Tra gli ingredienti dei nostri piatti locali, emergono il pane, la pasta, i legumi secchi, il pesce, gli ortaggi, la frutta, il vino e l’olio extravergine di oliva. Combinati fra loro, con l’aggiunta di piccole quantità di uova, formaggi, latte, carne, danno origine ad un’alimentazione saporita ma semplice e quindi molto gradita.
Questi alimenti sono gli stessi della tradizione alimentare dei paesi mediterranei, purtroppo abbandonata anche in Italia, perché considerata “povera” e non corrispondente al modello del consumismo della società industriale.
Questa tradizione alimentare oggi però è stata rivalutata dai nutrizionisti e riproposta con il nome di “dieta mediterranea”: facilita una nutrizione equilibrata per qualsiasi età e previene molte malattie.
Naturalmente questo non vuol dire un ritorno alla “cucina povera”, ma significa ridurre apporto enorme di energia dei consumi odierni realizzando un modello più equilibrato di alimentazione.
In questo modello i cereali ritornano ad essere gli alimenti principali insieme ai legumi, alla frutta e all’olio di oliva con una buona quantità di fibre e una quota equilibrata di grassi. Gli alimenti di origine animale con giuste combinazioni, apportano i loro principi nutritivi, ma senza prevalere nei confronti degli alimenti vegetale. Il cibo però non è solo nutrimento, ma anche “piacere” e quindi i fattori sensoriali quali l’olfatto, il gusto, la vista, sono quelli che ci guidano nella scelta degli alimenti. Questi piatti mediterranei hanno la capacità di attirare per il profumo genuino, per il gusto particolare e per le sensazioni di piacere.
Proseguendo sempre da "La cucina dei Trabocchi" una ricetta tipica 
POLPETTE CACIO E UOVA
Mescolare in una zuppiera le uova, i formaggi grattugiati, la mollica di pane, il prezzemolo tritato ed il sale. L'impasto deve essere morbido e la quantità di mollica di pane può essere regolata per raggiungere la giusta consistenza. Con un cucchiaio formare polpette allungate e quando l'olio è caldo, ma non troppo bollente friggerle rigirandole spesso. Toglierle con la schiumarola e poggiarla sulla carta assorbente da cucina. Mettete a cuocere i pomodori con il peperone, con l'olio, cipolla, peperoncino e sale. Dopo circa 10 minuti, mettete le polpette, coprire il tegame e farle cuocere per circa 10-15 minuti. Servirle calde. E' bene preparare questo piatto all'ultimo momento, altrimenti le polpette assorbono tutto il sugo; in caso contrario preparare subito il sugo e 10-15 minuti prima di servire in tavola, mettete le polpette a cuocere.
05 marzo 2007
La cucina mediterranea: quella dei nostri nonni!
23 gennaio 2007
Una piccola introduzione alla Cucina Sanvitese
“Intre ca vive” ( accomodati e bevi un bicchiere di vino) . Così a San Vito, per tradizione, accoglievamo chi appariva sulla porta di casa. Se poi, la famiglia era riunita a desinare, veniva creato un posto a tavola per l’ospite, con un cordialissimo, ma fermo “Favorisce! Magne ‘ghe nu! (Favorisci ! Mangia con noi!). E a tavola , davanti a scodelle fumanti e al boccale di rosso gagliardo, si rimaneva a lungo a conversare; nascevano amicizie e comparati, che venivano rinsaldati nel tempo con reciproci inviti “ a magnà” con scambi e con scambi di piatti graditi e di primizie della terra e del mare.
La condivisione del cibo, un rito di connotazione sacrale!
La cucina dei nostri nonni era, in genere, il locale più ampio e più importante della casa, con l’immancabile focolare sempre acceso. Per la cucina passavano gli eventi grandi e piccoli della famiglia e le relazioni sociali.
Vi dominavano le nonne e le mamme.
Con le figlie e le nuore attendevano alla cura dei pasti giornalieri; impastavano la farina per la pizza di “grandinie” (granoturco), per le sagne , per i sacconi, per il pane della settimana; manipolavano i prodotti freschi da conservare ( sott’olio, sott’aceto, essiccati, a bagnomaria , in mancanza di frigo); preparavano, a gara e con il cuore, i loro piatti forti e i dolci rituali, secondo circostanze e ricorrenze (“cellipieni” a canestri per la sposa che doveva volare via dalla casa, “cicerchiata “ a Carnevale, consòlo per lutto, pupe e cavalli, cuori e fiadoni per Pasqua, “sciosci” e crespelle per Natale).
Si faceva tutto in casa, a mano, con la collaborazione di parenti e amiche nei lavori di maggior impegno: fuoco a legna; cotture lente e lunghe; materie prime genuine; prodotti semplici e naturali; sapori netti; odori decisi; fragranze penetranti che sapevano di casa; atmosfera di calda e serena vita familiare; intense e dense emozioni primarie; una cultura che impegnava la memoria tacita della tradizione.
Consuetudini e preferenze alimentari sono ancora vive, per disparati versi, nelle famiglie sancitesi veraci, anche e soprattutto emigrate, come il più autentico presepe della memoria, come distintivo di appartenenza come rifugio rassicurante nell’appiattimento e nel disorientamento della globalizzazione del gusto.
Certo! Gli scenari sono cambiati: le cucine sono raramente “abitabili”.
Vi troviamo complicati apparecchi elettronici per i ritmi veloci della vita odierna e, spesso cibi impacchettati e prodotti di inquietante derivazione genetica.
Restano e troviamo ancora a San Vito, però, le materie prime , gli elementi base, la sostanza dei saporosi e caratteristici piatti della cucina tradizionale, insieme con la calda ospitalità del tempo passato e con il piacere di grande di condividere i momenti significativi della vita, a tavola, con le persone care. Il passato vive dentro di noi. Basta un indizio per farlo fremere.
E’ la nostra cultura , compendio dei valori appresi con i processi di socializzazione.
Guai se dovesse disperdersi: non troveremmo più il conforto di qualcuno che condivida il nostro modo di essere, di parlare, di mangiare, di rapportarci.
Alberto di Giovanni
