15 settembre 2008

Carezze e Abbracci


La fibra nervosa che rende piacevoli carezze e abbracci del partner, ma anche di amici o parenti, è stata identificata per la prima volta da un neuroscienziato della Unilever R&D, Francis McGlone. E durante il British Association Science Festival, in corso a Liverpool (Gb), il ricercatore ha spiegato che la sua scoperta, oltre a essere scientificamente interessante, potrà servire a sperimentare un nuovo modo per curare il dolore cronico, tramite la cosiddetta "carezza-terapia".

Il team di ricerca di McGlone ha utilizzato una macchina "accarezzatrice" molto all'avanguardia per rilevare, fra l'altro, quali sono la velocità e la pressione ideali per raggiungere il massimo del piacere possibile. Con l'obiettivo di isolare il nervo sensibile al tocco esterno, è stato chiesto ad alcuni volontari di riferire quanto fossero piacevoli le carezze dispensate dalla macchina in diverse modalità. Dopodichè sono stati posti elettrodi sulla pelle dei partecipanti all'esperimento, per registrare l'andamento dei segnali nervosi dalla cute al cervello.

Mettendo a confronto i segnali corrispondenti alla carezza descritta come più piacevole in assoluto dagli individui sotto osservazione, lo scienziato ha potuto individuare un fascio di nervi chiamati "fibre-C". I movimenti affettuosi della mano sulla pelle, secondo il ricercatore, attivano queste fibre che sono direttamente collegate con un sistema di gratificazione nel cervello, il quale mette in moto il rilascio di ormoni fonte di sensazioni piacevoli.

L'esperto precisa però che questi nervi non si trovano sugli organi sessuali, che ne hanno altri più complessi, nè sul palmo delle mani o sulle piante dei piedi, proprio perché "madre natura" ha fatto in modo che, camminando o semplicemente stringendosi la mano con un'altra persona, non si metta in moto il meccanismo di piacere. E se volete sapere quanto e come accarezzare al meglio il vostro partner, sappiate che dovete passare la mano sul suo corpo con una pressione di due grammi, toccando cinque centimetri di pelle al secondo.

Lasciatevi comunque andare con naturalezza e tenerezza alle coccole: che faccia piacere ora è una verità scientificamente provata.

14 settembre 2008

La dieta mediterranea...


La dieta mediterranea ha dimostrato negli anni di possedere moltissimi vantaggi in termini di salute, ricchezza e completezza di principi nutritivi essenziali per l'organismo, capacità di prevenire malattie anche molto gravi.

L'ultima scoperta scientifica l'hanno fatta i ricercatori dell'Università di Firenze, affermando con sicurezza che la dieta mediterranea allunga la vita, proteggendoci contro il cancro, le malattie cardiovascolari e altre gravi patologie croniche.

Gli studiosi toscani sono giunti alle loro conclusioni analizzando 12 ricerche scientifiche internazionali, che hanno complessivamente coinvolto di 1,5 milioni di persone, le cui abitudini alimentari e condizioni di salute sono stati tenuti sotto controllo per periodi variabili dai tre ai 18 anni.

Il team italiano ha scoperto che nelle persone che aderiscono in maniera rigorosa alla dieta mediterranea il tasso di mortalità per malattie cardiovascolari si riduce del 9%, quello di incidenza di Parkinson e Alzheimer cala del 13% e quello di mortalità per cancro del 6%. come metodo di rilevamento, i medici fiorentini hanno utilizzato un “punteggio di aderenza”, tanto più alto quanto più le persone esaminate erano fedeli al regime alimentare loro assegnato.

"I risultati sembrano essere clinicamente rilevanti per la salute pubblica, in particolare perchè incoraggiano a seguire la dieta mediterranea per prevenire le maggiori patologie croniche", hanno scritto Francesco Sofi, nutrizionista, e i suoi colleghi dell'Università di Firenze nello studio pubblicato sul “British Medical Journal”.

"Il punteggio di aderenza... potrebbe essere un effettivo strumento di prevenzione per ridurre il rischio di mortalità", hanno scritto i ricercatori.

Nonostante tutti questi benefici apportati da un'alimentazione ricca di pane, pasta, frutta, verdura e olio extravergine, gli italiani seguono sempre meno il salutare regime alimentare nostrano, come rileva un'indagine della Coldiretti.
Negli ultimi cinque anni, complici i rincari generalizzati dei beni alimentari, i consumi di frutta e verdura si sono ridotti del 20%, e nel primo semestre 2008 c'è stato un ulteriore calo dei consumi di frutta (-2,6%), olio di oliva (-2,8%), pane (-2,5%), vino (-0,9%) e verdura (-0,8%), secondo i dati Ismea Ac Nielsen.

"Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani di conquistare il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea", recita una nota della Coldiretti. "Ma il futuro è preoccupante, con un terzo dei ragazzi italiani obeso o in sovrappeso proprio per effetto soprattutto del progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate".

“Secondo un recente studio della Fao -- continua la nota -- negli ultimi 45 anni la dieta mediterranea è stata abbandonata, e dal 1962 al 2002, in 15 paesi europei esaminati, l'apporto calorico giornaliero è aumentato del 20% circa, passando da 2960 kcal a 3340 kcal. In Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta tale percentuale è ancora più alta, e sfiora il 30%”.

11 settembre 2008

L'energia segreta del cibo


Tutto è vibrazione: lo sostengono antichissime tradizioni culturali come la Medicina Tradizionale Cinese e Ayurveda, oltre a più recenti forme di cura naturale come naturopatia, omeopatia, Fiori di Bach, cromoterapia, bioenergetica e medicina quantistica. Tutte affermano che il nostro livello vibrazionale è influenzato dalle vibrazioni cosmiche, solari, terrestri, lunari, umane, da quelle prodotte dalle emozioni e dalla parte spirituale di ognuno, dai farmaci, ma soprattutto da quelle del cibo.

Nutrirsi o mangiare?

Nutrirsi è molto diverso del semplice mangiare. Significa far crescere la scintilla divina che è in noi. Ci nutriamo delle vibrazioni dei sentimenti, deile emozioni delle persone che abbiamo accanto, di chi ha cucinato e prodotto il cibo, delle vibrazioni dei suoni e dei colori. Ma oggi non siamo noi a scegliere consapevolmente la varietà e la qualità del cibo che mangiamo, ma le grandi industrie che modificano non solo le abitudini alimentari ma anche le le strutture chimiche degli alimenti. Essi hanno valori nutrizionali sempre più bassi e frequenze vibrazionali incompatibili con le nostre.

Anche se hanno buoni sapori, i cibi sono 'morti', non possono fornirci i nutrimenti necessari per creare e mantenere il nostro corpo in salute. Le diete con alimenti privi di un vitale sistema vibratorio, come quelli non freschi ne naturali, pur perfetti ed equilibrati dal punto di vista calorico, hanno provocato l'insorgere di malattie nuove, anche degenerative. Un alimento non è materia da masticare, è energia, è un'infinita vibrazione di particelle vitali, non riproducibili chimicamente! La salute non è solo medicina; solo nella natura possiamo trovare il cibo eterico-vitale di cui tutto il nostro corpo ha sempre più bisogno. La strada da seguire è un'alimentazione viva, fresca, ricca cioè di prana o energia vitale.

Le vibrazioni energetiche dei cibi

Dai molti studi scientifici effettuati negli ultimi anni, oggi sappiamo che ogni essere umano sano emette vibrazioni colorate e sonore attorno ai 6.200/7.000 angstrom (questa lunghezza d'onda corrisponde alla "Js radiazione del colore rosso dello spettro). I colori del nostro sistema endocrino sembrano coincidere con le vibrazioni dei colori dei chakra. Le persone ammalate di cancro irradiano solamente 1.800/1.900 angstrom, la stessa misurazione riscontrabile in alcuni cibi molto cotti, uova e latte a lunga conservazione, caffè, pane bianco, formaggi fermentati, frutta non o molto matura.

I cibi senza alcuna vibrazione vitale, defìniti anche alimenti morti, sono: conserve alimentari, margarine, i dolci realizzati senza farina integrale e con prodotti industriali, zucchero raffinato, liquori, cibi surgelati, precotti o cotti al forno a microonde. Tutti i cibi che hanno un alto potere vitaminico e di sali minerali, hanno una elevata vibrazione e per tale motivo sono classificati 'eccellenti'. La misurazione energetica sta a confermare che i cibi alterati con cotture superiori a 70 gradi, di lunga conservazione,raffinati e chimicamente o geneticamente modificati, diventano alimenti 'inferiori' o alimenti 'morti', perché l'energia vitale radiante si trova nelle vitamine e nei minerali che vengono persi.

Per prevenire i processi di invecchiamento e le malattie croniche e degenerative, consentendo alle cellule del corpo di avere le loro specifiche frequenze di lavoro ottimali, è molto importante nutrirsi con alimenti freschi ricchi di vitamine e con un integratore alimentare naturale biologico che possa essere altamente energetizzante per la sua benefica vibrazione.

Foglie d'orzo, energia concentrata

Lo scienziato giapponese Yoshihide Hagiwara ha scoperto, ad esempio, nelle giovani foglie verdi d'orzo, un particolare e unico antiossidante, il 2"-0 glycosylisovitexin (abb.2"-0-GIV), che, proprio per la sua alta vibrazione (oltre 10.000 angstrom), sembra svolgere un'azione integrativa-nutritiva nei confronti del nostro sistema cellulare. La spiegazione è che le cellule del corpo umano sono molto simili a quelle delle foglie verdi. Per esempio, la composizione di elettroliti (minerali) è quasi la stessa per entrambe, anche come frequenza vibrazionale. Chimicamente le strutture della clorofilla ed il sangue sembrano gemelle. L'unica differenza è che la clorofilla contiene magnesio legato nella sua struttura, mentre l'emoglobina contiene ferro. Si può dire che il liquido nelle foglie verdi rappresenta il sangue delle erbe o degli alberi. Al contrario, il sangue verde può diventare il sangue rosso nell'uomo. La clorofilla è quindi considerata l'elemento che stimola naturalmente la produzione di sangue in tutti gli erbivori e nell'uomo, sostiene la naturopata Barbara Simonsohn, autrice del libro Erba d'Orzo pubblicato.

Storia di un toccasana

L'orzo è la più antica graminacea al mondo, che risalirebbe a 18.000 anni prima di Cristo. Cresce in Tibet a oltre 4400 metri di altitudine, ma viene coltivato anche dal Sahara all'equatore. Consumato abitualmente dagli antichi Egizi, Cinesi, Indiani, Greci, Romani e dai Celti, l'orzo era il mezzo di pagamento abituale nell'antica Babilonia. Chiamato "dono sacro degli dei", in Egitto era associato a Iside, in India al dio Indra. In Cina l'orzo era considerato simbolo di virilità e sulle monete greche sono raffigurate le spighe dell'orzo.

La storia, poi, ci ricorda che i gladiatori romani erano chiamati hordeeearii, cioè mangiatori d'orzo e che nel Medio Evo, in tutta Europa, il popolo e i contadini mangiavano un pane non lievitato fatto di orzo e segale, mentre quello di grano, coltivato in più limitate zone, era riservato ai nobili. L'erba d'orzo, per le sue altissime vibrazioni energetiche, veniva consumata per sviluppare qualità inferiori; lo ricordano la Bibbia, i Rotoli del Mar Morto e i Vangeli degli Esseni.

Ancora oggi nella Pasqua ebraica viene offerto come ringraziamento a Dio, In Giappone il succo di foglie verdi d'orzo è chiamato "latte di madre natura" e grazie a un delicato procedimento di essiccazione è stato trasformato in polvere per poter essere utilizzato come integratore alimentare biologico.
Presente da poco anche in Italia, si trova in molte farmacie, erboristerie e negozi del biologico.
di Gabriele Bettoschi

10 settembre 2008

SanVito:Il condominio di Giulia



Dopo aver ascoltato alcuni brani del suo libro ultimamente premaiato, fisso un incontro per deliziare alcuni appassionati della viva voce della scrittrice Giulia Alberico mentre legge, alcuni passi significativi del libro "I libri sono timidi". Inizi di settembre, tre giorni di afa, condominio celebrato nel " il vento del garbino" e, un angolo di verde ... pieno di zanzare tigri. Un inferno con Dante e Petrarca.
Nel complesso un incontro fra "carbonari". Sensazioni e scambi per una informazione che si diffonde nella Rete. Un video, che rimmarrà nei meandri dell'immaginazione dei fan di Giulia. Un video reale, attuale che rende ancor più misterioso e pieno di fascino il condominio sanvitese.

09 settembre 2008

Aspartame: la storia di un'arma di avvelenamento di massa



Non credo alla validità degli esperimenti sugli animali che giudico altamente immorali e crudeli oltre che inutili. Ciò nonostante in un panorama giuridico in cui tali esperimenti hanno valore per provare la sicurezza o la nocività di un composto chimico o farmaceutico, il fatto che l’assunzione di una sostanza risulti velenosa per alcune cavie e nonostante ciò venga messa in commercio dovrebbe fare sorgere un forte sospetto: come mai le regole (legali) del gioco possono cambiare in maniera così spudorata?

Ma come fare ad essere certi che l’ aspartame sia nocivo oppure no, se la maggior parte degli esperimenti vengono effettuati su cavie animali?

Ebbene c’è stato una grande esperimento in cui l’uomo è stato utilizzato come cavia, ovvero la prima guerra del Golfo (gli USA all’assalto dell’Iraq nel 1991) allorquando le multinazionali delle bibite gassate mandarono gratis le loro bevande ai soldati statunitensi in Arabia; molti soldati bevevano Coca Cola light tutto il giorno.
I risultati furono disastrosi in termine di salute; come cita un comunicato stampa dell’agenzia Reuters del 8/1/1997: “Le analisi su un gruppo di veterani sofferenti di Sindrome della Guerra del Golfo ha confermato che c’erano danni al cervello sintomatici di avvelenamento da aspartame secondo le affermazioni del dottor Jim Horn del centro medico universitario Texas Medical Center”.

Ovviamente con ciò non su può affermare che la terribile “sindrome del golfo” sia dovuta solo all’ aspartame, in quanto altre cause molto importanti sembrano essere state l’iniezione di vaccini sperimentali e la contaminazione con agenti patogeni geneticamente modificati); ciò non toglie l’evidenza dei danni neurologici da avvelenamento da aspartame (per precisione di cronaca ricordo che furono impiegati circa 700.000 soldati statunitensi nella guerra del golfo, e che 43.000 di essi soffrirono di quella orribile sindrome).


Un soldato in pensione di Hauntsville, Alabama, reduce dalla prima guerra del golfo, partecipò nel 1995 alla trasmissione televisiva Sessanta minuti, raccontando la sua esperienza (terribili perdite di memoria, mal di testa e affaticamento cronico); durante tale trasmissione riferì testualmente: “ora che mi ricordo i soldati colpiti erano quelli che consumavano bevande gassate light”. Insomma secondo questa testimonianza chi beveva solo acqua se la passava molto meglio, e una buona parte del danno neurologico di cui soffrirono i militari USA era dovuto alla presenza del dolcificante artificiale aspartame contenuto nelle bibite light.

Altro dato inquietante è che ai piloti viene sconsigliato l' aspartame per i suoi effetti collaterali avversi, perchè noi comuni cittadini invece dovremmo assumerlo?
Come riporta Lorenzo Acerra in un suo libro sui dolcificanti sintetici:

Nel 1992, Flying Safety la rivista ufficiale della U.S. Air Force aveva avvertito i piloti di non usare dolcificanti a base di aspartame o di non bere Diet Cola.

Anche la rivista ufficiale della Marina USA, Navy Physiology, pubblicò degli articoli che mettevano in risalto i molti pericoli dell' aspartame, tra cui i deleteri effetti cumulativi del metanolo e l'elevata incidenza di difetti alla nascita.
Gli articoli documentavano che ingerire aspartame poteva rendere i piloti più suscettibili di epilessia e vertigini. Altri 20 articoli con simili avvertimenti relativi all'ingerire aspartame durante il volo sono apparsi sulle seguenti riviste: The National Business Aircraft Association Digest (NBAA Digest 1993), Aviation Medical Bulletin (1988), The Aviation Consumer (1988), Canadian General Aviation News (1990), Pacific Flyer (1988), General Aviation News (1989), Aviation Safety Digest (1989), Plane and Pilot (1990) e un lavoro scientifico che descriveva gli effetti dell' aspartame fu presentato al 57esimo Annual Meeting of the Aerospace Medical Association (Gaffney 1986).

Recentemente, è stato messo in funzione un Numero Verde telefonico per piloti vittime di acute reazioni a seguito dell'ingerimento di aspartame. Oltre 600 piloti hanno riferito sintomi e attacchi come quelli provocati dall' aspartame nella cabina di pilotaggio. [Lorenzo Acerra, Sugar blues 2 - nuovi veleni senza calorie aggiunte, aspartame, saccarina e altri dolcificanti artificiali, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2000, pag. 12-13]
Il il 20-agosto del 2005 Betty Martini, direttrice di Mission Possible (un’organizzazione internazionale di difesa dei consumatori formata nel 1992 per dare voce alle persone che richiedono che la FDA revochi l’approvazione dell’ aspartame e ordini la sua eliminazione da cibi, bevande e prodotti farmaceutici), ha scritto quanto segue:

Tutti voi dovreste ascoltare James Turner, mentre spiega come Donald Rumsfeld si sia dato da fare perché l’ aspartame, un veleno chimico mortale, venisse approvato nonostante un primo rifiuto della FDA [Food and Drug Administration, equivalente della nostra CUF, Commissione Unica del Farmaco]:

Il filmato intero si può trovare a questo indirizzo:

Fra le molte ironie del nostro mondo moderno c’è il fatto che il 19 gennaio 1977 Gerald Ford abbia premiato con la “Presidential Medal of Freedom” (il più alto onore attribuibile per meriti civili) il Ministro della Difesa Donald Rumsfeld. Appena poche settimane più tardi, l’8 marzo, Rumsfeld divenne il CEO [Chief Executive Officer, alta figura dirigenziale, che non so bene se tradurre amministratore delegato o presidente] dell’azienda G.D. Searle per portare a termine una missione particolare, quella di forzare la Food and Drug Administration ad approvare il consumo umano di un veleno noto per i suoi effetti carcinogeni e neurotossici.

La missione è riuscita: oggi circa 9.000 prodotti di uso comune contengono questa arma di avvelenamento globale e milioni di persone soffrono di malattie croniche connesse con l’uso del dolcificante artificiale aspartame. È nostra opinione al giornale The Idaho Observer [L’osservatore dell’Idaho] che se qualcuno di nome Parkinson può avere una malattia che prende il suo nome, allora anche a Donald Rumsfeld dovremmo intitolare una malattia. Da qui il termine " malattia di Rumsfeld".
di Corrado Penna

08 settembre 2008

Come trovare l'amore? Semplice, basta dichiararsi


LONDRA - Aspetto fisico? Scontato. Sguardo ammaliatore? Sopravvalutato. Tattica? Spesso inaffidabile. Il segreto per fare innamorare una persona è molto più semplice di quello che non ci si potrebbe aspettare da secoli di poesia, musica, psicologia. Ovvero dichiararsi. Se ci si è invaghiti di qualcuno, il modo migliore per avere una chance di conquistare il suo cuore è dirglielo o farglielo capire.

Suona banale? Eppure spesso le soluzioni più a portata di mano si rivelano le migliori. Ne sono convinti i ricercatori dell'Università di Aberdeen, giunti alla conclusione che alcuni indicatori sociali - come gli sforzi che si fanno per fare sì che l'oggetto del desiderio si accorga di noi, senza vergogna o timidezze inutili - giochino un ruolo vitale nello sviluppo di una storia d'amore.

In un esperimento condotto su 230 persone, uomini e donne, i cui risultati sono riferiti dagli studiosi su Psychological Science, ad ognuno dei volontari venivano mostrate quattro immagini con diverse espressioni del viso. Una mostrava una persona che cercava di stabilire un contatto con gli occhi ma non sorrideva, un'altra sorrideva ma non cercava lo sguardo degli altri, un'altra non cercava un contatto con gli occhi né sorrideva, l'ultima invece cercava un contatto con lo sguardo e sorrideva.

La preferenza è stata schiacciante in favore dell'immagine più accattivante, che guardava dritta negli occhi e sorrideva. "Questi indicatori sociali, che suggeriscono quanto si piace a qualcuno, si rivelano fondamentali nei meccanismi dell'attrazione", spiega il dottor Ben Jones, uno degli autori dello studio, all'Independent. Un po' di faccia tosta e persistenza, quindi, sono molto più efficaci di messaggini segreti o corteggiamenti anonimi. Parola di scienziato.
fonte: repubblica.it

OSSA ARTIFICIALI: Realtà !


Tutti coloro che devono affrontare interventi ortopedici per inserire protesi articolari nel proprio corpo da oggi hanno una speranza in più.
I bioingegneri del Georgia Institute of Technology di Atlanta (USA) hanno infatti realizzato delle ossa artificiali in laboratorio, partendo dall'elaborazione di cellule della pelle, che sono in grado di legarsi a tendini, legamenti e tessuti come le ossa naturali.
La sensazionale scoperta, ricca di futuri sviluppi, è stata pubblicata sul periodico scientifico "Proceedings of the national academy of Sciences".
"Una delle maggiori sfide della medicina rigenerativa - dice Andres Garcia, professore alla George W. Woodruff School of Mechanical Engineering del Georgia Tech e coordinatore del progetto di ricerca - e' di creare un'integrazione perfetta tra organi, tessuti e ossa. E' un passo importante verso la riproduzione di questa armonia".Il gruppo di ricerca di Garcia ha gia' sperimentato con successo le ossa artificiali, osservandole in vivo per alcune settimane. Il prossimo obiettivo sara' di impiantare le ossa create in laboratorio su un essere vivente per un periodo di tempo piu' lungo.
La tecnica adottata dal gruppo di ricerca del prof. Garcia potrebbe consentire a breve termine anche di riprodurre artificialmente legamenti e tessuti muscolari, sempre partendo dalla modificazione delle cellule di altri tessuti umani.

Già nel 2005 altri studiosi statunitensi avevano indotto cellule staminali di pelle umana a trasformarsi in cellule lipidiche, muscolari e ossee: quelli che allora, però, erano solo promettenti sviluppi delle biotecnologie, si avvicinano ora a tramutarsi in realtà terapeutiche.
La scoperta del gruppo di Atlanta potrebbe consentire tra alcuni anni di ricostruire arti lesionati da patologie e traumi. La comunità scientifica così la commenta: "Un momento importante - ha detto il professor Giovanni Orlandini, preside della facoltà di Medicina di Firenze e presidente della Società Italiana di Anatomia e Istologia - che mette la parola fine al rischio di rigetto e regala una speranza concreta a tutti coloro che, per colpa di un osteosarcoma o di un incidente, hanno perso un arto".
Il dottor Orlandini ricorda inoltre: "Quando ho iniziato a lavorare, 40 anni fa, usavamo protesi fatte con resina speciale o metallo. Ma il rischio di rigetto era elevatissimo. Oggi, grazie alle cellule staminali, la medicina riparatrice va incontro a una nuova era".
Orlandini mette però in guardia da abusi e manipolazioni: "Non dimentichiamo che questo tipo di medicina può anche rivelarsi pericolosa. L'utilizzo dei raggi X ha portato, ad esempio, al proliferare di dermatiti e tumori e non è escluso che una terapia di questo tipo possa eliminare un problema e provocarne un altro. E' ancora tutto in fase di sperimentazione".

07 settembre 2008

Alimentazione: Parlamento UE blocca la clonazione animale


Con 622 voti favorevoli, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione contro la clonazione animale e la commercializzazione e l’importazione delle carni, latte e derivati prodotti da animali clonati. Soddisfazione dell’Adoc, che vede un cambio di registro delle politiche europee.«Bene l’intervento del Parlamento Europeo, finalmente l’Unione Europea cambia registro, riconoscendo la posizione italiana – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – per cui va assolutamente vietato l’utilizzo di animali clonati e dei loro derivati, sia come prodotti alimentari destinati ai consumatori, che come mangime per gli allevamenti. Importante che il divieto all’importazione sia effettivo per i prodotti freschi e per quelli lavorati. E’ stato capito che la salute delle persone dipende anche dalla salute degli animali destinati all’alimentazione.»

Per l’Adoc importante anche l’intervento della UE sull’uso degli anticrittogamici: «Accogliendo le nostre richieste, il livello massimo di pesticidi sui prodotti agricoli è stato ridotto e armonizzato per tutti i ventisette Paesi dell'Unione Europea, dal primo settembre – continua Pileri – fino ad oggi in Italia è avvenuta l’importazione di prodotti provenienti da altri Paesi europei, che non rispettano le severe norme di produzione vigenti nel nostro Paese. Prodotti per cui non può essere garantita né la tracciabilità né l’etichettatura, e per i quali si utilizzano fitofarmaci o concimi da noi vietati da oltre 20 anni. Questi prodotti «non a norma» arrivano ad occupare oltre il 20% del venduto fresco, con danno per i consumatori e i produttori italiani seri e onesti».
fonte: diariodelweb

06 settembre 2008

Fare le scale allunga la vita


Un gruppo di ricercatori dell'ospedale universitario di Ginevra ha dimostrato che fare le scale allunga la vita.
Che facesse bene già si sapeva, così come è salutare il regolare esercizio fisico per prevenire malattie ed essere più in forma. La novità dello studio svizzero è la portata dei benefici che può arrecare un semplice gesto quotidiano come salire pochi gradini. Può, ad esempio, ridurre del 15% il rischio di una morte prematura per cause patologiche.
L'indagine scientifica, presentata a Monaco al Congresso della Società europea di Cardiologia (ESC), ha evidenziato i vantaggi per il cuore nel fare le scale per almeno 3 mesi, evitando l'ascensore. Settantasette volontari, di professione impiegati universitari, sono stati obbligati a farlo per andare al lavoro: nessuno di loro faceva più di due ore di attività fisica a settimana.
Dopo 90 giorni il dott. Meyer, coordinatore della ricerca, e i suoi collaboratori hanno riscontrato un miglioramento significativo della capacità aerobica (+8,6%) dei soggetti coinvolti (ovvero quanto ossigeno il corpo può contenere e usare per generare energia) e dello stato di salute generale. Si erano abbassati i valori della pressione arteriosa (-2,3%) e del colesterolo Ldl (-3,9%), si era ridotto il girovita (-2%) e si era perso grasso corporeo: erano pertanto calati tutti questi famigerati fattori di rischio cardiovascolare.
Il dottor Meyer sottolinea: “Raggiungere a piedi il piano del proprio ufficio potrebbe essere un'azione banale con notevoli implicazioni di salute pubblica. Anche se la quantità di esercizio sembra piccola i benefici nel miglioramento della forma fisica, nella riduzione del grasso e della pressione sono risultati chiari”.
D'altronde era già stato sperimentato quanto un buon consiglio, dato nella maniera giusta potesse fare effetto: due ricercatori inglesi della Kingston University avevano appeso, nel 2007, alcuni cartelli in un grande centro commerciale dove erano scritti messaggi del tipo “Fate le scale a piedi” o “7 minuti al giorno su per le scale fanno bene al cuore”, rimanendo poi ad osservare quanto accadeva.
Il risultato è stato un aumento del traffico pedonale del 190% sulla rampa di scale vicino al cartello e del 52% nel resto dell'area commerciale.
A voler vedere l'aspetto positivo, tutti quelli che hanno seguito il suggerimento, facendo le scale, ne hanno guadagnato in salute, facendo anche risparmiare la sanità pubblica per le cure di cui non avranno in seguito bisogno.
L'aspetto negativo è la facilità con cui il singolo individuo si lascia influenzare dal comportamento della massa..

04 settembre 2008

SanVito: la cultura dei "carbonari"


Non volevo andare alla presentazione della nuova collana della casa editrice Filena, una riunione molto intima. Una presentazione troppo intima poteva far pensare ad una riunione di “carbonari” e, la letteratura ha bisogno di spazio, non essere relegata ai salotti o alle sedi di partiti. Ma, la curiosità mi ha spinto a percorrere il sentiero irto e ripido delle conoscenze.
La sede della presentazione, casualmente, è la sede del movimento politico che attualmente è all’opposizione e, ha governato gli ultimi quindici anni a S. Vito Chietino.
A fare la madrina della manifestazione è l’ex sindaco M.Teresa Giannantonio che porge i saluti agli ospiti provenienti da varie tournée estere.
L’editrice Simona Marino snocciola la sua idea (diventare editrice di una collana di narrativa) divenuta realtà parlando proprio con Giulia. Un progetto letterario ambizioso che, SanVito doveva battezzare e, avere la sua benedizione.
Giuseppe Ferraro, marito dell’editrice si soffermava sui rivolti filosofici della cultura, intesa come coltura di sé stesso. Un modo di dire “siate più contadini della lettura che altro”.
Infine l’attrice principale Giulia Alberico, la scrittrice sanvitese della mondadori che, legge alcuni passi del suo libro “ I libri sono timidi” e, approfondisce il concetto.
Le domande di rito portano solo a svelare altre tracce sanvitesi che lei tiene sempre nel suo cuore.

“Il mondo è grande, ma non saprei ambientare i luoghi del mio libro se non a SanVito”. Una serie di personaggi divenute leggendarie e immerse nelle atmosfere sanvitesi, rese vive ed emozionanti dalla penna di Giulia Alberico.

Alcune frasi lette dalla scrittrice Giulia Alberico


02 settembre 2008

Chi cammina brucia più grassi di chi corre


Correre? Macchè. Per dimagrire è più utile camminare. Alla velocità del ritmo da passeggiata, stabilita in 4 km. all’ora, il 40% delle calorie bruciate deriva dai grassi. Se la velocità aumenta e si procede a 6 km. all’ora, il consumo dei grassi si ferma al 20 % e le altre calorie l’organismo le va a prendere altrove: nei carboidrati. E ‘ una realtà strettamente fisiologica: in un’attività costante, l’intensità dell’esercizio è inversamente proporzionale alla quantità di grassi consumata. Questa è la novità interessante: minore è lo sforzo, maggiore è in percentuale la quota di grassi ossidata, vale a dire eliminata dal corpo. Quindi camminate, non correte! Non si tratta dei canonici quattro passi, ma di qualcuno in più: diecimila. Non è il caso di scoraggiarsi, non vanno per forza fatti tutti in una volta: ci impieghereste 60-80 minuti per un totale di circa 7 km. Va benissimo frammentarli anche nell’arco della giornata. Così potete mettere nel conto i passi percorsi per andare e tornare dall’ufficio, per fare la spesa, per recarvi dal giornalaio, per portare a spasso il cane e così via. E i nostri diecimila passi riservano anche una bella sorpresa: non innescano l’appetito e quindi non inducono a recuperare immediatamente quanto si è appena bruciato. Infatti, camminare è un esercizio muscolare moderato e perciò non porta ad esaurimento delle scorte di glucosio, il principale carburante per uso immediato, con la stessa rapidità che è propria di un’attività intensa come la corsa. Così lo stimolo dell’appetito resta modesto o addirittura non si manifesta. Altra cosa importante: le passeggiate garantiscono il mantenimento del peso forma, ma se non associate ad altro, non la perdita di chili. Per dimagrire occorre sempre la solita triade: alimentazione con apporto calorico inferiore a quanto si spende nella giornata, movimento, cioè i nostri diecimila passi, e possibilmente un’attività motoria intensa, che mette al sicuro anche l’apparato cardiocircolatorio (consente la diminuzione dei valori di pressione, colesterolo e glicemia). Nessuna delle 3 componenti, da sola, è sufficiente a far calare la pancetta. Ma camminare aiuta.
La passeggiata è consigliata anche per le persone obese, alle quali non si può chiedere di affrontare un’attività motoria pesante, perché sarebbe per loro molto rischioso sia per le ossa sia per il cuore. Per gli obesi , anche il semplice camminare rappresenta un esercizio arduo: ecco che, allora la passeggiata a ritmo moderato, ma per un tempo relativamente lungo, costituisce la giusta via per affrontare un percorso di dimagrimento e non perdere i risultati via via acquisiti.

A cura di Mariagnese Torrisi

01 settembre 2008

Lo zucchero, dolce ... da morire


Mentre la stolida "scienza" dei medici arriva a raccomandare un uso moderato dello zucchero e la schifosa pubblicità ripete che "lo zucchero fa bene al cervello" (facendo finta di non distinguere gli zuccheri complessi da quelli raffinati) in realtà lo zucchero ricavato dalla canna (in particolare quello raffinato, cioè quello bianco che quasi tutti assumiamo in grandi quantità sin dalla più tenera infanzia) è un dolcissimo veleno che ci intossica piano piano.

In questo post si parla dei danni dello zucchero bianco in particolare, ma non crediate che quello integrale (quello veramente integrale lo si trova in vendità nei negozi del commercio equo e solidale, quell'altra schifezza a granelli che vendono nei negozi è zucchero bianco ricoperto di glassa) faccia molto meglio. In effetti gran parte degli effetti nocivi cui si accenna nelle righe seguenti sono attribuibili allo zucchero di canna in quanto tale. Sicuramente iniziare a sostituire lo zucchero bianco con quello autenticamente integrale è un passo avanti verso il raggiungimento di un buon equilibrio psico-fisico.

Personalmente non assumo più zucchero da 5 anni e sto molto meglio, e se 10 anni fa ho sostituito quello bianco con quello integrale, devo dire che adesso ho tolto pure il miele, e ridotto al massimo l'uso di fruttosio o malto di riso. In realtà cerco di accontentarmi della dolcezza che trovo nella frutta ed in certa verdura; credo sia la cosa più naturale.
La ricerca del dolce nel latte della mamma è qualcosa che dovrebbe arrestarsi al massimo verso i 5 anni (è del tutto naturale allattare fino a quella età, come fanno molti nativi).Pensate che già nell'antico Egitto l'aristocrazia che si nutriva di dolcetti fatti con datteri e miele soffriva di diabete (al contrario dei poveri contadini). Qui da noi dal 1600, quando iniziò l'importazione a basso costo dello zucchero di canna coltivato dagli schiavi negri in America, e quando in concomitanza si utilizzarono nell'alimentazione cereali sempre più raffinati, vi fu una "epidemia" di diabete e di carie (eh sì, lo zucchero danneggia il dente dall'interno favorendo la carie).

Uno dei danni peggiori dello zucchero di canna (ma anche degli altri zuccheri) è quello di favorire lo sviluppo di una parassitosi da candida nell'intestino, con conseguenze molto spiacevoli che vanno dalle difficoltà digestive alle malattie autoimmuni (publicherò presto un articolo sulla candida e la cura della candidosi, ma se qualcuno è interessato mi mandi una mail).

Io da quando evito lo zucchero sto molto ma molto meglio. Ovviamente evito anche i dolcificanti artificiali, quelli come capirete, sono peggio dello zucchero!

Eccovi la descrizione sul metodo di lavorazione per ottenere questa micidiale polvere bianca:


Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro, successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.


Si arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare gran parte di ciò che mangiamo.


Che cosa è rimasto del primo succo scuro ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi che avrebbero dato tutto il loro benefico apporto di vita, di energia e di salute? Nulla! Anzi, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo) per ricostituire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutta dalla raffinazione.
Le conseguenze di tale processo digestivo sono: la perdita di calcio, nei denti e nelle ossa, con l'indebolimento dello scheletro e della dentatura.

Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie che affliggono gran parte della civiltà occidentale.

Cosa provoca il tossico zucchero bianco iperraffinato a livello intestinale?
Provoca processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale e l'alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che ciò comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.). A tal proposito avrete certamente notato il fastidioso senso di gonfiore e pesantezza che si avverte dopo aver mangiato dolci elaborati, ricchi di zucchero.
Si crea una vera forma di dipendenza, come avviene con la droga o con la nicotina.

Ciò è causato dal rapido e violento assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico detta "crisi ipoglicemica" caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilità, aggressività, debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo su. La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l'immissione in circolo, da parte dell'organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l'adrenalina che è l'ormone dell'aggressività, della difesa, della tensione. Si può ben comprendere come questi continui "stress" ormonali con i loro risvolti psicofisici determinano un esaurimento delle energie con l'indebolimento di tutto l'organismo. Ciò è stato ampiamente verificato da studi condotti negli Stati Uniti dove la violenza e l'aggressività nei bambini, messe in relazione anche al tipo di dieta e ai cibi e zuccheri raffinati, hanno creato allarme e preoccupazione per tutte le conseguenze sociali che esse determinano.
E dulcis in fundo, dovete sapere che a lungo andare uno dei sistemi più colpiti è proprio il sistema immunitario, poiché l'esaurimento delle forze e delle energie si traduce in una minore capacità di risposta alle aggressioni esterne e nella tendenza ad ammalarsi. Quando mangiamo 50 gr. di zucchero bianco, la capacità fagocitaria dei globuli bianchi si riduce del 76% e questa diminuzione del sistema di difesa dura circa 7 ore. Le gravi malattie che oggi affliggono l'umanità (cancro, AIDS, sclerosi, malattie autoimmuni, ecc.) nascono proprio da un indebolimento immunitario del quale lo zucchero bianco e l'alimentazione raffinata sono corresponsabili. I danni dello "squisito veleno" bianco sono tanti altri ancora e a tutti i livelli: per esempio circolatorio (con l'aumento di colesterolo e danni alle arterie), epatico, intestinale, ponderale (con l'aumento di peso e l'obesità), cutaneo.
Fonte : varie

SanVito: la Perla









Questa è la cronologia dei libri di poesia della poetessa Perla Sigismondi Marino.
Ma ha pubblicato anche: Racconti e favole. Una serie di racconti miste di poesia, favole e mission.
Un libro fantastico da leggere con gli occhi socchiusi e la mente con il biglietto per un viaggio sulla Luna.

ps. cliccare sulle foto per ingrandirle.

29 agosto 2008

La corretta alimentazione per i bambini dopo le vacanze



Tornare a scuola dopo mesi di vacanza può risultare traumatico per molti bambini e adolescenti. È molto importante seguire una dieta sana, equilibrata e adeguata a ciascuna persona, per affrontare con energia gli impegni scolastici e le altre attività pomeridiane, come gli sports che spesso praticano i nostri piccoli.
L'attenzione dei genitori per la crescita e la salute dei propri figli si confronta con una serie di interrogativi: quale alimentazione è più idonea ad assicurare i giusti apporti nutrizionali per affrontare le lunghe ore di lezione? È meglio puntare più sulla prima colazione o sul pranzo? E con quali ingredienti? Come trovare un equilibrio tra la necessità di crescita di bambini e ragazzi e l'aumento del rischio di obesità delle nuove generazioni sempre più sedentarie? «Le attività quotidiane impongono ritmi e necessità nutrizionali differenti nelle varie età, in relazione a tipo, intensità e durata delle attività stesse. Per l’organismo in crescita l’assunzione di cibo dovrebbe essere idealmente suddivisa in 5 pasti al giorno (cioè con un intervallo di 3 ore circa l’uno dall’altro): colazione, pranzo, cena e due “merende” a metà mattina e metà pomeriggio» spiega il Professor Claudio Maffeis, Professore Associato di Pediatria dell'Università di Verona. E prosegue: «Questa scelta garantisce adeguati apporti nelle ore diurne, in cui vi è il massimo consumo di energia e nutrienti e di limitare possibili squilibri nel rapporto fame/sazietà che favoriscono la deposizione di grasso in eccesso. L’equilibrio del rapporto fame/sazietà è favorito dalla pratica regolare di attività fisica, sempre più carente nei bambini come negli adulti dove la video-esposizione toglie molto tempo al gioco all’aperto e l’attività sportiva, che decresce rapidamente soprattutto nell’adolescenza. In ogni caso, ridurre il numero dei pasti è sbagliato, porta a mangiare di più e a depositare più grasso. Colazione e pranzo, insieme alla merenda del mattino, dovrebbero coprire il 60% dei fabbisogni di energia e nutrienti della giornata. Merenda del pomeriggio e cena il restante 40%. Pertanto nella prima parte della giornata si dovrebbe mangiare di più che nella seconda parte: di solito accade proprio il contrario. In genere, un’alimentazione varia (latte e latticini, cereali, pesce, uova, poca carne) con abbondante assunzione di vegetali (frutta, verdura, legumi) consente di soddisfare tutti i bisogni energetici e nutritivi. Attenzione però a non considerare gli alimenti solamente quale fonte di energia. I bambini italiani sono mediamente “ipernutriti” in termini di calorie, tanto che l’obesità è molto comune sin nell’età prescolare, ma possono presentare carenze in nutrienti (ad esempio minerali, fibra e oligoelementi) che a lungo andare contribuiscono ad influenzare lo stato di salute, aumentando il rischio di sviluppare alcune malattie (anemia, stipsi, osteoporosi, aterosclerosi). E’ quindi necessario abituarsi a considerare i nutrienti contenuti nel cibo per poterne ottimizzare l’assunzione». Insieme a frutta, verdura, latte e yogurt, un utile alleato per la corretta nutrizione degli studenti di tutte le età è il concentrato di pomodoro, ricco di licopene, potassio, fosforo e calcio. Un vero e proprio concentrato di “nutrienti” per affrontare al meglio gli impegni del nuovo anno scolastico e le attività sportive necessarie per un corretto stile di vita. «Il concentrato di pomodoro - spiega il Professor Maffeis - costituisce un’ottima possibilità per arricchire di nutrienti l’alimentazione del bambino e del giovane. Il concentrato contiene in media da 4 a 8 volte (per unità di peso) più nutrienti (Calcio, Ferro, Potassio, Fosforo, licopene, alcune vitamine) del pomodoro fresco ed è pratico da utilizzare. Del resto il pomodoro dovrebbe far abitualmente parte dell’alimentazione italiana già a partire dalla fine del 1° anno di vita. E’ uno degli alimenti importanti dell’alimentazione mediterranea, che è riconosciuta attualmente la migliore disponibile. Il pomodoro è ricco di licopene, il carotenoide più presente nel plasma umano. La cottura del pomodoro (concentrato) e l’aggiunta di olio ne aumentano l’assorbimeno. Ha elevate capacità antiossidanti, risultando un efficiente “eliminatore” di radicali liberi, tossici per le cellule. Previene l’ossidazione delle lipoproteine, riducendone l’aterogenicità, ovvero il rischio di insorgenza di arteriosclerosi. E’ stata inoltre dimostrata un’associazione tra assunzione di licopene e riduzione del rischio della comparsa di alcune neoplasie. L’assunzione di adeguate quantità di licopene nell’età evolutiva (fino a circa 1,3 mg/kg/die tra i 4 ed i 9 anni) potrebbe quindi essere potenzialmente utile quale co-fattore di prevenzione sia della malattia cardiovascolare che di alcune neoplasie». Nella corretta ripartizione dei pasti quotidiani di bambini e ragazzi, sono molteplici le occasioni di consumo del concentrato di pomodoro, in abbinamento agli altri alimenti simbolo della tradizione italiana a tavola, quali pasta, olio d'oliva, parmigiano e verdure di stagione. «L’uso del concentrato di pomodoro- continua il Professor Maffeis - è ideale ai pasti principali. Il contenuto in nutrienti che lo caratterizza (minerali, vitamine, licopene) può contribuire a completare il profilo nutrizionale del pasto a tutte le età. L’uso del concentrato per condire pasta o riso, magari insieme a verdure ed aromi, al posto di carne o salse a base di formaggi, panna, ecc. offre due importanti opportunità: primo, di limitare l’apporto di grassi soprattutto saturi così dannosi al sistema cardiovascolare; secondo, di contenere l’apporto calorico, generalmente esuberante rispetto ai fabbisogni. Anche a merenda, ad esempio, insieme a pane e olio può costituire un’alternativa sana e nutriente, rispetto a merende più ricche di grassi e calorie. Il concentrato di pomodoro è quindi un alimento che può essere impiegato utilmente nell’alimentazione del bambino e dell’adolescente» conclude il Professor Maffeis. Dunque l'occasione del ritorno sui banchi di scuola può costituire l'inizio, per i bambini e i ragazzi, di un regime alimentare più sano, naturale e ricco di oligoelementi, capace di aiutarli nei loro impegni quotidiani e di preservare la loro salute, evitando stanchezza e irritabilità.

LE SIGARETTE CONTENGONO ANCHE SOSTANZE RADIOATTIVE



Le multinazionali del tabacco conoscevano i danni causati dal polonio 210, sostanza radioattiva molto pericolosa presente nelle sigarette, ma hanno taciuto. Il quotidiano britannico The Independent ha rivelato lo scandalo, che verrà pubblicato in uno studio delll'American Journal of Public Health , dove sono stati analizzati oltre 1.500 documenti interni delle company del fumo.
"Il polonio 210 nelle sigarette non è una novità - spiega Vincenzo Zagà, pneumologo bolognese e vice presidente della Società italiana di tabaccologia - noi a Bologna ce ne occupiamo dal 1995, e comunque diversi studi scientifici a riguardo sono stati pubblicati già a partire dagli anni Sessanta. Si tratta di una delle sostanze più pericolose e cancerogene contenute nelle sigarette: basti pensare - conclude - che fumare 20 sigarette al giorno per un anno equivale a sottoporsi a 300 radiografie". I ricercatori hanno dimostrato come le multinazionali erano a conoscenza da oltre 40 anni del pericolo radioattivo nascosto nel pacchetto di sigarette. Le industrie produttrici hanno tentato per decenni senza riuscirci di eliminare questa sostanza dai loro prodotti, ricorrendo anche alla modificazione genetica o studiando filtri per rimuovere il micidiale veleno. Alla fine hanno deciso di tenere nascosti i pericoli. Un silenzio rotto solo ora dai ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic nel Minnesota. Il polonio 210 è presente sia sulle foglie del tabacco che all'interno della sua struttura chimica.
Fra i documenti interni di una multinazionale del tabacco ne è stato trovato uno di 30 anni fa che sottolinea come la pubblicazione di questo genere di ricerche, dal 1978, «avrebbe l'effetto di svegliare il "gigante che dorme"». Da qui la decisione di tacere, comune a tutti i colossi del tabacco, evitando che la questione venisse all'attenzione dell'opinione pubblica. Un portavoce della British American Tobacco replica che «non è noto quale componente delle sigarette causi il cancro« e fa presente che il polonio 210 si trova anche nei cibi».
Un gruppo di ricercatori statunitensi, propone di indicare sui pacchetti il livello di radiazioni a cui si espongono i fumatori.

Questa sostanza radioattiva, balzata tristemente alla ribalta col caso
Litvinenko (Londra 2006) è un pericoloso eccipiente delle sigarette.

La notizia giunge dalle pagine del quotidiano britannico The Independent, che rivela che si è arrivati a queste conclusioni tramite l’analisi di oltre 1.500 documenti interni delle company del fumo.

La cortina del silenzio si squarcia grazie ai ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic nel Minnesota che rivelano che il polonio 210 non solo è presente sulle foglie del tabacco ma anche all’interno della sua struttura chimica. Pare infatti, che le industrie produttrici di sigarette abbiano tentato, invano, di eliminare questa sostenza dalle bionde ricorrendo anche alla modificazione genetica, riuscendo però a celare, con successo, le ricerche.

Le multinazionali si difendono affermando non si sa ancora con certezza quale sia il componente che causa del cancro

27 agosto 2008

Il Rosario delle Lune


C'è una concittadina che fa incetta di premi letterari. Nata a Rocca S. Giovanni e residente a Lanciano, in realtà fin dai primi tre mesi di vita ha vissuto a S. Vito Chietino. Figlia d'arte di quel Giulio Sigismondi tra i più noti e apprezzati poeti dialettali abruzzesi, passa molto del suo tempo nella casa paterna.
L'ultimo premio ha varcato i confini nazionali. Infatti, ha vinto il primo premio al IX concorso letterario europeo città di Monaco.Con la sua raccolta di versi il rosario delle lune si è fatta apprezzare anche dai critici europei. Il 18/10/2008 in una sala del comune di Monaco di Baviera la sanvitese Perla Sigismondi Marino verrà premiata per la sua raccolta di versi.

Quello che mi ha colpito di Lei, è la sua semplicità nel fare e/o gestire i versi e le parole. "Sono cose che mi succedono o che capitano", come se fossero alla portata di chiunque. Il suo ottimismo, la capacità di cogliere le cose "belle", positive della natura, del mare, del suo territorio.
Adesso, dopo aver letto il Rosario delle Lune mi rendo conto del potere di quella poesia. Ogni frase un condensato di emozioni pronte ad esplodere. Una miccia piena di emozioni che vengono innescate ad un ritmo incessante.
Adesso capisco i vari premi che la poetessa riceve e, la loro importanza. Un esempio per gli altri concittadini. Una persona schiva che evita, se può, la luce dei tanti riflettori puntati. Un esempio da imitare, piuttosto che seguire i tanti reality che la tv propina per stereotipi ormai bruciati.
In questo video la poetessa legge la sua poesia preferita

A mio padre

Attaccata a un solo dito
mi hai mostrato la scena illuminata
nella traccia antica
la giostra della vita
il canto e il grido di ogni uomo
l'ironìa bonaria
le tempeste e i giochi del mare
l'utopìa da salvare
l'acqua della sorgente
le chiare stelle cadenti in agosto
il gusto della poesia.
Mi hai dato voce parola eco sensi
sfumature rare il ricordo di qualcosa
sognato insieme che rimane irreale
essendo stato vero.

Apro il pugno pieno di niente.
Non è giusto che io pensi
che non è bella la vita!


23 agosto 2008

Le vitamine dell'Estate



Dopo aver superato la primavera e i suoi caratteristici malesseri – soprattutto stanchezza e difficoltà di concentrazione – si è pronti per affrontare l’estate. Si aspettano con ansia le vacanze, per potersi dedicare alle proprie attività preferite: abbronzarsi e rilassarsi sulla spiaggia, praticare quell’attività fisica che nel corso dell’anno è stata un po’ trascurata, uscire la sera con gli amici e magari fare anche un bel viaggio. Le vacanze possono quindi essere molto divertenti, ma tutt’altro che rilassanti, specialmente se arrivano dopo un anno di lavoro, caratterizzato da stress e da uno stile di vita e un’alimentazione disordinati e poco sani. Fattori che possono determinare una carenza di principi nutritivi, in particolare di vitamine. Come reintegrarle? Lo chiediamo alla dottoressa Manuela Pastore, dietista di Humanitas.

Importanti tutto l’anno

“Le vitamine – spiega la dottoressa Pastore – sono principi nutritivi privi di potere calorico, fondamentali per garantire il benessere psicofisico dell’individuo. L’organismo umano non è in grado di sintetizzarle, pertanto devono essere introdotte con l’alimentazione. Le vitamine sono ampiamente presenti negli alimenti del regno animale e di quello vegetale. Hanno numerose funzioni ma principalmente:

-hanno potere antiossidante, cioè rallentano l’invecchiamento cellulare,

-fanno parte della molecola di sostanze, i coenzimi, importanti per il decorso di reazioni metaboliche fondamentali,

- promuovono lo sviluppo e una crescita regolari,

- garantiscono la salute dei globuli rossi, le cellule del sangue che trasportano l’ossigeno ai tessuti dell’organismo,

-sono importanti per la trasmissione dell’impulso nervoso.

Le vitamine sono dunque sostanze organiche indispensabili, in qualunque periodo dell’anno. E’ molto importante avere un’alimentazione variata, per assicurare all’organismo le giuste quantità di vitamine.

Nel mondo occidentale, oggi, non esistono più vere carenze vitaminiche. Sono possibili deficienze di vitamine marginali legate a particolari situazioni fisiologiche quali l’accrescimento, la gravidanza, la vecchiaia oppure patologiche quali l’etilismo cronico, le sindromi di malassorbimento ecc. che possono necessitare di integrazioni”.


Estate e sole


“In estate – continua la dietista – si ha la possibilità di aumentare naturalmente l’attivazione della vitamina D, esponendosi alla luce del sole. L’attivazione della vitamina D avviene attraverso più reazioni: la prima importantissima conversione avviene a livello cutaneo dove è presente un suo precursore, chiamato pro-vitamina D3, che grazie all’azione della luce ultravioletta viene trasformato in vitamina D3.

Successivamente la vitamina D3 viene immessa in circolo e nel fegato, trasformata in un composto non ancora attivo chiamato calcidiolo. Il calcidiolo raggiunge i vari tessuti, principalmente muscoli e tessuto adiposo, dove rimane come riserva, infine nel rene si forma il calcitriolo che è la forma attiva della vitamina D. L’entità della conversione a livello cutaneo, passaggio indispensabile perché si formi vitamina D attiva, dipende da diversi fattori: spessore e pigmentazione della pelle, qualità e intensità delle radiazioni UV e, soprattutto, ampiezza della superficie del corpo esposta al sole e durata dell’esposizione.

E’ bene esporsi al sole (utilizzando però una crema protettiva ad alto fattore di protezione), per beneficiare di questa vitamina, importante soprattutto per mantenere sani ossa e muscoli: la vitamina D regola infatti le concentrazioni plasmatiche del calcio e del fosforo, sostanze utili per il processo di formazione e mantenimento delle ossa.

L’apporto della dieta di vitamina D, è scarso. Si trova infatti in pochissimi alimenti esclusivamente di origini animale: l’unico alimento molto ricco è l’olio di fegato di merluzzo, discrete quantità sono presenti in alcuni pesci a più alto contenuto di grassi (anguilla, aringa, salmone), solo tracce nelle uova, nel fegato, nel burro, nel latte e in alcuni formaggi a più alto contenuto di grassi”.

Aiutare l’abbronzatura

“La vitamina A – spiega la dottoressa Pastore – si trova in natura in due forme:

il retinolo, cioè la vitamina preformata, proviene da fonti di origine animale ed è contenuto prevalentemente nel fegato, nei pesci grassi, nel burro, nel tuorlo d’uovo, nei formaggi a più elevato contenuto di grassi,i caroteinoidi precursori della vitamina A provengono da fonti di origine vegetale (verdure a foglia verde scuro). Il più diffuso carotenoide è il betacarotene che conferisce alla frutta e alla verdura la colorazione giallo-arancio (albicocche, carote, zucca, pesche, mango, melone, ecc).

Il Betacarotene (un precursore della vitamina A) può aiutare a ottenere un’abbronzatura più intensa, ma attenzione a non esagerare. Dosi elevate di questa sostanza, anche se non sono dannose per l’organismo, possono determinare una colorazione giallo-arancio della pelle. Per preparare la pelle all’abbronzatura si possono preparare dei centrifugati di frutta e verdura ricchi di questa sostanza: non solo carote, ma anche melone e albicocche possono fare al nostro caso. E’ invece bene limitare l’assunzione di integratori specifici per intensificare l’abbronzatura, per evitare che il colorito dorato e naturale si trasformi in un meno piacevole giallognolo”.

Una sana alimentazione

“L’estate dovrebbe essere il momento adatto per iniziare ad adottare un’alimentazione equilibrata, da proseguire anche durante l’inverno – suggerisce la dietista. Una dieta variata, con prevalenza di cibi freschi e il consumo ad ogni pasto di frutta e verdura di stagione, assicura all’organismo il giusto apporto di nutrienti di cui ha bisogno, ma soprattutto permettono di fare il pieno di sostanze antiossidanti preziose per la salute. D’estate, e soprattutto in vacanza, bisognerebbe approfittare del tempo a disposizione per prendersi più cura anche dell’alimentazione cercando di non portarsi in vacanza le brutte abitudini”.

Integrare con i multivitaminici

“Se non è possibile seguire una dieta equilibrata e ricca delle vitamine necessarie si può ricorrere all’assunzione di integratori multivitaminici – spiega la dottoressa Pastore. Queste sostanze vanno assunte solo per periodi di tempo limitati e non dovrebbero mai sostituire una dieta variata e ricca di frutta e verdura, ma essere utilizzate solo a integrazione di essa, in quei periodi in cui, per diversi motivi, non sia possibile adottare un’alimentazione equilibrata”.

Più sport
“L’elevata sudorazione causata dall’attività fisica, soprattutto in questo periodo dell’anno, comporta la dispersione di acqua e minerali –conclude la dietista. E’ importante soprattutto reintegrare le perdite di liquidi, bevendo abbondantemente, e seguire un’alimentazione variata e bilanciata dal punto di vista nutrizionale. Il corpo umano è composta da circa il 4% di sali minerali. E’ molto difficile, in condizioni di buona salute, andare incontro a vere carenze anche se si pratica un’attività fisica intensa.

Anche in questo caso un’alimentazione variata consente un’assunzione quantitativamente adeguata di micronutrienti, utile anche a reintegrare eventuali perdite. Ciò significa che in condizioni fisiologiche e in assenza di una specifica deficienza non è necessario ricorre a integratori multiminerali. Un discorso a parte deve essere fatto, ma limitatamente negli atleti, per due minerali: il ferro, importante per un’ottimale prestazione fisica, e il calcio, importante per mantenere un’adeguata densità ossea”.

Elena Villa.

21 agosto 2008

"Tenete lontani i cellulari dai bambini: aumentano il rischio cancro al cervello"


Notizie allarmanti dall’Università di Pittsburgh: i telefonini andrebbero sempre utilizzati con parsimonia e con gli auricolari. Una precauzione da adottare soprattutto dai giovani, i cui organi sono ancora in crescita. Le conclusioni risultano completamente diverse rispetto ad altri studi, ma se i ricercatori della Pennsylvania dovessero avere ragione tra qualche decennio potremmo pentirci amaramente di aver guardato con indifferenza a quell’80% di under 18 che non si stacca mai dal cellulare (nemmeno a scuola e quando dorme).

Continuano a alternarsi gli esiti di approfonditi studi sui rischi per il cervello derivanti dall’uso dei telefoni cellulari: la versione stavolta è in chiave allarmistica e proviene da uno dei più importanti centri di ricerca per il cancro americani, l’Università di Pittsburgh. Qui i ricercatori hanno paragonato i cellulari a una vera e propria roulette russa per la salute: proprio per evitare l’aumento di rischi di tumori al cervello i telefonini, in pratica, andrebbero sempre utilizzati con parsimonia e possibilmente con gli auricolari. I suggerimenti si spingono verso situazioni sinora mai considerate, come quella di non usare i cellulari in luoghi pubblici ristretti, come gli autobus, per non mettere a rischio le persone vicine.

Ma la raccomandazione più grande riguarda ancora una volta i più giovani: “i primi a dover diminuire l'uso dei telefonini – fanno sapere gli studiosi della Pennsylvania - dovrebbero essere i bambini, il cui cervello è ancora in fase di crescita”. Una conclusione, che se confermata nel tempo da altre analoghe, potrebbe cambiare i costumi di vita degli under 20 di mezzo mondo (quello tecnologicamente avanzato). Lo scorso 9 luglio il guru mass-mediologo Derrick de Kerckhove ha affermato, durante una conferenza sui “Nativi digitali” (i giovani nati dal 1993 in poi), che durante un’ampia ricerca svolta in Canada per Motorola è emerso come l’80% dei ragazzi con meno di 18 anni non si stacchi mai dal telefonino, lasciandolo acceso e pochi centimetri anche mentre dorme.

Ed anche in Italia le cose non vanno molto meglio: una recente indagine, chiamata “Minori e telefonia mobile”, condotta dal Centro studi minori e media di Firenze, in scuole elementari, medie e superiori di 20 città e di 10 regioni italiane, su un campione di 2.264 studenti e 1.541 genitori, è emerso che già alle elementari 8 alunni su 10 possiedono almeno un telefonino: ma la cosa forse più sconvolgente è che alle superiori l'80% lo tiene sempre acceso in classe anche durante le lezioni (anche a dispetto della Direttiva n. 104 del ministero della Pubblica Istruzione del 30 novembre scorso).


Statistiche che dovrebbero riflettere far riflettere ancora di più alla luce dell'allarme lanciato dal direttore dell'istituto oncologico dell'università statunitense, Ronald Herberman, che in una lettera ai membri dell'università ha riportato alcuni studi preliminari e tuttavia non ancora pubblicati, dimostrerebbero la pericolosità dei telefonini. Herberman ha spiegato che anche se la scienza impiegherà anni prima di dimostrare la connessione tra la malattia e l'uso dei cellulari, gli utenti dovrebbero cominciare da subito a prendere delle contromisure.

Le considerazioni del centro di ricerca vanno prese sul serio non solo per la sua comprovata serietà scientifica, ma anche perché formulate in una città, Pittsburgh, che dopo essere stata considerata per anni una “la città dell’acciaio” per la forte presenza di industrie di questo genere, viene oggi definita come il “cuore pulsante delle telecomunicazioni in Pennsylvania”.

La teoria sconfessa quelle pubblicate finora, che hanno escluso qualunque rischio concreto derivante dall'uso dei cellulari. L'università dello Utah aveva ad esempio concluso all'inizio del 2008, dopo aver analizzato vari studi sull'argomento, che non è dimostrabile nessun incremento nel numero di tumori al cervello dovuto all'uso di cellulari. Alla stessa conclusione sono arrivati anche altri studi condotti al di fuori degli Stati Uniti, come in Francia e Norvegia.

Per i ricercatori dell’Università di Pittsburgh sia i dati scientifici che le caricature su internet non cambierebbero lo stato delle cose: "Anche se controversi - ha detto il direttore del centro di ricerca universitario - siamo convinti che ci siano dati sufficienti per prendere delle precauzioni nell'uso dei cellulari".
Alessandro Giuliani

Energy drink: una preoccupazione per i consumatori ed una proposta per il Ministero della Salute



Negli ultimi anni in Italia e nel resto del mondo si è registrato un aumento consistente del consumo di bevande denominate Energy Drinks. Poiché esse sono pressoché sconosciute alla popolazione over 30, una loro sommaria descrizione è necessaria.

Questo tipo di bevanda viene venduta in lattine e contiene caffeina (in genere una quantità lievemente superiore o equivalente agli 80-85 mg di una tazzina di caffè e decisamente superiore ai 23 mg di una classica Coca Cola), a volte altri stimolanti quali, guaranà (contenente altra caffeina) o ginseng.

La più venduta (in virtù anche di una fortissima pressione pubblicitaria) è la Red Bull. Essa contiene come ingredienti principali oltre alla caffeina, l’aminoacido taurina e glucuronato.

Nate come bevande energetiche, gli Energy drinks sono diventati i protagonisti di un nuovo modo di consumare l’alcool. Tra i giovani, l’assunzione di cocktail a base di Energy Drink e alcolici, e soprattutto superalcolici, è oggi una moda molto diffusa.

Nonostante l’enorme popolarità a livello mondiale, in alcuni paesi europei ed extra-europei non è stata concessa l'autorizzazione all'immissione in commercio degli Energy Drinks.

In Francia, il Ministero della Sanità ha stabilito che gli Energy Drinks potrebbero avere effetti indesiderati sul metabolismo e sulla pressione arteriosa e li ha classificati come medicinali, impedendone di fatto la distribuzione. Anche la Danimarca e la Norvegia non ne hanno autorizzato la vendita.

In Gran Bretagna, infine, il commercio di tali bevande è consentito liberamente, ma è sconsigliato l’uso alle donne in gravidanza, ai minori e alle persone a rischio cardiovascolare.


Gli Energy Drinks sono bevande pericolose?

Come è ben noto la risposta individuale agli effetti farmacologici della caffeina è molto variabile.

In alcuni soggetti, l’assunzione di Energy Drinks può causare un eccessivo aumento della frequenza cardiaca ed un incremento della pressione arteriosa.

Come tutte le bevande contenenti caffeina, dovrebbe essere sconsigliata in pazienti affetti da cardiopatie congenite quali la sindrome del QT lungo.

Inoltre, negli sportivi che li assumono prima di uno sforzo fisico prolungato, l’attività diuretica della caffeina può peggiorare lo stato di disidratazione provocato dalla perdita di liquidi con la sudorazione.

Insomma, pur non trattandosi di bevande che presentano una spiccata tossicità se assunte da soggetti sani, sono comunque bevande che in determinate condizioni possono essere pericolose per la salute.

Ancora più pericolosa è l’abitudine ad assumere cocktail a base di Energy Drinks ed alcool.

L’uso della miscela Energy Drinks /alcool nasce dalla voglia, da parte di chi la consuma, di una bevanda che abbia gli effetti euforizzanti dell’alcool, ma che contemporaneamente non stordisca.

Gli Energy Drinks possono in effetti dare l’illusione di combattere efficacemente gli effetti sedativi dell’alcool.

Ma lo stato di ebbrezza viene piuttosto mascherato, mentre segnali coma la fatica e la sonnolenza sono solo attenuati e restano in agguato, poiché la concentrazione ematica di alcool non viene modificata.

Una volta terminati gli effimeri effetti della bevanda energetica, la sbornia si può materializzare con il suo sgradevole corteo di sintomi: vomito, cefalea, disequilibrio, sonno.

Infine la disidratazione, che è una condizione aggravata sia dalla caffeina che dall’alcool ed eventualmente anche dall’esercizio fisico praticato dai giovani in discoteca.

I pericoli cui abbiamo accennato sono attualmente oggetto di discussione anche nella comunità scientifica, e sono stati denunciati di recente in alcuni articoli apparsi in letteratura.

In particolare, i rischi derivanti dall'assunzione simultanea di Energy drinks + alcool consistono:

* nella possibilità che soggetti che non hanno una sufficiente percezione del loro stato di ebbrezza possano essere responsabili di incidenti;
* nella mancata percezione degli effetti sgradevoli dell’alcool, tale da indurne l’assunzione di quantità eccessive e di conseguenza aumentare le probabilità di sviluppo di dipendenza da alcool.

E’ possibile che qualcuno ritenga queste preoccupazioni eccessive e obietti che si tratta di sostanze legali, che bisogna considerarla una sorta di trasgressione soft e che infine qualcosa bisogna pur bere.

La stessa confezione degli Energy Drinks, colorata e scintillante, in fin dei conti attraente, tende ad attenuare giudizi troppo severi.

Certo la reazione generale sarebbe diversa e sicuramente più allarmata se pensassimo a giovani e giovanissimi che associano nottetempo gin, vodka o whisky a dosi massicce di caffè.

Nonostante le conoscenze attuali siano circoscritte a Energy Drinks assunti da soli e quindi a un rischio di tossicità tutto sommato modesto e limitato a determinate condizioni fisiopatologiche, riteniamo che si debba affrontare il problema in maniera scientifica e razionale.

Considerato che:

* è vero che la caffeina viene bevuta diffusamente, ma nella sua “veste” abituale essa è automaticamente associata a possibili effetti cardiovascolari, mentre negli Energy Drink la stessa pericolosità può essere sottostimata;

* la miscela Energy Drink ed alcool si va diffondendo sempre di più;
* il problema di fondo resta la dispensazione dell’alcool tra i giovani.

Si chiede al Ministero della Salute di imporre che sia aggiunta sulle etichette degli Energy Drink una avvertenza che sconsigli l’uso in soggetti cardiopatici ed ipertesi e avverta sui rischi derivanti dall’associazione con alcool.

Un'iniziativa simile - sia pure non drastica e incisiva come quella adottata in Paesi che ne hanno vietato la distribuzione - è stata presa dalla Gran Bretagna che sconsiglia l'uso di Energy Drinks in dosi elevate, tra i minorenni o in associazione a superalcolici.
link http://www.sifweb.org/societa/avvisi/sif_energy_drinks.php

19 agosto 2008

SanVito: Emanuela Aureli

La domenica festa di san Rocco ha proposto la partecipazione della imitatrice televisiva Emanuela Aureli
accompagnata da una band giovane che intonava musica anni 60-70.

Alcuni passaggi

SanVito: Vincenzo Olivieri



Il comico pescarese Vincenzo Olivieri di passaggio a S. Vito ha rispolverato le sue battute sul lungomare di Gualdo. Un pubblico numeroso ha seguito e apprezzato le sue performance.
Se un artista diceva "Sono solo canzonette" qui si può dire " Sono solo barzellette".
Alcuni passaggi video

18 agosto 2008

SanVito: La Band Frentana




alcuni brani

12 agosto 2008

SanVito: Serata dannunziana con Michele Placido


In un breve spettacolo teatrale e musicale Michele Placido, l'attore pugliese ha recitato alcune poesie e lettere di Gabriele D'Annunzio (3). Al pubblico è piaciuta molta la sua partner nello spettacolo, Franca Minnucci, ma, il suo contributo è stato molto modesto.

Alcuni frammenti del video della serata

10 agosto 2008

SanVito: ultima serata Spazi sonori




Un trio conclude il tour degli Spazi Sonori. Il brillante regista della manifestazione De Grandis termina con un trio con esperienza internazionale. Musica originale e arrangiata con chitarra, contrabbaso e batteria un mix di suoni originali.



Alcuni frammenti video della serata

09 agosto 2008

Serata Dannunziana: Daniela Musini

Al settantesimo della morte di G. d'Annunzio San Vito e la sua attrice daniela Musini ricordano il poeta e, il suo passaggio a San Vito.
Alcuni frammenti video della serata

07 agosto 2008

L'Italia: una barzelletta!



Per ridere ma, anche per piangere...

.... Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini. Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.

Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.

Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l'anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema. Il gruppo di progetto scoprì dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.

In questa situazione di crisi il management diede una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.

Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c'erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.

Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori e uno ai remi. Inoltre si introdusse una serie di punti per ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità.

L'anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.

La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato. La società di consulenza preparò una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.

Al momento la società italiana è impegnata a progettare una nuova canoa…

06 agosto 2008

Sportivi: più giovani di 10 anni


Si sa che l'esercizio fisico mantiene in forma e giovani, ma ora si è riusciti a quantificare questo effetto. Uno studio condotto su più di 2000 coppie di gemelli da Lynn Cherkas del King's College di Londra ha suggerito che lo sport potrebbe far tornare indietro il tempo anche di 10 anni rispetto alla reale età.
Per calcolare l'età biologica degli individui i ricercatori hanno utilizzato come unità di misura i telomeri, cappucci protettivi del Dna che si accorciano con gli anni. Si è visto così che tre ore e mezza di attività fisica settimanale possono cambiare l'età biologica dell'organismo facendola risultare fino a 10 anni più giovane rispetto a coloro che conducono una vita sedentaria.
Studiando i gemelli gli studiosi hanno dimostrato che il fratello sedentario è biologicamente più vecchio di quello sportivo.
I telomeri sono brevi sequenze di Dna poste agli estremi dei cromosomi e proteggono questi ultimi dall'usura del tempo. Infatti ogni volta che una cellula si riproduce, inevitabilmente una piccola parte delle estremità dei cromosomi non viene replicata, rendendoli sempre più corti. La lunghezza dei telomeri può quindi indicare l'età della cellula e quindi, su più larga scala, dell'organismo.
I ricercatori britannici hanno arruolato 2401 coppie di gemelli ed esaminando il loro Dna hanno misurato i loro telomeri. Ai volontari è poi stato fatto compilare un questionario in cui dovevano descrivere il loro stile di vita, la pratica sportiva, l'alimentazione, il fumo e molti altri parametri. Dai risultati è emersa una stretta relazione tra la lunghezza dei telomeri e l'attività fisica. In media si è visto che tra chi praticava sport per almeno 3,5 ore a settimana e chi invece si muoveva per soli 16 minuti a settimana, quindi conduceva una vita del tutto sedentaria, la differenza di lunghezza dei telomeri era di 200 basi (componenti base del Dna), che corrispondono a circa dieci anni.
E' probabile che lo sport agisca in vari modi per rallentare l'invecchiamento, riducendo anche lo stress fisico e mentale e ostacolando i fenomeni ossidativi che consumano l'organismo nel tempo

01 agosto 2008

L'amore? Come una droga naturale




Sul tema dell'amore si sono spesi fiumi di parole e i romantici potranno rimanere delusi nel sapere che a far scattare l'amore, tra due persone, anche quello romantico, non è tanto l'attrazione fisica o quella mentale, ma la chimica. Già, perché tutto è dovuto a due ormoni: la dopamina e l'adrenalina, gli stessi che si innescano nel caso di una tossicodipendenza.
Ma partiamo con ordine. All'inizio di una relazione, quando nasce il desiderio si scatenano nel cervello una serie di reazioni chimiche simili a quelle stimolate dalla cocaina o da altre sostanze sintetiche. Sia nella droga che nell'innamoramento, infatti, si produce una maggiore quantità di dopamina che stimola le aree cerebrali deputate al controllo del piacere, ma anche di adrenalina, che aumenta l'afflusso di sangue verso alcune parti del corpo, come gli organi riproduttivi.
E non è finita qui, perché se sentirsi innamorati è come essere drogati, gli stessi sintomi si presentano anche quando la relazione è finita: sensazione di giramento di testa e stomaco in subbuglio.
Il cervello aumenta la produzione di dopamina anche quando si è stati abbandonati o si è gelosi del partner. Per questo motivo l'innamorato è ancora più determinato a riconquistare l'oggetto del desiderio, proprio come il tossicodipendente lo è nel cercare un'altra dose.

Io, tossico in via di disintossicazione?
Se si usassero meglio queste droghe, se si parlasse, si ascoltasse e si dialogasse meglio, che mondo migliore sarebbe?
Siamo nell'era dell'acquario, quella dove queste droghe naturali hanno la massima "esaltazione".
Creare un circolo per droghe naturali? Troppo semplice!