché anche questo parla di lei. Le cause biologiche delle allergie possono essere di diversa natura. In questa stagione sicuramente i pollini la fanno da padroni, in particolare le graminacee sono fra le principali responsabili dei fastidiosi sintomi. Che cosa ci dice questo? Il polline, in chiave psicosomatica, rappresenta il seme, il vigore sessuale, la fecondità. “Difendersi” e “reagire” in modo inconsapevole ed incontrollato a questa sostanza significa rifuggire una natura passionale ed istintuale repressa. Non è un caso che le allergie colpiscano soprattutto le mucose, che costituiscono punti di accesso delicati e umidi, molto sensibili, spesso collegati alla sfera sessuale. L’allergia colpisce laddove si nasconde la paura di una relazione tra sé stessi (identificata nella parte che reagisce) e quella parte di mondo che innesca in noi la reazione. Ecco perché molto spesso “debutta” tra gli adolescenti in fase puberale (spesso anche in associazione all’acne). Le manifestazioni cliniche possono essere diverse e possono coesistere o succedersi nel corso della vita. Il sintomo più comune è la rinite allergica determinata da una infiammazione della mucosa nasale che causa starnuti, prurito e naso ostruito. Oltre a queste manifestazioni si possono frequentemente riscontrare congiuntiviti che portano a bruciore, prurito, arrossamenti e ad eccessiva lacrimazione. In particolare, lo starnuto e la tosse sono elementi di rifiuto (rifiuto del confronto con gli agenti esterni in oggetto), e rappresentano la volontà di allontanarli e di liberarcene; la forte lacrimazione, rappresenta il pianto e la purificazione per un sentimento che non è vissuto pienamente, che è represso perché “non in linea” con ciò che la persona vuole essere. Se la manifestazione comporta invece un grande prurito, questo incarna la necessità di soddisfare una pulsione incontrollabile di cui spesso la persona non si fa una ragione. A volte, la scarica di rabbia è talmente forte da “togliere l’aria”, “soffocare”, e sono questi i casi in cui si può assistere alla manifestazione dell’asma allergica che compromette la respirazione con tosse ed affanno. Altri farmaci normalmente usati per attenuare i sintomi sono gli antistaminici i quali contrastano l’attività dell’istamina, principale responsabile dei sintomi dell’allergia. E’ importante sapere che questi farmaci non guariscono la problematica e la sua origine, ma si limitano ad alleviarne i sintomi. La persona perde ulteriormente il contatto col mondo esterno, inabissando ulteriormente il conflitto, tanto che il principale effetto collaterale di questi farmaci è una diminuzione della capacità di concentrazione, di vigilanza e l’incremento di uno stato di sonnolenza. Alla luce di queste considerazioni, appare più che mai chiaro quanto un disturbo, anche fastidioso come può esserlo un’allergia, possa invece costituire un alleato prezioso aiutandoci a capirci meglio, ed a fare un lungo, appassionante e costruttivo viaggio verso noi stessi.
Silvia Caldironi - Consulente Psicosomatista
09 giugno 2008
Allergie, ma a che cosa?
05 giugno 2008
Localismo. La rinascita del particulare

Sembra bello a dirsi, ma la realtà è molto diversa. Più che di "localismo" potremmo parlare di univocità dei prodotti alimentari. Passata la sbornia dell'oggetto clonabile in tutte le sfacettature adesso si ritorna al prodotto locale, un unico del suo genere. Cavalcare la tigre del localismo non aiuta l'agricoltura ad uscire dal tunnel dell'autosostentamento e, Petrini, che tiene la fune della Tigre, fa un restyling del marketing alimentare.
È normale che in una fase storica caratterizzata dalla globalizzazione emergano con forza idee di senso diametralmente opposto. Le storture generate dai processi di mondializzazione non possono che dare vita a reazioni più o meno "arrabbiate", le quali spesso tendono ad arroccarsi in un’idealizzazione della dimensione locale, utilizzandola come strumento di difesa nei confronti di pericoli che vengono da lontano, e generalmente basandosi su un qualche principio di chiusura verso l’esterno da parte di determinati territori, regioni o comunità.
La parola "localismo" evoca questi scenari: una chiusura, una barricata - anche ideologica - contro la globalizzazione e il diverso che ci insidia, una contrapposizione culturale atta più a preservare e difendere che a costruire.
È per questo che è difficile connotare il termine in maniera positiva pur considerando che, nel mondo d’oggi, il recupero della dimensione locale è una cosa dalla quale non si può più prescindere. È dunque forse meglio utilizzare un’altra parola chiave: "locale", che a differenza di "localismo" ci parla di una dimensione concreta, di uno spazio reale in cui agire e attuare delle idee innovative e virtuose.
È chiaro che non porre attenzione a temi come la salute del Terra e degli ecosistemi, alle iniquità generate da sistemi distributivi ed economici su scala planetaria o a crisi energetiche e alimentari che ormai ci coinvolgono tutti significa commettere un errore madornale. Rinunciare a una visione più ampia per concentrarsi sul proprio ombelico non è soltanto egoista, ma ci catapulta fuori dal mondo. Un mondo in cui se è vero che la globalizzazione, intesa come processo principalmente economico, ha creato un mare di problemi, è altrettanto vero che da un punto di vista più "spirituale" ci ha aperto gli occhi sul nostro far parte di un’unica comunità terrestre, che si trova a condividere un unico destino semplicemente in quanto abitante lo stesso pianeta.
L’importanza del patrimonio identitario dei popoli non è un valore negativo. La propria storia, la memoria, le tradizioni e la porzione di pianeta che ci tocca amministrare - e che prima di noi hanno amministrato i nostri avi - parlano per noi, ci rendono essere umani.
La grande scommessa di questa fase storica sarà dunque quella di riuscire ad avere una visione centrata sulla dimensione locale, che sappia però conciliarsi con la maggiore apertura possibile nei confronti della nostra comunità terrestre. Si tratta di riuscire a spogliare il locale da tutte quelle connotazioni di eccessivo conservatorismo e chiusura per farne un vero elemento di modernità, anzi, di post-modernità, per andare oltre le ideologie che hanno provato a guidarci sin qui.
Di fronte al mutamento climatico e al disastro ambientale, alla crescente scarsità di cibo e allo spopolamento delle campagne, a processi come la finanziarizzazione delle commodity alimentari o la privatizzazione di beni comuni come l’acqua, l’unico modo per rendere partecipi le persone, per liberarle da un senso di estraniamento legato a processi che sembrano irrimediabilmente più grandi di loro, è quello di ridare dignità e forza alle economie locali.
Il locale diventa uno spazio creativo e costruttivo, in cui l’identità, la memoria e le tradizioni esercitano forze di liberazione da stili di vita insostenibili, imposti da logiche consumistiche e da un’economia liberista sfrenata.
Tutto ciò però, s’è detto, non deve dare vita a forme di chiusura ma anzi, deve far sua una logica in cui alla competitività si sostituisce la cooperazione, per costruire delle nuove frontiere di bene comune. L’identità infatti nasce dallo scambio, dal confronto tra diversità e solo in un funzione della diversità essa si esprime. L’interrelazione e l’interdipendenza non devono venire meno, proprio come avviene nelle società contadine che praticano regole di buon vicinato.
Qualsiasi forma di economia locale che escluda scambio e apertura è destinata alla regressione, qualsiasi identità, tradizione o memoria che non si confronti con le altre è destinata a morire.
Parlare di mero localismo induce a cadere nell’errore di considerare nuove forme di autarchia o di nostalgia per il ritorno a un passato in cui il confine tra l’autosufficienza e la povertà è davvero troppo labile. È dunque meglio proporre un processo che badi sì al locale, ma soprattutto alla ricostruzione di moderne economie locali in tutto il mondo.
Ricostruzione è un’altra parola chiave: se per esempio pensiamo all’agricoltura, il settore più delicato e strategico in un periodo in cui si prospettano gravissime crisi ambientali, energetiche e alimentari, abbiamo a che fare piuttosto con un processo di ri-localizzazione. Ridare dignità al lavoro contadino, invogliare a un ritorno nelle campagne o non al loro abbandono, rendere il mondo rurale un luogo in cui è piacevole vivere e non mancano i servizi, mantenere vive le tradizioni, i saperi contadini, la capacità di produrre in sintonia con il proprio ambiente, senza sprechi o sovrasfruttamento delle risorse.
Il locale è lo spazio in cui far convergere i bisogni di un mondo in crisi con la riaffermazione dell’individuo e della sua appartenenza a una comunità viva e produttiva. In cui realizzare una vera democrazia partecipativa e dare un contributo alla produzione e al commercio sostenibili, alla razionalizzazione della produzione e del consumo di energia, in cui sentirsi qualcuno e non aver paura del diverso. Tutto questo è da ricostruire, perché c’era ma è stato travolto dall’omologazione della globalizzazione economica.
È quindi importante partire dal passato, dalla storia e dalla memoria locale per superare addirittura la modernità e diventare vera avanguardia di un mondo che sia sano e amico dell’uomo, che non traballi più sotto i colpi di un produttivismo esagerato e irrispettoso della natura, che renda giustizia anche all’uomo stesso.
Non buttiamo via identità e tradizioni, ma non facciamone neanche una bandiera per nuove contrapposizioni tra gli uomini e tra uomo e natura. Utilizziamole per sapere chi siamo, che cosa abbiamo da dire e per fare frutto sul terreno in cui siamo cresciuti. Mettiamo a disposizione le più moderne tecnologie e risorse perché le economie locali funzionino e non restino isolate, ma piuttosto possano proliferare in Rete, capaci di comunicare e di scambiare tra di loro come mai è avvenuto in passato.
Dire che è necessario un ritorno al locale, alle economie locali, è come dire che c’è bisogno di un ritorno al valore della diversità, il più grande elemento creativo che sia mai esistito. Ce lo insegna la Natura del resto: dove c’è tanta biodiversità è la Natura stessa che pone rimedio alle crisi, che trova al suo interno le soluzioni per propagare la vita e l’abbondanza. Le società umane ormai dovrebbero aver imparato la lezione: senza la diversità di culture, tradizioni, modi di coltivare e preparare il cibo, di trarre energia dalle risorse naturali in modo assennato faremo del male al nostro stesso habitat, ma più di tutto a noi stessi.
Nella dimensione locale impariamo a gestire bene e con cura la porzione di mondo che ci è affidata, ma più di tutto esprimiamo la nostra diversità, in cooperazione con un numero enorme di altre diversità: diamo il nostro contributo fondamentale perché il mondo resti un posto meraviglioso in cui vivere.
di Carlo Petrini
Indicazioni pratiche sui latti vegetali

Questo articolo prende in rassegna le caratteristiche dei diversi tipi di latte vegetale: da quelli più utilizzati, come quello di soia o di riso, a quelli ancora poco utilizzati come quello di avena e mandorle.
L'articolo non ha però lo scopo di fornire una "classifica" dei diversi tipi di latte vegetale, perché personalmente sono convinta che ricercare la distinzione tra latte vegetale più simile o più diverso da quello vaccino sia fuorviante: la quantità di latte vaccino che dovrebbe essere presente in una dieta sana dovrebbe comunque essere limitata (max 2 porzioni, cioè 250 cc) e quindi le differenze tra i vari tipi di latte (vedi tabella nutrizionale) non sono tali da giustificare il ruolo nutrizionalmente più importante che si vuole conferire al latte vaccino rispetto ai vari tipi di latte vegetale.
Nessun tipo di latte, vegetale o animale, è nutrizionalmente indispensabile all'uomo (ad eccezione del latte materno per il lattante). In particolare, i nutrienti presenti nel latte vaccino (in primis il calcio) possono essere ottenuti in quantità adeguate da altri cibi (latte vegetale addizionato di calcio, altri cibi come tofu, verdura, legumi, frutta secca).
Dovrebbe consolidarsi quindi il concetto che il latte è un alimento non essenziale dopo lo svezzamento, e come tale va consumato: in piccole quantità, se gradito.
Tutti i tipi di latte vegetale possono essere utilizzati per una colazione tradizionale, e come alternativa al latte vaccino nella preparazione dei cibi e dei dolci. Come per il latte vaccino, il consumo dovrebbe essere moderato (125-250 cc al giorno). Sempre meglio consumarli al naturale, cercando di limitare i prodotti con aggiunta di sostanze aromatizzanti dolci. L'utilizzo di prodotti addizionati con calcio, vitamina D e vitamina B12 può risultare utile in caso sia ipotizzabile un limitato apporto con la dieta di questi nutrienti.
I vari tipi di latte vegetale sono ormai facilmente reperibili anche nei supermercati, ma vanno acquistati solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica. Le varie marche possono poi differire nel gusto e vanno quindi provate. Va perciò controllata l'etichetta, sia per verificare l'origine biologica del prodotto, che per valutare l'eventuale presenza di grassi aggiunti (solitamente assenti nel latte di soia e in quello di mandorle). E' preferibile poi scegliere le marche con minor contenuto di sale (sodio).
Tutti i tipi di latte vegetale possono però essere facilmente preparati in casa: se è necessario conservarli, possono essere riposti in frigo e agitati prima dell'uso, ottenendo oltre a un risparmio economico (che può essere notevole), un prodotto sicuramente più genuino.
I vari tipi di latte vegetale sono privi di colesterolo, lattosio e caseina. Costituiscono quindi una valida alternativa al latte vaccino anche in chi, non-vegetariano, ha problemi di intolleranza al lattosio, allergia alla caseina, allergie varie, infezioni respiratorie frequenti, e abbia fattori di rischio di arteriosclerosi, perché in essi i grassi animali contenuti nel latte vaccino sono presenti in quantità molto ridotte.
Da ultimo, nessun latte vegetale "comune" può sostituire le formulazioni vegetali per l'infanzia (a base di soia) nei bambini di età inferiore ad 1 anno, ma può comunque integrarle.
Latte di soia
Va premesso che tutti i prodotti a base di soia, e quindi anche il latte di soia, devono essere biologici, altrimenti è molto probabile possano contenere soia geneticamente modificata (OGM).
Il latte di soia costituisce una valida alternativa al latte vaccino, soprattutto in chi abbia fattori di rischio di arteriosclerosi, perché la soia riduce il colesterolo-LDL. Nei maschi avventisti che consumano latte di soia è stata riscontrata una ridotta incidenza di tumore della prostata. Per contro, l'effetto protettivo della soia nella prevenzione dei tumori femminili e dell'osteoporosi è ancora controverso.
Nutrizionalmente simile al latte vaccino, è il latte vegetale meno calorico e il più ricco di proteine: queste si trovano in quantità sovrapponibile a quella del latte vaccino e sono di buon valore biologico. Il latte di soia ha però un contenuto di grassi nettamente inferiore a quello del latte intero e di poco superiore a quello del latte parzialmente scremato. Si tratta prevalentemente di grassi poliinsaturi, compresi omega-3, mentre i grassi saturi sono molto ridotti. Esso inoltre contiene fibre, vitamine A, E, B, minerali: tra questi, il ferro è presente in quantità doppie rispetto al latte vaccino, mentre le preparazioni addizionate di calcio contengono un quantitativo di calcio paragonabile a quello del latte vaccino.
Il latte di soia può essere preparato in casa, o utilizzando le apposite macchine oppure artigianalmente, secondo la seguente ricetta:
• sciacquare i fagioli di soia gialla e metterli in ammollo in abbondante acqua per almeno dodici ore, poi sciacquarli e scolarli.
• Frullare con acqua, fino a ottenere un liquido uniforme e piuttosto denso.
• Far bollire questo liquido a fuoco basso per circa 20 minuti, mescolando ogni tanto.
• Filtrare attraverso un telo.
Latte di riso
Il latte di riso, ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. La minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell'ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito. E' per contro il latte meno grasso, contiene prevalentemente grassi poliinsaturi, nonché fibre, vitamina A, B, D, minerali.
Il latte di riso in commercio contiene sempre oli aggiunti, solitamente di girasole. Attenzione però alla presenza di olii vegetali non meglio specificati. Va pure controllato sull'etichetta che l'olio di girasole sia spremuto a freddo e di origine biologica.
Il latte di riso può essere preparato in casa artigianalmente, secondo la seguente ricetta:
• Far bollire in una pentola una parte di riso con 10 parti di acqua
• filtrare il tutto attraverso un telo o un colino
Latte di avena
Anche il latte di avena è una valida alternativa al latte vaccino, soprattutto in chi ha problemi di arteriosclerosi, perché l'avena riduce il colesterolo-LDL. E' un latte poco calorico e con un limitato contenuto di grassi, prevalentemente poliinsaturi, mentre contiene fibre, vitamina E e acido folico.
Ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. Come per il latte di riso, la minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell'ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito.
Il latte di avena in commercio contiene sempre oli aggiunti, solitamente di girasole. Attenzione però alla presenza di olii vegetali non meglio specificati. Va pure controllato sull'etichetta che l'olio di girasole sia spremuto a freddo e di origine biologica.
Per preparare in casa artigianalmente il latte di avena, ecco la ricetta:
• Mettere in un frullatore 1 parte di farina d'avena cotta in 2 parti di acqua fredda, aggiungere una banana matura e, a piacimento, 1 cucchiaino di vaniglia, 1 pizzico di sale (facoltativo), sciroppo d'acero.
• Frullare il tutto finemente
• Filtrare attraverso un telo
Latte di mandorle
Anche se questo latte dal gusto delizioso non può sostituire le formulazioni per l'infanzia (a base di soia) nei bambini di età inferiore ad 1 anno, può essere molto utile per integrare l'alimentazione del lattante e anche dopo lo svezzamento.
Pur potendo venire utilizzato per una colazione tradizionale, e come alternativa al latte nella preparazione dei cibi, esso costituisce anche un'alternativa all'assunzione di frutta secca, abitudine che dovrebbe far parte di ogni dieta sana. L'unico limite è quello legato alle calorie a al buon senso. Le mandorle sono infatti ricche di acidi grassi poliinsaturi, antiossidanti e calcio ed esercitano effetti positivi sulla salute cardiovascolare. La minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell'ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito.
Il latte di mandorle ha un contenuto di grassi intermedio tra latte vaccino intero e parzialmente scremato, ma si tratta ancora una volta di grassi prevalentemente poliinsaturi. Il contenuto di grassi saturi è limitato, mentre contiene fibre, vitamina E e minerali.
Anche il latte di mandorle può essere preparato in casa artigianalmente, secondo la seguente ricetta:
• Mettere a mollo per una notte le mandorle, poi scolarle e metterle in un frullatore assieme a 3 parti d´acqua
• Frullare fino ad ottenere un liquido denso bianco e polposo.
• Passarlo al colino, conservando il liquido ottenuto.
• Rimettere la polpa dentro il frullatore, aggiungere 1 parte di acqua, sciroppo di acero o di agave a piacimento, un pizzico di cannella e frullare di nuovo.
• Passare poi anche questo secondo "latte" al colino, aggiungendolo al primo.
Comparazione latte
(ove non diversamente specificato, si fa riferimento alle tabelle di composizione degli alimenti dell'INRAN, revisione 2000)
Vaccino
Intero UHT Vaccino
ps UHT Soia Soiaa
(Prova mel) Risob
(Valsoia)
con Ca e Vit D2 Avenac
(Vital nature) Mandorled
(Ecomil) Unità di
mis.
Energia kcal 63 46 32 36 70 47 51 kcal
Energia kJ 265 194 133 148 297 196 213 kJ
Proteine 3,3 3,2 2,9 3,7 0,3 1,35 1 g
Carboidrati 4,7 5,1 0,8 0,4 15 6,6 6,6 g
di cui Zuccheri 4,7 5,1 0,8 0,2 7 5,2 2,9 g
Amido 0 0 tr 0,2 8 1,4 3,7 g
Lattosio dm dm 0 0 0 0 0
Grassi 3,6 1,6 1,9 2,2 1 1,6 2,3 g
di cui Saturi 2,11 dm dm 0,4 0,1 0,28 0,6 g
Monoinsaturi 1,10 dm dm 0,5 0,3 dm 1,3 g
Poliinsaturi 0,12 dm dm 1,3 0,6 dm 0,4 g
Colesterolo 11 7 0 0 0 dm 0 mg
Fibra 0 0 tr 0,3 0,3 0,8 0,3 g
Sodio dm dm 0,032 dm 0,05 0,013 0,05 g
Ferro 0,2 0,1 0,4 dm dm dm mg
Calcio 120 120 13 dm 120 dm dm mg
Vitamina D2 dm dm dm dm 1,5 dm dm mcg
Note
a Parte dei nutrienti non è presente nelle tabelle INRAN, e si fa quindi riferimento anche a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Provamel)
b La composizione di questo latte non è analizzata nelle tabelle nutrizionali italiane e americane. Si fa quindi riferimento a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Valsoia).
c La composizione di questo latte non è analizzata nelle tabelle nutrizionali italiane e americane. Si fa quindi riferimento a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Vital Nature).
d La composizione di questo latte non è analizzata nelle tabelle nutrizionali italiane e americane. Si fa quindi riferimento a quanto dichiarato da uno dei principali produttori (Ecomil).
dm: dato mancante
tr: tracce
Tratto da:
Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, Il latte vegetale -
04 giugno 2008
Fonti di calcio

In alcune culture il consumo di latte è sconosciuto, e questi popoli tipicamente assumono una media di 175-475 milligrammi di calcio al giorno. Nonostante ciò, queste popolazioni evidenziano bassi tassi di osteoporosi. Molti ricercatori sostengono che l'esercizio fisico e altri fattori influenzino maggiormente la comparsa di osteoporosi di quanto non sia in grado di fare la sola quantità di calcio della dieta.
Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell'osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell'osso viene poi reintegrato con quello alimentare.
Il fabbisogno di calcio cambia nel corso del ciclo vitale (vedi Fabbisogno di calcio). Durante l'infanzia e l'adolescenza è estremamente importante garantire adeguate assunzioni di calcio. Fino ai 30 anni circa, le perdite di calcio sono generalmente inferiori alle quantità assunte. Dopo questa età, l'organismo entra in una situazione di "bilancio negativo del calcio", il che significa che le ossa iniziano a perdere più calcio di quello che riescono a fissare. Quando viene perso troppo calcio, le ossa diventano fragili od "osteoporotiche".
Il ritmo al quale il calcio viene perduto dipende, in parte, dal tipo e dalla quantità delle proteine della dieta e da alcune abitudini dello stile di vita.
Come ridurre le perdite di calcio:
Ecco i principali fattori che condizionano le perdite di calcio dall'organismo:
• Le diete ad elevato contenuto di proteine aumentano le perdite di calcio con le urine. Le proteine animali sono responsabili di perdite di calcio molto maggiori rispetto alle proteine vegetali.
• La caffeina aumenta le perdite di calcio con le urine.
• Le diete ricche di sodio aumentano le perdite di calcio con le urine.
• L'alcol inibisce l'assorbimento intestinale di calcio.
• Il boro può rallentare le perdite di calcio dall'osso.
• L'esercizio fisico rallenta la perdita di tessuto osseo ed è uno dei più importanti fattori per la salute dell'osso.
Le fonti di calcio
• L'esercizio fisico e una dieta a moderato contenuto di proteine aiutano a mantenere forti le ossa.
• Chi assume diete basate prevalentemente su cibi vegetali e conduce una vita attiva, probabilmente ha un fabbisogno di calcio inferiore a quello raccomandato. Il calcio è comunque un nutriente essenziale per tutti, ed è importante assumere regolarmente cibi ricchi di calcio.
• Le acque minerali ad elevato contenuto di calcio (oltre 300 mg/L) e povere di sodio (inferiore a 50 mg/L) costituiscono un'ottima fonte di calcio supplementare facilmente assimilabile. L'assunzione di 1.5-2 litri di acqua al giorno, preferibilmente fuori pasto, fornisce una quantità di calcio di almeno 450-600 mg.
Nella Tabella 1 è riportato il contenuto medio di calcio per 100 grammi di alimento. Basta uno sguardo veloce per capire quanto sia facile, con un po' di attenzione, assumere tutto il calcio necessario.
(tratto da "Impariamo a mangiare sano con i cibi vegetali", SSNV©2005)
Fabbisogno di calcio
Lattanti (6 mesi - 1 anno): 600 mg
Bambini 1-6 anni: 800 mg
Bambini 7-10 anni: 1000 mg
Ragazzi 11-17 anni, oppure in gestazione o allattamento: 1200 mg
Adulti 18-29 anni: 1000 mg
Uomini 30-59 anni: 800 mg
Uomini oltre i 60 anni: 1000 mg
Femmine 30-49 anni: 800 mg
Femmine oltre i 50 anni: 1200-1500mg
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Tabelle di Composizione degli Alimenti, aggiornamento 2000, ©INRAN 2000, EDRA.
Tabella 1: contenuto di calcio dei cibi
Alimento Calcio (mg)
Cereali
Latte di riso addizionato di calcio (Rys)* 130-120
Pane al malto, Grano saraceno, Crusca di frumento, Muesli, Pangrattato, Biscotti per l'infanzia 110-104
Croissants, Farina d'avena, Pane di segale, Cornflakes, Biscotti wafers, Germe di frumento 80-72
Riso parboiled crudo, Fette biscottate, Fiocchi d'avena 60-54
Farro, Farina d'orzo, Frumento tenero 43-35
Riso integrale crudo, Frumento duro, Farina di frumento integrale 32-28
Pane di tipo integrale, Riso brillato crudo, Pizza con pomodoro, Biscotti secchi, Pasta di semola cruda, Pane formato rosetta, Pizza bianca 25-20
Riso parboiled cotto, Farina di frumento tipo 0, Pane di tipo 0, Farina di frumento tipo 00, Miglio decorticato 19-17
Mais, Pane di tipo 00, Orzo perlato, Grissini 15-13
Legumi
Soia secca 257
Farina di soia 210
Tofu (Taifun)* 159
Ceci secchi crudi, Fagioli crudi, Fagioli Cannellini secchi crudi 142-132
Latte di soia addizionato con calcio (Provamel)* 120
Fagioli Borlotti secchi crudi, Tempeh**, Fave secche sgusciate crude 102-90
Ceci secchi cotti, Lenticchie secche crude, Fagiolini surgelati cotti 58-56
Piselli secchi, Fagioli Cannellini secchi, Fagioli Borlotti secchi cotti, Lupini ammollati, Piselli freschi crudi, Fagioli Borlotti freschi crudi, Ceci in scatola scolati 48-43
Piselli in scatola scolati, Fagioli Cannellini in scatola scolati, Fagioli dall'occhio secchi 42-37
Fagiolini freschi crudi, Fagioli Borlotti in scatola scolati, Lenticchie secche cotte, Lenticchie in scatola scolate 35-27
Fave fresche cotte, Fave fresche crude, Piselli surgelati 26-20
Verdura
Salvia 600
Pepe nero 430
Rosmarino 370
Tarassaco o dente di leone, Rughetta o rucola 316-309
Basilico, Prezzemolo, Menta 250-210
Spinaci surgelati, Foglie di rapa, Cicoria da taglio 170-150
Agretti, Bieta cotta, Radicchio verde 131-115
Broccoletti di rapa crudi, Cardi crudi, Indivia, Carciofi crudi 97-86
Spinaci crudi, Cicoria di campo cruda, Cavolo broccolo verde ramoso crudo 78-72
Bieta cruda, Cavolo cappuccio verde, Cavolo cappuccio rosso 67-60
Porri crudi, Lattuga a cappuccio, Sedano rapa, Cipolline crude, Cavoli di bruxelles crudi 54-51
Germogli di soia, Lattuga da taglio, Finocchi crudi, Lattuga, Cavolfiore crudo, Carote crude 48-44
Rape crude, Ravanelli, Fiori di zucca, Radicchio rosso 40-36
Sedano crudo, Patatine fritte in busta, Broccolo a testa crudo, Pomodori conserva, Vegetali misti surgelati (piselli, mais, carote, fagioli), Asparagi di campo crudi, Asparagi di bosco, Cipolle crude, Asparagi di serra, Tartufo nero, Funghi porcini, Zucchine crude, Barbabietole rosse crude, Zucca gialla 31-24
Peperoncini piccanti, Cicoria witloof o indivia belga, Peperoni, Funghi ovuli, Cetrioli, Passata di pomodori 18-16
Aglio, Melanzane crude, Pomodori da insalata, Patate, Succo di pomodori 14-10
Frutta fresca, seccata e frutta secca
Tahin di sesamo (Rapunzel)* 816
Mandorle dolci secche 240
Fichi secchi 186
Nocciole secche 150
Crema di nocciole (Rapunzel)*, Noci, Pistacchi 133-131
Albicocche disidratate, Noci secche 86-83
Uva secca, Olive da tavola conservate 78-70
Albicocche secche, Arachidi tostate, Olive verdi 67-64
Olive nere, Pesche disidratate, Prugne secche, Ciliege candite, Castagne secche 62-56
Arance, Lamponi, Pesche secche 49-48
Fichi, Mirtilli, Mele disidratate, Pinoli 43-40
Mora di rovo, Fragole, Mandarini, Clementine, Mandaranci, Castagne, Ciliege 36-30
Uva, Kiwi, Cocco essiccato 27-23
Pompelmo, Ananas, Albicocche, Nespole, Limoni 17-14
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Tabelle di Composizione degli Alimenti, aggiornamento 2000, ©INRAN 2000, EDRA.
01 giugno 2008
Nelle fantasie sessuali di uomini e donne

L'interpretazione dei sogni, che segna un po' la data di nascita della psicanalisi. Veramente, gli antichi se ne erano già interessati parecchio, a partire da quell'Artemidoro di Daldi che si era specializzato proprio nella interpretazione dei significati reconditi del sogno: posizione speculativa per la quale Cesare Musatti non ha esitato a parlare di "anticipazione" di taluni aspetti della teoria psicanalitica.
Molto si è scritto anche sulle zone d'ombra della sessualità, sia maschile che femminile, dopo che il rapporto Kinsey e il rapporto Hite hanno familiarizzato l'opinione pubblica americana - e, di conseguenza, mondiale - con la nozione di una regione di impulsi e desideri che non coincide perfettamente con la mappa della sessualità cosciente e, per così dire, dichiarata; che, anzi, non vi coincide affatto, dato che lascia intravedere una mole enorme di pulsioni e di pratiche sessuali che vivono nella zona grigia della semiclandestinità, non del tutto accettate dalla coscienza desta dell'Io e, tanto meno, dal giudizio della società.
Meno si sono occupati, gli psicologi contemporanei, di quella particolarissima zona oscura della vita psichica che si colloca al livello delle fantasie sessuali: veri e propri sogni intenzionali ad occhi aperti, che talvolta accompagnano e talvolta sostituiscono quella che dovrebbe essere, secondo l'autocoscienza dell'Io, la "normale" vita psichica, istintiva ed emozionale, legata alla sfera della vita sessuale.
Per la loro stessa natura, in realtà, le fantasie sessuali dell'uomo e della donna tendono a non coincidere con l'attività intenzionale della coscienza e, quindi, si accompagnano a uno sregolamento, per non dire a un sovvertimento, di tutti i punti fermi di questa, facendo emergere dimensioni profonde e insospettate della libido, associazioni morbose, inconfessabili pulsioni delle quali la vita psichica ordinaria poco sa e meno ancora vorrebbe sapere. Il più delle volte, le fantasie sessuali si accompagnano all'attività sessuale, sia essa consumata con un partner "reale" o, come nel caso della masturbazione, con un partner immaginario; il che significa che, in esse, la dimensione istintuale e "primitiva" può trovare libero sfogo non solo sul piano psichico (come avviene, di regola, nel sogno), ma anche su quello fisico, e viene portata al calor bianco dal contesto emozionale ed, eventualmente, affettivo, in cui trova lo sfogo e l'occasione di riversarsi nella luce, relativamente esplicita, della proiezione fantasmatica.
Molte persone si sentono tremendamente in colpa a causa delle proprie fantasie sessuali, e tuttavia non possono fare a meno di coltivarle; molte persone non potrebbero neanche immaginare la propria vita sessuale senza il supporto segreto offerto da esse, le quali realizzano il massimo della segretezza nel corso di un'attività - quella sessuale - che, in teoria, dovrebbe costituire il culmine della comunione fra l'Io e il Tu, anzi, addirittura la fusione (sia pure momentanea) fra l'Io e il Tu, sì da dar vita a un soggetto nuovo, inglobante la sfera fisica, emozionale, mentale ed - eventualmente - spirituale di quelli che erano due soggetti distinti.
Proprio questo paradosso - massima segretezza nella massima comunione - contribuisce a rendere così piccante la salsa delle fantasie sessuali e a provocare, da parte di coloro che le vivono, così brucianti sensi di colpa e intense reazioni di vergogna. Come confessare al proprio partner, infatti, che non era affatto lui, o lei, l'oggetto dei propri pensieri, nell'acme del desiderio e del piacere; oppure che, se lo era, il contesto immaginato era comunque tale da modificare radicalmente le coordinate del normale sentimento e del normale rapporto sessuale?
Vi sono persone, particolarmente portate alla facoltà immaginativa, che non potrebbero mai fare a meno di un contesto fantasmatico, oppure, peggio (o meglio?), di un oggetto fantasmatico ben diverso dal contesto e dall'oggetto sessuali esistenti nella "realtà", qualunque cosa si intenda comunemente con questo termine (perché anche il sogno e le stesse fantasie sessuali sono reali, eccome!).
Altre persone, invece, dicono di non averne alcuna necessità: ma possiamo prestar loro fede? In questo campo, la cultura del sospetto è d'obbligo: nonostante le pretese descrittivistiche della scienza moderna, è certo che tutto quel che sappiamo delle fantasie sessuali degli esseri umani, a cominciare dal fatto che esistono, proviene da ciò che essi raccontano in proposito, e non possediamo alcuno strumento per verificarlo sperimentalmente. Ora, sono proprio il meccanismo della colpa e l'insorgenza della vergogna a renderci consapevoli del fatto che i contenuti delle fantasie erotiche sono portatori una carica eversiva dirompente e, quindi, in un certo senso, che esse rappresentano un Io che non è affatto quello della coscienza ordinaria, ma un altro. A differenza dei piccoli "io" temporanei, tuttavia, dei quali parlavano studiosi come Gurdjieff (cfr. il nostro saggio L'uomo, secondo Gurdjieff, è una pluralità, e il suo nome è legione, consultabile sul sito di Arianna Editrice), l'Io misterioso che emerge nel corso delle fantasie sessuali è, sovente, un ospite fisso della coscienza e presenta una struttura che si direbbe dotata di carattere permanente.
Tanto è vero che, per molte persone, le fantasie sessuali sono sempre le stesse, e si dispiegano ogni volta come una sorta di filmato o proiezione mentale che ha, al tempo stesso, caratteri onirici e caratteri propri della coscienza desta.
In questo senso, si può dire che lo statuto ontologico delle fantasie erotiche, ambiguo per sua stessa natura, sembra costruito apposta per offrire all'individuo il massimo della gratificazione, mettendogli a disposizione tanto gli strumenti del sogno, quanto quelle della coscienza desta.
Ma che cosa dobbiamo pensare di questa zona, così oscura e scottante, della nostra vita psichica? Quale valore, quale significato dobbiamo attribuire ai contenuti delle nostre fantasie sessuali, e in quale misura dobbiamo ascoltarli ed, eventualmente, tentare di tradurli in realtà?
Al giorno d'oggi è particolarmente di moda, da parte di psicologi di riviste patinate e assidui frequentatori di salotti televisivi, esaltare indiscriminatamente tutti gli impulsi della libido e farne una bandiera di liberazione sessuale; e, quanto più sono scottanti e bollenti i contenuti delle fantasie sessuali, tanto meglio! Questo, a nostro avviso, è un modo di porsi davanti alla questione estremamente superficiale, che si colloca sullo stesso livello - anche se con una valenza di segno opposto - che era proprio ai moralisti del buon tempo andato, per i quali tutte le cose del sesso erano peccato, o quasi, e le fantasie sessuali costituivano il non plus ultra di ciò che è morboso, deviante e patologico.
Le nuove fantasie sessuali femminili (titolo originale: Women on Top, 1991; traduzione italiana di Anna Rusconi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1992), del quale tuttavia ci serviamo per poterne discutere i contenuti, riportandone alcuni passaggi tratti dal capitolo intitolato Donne con donne (pp. Succede, cioè, quello che capita ogni volta che i cultori della scienza "ufficiale" voltano la testa dall'altra parte, allorché si imbattono in qualche aspetto della realtà che non piace loro: il campo resta libero a coloro che non sono tanto interessati alla ricerca della verità, quanto a fare soldi scandalizzando i bravi borghesi, i quali non desiderano altro che essere scandalizzati. Al lavoro non l'ho mai fatto. Ai tempi dell'università, invece, mi animava uno spirito più avventuroso sia nei riguardi dei posti sia dei momenti, e nell'anno di psicologia ero diventata una vera e propria svergognata.
Il fatto che la masturbazione mi affascini tanto, me come altre persone, dipende da alcune esperienze maturate nell'adolescenza, esperienze a cui attingo tuttora come fonte delle mie fantasie. Le notti migliori erano quelle in cui faceva così caldo che tirava via anche il lenzuolo e giaceva nuda sotto la luce della luna. Notti del genere erano una vera agonia, per me, perché desideravo ardentemente guardarla ma avevo paura che se avessi aperto gli occhi lei mi avrebbe scoperta. Temevo anche che potesse cogliere i movimenti della mia mano sotto la pancia. L'ultima, più di tutte, ci sembra importante da un punto di vista filosofico: perché la dice lunga sulla inautenticità che caratterizza la vita di tante persone (sono milioni le donne e anche gli uomini che vivono situazioni analoghe), nonché sul carico di infelicità che gli esseri umani si portano dietro, mascherandolo dietro i fronzoli del successo professionale o familiare, della vita ordinata e tranquilla, del rispetto formale dei valori comunemente accettati.
Tutti sanno che nella magia nera vi è una componente sessuale intenzionale, ad es. nel cerimoniale delle messe nere, proprio per poter "catturare" le notevoli energie psichiche liberate nell'atto sessuale; e la stessa cosa vale per l'omicidio rituale, che quassi sempre, anche nelle cerimonie iniziatiche di molti popoli nativi, si svolge nel contesto di orge sessuali, e ciò per la medesima ragione (cfr. F. Lamendola, Sesso, omicidio e antropofagia nei culti della fertilità dei Marind-anim, sempre sul sito di Arianna Editrice). Ebbene, l'oggetto fantasmatico evocato nel corso delle fantasie erotiche, e accompagnato da una esplicita attività sessuale, in qualche modo finisce per diventare "reale", specialmente quando non è casuale e frutto di un gioco più o meno occasionale, ma il prodotto di una lunga elaborazione psichica e, pertanto, una presenza fissa nel campo coscienziale di una determinata persona. Nel caso citato sopra e riportato dalla Friday, tale presenza fissa era il "fantasma" di Uta per l'ormai adulta Natalie, che ne era rimasta letteralmente "stregata" (il termine non è casuale) alla tenera età di otto anni.
Lo spiritismo va ancora più in là ed ipotizza che sia possibile evocare a piacere delle persone defunte, parlare con esse e perfino avere con loro dei veri e propri rapporti sessuali. Nella cultura brasiliana, non solo le persone del popolo, ma anche molti membri delle classi colte credono fermamente che storie del genere possano avvenire, anzi, che avvengano quotidianamente. Considerato da questo punto di vista, il "gioco" delle fantasie sessuali non è poi tanto innocente (niente lo è, nella sfera affettiva e mentale della coscienza), nel senso che tende a evocare delle presenze che, forse, tenderanno a insediarsi permanentemente nella coscienza e potrebbero manifestare la tendenza a tiranneggiarla, imponendole le loro dinamiche ed i loro ardenti desideri. L'uomo della tecnica, sommamente ignorante delle proprie dinamiche interiori, si sta abituando a maneggiare cose che non conosce e delle quali non sa praticamente nulla. Non vogliamo qui tirare in ballo il concetto, caro alla Tradizione, della "contro-iniziazione", che corrisponde a un atto volontario della coscienza; ma è un fatto che stati di coscienza dissociati possono offrire un fertile terreno di coltura alla contro-iniziazione, aprendo la via a forme di possessione da parte di agenti infra-umani.
Ciò non toglie che l'equilibrio deve essere, e rimanere, la meta finale cui ciascuno dovrebbe tendere, senza rassegnarsi alla sofferenza e all'infelicità; esattamente come, nel campo della vita organica, l'obiettivo di ciascuno dovrebbe essere la salute, non la rassegnata convivenza con uno stato di parziale malattia, praticamente permanente.
In tal senso, si tratta di valutare, da parte di ciascuno, quale funzione svolgano le fantasie sessuali nella propria vita interiore ed esteriore. Chi può dire di avere raggiunto uno stato di gratificazione totale, nell'eterno tiro alla fune tra la realtà oggettiva e il mondo segreto dei desideri, dei sogni, delle aspirazioni profonde? E chi, dunque, può vantarsi di non aver bisogno di addivenire a una qualche forma di compromesso tra i due piani di realtà? In tale prospettiva, il ricorso alle fantasie sessuali può configurarsi come uno strumento importante per il raggiungimento di tale compromesso, in maniera da rendere accettabile la propria vita emozionale più profonda.
Questo pericolo è particolarmente pronunciato nel caso degli artisti e delle persone creative, dotate di una potente facoltà immaginativa. Ciascuno deve imparare a divenire un buon giudice di se stesso e valutare, sulla base della propria consapevolezza e della propria maturità, se le fantasie sessuali che coltiva possano fornirgli un aiuto per convivere con una realtà oggettiva non sempre soddisfacente, o se, al contrario, non rischino di diventare dei rimedi peggiori del male, aggravando il proprio livello di insoddisfazione, frustrazione e rimpianto. Le fantasie sessuali, infatti, quando divengono sistematiche e totalmente scollate rispetto alla vita vissuta, finiscono per generare il doppio effetto della dipendenza e del crescente distacco dalla vita vissuta di ogni giorno.
Nella vita reale, può succedere questa scena:
Non ho mai capito perchè le necessità sessuali degli uomini e delle donne sono così differenti fra loro...
Non avevo mai creduto a tutte quelle idiozie che le donne provengono da Venere e gli uomini da Marte.
Però ...
Una notte mia moglie ed io siamo andati a letto.
Abbiamo cominciato ad accarezzarci, massaggiarci, bacini etc, etc ... La questione è che io ero già pronto, ma proprio in quel momento lei mi dice: "Adesso non ne ho voglia, amore mio. Voglio solo che mi abbracci".
Ed io esclamo: "CHEEEEEEEEEEEEEEEEEEE???????????????”
Al che mi dice le parole magiche di tutte le donne: "Vedi? Non sai connetterti con le mie necessità emotive di donna!".
Che cazzate ... Il punto finale è che quella sera non ci sarebbe stata nessuna lotta. Ho messo a posto gli oli afrodisiaci, ho spento le candele, ho tolto il disco di Baglioni (in quei momenti funziona quasi sempre), ho spento lo stereo ed ho rimesso in frigo lo champagne.
Sono andato a farmi una doccia fredda per vedere se potevo calmare "la bestia" e mi sono messo a guardare Discovery Channel a tutto volume per non fare dormire la figlia di mia suocera ... Dopo un po' mi sono addormentato.
Il giorno dopo siamo andati al centro commerciale e mi sono messo a guardare orologi mentre lei si provava tre modelli carissimi di Armani. Come tutte le donne non sapeva decidersi, così le ho detto di prenderli tutti e tre. A questo punto mi ha detto che le sarebbero servite delle scarpe nuove da mettere con i nuovi vestiti, 350 euro al paio. Le ho detto che andava bene. Di lì siamo andati nella sezione casual dalla quale ha preso un piumino ed una borsa di Luis Vuitton. Era così emozionata! Credo pensasse che fossi diventato pazzo, ma ad ogni modo le ha prese lo stesso. Mi ha messo, quindi, alla prova chiedendomi un gonnellino corto da tennis. Non sa neanche correre, figuriamoci giocare a Tennis. E' rimasta scioccata quando le ho detto di comprare tutto ciò che voleva.
Era così eccitata sessualmente dopo tutto questo, ed ha cominciato a chiamarmi con tutti i nomignoli più affettuosi e stupidi che le donne usano. "Cucciolone mio", "Topolino amoroso" e così via.
Siamo andati alla cassa a pagare. E' stato qui che, essendoci solo una persona prima di noi, le ho detto: "No amore mio, credo che in questo momento non ho voglia di comprare tutto questo ...” Se aveste potuto vederle la faccia, diventò pallida quando le dissi: "Voglio solo che mi abbracci".
Sembrò quasi che stesse per svenire, le si è paralizzata la parte sinistra del corpo, le è venuto un tic nervoso all'occhio. A questo punto le dissi: "Lo vedi? Non sai connetterti con le mie necessità finanziarie di uomo" ...
fonti: lamendola ed altri
31 maggio 2008
Manipolazione sui farmaci

Le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". Scoppia così, con discrezione e senza tanto clamore lo "scandalo AIFA" , dalle derive allarmanti e preoccupanti, se si pensa che l’uso del farmaco sta divenendo sempre più comune e facilmente accessibile.
Con discrezione e senza tanto clamore da parte dei media, scoppia lo "scandalo AIFA" , che ha portato all’arresto di oltre sette dirigenti dell’ente pubblico per il controllo della commercializzazione dei farmaci. Le accuse sono di corruzione e concussione, mentre si fa strada la gravissima ipotesi di attentato alla salute pubblica, come grave conseguenza dell’autorizzazione alla messa in commercio di medicinali pericolosi per la vita dei cittadini.
Lo spettro delle responsabilità dell’Aifa sembra ampliarsi sempre di più, in considerazione dell’estrema delicatezza della sua funzione e delle implicazioni economiche connesse al mercato dei farmaci generici, nonché di quelli da banco e quelli specialistici. Infatti, le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". A tal fine sono stati manomessi i "bugiardini" omettendo delle controindicazioni per ottenere più facilmente la licenza di vendita, vendendo farmaci con etichette senza revisione.
L’inchiesta iniziale sulla "falsificazione dello studio di bio-equivalenza dei farmaci generici con la marca dal brevetto scaduto", si è giunti a casi di corruzione per accelerare o rallentare l’ iter di approvazione sul mercato di nuovi prodotti, nascondendo eventuali effetti pericolosi riscontrati durante la sperimentazione, per sfociare così nel "disastro colposo" per la messa in commercio di farmaci non perfetti. Nonostante la gravità dei fatti, tuttavia, il Ministero della Salute richiama alla calma e afferma che, in fin dei conti, "sono farmaci conosciuti, diffusi in tutto il mondo", e non vi sono reali rischi per i cittadini.
Un’affermazione avventata e incosciente considerando che tra i farmaci coinvolti vi sono comunissimi antibiotici e diuretici, sino agli psicofarmaci, antipertensivi e antiasmatici, gran parte di essi con brevetti scaduti e dunque che dovevano essere nuovamente sperimentati. Invece sono stati bypassati dall’Aifa con assoluta superficialità, basandosi spesso sugli studi di società che hanno svolto i test in Paesi esteri non soggetti ad alcuna normativa cautelare. Uno dei casi trapelato attraverso la stampa è quello del Minirin della Ferring, indicato per la enuresi notturna dei bambini, ma divenuto pericoloso dopo il decesso di un bimbo in Francia, senza che questo sia stato segnalato all’autorità in maniera tale da consentirne ancora la circolazione senza la revisione delle etichette. Un esempio questo che pone dei legittimi dubbi sia sulle attività di controllo, sia sulle modalità in cui lo Stato e le società farmaceutiche ci cautelano.
La semplice informazione dei foglietti illustrativi non può pretendere di preservare la salute del cittadini, che si può così ritenere cosciente di assumere "un veleno" per il semplice fatto che è riportato nella posologia e nelle controindicazioni. A questo occorre aggiungere l’aggravante che il nostro sistema sanitario, governato in tutto e per tutto da aziende farmaceutiche e chimiche, è totalmente basato sulla prescrizione di farmaci per ogni impercettibile sintomo che spesso ha natura biologica, ma ha cause psicologiche. La medicina moderna, dopo aver distrutto ogni genere di malattia di origine virale o batterica, si sta prevalentemente dedicando alla cura dei mali della "infelicità" e dello "stress" prescrivendo per ogni singolo sintomo la terapia che inesorabilmente ci trasforma in malati patologici o in dipendenti. Le derive sono allarmanti e preoccupanti, se si pensa che l’uso del farmaco sta divenendo sempre più comune e facilmente accessibile alle persone che "si sentono malate", e questo non solo grazie alle liberalizzazioni che consentono la vendita delle cosiddette "medicine da bando", ma anche in relazione alla manomissione degli studi e delle etichette, rilasciate proprio da organismi ed entità come l’Aifa.
E così diventano liberi da ogni prescrizione medica farmaci che contengono agenti cortisonici, anti-staminici, antipertensivi, grazie alla semplice riconversione della fascia e del rapporto costo-beneficio. È chiaro che l’introduzione dei farmaci da banco non costituisce certo una manovra economica che può danneggiare le società farmaceutiche, quanto il risultato di una strategia di marketing che consente di ampliare il mercato e di colpire anche strati della società più bassi. Queste infatti sono le più deboli e vulnerabili, soggetti alla dipendenza e alla tossicodipendenza da farmaci, in relazione ai loro gravi malesseri economici e sociali da cui si sentono oppressi. A questo punto, le Istituzioni non possono non lanciare un grave campanello di allarme sui mancati controlli da parte degli enti di sorveglianza, che rischiano così di creare nell’intero sistema dei gravi vuoti che avranno in futuro conseguenze devastanti. La manomissione delle licenze di vendita o delle procedure di certificazione porta al crollo dell’intero sistema di fiducia e di cooperazione, in quanto si va a compromettere tutti gli studi e i processi che si basano sulla veridicità di determinati controlli. Manca da sempre, d’altronde, una maggiore sorveglianza sui test e gli studi delle società farmaceutiche, lasciando poi che le Istituzioni si affidino solamente a delle semplici valutazioni statistiche per definire il rapporto costo-beneficio. Ovviamente, quello dell'Aifa è l'ennesimo scandalo o tangentopoli che magari consentirà il cambio dei dirigenti e dei soggetti al potere, ma non potrà certo scalfire il grandere potere dei giganti delle industrie farmaceutiche. Tuttavia, il più grande fallimento per la nostra società è il credere che una medicina possa costituire la soluzione ad ogni nostro problema, dettato invece da un sistema consumista e globalizzata che ha distrutto la natura umana con tutte le sue imperfezioni.
fonte:Etleboro
30 maggio 2008
Il colpo di Fulmine

Perché e, come avviene il colpo di fulmine? Sappiamo che a volte si innesca un meccanismo misterioso e fantastico. C'è un risvolto mistico in tutto questo.
Da sempre infatti amore e guerra sono andate di pari passo, in passato un re impotente o comunque che non poteva generare figli non poteva governare un paese, e gli stessi cavalieri e paladini erano screditati se avessero rifiutato di giacere nel letto di una fanciulla che glielo avesse chiesto. Ancora oggi questo legame tra guerra e amore e’ ricordato in molti detti popolari come il comunissimo “in amore ed in guerra tutto e’ permesso”.
L’energia “amorosa” , generata da una donna , puo’ rendere l’uomo invincibile e da qui la tradizione di una antichissima tecnica di combattimento chiamata appunto “Colpo di fulmine”.
Un interessante episodio da narrare in tal senso e’ quello di Cuchulainn, il mitico eroe d’Irlanda, il leggendario sovrano si trova dalla sua maga-iniziatrice Scatach quando una notte,la figlia della sacerdotessa, Uatach, innamorata dell’eroe decide di sedurlo andando a riposare nuda nello stesso letto. L’eroe infastidito all’inizio rifiuta la proposta ma ecco che la fanciulla , in cambio di una semplice notte d’amore promette al re di spiegare come ottenere dalla madre una terribile tecnica di combattimento che lo avrebbe reso invincibile.
Ancora una volta , dunque , e’ attraverso la donna che l’uomo diventa imbattibile e infatti solo dopo aver giaciuto con Uatach e poi successivamente con la stessa sacerdotessa Scatach che Cuchulainn ottiene il segreto della micidiale Scarica di Fulmine che lo renderà famoso in battaglia.
L’esempio del mitico re irlandese non e’ l’unico, questa strana tecnica di combattimento era conosciuta anche da Lug , Batraz e molte altre divinità celtiche che , a loro volta , l’avevano sempre appresa da una donna. Ricordi di questa magica arma fisico-spirituale li ritroviamo successivamente nella Materia di Bretagna, e in particolare in una delle prime versioni del “Lanzelot en Prose”, la storia di uno dei più famosi paladini della tavola rotonda, appunto Sir Lancellotto.
Anche il paladino arturiano è da sempre circondato da donne-maghe , da Viviana a Morgana, esseri fatati che gli insegnano l’arte della guerra, ma solo una donna speciale potrà rendere l’eroe invincibile e tutto nascerà da uno “sguardo” o come oggi lo definiremmo da un “colpo di fulmine”.
“…Colpito al suo arrivo dalla sua beltà, lei gli sembra incomparabile più splendida da vicino, ed egli le appare più alto e più forte. La regina prega Dio di far di lui un valoroso per la pienezza della bellezza di cui lo ha favorito…”
Questi versi del “Lanzelot en prose” descrivono perfettamente il colpo di fulmine dopo il quale il paladino diventa il cavaliere più forte del regno, ed e’ ancora una volta l’amor fulmineo a trasformarsi in arma e “folgore divina”.
Solo chi conosce la “donna” puo’ cosi’ esser un grande eroe, solo chi conosce l’ “amore” puo’ diventare invincibile come puo’ essere letto tra le righe di tutta la mitologia celtica alla quale la materia di Bretagna si rifa’, e cosi’ il figlio indomito di Cuchulainn , non conoscendo l’amore viene ucciso in battaglia dal proprio padre che, non riconoscendolo, lo sconfigge proprio con la tecnica del colpo di fulmine, stessa sorte toccherà a Galaad, figlio di Lancillotto. Infatti il cavaliere dal cuore puro e designato per l’arduo compito della cerca del Graal potrà portare a termine a differenza del padre proprio perché pudico, ma in realta’ sara’ proprio questa sua mancanza d’“amore” a decretare la sua fine , infatti perira’ fulminato dalla luce stessa della mistica coppa d’Amore!
Colui che non conosce la “scarica di fulmine” non potrà essere invincibile e nessun cavaliere potra’ mai conoscerla senza la propria donna, il tramite d’amore che permette il raggiungimento della mistica folgorazione il cui ricordo, ancora oggi, si conserva nella tipica espressione “colpo di fulmine.
28 maggio 2008
Biologia delle relazioni interpersonali

Il nostro cervello e la nostra mente sono plasmati continuamente dalle interazioni quotidiane, ancor di più dalle relazioni che producono apprendimenti significativi. Se il processo di comunicazione è descrivibile in chiave psicologica e umanistica, altrettanto importante appare la dimensione biologica. Abbiamo bisogno di vedere per credere, e le implicazioni biologiche di una relazione affettiva con una funzione stabilizzante sul tono dell’umore o di regolazione emotiva, come può realizzarsi in una psicoterapia, a livello di circuiti e centri cerebrali, cominciano ad essere svelate e confermate dalle immagini ottenute con le nuove tecniche di visualizzazione cerebrale.
E’ possibile dunque studiare la biologia della relazione e della psicoterapia, superando la visione storicamente dicotomica del rapporto mente-corpo e mente-cervello? “Molti sono rimasti sorpresi e colpiti a riguardo - afferma Massimo Biondi, direttore del Dipartimento di Scienze psichiatriche e Medicina psicologica dell’Università “La Sapienza” di Roma - in realtà questa non è una novità dal punto di vista concettuale, senz’altro lo è dal punto di vista della concreta visualizzazione degli effetti che una psicoterapia ha di fatto sul cervello. Vi è una serie crescente di evidenze che potrebbe suggerire come esista un comune principio organizzatore delle diverse terapie, farmacologiche e psicoterapiche, e una matrice finale comune di esse, sebbene attuate secondo metodi differenti”.
Dello stesso avviso Boris Cyrulnik, neuropsichiatra, direttore delle ricerche in etologia clinica all’Università di Toulon-Var, famoso in tutto il mondo per l’abilità di raccontare attraverso le storie ed i libri le sue teorie, in particolare la teoria della resilienza (le condizioni biologiche, affettive e culturali che modificano la recettività di un organismo, rendendolo capace di affrontare e superare situazioni fortemente problematiche): “Chi era riuscito a dominare le proprie emozioni con l’aiuto di uno psicoterapeuta o di un farmaco, ha imparato a dominare il proprio dolore, a poco a poco, parola dopo parola, affetto dopo affetto, molecola dopo molecola, e ciò ha diminuito il tasso di cortisolo evitando l’atrofia delle cellule ippocampiche. Agendo su qualsiasi punto del sistema relazionale, sulla cellula nervosa, sul modo di vedere le cose o sull’ambiente circostante, è possibile stimolare nuovamente la secrezione di BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor) che alimenta il cervello”. (Di carne e d’anima, Frassinelli).
Abituati a rappresentarci biologicamente i fenomeni mentali in termini di neuroni, sinapsi e molecole, può sembrare un paradosso avanzare l’ipotesi, sostenuta da Biondi in più occasioni, che “la terapia più biologica a livello fine neuronale, di plasticità molecolare, di rimodulazione di circuiti e reti neurali, non sia in realtà quella farmacologica, bensì la psicoterapia”. Siamo ancora in una fase sperimentale, condotta principalmente nel campo dei disturbi ansiosi e delle sindromi depressive.
A prescindere dalla relazione terapeutica, qualcosa di strutturalmente profondo può avvenire durante il periodo sensibile creato da un innamoramento. “Anche a livello biologico, la relazione amorosa offre una possibilità di metamorfosi o cambiamento di direzione - scrive Cyrulnik - l’intensità emozionale e le secrezioni ormonali hanno un effetto sul cervello che corrisponde ad una nuova sinaptizzazione, ovvero all’attivazione di vie neurologiche dapprima non coinvolte nel circuito sinaptico. Tutto è predisposto per agevolare una nuova impronta, una seconda possibilità, ossia quella di modificare le rappresentazioni negative di sé acquisite nel corso dell’infanzia per intraprendere un nuovo stile di socializzazione e ciò spiega la possibilità di resilienza offerta dall’amore”. (Parlare d’amore sull’orlo dell’abisso, Frassinelli).
di Rosalba Miceli
27 maggio 2008
Pesticidi nel piatto: il 47% della frutta è contaminata

Legambiente presenta il rapporto annuale sui residui chimici nell'ortofrutta E' ancora la frutta la regina dei fitofarmaci, più "inquinata" rispetto alle verdure.
pesticidi.jpgRimane ancora alta al 47,4% la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui, mentre continua a risultare meno problematica la verdura analizzata di cui risulta contaminata il 15,4%. Ad aumentare, in modo significativo e correlatamene all'aumento del numero dei controlli, è invece la contaminazione dei prodotti derivati, tra i quali olio e vino, di cui ben il 18,3% contiene uno o più principi attivi. Sono questi i risultati di Pesticidi nel piatto 2008, il dossier di Legambiente sulla presenza di residui chimici nell'ortofrutta, realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2007.
A presentarlo, questa mattina a Terra Futura, la mostra convegno alla Fortezza da Basso di Firenze, il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni, Francesco Panella, presidente UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani), Fausto Ferruzza, direttore di Legambiente Toscana, Michele Mazzetti e Roberto Gori, rispettivamente responsabile e direttore tecnico Arpat Toscana.
In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli (cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati) registra un lievissimo miglioramento, con l'1% dei campioni irregolari contro l'1,3 dello scorso anno, mentre sale leggermente la percentuale di campioni con uno o più residui passando al 28% dal 27,2 del 2007.
Un risultato che testimonia sicuramente una maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli nell'uso sempre più attento della chimica nel campo, alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un'agricoltura di qualità.
Tra i casi eclatanti, anche quest'anno come nel 2007, le mele che ormai sembrano rappresentare più il frutto della strega di Biancaneve che il famoso stratagemma per stare in salute e togliersi il medico di torno: solo il 38,8% è ancora esente da pesticidi, mentre il 26% dei campioni analizzati presenta un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e addirittura l'1,1% risulta irregolare.
Altri frutti poco "naturali" sembrano essere gli agrumi: su 746 campioni analizzati 14 risultano irregolari (1,9%), 386 regolari senza residuo (51,7%), 219 regolari con un residuo (29,4%) e ben 127 (pari al 17%) contaminati da più di un residuo. Oltre l'81,6% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 18% presenta uno o più residui e lo 0,3% è proprio irregolare.
Un segnale preoccupante arriva, invece, dalle analisi dei prodotti derivati, in cui si è registrato un aumento dei casi di contaminazione, particolarmente nei campioni di vino e olio.
Un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei prodotti tipici del made in Italy e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi di frutta e omogeneizzati. Nel dettaglio, i campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati analizzati nel corso del 2008 dai laboratori pubblici provinciali o regionali sono 10.048 con una diminuzione delle analisi effettuate pari al 4,2 % rispetto all'anno precedente.
Anche nel 2008, risulta molto vario il comportamento dei diversi laboratori rispetto al numero di analisi effettuate e ai principi attivi ricercati, con il Molise che si conferma "Maglia Nera" nazionale per non aver saputo ancora fornire i dati richiesti. "Il costante anche se lento miglioramento dei dati - ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - conferma la validità delle battaglie a favore di un'agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio.
Pur aumentando le evidenze scientifiche della gravità dei pesticidi sulla salute umana e ambientale non si è ancora provveduto a cambiare una legislazione ferma da trent'anni che non prevede ancora un limite alla somma di più residui nello stesso alimento, ignorando il principio di precauzione.
Continuano ad essere tollerate, infatti, concentrazioni singolarmente consentite di più principi attivi su uno stesso prodotto, con potenziali sinergie anche tra sostanze che, come il procimidone, il vinclozolin o il captano, l'Epa - l'americana Environmental protection agency - ha da tempo classificato come possibili o probabili cancerogeni". Va sottolineato, infatti, che la normativa vigente non considera ancora la questione del multiresiduo: la presenza contemporanea, entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto.
Così si continuano a registrare "campioni da record", prodotti considerati in regola ma che presentano contemporaneamente numerose concentrazioni di residui di fitofarmaci diversi, i cui effetti sulla salute e sull'ambiente andrebbero adeguatamente verificati. Ad aggiudicarsi il record quest'anno è un campione d'uva bianca proveniente dalla Sicilia che contiene ben 9 residui di pesticidi. 6 residui sono stati rilevati su un campione di uva nera siciliana e su 11 campioni di agrumi provenienti dalla Spagna e dalla Calabria analizzati nel Lazio.
Numerosi campioni di pere con oltre 5 principi attivi sono stati, poi, segnalati dall'Emilia Romagna, mentre una banana con 6 residui è stata segnalata dalla Lombardia, che registra anche una mela Golden con 5 principi attivi e due campioni di uva italiana con 6 e 5 residui.
Pesche contaminate da 5 diversi pesticidi sono state segnalate dai laboratori della Sardegna, mentre ancora dalla Sicilia vengono registrati casi eclatanti di pomodorini a grappolo di produzione locale con 8 e 7 residui contemporaneamente. Tra i derivati, invece, i campioni decisamente fuorilegge sono 6 (3 oli di oliva in Puglia, 2 in Lombardia e un vino sempre analizzato in Puglia), su 1.917 prodotti.
L'attenzione al tema della chimica in agricoltura deve rimanere alta e sollecitare la ricerca di nuovi e meno impattanti metodi di produzione. Va segnalato infatti, che anche quest'anno - e in misura ben più evidente e preoccupante del passato - si sono verificate le morie delle api e gli spopolamenti degli apiari in corrispondenza delle semine effettuate con semi conciati e con la dispersione di molecole neonicotinoidi nei campi.
A lanciare l'allarme sono state ancora una volta Legambiente e Unione nazionale associazioni apicoltori italiani che insieme hanno rivolto un appello al Governo per la sospensione immediata degli insetticidi killer, e per l'aggiornamento delle procedure di autorizzazione che tengano in ben altro conto l'impatto ambientale delle nuove e potentissime molecole tossiche persistenti nell'ambiente.
"La Francia - ha dichiarato Francesco Panella - da molti anni ha sospeso l'uso di queste molecole su tutte le colture visitate dalle api e dagli altri insetti impollinatori.
Qualche giorno fa è stata la volta della Germania. In Italia invece nonostante i ripetuti allarmi e le denunce di apicoltori e ambientalisti rischiamo che con la prossima semina si riproponga lo stesso disastro. Bisogna sospendere d'urgenza, sulla base del principio di precauzione, le autorizzazioni d'uso dei preparati a base di clothianidin, thiamethoxam, fipronil e imidacloprid e rivedere le procedure per una seria, trasparente valutazione pubblica dell'impatto ambientale dei prodotti chimici usati in agricoltura".
Tornando al rapporto, nel complesso, le analisi condotte sui prodotti derivanti da agricoltura biologica sono ancora molto esigue. Il totale dei campioni bio analizzati in Italia è inferiore a 400 prodotti, un dato molto scarso se paragonato agli oltre 10.048 campioni di agricoltura tradizionale. I dati relativi a queste analisi hanno perciò scarso valore statistico, soprattutto se si considera che 10 regioni su 15 fanno controlli su meno di 15 campioni.
I principi attivi più spesso riscontrati - sia nei campioni irregolari che in quelli regolari - sono Chlorpirifos, Procimidone, Captano, Carbofuran, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato, Ditiocarbammati, Endosulfan, Fenitrotion, Imazalil, Malathion, Metalaxil, Tiabendazolo.
www.greenplanet.net
25 maggio 2008
Falso allarme Vitamine

L' A.M.A. (American Medical Association) dichiara che le vitamine possono uccidere.
L'ultimo tentativo della medicina convenzionale per screditare gli integratori alimentari vitaminici si trova un uno studio molto discutibile pubblicato nel Journal of American Medical Association (JAMA) in cui si sostiene che le vitamine possono aumentare il rischio di morte.
Lo studio afferma di aver preso in esame una raccolta di ricerche su: Vitamina A, beta-carotene, Vitamina C, E e selenio, concludendo che la maggior parte di questi nutrienti sono veramente dannosi per la salute.
Ovviamente questo è uno studio effettuato da ricercatori della medicina convenzionale -un'industria che promuove come sani e sicuri composti chimici brevettati, nonostante molti farmaci approvati dalla FDA stiano uccidendo 100.000 Americani ogni anno (immagina il c..... trambusto se le vitamine uccidessero anche solo una piccolissima frazione di questo numero).
Per evitare di essere imbrogliati da una discutibile ricerca sulle "vitamine", dobbiamo attentamente considerare gli interessi finanziari degli autori di questa ricerca.
La rivista JAMA incassa ogni anno milioni di dollari di pubblicità dalle compagnie farmaceutiche.
L' A.M.A. da parte sua, ha a lungo operato per gettare discedito sulle medicine alternative, tanto da essere considerata poco credibile da chiunque abbia un minimo di familiarità con i rimedi naturali.
* Come falsificare uno studio sulle vitamine *
Falsificare uno studio sulle vitamine è estremenente facile. Basta utilizzare le forme di vitamine sintetiche ed evitare quelle naturali che sono ricavate dagli alimenti o dalle piante. Queste vitamine sintetiche sono a tutti gli effetti prodotti chimici industriali, possono essere chiamate "Vitamina E" o "Vitamina C" oppure "Vitamina A" ma non hanno nessuna somiglianza funzionale con le vere vitamine che troviamo in natura.
E' perlomeno curioso che nel mondo nessun ricercatore della medicina convenzionale abbia mai testato le vitamine naturali di ampio spettro, i nutrienti o i fitochimici come appaiono in natura. Il motivo è conosciuto: essi scoprirebbero un universo di medicine naturali che renderebbe obsleti molti medicinali brevettati.
Un secondo modo per falsificare una ricerca è semplicemente isolare i vari risultati che si vogliono inserire nelle analisi statistiche. E' un trucco comunemente usato da alcuni ricercatori disonesti che hanno l'obiettivo di screditare i rimedi naturali.
Per far questo eliminano precedenti studi che hanno dimostrato risultati positivi ed includono solo quelli che che hanno dato esiti negativi. Poi preparano un'analisi statistica su tutti gli studi che hanno raccolto e......sorpresa! Queste vitamine sono pericolose. Fra l'altro, molti degli studi sono stati condotti su pazienti terminali con aspettativa di vita di poche settimane, indipendentemente dai trattamenti cui venivano sottoposti.
Una terza via per distorcere la scienza è confondere la gente con "l'offuscamento statistico".
Per esempio, i rapporti su un particolare studio confondono il rischio assoluto con il rischio relativo. La Vitamina A, secondo i rapporti esaminati da questo studio, ha aumentato il rischio di mortalità del 16%.
Ma questo è un rischio relativo, significa che se una persona su 100 normalmente muore, allora 1,16 persone su 100 dovrebbero morire prendendo questa Vitamina A sintetica. In altre parole, non ci dovrebbe essere un ulteriore decesso su 100 o addirittura 1000 persone.
Invece, è curioso che quando i ricercatori della medicina convenzionale riportano risultati del rischio di mortalità per i loro farmaci con prescrizione medica, essi usano SEMPRE il rischio assoluto. Scrivono:" Questo farmaco ha aumentato il rischio dell'1 per cento". Ma quello che non dicono è che può esserci un buon 200% di rischio relativo di mortalità, in funzione della base di riferimento dei valori assoluti di mortalità.
Così, se solo 0,5 persone muoiono per, ad esempio, una malattia cardiaca durante un particolare studio, ma se 1,5 persone muoiono per aver preso un determinato farmaco durante lo studio, il rischio relativo diventa del 200% (1 in più rispetto a 0,5). Ma le riviste medico scientifiche e i principali giornali riportano che c'è stato solo "l'1 per cento di aumento".
Si riesce a vedere come funziona il giochetto?:
- Tutte le statistiche sui pericoli dei farmaci da prescrizione medica sono classificati secondo il RISCHIO ASSOLUTO per far apparire più piccoli i valori ottenuti.
- Tutte le statistiche sui pericoli delle vitamine (anche se sintetiche) sono classificati come RISCHIO RELATIVO per far apparire i valori più grandi (così tutte le vitamine o integratori appaiono pericolose).
E' in questo modo che la medicina convenzionale mente con le statistiche. Ed è solo uno dei tanti trucchi utilizzati per disinformare il pubblico sui reali pericoli dei farmaci o dei benefici dell'approccio nutrizionale.
Questa ricerca pubblicata dal JAMA ci fa comunque ricordare un punto importante: il composti chimici sintetici sono pericolosi per la salute. Se prendi "vitamine" economiche prodotte sinteticamente, stai facendo a te stesso più male che bene. Questi produttori di "vitamine" spesso appartengono alle stesse case farmaceutiche. Quindi, attenzione quando comperate vitamine o integratori alimentari nei supermercati o nelle farmacie.
Comunque, i ricercatori delle medicine convenzionali tentano di confondere la differenza fra "vitamine-spazzatura " e vitamine di qualità, classificandole tutte come integratori alimentari, senza tenere conto di come vengano realmente prodotti.
Così, screditando pochi composti chimici (anche le LORO vitamine), essi possono in effetti scoraggiare le masse dal prendere QUALSIASI vitamina o nutriente, inclusi quelli di buona qualità.
Questo è chiaramente il loro obiettivo: usare il P.I.D. (paura-incertezza-dubbio) per far allontanare i consumatori dall'uso degli integratori alimentari in modo che i pazienti si rivolgano solo ai farmaci sintetici che producono profitti miliardari alle case farmaceutiche. I farmaci le rendono ricche mentre le vitamine ed i nutrienti naturali sono dei concorrenti per le loro vendite.
Una volta compresi i motivi economici delle parti coinvolte, questo trucco della scienza-spazzatura diventa quasi ovvio: i promotori dei farmaci useranno sempre sporchi trucchi per screditare gli integratori nutrizionali perchè fare questo è nel loro interesse finanziario.
In ogni caso c'è un semplice modo per verificare che la ricerca del JAMA è un completo controsenso.
Basta chiedere a 100 persone che assumono diversi tipi di farmaci e confrontare la loro salute con quella di 100 persone che prendono vitamine e altri integratori alimentari. Non ci vorrà molto per indovinare chi è il più sano.
Per cui la domanda è ovvia: se le vitamine sono così pericolose, dove sono tutti questi morti fra i consumatori di integratori? E se i farmaci sono così sicuri e salutari, dove sono tutti questi pazienti super-sani?
Le persone più sane saranno proprio quelle che prendono integratori o che comunque seguono un'alimentazione sana ed equilibrata e che praticano regolarmente esercizio fisico......e che soprattutto evitano i farmaci.
* Perchè molti ricercatori della medicina convenzionale sono degli analfabeti in materia di nutrizione.*
La medicina occidentale tutt'ora non considera la nutrizione. Essi ritengono che gli effetti positivi sulla salute siano ottenuti tramite un singolo ed isolato composto chimico. Ma la nutrizione non funziona in questo modo. In natura, per esempio, la vitamina C non è un composto singolo, piuttosto una sinfonia di fitonutrienti complementari che funzionano in concerto. I ricercatori convenzionali quasi mai testano la medicina delle piante usando tutti i nutrienti in modo completo. Perchè? Perchè non applicano il concetto di sinergia nutrizionale.
Con la pubblicazione di questa ricerca, la distorsione della realtà sulla salute umana ora è completa. Secondo l'Associazione Medica Americana, le vitamine e gli integratori ci uccuderanno mentre i farmaci ci renderanno più sani...........
(M. Adams)
24 maggio 2008
RiminiWellness: una partecipazione







Toccato il record storico con la terza edizione di RiminiWellness, manifestazione organizzata da Rimini Fiera SpA al quartiere fieristico e sulla Riviera con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Rimini. L'evento, dedicato a fitness, benessere e sport, ha sancito la leadership in Italia per numero di visitatori certificati, di espositori, per il grande successo di pubblico presente agli eventi organizzati sul territorio e per l'attenzione mediatica. Ancora una volta, la manifestazione rappresenta la conferma di un binomio, Rimini e Wellness, imbattibile per esperienza organizzativa e vocazione del territorio.
Nei quattro giorni, record di pubblico con 130.029 visitatori: (+ 30% sul 2007).
Ecco alcuni numeri che hanno contribuito a determinare il successo di RiminiWellness 2008: 13 padiglioni, 330 aziende (tra dirette e rappresentate) oltre 150 mila metri quadrati occupati (di cui circa 90.000 indoor e 60.000 outdoor), la più estesa area acqua indoor mai realizzata prima con 300 mq di vasche, 27 palchi (2 pilates, 5 acqua, 2 ballo, 1 danza, 3 spinning, 12 fitness, 2 rowing), 1200 mq dedicati agli incontri business, 400 presenter, più di 1000 ore di lezioni, 5 eventi speciali oltre 100 eventi notturni.
Ho partecipato anche io, ma rimasto molto deluso dal settore alimentazione. Dirò di più, mi hanno dato un campione in omaggio che ho rilasciato in modo molto molto veloce. Non ho assimilato, ho rifiutato proprio. Forse un'allergia che devo ben valutare.
Il resto, è un evento e, tale rimane. Ognuno propone qualche novità, ma siamo ben lontani dai voli pindarici di pochi anni fa. Una fiera, quella del sorriso malinconico. Una serie di sguardi smarriti alla ricerca del benessere perduto. Una gran voglia di rivincita, prima che le ali vengono tarpate. Pensiamo a stare meglio, il resto, il futuro è un rebus. Da risolvere al più presto.
20 maggio 2008
Colazione per i bambini: un RITO importante

Abituare i propri figli a fare colazione spesso è una gran fatica. La mattina non si alzerebbero mai, il tempo sembra non bastare e la fretta fa da padrone. Sembra proprio difficile trovare il tempo da dedicare al primo pasto della giornata, che è il più importante per partire al meglio, come ci ricordano sempre i nutrizionisti.
Nell’ottica di sensibilizzare e rafforzare la famiglia verso un gesto mattutino di almeno 10 minuti, prosegue e si intensifica il progetto “Prima la colazione! 10 minuti mangiando sano” promosso da Kellogg’s, in partnership con SIO.
Ecco le 5 regole del “buon senso” per fare colazione insieme al tuo bambino suggerite dagli esperti di SIO e dai nutrizionisti di Kellogg’s
1. Il tempo da dedicare alla colazione va guadagnato assieme fin dalla sera prima:
fai capire a tuo figlio che è meglio non rimandare alla mattina tutte quelle operazioni che lo preparano ad affrontare la giornata. Fate assieme l’elenco delle cose da preparare prima di andare a dormire, ad esempio lo zaino con i libri e i quaderni, i vestiti che indosserà, la borsa della palestra.
2. La colazione è il momento in cui scrivere assieme l”agenda della giornata”:
al mattino si può ripercorrere insieme il programma della giornata e mettere a punto tutti gli appuntamenti che li aspettano durante la giornata.
3. Approfitta della colazione per confrontarti e risolvere le questioni della sera prima:
la notte porta consiglio e la mattina, una volta riposati, i problemi si possono affrontare più serenamente. Rimandare una discussione aiuta a prendere distanza dal problema e ad affrontarlo costruttivamente con i proprio figli.
4. Fai riscoprire il gusto di mangiare lentamente:
il cibo ha un sapore e una consistenza tutta da imparare a riconoscere. Insegna al tuo bambino il piacere di assaporare e sgranocchiare bene quello che si sta mangiando. Questo migliorerà la masticazione del cibo e quindi la digestione e l’assorbimento dei nutrienti.
5. Divertitevi a comporre la colazione “su misura”:
marmellata, yogurt, latte, frutta e cereali pronti sono alimenti sani, nutrienti e sempre vari. Provate composizioni diverse della colazione e giocate con il cibo: farete diventare la colazione un momento di divertimento.