
In questo articolo del corriere.it viene verificato una dieta "confusa" dei bambini americani. Sono dei dati ampiamente immaginati che fanno riflettere.
WASHINGTON - L'obesità degli americani trova le sue radici nella culla: secondo un nuovo studio, negli Stati Uniti la «dieta» di hamburger, Coca Cola e patatine fritte inizia molto presto, ad appena pochi mesi di vita. Lo studio «Feeding Infants Toddler», denuncia la dieta ipercalorica con cui i bambini americani vengono svezzati: troppo grasso, zucchero e sale, pochissima verdura e frutta. Una sintesi dei risultati sono stati presentati a San Antonio, in Texas, nell'ambito della conferenza dell'American Dietetic Association. Studiando l'alimentazione di 3.000 bimbi, i ricercatori hanno scoperto che i piccoli americani, da uno a due anni, consumano una media di 1.220 calorie al giorno, il 30% in più rispetto alle 950 calorie consigliate dagli esperti.
ECCESSO CALORICO - Tra i 7 e gli 11 mesi, l'eccesso calorico è del 20%. «Già a due anni - denuncia in modo allarmante il rapporto - le abitudini alimentari cominciano ad assumere le caratteristiche problematiche della dieta americana». Secondo uno studio federale, il 31% dei 292 milioni di americani è considerato obeso, un'etichetta che gli scienziati attribuiscono a chi vive con 14 o più chili in eccesso rispetto al peso forma. La tendenza dell'irrobustimento della popolazione non accenna a frenarsi: si prevede che tra sette anni, nel 2010, ci saranno 68 milioni di americani obesi. I dietologi pediatrici sono allarmati.
NUTRIZIONE INFANTILE - Secondo Jodie Shield, che ha scritto due libri sulla nutrizione infantile, i genitori sono responsabili, non solo per quello che danno a mangiare ai figli ma anche per quello che rappresentano come modello: «I vostri bambini - ha affermato - vi guardano, vedono quello che fate». «Le patatine fritte sono il contorno più diffuso tra i bambini dai 19 ai 24 mesi», ha detto la ricercatrice Kathleen Reidy, che ha partecipato allo studio, condotto al telefono con i genitori di 3.000 bambini. «Tra il 20 e il 25% dei bambini osservati per lo studio commissionato dalla Gerber non ha mangiato una sola verdura nel giorno del colloquio e tra il 25 e il 30% non ha consumato alcuna frutta», ha aggiunto la ricercatrice.
BIBITE GASSATE - Il problema non si limita alle patatine fritte. L'equipe con la quale ha lavorato Reidy ha scoperto che alcuni genitori mettono bibite gassate nei biberon di bambini di solo sette mesi di vita. Inoltre, i piccoli tra i 19 e i 24 mesi consumano dolci «almeno una volta al giorno». Altri alimenti dati regolarmente ai bambini americani comprendono hot dog, salsicce e pancetta affumicata, che fanno parte della dieta normale del 7% dei piccoli tra i 9 e gli 11 mesi, e del 25% dei ragazzini più grandi. Lo studio, effettuato dalla Mathematica Policy Research, Inc, di Princeton, nel New Jersey, rivela infine come tra il 10 e il 15% dei bambini dell'età prescolare, tra i due e i cinque anni, sia già sovvrapeso. I risultati completi dello studio saranno pubblicati a gennaio nella rivista dell'Associazione dei dietologi americani.
28 luglio 2006
McDonald: come ti creo l' obesità infantile
27 luglio 2006
I furbetti del parlamento

Furbetti del quartierino e non, Wanna Marchi, Cesare Previti. E molti, molti politici L’indulto così come è stato pensato riguarda anche casi di corruzione già a sentenza e casi che ci devono arrivare ancora. Ci sarà un esercito che andrà ai servizi sociali
Marco Travaglio analizza l'effetto dell'indulto sui personaggi che fanno parte della vita pubblica e, la loro impunità può innescare una bomba ad orologeria sul futuro prossimo.
L’indulto è come la patente a punti. Chiunque, fino al maggio 2006, ha concusso, ha corrotto o s'è fatto corrompere, ha abusato dei suoi poteri per favorire qualcuno, derubato lo Stato col peculato o la sua società con la bancarotta, truffato il prossimo, truccato gare d'appalto, incassato fondi neri, frodato il fisco, falsato bilanci, turbato il mercato finanziario con l'aggiotaggio, scalato banche violando le leggi, speculato con l'insider trading, giocato con la salute dei dipendenti provocando infortuni o addirittura decessi nei luoghi di lavoro, e fino a oggi temeva - in caso di condanna - di andare in carcere a scontare la pena, può tirare un sospiro di sollievo: partirà da meno tre.
Nel senso di meno 3 anni di pena, da detrarre da eventuali condanne definitive. Per i reati puniti più severamente (per esempio, la bancarotta o la rapina), l'indulto comporterà semplicemente uno sconto di pena. Per quelli puniti con sanzioni più blande (tutti quelli dei colletti bianchi), significherà azzerare le pene del tutto o quasi. E comunque garantirsi l'esenzione dal carcere: in Italia infatti si scontano dietro le sbarre solo le pene superiori ai 3 anni (sotto, c'è l'affidamento al servizio sociale: cioè l'assoluta libertà con qualche opera buona).
Risultato: chi rischia pene fino ai 6 anni scende a 3, e non sconta nemmeno un giorno. Non solo: l'indulto cancella pure le pene accessorie (interdizione da pubblici uffici, cariche societarie, professioni): i condannati resteranno in Parlamento, nella pubblica amministrazione, nei mestieri che esercitavano mentre delinquevano. Giudici, pm e investigatori dovranno portare a termine indagini e processi già sapendo che sarà tutto inutile, o quasi: come per la Juventus, il campionato degli inquirenti partirà con una forte penalizzazione.
L'elenco dei beneficiari di questo colpo di spugna a orologeria, che sta per esser varato urbi et orbi con la scusa delle carceri affollate, è lungo chilometri. In cima alla lista, com'è noto, c'è Cesare Previti (pregiudicato per corruzione giudiziaria), che scenderà da 5 a 2 anni, lascerà gli arresti domiciliari e rientrerà in Parlamento, almeno finché la Camera non si deciderà a dichiararlo decaduto per l'interdizione perpetua. Poi c'è Silvio Berlusconi, imputato per corruzione del testimone David Mills e per i diritti Mediaset (appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale), insieme a Confalonieri (falso in bilancio) e ai figli Marina e Piersilvio (indagati per riciclaggio).
Poi ci sono i protagonisti di tutti gli scandali degli ultimi due anni. Comprese le teletruffe di Wanna Marchi e Stefania Nobile: condannate a 10 anni in primo grado, se patteggiano in appello scendono a 6 anni, e con l'indulto a 3: in pratica, non tornano mai più in carcere. I protagonisti dell'inchiesta penale su Calciopoli, a Napoli), non dovranno neppure patteggiare: le pene per la frode sportiva sono talmente basse da vanificare il futuro processo a Moggi, Carraro, Giraudo, Galliani, Mazzini, De Santis, Pairetto, Bergamo, ai figli di papà targati Gea e così via. Idem per Bancopoli (aggiotaggio e altri reati finanziari, a Milano e Roma), che vede inquisiti l'ex governatore Fazio e i multicolori furbetti del quartierino: Fiorani, Gnutti, Ricucci, Coppola, Consorte, Sacchetti, Billè, Palenzona.
E sono ancora al vaglio degli inquirenti le posizioni dei politici beneficiati dal munifico banchiere di Lodi: i forzisti Brancher, Grillo, Dell'Utri, Romani e Comincioli, il leghista Calderoli e l'Udc Tarolli. Poi c'è la banda Parmalat, imputata a Milano e a Parma: da Calisto Tanzi in giù, fino ai banchieri (a cominciare da Cesare Geronzi) suoi presunti complici nella truffa a migliaia di risparmiatori. E c'è la banda Cirio di Sergio Cragnotti, anch'essa specializzata in bond-carta straccia. In una tranche collaterale del caso Parmalat sono indagati per corruzione De Mita (Dl) e Burlando (Ds), e in un'altra ancora, per finanziamento illecito, l'ex ministro Alemanno (An). Il "meno tre" potrebbe far comodo anche al forzista Raffaeleo Fitto ai suoi coindagati a Bari per le presunte tangenti dal gruppo Angelucci. Per non parlare dei protagonisti dell'ultimo scandalo di Potenza: Vittorio Emanuele e due uomini di Fini: Salvo Sottile e Francesco Proietti Cosimi.
Ma c'è pure un esercito di deputati e senatori nei guai con la giustizia per vari reati, tutti compresi nell'indulto (conflitto d'interessi? Forse). Marcello Dell'Utri è imputato a Palermo per calunnia contro tre pentiti. Francesco Storace e il suo entourage sono accusati a Roma di associazione a delinquere per aver spiato illegalmente Marrazzo e la Mussolini. Il Ds ribelle Vincenzo De Luca, neosindaco di Salerno, è indagato per concussione, abuso, truffa e falso.
An voterà no all'indulto, salvo due ex ministri, entrambi indagati: uno è Alemanno, l'altro è Altero Matteoli, rinviato a giudizio per favoreggiamento nell' inchiesta sugli abusi edilizi all'Elba.
E la lista "nera" non finisce qui: Ugo Martinat è inquisito a Torino per turbativa d'asta e abuso per alcuni appalti Tav; e Silvano Moffa lo è a Velletri per corruzione.
Nutrita anche la pattuglia Udc: se cade l'aggravante mafiosa del favoreggiamento, l'indulto serve a Totò Cuffaro; e, in caso di condanna, servirà di certo al neo- onorevole Vittorio Adolfo, accusato a Sanremo di corruzione, truffa e turbativa d'asta; a Giampiero Catone, imputato per truffa e bancarotta a Roma e L'Aquila; ad Aldo Patriciello, coinvolto nello scandalo molisano della circonvallazione di Venafro; e a Teresio Delfino, indagato per associazione a delinquere e truffa nella gestione allegra dell'Enoteca d'Italia;senza dimenticare Giuseppe Drago, condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per peculato per aver svuotato la cassa della presidenza della regione Sicilia quando ne era governatore. Idem come sopra per altri ex Dc come Pino Firrarello (FI) e Nuccio Cusumano (Udeur), imputati per gli appalti truccati dell'ospedale di Catania.
A condurre le trattative col centrosinistra per l'indulto è stato l'on. avv. prof. Gaetano Pecorella (FI), che non solo difende Berlusconi in vari processi per reati non esclusi dall'indulto; ma, a quel che si sa, risulta ancora indagato a Brescia con l'accusa di aver pagato il supertestimone Martino Siciliano, affinchè ritrattasse le accuse al suo cliente Delfo Zorzi per le stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Il reato ipotizzato è favoreggiamento: anch'esso compreso nel Grande Condono.
26 luglio 2006
Il marchio della cura

Anche per il mercato molto importante come quello della salute vige la dura legge del mercato. Un medico e giornalista traccia i problemi che esso potrebbe arrecare.
Non è facile tradurre il titolo di 'Branding the Cure', un rapporto di 50 pagine con cui la federazione mondiale delle associazioni di consumatori Consumer International (CI) ha chiesto ai governi europei di intervenire, perché l'industria farmaceutica sta mettendo a rischio la salute del pubblico.
Una pessima fama. Il documento si concentra sulle strategie di promozione delle 20 maggiori aziende del settore ed è pieno di esempi agghiaccianti: dall'occultamento deliberato di decessi provocati da farmaci in commercio sino alla corruzione di medici. Secondo Richard Lloyd, direttore di CI, è soprattutto una questione di trasparenza: “L'industria spende in marketing 60 miliardi di dollari l'anno, il doppio di quanto investe in ricerca, ma non sappiamo quasi nulla di come vengono usati questi soldi”. I consumatori non sono gli unici a preoccuparsi. Un anno fa il Parlamento britannico ha pubblicato il rapporto “L'influenza dell'industria farmaceutica” nel quale si conclude che “l'industria ha oggi una pessima fama, ed è una disgrazia per una istituzione della quale ci si dovrebbe poter fidare. Ci dovranno essere grandi cambiamenti”. Sullo stesso tono il documento di Trasparency International, che ha dedicato nel 2006 il suo rapporto annuale sulla corruzione globale al settore della salute: il capitolo dedicato alla “Influenza corrutrice del denaro in medicina” è in sintonia con tutto quanto precede.
La punta di un iceberg. Indubbiamente ciò che ha dato il via a questi allarmi è stato il ripetersi di incidenti, più o meno drammatici, che hanno aperto anche nell’opinione pubblica il varco del dubbio. Il caso della cerivastatina, ritirata dal commercio nel 2003, è solo uno di quelli che hanno attraversato le cronache: rimedi contro la depressione abusati e capaci di indurre al suicidio, pillole per dimagrire che danneggiano le valvole del cuore, ormoni per la menopausa che anziché essere elisir di giovinezza guastano la salute, superaspirine contro l’artrosi che provocano l’infarto e via elencando. Eppure, nonostante la drammaticità delle denunce, siamo ancora lontani dal comprendere sino in fondo la vastità e la profondità della crisi che la medicina e la sanità stanno affrontando. Forse il difetto di chiarezza sta nel fatto che ci si è sinora concentrati solo sui produttori di farmaci, e magari su singoli aspetti di questo mondo complesso, come per esempio la sottomissione della ricerca alla logica del profitto, l’invadenza del marketing, la debolezza delle agenzie regolatorie, l’impreparazione dei comitati etici e così via. Manca ancora la piena consapevolezza che le compagnie farmaceutiche, per quanto colossali e ingombranti, sono solo la punta più visibile e avanzata di un nuovo settore economico in piena espansione che è stato definito “complesso medico-industriale”.
Interessi solidali. La salute, oltre a possedere l’intrinseco valore individuale e collettivo che tutti le riconoscono, rappresenta ormai la ragione d'essere per uno dei più floridi e proficui mercati dei paesi ricchi: le sue dimensioni rappresentano circa il 10% del prodotto interno lordo in Europa, e raggiungono il 15% negli Stati Uniti. Questo fatto, evidente ma sempre taciuto come un tabù, influenza il modo in cui la medicina si sta evolvendo alla ricerca di sempre nuovi mercati. Tutti gli attori in gioco hanno di fatto interessi solidali: gli specialisti, che possono aumentare i pazienti e di conseguenza il reddito, la reputazione o il potere; gli amministratori dei centri di diagnosi o di cura, che reclutano un maggior numero di assistiti e fatturano un maggior volume di prestazioni; i produttori di apparecchiature diagnostiche e di test; quelli che forniscono oggetti di consumo o protesi; non ultime, le case farmaceutiche, che sono il vero motore di tutta la catena. Le forme più o meno spontanee di alleanza all'interno dell'industria della salute, al di là delle rivalità tra concorrenti, derivano dalla comune necessità di reclutare sempre più clienti e di far loro consumare sempre più prodotti e servizi. Come è inevitabile, dal momento che la condizione irrinunciabile per qualsiasi sistema industriale è l'espansione continua del proprio mercato: se non si cresce si muore.
Spesa sanitaria in continua crescita. Il meccanismo è semplice. Per assicurare una continua crescita occorre ridefinire continuamente i confini tra salute e malattia e abbassare le soglie di intervento sui fattori di rischio (per esempio della pressione, del colesterolo o degli zuccheri nel sangue), in modo da allargare il dominio sui cui si esercita l'azione della medicina. Questo è il primo passo. Perché il mercato potenziale si trasformi poi in fatturato reale occorre anche condurre grandi campagne di sensibilizzazione, sulle malattie e sui fattori di rischio, con l'obiettivo di rendere consapevoli i cittadini della necessità di curarsi anche se si sentono in buona salute. In alcuni casi una maggior attenzione può essere un bene, in altri uno spreco o addirittura un male. Ma non è questo il punto, dal momento che gli strateghi di potenti interessi economici spingono comunque nel senso della medicalizzazione, “a prescindere”, come diceva Totò, dalla sua opportunità in termini di salute. D’altra parte la crescita incontrollabile della spesa sanitaria è solo l'altra faccia della medaglia di un aumento del fatturato e di un'espansione del mercato per l'industria della salute, che rappresenta ormai una quota determinante del PIL di tutti i paesi occidentali. Se la medicalizzazione venisse efficacemente frenata questo settore trainante entrerebbe in crisi e saremmo tutti più poveri, oltre che peggio curati. Non bisogna infatti buttare via il bambino con l’acqua sporca: la medicina contemporanea ha prodotto miracoli come i trapianti, le protesi d’anca, le lenti oculari e le cure per la leucemia, solo per citarne alcuni fra i più vistosi.
Difendersi dalla medicina 'industriale'. Anche per questi motivi, la resistenza alla medicalizzazione da parte della società, e della politica che la rappresenta, è sinora debole. Però i rapporti da cui abbiamo preso le mosse sono forse il primo segnale di un malessere che si sta diffondendo tra il pubblico e gli operatori. Un ruolo critico ben diverso potrebbe essere svolto dai media e dalle associazioni di cittadini e di pazienti, qualora non fossero succubi culturalmente e materialmente rispetto agli interessi dell'industria, come sempre più spesso accade; per ricordare un esempio positivo, basti pensare a organizzazioni di consumatori come l'americana Public Citizen e alla informazione che produce a proposito di farmaci (www.citizen.org). Purtroppo, pur essendoci la possibilità che anche in Italia alcune associazioni indipendenti si evolvano verso una maggior incisività anche nel campo della salute, si deve prevedere che questo tipo di informazione sia destinata nel prossimo futuro a restare minoritaria rispetto a quella prodotta o influenzata dall'industria In questo caso anche la fioritura dei documenti critici sulla medicina industriale sarebbe destinata a restare una breve primavera isolata di consapevolezza.
25 luglio 2006
La privacy? Suicida

In Italia il massimo responsabile della privacy Adamo Bove, security governance di Telecom si è buttato, o lo hanno buttato, o lo hanno costretto a buttarsi da un ponte a Napoli. Un volo di 40 metri che non poteva lasciare scampo.
La prossima settimana era previsto un suo incontro con i pubblici ministeri milanesi sulle intercettazioni e le possibili schedature degli utenti Telecom.
Lo stesso garante della privacy ha evidenziato "la scarsa sicurezza dei dati sul traffico cellulare". Si dice, ma nessuno può provaro, che esistano dei fascicoli di persone potenti ma ricattabili.
Repubblica.it prende spunto da una notizia dal paese con la più antica democrazia al mondo, per parlare dell'uso della privacy.
Ancor prima di riuscire a dirlo e a documentarlo, Steven Rambam è però finito in manette. Il titolare, nonchè amministratore delegato della Pollorium Inc., la più grande compagnia statunitense privata di investigazioni on-line, stava per salire sul palco della Hope hacker conference, aprire il suo pc e presentare le 500 pagine con i suoi risultati. A questo punto, però, quattro agenti dell'Fbi, con tanta discrezione quanta efficacia, lo hanno accompagnato sottobraccio all'uscita e lo hanno arrestato.
La notizia arriva da un articolo pubblicato oggi sul blog del Washington Post, ma pochi sono i particolari della vicenda avvenuta due giorni fa tra lo stupore dei presenti. Secondo i testimoni, quattro uomini in divisa dell'Fbi sono entrati nell'auditorium senza dare troppo nell'occhio, quindi hanno chiesto ai presenti chi fosse Rambam e se fosse armato. Senza alcuna esitazione lo hanno poi raggiunto e scortato fino all'uscita, con tanto di computer e slide di Power Point che avrebbe presentato nelle successive due ore, sottobraccio. A questo punto lo hanno ammanettato e portato chissà dove.
Steven Rambam era stato invitato alla conferenza per stupire il pubblico di hacker con le sue interessanti scoperte sulla privacy, "praticamente inesistente" secondo le sue rivelazioni. In appena quattro ore e mezza di ricerca sui database pubblici e privati, Rambam, è, infatti, riuscito ad estrapolare dal web ben 500 pagine relative a Rick Dakan, un suo assistente che aveva accettato di essere sottoposto al terzo grado.
"Tutto quello che ho fatto - afferma l'assistente che sta scrivendo un libro sul tema - è stato dargli il mio nome e la mia e-mail. Lui ha scoperto dove vivo, tutte le macchine che ho guidato. Ha trovato tutti i miei amici e le loro fotografie, fino ad arrivare a qualcuno che, in Alabama, usava il mio numero di Sicurezza Sociale dal 1983".
Lo sconcerto del pubblico per la conferenza andata a monte, si è immediatamente manifestato ma gli agenti federali non hanno voluto fornire alcuna dichiarazione ufficiale sui motivi dell'arresto. "Se conosci Steven - ha commentato Kelly Riddle, l'altro investigatore privato di Sant'Antonio che avrebbe dovuto parlare sul palco insieme a Rambam - sai che è una persona molto focosa. Il mio primo pensiero è stato che fossero solo dei Pr. Invece gli hanno chiesto di uscire in corridoio, poi gli hanno messo le manette e lo hanno fatto uscire".
Come ha confermato Emmanuel Goldstein, l'organizzatore della conferenza sono subito iniziate le supposizioni e le ricerche su dove avessero portato Rambam. Ora toccherà ai legali dell'hacker fare luce sulla vicenda.
24 luglio 2006
Giochi senza frontiere 2006

Giochi senza frontiere (in francese Jeux sans frontières, in inglese Games without frontiers) era una trasmissione televisiva prodotta dall'EBU. La prima edizione fu nel 1965 e, a parte l'intervallo tra il 1983 e il 1987, andò in onda ogni estate ininterrottamente fino al 1999.
I giochi senza frontiere erano una sorta di Olimpiadi dove ogni nazione partecipante era rappresentata da una propria città che si sfidava in prove molto divertenti e particolari, con le città delle altre nazioni.
Nel 1965 parteciparono Belgio, Francia, Germania Ovest e Italia e nel corso degli anni si avvicendarono in totale 18 nazioni. Questa trasmissione televisiva ha anticipato di anni il processo di avvicinamento dei vari paesi dell' unione europea, in anni in cui non si parlava ancora dell'euro. Una volta creato l'euro la trasmissione è stata soppressa.
Questo non vuol dire che senza Tv o diritti televisivi gli eventi, le sfide fra i popoli non possono continuare, anzi.
Ci saranno vere e proprie gare sportive all’interno delle strutture comunali, alla fine delle quali sarà un stilato un medagliere come in una sorta di mini-Olimpiade. Le squadre, rigorosamente miste, si affronteranno in otto discipline. Per la parte culinaria, un cuoco di ogni nazione preparerà un piatto tipico concorrendo al premio finale. Lo spirito olimpico regnerà sovrano nelle sfide di sport e di bicchiere.
Dopo le accese sfide i duellanti si ritroveranno sullo stesso tavolo dove la lingua e la cultura non riescono ad erigere barriere e lì, che il duello continuerà all'ultimo bicchiere di vino italiano, di birra tedesca o whisky scozzese.
«Per tutta la durata della manifestazione il popolo europeo concorrerà alllo sviluppo dello spirito per cui il festival stesso è nato», dichiara il sindaco Teresa Giannantonio, «ossia promuovere l’integrazione europea dei piccoli centri, allacciare contatti culturali, economici, amicali tra i vari paesi, superare tutte le barriere, vivere in pace e autentica fratellanza tra le varie nazioni».
In questo momento l'italia è campione del mondo di calcio e custodisce gelosamente a Roma il simbolo del sacro graal conquistato in terra di Alemania.
Per il ricordo, per la storia siamo noi, dopo la sfilata inaugurale di tutti i partecipanti e, fuori dal protocollo, è stato creato una nuova sfilata con il carro dei vincitori. 
Il momento storico che vive questo comune è espresso bene dal suo sindaco
«Uno spirito transnazionale che oggi non sempre riescono a trasmettere con la stessa intensità le grandi manifestazioni internazionali,per una settimana, ne siamo veramente sicuri, San Vito cesserà di essere un piccolo centro dell’Abruzzo e diventerà un grande paese di una sola, più grande, nazione: l’Europa».
23 luglio 2006
Tesla Car, nato il 20 luglio

ABSTRACT The first performance electric car manufactured by Tesla Motors, the high-performance, zero-emissions Tesla Roadster, was unveiled before a throng of well-wishers, car buffs, and potential customers Wednesday evening during Tesla's "Signature One Hundred" event at Barker Hangar.
Using a unique two-speed manual transmission, the Tesla Roadster's power comes from a 3-phase, 4-pole AC induction motor coupled with the Power Electronics Module (PEM) which provides multiple functionality of inverting direct current to 3-phase alternating current, the charging system, and the regenerative braking system.
La casa costruttrice, dopo un countdown di circa un mese per attendere il lancio di tale prototipo, ne mostra le principali caratteristiche tecniche, parlando solo in maniera vaga della tecnologia che la ispira. Ciò che traspare senz'ombra di dubbio è la sua unicità, più che la sua innovatività, essendo il primo progetto comparso in assoluto sul mercato, almeno il primo dal lontano 1930, anni in cui Tesla ha sperimento la vera e unica "Teslacar", alla quale deve il suo successo.
Quello di Eberhard, ingegnere progettista della Tesla Motors, è un meccanismo composto da un motore di rame e un rotore di acciaio roteati da un campo magnetico. All'interno del rotore non vi sono pistoni, per cui schiacciando sull'acceleratore il motore parte istantaneamente: un computer di bordo controlla il sistema di trazione, tenendo la macchina ai massimi regimi per ottimizzare l'utilizzo dell'energia. La struttura motrice è composta da quattro parti principali, un gruppo di batterie, un motore, un sistema di trasmissione, e di un modulo potenziale elettrico. Ciò di cui Eberhard va molto fiero è un gruppo di batterie al litio, leggero, maneggevole e molto capace, dovendo fornire molta energia. Il motore, per mantenere la sua stabilità, ha poi bisogno di un circuito di raffreddamento liquido, per evitare che parte dell'energia durante la trasformazione, sia dissipata dal rilascio di calore. Inoltre è costruito con metalli che posseggono alte cariche magnetiche.
Il meccanismo di trasmissione consente al computer ivi istallato di correggere le prestazioni delle macchine e la guida dell'utente. I circuiti all'interno del PEM esaminano le temperature, la tensione, la corrente e le combinazioni dei comandi, registrandoli in una specie di scatola nera. Com'è possibile notare nessun tipo di riferimento è stato fatto alla struttura del motore cilindrico che muove la macchina, il progetto evidentemente viene ancora mantenuto nel massimo riserbo.
Video Presentazione
Nel frattempo fioriscono ipotesi sull'energia usata. Elettrica, gravitazionale dalle celle di Joe, o altro ancora. Tralasciando le ipotesi fantasiose possiamo affermare che, nei laboratori della Teslamotors hanno creato un mezzo rivoluzionario e, che funziona. In questo video nè una Ferrari, nè una Porsche riescono a scattare meglio.
Tesla c/o Ferrari
22 luglio 2006
Mais in bottiglia... da bere

La caratteristica rivoluzionaria di questa bottiglia è che una volta gettata nella spazzatura per alimenti, si decompone in 12 settimane, cioè un milione di volte più velocemente della plastica tradizionale.
La bottiglia biodegradabile costituisce una risposta alle sfide lanciate dal Global Compact, l’iniziativa delle Nazioni Unite lanciata nel 1999 per un'economia globale più inclusiva e più sostenibile.
La plastica fatta di mais offre “un enorme potenziale per aiutare il pianeta”, ha dichiarato Mai Simonsen, uno dei soci fondatori della Belu. “Grazie a questa bottiglia, si potrà ridurre drasticamente la quantità di rifiuti che finisce nelle discariche e consentire a tutti di proteggere l’ambiente in una maniera molto semplice”.
La bottiglia, in vendita da pochi giorni nei supermercati del Regno Unito, contiene acqua minerale proveniente da fonti locali in modo da ridurre ulteriormente l’impatto ambientale legato al trasporto. E non è tutto. I proventi della vendita saranno destinati al finanziamento di progetti di beneficenza in India o Africa, realizzati attraverso l’organizzazione internazionale WaterAid. Sarà KPMG a vigilare sull’attività sociale di Belu.
Anche in Italia ci sono aziende impegnate nella produzione di oggetti biodegradabili, come i prodotti usa e getta di largo consumo (posate, bicchieri, piatti, ecc.) dell’azienda cagliaritana QuiBio, i giocattoli ecologici HappyMais e, ancora, visto che l’estate si avvicina, l’ECO BIKINI “Legami”, il primo costume da bagno in film biopolimerico e biodegradabile al 100%, creato da Igam Ussaro e in vendita nei negozi Mina.
20 luglio 2006
La macchina da sogno? elettrica

ABSTRACT
The answer lies between the years of 1996 and 2003, and is the story of two innovators named Martin Eberhard and Marc Tarpenning. In 1996, Martin Eberhard, part environmentalist, part car aficionado, was in search of a sports car that got more than 25 miles to the gallon and left behind low emissions.
It turned out that building a high-performance electric car was “possible, but difficult,” the ideal situation for the kinds of big vision ideas favored by venture capital firms. Luckily for Tesla Motors, our idea hit at a time when the automotive industry was slowly diversifying and globalizing. This marks the date that Tesla Motors was officially born, a result of a swing-for-the-fences vision, tireless research, a truly eyebrow-raising business plan, and the support of some very forward-thinking venture capitalists.
Le macchine da sogno che non vanno a "petrolio" cominciano a diventare realtà. Due appassionati inventori sulle orme di Nikola Tesla (700 brevetti) hanno creato questo bolide 185 KW, accelerazione da 0 a 60 in 4 secondi velocità oltre 200 km/h, un pieno di circa 400 km con 3,5 ore di autonomia.
Martin Eberhard and Marc Tarpenning potrebbero diventare i nuovi Steve Jobs e Bill Gates delle "car no gasoline" o macchine ad energie rinnovabili. Speriamo che sia l'inizio di una nuova era e, che lascino le zone fra il Tigri e l'Eufrate come culla della storia non luoghi di guerre per il petro-terrore.
Tesla car
19 luglio 2006
La malattia è un’attività che riporta equilibrio

Le scienze si sono “perdute” nel momento in cui il pensiero umano e’ rimasto orfano millenni fa’ dalla conoscenza globale della realta’.
Si e’ separato la fisica dalla metafisica,il visibile dall’invisibile, il corpo dalla psiche.
E cosi metodi e sistemi che facciano riferimento a una parte negando l’altra, o subordinandoli in una scala di valori soggettivi e arbitrari, non possono che condurre l’uomo a perdere la strada della salute e della conoscenza.
Oggi grazie alla scoperta delle cinque leggi biologiche (Dott. Hamer) siamo in grado di avere una comprensione precisa e scientifica della genesi delle malattie. Esse spiegano in modo dettagliato cosa accade nella psiche, nel cervello, nel corpo e quale strategia terapeutica usare durante quella fase che comunemente definiamo malattia.
Queste cinque leggi sono state verificate piu’ volte e sempre ritenute valide a tutti i livelli.
La malattia non e’ da distruggere o combattere, ma un programma biologico e sensato della natura, che riporta equilibrio in una situazione compromessa, dobbiamo solo gestirla e modularla.
La conoscenza di questa infinita intelligenza della Natura ci permette di non sentirci piu’ terrorizzati, in preda al panico e impotenti di fronte anche ad una diagnosi definita grave.
Ma non basta, per avere e mantenere salute necessita soprattutto un impegno personale e…. occorre che:
Educare il corpo:
Per educare il corpo dobbiamo mantenere il sangue non intossicato, i muscoli e le articolazioni flessibili, la spina dorsale distesa e in asse rispetto alla gravita’ terrestre, il respiro profondo e il nutrimento adeguato che per ognuno e’ differente. Lo studio personale del nutrimento, della postura e della respirazione e’ fondamentale.
Educare la sfera emozionale e gli istinti biologici:
Per educare la sfera emozionale e gli istinti biologici dobbiamo valorizzarli ed elevarli a scopi superiori, che promuovono la nostra prosperita’, nel rispetto di tutti, di tutto cio’ che vive e che siano degni dell’essere umano.
Educare la sfera dell’intelletto:
Per educare la sfera dell’intelletto dobbiamo superare un atteggiamento mentale negativo per portarlo al positivo, di accettazione,non violento e distaccato. Tutti i giorni noi creiamo problemi e abitudini scorrette di varia natura, sia fisiche che mentali, che portano energia in eccesso bloccandola. Niente acquista potere se l’uomo non ci mette la sua energia.
Se spendi energia (spesso inconsapevolmente) verso quello che credi sia un problema,allora quello risponde come un problema, se invece si cambia direzione l’energia comincia a scaricarsi verso un nuovo oggetto e quindi l’energia diretta al problema diminuisce o sparisce.
Se esiste il problema vuol dire che c’e’ la soluzione, basta avere il coraggio di guardare, comprendere ed agire. Se esiste la morte (cosa di cui abbiamo timore) esiste la vita, una vita piena di gioia. Ci sono sempre due facce della medaglia, educarci alla vita e alla salute vuol dire toccare profondamente la condizione interna, allenando il corpo e la mente al massimo della tensione e al massimo del rilassamento (simpaticotonia e vagotonia) con volonta’ e profondita’.
Solo quando scopriamo al nostro interno le cause della malattia, della tristezza,del dolore e della rabbia possiamo, cambiando atteggiamento, risolvere o convivere in serenita’ qualunque situazione di disagio fisico o psichico. Ma per far questo dobbiamo allenarci sia con il corpo, sia con la mente, sia con il “cuore”. Se l’essere umano diventasse piu’ elastico in qualunque momento della sua vita senza incolpare Dio, il destino,il proprio karma, se stesso o gli altri della sua difficile situazione, trovera’ la soluzione ai suoi problemi.
Di fronte a una difficolta’ non abbiamo molte scelte: impazzire… morire… o superarla.
Il compito di ognuno di noi e’ quello di trovare il proprio equilibrio, la propria centralita’.
Una patata cruda non e’ molto buona ma se la trasformiamo diventa un cibo gustoso.
Educare la psiche:
Educare la psiche significa creare delle condizioni perche’ si crei una volonta’ di essere e di fare, sollecitandoci affinché la vita si sviluppi in ognuno di noi con la sua massima potenza nella diversita’delle espressioni individuali, evitando di imporre le proprie idee, convinzioni o interessi, non siamo ne macchine o prodotti umani da gestire.
Il dono piu’ grande che la Vita ci ha regalato e’ la coscienza di noi stessi, della nostra esistenza che emana forti impulsi alla domanda e ci spinge a sperimentare, a conoscere e a chiederci perche’ siamo nati,per arrivare infine, attraverso una ricerca delle nostre origini (filogenesi e ontogenesi) allo scopo ultimo della vita.
Tutto cio’ che possiamo scoprire di buono e di utile in questo cammino, ci porta al risveglio di noi stessi e infine alla conoscenza. Solo cambiando atteggiamento, dandoci nuovi interessi, coltivando la nostra creativita’ ( musica, pittura, poesia, danza,arti marziali,ecc.) trasformando le emozioni, le fissazioni mentali, gli egoismi, gli attaccamenti, (evitando di creare recidive) porteremo pace dentro e fuori di noi.
Il libero arbitrio non e’ far quello che si vuole, ma liberta’ di scegliere e di seguire le leggi della
Natura (Dio), per arrivare a riconoscere che se ce ne allontanassimo causeremmo conseguenze nefaste,
sia per la nostra esistenza, sia per la vita su questo pianeta.
I problemi sono messaggi che la Vita ci offre, solo imparando a valorizzare a ringraziare e a risolvere i traumi, i conflitti, le delusioni, le malattie, le emozioni, la paura (trucco di qualunque forma di potere per controllare e manipolare la mente e il cuore degli uomini) superando la nostra ignoranza, comprenderemo l’origine di ogni sintomo che ci procura sofferenza e l’origine della vita.
18 luglio 2006
Nulla si crea e Nulla si distrugge

Ma tutto si trasforma.
Quando tiri un pugno ad un altro, la tua rabbia si trasforma nel suo dolore (tecnicamente: l'energia cinetica della tua mano si trasforma in "forza d'urto" che penetra nella struttura molecolare della faccia dell'altro).Se, invece, trattieni la rabbia (e non gli tiri il pugno), questa si trasforma in un lungo rancore che, poco alla volta si sotterra nel tuo inconscio. In questo caso, tu credi che sia sparita, mentre, in realtà, è sempre li, sotto il tuo livello di coscienza, che influenza le tue decisioni e la tua vita.Niente sparisce nel nulla e niente può provenire dal nulla, questa è una delle leggi fondamentali del nostro mondo.Niente sparisce nel nulla e niente può provenire dal nulla, questa è una delle leggi fondamentali del nostro mondo. Quando tiri una moneta in aria, può cadere su "testa" oppure su "croce": le probabilità sono 50 e 50.Quando "cade" diventano 100 per quel lato che è "uscito" è 0 per l'altro. La somma è sempre 100.Un neonato ha in se il suo 100 di energia potenziale e, man mano che cresce, quel 100 di potenziale si trasforma in statura, peso, pensieri, emozioni, lacrime etc.....E rimane sempre 100.Poi quell'uomo muore e, sembra, che tutto s'azzeri: il 100 che c'era, sembra scomparire nel nulla.Il che, abbiamo detto, non è possibile: in questo nostro mondo di illusioni, nulla si crea e nulla si distrugge.Quel 100, dunque, dovrà trasformarsi in qualcos'altro, e restare sempre 100. Questa non è un'opinione
Il problema, quindi, è stabilire cosa succede al 100 di quell'uomo che muore: in cosa si trasforma, dove va a finire?
Le religioni, quasi tutte le maggiori religioni del nostro mondo, parlano di "passaggio" ad un'altra dimensione, dove quel 100 in prevalenza fisico, diventa un 100 spirituale; o anche, ed è il caso delle religioni monoteiste, dove la somma delle azioni compiute in "vita", diventa un uguale 100 di premi o punizioni.Ancora una volta si ritrova lo stesso concetto di "mantenimento" e "trasformazione" che, impedisce l'azzeramento.E l'amore che quell'uomo si porta via, che fine fa?
L'amore dei suoi familiari e dei suoi amici che, in quell'istante della sua morte scompare con lui, in cosa si trasforma? Diventa dolore, mancanza, disperazione. E come può quel 100 di amore trasformarsi in un 100 di sentimenti di segno completamente contrario?Non può; almeno che: amore e dolore siano la stessa cosa, le due facce di una stessa medaglia.Sto dicendo che amore e dolore sono solo nostre "interpretazioni" di uno stesso avvenimento.
Due figli partecipano alla morte della loro madre: uno piange e si dispera e l'altro se la ride (in cuor suo). Il primo soffre per quella mancanza che lascia un vuoto incolmabile nella sua vita, mentre l'altro pregusta già la bella vita che andrà a fare con l'eredità che gli proviene dal trapasso della madre.Lo stesso avvenimento è "interpretato" in due modi esattamente contrari.
E non è un caso raro; è la regola di questo Universo: tutti noi vediamo le stesse cose in modi spesso, discordanti e contrari. C'è chi ritiene Berlusconi un uomo buono e disinteressato, mentre, dall'altra parte, c'è chi lo giudica un ladro senza scrupoli.
Entrambi hanno le stesse informazioni ed assistono agli stessi avvenimenti.La realtà, dunque, il mondo che (secondo noi) è la fuori, non è oggettivo, ma una pura "interpretazione" di avvenimenti che, in teoria dovrebbero essere uguali per tutti e, invece, vengono interpretati in maniera diversa.
I colori che vede un daltonico sono diversi da quelli che vede uno con la vista "normale"; i suoni che sente un cieco, sono infinitamente più ricchi e più profondi da quelli che sentono i vedenti.
E potrei continuare senza fine.
Quando, dunque, sosteniamo (accalorandoci) che il mondo la fuori è oggettivo, fatto di alberi, macchine, persone etc.. , stiamo sostenendo una grossa fesseria: quel mondo la fuori, ammesso che esista, è una nostra "interpretazione" che, non necessariamente, coincide con quella di tutti gli altri.
Vincent Van Gogh, "vedeva" cose completamente diverse rispetto ai suoi contemporanei. Modigliani e tanti altri pittori anche.
Noi, oggi, diciamo che erano "artisti", ma se non fossero diventati famosi, avremmo detto che erano "pazzi". Nel nostro Universo, chi non è d'accordo con l'interpretazione del mondo della maggioranza, è "pazzo"; chi, invece, non è d'accordo con la nostra particolare interpretazione è "stupido" oppure è "stronzo".
Quindi, non può essere oggettiva e, non può essere uguale per tutti; intanto ci "convince" di se e ci fa ritenere che solo noi abbiamo le giuste chiavi di lettura.
E' possibile che qualcuno manipoli le interpretazioni collettive? Spero di no, ma tutto questo è fisicamente possibile.
I mercanti del gusto

Siamo in estate e, in ogni luogo pieno di attrattive gastronomiche fioriscono sagre e fiere paesane. Ogni personaggio inserito in questo contesto ha una sua caratteristica che rende unico il proprio luogo d'origine.
Ogni persona che vive nel un ambito locale ha necessità di mostrare il proprio prodotto come creato e modellato a propria somiglianza.
La forza e l'attrattiva di queste sagre è la loro particolarità e diversità nelle somiglianze. Cioè, è bello avere lo stesso prodotto ma, plasmato da realtà diverse.
Come spesso si nota, in ogni tavola imbandita e ricca di cibarie viene invasa dai mercanti. Questi con la sola forza delle parole cominciano ad etichettare ciò che non è quantificabile come la genuità, l'originalita e l'unicità. Una marea di sigle che, quanto più paghi più sponsorizzi non il tuo prodotto, ma un genere di prodotto.
I mercanti del gusto in giro in tutta italia si tuffano sui prodotti locali e lo trattano come un articolo di un inventario.
Questi mercanti seduti sulle tavole imbandite dei prodotti locali da ospiti hanno cominciando a dare ordini ai commensali. Dovremo ricordare loro che, anche se sono i benvenuti alla nostra tavola, sono sempre OSPITI.
17 luglio 2006
Un lavoro on the Web

Il crowdsourcing è il sogno realizzato dell'"intelligenza collettiva" e l'incubo in carne e ossa dei sindacati. Sintesi di crowd (folla) e outsourcing (la pratica di affidare all'esterno alcune attività) si realizza "quando una compagnia chiede a una comunità indistinta di svolgere per suo conto un compito prima affidato ai propri dipendenti", secondo il fortunato conio di un giornalista di Wired.
Il disegno di una maglietta, la soluzione di un problema chimico o fisico, la videocronaca di un evento: tutto può essere dato fuori, appaltato a masse di volenterosi che hanno le capacità e la voglia di fare. Che si trovino fisicamente a un caseggiato di distanza o a 15 ore di aereo cambia poco o niente. Basta avere un accesso veloce alla rete, il "datore" risparmia una scrivania (e una vera busta paga) e il lavoratore il traffico quotidiano e colleghi non sempre entusiasmanti.
Una win-win situation, come i suoi surriscaldati apologeti la raccontano, dove entrambe le parti hanno solo da guadagnare. Il vero, ipercompetitivo, iperprecario volto del lavoro che verrà, secondo altri. Di certo la novità si diffonde assai più velocemente dell'influenza aviaria. Ogni settimana la lista si aggiorna di un nuovo settore coinvolto.
iStock, ad esempio, è un sito che raccoglie oltre 10 milioni di foto di repertorio scattate da amatori. Il tariffario varia da 1 a 5 dollari l'una contro i 100-150 che chiederebbe in media un professionista. Il signor Rossi diventa d'incanto Cartier Bresson? No, ma in molte situazioni il rapporto qualità-prezzo va a vantaggio del primo.
Al punto che la Getty Images, il più grande archivio commerciale del mondo, ha comprato il sito per 50 milioni di dollari. "Se qualcuno deve cannibalizzare il tuo business - ha dichiarato a Wired l'amministratore delegato - tanto vale che sia una delle tue società".
Passando alle immagini in movimento, la tv si rifornisce sempre più di contributi dilettanteschi. YouTube e CurrentTv sono solo i casi più eclatanti. Chi crede di aver qualcosa di interessante lo spedisce, i responsabili del palinsesto lo vagliano e se decidono di mandare il filmato in onda lo pagano qualche centinaio di dollari.
Ma anche aziende più tradizionali sperimentano l'esternalizzazione di creatività. La Chevrolet, per dire, ha indetto un concorso per realizzare uno spot per la sua Tahoe, mettendo a disposizione gli strumenti tecnici a chiunque. E nonostante che alcuni video fossero molto critici, l'azienda non li ha censurati.
Se le attività che riguardano prodotti digitali, immateriali, restano la maggioranza, crescono quelle dove si maneggiano cose tangibili. Threadless. com è il caso di scuola.
Una comunità di appassionati di t-shirt dove ognuno sottopone il suo disegno e i più votati finiscono sulle magliette. Doppio vantaggio: gli autori guadagnano 2000 dollari e la compagnia è sicura che venderanno bene perché il pubblico si è già espresso favorevolmente. John Fluevog Shoes applica un metodo analogo alle scarpe ma la ricompensa è solo morale: "Chiameremo il modello con il tuo nome" assicura il sito. Quindici minuti di celebrità ai piedi di qualcun altro.
Alzando la posta intellettuale dell'invenzione si incrocia InnoCentive. In questa banca dati di circa 90 mila ricercatori delle materie più diverse aziende come Procter&Gamble, Boeing e la farmaceutica Eli Lilly lasciano quesiti tecnici molto complessi. Chi riesce a risolverli - la media di successi è del 30% - può guadagnare da 10 a 100 mila dollari. Una manna per chi lo fa di secondo lavoro, bruscolini rispetto all'impegno di una divisione di ricerca e sviluppo interna. Anche la svedese Lego, da qualche tempo, ha invitato gli appassionati a proporre nuovi giochi promettendo di realizzare i migliori e la risposta è stata sorprendente.
C'è un sacco di gente che indossa vite di taglie e fogge sbagliate, giacimenti di genio inutilizzati pronti a sprizzare se solo qualcuno li sondasse. La scommessa del crowdsourcing è questa: diventare un palcoscenico per chi si era arreso a star seduto in platea.Le potenzialità sono enormi e, la voglia di emergere potrà superare la spinta alla visione dei Reality show in più remunerati e gratificanti mission on the web.
16 luglio 2006
Pubblicità: crescita o decrescita?

Siamo sottoposti a un bombardamento quotidiano di migliaia di messaggi pubblicitari che hanno ridotto lo spazio pubblico a un catalogo pubblicitario. Il budget mondiale del settore supera ormai i 500 miliardi di euro. Perché tanto denaro, tanto talento, tante energie sono consacrati alla pubblicità? Perché la crescita infinita è essenziale per l’economia capitalista.
Compito strategico della pubblicità è trasformare la propaganda industriale in voglia di consumare e così consentire l’attuale bulimia di merci. Fino a quella devastazione della società e della natura che è sotto gli occhi di tutti e che ha dato vita ai nuovi movimenti anti-pubblicitari e per la decrescita.
La pubblicità, arma del marketing, è l’arte di vendere qualsiasi cosa a chiunque e con qualsiasi mezzo. Passando attraverso la scappatoia dei media, essa costituisce l’archetipo della «comunicazione». La critica alla pubblicità si estende quindi alla critica contro il marketing e contro la comunicazione: questi tre flagelli compongono insieme il sistema pubblicitario. Non bisogna illudersi: la pubblicità è solo la punta dell’iceberg del sistema pubblicitario, ovvero di quell’oceano glaciale nel quale si sviluppa ed espande la società consumista con la sua crescita devastante.
L’effetto principale della pubblicità è la propagazione del consumismo. Il consumismo porta così alla devastazione del mondo, alla sua trasformazione in deserto materiale e spirituale: un ambiente dove sarà sempre più difficile vivere e sopravvivere in modo umano. La miseria umana della pubblicità è, dunque, sia questa vita impoverita che esalta una pubblicità onnipresente, sia la miseria degli ambienti pubblicitari stessi, che illustrano in modo caricaturale l’impoverimento morale di cui soffre la società mercantile. La pubblicità è indissolubilmente legata alla devastazione del mondo, di cui è uno dei motori. Solo coloro che identificano saggezza e acquiescenza, spirito critico e consenso mediatico, possono accontentarsi della denuncia dei suoi eccessi più flagranti.
Ma soltanto risalendo alle radici si potrà comprendere la ragione dei suoi abusi così ordinari, in particolare dell’estrema violenza che fa subire alle donne. Non meraviglia che essa ne abbia pervertito pericolosamente le logiche interne allorché è riuscita a metterle al servizio dell’accumulazione del capitale. Grazie alla sua azione, i media sono diventati macchine per far spendere, invece di diffondere il libero pensiero. Con l’avvento del mondo della comunicazione, essa ha spoliticizzato la politica e svuotato la democrazia della sua sostanza. Infine, impadronendosi della farmacopea, ha trasformato la medicina in sistema patogeno. Nel 1836 Émile de Girardin inaugura la pratica che fonda la stampa di massa moderna: introduce degli annunci a pagamento alla fine del giornale allo scopo di diminuirne il prezzo di vendita, quindi di accedere a un numero più ampio di lettori, quindi di attrarre più pubblicità e così via. Questa pratica si è generalizzata e oggi la maggior parte dei giornali dipende per il 50% dalla pubblicità, mentre alcuni vivono esclusivamente di pubblicità, come quei giornali «gratuiti» la cui funzione è esclusivamente di diffonderla presso un pubblico più vasto.
Ovviamente, i pubblicitari si felicitano per questa «associazione a scopo di lucro» in cui la pubblicità è il «partner dominante », in grado di «imporre il proprio linguaggio» e «parassitizzare» lo spazio dei giornali, ormai ridotti al ruolo di supporti pubblicitari. «La pubblicità, strombazza il direttore di ‘Le Monde’, è garante dell’indipendenza del giornale». Precisiamolo: di fronte ai poteri politici. La giornalista Florence Amalou spiega bene come la pubblicità possa diventare un mezzo di pressione, o meglio di repressione, nelle mani degli inserzionisti intenzionati a influenzare una linea editoriale: rappresaglie pubblicitarie (campagne annullate in seguito ad articoli troppo critici), boicottaggio dei nuovi titoli che si smarcano dal «pensiero unico» al servizio del padronato, giornalisti licenziati o messi alle corde dalle agenzie pubblicitarie, «limatura» o mutilazione dei loro articoli, che possono anche essere corretti o direttamente cestinati. L’interconnessione è totale: i media hanno bisogno della manna pubblicitaria, quest’ultima ha bisogno del canale mediatico per rivolgersi alle masse. Siamo giunti alla questione politica, e anche qui è la pubblicità che ha aperto dei varchi. La distinzione che, malgrado l’identità dei loro metodi, sussisteva tra pubblicità e propaganda si è andata sbiadendo. Al giorno d’oggi, i pubblicitari fanno «marketing politico» o «elettorale» e s’incaricano della propaganda dei partiti. La confusione delle categorie è giunta a un punto tale che i messaggi di propaganda politica inseriti a pagamento sono talvolta preceduti dalla menzione «pubblicità», mentre quelli della propaganda commerciale lo sono dall’indicazione «comunicato», normalmente riservata alle istituzioni pubbliche.
Questa prospettiva, che vede la politica passare dal dominio della convinzione a quello della seduzione, non incanta più di tanto i cittadini, tanto che in Francia vengono votate alcune leggi in materia. Immediatamente, la «comunicazione» si sostituisce alla pubblicità, troppo chiassosa. Jean-Pierre Raffarin, ex pubblicitario divenuto primo ministro, incarna questa convinzione: «La comunicazione pubblicitaria è divenuta per molti la soluzione a tutti i gravi problemi della società». Così vengono organizzate «riunioni Tupperware» per insegnare a piccoli gruppi di politici la demagogia del sorriso su misura; si ricorre al telemarketing, o alla pubblicità postale, per fare due chiacchiere con i cittadini; se poi ai politici è vietato comparire nei jingles pubblicitari delle catene televisive e radiofoniche, non per questo essi hanno perduto ogni speranza di ficcarcisi in qualche modo. La Guerra del Golfo, altamente spettacolarizzata, ha poi portato al culmine queste manipolazioni di massa. Nel Medio Evo, le decisioni politiche erano prese nei segreti arcani del potere: ciò che veniva concesso al popolo erano sfilate e feste in cui i potenti davano spettacolo di sé per accrescere il proprio prestigio. Ci si può indignare del «passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia consumista» annunciato da Séguéla, ma questo stravolgimento si limita a esacerbare fino al parossismo quelle insufficienze intrinseche alla democrazia rappresentativa, la quale non esige affatto l’impegno di ciascuno nella sfera politica, ma il suo esatto contrario. Lo spirito «progressista» ha la sua parte di responsabilità in questa deriva: ha disdegnato le tradizioni popolari di autogoverno locale e non ha dato prova di alcuna chiaroveggenza di fronte allo sviluppo industriale e mediatico, assimilandolo al Progresso e trascurando i suoi effetti nefasti sulle condizioni concrete del dibattito pubblico e della sovranità popolare.
Si sarebbe potuto sperare che simili pratiche declinassero con il progresso; al contrario, la pubblicità le ha esacerbate. In Francia, la vendita e la pubblicità diretta dei medicinali sono teoricamente limitate: in realtà lo sono sempre meno. Si parla spesso della carenza di personale medico negli ospedali. Un sistema pubblicitario efficace mira a fare di chi prescrive le ricette un braccio affidabile della tenaglia che stritola certi malati. Comunque, «fanno parte della nostra formazione», come dicono i più vecchi, in generale già ben formattati. Libri scritti dal «fior fiore della medicina», che ha acquisito notorietà grazie alle sovvenzioni di laboratori legati alle loro specializzazioni gli stessi che producono quei medicinali. Un esame più attento della spiegazione segnalava che questa prova «scientifica» era stata riscontrata… nella femmina del coniglio. Allorché i rappresentanti cessano di incentivare i medici, il volume dei medicinali prescritti nella zona geografica trascurata (sorvegliata con la complicità dei farmacisti e delle mutue) precipita. A questo fine, essi ricorrono a tutti gli stratagemmi del sistema pubblicitario, utilizzando le tattiche di comunicazione che si indirizzano direttamente alle masse per il tramite dei media. Ad esempio, un laboratorio propone degli ormoni per occuparsi della «menopausa maschile»; le sue pubblicità giocano sul desiderio degli uomini di «restare giovani» e di conservare tutta la loro libidine. Ma c’è da temere che il testosterone proposto comporti a lungo termine un drammatico aumento dell’incidenza del cancro alla prostata. L’ingegnosità dispiegata per massimizzare la redditività del triangolo medico-malato-laboratorio è terrificante. Il predominio dell’immagine sulla verità è un tratto indiscutibile della pubblicità, ma nel campo della salute è criminale, perché i medicinali sono potenzialmente delle vere e proprie mine antiuomo.
Coccolando l’illusione ossessiva della salute perfetta, della bellezza e della gioventù eterne, Big Farma ha creato di fatto delle nuove malattie.
Il cinismo dei laboratori trova l’eguale solo presso i loro venditori, che sacrificano coscientemente la nostra indipendenza, e anche la nostra vita, al Dio Profitto. Eppure sarebbe sbagliato e ingiusto imputare al solo sistema pubblicitario questa deriva del mondo della medicina. Gli «spettacolari progressi» della tecnica medica non solo non hanno contribuito granché all’aumento della speranza di vita, ma hanno avuto effetti nefasti non voluti o previsti dai medici. È infame per ciò che promuove: l’edonismo adulterato, il narcisismo delle apparenze mercantili, la non curanza e il disprezzo del passato che sta dietro alla beata nostalgia della «vera vita campestre». È infame soprattutto perché è un potente motore di quel consumismo e di quel produttivismo che sono all’origine del saccheggio della natura e delle società, al quale contribuisce in misura ancora maggiore mascherando la devastazione del mondo che ne consegue e che, malgrado tutto, salta agli occhi.
È indissolubilmente legata alla divisione del lavoro, alla concentrazione economica, al ruolo del denaro nella nostra società; in breve, al fatto cruciale che noi affidiamo alle grandi imprese, dietro pagamento, il diritto di occuparsi della nostra vita al nostro posto. Finché non ci confronteremo con l’infiltrazione del sistema mercantile fin nei più reconditi meandri dell’esistenza, lo stesso cambiamento sociale resterà un prodotto della propaganda delle marche. Abbiamo assistito ai primi passi di una politica della vita quotidiana; ma questa politica è subito divenuta un pupazzo nelle mani della controparte. Una volta che si sia presa coscienza del carattere devastante del sistema industriale, cosa si può fare per evitare di essere complici della sua espansione? Oggi è impossibile non fare compromessi, tenuto conto delle costrizioni implicite nelle nostre condizioni di vita. Non è infatti risibile scandalizzarsi della pubblicità e degli abusi del sistema industriale che vi fa ricorso, continuando nel frattempo a favorire l’espansione di entrambi con i propri atti di consumo?
Ma per comprendere il fenomeno pubblicitario, e pretendere di opporvisi, bisogna vedere più in là della dittatura del profitto e del produttivismo; o meglio, bisogna sforzarsi di coglierne tutte le manifestazioni concrete, comprese quelle che intaccano, a causa della venalità generalizzata e della logica della redditività, il nostro quadro di vita e l’esistenza che vi conduciamo. Una critica seria della pubblicità non può inoltre esimersi da una critica dei mass media e della stampa contemporanei, progressivamente divenuti una gigantesca pagina pubblicitaria. Come non può tralasciare una critica all’urbanismo e all’organizzazione moderna dello spazio, con le sue reti di trasporti peraltro tanto propizie al martellamento pubblicitario.
Intanto ha consentito di prendere le distanze dalle rivendicazioni corporative avanzate dalla maggior parte dei sindacati. Poi si è affrancata, quanto meno nei discorsi dei suoi promotori più conseguenti, dalle contraddizioni classiche della critica della pubblicità, quella che si adombra pudicamente per i metodi più scandalosi come la «persuasione occulta», continuando però a ripetere docilmente l’assunto delle nostre operose élite: «La crescita non è il problema ma la soluzione». Intendiamo denunciare con fermezza anche le altre illusioni di cui si nutrono le critiche ingenue della pubblicità. Allo stato attuale dei rapporti di forza, non c’è alcuna ragione perché la pubblicità arretri o fermi la sua avanzata. Non c’è alcuna ragione, ad esempio, perché i bambini delle scuole francesi sfuggano, quando sarà il momento, al trattamento pubblicitario shock che viene già somministrato ai loro coetanei negli Stati Uniti. La questione della pubblicità illustra in modo crudo quanto sia oggi difficile apportare dei miglioramenti a un aspetto particolare della vita sociale senza chiamarne in causa anche tutti gli altri. La pubblicità rappresenta perfettamente la vita che conduciamo! Il riflusso pubblicitario non potrà ovviamente risultare se non da un regresso della produzione mercantile e dall’emergere di altri rapporti sociali (dove sarà magari più consueto venire in aiuto dei propri vicini che accettare denaro per far installare un pannello pubblicitario in uno spazio di cui si è proprietari). Non potrà verificarsi se i rapporti di forza e l’organizzazione della vita non muteranno profondamente.
15 luglio 2006
Skype, made in China

Il sistema per telefonare gratis fra pc e pc ha un nuovo concorrente ed è cinese.
Hanno preso Skype e lo hanno...no, non lo hanno copiato, come tutti si aspetterebbero. Lo hanno "reverse engineered", lo hanno cioè analizzato, decostruito, compreso e ricostruito in modo analogo ma non uguale, riuscendo a ottenere lo stesso risultato. Il concetto di reverse engineering , o ingegneria inversa, è ben spiegato in italiano da Wikipedia. La notizia comincia a tambureggiare sui blog tecnologici americani e per il grado di approfondimento, il numero di particolari tecnici e di testimonianze raccolte si presenta come una notizia fondata.
Chi lo ha utilizzato, quello dal quale si dipartono le prime affermazioni che nelle prossime ore saranno indagate e verificate, ha provato la nuova tecnologia, l'ha usata per parlare su distanze transoceaniche e ne fa una critica abbastanza serrata, cercando di mettere in evidenza i punti di debolezza del sistema.
Va subito detto che non si tratta di un ennesimo sistema Voip (Voice over Ip Protocol), fatto per telefonare su protocollo internet. Di quelli nel mondo ne esiste un certo numero (alto). In questo caso i tecnici cinesi hanno lavorato in modo molto più mirato: hanno fatto Skype senza Skype perché il loro prodotto potesse interessare i milioni di utenti di quel servizio. Un gemello, non un clone.
Il nuovo client per le conversazioni telefoniche costruito dai cinesi - di cui al momento non si conosce un nome commerciale - ha le caratteristiche di una applicazione "incrementale", che punta a costruire il proprio successo sulle spalle della grande massa di utenti aggregata in questi anni da Skype. Utilizza gli iscritti a Skype e il "circuito" stesso, la rete di Skype, che non è proprietaria, per offrire una via alternativa di comunicazione a chi già usa il prodotto tipo.
Si tratta di un client "skype-compatibile", che quindi potrà mettere in relazione fra loro tutti gli utenti del servizio più noto. In più - sempre secondo i blogger che hanno analizzato il prodotto - non avrebbe la caratteristica, presente in Skype e ritenuta negativa, di attingere in misura rilevante alle risorse dal computer dell'utente (si tratta comunque di applicazioni che rientrano nell'ambito della tecnologia peer to peer e che quindi fondano sulla collaborazione delle macchine presenti in rete alle quali si chiede di mettere a disposizione una certa porzione di risorse di calcolo).
L’operazione non è nuova nella storia delle tecnologie dell’informazione. Un caso storico di "reverse engineering" risale ai primi anni '80, quando, con grande impiego di ricercatori e ingegneri, la Compaq riuscì a produrre il primo personal computer non IMB. Che non fu banalmente copiato da quello di Big Blue, ma fu scomposto in ogni componente e in ogni processo logico. Un lungo lavoro di "prova ed errore" che accelerò e moltiplicò la diffusione del pc.
Dal punto di vista commerciale e perfino finanziario, la nascita dello Skype-bis fondato su tecnologia reingegnerizzata (no, la parola "clone" al momento non può essere usata) produrrà scosse non di poco conto. La società proprietaria di Skype, eBay, è destinata a subire un danno secco visto nel numero di utenti e nel valore medio dei ricavi ottenuti da ogni utente (lo ARPU, una metrica molto cara agli analisti finanziari).
Ma il colpo vero è quello sul piano del “costume” tecnologico, dell’uso di massa. In realtà Skype ottiene da questa applicazione un riconoscimento che non potrebbe essere più grande. Quella di essere lo "Industry Leader", il riferimnto cui chiunque voglia intervenire nel settore deve rifarsi. Contropartita:per tutti l'imperativo è quello di attaccare il suo business. La ricaduta per gli utenti non potrà che essere positiva, perché si amplieranno le possibilità di scelta. Ma un dubbio, un tarlo, che l’analisi tecnologica dovrà in seguito chiarire, sussiste.
Stiamo parlando di una tecnologia della comunicazione tra persone. In mano ai cinesi?
Il fluoro ha effetti collaterali?

“Sono spaventato dalla prospettiva di utilizzo dell’acqua come veicolo di farmaci. I fluoruri sono corrosivi veleni che produrranno seri effetti a lungo termine. Ogni tentativo di utilizzare l’acqua a questo scopo è deplorevole.” - Dr. Charles Gordon Heyd, ex Presidente della American Medical Association.
Asserzioni forti come questa sono solo un esempio di quanto numerosi ed autorevoli ricercatori, odontoiatri, associazioni mediche, sostengono da tempo contro la controversa pratica della fluorizzazione delle acque ad uso domestico.
Il fluoro è un alogeno (come il cloro), ed è il più elettronegativo degli elementi, reagisce perciò facilmente con la maggior parte di essi; è un gas biatomico tossico, corrosivo e di odore penetrante. Si trova in natura nei minerali fluorite, criolite e apatite; inoltre, sotto forma di fluoruri, si trova nelle acque, negli organismi vegetali, e nello scheletro e nei denti degli animali . E’ alla base di gas nervini come il Soman ed il Sarin.
Dal 1945, quando venne sperimentata l’addizione di fluoro nelle acque potabili di Newburgh (stato di New York) , si è progressivamente diffusa questa pratica il cui scopo dichiarato è quello di prevenzione delle carie nella popolazione. Oggi è praticata in numerosi Paesi, tra cui USA, Australia ed alcune zone in Gran Bretagna. E’ proibita in Belgio, Danimarca, Olanda e Francia, in Spagna e Germania ogni decisione è rimessa alle autorità locali, in Italia non esiste una legge specifica a riguardo.
Queste poche informazioni già permettono di capire quanto si tratti di una questione complessa, e interessante a quanto pare. Cerchiamo di capire meglio.
Il beneficio della fluoroprofilassi, ossia dell’uso di dentifrici contenenti fluoruri (tipicamente fluoruro di sodio, monofluorofosfato di sodio o fluoruro stannoso) o nel caso dei bambini nell’assunzione di fluoro via tavolette o gocce, consistono essenzialmente nella formazione di uno smalto più resistente agli attacchi acidi demineralizzanti. Ma la distinzione tra uso locale, come nel caso dei dentifrici (purché non ingeriti!), ed uso sistemico, come nel caso delle tavolette o dell’acqua “fluorizzata” non è banale. L’assorbimento complessivo è infatti ben diverso nei due casi. Perché un eccessivo assorbimento di fluoro è tanto dannoso da spingere Belgio ed India a bandire non solo la fluorizzazione delle acque, ma anche chewing-gum , compresse e gocce?
Perché esso provoca fluorosi, che si manifesta con denti screziati, decolorati, macchiati fino a significative erosioni dello smalto stesso e non solo.
Ecco un estratto delle conclusioni del Rapporto Natick, città del Massachusetts, USA:
1) Il fluoruro ha effetti negativi sul sistema nervoso centrale, determina alterazioni comportamentali e deficit cognitivi. Questi effetti sono stati osservati a dosi di assunzione effettivamente riscontrate in alcuni cittadini negli USA. C’è buona evidenza (scientifica) che il fluoruro è un neurotossico dello sviluppo, ad indicare che ha effetti sul sistema nervoso del feto in sviluppo a dosi che non sono tossiche invece per la madre. Tale neurotossicità si manifesterà come ridotto quoziente intellettivo ed alterazioni comportamentali.
2) La fluorizzazione dell’acqua è chiaramente correlata all’aumento delle fratture all’anca in persone oltre i 65 anni, sulla base di due recenti studi epidemiologici.
3) Alcuni adulti sono ipersensibili anche a ridotte quantità di fluoruro, inclusa quella contenuta nell’acqua fluorizzata.
4) L’impatto del fluoruro sulla riproduzione umana alle dosi ricevute dalla semplice esposizione ambientale è fonte di seria preoccupazione: un recente studio epidemiologico mostra una correlazione tra la diminuzione annuale del tasso di fertilità negli esseri umani ed aumento di fluoruri nell’acqua da bere.
5) Bioanalisi sugli animali suggeriscono che il fluoruro è carcinogeno, specialmente per tessuti quali ossa (osteosarcoma) e fegato. Il potenziale carcinogenetico è supportato dalla geno-tossicità e della proprietà farmacocinetiche del fluoruro. Studi epidemiologici sugli esseri umani a riguardo sono ad oggi (il rapporto è del 1997) non decisivi, ma nessun appropriato studio su larga scala è stato condotto.
6) Il fluoruro inibisce o altera l’azione di una lunga lista di enzimi importanti per il metabolismo, la crescita, la regolazione cellulare.
Questa commissione ha raggiunto la ferma conclusione che i rischi di sovraesposizione al fluoruro superano di gran lunga ogni attuale beneficio della fluorizzazione dell’acqua.”
Determinare il quantitativo di fluoruri assunti attraverso cibi e bevande, o la semplice esposizione ambientale non è cosa semplice, ma due fatti sono indubitabili: l’aumento della presenza di composti tossici del fluoro sulla crosta terrestre quali residui di numerosi processi industriali; ed il fatto che il fluoro viene accumulato nel tessuto osseo nel corso dell’intera vita di ciascuno di noi. Tant’è che è l’UNICEF stessa a dichiarare “per decenni abbiamo creduto che il fluoro in piccole dosi non avesse effetti collaterali sulla salute. Ma sempre più scienziati stanno seriamente mettendo in discussione i benefici del fluoro, anche in piccole quantità”
Per giunta i prodotti chimici utilizzati per la fluorizzazione dell’acqua non sono ad elevata purezza, come i prodotti farmaceutici di qualità, piuttosto sono sottoprodotti delle lavorazioni dell’alluminio e dei fertilizzanti perciò contenenti elevate concentrazioni di tossine e metalli pesanti quali arsenico piombo e cromo. Tutti notoriamente carcinogeni.
Ricapitolando: gli effetti negativi dell’eccessivo assorbimento di fluoro sono sconcertanti, molteplici ed a lungo termine; non sembra sia possibile stabilire un “dosaggio di sicurezza” viste le numerose fonti di esposizione al medesimo, la correlazione con numerosi altri fattori (ad esempio in persone con carenze nutrizionali, specialmente di calcio e vitamina C, i rischi sono più alti anche per piccole assunzioni ) , e l’eventuale ipersensibilità di alcuni; tuttavia in numerosi paesi si aggiunge fluoro alle acque potabili , per giunta da fonti chimiche impure, in quantità inferiore ad 1,5 mg/litro come stabilito dall’OMS.
Credo a questo punto sia superfluo far notare che se anche non esistessero tanti rischi in relazione alla fluoroprofilassi, pensare di veicolare un medicamento attraverso l’acqua potabile, di cui ognuno peraltro utilizza quantitativi differenti, sarebbe comunque una pratica indecente. Non trovate anche voi?
Si intuisce anche la vastità degli interessi economici insiti nella fluorizzazione: anziché spendere denaro nel costoso smaltimento di rifiuti altamente tossici come i fluoruri, industrie quali le produttrici di fertilizzanti vengono pagate per fornirlo ai gestori delle acque delle aree in cui è praticata. Un efficiente riciclaggio direi…
Va da sé che per alcuni tra gli scienziati che si sono opposti presentando evidenti prove sperimentali non sono mancate le ritorsioni. Un ottimo esempio è quello della dott.ssa Mullenix [Ph.D. alla Harvard University] che condusse ricerche altamente rivelatrici sulla neurotossicità dei fluoruri: “[…] nel 1994, dopo aver perfezionato la sua ricerca e le sue scoperte il Dr. Mullenix presentò i suoi risultati al Journal of Neurotoxicology and Teratology (Giornale di Neurotossicologia e Teratologia (studio delle malformazioni congenite)), considerata forse la più autorevole pubblicazione al mondo in questo campo. Tre giorni dopo che essa annunciò felicemente al Forsyth Institute (istituzione statunitense per la ricerca e l’educazione orale presso cui lavorava e che le aveva commissionato lo studio) che il suo lavoro era stato accettato per la pubblicazione su tale giornale, venne licenziata. Ciò che seguì fu la completa eliminazione di tutte le borse di studio ed i fondi per tutte le ricerche della Mullenix. Ciò che questo significa nel mondo ‘a cervello sinistro’ della ricerca scientifica, alimentato da borse di studio governative e capitali delle corporazioni, è l’equivalente di una sepoltura accademica. La sua lettera di licenziamento dal Forsyth Institute asserisce quale motivazione che il lavoro della Mullenix non era ‘correlato ai denti’ . Il direttore dell’istituto affermò, a detta della Mullenix, che ‘essi non consideravano la sicurezza o la tossicità del fluoruro come il loro tipo di scienza’. Certamente, una logica domanda si pone da sé a quest’ultima affermazione: perché allora alla
Successivamente fu continuamente incitata sia dal Forsyth che dall’NIH (Istituto Nazionale per la Salute, USA) circa l’identità del giornale che era in procinto di pubblicare le sue ricerche. Lei disse al WINDS (il sito World Internet News Distributary Source, da cui è estratto questo brano, NdT) che si rifiutò di rivelare tale informazione perché sapeva che lo scopo delle continue interrogazioni era di permetter loro di tentare di impedirne la pubblicazione.
Quasi immediatamente dopo il suo licenziamento, disse la Dr. Mullenix, il Forsyth Institute ricevette fondi per un quarto di milione di dollari dalla Colgate. Le sue ricerche dettagliavano chiaramente gli effetti del fluoruro sullo sviluppo pre- e post natale. Dosi somministrate prima della nascita davano luogo a marcata iperattività nella prole. La somministrazione post nascita determinava nei topi infanti quella che la Dr. Mullenix chiama ‘sindrome da teledipendente’ – un malessere o assenza di iniziativa ed attività (si noti che a parità di concentrazione di fluoruri nel plasma sanguigno i topi sono più resistenti ai medesimi degli esseri umani, NdT). In seguito al suo licenziamento la strumentazione e i computer della scienziata, progettati espressamente per i suoi studi, vennero misteriosamente danneggiati e distrutti da una perdita d’acqua prima che lei potesse rimuoverli dal Forsyth Institute. Coincidenza?
E’ divenuto chiaro a persone come la Dr. Mullenix ed altri, che il denaro, non la verità, guida la scienza – anche a spese della salute e delle vite dei cittadini della nazione.”
Tornando in Italia per quanto riguarda le acque minerali non c’è ancora un limite fissato al contenuto in fluoro, al più acque che ne contengono oltre 1 mg/litro ‘possono’ riportare sull’etichetta l’indicazione ‘fluorata’. Vedi http://www.odontopage.it/File-zip/Fluoro.htm per un elenco del contenuto in fluoro di alcune acque minerali. Per le acque potabili il limite superiore da rispettare è quello raccomandato dall’OMS, 1,5 mg/litro.
Non so voi, ma personalmente mi sento fortemente motivato a non usare dentifrici al fluoro, ad evitare acque minerali fluorate, né ho la benché minima intenzione di dare ai miei eventuali futuri figli gomme o tavolette al fluoro. E naturalmente auspico una decisione legislativa chiara in merito anche per l’Italia.
Per completezza aggiungerei, per chi si chiedesse se è possibile eliminare il fluoro contenuto nell’acqua del rubinetto, che la risposta è si: applicando un filtro ad osmosi inversa, reperibile in commercio nella categoria filtri per la purificazione dell’acqua; generalmente abbattono il fluoro fino al 90% del contenuto originale, ma attenzione, alcuni di questi filtri, invece, sono progettati appositamente per lasciar passare inalterato il fluoro, a beneficio dei nostri denti…
13 luglio 2006
Una buona medicina: il riso

Si chiama gelotologia ovvero lo studio del riso, ed è una nuova materia specifica della scienza. Per quanto non si lasci facilmente vestire di pomposità accademica, ha, per es., ridotto la necessità di consumare antidepressivi e ha dato risultati in vari campi medici. Tra l’altro, il riso simulato spinge il corpo a reagire esattamente come se la risata fosse reale e, a seguito dell’effetto contagio, diventa reale.
Oggi, sempre più spesso si sente parlare di comicoterapia, “terapia della risata” o in modo più raffinato di gelotologia (dal greco ghelos, risata) che è appunto lo studio metodologico del ridere in relazione alle sue potenzialità terapeutiche.
Questo tipo di approccio curativo si va in effetti diffondendo lentamente in tutto il mondo a partire dalla sua nascita, negli anni Ottanta del Novecento a New York. Fu proprio negli Stati Uniti infatti che apparvero i primi dottori-clown, in conseguenza soprattutto di due esperienze dirette pilota che diedero notorietà e basi scientifiche a questa terapia.
Una di queste vicende è la nota odissea terapeutica del giornalista Norman Cousins, resa pubblica grazie a un suo libro-testimonianza, che stimolò notevolmente le ricerche nel campo della psiconeuroendocrinoimmunologia. Cousins, ammalatosi di spondilite anchilosante(infiammazione cronica alla colonna vertebrale), con una prospettiva di vita piuttosto scarsa, ottenne in un solo anno una guarigione considerata impossibile grazie a forti “dosi” quotidiane di film comici e consistenti quantità di vitamina C. Investito, in seguito a questa guarigione, della laurea honoris causa, ebbe così quel riconoscimento scientifico che fu la base di ulteriori ricerche in ambito terapeutico.
Il dott. Hunter Patch Adams è stato, invece, l’interprete dell’altra splendida esperienza di vita che ha aperto le strade al recupero della risata in veste curativa. Medico e clown, convinto cultore di questa visione, Adams è infatti arrivato nel tempo ad edificare addirittura l’istituto Gesundheit, una clinica nel West Virginia dove sono state curate gratuitamente più di 15.000 persone con l’aiuto complementare della terapia del sorriso.
I risultati delle esperienze ospedaliere di comicoterapia sono stati sin dall’inizio molto incoraggianti. Una ricerca condotta all’interno del New York Presbiterian Hospital ha comprovato una diminuzione della degenza ospedaliera di circa la metà e un calo dell’uso di anestetici del 20%. Ma allora ridendo che cosa accade all’organismo?
Secondo il dott. Franco Scirpo, esperto di terapia della risata, ridere provoca:
1) l’aumento dell’ossigenazione del sangue;
2) il ricambio della riserva d’aria presente nei polmoni;
3) la stimolazione della produzione di serotonina;
4) la stimolazione della produzione di endorfine;
5) la stimolazione della produzione di anticorpi;
6) l’aumento dell’irrorazione sanguigna degli organi interni (grazie al massaggio prodotto dai movimenti diaframmatici);
7) l’aumento dell’irrorazione sanguigna dell’epidermide e dei muscoli facciali;
8) il miglioramento del tono muscolare addominale;
9) il miglioramento dell’autostima;
10) l’aumento delle “energie psichiche”;
11) la neutralizzazione degli effetti dello stress;
12) la neutralizzazione degli effetti dell’ansia;
13) lo sviluppo di una maggiore predisposizione ai rapporti sociali.
È importante qui sottolineare il punto 3. Infatti, una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature Genetics e condotta nel North Carolina, ha confermato che gioia e rabbia, memoria e capacità di comprensione sono strettamente correlati ad alcuni neurotrasmettitori come la dopamina e la serotonina. Questi, a loro volta, sono in un certo senso in relazione con la durata stessa della vita media, secondo la loro maggiore o minore presenza e funzionalità.
E nella società contemporanea non si può certo dire che le risate abbondino…
Uno studio statunitense ha rilevato come negli anni Cinquanta le persone ridessero in media dai 45 ai 60 minuti al giorno contro i 15 minuti odierni.
La risata ha quindi un potere protettivo e rinforzante del sistema immunitario, riduce l’ansia e provoca la secrezione di beta-endorfine e catecolamine che sono analgesici naturali apportatori di sensazioni di benessere.
Questo è stato comprovato anche da una ricerca condotta nel nostro paese e precisamente con clown di corsia negli Ospedali di Santa Chiara a Pisa e Lotti a Pontedera, dalla dott.ssa Laura Giordani.
La dott.ssa Giordani è andata proprio alla ricerca di una conferma di questa ipotesi scientifica e ne ha trovato un puntuale riscontro con la misurazione dei livelli di cortisolo.
Ma non solo.
In pazienti ammalati di cancro si è rilevato un aumento delle cellule T e delle natural killer (NK), importantissime per contrastare tale patologia così come le infezioni virali, proprio grazie al ricorso alla terapia del sorriso. Una ricerca della Indian State University dal titolo “L’effetto della risata sullo stress e la citotossicità della cellula natural killer” conferma l’incremento dell’attività delle “cellule assassine” in seguito ai miglioramenti dell’umore.
Tant’è che in Sudafrica, ad esempio, negli ospedali esistono appositi reparti per i malati di cancro dove si applica la terapia del riso.
Un altro uso che si va diffondendo, oltre quello di aiuto nei reparti pediatrici, è la cosiddetta “comicoterapia in sala d’aspetto”, che è in grado di dissolvere la tensione e la paura in pazienti in attesa di esami diagnostici invasivi. Anche questa applicazione ha avuto risultati straordinari.
Un’ultima interessante applicazione di questa cura e attività di prevenzione è quella delle malattie cardiovascolari. Infatti uno studio condotto a Baltimora dall’Università del Maryland e presentato a Orlando in Florida all’inizio del 2005, in occasione del convegno annuale dell’American College of Cardiology, uno degli appuntamenti abituali più importanti per i cardiologi di tutto il mondo, ha comprovato che la risata è in grado di aumentare l’espansione del rivestimento interno dei vasi sanguigni (endotelio) esattamente come succede con l’esercizio fisico.
Infatti, gli impulsi piacevoli che produce la risata arrivano alla corteccia cerebrale da dove sono inviati al sistema limbico e all’ippocampo che a loro volta risvegliano la produzione di endorfine, cioè i mediatori chimici responsabili dello stato di eccitamento. Questi mediatori agiscono direttamente sull’endotelio favorendone la dilatazione. In questo modo si attua una prevenzione dell’arteriosclerosi e si riducono i rischi di infarto e ictus.
La dilatazione è stata comprovata misurando con gli ultrasuoni il flusso del sangue nell’arteria del braccio di venti volontari sottoposti alla visione di un film comico. Tutti, tranne uno, alla fine della proiezione hanno mostrato appunto arterie rilassate e un aumento del flusso di circa il 22% e questo anche ancora 45 minuti dopo la fine del film.
Praticamente le modificazioni fisiologiche apportate da una sana serie di risate sono paragonabili a quelle che si hanno come conseguenza di un’attività aerobica, tuttavia senza gli effetti “indesiderati” che tali attività spesso comportano come tensioni muscolari, indolenzimenti e dolori.
Per concludere, che dire? Dopo queste informazioni, il primo pensiero che si sarà affacciato alla mente di molti è sicuramente il rammarico per le risate perse e per la nociva seriosità dominante in un mondo pieno di oggetti ma carente di gioia, salute e benessere. Il secondo, però, potrebbe benissimo essere quello di fare meglio d’ora in poi, di crearsi spesso le condizioni per ridere con gusto e maggiore consapevolezza, in barba agli uomini grigi e acciaccati che corrono indaffarati nelle metropoli del pianeta.
Ridere sulla giornata che viene, ridere sulla giornata che va
Un’antica tecnica zen sempre buona: la mattina appena sveglio concediti 5 minuti per ridere;(pensa alle manovre di Ferrara per alzarsi dal letto);
alla sera l’ultima cosa prima di stenderti nel letto, concediti 5 minuti per ridere (pensa ai fachiri mentre si sdraiano sul letto).
La guerra del Don

Quando sento dire che gli italiani non sanno combattere mi viene un magone. Un pezzo della storia, uno dei più dolorosi della nostra storia parte con la disfatta della campagna di Russia.Una testimonianza, uno che era lì, racconta la storia con la sua esperienza.
Il 22 giugno 1941 Hitler attacca l’Unione Sovietica. Inizia l’Operazione Barbarossa. Il Fuehrer cerca in Russia gli “Spazi Vitali”, tanto ambiti dal popolo tedesco che si accinge a dimostrare la superiorità della propria razza e a vantare il diritto di conquista di territori sui quali vivono popoli di razza inferiore. E’ il celebre “Lebensraum”, esaltato da Adolf Hitler nel suo Mein Kampf.
Ma in realtà, quali inquietanti retroscena nasconde? Occorrerà porsi una domanda cruciale per svelarli.
Fra i tanti che contribuirono alla sua ascesa al potere e ad armare la Germania Nazista si annoverano molti industriali e finanzieri, tedeschi e americani, certi che il Terzo Reich, guidato da Adolf Hitler, avrebbe attaccato e distrutto l’Unione Sovietica, cancellando per sempre il pericolo dell’avanzata comunista in Occidente.
Ma perché le Potenze Occidentali, pronte ad assecondare l’espansionismo nazista verso le terre sovietiche, dichiarano guerra alla Germania? Non certo per l’attacco nazista alla Polonia del 1 settembre 1939, anche se il grande conflitto tra Sionisti e Antisemiti, destinato a sconvolgere il mondo intero, esplodeva proprio sul teatro polacco.
Le vere ragioni del Secondo Conflitto Mondiale vanno ricercate nel determinarsi di eventi “non previsti” negli sviluppi della politica internazionale, durante il corso del biennio 1938- 1939: il patto Ribbentrop-Molotov, la dichiarazione tedesco- sovietica di non aggressione, consistente in un vero e proprio accordo che Hitler stringeva con Stalin il 23 agosto 1939, una settimana prima dell’attacco sferrato dai Nazisti contro la Polonia, che in pratica sanciva l’alleanza tra la Germania e l’Unione Sovietica, patria e cuore del Comunismo, odiato e temuto nell’Occidente capitalista.
Il patto di non aggressione con Stalin è dunque una sgradita sorpresa per i grandi esponenti dell’industria e della finanza occidentali, tesi a tutelare il capitale privato, nume intoccabile dell’economia capitalista, che investendo fiumi di denaro in Europa e soprattutto nella Germania hitleriana, intendevano arginare l’avanzata del Comunismo in Occidente e scongiurare il rischio della nazionalizzazione dei beni, strumento principale del sistema economico sovietico. Il “voltafaccia” di Hitler scompiglia i piani delle potenti Corporations angloamericane, rappresentanti di quel potere privato che per mezzo del denaro esercita pressioni di ogni sorta in politica, determinando linee e programmi, e sostenendo l’ascesa alle principali cariche istituzionali di personaggi di proprio gradimento. Il famoso “Red Scare”, l’avversione radicata al Comunismo, ha così consentito loro di disegnare nel Vecchio Continente, dal 1922 al 1936, uno scenario politico a proprio piacimento, che conta ben 15 regimi totalitari, costituiti con il loro determinante appoggio, fra i quali spiccano il Fascismo, il Nazismo e la dittatura franchista. E proprio nel riarmo sorprendente della Germania, che fra l’altro ha permesso profitti colossali ad aziende come la Ford, la General Motors, la IBM, la ITT, essi avevano visto il mezzo per contrastare e distruggere il Bolscevismo e, assecondando la ricerca hitleriana degli “spazi vitali” ad Est, avevano affidato al Fuehrer, deciso ad attaccare prima o poi la Russia, la conduzione della più colossale guerra per procura che la Storia ricordi, con lo scopo di cancellare l’Unione Sovietica dalle carte geografiche e sferrare il colpo mortale al cuore del Comunismo.
L’attacco nazista contro l’Unione Sovietica di Stalin avviene di sorpresa. Ma gli obiettivi di Hitler in Russia non coincidono più con quelli del Capitalismo.Le armate naziste, giunte alle porte di Mosca, non attaccano la Capitale, ma puntano a Sud, verso Kiev prima, verso il Mar Nero e il Mar d’Azov più tardi e infine si lanciano compatte contro Stalingrado, cingendola d’assedio. Perché?
Per il semplice motivo che Stalingrado è l’ultima barriera che li separa dalla foce del Volga sul Mar Caspio, attraverso il quale il piano di Hitler potrà facilmente realizzarsi al più tardi nell’estate del 1942. Ma in che cosa consiste questo piano? Raggiungere l’Iran, oltrepassare i confini iracheni e giungere a Baghdad, dove un gran numero di rivoltosi mussulmani attende con ansia le truppe naziste, per unirsi ad esse e portare a termine, questa volta con successo il colpo di stato, fallito nel maggio del ’41. La posta in palio è enorme: il petrolio. I colossali interessi delle compagnie petrolifere angloamericane che operano in Iraq e in Arabia Saudita rischiano di essere per sempre compromessi.
Ma chi garantisce il petrolio a Hitler? Si chiama Haj Alì El Husseini, Gran Mufti di Gerusalemme, deciso a scacciare gli inglesi da Baghdad e ad affidare il nuovo governo iracheno al filonazista Rashid El Gailani, leader che trascorre il suo esilio tra l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler. Ma il principale obiettivo del Gran Muftì è quello di liberare per sempre la Palestina dagli Ebrei, che grazie al mandato britannico, formulato in seguito alla dichiarazione Balfour del 1917, affluiscono sempre più numerosi nella valle del Giordano, allontanando dispoticamente dalla sua terra il popolo palestinese. Hitler in cambio del petrolio, si impegnerà a far sloggiare gli ebrei dalla Palestina. Intanto, in virtù di una fatwa, lanciata dal Gran Muftì, le popolazioni mussulmane delle Repubbliche Sovietiche di Azerbajgian, Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan si accingono ad unirsi alle truppe naziste, ribellandosi a Stalin. Non solo. I menscevichi dissidenti della Georgia, gli Azeri e gli Armeni attendono l’arrivo di un grosso contingente italiano, 230.000 uomini che avrà il compito di garantire la ricostituzione della Repubblica Transcaucasica Federata e tutelarne i confini dalle pretese sovietiche. Queste genti contano sull’ARMIR per realizzare il loro sogno di autonomia e indipendenza dalla tirannia staliniana. Un sogno che dura da vent’anni. Nel 1919 infatti queste stesse popolazioni, costituita la federazione, attesero invano che l’Italia garantisse loro un protettorato con la spedizione in Georgia degli 85.000 uomini del Generale Giuseppe Pennella, che aveva ottenuto approvazione e appoggio della Corona e del Governo inglese.
Dallo scenario mediorientale il conflitto tra mussulmani ed ebrei si riflette presto in Europa e Oltreoceano, diventando guerra aperta anche tra chi, pur non mussulmano, odia gli Ebrei e forma il folto gruppo di Antisemiti.
Hitler sarebbe riuscito a raggiungere l’Iraq e il petrolio, se non fossero intervenuti in guerra gli Stati Uniti, decisi a salvaguardare l’assoluto controllo delle Compagnie petrolifere angloamericane in Medio Oriente e nel Golfo Persico e pronti, per raggiungere questo scopo, ad inviare a Stalin aiuti in armi prima, e poi ad allearsi temporaneamente con il loro grande nemico di sempre, l’Unione Sovietica, cuore e patria del Comunismo.
Le forze dell’Asse inviate in Russia, formavano dunque un blocco che minava alla base gli interessi petroliferi americani e avrebbe rappresentato un concorrente molto pericoloso nella contesa dei grandi imperialismi, che avrebbero dovuto confrontarsi con il dilagante espansionismo americano.
I nostri soldati dello CSIR e dell’ARMIR, che avevano assegnati compiti di pattugliamento e controllo delle regioni sovietiche meridionali a maggioranza mussulmana, e anche quello di garantire la costituzione e la sopravvivenza della Federazione delle Repubbliche Transcaucasiche, come la Georgia, l’Armenia e l’Azerbajdjian, si trovarono a dover affrontare lungo la linea del Don soverchianti forze nemiche dotate di mezzi corazzati e caccia bombardieri di produzione americana, che risultarono alla fine determinanti nel successo sovietico. La Grande Guerra Patriottica fu una vera invenzione della propaganda staliniana. Le popolazioni dissidenti e quelle che preferivano altri dittatori al crudele dispotismo sovietico, venivano passate per le armi o deportate. Nel 1944 furono deportati in Siberia 490.000 Ceceni, la metà dell’intera popolazione di mussulmani, rei di aver tentato di appoggiare le truppe dell’Asse.
Il resto…. Non è storia. Ma un coacervo di menzogne.
Qualche storico ufficiale vorrebbe spiegare come i polacchi residenti ad ovest della Vistola potevano considerare liberatori i Russi, allorché gli stessi Russi, quattro anni prima, avevano invaso i territori polacchi orientali, imitando alla perfezione, quanto a crudeltà e massacri, i Nazisti.
Fra quanti acclamavano a Varsavia l’ingresso dei Sovietici liberatori, c’era qualcuno che ricordava loro i diecimila ufficiali polacchi trucidati nel 1939 dagli stessi Russi alle fosse di Kathin?
I nostri Alpini sul fronte del Don, dovettero affrontare forze nemiche il cui numero era sei volte maggiore, e i carri armati T34, costruiti con 10 milioni di tonnellate di piastra d’acciaio, fatta pervenire direttamente dagli Stati Uniti al “nemico-alleato” Stalin, attraverso l’Iran e il Mar Caspio, sotto l’attenta supervisione del Generale americano Schwarzkopf Senior, di stanza a Tehran con il suo quartier generale fin dal 1942. Stalin pretese e ottenne, battendo i pugni sui tavoli del Cremlino, attraverso Averell Harriman, inviato a Mosca da Roosevelt, ben 14.000 aerei caccia bombardieri e qualche migliaio di carri armati Sherman. Curioso notare che nello sbarco in Normandia, il celebre D Day, furono impiegati solo 13.000 caccia bombardieri di costruzione americana. Ma Stalin ottenne anche 20.000 Jeep, e altrettanti autocarri Dodge e General Motors.
I nostri soldati dell’ARMIR, e in particolare le Divisioni Alpine, prive di mezzi corazzati, dovettero affrontare ben 750 carri armati sovietici, T 34 e Klim Voroshilov, opponendosi ad essi col cannoncino 47/32, assolutamente inefficace; ma spesso impegnandosi in combattimenti “Uomo contro Carro Armato”, muniti di poche bombe a mano e mine anticarro che, dando prova di un coraggio mai eguagliato nella storia della Seconda Guerra Mondiale, deponevano attraverso la fessura della torretta, dopo essere saltati sopra i mostri d’acciao. Fino all’ordine di ritirata, le tre Divisioni Alpine mantennero le postazioni loro assegnate sul fronte del Don, senza indietreggiare di un metro. La Julia, impiegata sul fronte Ivanovka – Novo Kalitwa, combatterà per un intero mese all’aperto con temperature di meno quaranta gradi, e nessun sovietico riuscirà ad oltrepassare la linea. Il Battaglione Pieve di Teco della Cuneense, verrà associato alla Divisione di Fanteria Vicenza, priva di artiglieria, nella ritirata del 18 gennaio 1943. Sarà una vera e propria “avanzata all’indietro”, nella quale il valoroso Battaglione combatterà contro i T34 che intrappolavano i nostri Alpini nelle sacche. Il Pieve giungerà in vista di Valuiki con pochissimi superstiti, molti dei quali privi di armi e munizioni, affronteranno i Sovietici, occupanti la città da pochi giorni, all’arma bianca. Dai Russi parte l’offerta di resa. Il Generale Pascolini si arrende. Ai nostri soldati viene concesso dal Generale sovietico Socalov, il permesso di presentare le armi ai caduti, perché mai era accaduto ad un Generale dell’Armata Rossa di dover riconoscere al nemico tanto ardimento e valore.
Per i prigionieri inizia l’esperienza più tragica ed agghiacciante. Il settanta per cento di essi sarà lasciato morire di stenti, dopo viaggi in carri merci della durata di interi mesi.
Alla luce di questa testimonianza, la seconda guerra mondiale assume un significato diverso. Queste sono pagine di una storia più umana piena di cronache, fatti e, più facile da ricordare.





