14 luglio 2008

Una legge per comunità a chilometro zero.



Polenta e osei (polenta e selvaggina). Risi e bisi (riso e piselli). O ancora: baccalà alla vicentina e bigoli con la lugànega (spaghettoni con salsiccia). Sarà questo il prossimo menu delle mense scolastiche del Veneto? A dar retta a certi profeti del federalismo alimentare, già da settembre sulle tavole degli alunni da Verona a Treviso potrebbero comparire una serie di piatti tipici locali. In realtà lo scopo - e l' effetto - della nuova legge varata dalla regione Veneto (l' ex Pdl n. 225/2007 a breve comparirà sul Bollettino regionale) è ben più serio: la giunta del governatore Giancarlo Galan intende «promuovere il consumo di prodotti agricoli veneti nelle mense e sulle tavole dei ristoranti, in mercati e supermercati». In sostanza la nuova normativa stabilisce che - «a partire dalle cucine di scuole, ospedali e comunità alloggio» - si dovrà garantire che almeno il 50 per cento dei prodotti agricoli utilizzati per cucinare i pasti siano di origine veneta. Un' idea non nuova, ma che viene ora istituzionalizzata da un provvedimento legislativo. Nato, a onor del vero, da un sentito desiderio dei cittadini. La «legge dei bisi», come l' han ribattezzata, è figlia di un progetto di legge d' iniziativa popolare promosso da Coldiretti con 25 mila firme. Il Veneto si attesta dunque come prima Regione a regolamentare la questione dei consumi «a km zero», ovvero di prodotti che vengono coltivati vicino alle tavole dove li si mangia, evitando inutili rincari e i pesanti effetti ambientali dei trasporti via camion su lungo raggio. In questo caso si parla di 349 «prodotti tradizionali» individuati dalla Regione Veneto: dal radicchio di Chioggia all' asparago di Bassano, dall' Asiago al formaggio imbriago di Treviso al miele dei Colli Euganei. L' idea del federalismo alimentare lanciata da Venezia, dunque, è ben più di una boutade di sapore leghista: «È un' iniziativa meritoria, che intendiamo riproporre anche al centro-sud» commenta Massimo Gargano, presidente di Coldiretti Lazio, che ora organizza nella Capitale una cena di gala con menu a «km zero». Ma c' è chi preferisce non parlare di federalismo alimentare: «In realtà lo stesso tema della normativa veneta è oggetto di un progetto di legge - interviene Ermete Realacci, ministro per l' Ambiente nel governo ombra del Pd - che ho elaborato insieme a Coldiretti e già depositato alla Camera. Lo presenterò a settembre». Secondo l' ex leader di Legambiente «è giusto ci siano forme di agevolazione per il consumo di prodotti su scala locale». E la legge veneta è «iniziativa estremamente positiva che viene incontro ad almeno tre esigenze: garantire tracciabilità e qualità dei prodotti; risparmiare sulla bolletta energetica grazie ai minori trasporti; far risparmiare i consumatori, giacché questi prodotti arrivano sul mercato a prezzi più bassi». La riscoperta del mercato che si alimenta di prodotti locali sarà la nuova sfida del commercio agricolo. Ci ragionano, da un lustro, molte piccole amministrazioni, non solo del Veneto. In Toscana - dov' è in vigore una legge per favorire i mercati agricoli locali, ma non legata ai consumi nelle mense - un' azienda agricola di Lari (Pisa) rifornisce ogni settimana 1.200 famiglie del circondario. E a Terranuova Bracciolini (Arezzo), la mensa comunale prepara pasti con prodotti locali per tutte le scuole della zona. «La propensione delle istituzioni pubbliche ad agevolare questi consumi a km zero - riprende Realacci - è importante. La legge veneta e quella toscana sono da mutuare e copiare in tutta la penisola». Se i nostri figli mangeranno meglio a scuola, impareremo a far la spesa meglio anche noi. * * * La filosofia La spesa verde La spesa «a Km zero» privilegia prodotti che provengono da zone vicine a chi li compra. È più economica perché si evitano ricarichi e più ecologica, perché riduce i trasporti su camion Il primato Il Veneto è la prima Regione italiana ad aver regolamentato per legge i consumi a «Km 0» promuovendo l' uso di prodotti locali in mense, ristoranti, supermercati della Regione (nella foto, il logo di un locale che aderisce all' iniziativa) I promotori La cosiddetta «legge dei bisi» è nata da un progetto di legge di iniziativa popolare promosso da Coldiretti * * * Lo chef favorevole Alajmo: bene, vince la freschezza Massimiliano e Raffaele Alajmo, 34 e 40 anni, de Le Calandre di Rubano (Padova) vivono e cucinano in Veneto da sempre. Contenti della legge regionale? «Il Veneto ha la fortuna di avere una gran varietà di materie prime, non sarà un impegno così duro per chi cucina in regione trovare ingredienti locali. Se ne guadagna in freschezza. Sarà interessante». La norma vorrebbe il 30% di prodotti locali nei ristoranti... «Già lo facciamo. Tutto quel che troviamo localmente di buono e fresco lo acquistiamo: dai radicchi Chioggia, Treviso e Castelfranco agli asparagi bianchi». Un menu tutto «federalista»? «Ma no, siamo ambasciatori del gusto italiano: a Le Calandre proponiamo da sempre anche gli straordinari prodotti di varie altre regioni. E continueremo a farlo» E sulle mense dei vostri figli? «Alla scuola materna della più piccola c' è una cucina fornita dallo stesso fruttivendolo che rifornisce noi, il pane lo prendono al panificio comunale... la genuinità è già un valore qui: la legge regionale farà sì che lo diventi anche altrove». * * * Lo chef contrario Giangregorio: no, meglio contaminare Sebastiano Giangregorio, 38 anni, da sei mesi a Tokio per seguire il lancio del ristorante italiano «Grissini» non sposa in pieno l' idea della regione Veneto. «Ho una moglie coreana, sono di Modena e per me parmigiano e aceto balsamico sono legge. Ma conoscendo l' Oriente credo si debba pensare a contaminazioni misurate nelle mense scolastiche». Non vede bene il menu locale? «No, ci sono piatti della nostra cucina che possono guadagnare in sapore con l' utilizzo di alcuni prodotti dell' Asia. Che a volte esaltano le nostre ricette». Vorrebbe la «fusion» in mensa? «Mi spiego. Va bene insegnare nelle scuole a mangiare i prodotti locali, ma sarebbe giusto anche far conoscere ai ragazzi altre cucine alternative: anche regionali». Come dire che a Venezia manca la pummarola... «Esatto. Perché un ragazzo di Bolzano non deve poter gustare un sartù di riso napoletano o un timballo di anellini siciliano? Si può mediare proponendo alle scuole un menu alternativo una volta a settimana».

di Zanini Luca

11 luglio 2008

Gianna Nenna, sanvitese, vince veline del 08/07/08



Non si può certo dire che non sia avvezza allo show-biz, vanta persino una vittoria al concorso Fotomodella dell’anno 2006 e allora fu premiata dallo stilista Renato Balestra. In rete si trovano parecchie notizie riguardanti la velina bionda di questa sera: è nata a Leuven in Belgio dove i genitori si sono conosciuti e ha solo diciotto anni compiuti. Sin dall’età di quattro abita a S. Vito Chietino ma, attualmente abita a Milano dove svolge l’attività di modella e fotomodella. Come si suol dire, piove sul bagnato.

Ecco cosa ha dichiarato dopo la vittoria:

“Ho deciso di fare Veline perchè era un mio sogno nel cassetto, mi piace la danza tanto che da quando ho 14 anni frequento una scuola di latino-americano. Nel tempo libero adoro andare in palestra ma ho una grande passione per le moto, in particolare quelle da enduro. Il mio fidanzato poi fa il giornalista in questo campo e spesso mi porta a provare le moto con lui. Ho un fratello di 10 anni e una sorella di 20, ora la prima telefonata dopo la vittoria è a mia mamma che aspettava notizie di come fosse andata questa esperienza che per me è stata bellissima. Ho provato una grande emozione ed ero molto tesa, anche perché ero convinta che vincesse la numero 5.”

Ecco un'altra bella concittadina e,
auguri Gianna

10 luglio 2008

La salute è un puzzle composto da educazione alimentare, fisica e mentale



Fu il neuroendocrinologo Hans Selye a fornire, nel 1936, la prima definizione scientifica dello stress. Il termine era stato preso a prestito dall'ingegneria, che lo usava per indicare lo sforzo, la tensione cui veniva sottoposto un materiale. Selye concluse che "lo stress è la risposta strategica dell'organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, cui venga a esso sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso".

E’ bene chiarire subito che lo stress, di per sé, non rappresenta per l’organismo umano né un bene né un male. Anzi, senza stress non esisterebbe il genere umano. Infatti, anche se oggi è diventato un termine negativo, in sé lo stress è una risposta fisiologica normale e, nella storia dell’evoluzione della specie e in quella individuale, positiva. In parole più semplici, come Selye e altri studiosi hanno rilevato, lo stress è positivo quando è desiderato e ci fornisce la sensazione di dominare il proprio ambiente (ad esempio: durante una discesa a capofitto sugli sci); e la vitalità cresce al massimo. Viceversa lo stress è negativo quando è indesiderato, spiacevole e accompagnato da sensazioni d’insicurezza, disagio, soggezione ecc. Selye chiamò distress lo stress negativo, ovvero la sgradevole sensazione di malessere, disagio, insicurezza associata a uno spreco di energia da stress, ed eustress lo stress positivo sinonimo di vitalità e senso di sicurezza associati al massimo di efficacia dell’energia da stress.

La risposta di stress, definita dal Dr. Selye "General Adaptation Syndrome" (G.A.S.) ovvero ”sindrome generale di adattamento” è un insieme di reazioni che, scatenate dallo stimolo esterno o stressor cognitivo, hanno un’origine "alta", cioè nelle facoltà intellettuali (si percepisce, più o meno consapevolmente, un pericolo, una situazione sconosciuta o semplicemente un fastidio), e da lì la reazione a catena passa a coinvolgere le funzioni inferiori, a cominciare dal sistema nervoso autonomo e poi il sistema endocrino coinvolgendo una serie di ormoni che, a loro volta, agiscono su tutta la periferia dell’organismo, per esempio, favorendo la coagulazione del sangue e contraendo i vasi periferici. Gli elementi che consentono la risposta da stress sono il sistema nervoso, endocrino e immunitario.


Lo scopo di tutti gli adattamenti fisiologici alo stress è uno solo: mettere l’individuo nella migliore "condizione di combattimento o fuga" (approfondimento). Lo stress comporta quindi tensione muscolare e questa può bloccare lo stato di benessere. Il sistema muscolare costituisce un sistema ad alta priorità: quando è attivato, gli altri sistemi, come quelli responsabili della percezione delle sensazioni, dell'attenzione, delle attività cognitive ecc., sono in stato di relativo blocco, in quanto tale stato è legato istintivamente all'esecuzione di azioni importanti per la sopravvivenza, come la fuga, l'attacco, la ricerca del cibo, di un partner sessuale, del nido.

I ritmi della vita moderna inoltre impongono uno stato di distress cronico, e quindi onde cerebrali ad alta frequenza (beta), determinate contrazioni muscolari croniche, associato a un eccessivo utilizzo dei sensi esterocettivi vista e udito che porta a una graduale diminuizione del controllo sul nostro corpo (dispercezione corporea). Tutto ciò è in grado di creare tensioni inconsce, ovvero permanenti, oltre che a livello psichico, a danno di articolazioni, muscoli, tendini, postura, movimento ecc., come rilevato nelle cinque fasi del distress cronico descritte in seguito.

"La medicina dei prossimi anni difficilmente potrà fare a meno dei concetti della psiconeuroendocrinoimmunologia e delle dimostrazioni sempre più fitte sui rapporti che esistono tra cervello e organismo, tra mente e corpo, tra stress e modificazioni somatiche". Massimo Biondi (1997).
Successive ricerche di psicofisiologia e di psiconeuroimmunologia (PNI) hanno arricchito il concetto di stress, pur lasciandone intatto il significato.

Oggi sappiamo che la psicobiologia dello stress, nell'uomo come nell'animale, è più complessa di quanto si ritenesse in passato. Lo studio delle modificazioni somatiche collegate a processi emozionali (basandosi non più su congetture e modelli di tipo psicologico ma cercando di identificarne i precisi mediatori biologici) ha permesso di riconoscere con maggior precisione le basi cerebrali della reattività emozionale e le sue connessioni con la periferia dell'organismo.

In questa prospettiva generale il sistema immunitario può essere visto come un sistema biologico in grado di reagire e modificare la sua reattività non solo sulla base di meccanismi automatici interni geneticamente programmati, ma anche sulla base di stimoli esterni fisici, emozionali e psicosociali. L'insieme di queste nuove conoscenze rappresenta l'oggetto di studio della psiconeuroimmunologia (PNI) o, più correttamente, della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI).
Nel 1981, R. Ader pubblicò il volume "Psychoneuroimmunology" sancendo definitivamente la nascita dell'omonima disciplina.
L’implicazione fondamentale riguarda l’unitarietà dell’organismo umano, la sua unità psicobiologica non più postulata sulla base di convinzioni filosofiche o empirismi terapeutici, ma frutto della scoperta che comparti così diversi dell’organismo umano funzionano con le stesse sostanze.

Lo sviluppo delle moderne tecniche di indagini ha permesso di scoprire le molecole che, come le ha definite il famoso psichiatra P. Pancheri, costituiscono: “le parole, le frasi della comunicazione tra cervello e il resto del corpo”. Alla luce delle recenti scoperte, oggi sappiamo che queste molecole, definite neuropeptidi, vengono prodotte dai tre principali sistemi del nostro organismo (nervoso, endocrino e immunitario). Grazie ad esse, questi tre grandi sistemi comunicano, al pari di veri e propri networks, tra loro non in modo gerarchico ma, in realtà, in maniera bidirezionale e diffusa; formando, in sostanza, un vero e proprio network globale.
In realtà, le sempre crescenti scoperte su un altro fondamentale sistema per l'organismo umano, il sistema connettivo, impongono l'espansione dalla psiconeuroendocrinoimmunologia alla psiconeuroendocrinoconnettivoimmunologia (PNECI).

Gli effetti sgradevoli dello stress improduttivo e sprecato, i soli a cui in genere si fa riferimento parlando di stress, costituiscono quel moderno e molto diffuso malessere che Selye chiamò distress. Esempi di distress sono le condizioni che generano lo stato di preallarme ma non consentono di giungere a una risoluzione del conflitto: la perdita di un congiunto, la perdita del lavoro ecc.

Già nel 1986, un sondaggio pubblicato nella rivista medica americana “Prevention” accertò che i sintomi da stress negativo erano frequenti nell’89% della popolazione americana adulta, con periodicità settimanale nel 59% dei casi; queste percentuali indubbiamente alte appaiono oggi come caute e inferiori alla realtà. Nel 1983, un articolo apparso sulla rivista “Time”, rivelò che i farmaci più venduti in America settentrionale, dopo l’Aspirina e i tranquillanti Valium e Librium, erano il Tagamet, contro l’ulcera gastrica e l’Inderal, contro l’ipertensione arteriosa. Lo stesso articolo affermò inoltre che un quinto delle maggiori organizzazioni aziendali aveva già istituito per i propri dipendenti, speciali corsi di addestramento alla gestione dello stress. Da tali cifre, certamente aumentate negli ultimi decenni, risulta chiaro che lo stress è per molta gente un’esperienza negativa piuttosto che una fonte di energie salutari.

Gli studiosi del “Canadian Institute of Stress”, dopo aver eseguito un’analisi statistica su persone con sintomi tipici del distress a cui furono poste delle domande tratte da un questionario chiamato “Stress Inventory System” (inventario sistematico dello stress), hanno definito cinque fasi del distress cronico (stanchezza cronica, problemi interpersonali, turbe emotive, dolori cronici, patologie da stress):

1. Stanchezza cronica (fisica o mentale). Questa prima fase può cominciare con la necessità quotidiana di un forte sforzo ad alzarsi dal letto oltre che di una bevanda eccitante (caffè o tè) per svegliarsi. Poi si continua a cercare aiuto nella caffeina durante la giornata. Nel pomeriggio o verso sera comincia a prevalere una certa stanchezza e quando si rientra a casa, non si desidera altro che sdraiarsi. A questo punto si può cedere all’abitudine serale di bere alcolici per rilassarsi, riuscendo solo a stordirsi. Infatti, di notte si dorme poco o si dorme ma non si riposa. Di giorno in giorno, le crisi di stanchezza diventano più lunghe ed estenuanti, finchè una mattina ci si accorge di non avere neppure la forza di alzarsi dal letto.

2. Problemi interpersonali, autoisolamento. Con la seconda fase del distress hanno inizio i problemi nei rapporti con gli altri: si diventa sospettosi e ostili verso tutti, pronti alla lite. La capacità di autocontrollo diminuisce ogni giorno, mentre aumenta la facilità di adirarsi per motivi trascurabili o immaginari. Peggiorando le relazioni interpersonali, si perdono le possibilità di gratificazione e conforto legate ai buoni rapporti col prossimo. Si tende così a ridurre gradualmente gli incontri con le altre persone trascurando sia le amicizie più care sia i familiari; può succedere così che moglie e marito diventino due estranei pur continuando a vivere, loro malgrado, nella stessa abitazione. La tendenza a rinchiudersi in se stessi e all’isolamento dalla vita sociale cresce rapidamente, insieme con la stanchezza, che lascia appena le forze sufficienti per sopportare le giornate di lavoro; e ogni minima difficoltà diventa un problema insolubile.

3. Turbe emotive. Nella terza fase del distress diventa quasi costante l’irritabilità della fase precedente, ma l’aggressività è meno rivolta verso gli altri perché viene interiorizzata, coinvolgendo l’intero organismo. Si è quindi insicuri, confusi, incapaci di attuare scelte o prendere decisioni. I rapporti sociali continuano a deteriorare finchè l’incapacità di controllare le proprie emozioni diventa un problema grave e preoccupante. Si soffre per la mancanza di un equilibrio emotivo stabile, capendone ora l’importanza ma essendo costretti a subire un’alternanza di depressioni ed esaltazioni ingiustificate. L’instabilità emotiva condiziona fortemente l’efficienza nel lavoro provocando, secondo le variazioni d’umore, risultati alterni di ottima o pessima qualità. A causa del logoramento psicologico derivante, si finisce col perdere del tutto il controllo della propria vita, che sembra ora senza scopi precisi e governata dal caso. Anche i pochi affetti rimasti si esauriscono pian piano aggravando il senso di insoddisfazione.

4. Dolori cronici. La quarta fase è quella dei dolori fisici tramite i quali l’organismo suona il campanello d’allarme, denunciando con forza la necessità di uscire da una lunga fase di resistenza da stress e dal conseguente stato di ansietà cronica. Il primo sintomo fisico è la rigidità muscolare, specialmente nelle aree del collo, delle spalle, della parte inferiore della schiena e di tutto il viso. Non di rado di notte si tende a serrare le mascelle e talvolta a digrignare i denti nel sonno (bruxismo) quasi a voler scaricare la tensione interiore, col rischio di provocare o peggiorare le anomalie di posizione delle arcate dentali (malocclusioni) o di difetti nell’articolazione temporo-mandibolare (sindrome dell’articolazione temporo-mandibolare) con conseguente risentimento a livello posturale e quindi su tutto l’apparato muscolo-scheletrico. I tentativi di riposo prolungato, per esempio il sabato o la domenica mattina, nel tentativo di recuperare dopo una lunga e pesante settimana, sfociano spesso in emicranie o cefalee “da weekend”, tipiche del rilassamento muscolare troppo intenso e rapido, per l’improvviso ritorno del flusso normale nei vasi sanguinei della testa, dopo giorni di compressione forzata.

5. Patologie da stress. In questa ultima fase del distress si esce dal lungo periodo di resistenza per entrare nella variante cronica dell’esaurimento (si parla infatti di persone “esaurite”). I danni invisibili accumulati per lungo tempo nell’organismo si manifestano con malattie specifiche, in gran parte favorite dal progressivo indebolimento del sistema immunitario: raffreddori, influenze, ulcere, coliti, asma, ipertensione, vari difetti cardiovascolari ecc. Quando poi ci si rilassa, per una breve vacanza, avvengono nell’organismo rapidi cambiamenti, in particolare ormonali, in grado di causare effetti potenzialmente catastrofici.


Problematiche in cui è implicato lo Stress

Problemi nel prendere le decisioni giuste - Scarso rendimento nel lavoro - Difficoltà nelle relazioni interpersonali - Disturbi della memoria - Disturbi dell'attenzione - Disturbi della sfera sessuale - Depressione, ansia - Emicrania, cefalea muscolotensiva - Lombalgia, cervicalgia - Serramento mandibolare e digrignamento notturno (bruxismo) - Artrosi precoce - Dispercezione corporea - Colite spastica, stipsi - Ulcera gastrica e duodenale - Diabete, ipercolesterolemia - Invecchiamento precoce - Malattie cardiovascolari (ipertensione, tachicardia, extrasistole, infarto) - Genesi del cancro - Genesi delle malattia autoimmuni - Raffreddori e rinite allergica - Asma bronchiale, bronchite e respirazione non fisiologica, - Allergie varie - Malattie influenzali e persistenti febbricole - Acne, psoriasi - Cistite, uretrite, annessite, vaginite, stomatite, ecc. - Herpes labiale e Herpes genitale - Peritonismo - Insonnia e disturbi del sonno - Alterazioni della funzione visiva - Obesità e intolleranze alimentari.

Principali Sintomi da Stress

Nel Fisico
Tachicardia - Senso di oppressione al petto - Vertigini - Dolori muscolari - Serramento mandibolare e digrignamento notturno (bruxismo) - Cali della vista - colon irritabile - Senso di pienezza dopo il pasto - Nausea - Acidità e dolori di stomaco - Diminuzione del desiderio sessuale.

Nella Psiche
Depressione - Ansia - Apatia - Stanchezza cronica - Difficoltà di concentrazione - Perdita di memoria.

Nel Comportamento
Parlare in modo veloce spesso “mangiando” la parte terminale delle frasi - Fame eccessiva e nevrotica o inappetenza - Facile irritabilità - Iperattività - Insonnia o continua sonnolenza - Respirazione superficiale e accelerata.

In altre parole, è ormai scientificamente chiaro che il cervello, con le sue connessioni col sistema immunitario ed endocrino, può influenzare nel bene e nel male, l’equilibrio salute-malattia. Al tempo stesso, però, ciò che accade nella “periferia” del corpo può far sentire i suoi effetti dentro il cervello.

E’ evidente che l’approccio terapeutico può sfruttare questa possibilità di pluralità di ingressi alla “grande connessione”. Su questa base, infatti, gli interventi possono essere molteplici: tecniche psichiche, quali ad es. la PNL, tecniche di visualizzazione, educazione alimentare, tecniche di rilassamento e rieducazione respiratoria, quali il massaggio antistress, lo yoga e l'attività fisica moderata, quale la ginnastica posturale, rieducazione posturale, farmacoterapia, agopuntura ecc. Compito dell’intervento terapeutico è, naturalmente, quello di favorire il ripristino della comunicazione equilibrata tra i sistemi.

Dr. Giovanni Chetta

08 luglio 2008

Il vino rosso favorisce il piacere


Pare che il piacere sessuale possa essere favorito dall'assunzione di moderate dosi di vino rosso. Il prof. Andrea Ledda, durante il convegno Vino & Salute di Lanciano, annuncia questi risultati "Il vino rosso se bevuto nelle giuste dosi, 3 bicchieri al giorno, aumenta il piacere sessuale favorendo l’erezione e ritardando lievemente il riflesso eiaculatorio".
Dalla ricerca inoltre si è scoperto un altro vantaggio garantito da una non esagerata quantità della bevanda, cioè il vino rosso combatte l’andropausa e previene l’arteriosclerosi.
La prof.ssa Teresa Mazzei, presidente della Società Internazionale di Chemioterapia, ha anche sottolineato "come il vino bevuto con moderazione possa incidere nella prevenzione di alcune forme tumorali, come quella della mammella, della prostata e dei polmoni. Nonostante lo studio abbia ad oggi prodotto risultati certi solo nella sperimentazione conli animali gli indicatori sono tali da far pensare ad un applicazione simile anche negli uomini".
Durante il convegno è stata illustrata anche l’applicazione della nutrigenomica, la scienza che studia come il cibo riesca ad attivare nel DNA i geni che bloccano l'insorgere di certe patologie, suggerendo che una cucina semplice e che ritorni al passato nella preparazione e nella coltivazione dei prodotti, possa diventare un importante fattore di prevenzione.
fonte:italiasalute.it

06 luglio 2008

D'Annunzio e San Vito: la manifestazione



Il 5 luglio 2008 alle ore 18.30 in una sala polivalente poco attrezzata dal comune di S. Vito Chietino, si è svolto il battesimo del libro su D'annunzio nel suo periodo sanvitese estate del 1889. Il libro scritto da Alberto di Giovanni è stato presentato dalla studiosa locale Adelia Mancini, nella biblioteca di Marina di S. Vito, gremitissima nonostante l'afa, alla presenza del senatore Tommaso Coletti e dall'Avv. Panfilo di Silvio, rispettivamente
presidente e assessore alla Cultura dell'Amministrazione provinciale di Chieti, che ha patrocinato la manifestazione.

Lo scrittore Donato Sciarretta e i giornalisti Pina di Marco e Attilio Piccirilli hanno interpretato pagine del Trionfo e le lettere di D'Annunzio.
Vilma Campitelli, docente nel conservatorio di Teramo e prestigiosa flautista, ha completato l'atmosfera con intermezzi di arie tostiane-dannunziane.
Ha portato il saluto dell'amministrazione comunale l'assessore alla cultura Antonio Iarlori
Un bagno di folla e, di caldo che non hanno fermato i sanvitesi nel ripercorrere e rivivere con D’annunzio , i luoghi, la gente e l’amore. Un amore, che solo lui poteva rendere così grande, un grande amore da riportare San Vito al centro dell’Eden.

Tra gli intervenuti alla manifestazione:
onorevole Anna Nenna D'Antonio,
preside Francesco di Stefano,
dott Umberto Colangelo, primario neurologo e signora Maria,
Gianfranco Basterebbe, presidente Alesa,
avv. Gaetano Pedullà, presidente SASI e signora,
giornalista Vittorio Spadano,
avv. Nicola Frattura,
geom Giuseppe Pagliani,
dott. Teresa Giannantonio,
dott. Dina Verna,
dott. Porello Sebastiano,
dott. Paolucci Andrea,
dott. Sorrentino,
dott. Antonino Cocucci,
prof. Emilia Gammaraccio,
signora Delia e Roberta Marganelli,
dott. Giovanna Fontana,
preside Giovanni de Palma e signora Cleo,
prof. Toni Angelotti,
prof Annunziata Remossi,
preside Rosada Gabriele,
prof. Vito Moretti e signora,
dott. Cinzia Gianonatti e dott. Marco di Giovanni,
colonnello Franco Annecchini e signora Mary,
signora Eugenia Cupido,
signora Maria Comini,
sig. Ennio di Ienno,
signora Giuliana D'Alessandro,
ed alcuni miei amici.
il libro: la recensione







Acqua ed allergie


Volere e potere. Queste esperienze mettono in luce la consapevolezza del gesto quotidiano, seppur banale, ha uno fondamento molto logico che spesso ci sfugge.

Dopo 30 anni di rinite ed altre manifestazioni allergiche sono quasi totalmente guarito, ed è stato ... facile come bere un bicchier d'acqua!

Da circa un mese bevo due litri d’acqua al giorno, quando posso anche di più, ed ho aumentato leggermente la quantità di sale nelle bevande (a dire la verità ne consumavo pochino, quindi me lo posso anche permettere). Grazie alla segnalazione di Alessandro (di cui sotto riporto l’analoga esperienza) ho messo in pratica il consiglio riportato sul sito disinformazione.it e già dopo una settimana sono stato molto meglio.

Devo dire che pur essendo contrario all’uso di farmaci di sintesi, e pur conoscendo bene i pesanti effetti collaterali degli antistaminici, sono stato costretto negli ultimi due anni ad assumerli nei periodi di fioritura delle piante ai cui pollini sono allergico. Non potevo farne a meno, mi si chiudeva la gola, e poi raffreddore, sinusite, congiuntivite. E invece dopo una settimana di questa cura (miracolosamente semplice) sono riuscito ad andare avanti assumendo mezza pillola o un quarto di pillola al giorno; e dire che prima persino con una pillola intera di antistaminico in corpo stavo spesso malissimo.

Man mano che passa il tempo sembra che la cura funzioni sempre di più, adesso non assumo più antistaminici da una settimana. La mia guarigione a questo punto è quasi totale, ancora qualche strascico si fa sentire, ma sicuramente dopo quasi 30 anni che soffrivo di allergia, e dopo avere provato ogni sorta di cura (dai vaccini, ai cortisonici agli antistaminici prima, dall’omeopatia all’agopuntura dopo) quello che ho sperimentato sembra proprio un miracolo.

Non so se la rapida azione che questa cura ha avuto sul mio organismo dipende anche dal fatto che nel frattempo avevo tolto dalla mia dieta alcool, carne, pesce, latte, latticini, zucchero, cibi contenenti lievito di birra (come pane, pizza e focacce), thé, caffè, e soprattutto solanacee (peperoni, peperoncini, patate, melanzane, pomodori). Gli ultimi cibi sono allergizzanti in quanto contribuiscono ad aumentare il livello di istamina nel corpo (e quindi esplicano un’azione esattamente opposta a quella degli antistaminici), i primi favoriscono la parassitosi da candida albicans, un lievito le cui tossine possono essere causa dell’allergia e di tante altre malattie autoimmuni (psoriasi, sclerosi, lupus, neurodermite, etc.). Ma della cura di queste malattie parlerò in un prossimo articolo.

Fatto sta che la cura ha funzionato. Forse il processo di depurazione del corpo tramite la diuresi eliminando le tossine in circolazione avvia un processo di guarigione. Forse sono le tossine accumulatesi che scatenano la produzione di istamina in concomitanza col contatto con gli allergeni. Forse invece succede qualcos’altro. Fatto sta che la cura funziona, è pressoché gratuita e provare non può che fare bene. L’anno quasi non potevo uscire di casa, mentre negli ultimi tre giorni sono stato spesso all’aria aperta in campagna senza per questo avere grossi fastidi.

Per quanto riguarda il sale io ho qualche dubbio rispetto al fatto di aumentarne le dosi assunte. Se qualcuno vuole provare questa cura valuti il pro ed il contro dell’assunzione di un poco di sale i più, valuti se la sua pressione è alta o bassa e si regoli di conseguenza. In ogni caso consiglio di sostituire il cloruro di sodio (il sale comune) col sale marino integrale che potete trovare nei negozi di alimenti biologici, in erboristeria, nei negozi della catena “Un punto macrobiotico”; costa un pochino di più ma secondo me ne vale la pena. Del resto secondo la testimonianza di Alessandro (vedi qui sotto) si potrebbe aumentare l’assunzione di sale solo nelle prime settimane.

Per altro ho scoperto uno prodotto naturale per prevenire la rinite allergica: uno spray che ricopre le mucose nasali di uno strato di cellulosa ed impedisce il contatto con gli allergeni. Il prodotto si chiama Nasaleze e si può trovare nelle erboristerie (non tutte); Nasaleze è fabbricato dalla Kisska international Ltd, UK (Gran Bretagna) e distribuito in Italia da Prodotti Naturali S.r.l., via Britannia 54, Roma, gli oli essenziali di menta ed eucalipto per suffumigi/inalazioni/aerosol possono essere un valido aiuto specie per rinite e sinusite.

La testimonianza di Alessandro

Ho iniziato a soffrire di allergia e asma ai pollini (conifere, fiori di campo), polvere, fieno, graminacee ed anche peli di gatto da quando avevo circa 7 – 8 anni. Su consiglio del farmacista ho iniziato e prendere delle piccole pastiglie effervescenti di colore rosa-rossa, di cui non mi ricordo più il nome. Dopo un paio di anni, crescendo il peso del mio corpo, tali medicine (antistaminici) non erano più efficaci e sono dovuto passare ad altro: Teldane, Celestine AR, Reactine. Praticamente ho preso per circa 30 anni queste schifezze che se da un lato riducevano gli effetti fastidiosi dell’allergia, dall’altro mi sembrava di essere un automa: sonnolenza, stordimento, difficoltà di concentrazione, umore piatto…..pensavo di essere condannato a questa tortura per tutto il resto della vita. Poi ho provato un preparato omeopatico, e le cose andavano un pochino meglio.

La svolta per me è stata dopo aver letto quasi 2 anni fa quell´articolo sul sito disinformazione:

Ho iniziato a bere tanta acqua di rubinetto (sono fortunato, dove abito io c´è acqua buona), soprattutto la mattina appena alzato, e ad assumere piccole quantità di sale. Gli effetti non sono immediati e bisogna avere pazienza. Comunque già l’anno scorso, durante il periodo della fioritura, avevo preso solo un paio di pastiglie, rispetto alle scatole degli anni prima. Soldi e salute in miglioramento!

Ho continuato in modo più o meno regolare a bere acqua (il sale solo le prime settimane, ora non più); non sono guarito del tutto, ma penso di essermi ormai liberato dall’uso di antistaminici, di potermi gustare i profumi della primavera e di poter uscire di casa o viaggiare senza ansie o paure … mi sento rinato.

La testimonianza di albatross (che riporto qui nell'articolo dai commenti)

Io di acqua ne bevo parecchi litri al giorno. Non sapevo facesse bene all'allergia. Ne soffro anche io e anche io, molti anni fa, facevo uso di antistaminici. Ora non più, visto che i vantaggi erano davvero minimi.

La mia "cura" era una terapia d'urto: falciare prati e stare più possibile all'aria aperta. Dopo i primi due giorni d'inferno poi stavo meglio. Ormai non prendo più niente di niente di chimico (al massimo un'aspirina se proprio non posso farne a meno e non trovo altro).Quello che ho trovato aiutarmi di più è stato ascoltare un pochino meglio il mio corpo e capire di cosa aveva bisogno, evitando di assumere alimenti e bevande solo per abitudine, ma quando ne avevo davvero voglia.

Penso che questo sia molto importante: la consapevolezza del nostro corpo e la soddisfazione delle sue necessità fatta con amore e non come una cosa meccanica. Anche mangiare una fetta di pane (o una mela), se ci va di farlo, può nutrire non solo il corpo, ma anche lo spirito. E le due cose non sono mai disgiunte. Ricordarselo e esserne consapevoli secondo me è un'ottima medicina.

04 luglio 2008

Il passaggio dal mondo opaco della noia a quello luminoso della consapevolezza


A lungo ci siamo chiesti quale sia l'elemento che fa la differenza tra l'atmosfera fascinosa di certi sogni e quella piatta, banale, che caratterizza - nello stato di veglia - gran parte delle giornate cosiddette comuni.

Senza alcuna pretesa di farne una legge e con buona pace di psicologi e psicanalisti, siamo giunti alla conclusione che esso non consiste affatto nel diverso contenuto dei sogni rispetto a quello della vita desta ordinaria. A parte il fatto che molti sogni non vengono percepiti, mentre si sta sognando, né come interessanti, né come piacevoli, il fatto decisivo che ci ha condotti a una tale conclusione è che molti dei sogni che generano un più intenso benessere nel sognatore non presentano situazioni eccezionali o, comunque, fuori dell'ordinario. Non realizzano desideri più o meno proibiti; non soddisfano pulsioni represse o rimosse; non vengono a compensare frustrazioni e delusioni, addolcire amarezze, confortare scoraggiamenti e via dicendo. I loro contenuti sono assolutamente ordinari o si discostano solo di poco dalla normalità (relativamente al soggetto, s'intende); e invano vi si cercherebbe quella caratteristica soddisfazione dei bisogni o dei desideri della vita cosciente, che, secondo le teorie oggi più accreditate in materia, costituirebbe la vera e ultima ragion d'essere dell'attività onirica.

Premesso che è cosa un po' azzardata voler parlare del sogno, senza prima averne tentata una definizione - cosa che richiederebbe una trattazione a parte, se non altro per controbattere certi consolidatissimi luoghi comuni, ci quali ormai hanno acquisito lo statuto di veri e propri dogmi popolari -, riteniamo che il fascino strano e assolutamente indefinibile di certi sogni non risieda nel loro contenuto, ma nella loro tonalità emozionale. Vogliamo dire che la ragione per cui certi sogni ci procurano un intenso godimento, o, per dir meglio, un intenso coinvolgimento emotivo ed estetico, scaturisce dalla particolare, inusuale coloritura con cui la nostra coscienza li vive, nel momento stesso del sogno.

I luoghi, le cose e le situazioni possono discostarsi di poco, quanto ai contenuti, da quelli della vita cosiddetta reale (come se il sogno non fosse qualcosa di perfettamente reale); si tratta di luoghi, cose e situazioni possibili o, quanto meno, verosimili; eppure da essi si sprigiona un quid particolare, inesprimibile, che ha la particolarità di toccarci nel profondo. Quello che la nostra coscienza onirica percepisce - e che la coscienza desta rimpiange caldamente, al momento del risveglio - è un senso di aderenza ineffabile tra l'io e le cose; una brillantezza, una intensità, una pregnanza emotiva, per cui non ci troviamo a recitare la parte di semplici spettatori, ma ci sentiamo parte consapevole di un tutto vasto e armonioso.

Non c'è bisogno di tramonti da cartolina, di balconi fioriti o di altre immagini sdolcinate; una casa, una strada, un albero, sono quelli di sempre, o di poco differenti: quel che è cambiato, è la vibrazione dell'essere di cui noi e loro siamo manifestazioni. Il mondo opaco del tran tran quotidiano si è eclissato e al suo posto, caldo di vita e denso di partecipazione, è emerso un mondo tutto nuovo, misterioso, talvolta perfino inquietante, eppure - prodigio! - tale da esercitare su di noi, più forte di ogni inquietudine, un fascino irresistibile, coinvolgente, dolcissimo. È come se vedessimo il mondo per la prima volta - e ci accorgessimo che esso è, anche nei suoi aspetti più comuni, assolutamente straordinario.

Anzi, no: non come se lo vedessimo per la prima volta; piuttosto, come se lo vedessimo come lo vedevamo nella prima infanzia: con quello stupore, con quella freschezza e con quella ammirazione che formavano come un alone di luce intorno a ogni cosa. Non c'è, in realtà, un singolo momento in cui il bambino riceve la rivelazione del mondo per la prima volta; in effetti, egli lo percepisce a poco a poco, fin dal momento della nascita; meglio ancora, fin da quando comincia a udirlo e a intuirlo là, dentro il grembo materno. Eppure, nella prima infanzia - e, in parte, ancora per qualche altro anno - le cose appaiono nuove e, perciò, circonfuse di luce di bellezza.

Quando diciamo "bellezza", non parliamo di una ben precisa categoria estetica; intendiamo piuttosto l'attrazione irresistibile che promana dalle cose e che coinvolge in profondità lo stato d'animo di colui al quale esse si rivelano. Bellezza, quindi, come intima armonia; e, al tempo stesso, come fascino arcano e aurorale che lega le cose fra loro e alla coscienza che le percepisce e che ne fa l'esperienza integrale, al di là dei sensi ordinari.



Lasciamo perdere, in questa sede - perché ci porterebbe troppo lontano - se nel sogno non vi siano anche una dimensione preternaturale ed una soprannaturale. Della prima sono convinte certe filosofie orientali, e non solo orientali (pensiamo all'antroposofia di Rudolf Steiner), secondo le quali il corpo astrale può viaggiare, nel sogno, fino ai più lontani pianeti celesti, e poi tornare - mediante il filo d'argento - a contatto del proprio corpo fisico. Alla seconda credevano fermamente i popoli antichi (compresi greci, etruschi e romani) e tutti quelli di livello etnologico: per loro, nel sogno avveniva l'incontro con le divinità e con gli spiriti, i quali trasmettevano messaggi, profezie e particolari istruzioni al soggetto dormiente.

Lasciamo stare tutto ciò, e limitiamoci alla dimensione puramente naturale del sogno - l'unica ammessa dalla scienza occidentale moderna. Ebbene: lo stesso fascino, lo stesso coinvolgimento, lo stesso calore emozionale che possono destare in noi i sogni ordinari dei quali abbiamo detto poc'anzi, può caratterizzare giorni, ore ed istanti della nostra vita allo stato di veglia, contrapponendoli nettamente a giorni, ore ed istanti di realtà grigia ed opaca, di pesantezza e noia esistenziale, di squallore interiore.

S'intende che parliamo di giorni, ore ed istanti in senso figurato e non materiale: perché, in realtà, non si tratta per nulla di esperienze circoscrivibili in un tempo preciso, scandito dalle lancette dell'orologio. No di certo: si tratta di stati d'animo che sfuggono a ogni categorizzazione concettuale e dei quali è possibile fare esperienza, ma non già quantificarla ed esprimerla per mezzo del linguaggio ordinario; ma ai quali si può alludere, semmai, per mezzo del linguaggio poetico, nel senso più ampio del termine (musica, pittura e scultura incluse).

Nn si tratta di misticismo. La verità è che ciascuno di noi, indipendentemente dalla eventuale rielaborazione intellettuale che può farne a posteriori, sperimenta, nel corso di tutta la propria vita, queste due modalità della coscienza: quella opaca e quella luminosa. Nella modalità opaca, stanchezza e forza dell'abitudine prendono il sopravvento sul prodigio quotidiano dell'essere che si rivela, ottundono i nostri sensi e la nostra immaginazione e, alla lunga, producono sintomi di un disagio profondo, che i medici e gli psichiatri chiamano angoscia, nevrosi, depressione, esaurimento, in genere accompagnati da disturbi fisici di vario genere (ipertensione arteriosa, emicranie, insonnia, ulcere, emorroidi e così via).

Quando, invece, sperimentiamo la modalità luminosa della coscienza, il mondo ci appare vivido e infinitamente ricco e affascinante, come se ogni cosa fosse circonfusa da un alone di gloria e come se ogni singolo filo d'erba e ogni singola goccia di pioggia avessero uno speciale messaggio da comunicarci.

Vi sono degli individui infelici che, pur di evadere dalla modalità opaca della coscienza, ricorrono all'uso sistematico di droghe, cercando nell'assunzione di sostanze chimiche quel senso di incanto, di armonia e di benessere, che non riescono a raggiungere nella loro vita quotidiana, ma di cui avvertono dolorosamente l'estrema necessità. E, così facendo, riducono la propria forza di volontà e le proprie difese organiche, finendo per diventare schiavi di un rimedio peggiore del male, che non risolverà alcuno dei loro problemi, ma che li trasformerà in poveri esseri svuotati e tremebondi, alienati dal mondo circostante e da se stessi, prigionieri nel cerchio implacabile di una assuefazione degradante.



Quando noi incominciamo la giornata con un atteggiamento positivo, conciliante, benevolo ed aperto, siamo in prossimità di quella che abbiamo definito la modalità di coscienza luminosa,. Non bisogna, tuttavia, confondere tale concetto con quello di semplice entusiasmo, ottimismo o buon umore, benché questi possano esserne alcuni degli effetti. E la modalità luminosa non ha a che fare nemmeno con le prime ore del mattino, con il risveglio primaverile, con il sole dopo la pioggia e cose simili; né con circostanze particolari, quali la visita inattesa di un vecchio e caro amico, una soddisfazione professionale, un momento di intimità con la persona amata.

La modalità di coscienza luminosa non è il risultato di circostanze accidentali ed esterne, le quali, così come sono venute, possono dileguare; non è legata da un rapporto causale ad alcun evento specifico; e non è neppure il risultato di un buon carattere o di una buona digestione, benché tali fattori possano spianarle la via. In realtà, si tratta di una rivelazione che ha luogo nel bel mezzo della quotidianità, e deriva da una convergenza fra la disposizione al dono di sé da parte del soggetto, e una forza benevola sovra-umana, che può essere evocata con speciali tecniche di meditazione, con la preghiera, ma che, nella sua essenza, è misteriosa e giunge a noi sotto forma di dono gratuito e imperscrutabile.

Viceversa, la modalità di coscienza opaca è quella che deriva da una resa alla forza d'inerzia che insidia la bellezza e la freschezza della vita. Essa si nutre di rassegnazione, scetticismo e rancore, e spegne ogni forma di creatività e di espansione interiore, facendo valere le ragioni della routine, magari dopo averle ammantate di nobili ma pretestuose giustificazioni, quali il senso del dovere e della responsabilità, lo spirito di sacrificio, il sano realismo necessario nelle cose d'ogni giorno, e magari, specialmente nella odissea del rancore, il sentimento offeso della giustizia. Il risultato, comunque, è sempre lo stesso: un ottundimento coscienziale che fa scomparire ogni slancio generoso, ogni tensione verso l'armonia e la pienezza, e piomba l'individuo in un tunnel senz'aria e senza luce, popolato da creature spettrali e da malevoli fantasmi.



È nel nostro interesse, evidentemente, passare per quanto possibile da una modalità opaca della coscienza ad una modalità luminosa, anche se non esistono garanzie di successo indefinito o di permanenza inattaccabile nella seconda. La sensazione di incanto, di benessere e di felice consapevolezza ci rende più creativi, più disponibili, più pazienti, più tolleranti e più inclini a godere anche delle cose più semplici. Inoltre, la modalità luminosa purifica i nostri pensieri e i nostri desideri, ridimensiona le esagerate pretese del falso Ego, mette un freno alle nostre tendenze narcisiste nello stesso tempo che ci dona energie insospettate, lucidità di pensiero, intuizione delle convergenze e dell'armonia, capacità di ascolto quasi insospettate, gratitudine verso la vita e verso l'essere dal quale promana.

Non esistono tecniche specifiche per acquisirla, si tratta piuttosto di un abito mentale che discende da un insieme di buona volontà, meditazione, preghiera, azione disinteressata e benevolenza verso il mondo, nonché dall'intervento di quella poderosa forza extra umana alla quale abbiamo accennato in precedenza, e senza la quale potremmo fare ben poco. Possiamo, però, osservare e cercar di imparare dalle tre categorie di persone che più si avvicinano, nel loro approccio al reale, alla modalità luminosa: i bambini, gli artisti e i santi. Lo stupore infinito del bambino, la creatività inesausta dell'artista e l'abbandono totale del santo, in misura diversa e su piani di realtà ben distinti fra loro, presentano le caratteristiche più prossime ad essa.

Di queste, la più importante crediamo sia l'abbandono: perché il suo contrario, ossia l'attaccamento al falso Ego e alle cose del mondo, trasformate in strumenti del nostro piacere, è l'elemento che più di ogni altro preclude la strada verso la modalità luminosa e tende a rinchiuderci in quella opaca, grigia e rassegnata.

Forse per questo è stato detto che chi vorrà salvarsi ad ogni costo, finirà per perdersi; mentre chi sarà disposto a perdersi, alla fine sarà salvo.

In sostanza, una cosa sola manca alla bellezza assoluta del mondo: che l'occhio che lo contempla la sappia scorgere e apprezzare, divenendo più bello esso stesso, in un circuito virtuoso che non ha mai fine, sino a quando ogni cosa verrà reintegrata nella sua dimora originaria: la casa dell'Essere, della quale, per ora, ci è dato appena di intravedere qualche debole e confuso riflesso, come un bellissimo palazzo che si specchia in un torbido stagno.

Francesco Lamendola

03 luglio 2008

Vincere la battaglia ... sulla bilancia


Il sovrappeso è sempre stato uno dei problemi più comuni, sia per l’uomo che per la donna.
Con l’aumentare dell’età, l’ago della bilancia tende inevitabilmente a salire tanto che superati i 50 anni il 75% delle persone sono sovrappeso. Con l’invecchiamento la massa muscolare e l’acqua corporea si riducono mentre il tessuto adiposo aumenta. I tessuti perdono tono accentuando visivamente gli effetti della perdita di tessuto muscolare.
Questo sembra accadere indipendentemente dall’attenzione che si presta alla dieta e dal tempo che si dedica all’esercizio fisico, o almeno questi richiedono più attenzione e tempo di quanto richiedessero prima.
L’indispensabile punto di partenza è sempre capire quante calorie introduciamo e quante ne consumiamo, ma con l’invecchiamento questo può non essere sufficiente per trasformare completamente il nostro aspetto. Infatti, invecchiando assistiamo ad un declino di tutte le funzioni ormonali, delle quali alcune concorrono all’accumulo di tessuto adiposo.
Per trovare l’equilibrio ormonale che aiuta a mantenere stabile il peso, anche invecchiando – ovvero vincere la battaglia del peso una volta per tutte – bisogna capire da quale ormone proviene lo squilibrio ed assumere quegli alimenti che ne favoriscono il buon funzionamento.
Se il viso è più paffuto al mattino rispetto alla sera, le guance sono gonfie e formano pesanti borse sotto agli occhi soprattutto al mattino, è possibile un deficit di ormoni tiroidei.
Se invece il viso è gonfio e tondo in ogni sua parte, quasi a formare una cosidetta “luna piena”, potrebbero essere presenti un eccesso di cortisolo, (normalmente è utile a superare lo stress intenso e prolungato), oppure un deficit di ormone della crescita e testosterone, che rendono più suscettibili allo stress.
Una correzione di questi squilibri aiuterebbe a tonificare il corpo e a sgonfiare il viso, ma anche a calmare lo stato di iperstimolazione dovuta allo stress e restituire una visione della vita più serena e realistica. La buona notizia è che la correzione degli squilibri ormonali parte dalla corretta alimentazione, infatti, così come frutta e verdura stimolano la tiroide, i derivati del latte, i grassi e le diete iperproteiche ne riducono la funzionalità. Testosterone ed ormone della crescita sono invece stimolati dalle proteine, mentre il cortisolo per rimanere stabile richiede che l’assunzione di carboidrati, caffè ed alcool siano moderate.
Nelle donne, il seno allargato, magari aumentato di una taglia rispetto al termine dell’adolescenza o teso e dolente soprattutto prima delle mestruazioni è segno di ridotti livelli di progesterone, soprattutto in relazione alla quantità di estrogeni. Un deficit di progesterone protratto nel tempo, può manifestarsi come sindrome premestruale, con la zona periombelicale gonfia e dilatata, mestruazioni abbondanti e dolorose accompagnate da ansia ed irritabilità. Per favorire le funzioni del progesterone gli alimenti utili sono le proteine animali, provenienti soprattutto dalla carne sia rossa che bianca, e un adeguato apporto di grassi.
Negli uomini l’aumento del volume del seno può essere imputabile al semplice sovrappeso oppure essere segno di deficit di ormone della crescita e di testosterone. Questi due ormoni beneficiano dell’apporto proteico, sia esso da carne, pesce, uova mentre al contrario alcool e caffeina ne contrastano la secrezione.
Sia nell’uomo che nella donna la correzione di questi deficit ormonali aiuta a tonificare la massa muscolare e la pelle e sollevare il seno. Se il tessuto adiposo è concentrato attorno all’addome e l’ombelico è disteso, gli ormoni carenti possono essere il testosterone ed il DHEA. Per potenziare l’azione del DHEA bisognerebbe evitare la cottura eccessiva degli alimenti e dei grassi, evitare i formaggi ed aumentare l’apporto di proteine provenienti sia da carne che da pesce e uova.
Se i fianchi sono particolarmente arrotondati e pronunciati, se vi è una predilezione per i dolci e i carboidrati in genere, e se è presente la “sindrome dello yo-yo”, è probabile che vi sia una iperproduzione di insulina, della quale uno dei compiti è immagazzinare energia i cui depositi sono proprio l’addome e le anche. Un altro dei compiti dell’insulina è quello di consumare gli zuccheri introdotti con l’alimentazione: assumendo troppo zucchero (dolci, pasta, pane, bibite zuccherate e alcool) viene provocato il rilascio di insulina, la quale provoca ipoglicemia. L’unico modo per interrompere questo circolo vizioso è moderare il consumo di quei carboidrati che vengono rapidamente convertiti in zucchero (pasta, pane, cereali) e favorire invece le funzioni di quegli ormoni che aiutano l’organismo a mantenere costante l’insulina e spesso carenti nei soggetti sovrappeso : cortisolo, ormoni tiroidei, testosterone e ormone della crescita.
La presenza di cellulite (PEFS) è imputabile alla carenza di testosterone (sempre messo in relazione con la quantità di estrogeni) e di ormone della crescita. In questo caso una dieta mirata alla riduzione dei livelli di insulina, che ancora una volta prediliga il consumo di carboidrati sotto forma di frutta e verdura al posto di pane, pasta e dolci e di proteine animali come carne, pesce, uova, riesce a modificare la silhouette già nell’arco di qualche mese.
Caviglie e gambe gonfie, fianchi arrotondati, ritenzione idrica sono segni di possibile deficit tiroideo o anche solo di aldosterone, l’ormone che ritiene liquidi e sali, tanto che in quest’ultimo caso è sufficiente somministrare una dose adeguata di potassio.
Come si può evincere da questi esempi, deficit ormonali specifici necessitano strategie dietetiche differenti. Le proteine animali sono l’alimento chiave per la maggior parte degli ormoni, sebbene vi siano ormoni che per essere potenziati necessitano di carboidrati.
Ciò che è importante capire è che le nostre abitudini alimentari sono il primo potentissimo farmaco in grado di contrastare l’invecchiamento o al contrario di favorirlo, mentre la perdita di peso dovrebbe rappresentare solo il piacevole effetto collaterale di un equilibrio ormonale stabile.

Dott.ssa Elena Paglia

01 luglio 2008

I segreti di un'abbronzature perfetta


Il sole comincia a picchiare e le abbronzature cominciano a delinearsi. Quale sarà quella migliore? Mare o piscina, integrale o semi integrale? Come in tutte le cose, ci sono segreti più o meno importanti.

E' molto importante per prima cosa proteggersi adeguatamente dai raggi solari, indipendentemente dalla propria carnagione o che si sia già abbronzati o meno. La crema solare può essere scelta in base a vari fattori, come il fototipo, cioè la carnagione, il momento della giornata in cui ci si vuole esporre al sole, la presenza di superfici riflettenti come sabbia chiara, acqua o neve, e la zona, come la montagna, i tropici ecc. Ci si può far consigliare dal farmacista su quale gradazione di protezione scegliere. Il fattore di protezione della crema da un'indicazione di quanto tempo si può stare al sole senza scottarsi. Tuttavia, anche se si sceglie una crema molto potente è necessario utilizzarla nel modo giusto per non vanificare il suo effetto. Per prima cosa è necessario spalmarla almeno 30 minuti prima dell'esposizione, in modo che i principi attivi possano essere assorbiti dalla pelle ed esplicare al massimo la loro funzione. E' poi molto importante applicare nuovamente la protezione durante la giornata poichè la sudorazione, il bagno e la doccia riducono la sua efficacia.
Spalmare la crema con regolarità inoltre farà sì che la pelle sia sempre idratata e mantenga più a lungo l'abbronzatura.
Tra i vari prodotti di protezione solare vi sono crema, olio, latte, gel, spray e acqua solare. Di solito le creme e i gel sono indicati per il viso o per parti del corpo non estese, mentre gli altri tipi si possono usare per tutto il corpo. Gli oli hanno normalmente un basso fattore di protezione, danno lucentezza alla pelle e favoriscono la penetrazione delle radiazioni. Per queste ragioni sono indicati nelle ore meno assolate e quando non si ha la pelle chiara.
Quando si sceglie un prodotto protettivo infine è meglio optare per uno resistente all'acqua in modo che possa resistere anche se si suda molto o se si fanno molti bagni.
Oltre che con la scelta della protezione, una bella abbronzatura si ottiene seguendo alcuni accorgimenti.
E' opportuno innanzi tutto abituare la pelle al sole, esponendosi in modo graduale nei primi giorni di vacanza. L'abbronzatura dei primi giorni sparisce in poco tempo perchè è determinata dalla melanina presente negli strati superficiali della pelle. Dopo circa una settimana di esposizione si ottiene la classica abbronzatura duratura.
I momenti migliori per abbronzarsi sono al mattino fino alle 11 e nel tardo pomeriggio, evitanto le ore più calde. E' utile anche muoversi e girarsi spesso per ottenere un'esposizione più omogenea.
Importante è anche la dieta. Si devono scegliere gli alimenti ricchi di vitamine che garantiranno la giusta idratazione della pelle. Quindi da preferire la vitamina C, contenuta in kiwi, peperoni e agrumi, la E, uova e broccoli, e la A contenuta nei vegetali rossi e gialli. Gli integratori a base di betacarotene aiutano a donare alla pelle un colore dorato ma non proteggono dai raggi ultravioletti.
Gli autoabbronzanti possono essere utili per conferire un bel colore alla pelle quando ancora non si è abbronzati oppure al ritorno dalle vacanze per mantenere la tinta più a lungo. Tuttavia non forniscono alcuna protezione dai raggi ultravioletti.
Infine dopo una giornata al sole è opportuno spalmare un prodotto doposole che contribuirà a mantenere la pelle idratata ed elastica, per un'abbronzatura più longeva.

30 giugno 2008

La Nestlè fa spionaggio




Sembra preoccupato per le sorti dei paesi poveri del pianeta Peter Brabeck, presidente del consiglio d'amministrazione Nestlé: soprattutto di quelli africani. In un dibattito nato sulle pagine del Financial Times la scorsa settimana, Brabeck se la prende con i fautori dell'agricoltura biologica, mentre promuove gli ogm, «una delle tecnologie più sicure che si siano mai viste». Cita l'esempio degli Stati uniti, dove «li mangiano da decenni» e puntualizza che «è una tecnologia anche più sicura dei prodotti biologici, ambientali e di tutto ciò che è di moda in Europa». Insomma, secondo il Brabeck pensiero, «non si può nutrire il pianeta senza organismi geneticamente modificati». Amen.
Il presidente del cda di Nestlè non ha usato la stessa enfasi però per spiegare perché, per più di un anno, un'agente della Securitas (il numero uno in Svizzera della sorveglianza privata) ha spiato - per suo conto - un gruppo di militanti di Attac Vaud, operazione di cui la polizia era al corrente e che rende ancora più inquietante tutta la storia. Il fatto risale al 2003 ma è venuta fuori solo il 12 giugno scorso, grazie ai giornalisti della televisione della Svizzera francese, che nella trasmissione «Temps Présent» hanno ricostruito il caso. Secondo la ricostruzione, al centro dell'interesse del gigante agroalimentare svizzero verso la ong c'era la preparazione di un libro-denuncia, cui stavano lavorando sette attivisti della sezione vodese di Attac. Nel libro, dal titolo «Attac contre l'empire Nestlé» (Attac contro l'impero Nestlé) si parla della politica Nestlé sugli ogm e della privatizzazione di un bene pubblico come l'acqua, e anche di un tema sensibile come la lotta dei sindacalisti attivi in stabilimenti Nestlé in paesi dove sono quasi assenti i diritti fondamentali.
Un'indagine meticolosa, un atto d'accusa. Secondo quanto raccontato dalla Tsr, Securitas - per conto della Nestlé - infiltra in Attac un'agente, che si fa chiamare Sara Meylan. Lei partecipa alle varie riunioni di preparazione del libro e guadagna la fiducia dei sette ricercatori, al punto di essere invitata nelle loro case, di aver accesso a una lista mail interna al gruppo Attac (non solo svizzero) e a molte altre informazioni. Dopo la pubblicazione del libro, la donna scompare facendo perdere le sue tracce. Che fosse una spia però Attac lo scopre solo con la famosa trasmissione televisiva. E il 13 presenta una denuncia penale e civile contro ignoti.
Nestlé, in un comunicato, nicchia sui contenuti della trasmissione, mentre conferma di aver preso solo «misure appropriate» in occasione del G8 «in stretta collaborazione con la Securitas e la polizia cantonale vodese»: il G8 però si è svolto a Evian nel giugno 2003, mentre la ricerca sul libro è cominciata solo nell'autunno seguente e lo spionaggio di Attac è continuato fino al dicembre 2004. Tutto, aggiunge Nestlè, si sarebbe svolto «nel rispetto rigoroso della legge». Dura la replica di Attac: «Giudichiamo rivoltanti questi comportamenti che irridono i principi di libertà di parola e i diritti democratici fondamentali. E siamo particolarmente colpiti dal fatto che questa attività di spionaggio abbia avuto luogo sotto gli occhi della polizia cantonale del Vaud».
La presidente onorario di Attac, Susan George, che aveva scritto la prefazione per quel dossier sulla Nestlé, chiede che la multinazionale sia perseguita penalmente.
di Patrizia Cortellessa

27 giugno 2008

Shopping:E' la truffa del secolo operata dal marketing


L’autore statunitense Benjamin Barber spiega perché fare acquisti ha smesso di essere una faccenda domestica ed è divenuto un’occasione di divertimento fuori casa

La follia del consumismo crescente mentre le risorse sono sempre più scarse non sortisce effetto su nessuno, meno che mai su chi si occupa di marketing. Anzi, avendo un disperato bisogno di ottenere profitti, imprenditori ed esperti di marketing stanno prendendo di mira bambini molto piccoli, comperando la loro fedeltà sin quasi dalla nascita, e rendendo infantili gli adulti, per impedire loro di prendere decisioni razionali su quello che comprano. In questo modo, adulti e bambini saranno attratti dallo stesso prodotto, e lo compreranno per quasi tutta la loro vita, intrappolati in un ciclo di consumo “alla Peter Pan”, costruito dai grandi capi dei marchi.

Per molti, lo shopping si è trasformato da lavoro domestico in ricerca di piacere già molto tempo fa. Vi dovrete dare molto da fare per trovare un consumatore britannico che, almeno una volta, non sia uscito in strada con l’intenzione di trovare qualcosa che voleva comperare, anziché con quella di comperare qualcosa di cui aveva bisogno. Questo comportamento è in antitesi non solo con quello dei consumatori nei paesi in via di sviluppo, ma anche con quello dell’Europa e degli Stati Uniti di soli 60 anni fa.

È impossibile stabilire il momento esatto in cui una vita basata sulla sobrietà – condotta dalla maggioranza delle persone fino agli anni ’50 del secolo scorso – si è evoluta in una piena di comfort, prima di scivolare in un eccesso assurdo, ammette Benjamin Barber, autore del best-seller Jihad Vs. McWorld. Il suo nuovo libro, Consumed, affronta il tema del consumismo eccessivo ed ossessivo. Questa tendenza, secondo le previsioni di Barber, sta conducendo le società democratiche ad una morte anticipata.

"Mi ha impressionato il fatto che molto di ciò di cui è costituito il McWorld è superfluo", afferma a proposito dell’ispirazione che lo ha condotto ad analizzare questo iper-consumismo, che raggiunge il suo apice nel paese di Barber, gli Stati Uniti. “Una quantità tremenda di prodotti non sono necessari, sia che si tratti di cibo fast food o di gadget o di giochi", spiega. "Non posso dirvi dove sia il punto di svolta, ma ci siamo vicini".

Dal momento che i bisogni umani fisiologici – cibo, riparo, abbigliamento – sono stati soddisfatti dalla maggior parte delle persone nel mondo sviluppato, i professionisti del marketing stanno spremendo le loro meningi per reinventare e ricreare beni, con l’obiettivo di vendere un maggior numero di cose.

Barber non è certamente il primo ad attirare l’attenzione sul fatto che i consumatori sono molto spesso attratti dall’immagine di un prodotto, piuttosto che dalla sua funzione, e che otterremmo tutti dei benefici dal consumare meno. Tuttavia, egli fa un passo avanti, incolpando l’iper-consumismo dell’attuale crisi economica. Egli inoltre crede che al movimento anti-consumismo manchino i mezzi per affrontare il problema. “Amo il movimento anti-consumista d’indole naturale, ma esso rischia di trasformare questi temi in problemi di una minoranza”, dice.

I consumi sono fuori controllo non solo nei negozi. Barber utilizza come esempio il guardare la televisione: non c’è niente di male nel prendere in mano il telecomando dopo una lunga giornata di lavoro, sostiene. Ma 60 ore – il tempo che un americano medio trascorre davanti alla televisione ogni settimana – sono fin troppe. "È un po’ come la pornografia", afferma Barber.

Guardare la televisione è solo una parte del problema. Quello che scegliamo di guardare è cambiato considerevolmente nel corso degli anni e ora assomiglia ad una poltiglia omogenea dai contenuti facili volta a suscitare l’interesse in egual misura di bambini ed adulti. Il sottotitolo del libro di Barber è “Come il mercato corrompe i bambini, rende infantili gli adulti e ingoia tutti i cittadini”. I commentatori stanno documentando da qualche anno a questa parte la crescita di adulti-ragazzini che guidano il motorino e vanno in giro con l’iPod, ma, secondo Barber, il fatto che i quarantenni di oggi siano i nuovi ventenni non significa che le persone conservano per più tempo la loro giovinezza e la loro energia, bensì che esse non stanno crescendo per nulla. Per quale ragione accade ciò? Perché gli esperti di marketing, i quali hanno un disperato bisogno di profitti immediati, tirano al risparmio trattando senza distinzioni i gusti e i prodotti di bambini ed adulti, anziché costruire un mercato sostenibile. Quindi ciò nello stesso tempo riduce la diversità e minaccia di eliminare la possibilità di scelta.

Il successo di film come Shrek e Spider-Man, adatti a tutte le età, lo dimostra. "Se volete vedere il futuro della Gran Bretagna, non guardate cosa acquistano i quarantenni, prestate attenzione a quello che comprano e guardano i quindicenni, nonché ai loro gusti musicali", predice Barber. A chiunque si sia seduto vicino ad un gruppo di ragazzine intente ad ascoltare a tutto volume le Pussycat Dolls sui loro cellulari, l’idea che i loro gusti musicali non matureranno mai e che la tonalità del loro smalto per unghie non diminuirà mai d’intensità fa riflettere. Ma perché gli adulti non possono apprezzare, tanto per dire, le sfumature di un episodio dei Simpson o un film di Harry Potter? Crescere significa diventare noiosi?

"Non sto dicendo che quando cresciamo perdiamo tutti i piaceri", sottolinea Barber. "Ma crescere significa diventare persone più complesse e che necessitano di stimoli maggiori. Se puoi trovare piacere e soddisfazione con un libro di fumetti, significa che sei rimasto un bambino. Non sto dicendo che le persone che si divertono hanno qualcosa che non va, ma che io mi diverto in un modo diverso da come mi divertivo quando avevo 12 anni”

Barber si è immerso in manuali di marketing per cercare di dare un senso ai motivi che ci spingono ad acquistare sempre più cose di cui non abbiamo alcun bisogno, e che spesso nemmeno vogliamo o da cui non traiamo alcun piacere nel possederle. Il chief executive della Saatchi & Saatchi, Kevin Roberts, l’uomo che ama lo shampoo Head & Shoulders così intensamente da continuare ad utilizzarlo nonostante sia diventato calvo, viene spesso rimproverato all’interno di Consumed.

Sono Roberts e la gente come lui che stanno guidando il nostro impulso a fare acquisti. Questi grandi capi sono solo molto ben consapevoli che gran parte dei nostri bisogni è stata soddisfatta molto tempo fa, ed è con questo pensiero in testa che hanno cominciato a rendere eterni i desideri infantili e a fabbricarne di nuovi per gli adulti. All’interno di Consumed, il guru del merchandising Gene del Vecchio spiega: “È stato dimostrato che la domanda di beni e servizi per gli adulti non è senza fine”. Questo fatto deve essere affrontato con un “terremoto fatto di beni e servizi indirizzati ai ragazzini”. Del Vecchio ha inoltre capito che se si vogliono vendere beni a livello globale, non li si possono vendere ad adulti appartenenti a culture diverse. Ma i bambini sono uguali ovunque, e se si fanno adottare agli adulti gli stessi comportamenti dei bambini, si possono vendere gli stessi prodotti a qualsiasi generazione, ovunque.

L’iper-consumismo è una delle principali cause dei problemi ambientali, tuttavia i fautori del marketing “verde” sono colpevoli quanto gli esperti di marketing medi. “Non fatevi ingannare – avverte Barber – Il consumismo verde è pur sempre consumismo. Il modo più semplice per rispettare l’ambiente è non consumare, o consumare meno, ma queste persone vogliono che si consumi come vogliono loro, perché se si smette di consumare loro smettono di fare soldi”.

Quando Barber ha acquistato la sua ultima auto era tentato da una Lexus ibrida, finché un amico gli ha fatto presente che il potente motore di un’ibrida consumava più petrolio di molti veicoli non ibridi. L’anno scorso una pubblicità delle auto ibride della Lexus comparsa sui giornali è stata bandita nel Regno Unito, in quanto ritenuta ingannevole per aver affermato che l’auto aveva un impatto ambientale minimo o nullo.

Barber ricorda quando – in visita a Londra nel ruolo di presidente di CivWorld (una ONG che si occupa di politica internazionale) – ordinò dell’acqua in bottiglia al bar del suo hotel. L’acqua in bottiglia, in un paese dove l’acqua potabile fuoriesce direttamente dal rubinetto, è forse l’ultimo tra i bisogni che l’industria può soddisfare. “Oltre un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile – afferma Barber – Perché non troviamo delle soluzioni per fornire loro l’acqua di cui hanno bisogno, anziché delle nuove soluzioni per fornire l’acqua a noi?”

Tutto questo fa apparire Consumed una lettura deprimente. In un modo o nell’altro lo è, e l’idea che i consumatori occidentali siano da incolpare per il degrado ambientale, nonostante siano stati persuasi con l’inganno a comperare prodotti non necessari, è una croce pesante da portare..

Il capitalismo sta mangiando se stesso? Barber è ottimista: "Il capitalismo ha una tendenza a strafare", afferma. "Distrugge qualsiasi cosa sul suo cammino. Questa è una strategia per salvaguardare il capitalismo. Vi sono bisogni umani profondi e pressanti che devono ancora essere soddisfatti e il capitalismo è lo strumento perfetto affinché lo siano".



Spendere, spendere, spendere: dove finiscono i soldi

* Lo shopping è l’attività più praticata nel tempo libero ed assorbe il 37% di tutto il denaro che viene speso in Inghilterra.

* Oltre cinque milioni di telefoni cellulari vengono buttati nella spazzatura ogni anno nel Regno Unito

* Il costo di una borsa media è di 76 sterline; una donna media sulla trentina ne possiede 21 e ne acquista una nuova ogni tre mesi. Si può arrivare a spendere per l’acquisto di borse oltre 9.000 sterline in una vita intera.

* Circa 50,000 console Nintendo Wii sono state vendute nelle prime 12 ore successive alla sua entrata in commercio nel Regno Unito

*La durata media di un lettore mp3 è inferiore ai tre anni

* Il giovane medio di età compresa tra i 18 e i 25 anni cambia il proprio telefono cellulare ogni nove mesi, mentre gli over 25 cambiano in media il loro cellulare ogni 14 mesi.

* Shrek terzo, Spider-Man 3 e Harry Potter e l’Ordine della Fenice hanno complessivamente incassato al loro primo week-end di uscita nel Regno Unito l’equivalente di 44,992,045 sterline.

Ifunanya Ifeacho

25 giugno 2008

Dispositivo contro i campi elettromagnetici


Sulla base di un articolo pubblicato anni fa sul "Corriere della Salute", scritto da Angelo De Micheli, è stato realizzato un piccolo prototipo di sistema per neutralizzare nocive onde elettromagnetiche a breve distanza. Riporto l'articolo in questione.

Siamo circondati dallo "smog" elettromagnetico: telefoni cellulari, forni a microonde, televisori, monitor di computer, lampade al neon sono tutte fonti di deboli onde elettromagnetiche. Ma sarebbe sufficiente tenere in tasca della grafite, in pratica della polvere di matita temperata, per avere sempre con noi un valido "antidoto" contro i possibili effetti nocivi di queste emissioni (cefalea, astenia, debolezza, depressione). L'ideale, anzi, sarebbe mettere la grafite in una provetta di vetro a contatto con la pelle.

E' quanto consiglia ai suoi pazienti il professor Maurizio Riccardi, fisiologo dell'Università di Roma Tor Vergata, che spiega: "Basta una normale provetta di vetro, che bisogna riempire per tre quarti, temperando una mina di matita. Ma attenzione: non serve tenere direttamente in tasca una matita, perché la grafite è isolata dal legno. Naturalmente, si dovrà poi avere l'accortezza di scaricare la provetta, una volta a casa a fine giornata, lasciandola, per esempio, per tutta la notte a contatto del termosifone o sui tubi dell'acqua, per "mettere a terra" le cariche elettriche.

Il professor Riccardi ricorda, inoltre, che il televisore anche spento non dovrebbe essere tenuto nella stanza dove si dorme né dovrebbero esserci delle luci accese, poichè emettono onde elettromagnetiche deboli che interferiscono con quelle biologiche naturali emesse dalle nostre cellule. [...]

Ogni oggetto che ha un campo elettromagnetico, sia pur debole, può compromettere la salute. Lo prova il fatto che in Germania esistono già delle norme di legge a tutela degli utenti. Il metodo della fiala di grafite è stato sperimentato proprio in Germania, precisa il professor Riccardi, dove le provette sono addirittura in vendita, a ben 300 mila lire l'una. Ma, in realtà, ciascuno può costruire da solo la sua fialetta protettiva, a costo zero.

In Italia sono molti i medici che hanno adottato questa precauzione: anch'io porto sempre in tasca, a scopo preventivo, la mia provetta di grafite. E' una specie di "schermo", capace di assorbire le frequenze elettromagnetiche: ci protegge dai microsegnali emessi, per esempio, dall'antifurto dell'automobile o da altre fonti, come il telefonino cellulare. "Abbiamo notato che molte cefalee, astenie e depressioni migliorano dopo pochi giorni, se il paziente tiene con sé la grafite", conclude il professor Riccardi. Perché non provare?

24 giugno 2008

Vitamina D nella prevenzione del cancro alla prostata


La notizia giunge un po in ritardo, ma si tratta di demolire uno studio viziato da interessi economici di stato.Dobbiamo rincorrere notizie che getterebbero nel caos ignari pazienti anziani.Una giungla di notizie da verificare, confrontare e pubblicare ...solo per pochi.

Il 27 Maggio 2008, il Journal of the National Cancer Institute ha pubblicato una analisi della popolazione sulla correlazione tra il rischio di cancro alla prostata e il livello serico di 25-idrossi vitamina D in persone anziane.1

I risultati dello studio hanno portato gli autori a concludere che la vitamina D non diminuisca il rischio di cancro alla prostata e, inoltre, che maggiori livelli di 25-idrossi vitamina D nella circolazione possano essere associati ad un aumento del rischio di forme più aggressive di cancro prostatico.

Dati i sorprendenti risultati dello studio, e il fatto che altri studi mostrino che livelli elevati della forma attiva della vitamina D hanno forti effetti anti-cancro inibendo nel contempo la crescita e la diffusione delle cellule di questo cancro,234 il team scientifico della Life Extension ha eseguito un accurato esame dello studio in questione.

In questa confutazione, Life Extension esamina con meticolosità i numerosi vizi presenti in questo studio finanziato tramite fondi governativi. Per coloro che non vogliano leggere questi dettagli tecnici, riportiamo di seguito tutto quello che devono sapere le persone che prendano integrazione di vitamina D:

Nello studio, solo il 6.3% degli uomini diagnosticati di cancro alla prostata stavano assumendo almeno 1.000 IU di vitamina D quotidiana dal cibo (solo 49 uomini sul totale di 781 diagnosticati). Inoltre, i livelli sanguigni di vitamina D nei soggetti dello studio erano globalmente talmente bassi da rendere verosimile che la maggior parte dei soggetti non assumesse nessun tipo di vitamina D integrativa.

Pertanto, i risultati di questo studio non hanno nessun rilievo per uomini che stiano assumendo le quantità di vitamina D raccomandate per l’ottenimento di livelli sanguigni ottimali.

Dai sintetici titoli apparsi nei media sembrava che questo studio mostrasse che non ha senso assumere integrazioni di vitamina D, quello che succede in realtà è che i soggetti dello studio non stavano proprio assumendo nessuna integrazione di vitamina D.

Come potete leggere, sono presenti numerosi altri vizi che rendono i risultati dello studio completamente senza significato. Stante la sua pubblicazione in una rivista finanziata dal governo, questo studio dissuaderà molti anziani Americani dal prendere vitamina D, il che è una gran notizia per le compagnie farmaceutiche che vendono medicinali per curare le molteplici malattie degenerative provocate da una deficienza di vitamina D.

Traduzione dell'articolo a cura di Stefano Pravato

22 giugno 2008

Prendere il volante della propria esistenza



La “mappa del mondo” di ogni individuo è soggettiva ed è erroneo pensare che gli altri abbiano una visione del mondo identica alla nostra. La “visione del mondo” si basa su due elementi principali: Convinzioni e Valori.

Questi sono i pilastri che reggono la nostra esistenza. Le convinzioni o credenze sono “quello in cui noi crediamo”. Ad esempio, se un mio amico afferma: “Credo che la libertà sia importante!” esprime una convinzione estremamente importante; la maggior parte dei suoi comportamenti ruoteranno attorno a questa credenza. I valori sono “quello che è importante per noi”. Un esempio di valori sono: la famiglia, l’onestà, l’amicizia, la libertà, il dovere, ecc. Valori e Convinzioni sono elementi intimamente connessi in quanto se affermo “credo che la libertà sia importante”, esprimo sia una credenza che un valore.

In precedenza abbiamo esaminato come le credenze generate da generalizzazioni e cancellazioni (Francesco cerca sempre di fregarmi) limitano le nostre scelte e le azioni.

Altri esempi di convinzioni limitanti sono le seguenti frasi:

Sono un incapace – Le ho provate tutte, ma… - La vita è crudele – Nella vita sono un fallito.

È palese che simili asserzioni sono dannose e influenzano negativamente l’esistenza.

Esempi di credenze positive sono rappresentati dalle seguenti frasi:

Sono in una persona in gamba - Sono positivo – La vita è piena di possibilità – Riesco in tutto quello che faccio.


Ma come si formano le convinzioni?

Si tratta di esperienze emozionali significative (apprendimento emozionale) che si incidono nel nostro programma mentale. Il nostro comportamento è il frutto della somma di: credenze, valori genitoriali e cultura. Le convinzioni positive nascono da esperienze significative positive, costruttive e assertive. Quelle limitanti si creano da eventi negativi, non valorizzanti, delusioni e fallimenti. Generalmente si parte da un presupposto che grazie ad eventi i linea con esso si trasforma in convinzione. Ad esempio, supponiamo che pensi di non saper giocare a calcio (presupposto). In seguito ci provo e durante la partita non riesco a giocare bene. In quel contesto posso dirmi: “Sono un incapace!” (giudizio di valore) e i miei compagni possono rafforzare questa asserzione con altre frasi negative: “Lascia perdere perché sei un fallito!”. Da questo evento può crearsi una convinzione: “Non ce la farò mai” che rappresenta il cemento di tutti gli elementi del nostro essere.

Come bisogna comportasi davanti ad eventi simili per evitare la maturazione di convinzioni limitanti?

Esperienze di questo tipo devono essere viste come nuove informazioni e trasmissioni di dati. È fondamentale riconoscere il momento come fase di apprendimento per migliorare le proprie azioni future: “Grazie a ciò ora so che…”.

La magica capacità che dovete sviluppare consiste nel ristrutturare gli eventi in modo da bloccare il meccanismo che dal presupposto si trasforma in credenza.

Ad esempio, il presupposto “sono incapace” si trasforma grazie a queste magiche domande:

* Cosa devo fare per ottenere quella cosa?
* Ho già esperienze simili?
* Qual è il nuovo apprendimento positivo ?
* Quale soluzione sarebbe preferibile per me?
* Quale risorsa ci vorrebbe?

Le riposte vi aiuteranno a focalizzare la vostra attenzione su i punti di forza per migliorare le vostre azioni future.

Quello di cui dovete rendervi conto è che gli elementi negativi che condizionano la vostra esistenza sono puramente soggettivi e che è arrivato il momento di sbarazzarsene in cambio di un’esistenza felice. Riportate su carta tutte le convinzioni limitanti e guardate quanti paletti vi siete e vi hanno messo. Quando la gente emette giudizi di valore negativi su di voi (sei un buono a nulla, sei un fallito ecc.) immaginate queste frasi scritte su una lavagna e cancellatele mentre mentalmente vi dite: elimina, elimina, elimina. E questo stesso procedimento va applicato anche quando siete voi stessi ad asserire simili frasi. Uno dei meccanismi su cui si basa la creazione di schemi mentali statici si basa sulla ripetizione: più volte vi ripetete (o vi ripetono) una frase, più questa si fa spazio nella vostra mente. Quando pensate a qualcosa, le cellule del vostro cervello (i neuroni) si scambiano informazioni disponendosi in una particolare configurazione. Quando smettete di pensarci, lo schema neurale si scioglie. Però, se ogni giorno pensate alla stessa cosa costringendo le cellule a formare sempre la stessa configurazione, alla fine di creano dei ponti fissi e lo schema non si scioglie più. Ecco come si creano i comportamenti automatici o anche le convinzioni. Per farvi un esempio concreto pensate alla prima volta che avete indossato una cintura di sicurezza: avevate la tendenza a dimenticarvene: i neuroni si configuravano momentaneamente per poi sciogliere la formazione in mancanza del pensiero. In seguito, dopo numerose volte che lo avete fatto, è diventato un meccanismo automatico: si è creato uno schema di pensiero statico. Oppure pensate a quante cose fate quando guidate l’auto: schiacciate la frizione, cambiate marcia, accelerate, parlate con un vostro amico, seguite la strada giusta…e tutto questo senza pensarci. La prima volta che siete saliti in auto tutto questo era difficile. Ora ci riuscite perché avete creato delle configurazioni statiche che rendono automatici i comportamenti.

Cominciate a rendervi conto di quanto sia importante prestare attenzione a quello che pensate?

I ricercatori hanno appurato che il numero di volte che occorre per rendere fisso uno schema è ventuno. Ad esempio, se ogni giorno per tre settimane, vi alzate alle sei di mattina e andate a fare footing, creerete una compulsione a fare quel tipo di azione. I primi giorni sarete svogliati ma se avrete forza di volontà per tre settimane, renderete automatico il comportamento.

Questo meccanismo si estende anche ai filmini mentali che appena svegli formuliamo in merito all’andamento della giornata. Se creeremo nella nostra mente delle immagini negative (il capo che ci sgrida, il partner che ci critica) in maniera costante e ripetitiva, non dovremo meravigliarci se realizzeremo quel tipo di realtà. Inoltre, appena svegli, siamo in una fase estremamente ricettiva in cui la nostra mente è facilmente suggestionabile (stato alfa). Quando vi rendete conto che è in atto un simile meccanismo, bloccate i film mentali e proiettate altri positivi e diametralmente opposti in modo da creare schemi di pensiero positivi.

Ma come mai semplici pensieri possono influenzare la realtà esterna?

Quando ci convinciamo che la realtà è fatta in un certo modo, mettiamo in atto in serie di comportamenti inconsci che ci portano nella direzione attesa (anche se negativa). Ad esempio, se siamo convinti che il nostro capo ci sgriderà, metteremo in atto una serie di comportamenti (inconsapevoli) che lo faranno infuriare. Ricordate che una cosa è quello che vuole la parte razionale, un’altra è quella che desidera l’inconscio. Se quest’ultimo lo avete condizionato negativamente, lui farà di tutto per accontentarvi. La parte emotiva non giudica…si limita a fare quello che gli dite.

Stiamo cominciando a scrivere “il libretto di istruzioni” della vostra mente e a definirne le regole che vi permetteranno di migliorare la vostra esistenza.

Cerchiamo di riepilogarle aggiungendone altre.

La regola fondamentale che emerge da quanto appena esposto consiste nel ripetere più volte un pensiero e/o un comportamento per renderlo automatico.

Un’altra importante regola consiste nel prestare attenzione a quello che diciamo: da ora in poi niente frasi svalorizzanti nei vostri confronti e verso gli altri. Non è saggio programmare negativamente chi ci circonda. Da questo momento ditevi cose positive: sono capace, riesco in quello che faccio, sono positivo.

Alla regola appena esposta bisogna aggiungerne un’altra: esprimere le frasi in positivo.

L’inconscio non computa in negativo (no – non); ad esempio, se vi dico “non pensate ad un aereo”, la prima cosa che la vostra mente farà sarà quello di pensarci anche se io vi ho detto il contrario. Per questo motivo frasi come “non voglio essere infelice”, “non voglio soffrire”, si commutano in “sono felice”, “io gioisco”. Questa regola è fondamentale se desiderate inserire schemi di pensiero positivi e costruttivi. Se la violate rischiate di ottenere l’effetto opposto.

Le frasi devono essere espresse al presente. Asserzioni espresse con verbi futuri non sono particolarmente incisive in quanto la parte profonda è sensibile al presente. “Io sarò felice” deve essere commutato in “io sono felice”. L’inconscio deve sentire la realtà desiderata nel presente.

Il momento più adatto per darsi degli ordini positivi (ed eventualmente bloccare film mentali negativi) è al mattino appena svegli. Potete aiutarvi scrivendo una frase che sintetizza quello che volete realizzare e attaccare il foglio in un punto della camera visibile. Potete leggerla ed immaginare voi stessi che concretizzate quanto desiderato. Durante il giorno, anche se non siete in stato alfa, potete sempre applicare queste tecniche ma sono meno efficaci. Se al mattino avete difficoltà nell’utilizzarle, potete scegliere un momento della giornata in cui siete tranquilli, sedervi comodamente e rilassarvi.

Alcuni individui non accettano che il conducente del tram sia l’inconscio e non la parte razionale, soprattutto chi focalizza e sbilancia tutta l’esistenza sulla razionalità. Persone dotate di sensibilità ed intuito sono invece consapevoli di come l’emotività abbia un peso notevole nella vita.


Tratto da:

"Dentro di te si trova il genio della lampada" di Vincenzo Fanelli - Macro Edizioni

"Il Potere di rendersi felici" di Vincenzo Fanelli - Anima Edizioni

vincenzofanelli@libero.it

21 giugno 2008

Seguire la direzione del vento


I primi caldi possono mettere in difficoltà, un piccolo metodo per la circolazione dell'aria negli appartamenti rinfresca e, fa circolare non solo l'aria.

(ANSA) - Si puo' stare freschi anche senza accendere l'aria condizionata. Lo afferma un articolo della rivista Scientific American, che riporta i consigli dell' americano Council for an Energy Efficient Economy per raffreddare il corpo senza ricorrere ai costosi e nemici dell'ambiente condizionatori. Il primo consiglio della rivista e' sfruttare l'aria esterna: ''Bisogna verificare la direzione del vento all'esterno - spiega Harvey Sachs, l'esperto interpellato - e aprire poche finestre 'strategiche' per farla passare in casa. Se non dovesse bastare si possono usare due ventilatori: piazzandone uno davanti alla finestra da cui entra l'aria e un altro davanti alla finestra opposta diretto nel verso di uscita dell'aria si crea una specie di 'galleria del vento'''. Questa strategia e' ottima di notte, spiega l'esperto, mentre di giorno e' fondamentale tenere imposte chiuse e tende abbassate. I ventilatori andrebbero usati anche per raffreddare la stanza piu' usata della casa: si risparmia anche usandone un paio, ricorda l'esperto, visto che consumano un trentesimo dell'elettricita' dei condizionatori. Anche l'acqua puo' essere d'aiuto per raffreddarsi: oltre a spruzzarla su polsi e viso, la rivista suggerisce di inumidire magliette e pantaloni per stare piu' freschi. Passarsi un cubetto di ghiaccio sul viso, inoltre, raffredda di un grado e mezzo tutto il corpo. Se poi non si riesce a fare a meno di usare il condizionatore, conclude la rivista, almeno lo si scelga fra i modelli piu' ecologici, e non si metta una temperatura troppo bassa. Ancora meglio sarebbe usare un deumidificatore: costa la meta' e usa un quarto dell'energia. (ANSA).