
Case che producono più energia di quanta ne consumano. Riciclo totale delle acque reflue. Pale eoliche in ogni strada. Nascono così i quartieri del futuro. Dalla Cina a Milano
Fare la spesa o comprare il giornale, guardare la tv o prendere l'auto. Fabbricare qualunque bene, erogare un servizio. Ogni attività umana emette anidride carbonica. Un italiano ne produce in media 21 chili al giorno. Meno di un americano, molti più di un africano. In ogni caso troppi. Perché il pianeta non è più in grado di reggere il nostro peso. Il 'giorno della bancarotta ecologica', quello in cui il consumo umano di risorse naturali ha sorpassato la capacità della Terra di rinnovarle, ce lo siamo buttato alle spalle il 23 settembre scorso. Ecco perché non può durare: la Terra non ce la fa. E in tutto il mondo si moltiplicano le iniziative per il perseguimento del cosiddetto impatto zero, cioè per un modello di vita che punti verso l'azzeramento delle emissioni di CO2.
Un obiettivo che oggi passa anche, se non soprattutto, attraverso il ripensamento delle città. Dal 2008, per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione mondiale vive in città. Nel 1800 era appena il 2 per cento. Nel 2050 sarà quasi il 70 per cento. E l'edilizia da sola è responsabile di circa il 40 per cento delle emissioni di CO2.
Per questo, in tutto il mondo studi di architettura e amministrazioni pubbliche si sfidano a colpi di ecocittà ed ecoquartieri. Dalla Cina agli Stati Uniti, dalla Germania all'Inghilterra fino all'Italia, si moltiplicano i cantieri di nuovi insediamenti a impatto zero. Come quello, gigantesco, della nascente città cinese di Dongtan, che entro il 2040 ospiterà sull'isola di Chongming, vicino a Shanghai, circa 50 mila abitanti . Dongtan avrà un impatto ambientale praticamente nullo: il fabbisogno energetico sarà ridotto drasticamente (il 66 per cento in meno di una città tradizionale) e si impiegheranno solo energie rinnovabili per gli edifici e i trasporti locali, evitando così di produrre 350 mila tonnellate di anidride carbonica l'anno. Fiumi e laghi incorporati nel tessuto urbano forniranno soluzioni alternative per la mobilità (come i taxi d'acqua a energia solare, ma a Dongtan tutto sarà raggiungibile in sette minuti a piedi da ogni fermata dei bus), mentre ampie zone verdi contribuiranno a riequilibrare le emissioni di CO2.
In città potranno circolare solo veicoli elettrici oppure a idrogeno e ogni edificio sarà energeticamente autonomo grazie a un tetto fotovoltaico e installazioni minieoliche. Dall'acqua piovana ai rifiuti (ridotti dell'83 per cento), quasi tutto sarà riciclato. In città non sono previste discariche e persino le deiezioni umane saranno impiegate nel compostaggio, nell'irrigazione e recuperate come energia per la produzione di biogas, mentre il resto dei fabbisogni energetici cittadini sarà coperto da un parco eolico.
Se pianificare intere città a impatto zero è ancora un'opera avveniristica, già molte nazioni si sono cimentate in quartieri e singole costruzioni 'ecologically-correct'. Antesignano della progettazione sostenibile e oggi guardato come modello è il piccolo quartiere di BedZED (Beddington zero energy development) a sud di Londra, realizzato tra il 2000 e il 2002. Uno dei primi insediamenti a zero emissioni fin dalla sua costruzione, in cui ogni edificio è dotato di pannelli fotovoltaici e condizionato con un sistema di ventilazione aperto, mentre l'acqua piovana e l'acqua di scarico vengono raccolte, depurate e riutilizzate. Un po' come accadrà nel vecchio porto di Middlesbrough, sempre in Inghilterra, che ospiterà un college per 20 mila studenti, appartamenti, hotel, uffici e servizi tutti carbon free, cioè senza alcun consumo di energia fossile.
Se le progettazioni 'dall'alto' hanno già dato prova di ottima riuscita, a Friburgo la 'progettazione partecipata' inaugurata dal Comune per il quartiere Vauban ha rivoluzionato anche il concetto di ecopianificazione. Il Comune ha stabilito alcuni punti essenziali della progettazione, come l'allacciamento di tutti gli edifici alla centrale termica comunale (a zero emissioni), la realizzazione di edifici a basso consumo energetico, l'uso delle acque piovane, la restrizione alla circolazione di auto: a Vauban non è consentito parcheggiare per strada e ogni mille abitanti ci sono solo 150 auto, ma chi aderisce al car-sharing ha diritto ad un abbonamento annuale gratuito al tram. Poi ha lasciato a privati e piccole cooperative la possibilità di progettare il quartiere, che oggi è considerato il più ecologico di tutta la Germania.
Alessandra Viola
16 ottobre 2008
Vivere a impatto zero
13 ottobre 2008
IL MIELE per curare ..

Un antico rimedio per curare le ferite infette era quello di spalmarvi sopra del miele. Recentemente la scienza medica ha riscoperto questo prezioso alimento e il suo utilizzo sempre più diffuso ha dato vita a numerosi studi volti a confermare le sue proprietà antibatteriche e a documentarne l'importanza e il ruolo nel trattamento delle ferite. Da tutti questi studi sono emersi dati interessanti. E' stato dimostrato che il miele favorisce la guarigione e la riduzione della contaminazione batterica in pazienti con ferite aperte o infette. Il miele è stato utilizzato in interventi di fissazione degli innesti cutanei e nel trattamento delle ulcere da pressione le quali possono addirittura scomparire. Ricercatori gallesi fanno inoltre sapere che applicando il miele sulle ustioni si prevengono le infezioni. Altri ricercatori consigliano a chi si sottopone ad un intervento chirurgico di chiedere i chirurghi di applicare del miele sulle ferite postoperatorie. Le sue proprietà derivano dalla capacità del miele di stimolare la produzione delle citochine (proteine molto importanti nella risposta immunitaria) e dei monociti (cellule del sistema immunitario). Durante la sperimentazione, effettuata con miele di Manuka, è stato isolato un componente che stimola la produzione di TNF-alpha (citochina proinfiammatoria sintetizzata in seguito a stimoli infiammatori e infettivi). Grazie a questa scoperta si potrebbero sviluppare delle terapie per la guarigione di ferite acute e croniche. Il miele di Manuka deriva dai fiori del Lptospermum scoparium, originario della Nuova Zelanda e dell'Australia, utilizzato anche nella medicina tradizionale Maori. Le proprietà mediche e anitibatteriche del miele ne fanno un efficace medicamento contro ustioni e ulcere croniche, come ad esempio il piede diabetico. Questo è stato evidenziato in due diversi studi, uno neozelandese della University of Auckland ed uno statunitense della University of Wisconsin. Già nell'antichità il miele era ampiamente utilizzato per la rimarginazione delle ferite. Antichi papiri egizi riguardanti le tecniche chirurgiche lo citano come rimedio, così come anche testi greci, cinesi e della medicina ayurvedica tradizionale. Più recentemente, nella seconda guerra mondiale, bendaggi al miele erano comunemente usati come antibiotici locali. Lo studio condotto dal ricercatore neozelandese Andrew Jull, suggerisce di spalmare il denso liquido ambrato sulle ustioni per ridurre il tempo di guarigione della lesione; nel migliore dei casi si arriva ad anticipare la rimarginazione di quasi quattro giorni. Invece Jennifer Eddy, che sta completando uno studio sull'uso del miele nel trattamento contro le ulcere da piede diabetico all'Università del Wisconsin, afferma che i pazienti potrebbero ritenerlo parte di una terapia alternativa o per lo meno prenderlo in considerazione in seguito ad una reazione avversa ad altri trattamenti locali. Il miele secca le ferite e contiene perossido di idrogeno: entrambe queste proprietà contribuiscono all'eliminazione dei batteri. “L'uso topico del miele è più economico di altri interventi, ad esempio degli antibiotici orali, comunemente utilizzati e che spesso hanno effetti collaterali deleteri per il paziente”, spiega la Eddy. Il dolce fluido prodotto delle api è dunque un vero toccasana per la nostra salute: non solo cura raffreddori, tosse e mal di gola, ma aiuta anche a far rimarginare le ferite e nella terapia contro le ustioni e le ulcere croniche. La sua squisita bontà, oltretutto, è in grado di stimolare la nostra golosità, metterci di buon umore e non farci ingrassare: contrariamente a quanto comunemente si pensa, infatti, il miele è ricco di sostanze nutritive essenziali e non è eccessivamente calorico.
by italia salute
09 ottobre 2008
l segreto delle coppie felici

Il segreto per raggiungere e mantenere la felicità in una coppia può racchiudersi anche in una serie di atteggiamenti, comportameni e tempo trascorso insieme alla persona amata.
Chiunque sia alla ricerca della gioia e della serenità coniugale può dunque aprire bene le orecchie, sperando di cogliere qualche utile "dritta".
Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito su 4000 coppie sposate, per vivere un matrimonio felice è necessario trascorrere col proprio coniuge almeno 22 momenti al mese di "tempo di qualità", almeno 7 notti di coccole e tenerezze e due appuntamenti a cena da dedicare a voi stessi.
Le coccole sembrano essere un po' la chiave del risultato di quest'inchiesta: le coppie che le praticano almeno 4 volte al giorno giudicano il loro matrimonio come molto felice.
Lavare la schiena al proprio partner o praticargli un bel massaggio: sono tutti gesti da effettuare ogni 10 giorni almeno.
«Coccole, attenzioni e gesti romantici significano per certo "Mi piaci, sto bene con te, mi piacciono e apprezzo il tuo sostegno e le tue cure" e sono parte di un'atmosfera romantica ricercata da chiunque intraprenda una relazione amorosa» spiega lo psicologo che ha curato lo studio Ludwig F. Lowenstein.
Continua lo psicologo: "In questo mondo frenetico spesso noi diamo per scontata e acquisita la relazione col nostro partner, mentre siamo impegnati nella quotidiana lotta per il lavoro e per crescere una famiglia. Tendiamo a dimenticare l'importanza degli abbracci quando la familiarità diventa parte delle nostre vite e, come dice il detto inglese 'la familiarità produce il disprezzo', ma se affetto, coccole e egesti romantici diventano parte della nostra relazione, poi essa cresce forte e rimane forte nel tempo".
Lo studio statistico ha rivelato che, in media, le coppie felici ogni mese fanno due passeggiate romantiche, trascorrono una serata al pub e vanno almeno una volta al cinema.
Queste coppie, inoltre, consumano almeno tre cene romantiche a lume di candela ogni 30 giorni, hanno una conversazione appropriata e profonda sei volte al mese e guardano insieme la televisione sette volte al mese, accoccolandosi l'uno accanto all'altra.
Gli scienziati inglesi consigliano di dimostrare al nostro coniuge quanto lo amiamo con gesti concreti: almeno due volte al mese dovremmo regalare fiori cioccolatini o doni a sorpresa al/alla nostro/a innamorato/a. Con la stessa frequenza, e ugualmente graditi, sono da consigliare la dedica di poesie amorose e dei brani musicali preferiti dal proprio partner.
Tuttavia non bisogna stare sempre appiccicati l'uno all'altra: in un buon matrimonio, infatti, si dovrebbe consentire al proprio coniuge di trascorrere una notte al mese fuori casa in compagnia degli amici.
Semplici atti di attenzione, cortesia e amore, come pulire la casa da cima a fondo senza che ci venga richiesto o portare la colazione a letto, mostrano il rispetto che si nutre per la propria "dolce metà". Bisogna sempre rispettare il lavoro fatto dall'altro coniuge ed evitare assolutamente di impigrirsi, da soli e in silenzio, davanti alla televisione.
Le coppie innamorate inglesi (e abbastanza benestanti, ndr) fanno in patria almeno due mini-vacanze e due periodi di ferie più lunghi all'estero ogni anno.
Jim Forward della Warner Leisure Hotels, ha dichiarato: "Coccole e fine settimana romantici lontano da casa sono la chiave per una grande relazione amorosa e ora questo studio lo ha confermato. Esso prova quant'è importante per le coppie prendersi del tempo l'uno per l'altra. Una relazione di successo è costruita sulla fiducia e l'amore reciproci. Questi sentimenti debbono essere dimostrati ogni volta che se ne presenta l'occasione".
Insomma, ci vuole impegno e dedizione e sbaglia chi dà tutto per scontato.
Il 98% delle coppie felicemente sposate che ha partecipato allo studio ha dichiarato di sentirsi particolarmente fortunata ad avere una relazione così stabile e il 94% si è detto sinceramente convinto che nessun'altra lo sia come la propria.
I ricercatori, dopo tante interviste, sono sicuri di aver trovato una combinazione di gesti e attività che possono aiutare a rendere duratura una relazione:
coccole: 4 volte al giorno
gesti romantici: 3 al mese
appuntamenti a cena: 2 al mese
passeggiate romantiche: 2 al mese
regali romantici: 2 al mese
cenette romantiche cucinate in casa: 3 al mese
colazioni a letto: 1 al mese
conversazioni adeguate: 6 al mese
serate di coccole: 7 al mese
pulire casa da cima a fondo: 3 volte al mese
notti fuori senza l'altro/a: 1 al mese
cinema o teatro: 1 al mese
fine settimana breve: 2 all'anno
vacanze: due all'anno.
Ovviamente questa formula non è magica e alla base di ogni buona relazione amorosa c'è sempre il dialogo, la fiducia, il rispetto, la stima, la comprensione e la capacità di perdonarsi reciproci, oltre, chiaramente, al sentimento e all'impegno dell'amore.
Per chi crede, un forte "collante" della coppia è anche la preghiera in comune e il sistema di valori condiviso, oltre al ricorso a Dio nei momenti lieti e difficili per ricevere il suo aiuto e la sua forza.
Molto contano anche le esperienze che i coniugi e i fidanzati hanno vissuto insieme: esse possono unirli ancora di più o separarli, come purtroppo capita a molte coppie che perdono repentinamente e in maniera violenta un figlio.
Per tutti coloro che sono innamorati, però, questo studio inglese offre utili suggerimenti per condurre una buona relazione amorosa e, magari, per ravvivarla un po', se ci accorgiamo che ultimamente l'abbiamo un po' trascurata.
07 ottobre 2008
OBESITY DAY: Dieta e Risparmio

Gli italiani, da diversi anni ormai, si vedono costretti a fare bene i conti della spesa, per riucire ad arrivare a fine mese.
Il calcolo che non torna è tuttavia quello della salute: per spendere meno si tende ad abbandonare i cibi sani, ma più costosi, della dieta mediterranea, per riempire pance e carrelli di prodotti più a buon mercato, ma che spingono verso l'obesità e, conseguentemente, le malattie cardiovascolari.
I prodotti economici e preconfezionati, infatti, sono più ricchi di grassi e di zuccheri e contengono molti meno nutrienti essenziali di quelli contenuti nell'olio extravergine d'oliva, nella frutta e nella verdura.
A puntare i riflettori sugli 'obesi da fine del mese' è Giuseppe Fatati, presidente dell'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), che ha illustrato a Roma i dati raccolti dalla sua indagine sugli italiani, condotta in occasione ell'Obesity Day, una giornata di prevenzione promossa dall'Adi per il 10 ottobre in tutta Italia, con centinaia di ospedali aperti per controlli gratuiti.
"Si tratta di un paradosso della crisi economica: più gli italiani tirano la cinghia, più ingrassano. Tutta colpa del nuovo modo di fare la spesa, che tiene conto più dello scontrino che della salute", dice lo specialista. Così l'esercito di chi si allarga in attesa dello stipendio, gli obesi e sovrappeso 'da fine del mese', va letteralmente a ingrassare le fila degli italiani che hanno problemi con la bilancia. Secondo i dati emersi dal Progetto cuore dell'Istituto superiore di sanità, che gli specialisti dell'Adi giudicano "i più realistici", in Italia oggi il 18% degli uomini e il 22% delle donne sono obesi. Un problema che affligge in particolare gli uomini del Nord Est, del Sud e delle Isole. E addirittura diventa 'allarme rosso' per il gentil sesso del Sud e delle Isole, seguito a ruota dal Centro. Ingrassano gli italiani e aumentano le richieste di chirurgia dell'obesità, in special modo nel Sud.
Ma perché in molti sono costretti ad allentare la cintura a fine mese? E' il prezzo a insidiare il primato della dieta mediterranea. "Calano i consumi di frutta, verdura e olio d'oliva - dice Giuseppe Fatati - E come se non bastasse in nome del risparmio si abbassa la qualità. Questo dal punto di vista nutrizionale si traduce in alimenti più ricchi di grassi e zuccheri. Ed è difficile, davanti a evidenti difficoltà economiche, dire a una donna di fare la spesa badando alla qualità e di portare in tavola più frutta, verdura e pesce, usare pochi grassi, meglio se olio extravergine di oliva".
Conciliare portafoglio e bilancia però non è impossibile, assicura l'esperto. "Basta seguire qualche accortezza ed evitare alcuni errori". 1) Mai fare la spesa in grandi quantità, se non si è più che sicuri che gli alimenti acquistati si possono conservare e mangiare con gradualità. Si rischia di mangiare troppo per paura di buttare o, al contrario, di non aver risparmiato perché il surplus finisce nella spazzatura. 2) Mai avere fretta. Cibi pronti, pasti veloci e cibi freddi mal si conciliano con la linea. 3) Mai "rinunciare al modello mediterraneo", magari per una più economica dieta 'fast food'. 4) Controllare la spazzatura: se buttiamo troppo vuol dire che compriamo troppo. O male. 5) Consumare frutta e verdura di stagione e se possibile prodotti regionali. "Hanno fatto meno strada e, dunque, saranno più convenienti", aggiunge Fatati. 6) Mangiare pesce azzurro, anche surgelato, dai costi contenuti. 7) Limitare la carne. Utilizzare i legumi in modo adeguato come fonte proteica. 8) Confezionare prodotti 'fatti in casa' con le opportune precauzioni igieniche e norme di conservazione (pane, dolci).
Il progetto Obesity Day coinvolge i centri Adi (Servizi di dietetica e nutrizione clinica, Servizi territoriali, Centri obesità) nel campo specifico della prevenzione e della cura dell'obesità e del sovrappeso. Il 10 ottobre ci si potrà rivolgere ai Centri che aderiscono all’iniziativa (per gli indirizzi: www.obesityday.org). E, oltre a ricevere un controllo gratuito, da parte di un medico o di un dietista dopo un dettagliato questionario e la determinazione dell'Indice di massa corporea, si avranno una serie di indicazioni per compiere il primo passo verso il recupero della forma perduta.
Lo slogan di quest'anno invita a "Non rimbalzare da una taglia all'altra. Fai centro!". Un messaggio "scelto – dice ancora Fatati - perché molte persone, quasi la totalità, non sanno che uno dei segreti dello stare bene è il mantenimento del peso ideale, raggiunto con una corretta dieta. Se non si mantiene il peso e lo si lascia oscillare, non solo non si dimagrisce ma si ingrassa più di quanto era il peso iniziale". Ma ancora pochi italiani con problemi di sovrappeso o obesità sanno che esistono sul territorio delle strutture ad hoc alle quali rivolgersi per trovare un aiuto altamente specializzato. Mentre in troppi, conclude Fatati, per veder calare l'ago della bilancia bussano alla porta di specialisti improvvisati e venditori di illusioni.
L'invito è, dunque, a consumare meno e meglio e a muoversi di più.
by italia salute
04 ottobre 2008
La relazione tra reggiseno e cancro al seno

Se non lo avete già bruciato negli anni ‘60, potreste volervelo togliere ora. "Il reggiseno causa il cancro al seno. E’ lampante," afferma il ricercatore medico Syd Singer.
I coniugi Singer si sono dedicati all’investigazione sul cancro al seno nel 1991. Il giorno in cui la moglie, Soma, scoprì un nodulo al proprio seno, il team di ricerca del marito stava esaminando gli effetti della medicina Occidentale fui Figiani. Sotto la doccia, Syd aveva notato che le spalle e i seni di Soma erano segnati da scanalature rosso scuro. A Syd ricordò la domanda posta alla moglie da una Figiana perplessa a proposito del suo reggiseno: "Non si sente stretta?"
"Devi farci l’abitudine," aveva risposto Soma.
Forse il reggiseno comprimeva il tessuto del seno, si chiese Syd, impedendo il drenaggio linfatico e provocando degenerazione?
Soma decise di smettere di indossare il suo reggiseno. Ma quando Syd cercò nella letteratura medica non trovò nessuna causa nota per il cancro al seno, condizione che nelle donne appare raramente prima dei 35 anni, più frequentemente dopo i 40. I tassi di mortalità più elevati sono in Nord America ed Europa settentrionale, col resto del mondo che si sta adeguando velocemente.
La World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) invoca le tossine chimiche quale causa primaria di cancro. Ma i veleni che si accumulano nei tessuti del seno sono normalmente spazzati dal chiaro fluido linfatico verso i grandi gruppi di linfonodi posti nelle ascelle e nella parte alta del torace. I Singer scoprirono che "essendo i dotti linfatici molto sottili, essi sono estremamente sensibili alla pressione e si possono comprimere con facilità." Una minima pressione cronica sui seni può provocare la chiusura delle valvole e dei dotti linfatici..
"Poco ossigeno e meno nutrienti sono trasportati alle cellule, mentre i prodotti di rifiuto non sono spazzati via," notarono i Singer. Dopo 15 o 20 anni di drenaggio linfatico ostacolato dal reggiseno, può apparire il cancro.
Considerando altri paesi, Soma e Syd rimasero colpiti dalla bassa incidenza di cancro al seno nelle nazioni più povere, pur inondate dai pesticidi ivi scaricati dalle altre nazioni. Non trovarono contadine che indossassero reggiseni push-up. Scoprirono invece che tra i Maori della Nuova Zelanda integrati nella cultura bianca vi è la stessa incidenza di cancro al seno, mentre gli aborigeni australiani non integrati non hanno praticamente cancro al seno. Lo stesso trend si applica ai giapponesi occidentalizzati, ai Figiani e ad altre colture convertite al reggiseno.
Nel loro libro Dressed To Kill: The Link Between Breast Cancer and Bras, (Vestite Da Morire: La Relazione Tra Cancro Al Seno e Reggiseno) i due ricercatori hanno anche osservato che proprio prima che una donna inizi il suo ciclo, gli estrogeni si innalzano, provocando un rigonfiamento del seno. Se la donna continua a indossare un reggiseno della stessa misura, i vasi linfatici salva vita saranno compressi in maniera ancor maggiore. Hanno forse scoperto qual è il vero collegamento tra cancro al seno ed estrogeni?
Le donne senza figli non sviluppano mai del tutto il proprio sistema linfatico pulisci-seno. E nemmeno donne che non abbiano mai allattato. Le donne che lavorano, che indossano il reggiseno quotidianamente e rimandano la gravidanza potrebbero essere quelle più a rischio, avvertono i Singer.
Ancora peggio, il divenire donna per una giovane è spesso "marcato" dal suo primo reggiseno. Come l’anziana pratica cinese del bendaggio dei piedi, il "bendaggio del seno " puberale può in ultima istanza condurre a severe complicazioni mediche.
Che il reggiseno sia l’ "anello mancante " che spiega la crescente epidemia di cancro al seno? A cominciare dal maggio del 1991, Soma e Syd Singer hanno condotto uno studio di 30 mesi, Bra and Breast Cancer (Reggiseno e Cancro al Seno) intervistando circa 4.000 donne di cinque grandi città degli Stai Uniti. Erano tutte di tipo caucasico per lo più di "reddito medio" in età compresa tra i 30 e i 79 anni. Metà di loro erano state diagnosticate di cancro al seno.
Quasi tutte le donne intervistate erano scontente della dimensione o della forma del proprio seno. Le donne che avevano scelto un reggiseno per l’aspetto, ignorando indolenzimenti e gonfiori, avevano il doppio di incidenza di cancro al seno di quelle che non l’avevano scelto per questo.
Ma la statistica più sorprendente riguardava le donne che indossavano il reggiseno anche per dormire e che avevano sviluppato il cancro. Così come una donna su sette costretta in un reggiseno per più di 12 ore al giorno. Le donne senza reggiseno hanno solo una probabilità su 168 di subire una diagnosi di cancro al seno, dicono i Singer. La stessa di un uomo senza reggiseno.
"Non dormite col reggiseno!" implora Syd Singer. "Le donne che intendono evitare il cancro al seno dovrebbero indossare un reggiseno per il periodo di tempo più limitato possibile – di sicuro per meno di 12 ore al giorno."
Syd inoltre spiega che quasi l’80% di chi indossa il reggiseno e soffre di noduli, cisti e indolenzimento vede quei sintomi svanire, "entro un mese dopo essersi liberate del reggiseno."
Non tutte sono pronte a liberarsi dal proprio capestro. Come una donna ha rivelato al team, "Le tette mi arriverebbero all’ombelico senza un reggiseno." Ma il chirurgo Christine Haycock del College of Medicine del New Jersey dice che sono le caratteristiche genetiche – non i legamenti o la dimensione del seno – la ragione per cui alcuni seni cedono alla gravità. Un petto che saltella aiuta a tener pulito il sistema linfatico.
Ben consci che i loro risultati erano "esplosivi," i Singer hanno inviato i risultati della loro ricerca ai capi delle più prestigiose organizzazioni e istituti anti-cancro americani. Nessuna risposta. Alla pari del business del cancro, il giro d’affari dei reggiseno è enorme. Moltiplicate il numero delle donne che, in tutto il mondo, comprano qualche reggiseno da 25$ ogni anno e otterrete una cifra vicina ai 6 miliardi di dollari all’anno.
Syd Singer afferma che la censura dell’establishment sulla relazione tra cancro al seno e reggiseno sta uccidendo le donne. Indicando la condizione maggiormente condivisa tra le pazienti di cancro al seno, egli enfatizza che si tratta di un sistema linfatico strizzato dal reggiseno.
Andando sempre senza reggiseno, Soma iniziò a indossare vestiti che non enfatizzassero i seni. Cominciò anche a massaggiare i seni con regolarità e ad andare in bicicletta, a prendere integratori vitaminici ed erboristici e a bere solo acqua pura.
Due mesi dopo, il suo nodulo era scomparso
Un grintoso Syd Singer dice che, al primo spaventevole segnale di un nodulo, “le donne dovrebbero togliersi il reggiseno prima di togliersi i seni." Cosa aspettare, se potete liberare il vostro sistema linfatico adesso?
RICORDATE: Una combinazione spettacolarmente controindicata è indossare un reggiseno e usare un telefono cellulare.
SE DOVETE INDOSSARE UN REGGISENO
Reggiseno push-up e quelli da sport sono da evitarsi. Scegliete reggiseno di cotone, non stretti. Assicuratevi di poter passare con due dita sotto le spalline e ai fianchi delle coppe. Quanto più sono alte le coppe, tanto più severa la compressione dei maggiori linfonodi. Non indossate assolutamente mai questo disastroso dispositivo per dormire. A casa toglietevelo. Massaggiate i vostri seni ogni volta che vi togliete il reggiseno.
Riportate in salute il vostro sistema linfatico, o almeno respirate a fondo liberamente.
di William Thomas
Traduzione a cura di Stefano Pravato
03 ottobre 2008
Sette punti contro gli OGM!

Primo: Depauperazione dei complessi pro-vitaminici e vitaminici delle piante.
Depauperazione di complessi vitaminici e pro-vitaminici non più presenti negli alimenti, con conseguente incremento delle malattie degenerative e carenziali come ad esempio il Cancro.
Secondo: le mutazioni genetiche delle piante e conseguentemente l’ alterazione della Biochimica umana a causa dell’introduzione di geni estranei (es. di animali, batteri, virus, retrovirus) nel DNA della pianta.
Possono così comparire nuove sostanze simili alle vitamine naturali, ma in realtà con caratteristiche di reattività enzimatica e biochimica diverse da quelle naturali, con induzione di modifica della loro componente di attività biochimica sul genoma umano, una volta introdotte con l’alimentazione. Di qui la comparsa potenziale di nuove malattie insorte “artificialmente”.
Terzo: la minaccia alla dieta-anticancro.
Come già dimostrato da diversi Autori , solo un’alimentazione basata su frutta e verdura fresca biologica è in grado di indurre risposta immunitaria contro il tumore, la detossificazione degli organi e dei tessuti. Oggi però, tramite l’introduzione in commercio di cereali, legumi e altri vegetali modificati geneticamente (O.G.M.) in molti di questi alimenti sono contenuti tutti gli aminoacidi essenziali, rendendo in tal modo effettivamente non più curabile il Cancro secondo quanto descritto nella terapia ideata da [W:Max Gerson], e da molti altri autori.
Quarto: malattie indotte da virus transgenici.
I virus transgenici con cui oggi si fanno gli Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.) entrano nel DNA della pianta, modificandola in maniera a noi sconosciuta. Questi virus dovrebbero restare latenti, ma nulla può escludere che possano anche riattivarsi e divenire così portatori di malattie nuove o di malattie abbastanza simili a ben note sindromi purtroppo ancora poco comprese nella loro dinamica(AIDS, Mucca Pazza, etc…), e di cui è ancora molto vaga l’origine (forse virus trangenici ).
Quinto: intossicazione da veleni sintetizzati da piante transgeniche.
Intossicazione cronica di cibi a causa di sostanze tossiche insetticide contenute nelle piante per renderle resistenti ai parassiti come il Bacillus touringiensis, con conseguente possibile incremento di cancri, aborti spontanei,mutazioni genetiche sulla discendenza, Sindromi da Immunodeficienze acquisite, malattie degenerative e da sostanze tossiche, etc….
Sesto: modificazione transgenica di piante naturali.
Passaggio a specie “indigene” naturali delle sostanze tossiche artificiali, come ad esempio il “Bacillus thuringiensis” o di altro tipo, tramite impollinazione incrociata, con potenziale minaccia anche per le piante e le erbe mediche oggi impiegate in FitoTerapia poiché queste ultime saranno inquinate dai geni transgenici provenienti dalle zone agricole a coltura transgenica (OGM).
Settimo: scomparsa irreversibile del patrimonio genetico delle piante naturali!
Graduale ed irreversibile scomparsa delle diversità biologiche, cioè della normale flora naturale. Le coltivazioni transgeniche arrecheranno infatti una gravissima minaccia alle zone ricche di bio-diversità (genomi naturali): il flusso transgenico che andrà dalle piante modificate alle piante naturali sarà inevitabile quando il rapporto numerico fra aree coltivate con piante artificiali supererà le superfici delle piante naturali, determinando così la perdita irreversibile di gran parte del patrimonio genetico naturale di tutte le piante esistenti al mondo.
by danieleMD
02 ottobre 2008
Cosa succede al tuo corpo quando bevi una Coca-Cola?

Vi siete mai meravigliati del fatto che dopo aver bevuto la Coca-Cola vi viene da sorridere? il motivo è che… vi sballa! Hanno tolto la cocaina dalla bevanda quasi un secolo fa. Sapete perché? Era ridondante.
* Nei primi 10 minuti: 10 cucchiaini di zucchero colpiscono il tuo organismo (100% della razione giornaliera raccomandata). La reazione immediata a questa dolcezza così eccessiva sarebbe il vomito ma ciò è impedito dal fatto che l’acido fosforico diminuisce il sapore permettendoti di mantenere la bibita nello stomaco
* 20 minuti: la tua glicemia schizza in alto causando un massiccio rilascio di insulina. Il tuo fegato risponde trasformando tutto lo zucchero che può “catturare” in glicogeno (zuccheri di riserva per il corpo) e grasso.
* 40 minuti: la caffeina è stata assorbita completamente. Le pupille si dilatano, la pressione del sangue aumenta e come risposta il tuo fegato rilascia altro zucchero nel sistema circolatorio. I recettori cerebrali dell’adenosina si bloccano per prevenire la sonnolenza.
* 45 minuti: il corpo aumenta la produzione di dopamina stimolando il centro del piacere del cervello. E’ lo stesso meccanismo di azione della cocaina…..
* >60 minuti: l’acido fosforico lega il calcio, il magnesio e lo zinco nell’intestino, causando un ulteriore spinta al metabolismo. Inoltre le alte dosi di zucchero e la dolcezza artificiale aumentano l’escrezione urinaria di calcio.
* >60 minuti: le proprietà diuretiche della caffeina entrano in gioco. E’ ora assicurato che con le urine verranno eliminati il calcio, il magnesio e lo zinco che erano in realtà destinati alle ossa, oltre al sodio, a vari elettroliti e all’acqua.
* >60 minuti: dopo l’eccitazione iniziale si avrà un crollo della glicemia. Potresti diventare irritabile e/o apatico. Avrai anche eliminato con le urine tutta l’acqua presente nella bibita, ma non prima di averla infusa con preziosi nutrienti che il tuo corpo avrebbe potuto usare per scopi fondamentali: idratare i tessuti, rafforzare le ossa e i denti.
Tutto questo sarà seguito nelle prossime ore da un crollo della caffeina. Ma….fatti un altra Coca-Cola, ti farà sentire meglio.
30 settembre 2008
Il freddo e la solitudine

Uno studio dell'Università di Toronto (Canada), guidato dal dott. Chen-Bo Zhong e pubblicato sulla rivista “Psychological Science”, ha evidenziato una correlazione tra la solitudine e le sensazioni corporee legate alla temperatura.
Più specificamente, i ricercatori hanno constatato che le persone sole tendono a sentire freddo, in una misura superiore a quella che è la reale temperatura di un ambiente chiuso o esterna.
L'isolamento sociale, l'emarginazione, l'esclusione dalla vita altrui, infatti, fa scendere la colonnina di mercurio nelle nostre percezioni sensoriali e psicologiche.
Al contrario, chi ama la compagnia e ha sempre inviti dagli amici è portato a sentire dentro e attorno a sé più calore.
La ricerca scientifica canadese ha considerato un gruppo di 65 studenti suddivisi in due gruppi: a uno è stato chiesto di ricordare un episodio in cui ciascun partecipante si era sentito socialmente escluso; all'altro, viceversa, è stato chiesto di raccontare un'esperienza di inclusione sociale, ovvero situazioni in cui ci si era sentiti accettati dal gruppo. Con una scusa, a ognuno è stato chiesto di valutare la temperatura nella stanza. Ebbene, le stime variavano da 12 a 40 gradi centigradi, ed erano di gran lunga più basse nel gruppo che aveva ricordato episodi di emarginazione sociale. Ma non è tutto. In un secondo esperimento, condotto stavolta su 52 studenti, il campione era alle prese con un gioco al pc in cui veniva simulato un gioco con la palla. Alcuni venivano sistematicamente esclusi, non ricevendo mai il pallone dai compagni. Successivamente ai volontari è stato chiesto di mangiare o bere qualcosa, e di scegliere tra bevande e alimenti caldi e freddi, ad esempio cracker, caffè, frutta, zuppa calda. Ebbene, quelli che si erano sentiti esclusi nella simulazione al pc tendevano a scegliere vivande e bibite calde, quasi a voler compensare la sensazione di freddo percepita a causa dell'esclusione subita. Mentre gli altri optavano prevalentemente per alimenti e bevande freddi o a temperatura ambiente. "Potrebbe essere per questo motivo - spiega Zhong - che da sempre utilizziamo la metafora del freddo e del gelido quando parliamo di emarginazione ed esclusione sociale". Questi risultati, secondo gli autori, potrebbero aprire nuove strade nello studio e nella cura della depressione.
Come se la solitudine e lo stress non avessero già abbastanza effetti dannosi e spiacevoli, si è constatato in vari studi che queste condizioni di vita favoriscono l'insorgenza dell'influenza e di altre malattie.
Massimo Biondi, medico della Clinica Psichiatrica dell’Università La Sapienza di Roma, ha condotto una ricerca sulla vulnerabilità agli agenti patogeni delle persone stressate e sole, in collaborazione con la Clinica delle malattie infettive di Roma.
Afferma il dott.Biondi: “Fondamentale è il virus, ma anche le difese dell'organismo, indebolite da questi fattori (stress, frustrazione e solitudine, ndr). Sotto accusa anche il ridotto supporto sociale: tanti amici e passare bene il tempo libero funzionano da 'vaccino'''.
L'esperto ricorda uno studio britannico sulle persone che assistono i malati di Alzheimer: anche loro si ammalano più' della media, e rispondono male al vaccino. Ma dal rischio influenza legato allo stress ci si può' difendere. Fra gli antidoti suggeriti dall'esperto: ''sentirsi attivi, evitare di rimuginare in continuazione, andare incontro agli altri e mantenere viva una rete di rapporti''. Ma anche, di tanto in tanto, nutrirsi di ricordi positivi. ''I bei ricordi sono nella vita di ognuno di noi -spiega Biondi- e rievocarli e' sicuramente di aiuto''. Inoltre, bisogna imparare ad accettare l'inevitabile e ad agire, ''perché questo fa sentire meno passivi''.
fonte: italia salute
28 settembre 2008
Una buona colazione contro l'obesità

L'importanza di una buona e sana prima colazione è da tempo sottolineata dai nutrizionisti, tuttavia molti genitori italiani sono abituati a combattere con la ritrosia dei propri figli a iniziare bene la giornata con un pasto completa. La fretta, il sonno, le cattive abitudini alimentari rappresentano pericolosi avversari per la salute dei bambini e bisogna vincerli con molta buona volontà e fantasia.
I nutrizionisti italiani si sono riuniti a Verona per il convegno internazionale “Nutrition and metabolism in children”, patrocinato da: ECOG (European Childhood Obesity Group), SIO (Società Italiana dell’Obesità), SIP (Società Italiana di Pediatria), SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), Società Italiana di Nutrizione Pediatrica, FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), ANDID (Associazione Nazionale Dietisti).
Tutti gli scienziati dell'alimentazione presenti hanno sottolineato l'importanza della prevenzione per arginare il fenomeno dell'obesità, che coinvolge circa 4 milioni di italiani.
La profilassi di questa vera e propria patologia va iniziata fin dai primi anni di vita dell'individuo, visto che un bambino su tre è in sovrappeso e 1 su 10 è obeso[, avendo il 40% di possibilità di restare tale anche da adulto.
È a questo punto che si può intervenire grazie all'aiuto del primo pasto della giornata.
“Un recente studio (pubblicato sulla rivista “Pediatrics”,ndr) – commenta Claudio Maffeis Professore Associato di Pediatria presso l'Università di Verona - dimostra che la frequenze del consumo di colazione è associabile, in modo inversamente proporzionale, al BMI (Body Mass Index, cioè Indice di Massa Corporea, ndr). Ovvero, indipendentemente da altri fattori quali l’età, il sesso, la razza, le condizioni socioeconomiche e l’attività fisica, tanto più frequentemente si consuma la colazione tanto più basso è il rischio di eccesso ponderale”.
Lo studio è stato realizzato nell'università del Minnesota, negli Stati Uniti, dai dottori Maureen T. Timlin, Mark A. Pereira, Mary Story e Dianne Neumark-Sztainer, nell'ambito del progetto EAT (Eating Among Teens – l'alimentazione durante l'adolescenza). I ricercatori hanno considerato il cambiamento di peso corporeo in 5 anni in 2216 adolescenti, riscontrando che, al netto di fattori quali l'età, la razza, lo status socioeconomico, il tempo a disposizione e altre variabili, esiste una proporzione inversa tra il consumo regolare della prima colazione e la tendenza ad ingrassare.
Purtroppo, in Italia, l’abitudine al pasto mattutino è scarsa, come conferma una recente ricerca Eurisko da cui emerge che oltre 8 milioni di persone (17%) saltano la colazione. A questa percentuale va a affiancarsi il 15% di chi consuma solo un caffè e il 18% di chi fa colazione frettolosamente al bar.
Altro fattore determinante per una sana colazione è il tempo: il 46%dei nostri connazionali le dedica meno di 10 minuti.
“I numeri dell’obesità –prosegue Maffeis- sono vistosamente in crescita. Il primo passo si fa a tavola a partire dal mattino”.
Un appello quindi a grandi e piccini a prendere la sana abitudine della prima colazione, dedicando tempo alla propria famiglia, alla propria salute e all'educazione nutrizionale dei figli.
Continua l'esperto: “L’introduzione dei cereali pronti per la prima colazione è corretta dal punto di vista nutrizionale, soprattutto se associati al consumo di latte e frutta, perché consentono un corretto apporto di carboidrati e di fibre, garantendo al tempo stesso l’introito di micronutrienti importanti come ferro, calcio, vitamina B6, B12 etc.”.
L'indagine e l'allarme di Altroconsumo
L'associazione dei consumatori Altroconsumo “rompe le scatole”, andando in controtendenza e mettendo in guardia le famiglie italiane: i cereali per la prima colazione dei ragazzi contengono zuccheri (33% con punte sino al 42%), grassi (sino al 14%) e sale in percentuali molto alte. Troppo per essere presentati come l’alimento sano per il primo pasto della giornata. Ed è così in tutti i mercati, dall’Australia alla Danimarca, dal Perù alle isole Fiji, passando per Russia e Corea del Sud.
Lo dimostra un test comparativo realizzato in 32 Paesi dalle associazioni indipendenti di consumatori aderenti a Consumers International: per l'Italia l'ha svolto Altroconsumo verificando 20 cereali per la prima colazione dei ragazzi, dai prodotti di marca (Kellogg’s, Nestlé) a quelli con marchio della catena di distribuzione (Auchan, Carrefour, Conad, Coop, Esselunga, Eurospin, Lidl, Standa). Dal test emerge anche che ben l’80% dei venti campioni considerati inserisce slogan nutrizionali in bella vista sulle confezioni: le scritte esaltano solo la presenza di vitamine e ferro, elementi nutritivi marginali in questo tipo di prodotto. Anche le etichette andrebbero riviste: le GDA, cioé i valori giornalieri di riferimento, che dovrebbero suggerire quantità di energia e nutrienti per porzione di prodotto rispetto alla quantità da assumere giornalmente, sono riferiti a dosi raccomandate per adulti, non per bambini.
Tra i 6 e i 9 anni i bambini sovrappeso o obesi in Italia, come già detto, sono quattro su 10, un primato in Europa. Il 25% dei bambini obesi è già a rischio di malattie cardiovascolari. L’obesità non è una questione estetica, ma medica. Con possibili sviluppi come diabete, rischi cardiaci, tumori.
Altroconsumo ritiene che i prodotti meno salutari siano spinti aggressivamente grazie a messaggi rassicuranti, personaggi dei cartoons, gadget. Nel 20% dei prodotti del test, infatti, sono stati inseriti regali, spesso collezionabili. Per non parlare di Asterix e Obelix, tigrotti sorridenti e api svolazzanti sulle confezioni.
Altroconsumo a partire da oggi lancia per l’occasione la campagna pubblicità che ingrassa, contro le abitudini alimentari scorrette e il marketing aggressivo rivolto ai più piccoli. La campagna si articola attraverso una petizione sul sito www.altroconsumo.it, per chiedere al Governo italiano di adottare paletti e regole per arginare il bombardamento di messaggi verso i minori.
L’auto-regolamentazione dell’industria su questo fronte non è più sufficiente. Consumers International s’impegna affinché l’OMS adotti entro il 2009 un Codice di condotta sul marketing degli alimenti e delle bevande non alcoliche rivolto ai minori. Sul sito è consultabile il test sui cereali e il cartone animato creato per la campagna.
fonte: italia salute
26 settembre 2008
Il Colesterolo

Al solo menzionare la parola "colesterolo” si finisce per creare terrore e preoccupazione. Probabilmente si tratta di una delle sostanze più comunemente fraintese che invece è presente normalmente nel corpo. Tra le varie funzioni svolte dal colesterolo vorrei elencarne alcune:
1. E’ un costituente degli ormoni ipofisari, adrenalinici e gonadali.
2. E' convertito in vitamina D in seguito all'esposizione alla luce ultravioletta proveniente dal sole.
3. Agisce come conduttore degli impulsi nervosi.
4. E' presente in ogni cellula del corpo e aiuta a regolare lo scambio di sostanze nutritive e prodotti di scarto attraverso la membrana cellulare.
5. E'un costituente della bile necessario per l'emulsione dei grassi.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che:
1. Meno colesterolo traiamo dai cibi, più ne viene prodotto dal corpo.
2. Più colesterolo traiamo dai cibi, meno ne viene prodotto dal corpo.
3. Il maggiore innalzamento dei sierocolesterolo si verifica dopo l'ingestione eccessiva di carboidrati e non dei grassi.
La limitazione nel consumo dei cibi contenenti colesterolo come burro e uova, in effetti ha ben poco a che vedere cop il livello di colesterolo.
Alcuni ordini religiosi il cui credo assicura un completo regime vegetariano hanno gli stessi livelli di colesterolo alto e basso, come nell'individuo medio consumatore di carne. Gli studi condotti su alcune tribù primitive che consumano enormi quantità di colesterolo nel loro normale regime alimentare hanno mostrato che queste hanno livelli molto bassi di sierocolesterolo. Altri studi condotti su individui che avevano alti livelli di colesterolo messi a un regime molto limitato, hanno dimostrato che per ogni 100 unità di colesterolo eliminate dalla dieta il livello nel sangue scendeva solo di tre unità. Tutto ciò testimonia che non esiste una relazione diretta, fondata su una base solidamente scientifica, tra il consumo di colesterolo e i livelli di colesterolo nel sangue.
Il colesterolo e l'arteriosclerosi
Se il consumo di colesterolo nella dieta non fa innalzare il colesterolo, allora come avviene questo innalzamento? E' risaputo che il colesterolo è presente nelle malattie che interessano i vasi sanguigni come nel caso dell'arteriosclerosi. Come e perché il colesterolo è giunto fino lì?
Innanzitutto vorrei evidenziare che:
1. Le placche ateromatose riscontrate sulle pareti delle arterie nell'arteriosclerosi contengono non solo colesterolo, ma anche fibrine, collagene. minerali, trigliceridi e fosfolipidi oltre ad altre cellule cementificanti che tengono il tutto insieme. Perché allora si è accusato solo il colesterolo?
2. l livelli di colesterolo nel sangue sono pressoché identici sia negli uomini che nelle donne, tuttavia il tasso di malattia coronarica è molto più alto negli uomini.
3. Che i livelli di colesterolo non continuano ad aumentare in modo apprezzabile dopo i 50 anni, mentre il tasso di malattia coronarica aumenta notevolmente.
4. Uno studio ben controllato in cui tutti i pazienti avevano alti livelli di colesterolo ha dimostrato che quando il gruppo è stato diviso e il 50% ha visto ridotti i livelli di colesterolo nel sangue per mezzo delle medicine, il tasso della malattia cardiaca è rimasto invariato in entrambi i gruppi. Diciotto persone dei due gruppi avevano seri problemi arteriosclerotici, anche se un gruppo aveva livelli di colesterolo normali.
Si è giunti alla conclusione che non esiste una relazione scientifica tra i livelli di colesterolo nel sangue e la malattia che colpisce i vasi sanguigni. Sono troppe le variabili da considerare ed è piuttosto facile misurare il colesterolo nel sangue e spesso trovarlo elevato, ciò non permette però di trarre delle conclusioni. Sarebbe un po' simile alla situazione in cui voi foste un cliente in un negozio derubato. Poiché eravate nel negozio sarebbe troppo facile affermare che voi eravate il ladro. Finireste per gridare che non eravate l'unico nel negozio, che erano presenti anche altri.
Inoltre pensate che le placche ateromatose presenti sulle pareti arteriose in caso di arteriosclerosi, appena formate non contengono affatto colesterolo. Il componente principale sembrano essere le fibrine.
L’esercizio è la risposta?
Sono stati condotti numerosi studi il cui obiettivo fondamentale sembrava indicare che l'esercizio è un fattore preponderante nella prevenzione della malattia che colpisce i vasi sanguigni.
Tra i tanti studi vorrei ricordare quello condotto al St. Mary's Hospital di Londra su pazienti che seguivano varie diete. Un gruppo è stato trattato con olio di mais ed ha mostrato una diminuzione nei livelli di sierocolesterolo, tuttavia una maggiore frequenza di attacchi cardiaci rispetto a coloro che seguivano una dieta normale.
Il vero significato dell'episodio è spiegabile nel fatto che un aumento di acidi grassi insaturi nel sistema fa aumentare il bisogno di vitamina E, che agisce come antiossidante e previene la formazione di perossidi, un sottoprodotto tossico del metabolismo degli oli volatili. La presenza eccessiva di perossidi nel flusso sanguigno apporta problemi come l'anemia emolitica, le convulsioni, la debolezza cardiovascolare e danni al DNA per la presenza dei perossidi radicali liberi.
Queste affezioni sono state evidenziate nel programma spaziale quando gli astronauti testati per le modificazioni fisiche dovute all'assimilazione dell'ambiente spaziale hanno manifestato tali sintomi. Cercando di determinarne le cause, un ricercatore ha avvertito che l'alto contenuto di ossigeno faceva aumentare la formazione di perossido dagli acidi grassi insaturi presenti nel corpo. Poiché la formazione di perossido è normalmente prevenuta da un'adeguata quantità di vitamina E presente nel flusso sanguigno, si è ritenuto opportuno aggiungere vitamina E alla dieta degli astronauti con una conseguente cessazione dei sintomi.
Come tutto ciò si lega a una diminuzione del colesterolo in seguito all'uso di olio di mais e a un aumento della malattia coronarica? I perossidi tossici possono essere gli agenti chimici che hanno irritato le pareti dei vasi sanguigni e hanno determinato una situazione di emergenza richiedendo la presenza delle fibrine o delle proteine dei sangue, per proteggere le arterie. E' possibile che nel processo che avviene in quella particolare zona dei corpo i grassi del sangue, trigliceridi e colesterolo, i minerali in soluzione incluso il calcio e altre sostanze presenti nel sangue siano stati coinvolti formando le placche ateromatose.
Tale teoria è ulteriormente confermata dalle autopsie che mostrano come i vasi sanguigni non siano universalmente bloccati, bensì esistano delle placche.
Un ricercatore ha evidenziato che le anormalità che si verificano all'interno dei vasi sanguigni provocando correnti "a mulinello” possano spiegare anche la mancanza totale di arteriosclerosi.
Queste "correnti a mulinello” potrebbero creare un effetto di irritazione o assottigliamento che comunque provoca un accumulo di fibrine in quella zona nel tentativo da parte del corpo d fortificare la parte.
Alcuni scienziati sono giunti alla conclusione che le placche ateromatose si formano solo dopo la presenza di alcuni tipi di danni e modificazioni arteriose che si verificano nella parete dei vaso da una cellula normale a una anormale.
Attualmente i fattori pericolosi possono raggrupparsi nella categoria:
1. Dei veleni chimici che includono le tossine presenti nelle sigarette e nelle alte concentrazioni di monossido di carbonio dovute all'inquinamento e in modo particolare ai tubi di scappamento delle automobili.
Si sospetta anche il cadmio che è presente comunemente nel caffè e nel tè. Lo zinco protegge contro gli eccessi di cadmio, quindi se doveste bere 5 o più tazze di tè o caffè aumentate anche le riserve di zinco.
Un altro gruppo di sostanze chimiche viene dal colesterolo ossidato all'esterno dei corpo (come nel fritti, o nelle sostanze precotte).
2. Delle Infezioni Virali che si moltiplicano a tasso astronomico e possono apportare gravi problemi all'individuo che non possiede l'adeguata resistenza.
3. Dei fattori fisici, come la pressione alta, i raggi x, gli apparecchi elettronici come la televisione.
Le varie teorie
Le teorie proposte sono innumerevoli da quella del Dr. Oster in base alla quale il tasso di malattia cardiaca è proporzionato alla quantità di latte pastorizzato consumato, in quanto il processo della pastorizzazione permette all’enzima chiamato xantina ossidase di entrare nel flusso sanguigno e distruggere quei chimici che normalmente proteggerebbero le arterie cardiache, alla teoria in base alla quale la mancanza di vitamina B6 sarebbe in grado di provocare seri danni alla struttura cellulare.
La più logica spiegazione dell'arteriosclerosi è la teoria dei radicali liberi, una sorta di bomba che attacca il DNA di una cellula creando un'alterazione genetica che produce una crescita non maligna nella parete arteriosa in grado di provocare un notevole mutamento della membrana interna dei vaso sanguigno, apportando un accumulo di minerali, grassi e altre sostanze presenti nel sangue.
Secondo li dr. Constance Spittle la vitamina C aiuterebbe notevolmente a prevenire la manifestazione dell'arteriosclerosi. Sebbene non sia completamente d'accordo con questa teoria sono convinto che la vitamina C svolga un'azione protettiva sul sistema cardiocircolatorio e probabilmente funziona come trasportatore di colesterolo al fegato.
Alcuni individui sono stati messi a regime ristretto, eliminando zucchero e farina raffinata e svolgendo esercizio quotidiano.
Il programma sembra funzionare, tuttavia credo che non sia la presenza di pochi grassi ad avere apportato i benefici quanto l'eliminazione dello zucchero e la partecipazione al programma di esercizi quotidiana.
Ma la dieta non ha niente a che vedere con l'arteriosclerosi?
Non intendo dare l'impressione che la dieta non abbia nulla a che vedere con l'arteriosclerosi, sono piuttosto a favore di una dieta ricca di proteine e di fibre, povera in carboidrati e media in grassi per creare quella resistenza necessaria all'interno dei corpo per opporsi all'arteriosclerosi.
Del resto alcune situazioni mi hanno portato alla conclusione che una dieta ricca di grassi insaturi può essere altrettanto dannosa di una dieta povera di grassi.
L'esperienza ci dice che la moderazione è il cammino migliore da percorrere in cerca della salute.
Certe abitudini sono incompatibili con la salute come per esempio il consumo di alcol che è stato scientificamente dimostrato
Naturalmente non tutti gli alimenti sono compresi nella categoria, tuttavia uno studio degli esempi sarà sufficiente per mostrare Il tipo di cibo necessario per ottenere risultati migliori.
Cibi consigliati
1. Tutti l tipi di ortaggi e verdure tra cui asparagi, zucche, cavoli, pomodori, cavolfiori, carote, rape, patate, sedano, broccoli, lattuga, piselli, germogli.
2. Tra le carni sono da preferire il vitello, il manzo, l'agnello, il pesce.
3. Tra i cibi fermentati i formaggi magri.
4. Tutti i tipi di frutta, succhi di frutta e succhi vegetali, sono accettabili.
5. Noci e semi oleosi sono preferibili allo stato crudo e non salati.
6. Le fibre contenute nella crusca, nel riso, nella farina d'avena, nella pectina.
Cibi sconsigliabili:
1. Le farine lavorate e i prodotti che le contengono come il pane bianco, i cracker, la pasta, i biscotti, i dolci.
2. l prodotti contenenti lo zucchero raffinato come i dolci e le caramelle.
3. La carne lavorata degli hamburger e delle salsicce.
4. Le combinazioni zuccheri/proteine come nei gelati, milk shake, carne/dolci, frutta o succhi di frutta/carne, uova, formaggio.
Come avrete notato la dieta suggerita predilige le verdure e la frutta, le carni magre, è ricca di minerali e soprattutto di potassio, di fibre che svolgono una funzione purificatrice all'interno dell'intestino.
La nostra dieta intende eliminare soprattutto le cosiddette "calorie vuote" permettendo così una eccellente influenza-normalizzante sul peso.
Da preferire, comunque, tutte le sostanze naturali che possono essere consumate come tali e in modo particolare i pomodori o il succo di pomodori e il cavolo crudo. Il metodo che raccomandiamo più che essere seguito ciecamente dove essere soprattutto compreso perché incoraggia il consumo di una grande varietà di sostanze che possono essere scelte con maggiore libertà senza essere vincolati al classico menu-tipo e permette, quindi, una maggiore soddisfazione nel selezionare liberamente cosa mangiare.
Dr. Kurt Donsbach
24 settembre 2008
La truffa del formaggio avariato

La truffa del formaggio avariato... nel grattugiato finivano gli scarti
Indagine su un gruppo di aziende che lavorava per i grandi marchi Compravano pezzi già scaduti, a prezzi stracciati, per poi "ripulirli"
Quando gli uomini della Guardia di Finanza trascrivono le intercettazioni, quasi non credono alle loro orecchie.
Chi è il rappresentante legale e amministratore unico dell'azienda che ricicla formaggi avariati e scaduti?
Semplice, l'ex comandante della stazione dei carabinieri.
E chi certifica, passando a bere un caffè, che è tutto a posto, nonostante le celle frigorifere trabocchino di tonnellate di merce con dentro insetti, larve, escrementi e carcasse di topi, muffe, pezzi di plastica? Semplice: il veterinario dell'Asl.
È talmente disinvolto, il medico, con i banditi della tavola, da "dimenticarsi" i timbri dell'Asl di Piacenza - dov'è tuttora tranquillamente in servizio - in un cassetto della scrivania, nell'ufficio contabilità del caseificio. E così da controllore è diventato controllato. C'è anche lui nel fascicolo con cui la Procura piacentina (pm Antonio Colonna) scrive ora una nuova e ricca pagina nell'inchiesta sui formaggi avariati avviata due anni fa dai colleghi di Cremona (pm Francesco Messina).
Lo scenario ricostruito dagli investigatori è inquietante. Decine di tonnellate di scarti di formaggio piene di schifezze ritirate da grosse aziende (Granarolo, Ferrari Giovanni industria casearia, Zanetti) e mischiate a prodotto fresco: un sistema collaudato con cui la DELIA, stabilimento a Monticelli D'Ongina, sede legale a Milano in piazza IV Novembre, riesce a piazzare sul mercato italiano e europeo il suo prodotto finito. Che vuol dire soprattutto: formaggio grattugiato. Come? Vendendolo a aziende che lo confezionano in buste a marchio "Galbani", "Ferrari", "Medeghini", solo per citarne alcuni. O direttamente al cliente finale, come nel caso di "Biraghi" o "Prealpi".
Il giro è enorme, e abbraccia mezza Europa (Spagna, Austria, Germania, Francia, Belgio). Una ventina di milioni di euro il volume d'affari della società, collegata a altre tre aziende di cui due con sede a Barcellona (Compinque S. L. e Quederlac S). Sono tutte riconducibili a Alberto Aiani, cinquantatreenne di Casalbuttano. Il paese in provincia di Cremona dove l'ex ufficiale dell'Arma Francesco Marinosci, pugliese di Francavilla, cremonese d'adozione, - prima di darsi al formaggio e diventare socio di Aiani nella DELIA - dirigeva la stazione dei carabinieri. Ieri usava l'utilitaria in dotazione, guadagnava un moderato stipendio. Oggi gira in Jaguar e, si capisce, ha implementato le sue entrate.
Con Aiani e un'impiegata dell'azienda - per ora sono denunciati - Marinosci dovrà rispondere del reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con rischio di danno per la salute pubblica. Ma c'è dell'altro. Sulle triangolazioni pericolose con cui DELIA acquistava "merda" - termine usato dai truffatori per indicare il prodotto avariato, dalle intercettazioni del primo troncone di inchiesta condotta dalle fiamme gialle guidate dal comandante Mauro Santonastaso - il compito di vigilare, si fa per dire, spettava a un veterinario dell'Asl piacentina: Luciano Dall'Olio (falso e abuso d'ufficio). Il medico non è esattamente un guardiano scrupoloso.
Di più: alla DELIA in pratica si autocertificano. Con il timbro del competente servizio veterinario. Per ricomporre il quadro che emerge dalle pieghe dell'inchiesta non c'è bisogno di aggiungere molti altri tasselli. Né confortano le "spigolature" venute alla luce nel corso delle indagini (già arrestate quattro persone, sigilli alla Tradel di Casalbuttano, la prima azienda "riciclona" del siciliano Domenico Russo). Per esempio: possibile che il legale di Andrea Chittò, veterinario dell'Asl di Cremona, anche lui accusato di reggere il gioco dei truffatori e sospeso dal servizio, nella memoria difensiva produca la testimonianza del comandante dei Nas di Cremona, Raffaele Marongiu?
In Procura ormai ne sono convinti: il sistema della truffa del formaggio avariato ha continuato e continua a funzionare grazie alla connivenza-complicità di chi dovrebbe controllare e però si fa chiudere gli occhi. Così la "pattumiera" funziona a pieni giri: ritira roba scaduta e marcita, e la ripulisce sotto forma di formaggio fuso che poi viene fatto raffreddare e venduto in panetti (delimix) alle grosse aziende.
Il prodotto finisce nelle grattugie. Si ottiene il lavorato finale: il formaggio grattugiato. Non deriva, ovvio, né da parmigiano né da grana padano o da altri formaggi duri fatti direttamente con il latte, ma da un "fuso" insaporito a seconda della percentuale di croste o scarti immessi nella fusione. Eccole, riempite con il prodotto delle due aziende-pirata, le classiche buste di grattugiato che finiscono sulle nostre tavole. "Di aziende come queste c'è pieno - dice un investigatore anti-frode - e i grandi marchi se ne servono abbondantemente. È un sistema di vasi cinesi che va combattuto e stroncato. I ministeri della Salute e dell'Agricoltura, adesso, dovrebbero intervenire pesantemente".
PAOLO BERIZZI
22 settembre 2008
La pasta e, il buonumore

Talvolta basta poco per sentirsi felici, ad esempio può essere sufficiente un bel piatto di spaghetti. Non è uno scherzo né un modo di dire. I nutrizionisti promuovono la pasta non solo come toccasana per il benessere fisico ma anche per quello psicologico.
"La pasta, infatti, contiene il triptofano, un aminoacido che si trasforma in serotonina, il cosiddetto ormone della felicità ed è per questo che mangiando la pasta si ha una sensazione di benessere e di piacere", spiega Mauro Defendente Febbrari, esperto in malattie del metabolismo e Nutrizione Chimica a pochi giorni dalla manifestazione 'I Primi d’Italia', festival dedicato alla pasta, giunto alla X edizione, che si terrà a Foligno (Pg) dal 25 al 28 settembre 2008.
Gli italiani sono i più grandi consumatori mondiali di pasta, con 28 kg a testa mangiati in un anno.
La dottoressa Maria Gabriella Carfora, evidenziando i pregi del nostro piatto nazionale anche sull'umore, ricorda che da alcuni dati scientifici è emerso che con un'alimentazione priva di carboidrati si rischia, dopo qualche mese, depressione, irritabilità ed insonnia. E non sono gli unici danni legati a una dieta che 'cancella' i primi piatti.
"Eliminare i carboidrati dalla tavola per mangiare più proteine, a lungo andare provoca problemi che possono interessare diversi organi come i reni e il cuore - spiega il prof.Giorgio Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione umana all'università Cattolica S. Cuore di Piacenza e membro dell'Authority europea sulla sicurezza alimentare – mentre mangiare un buon piatto di pasta apporta il giusto apporto di carboidrati e una lenta secrezione di insulina permettendoci di difenderci dall'obesità". Sì alla pasta dunque anche per chi vuole controllare la linea?
"Certo", dice Primo Vercilli, medico dietologo. "Le 350 calorie fornite da 100 grammi di spaghetti, o altra pasta, sconditi non possono essere accusate di creare problemi dietetici. Che la pasta faccia ingrassare – prosegue - è un luogo comune che va sfatato. Analizzando le caratteristiche nutrizionali della pasta, è da sottolineare poi che l'amido (che costituisce la percentuale più alta dei carboidrati presenti nel prodotto) è una fonte energetica ottimale, ed è di elevatissima digeribilità". Al festival "I primi d'Italia" saranno protagonisti, oltre la pasta, riso, zuppe, gnocchi e polenta, in una quattro giorni culinaria che prevede degustazioni, lezioni di cucina, dimostrazioni di grandi chef, momenti di cultura e di spettacolo dedicati alla pasta e ai prodotti agroalimentari indispensabili per la creazione dei primi.
tratto da salute.it
20 settembre 2008
Biologico? Ni

Nel 1862 un filosofo tedesco chiamato Ludwig Feuerbach (non so se sia ancora ospite dei licei dell’italico sfacelo) scrisse una frase diventata famosa: l’uomo è ciò che mangia.
Dal punto di vista biologico, forse sarebbe più esatto dire: l’uomo è ciò che mangia, ciò che non mangia e ciò che costruisce dentro quel laboratorio in gran parte sconosciuto che è l’organismo.
Non è mia intenzione affliggere i frequentatori di questo blog con disquisizioni di biochimica e, dunque, la finisco qui. Quello che è certo è che il benessere dell’individuo non può prescindere dalla qualità dell’alimentazione.
Negli ultimi decenni, a velocità crescente, la dieta occidentale si è appiattita e, nel contempo, impoverita. Oggi i cereali lavorati, così tipici della cultura primonovecentesca fanatica religiosa americana, hanno invaso le tavole della prima colazione (ora breakfast) persino dei mediterranei, gli yogurt industriali arrivano dai posti più impensati (è di oggi la notizia che il Canada ha tolto dai suoi supermercati lo yogurt cinese!), le bibite gassate accompagnano addirittura i pasti e così via.
Dal punto di vista alimentare, trattasi d’ignobili porcherie.
I cereali sono svuotati delle loro componenti più preziose che vengono vendute a parte e a carissimo prezzo; per di più, alcuni, come quelli soffiati, subiscono cotture a temperature tanto elevate da riempirli di acroleina, uno dei veleni delle sigarette. Gli yogurt contengono batteri utili che, nella migliore delle ipotesi, sono in
coma profondo o, in altri casi, batteri addizionati con gran clamore pubblicitario ma privi di qualsiasi funzione scientificamente dimostrata, positiva o negativa che sia, sul nostro organismo. Le bibite gassate sono micidiali per le quantità esagerate di zuccheri che contengono quando non per i coloranti, senza dire delle loro quanto meno sospette ricette segrete, e si potrebbe continuare all’infinito.
Uno dei tanti problemi che ci affliggono è l’impoverimento del suolo. Noi non ruotiamo più le colture, tecnica indispensabile, tra l’altro, per fissare le sostanze azotate, e usiamo concimi chimici, peraltro inquinanti quanto mai nel processo di fabbricazione, che restituiscono alla terra solo una modestissima e del tutto insufficiente varietà di sostanze chimiche.
Ecco, allora, per vivere una vita possibilmente sana, la necessità di far ricorso ai cosiddetti alimenti biologici, quelli fabbricati con materie prime le più vicine possibili a quelle che erano prima che l’uomo intervenisse così sventatamente sulla Natura. Non esistono dubbi: il contenuto di vitamine di un vegetale coltivato con quei criteri è sostanzialmente superiore a quello dei poveri cereali, della povera frutta o delle povere verdure industriali. E così per molte altre sostanze necessarie. Ma anche il biologico ha qualche problema.
Il più appariscente è quello dei costi, certo non di poco più elevati rispetto a quelli dei cibi che ci vengono offerti ormai di norma. L’altro, magari un po’ più per addetti ai lavori, è quello delle confezioni che troppo raramente sono ecocompatibili, con plastiche non biodegradabili, non di rado mescolate a cartone e a metalli, confezioni difficilissime o, in termini pratici, impossibili da recuperare in qualche modo. Ma c’è altro.
Nel nostro laboratorio noi abbiamo esaminato centinaia di alimenti, prendendoli in modo del tutto casuale dagli scaffali dei supermercati, e abbiamo valutato il loro contenuto in inquinanti particolati inorganici. Senza grande sorpresa abbiamo costatato come non esista differenza apprezzabile tra alimenti biologici e tutto il resto: le polveri si trovano in uguale misura nelle due categorie. Per non incorrere in equivoci, sottolineo che dovunque ci sono alimenti perfettamente puliti (parlo sempre di micro e nanoparticelle), e non sono pochi, ma che, se il contenuto di polveri deve essere un criterio di scelta, biologico o no non fa differenza.
Il motivo è semplice: le nanoparticelle non esistono. Non esistono per la legge, non esistono per gli enti di controllo, non esistono, non esistono, perciò, per i produttori. Esistono, ahimé, per i nostri organi, compresi quelli dei produttori.
Tempo fa due industrie e una grande catena di distribuzione ci chiesero di esaminare qualche loro prodotto. Il risultato fu che micro e nanoparticelle inorganiche ce n’erano, non dappertutto, ma ce n’erano. Eliminarle sarebbe stato tecnicamente possibile, ma questo avrebbe significato spendere qualche soldo, impegnare un po’ di persone e, soprattutto, attirare l’attenzione su un fatto ufficialmente inesistente. Dunque, perché tirarsi la zappa sui piedi? Occhio non vede, cuore non duole. Fino a che la legge non interviene (ma si può fare in modo che non intervenga o lo faccia fra chissà quanto, vedi amianto, DDT, CFC, ecc.) e, soprattutto, fino a che i clienti non si accorgono di nulla e continueranno a premiare con i loro acquisti i prodotti inquinati, avanti a tutta! Del doman non v’è certezza, dice il poeta.
A questo punto, conscio come sono dei pericoli causati dalle polveri inorganiche non biodegradabili e da utilizzatore di alimenti biologici, mi auguro che le aziende, almeno quelle bio, aprano gli occhi. Prima o poi saranno costrette a farlo e quello sarà un momento di crisi per un mercato, isterico com’è, che andrà a precipizio. Ricordate le fiorentine nel periodo della mucca pazza o i polli nella tempesta dell’aviaria?
di Stefano Montanari
18 settembre 2008
Come insegnare l’ecologia profonda ai bambini

Il sottofondo culturale che condiziona la nostra visione del mondo viene assorbito e respirato soprattutto nei primi anni di vita, nell’infanzia. Il paradigma che viene trasmesso attualmente, anche in modo inconscio, è quello materialista-meccanicista che porta a un desiderio insaziabile di oggetti, a una corsa senza fine verso l’incremento indefinito dei beni materiali. Fanno parte di questo retaggio l’idea che la competizione sia una specie di “molla del progresso” e una visione del mondo che vede la nostra specie come l’unica degna di considerazioni etiche. La corrente di pensiero detta dell’ecologia profonda cerca di interrompere gradualmente questa trasmissione culturale, destinata a portare il mondo verso un sicuro collasso, di cui si vedono già oggi i primi segni.
Ci si può chiedere come fare ad insegnare ai bambini i fondamenti dell’ecologia profonda, fin dai primi anni di vita, dalla scuola materna. Anche perché in genere si pensa che si tratti di concezioni filosofiche, di concetti “difficili” e così via.
Oltre al fatto che ai bambini si può spiegare tutto, pur di usare le parole e gli atteggiamenti adatti, c’è una risposta più semplice ed efficace: impiantare un orto.
Capra è lo scienziato autore di Il Tao della fisica, Il punto di svolta, La rete della vita, opere di alta divulgazione scritte anche nella convinzione che la sopravvivenza del mondo naturale, e quindi della nostra specie, si giochi sull’educazione ecologica.
Ha fondato il Center for Ecoliteracy a Berkeley, in California.
La coltivazione di un orto scolastico é un’attività adatta a sviluppare la consapevolezza delle connessioni, dei principi di base dell’ecologia profonda e del pensiero sistemico. E’ il luogo ideale per riportare “i massimi sistemi qui sulla Terra”: in un orto, coltivando la terra, cercando di ottenere da essa il nutrimento, siamo posti di fronte alla nostra realtà più profonda di esseri che dipendono completamente dall’ecosistema di cui fanno parte e dalle sue buone condizioni di salute.
Riporto dal testo (capitolo “I principi dell’ecologia“):
“Quando il pensiero sistemico viene riportato allo studio delle relazioni multiple che collegano tra loro i membri della famiglia terrestre, si possono distinguere alcuni principi di base. Possono essere chiamati principi ecologici, principi di sostenibilità, o principi comunitari. Serve un programma scolastico che insegni ai nostri bambini i seguenti fatti fondamentali della vita:
- che un ecosistema non genera rifiuti, dato che gli scarti di una specie sono il cibo di un’altra;
* che la materia circola continuamente attraverso la rete della vita;
* che l’energia che alimenta questi cicli ecologici deriva dal sole;
* che la diversità garantisce la capacità di recupero;
* che la vita sin dai suoi primordi, più di tre miliardi di anni fa, non si é diffusa in tutto il pianeta con la lotta ma con la collaborazione, l’associazione e la formazione di reti.
Insegnare questa conoscenza ecologica, che è anche un’antica saggezza, sarà la funzione più importante dell’istruzione nel prossimo secolo.”
Attraverso la coltivazione dell’orto i bambini arrivano a comprendere, ma soprattutto a vivere, i fenomeni legati alla rete della vita, al flusso dell’energia e ai cicli della natura: questa comprensione è estremamente necessaria oggi, perché mentre la natura è ciclica, i sistemi industriali-commerciali sono lineari.
Un sistema lineare genera l’ossessione per una crescita economica illimitata, al di là del buon senso, ben oltre ogni bisogno. Si è indotti ad aggiungere sempre nuove unità, si forma il pregiudizio che tutte le cose debbano crescere all’infinito.
In un sistema ciclico, invece, si comprende che ogni cosa ha la sua stagione, che mentre alcune cose crescono, altre devono di necessità decrescere: il pianeta è limitato, non tutto può crescere simultaneamente.
Un sistema lineare, come quello industriale, genera rifiuti, un sistema ciclico reintegra ogni cosa all’interno del flusso energetico, senza mai lasciarsi dietro rifiuti inquinanti.
Ecco perché è importante l’esperienza precoce di coltivare un orto: per avere una comprensione profonda dei flussi della vita in cui viene spontaneo riutilizzare ogni cosa (le foglie cadute, le deiezioni animali, gli scarti alimentari per preparare nuovo concime): in una comunità ecologica i rifiuti in quanto tali non ci sono perché gli scarti di una specie sono l’alimento di un’altra.
Coltivare i frutti della terra riporta i bambini non solo alle fonti del cibo, ma alle basi stesse della vita. Coltivare, cucinare, sono esempi di lavoro ciclico, un lavoro che deve essere rifatto di continuo. Si prepara un pasto che viene mangiato subito, si lavano piatti che ben presto saranno nuovamente sporchi. Si semina, si coltiva l’orto, si raccoglie e poi si pianta ancora.
Si può facilmente spiegare che l’orto stesso, composto di tanti organismi viventi, è esso stesso nel suo complesso un essere vivente-senziente.
Inoltre, attraverso la coltivazione si impara che l’orto, inteso come un tutto, è racchiuso in sistemi più ampi che sono a loro volta reti viventi con i loro cicli.
Dato che sono gli stessi bambini a progettare e coltivare l’orto (con l’aiuto degli insegnanti), sviluppano un grande senso di proprietà e ne hanno grande cura. E mangiano con entusiasmo la verdura che hanno coltivato!
Si svolgono nella pratica i cicli alimentari e si impara il ruolo delle piante verdi nel flusso di energia di sistemi più grandi. Il ciclo dell’acqua, il ciclo delle stagioni e gli altri cicli sono tutti collegati alla rete planetaria della vita. Si diventa consapevoli che noi stessi facciamo completamente parte della rete della vita, come tutti gli altri esseri senzienti.
I bambini assistono al ciclo vitale di un organismo, il ciclo di nascita, crescita, maturazione, declino, morte, e poi la nuova crescita della generazione successiva…
Nell’orto si apprende per esperienza diretta che la terra fertile non è materia inerte, ma un organismo vivo che contiene a sua volta miliardi di esseri viventi; che questi organismi elaborano i cosiddetti rifiuti trasformandoli in sostanze nutritive . Nell’orto si vede che qualcosa di piccolissimo, un seme, contiene tutto il necessario per svilupparsi in una pianta capace a sua volta di produrre altri semi. Nell’orto le funzioni cognitive ed emotive si sviluppano al meglio, preparando individui capaci di integrarsi nel mondo naturale.
Scrive Capra: “Ciò che viene sostenuto in una comunità che può durare non è la crescita economica, lo sviluppo, la quota di mercato o la superiorità competitiva, ma l’intera rete della vita da cui dipende la nostra sopravvivenza a lungo termine. In altre parole, una comunità deve essere progettata in modo tale che le sue modalità di vita, le sue strutture fisiche e le sue tecnologie non interferiscano con la capacità innata della natura di sostenere la vita”.
E’ necessario comprendere i principi organizzativi sviluppati dagli ecosistemi, e anche di capire le relazioni: “nella scienza le cose vengono pesate e misurate. Le relazioni non possono essere pesate e misurate, ma spiegate in una mappa.”
Poiché progettano e coltivano di persona l’orto, i bambini se ne occupano con grande interesse: trovano entusiasmante mangiare le verdure coltivate con le loro mani, di cui hanno seguito la crescita da seme a frutto. Lo scopo é di fare sviluppare agli allievi un rapporto emotivo con la natura, un senso di responsabilità verso la terra.
Scrive Capra: “Creare delle esperienze gioiose per i bambini è una caratteristica importante della nostra pedagogia; confidiamo che farlo quando gli studenti sono in giovane età permetterà loro di affrontare meglio i problemi nel mondo quando saranno più grandi”.
Afferma un’insegnante citata da Capra: “Una delle cose più entusiasmanti dell’orto è che creiamo un luogo magico per l’infanzia dei bambini, che altrimenti non avrebbero un posto del genere e non sarebbero in contatto con la terra e con tutte le cose che vi crescono. Si può insegnare tutto quello che si vuole, ma esserci per davvero, coltivando e cucinando e mangiando, è un’ecologia che tocca il loro cuore, e che gliela rende importante.
di Guido Dalla Casa
15 settembre 2008
Carezze e Abbracci

La fibra nervosa che rende piacevoli carezze e abbracci del partner, ma anche di amici o parenti, è stata identificata per la prima volta da un neuroscienziato della Unilever R&D, Francis McGlone. E durante il British Association Science Festival, in corso a Liverpool (Gb), il ricercatore ha spiegato che la sua scoperta, oltre a essere scientificamente interessante, potrà servire a sperimentare un nuovo modo per curare il dolore cronico, tramite la cosiddetta "carezza-terapia".
Il team di ricerca di McGlone ha utilizzato una macchina "accarezzatrice" molto all'avanguardia per rilevare, fra l'altro, quali sono la velocità e la pressione ideali per raggiungere il massimo del piacere possibile. Con l'obiettivo di isolare il nervo sensibile al tocco esterno, è stato chiesto ad alcuni volontari di riferire quanto fossero piacevoli le carezze dispensate dalla macchina in diverse modalità. Dopodichè sono stati posti elettrodi sulla pelle dei partecipanti all'esperimento, per registrare l'andamento dei segnali nervosi dalla cute al cervello.
Mettendo a confronto i segnali corrispondenti alla carezza descritta come più piacevole in assoluto dagli individui sotto osservazione, lo scienziato ha potuto individuare un fascio di nervi chiamati "fibre-C". I movimenti affettuosi della mano sulla pelle, secondo il ricercatore, attivano queste fibre che sono direttamente collegate con un sistema di gratificazione nel cervello, il quale mette in moto il rilascio di ormoni fonte di sensazioni piacevoli.
L'esperto precisa però che questi nervi non si trovano sugli organi sessuali, che ne hanno altri più complessi, nè sul palmo delle mani o sulle piante dei piedi, proprio perché "madre natura" ha fatto in modo che, camminando o semplicemente stringendosi la mano con un'altra persona, non si metta in moto il meccanismo di piacere. E se volete sapere quanto e come accarezzare al meglio il vostro partner, sappiate che dovete passare la mano sul suo corpo con una pressione di due grammi, toccando cinque centimetri di pelle al secondo.
Lasciatevi comunque andare con naturalezza e tenerezza alle coccole: che faccia piacere ora è una verità scientificamente provata.
14 settembre 2008
La dieta mediterranea...

La dieta mediterranea ha dimostrato negli anni di possedere moltissimi vantaggi in termini di salute, ricchezza e completezza di principi nutritivi essenziali per l'organismo, capacità di prevenire malattie anche molto gravi.
L'ultima scoperta scientifica l'hanno fatta i ricercatori dell'Università di Firenze, affermando con sicurezza che la dieta mediterranea allunga la vita, proteggendoci contro il cancro, le malattie cardiovascolari e altre gravi patologie croniche.
Gli studiosi toscani sono giunti alle loro conclusioni analizzando 12 ricerche scientifiche internazionali, che hanno complessivamente coinvolto di 1,5 milioni di persone, le cui abitudini alimentari e condizioni di salute sono stati tenuti sotto controllo per periodi variabili dai tre ai 18 anni.
Il team italiano ha scoperto che nelle persone che aderiscono in maniera rigorosa alla dieta mediterranea il tasso di mortalità per malattie cardiovascolari si riduce del 9%, quello di incidenza di Parkinson e Alzheimer cala del 13% e quello di mortalità per cancro del 6%. come metodo di rilevamento, i medici fiorentini hanno utilizzato un “punteggio di aderenza”, tanto più alto quanto più le persone esaminate erano fedeli al regime alimentare loro assegnato.
"I risultati sembrano essere clinicamente rilevanti per la salute pubblica, in particolare perchè incoraggiano a seguire la dieta mediterranea per prevenire le maggiori patologie croniche", hanno scritto Francesco Sofi, nutrizionista, e i suoi colleghi dell'Università di Firenze nello studio pubblicato sul “British Medical Journal”.
"Il punteggio di aderenza... potrebbe essere un effettivo strumento di prevenzione per ridurre il rischio di mortalità", hanno scritto i ricercatori.
Nonostante tutti questi benefici apportati da un'alimentazione ricca di pane, pasta, frutta, verdura e olio extravergine, gli italiani seguono sempre meno il salutare regime alimentare nostrano, come rileva un'indagine della Coldiretti.
Negli ultimi cinque anni, complici i rincari generalizzati dei beni alimentari, i consumi di frutta e verdura si sono ridotti del 20%, e nel primo semestre 2008 c'è stato un ulteriore calo dei consumi di frutta (-2,6%), olio di oliva (-2,8%), pane (-2,5%), vino (-0,9%) e verdura (-0,8%), secondo i dati Ismea Ac Nielsen.
"Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani di conquistare il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea", recita una nota della Coldiretti. "Ma il futuro è preoccupante, con un terzo dei ragazzi italiani obeso o in sovrappeso proprio per effetto soprattutto del progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate".
“Secondo un recente studio della Fao -- continua la nota -- negli ultimi 45 anni la dieta mediterranea è stata abbandonata, e dal 1962 al 2002, in 15 paesi europei esaminati, l'apporto calorico giornaliero è aumentato del 20% circa, passando da 2960 kcal a 3340 kcal. In Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta tale percentuale è ancora più alta, e sfiora il 30%”.
11 settembre 2008
L'energia segreta del cibo

Tutto è vibrazione: lo sostengono antichissime tradizioni culturali come la Medicina Tradizionale Cinese e Ayurveda, oltre a più recenti forme di cura naturale come naturopatia, omeopatia, Fiori di Bach, cromoterapia, bioenergetica e medicina quantistica. Tutte affermano che il nostro livello vibrazionale è influenzato dalle vibrazioni cosmiche, solari, terrestri, lunari, umane, da quelle prodotte dalle emozioni e dalla parte spirituale di ognuno, dai farmaci, ma soprattutto da quelle del cibo.
Nutrirsi o mangiare?
Nutrirsi è molto diverso del semplice mangiare. Significa far crescere la scintilla divina che è in noi. Ci nutriamo delle vibrazioni dei sentimenti, deile emozioni delle persone che abbiamo accanto, di chi ha cucinato e prodotto il cibo, delle vibrazioni dei suoni e dei colori. Ma oggi non siamo noi a scegliere consapevolmente la varietà e la qualità del cibo che mangiamo, ma le grandi industrie che modificano non solo le abitudini alimentari ma anche le le strutture chimiche degli alimenti. Essi hanno valori nutrizionali sempre più bassi e frequenze vibrazionali incompatibili con le nostre.
Anche se hanno buoni sapori, i cibi sono 'morti', non possono fornirci i nutrimenti necessari per creare e mantenere il nostro corpo in salute. Le diete con alimenti privi di un vitale sistema vibratorio, come quelli non freschi ne naturali, pur perfetti ed equilibrati dal punto di vista calorico, hanno provocato l'insorgere di malattie nuove, anche degenerative. Un alimento non è materia da masticare, è energia, è un'infinita vibrazione di particelle vitali, non riproducibili chimicamente! La salute non è solo medicina; solo nella natura possiamo trovare il cibo eterico-vitale di cui tutto il nostro corpo ha sempre più bisogno. La strada da seguire è un'alimentazione viva, fresca, ricca cioè di prana o energia vitale.
Le vibrazioni energetiche dei cibi
Dai molti studi scientifici effettuati negli ultimi anni, oggi sappiamo che ogni essere umano sano emette vibrazioni colorate e sonore attorno ai 6.200/7.000 angstrom (questa lunghezza d'onda corrisponde alla "Js radiazione del colore rosso dello spettro). I colori del nostro sistema endocrino sembrano coincidere con le vibrazioni dei colori dei chakra. Le persone ammalate di cancro irradiano solamente 1.800/1.900 angstrom, la stessa misurazione riscontrabile in alcuni cibi molto cotti, uova e latte a lunga conservazione, caffè, pane bianco, formaggi fermentati, frutta non o molto matura.
I cibi senza alcuna vibrazione vitale, defìniti anche alimenti morti, sono: conserve alimentari, margarine, i dolci realizzati senza farina integrale e con prodotti industriali, zucchero raffinato, liquori, cibi surgelati, precotti o cotti al forno a microonde. Tutti i cibi che hanno un alto potere vitaminico e di sali minerali, hanno una elevata vibrazione e per tale motivo sono classificati 'eccellenti'. La misurazione energetica sta a confermare che i cibi alterati con cotture superiori a 70 gradi, di lunga conservazione,raffinati e chimicamente o geneticamente modificati, diventano alimenti 'inferiori' o alimenti 'morti', perché l'energia vitale radiante si trova nelle vitamine e nei minerali che vengono persi.
Per prevenire i processi di invecchiamento e le malattie croniche e degenerative, consentendo alle cellule del corpo di avere le loro specifiche frequenze di lavoro ottimali, è molto importante nutrirsi con alimenti freschi ricchi di vitamine e con un integratore alimentare naturale biologico che possa essere altamente energetizzante per la sua benefica vibrazione.
Foglie d'orzo, energia concentrata
Lo scienziato giapponese Yoshihide Hagiwara ha scoperto, ad esempio, nelle giovani foglie verdi d'orzo, un particolare e unico antiossidante, il 2"-0 glycosylisovitexin (abb.2"-0-GIV), che, proprio per la sua alta vibrazione (oltre 10.000 angstrom), sembra svolgere un'azione integrativa-nutritiva nei confronti del nostro sistema cellulare. La spiegazione è che le cellule del corpo umano sono molto simili a quelle delle foglie verdi. Per esempio, la composizione di elettroliti (minerali) è quasi la stessa per entrambe, anche come frequenza vibrazionale. Chimicamente le strutture della clorofilla ed il sangue sembrano gemelle. L'unica differenza è che la clorofilla contiene magnesio legato nella sua struttura, mentre l'emoglobina contiene ferro. Si può dire che il liquido nelle foglie verdi rappresenta il sangue delle erbe o degli alberi. Al contrario, il sangue verde può diventare il sangue rosso nell'uomo. La clorofilla è quindi considerata l'elemento che stimola naturalmente la produzione di sangue in tutti gli erbivori e nell'uomo, sostiene la naturopata Barbara Simonsohn, autrice del libro Erba d'Orzo pubblicato.
Storia di un toccasana
L'orzo è la più antica graminacea al mondo, che risalirebbe a 18.000 anni prima di Cristo. Cresce in Tibet a oltre 4400 metri di altitudine, ma viene coltivato anche dal Sahara all'equatore. Consumato abitualmente dagli antichi Egizi, Cinesi, Indiani, Greci, Romani e dai Celti, l'orzo era il mezzo di pagamento abituale nell'antica Babilonia. Chiamato "dono sacro degli dei", in Egitto era associato a Iside, in India al dio Indra. In Cina l'orzo era considerato simbolo di virilità e sulle monete greche sono raffigurate le spighe dell'orzo.
La storia, poi, ci ricorda che i gladiatori romani erano chiamati hordeeearii, cioè mangiatori d'orzo e che nel Medio Evo, in tutta Europa, il popolo e i contadini mangiavano un pane non lievitato fatto di orzo e segale, mentre quello di grano, coltivato in più limitate zone, era riservato ai nobili. L'erba d'orzo, per le sue altissime vibrazioni energetiche, veniva consumata per sviluppare qualità inferiori; lo ricordano la Bibbia, i Rotoli del Mar Morto e i Vangeli degli Esseni.
Ancora oggi nella Pasqua ebraica viene offerto come ringraziamento a Dio, In Giappone il succo di foglie verdi d'orzo è chiamato "latte di madre natura" e grazie a un delicato procedimento di essiccazione è stato trasformato in polvere per poter essere utilizzato come integratore alimentare biologico.
Presente da poco anche in Italia, si trova in molte farmacie, erboristerie e negozi del biologico.
di Gabriele Bettoschi