
Joseph Longo, 74 anni, non è solo il fondatore e CEO della Startech Environmental Corporation, ma anche il principale sviluppatore di un apparecchio a dir poco avveniristico: un “convertitore al plasma”.
Dopo 20 anni di progettazione e costruzione, Longo ha realizzato un dispositivo - in grado di entrare in un box con 2 posti auto - in grado di ridurre la spazzatura a livello subatomico, in modo da poterla trasformare in energia pulita.
Il processo viene paragonato ad un “Big Bang al contrario”, dove da qualcosa si ottiene, in senso figurato, “niente”.
La spazzatura viene inserita in un contenitore in acciaio inossidabile, riempito con un gas stabile come il nitrogeno. Nel contenitore viene trasmessa tra due elettrodi una corrente da 650V, che agendo sugli elettroni trasforma il gas in plasma. Attraversando il plasma, la corrente genera un’arco “plasmatico” talmente intenso da disintegrare la spazzatura a livello molecolare.
Il processo ha come risultato la produzione di un vetro simile all’ossidiana e del “syngas”, un gas sintetico composto principalmente da idrogeno e monossido carbonio, che può venire convertito in carburante commerciabile come l’etanolo o il gas naturale.
L’unico punto debole del dispositivo di Longo sarebbero le scorie nucleari: le loro radiazioni sono infatti presenti allo stato atomico già al naturale.
Fonte: Slice of Scifi
20 marzo 2007
Trasformare i rifiuti in energia è possibile?
13 marzo 2007
La Tv ai bambini collegata anche alla demenza

Affermazione del dott. Aric Sigman «E’' il numero di ore e l'età in cui un bimbo inizia a guardare la televisione che incidono biologicamente sull'individuo. E' principalmente a causa del mezzo stesso, non del messaggio trasmesso, che si ottengono questi effetti devastanti».
Il dott. Aric Sigman, uno psicologo che ha già alle spalle numerosi anni di ricerche e pubblicazioni sulla televisione, a seguito di 35 tipologie diverse di studi ha identificato circa 15 effetti negativi che, egli sostiene, essere causati dalla televisione.
Tra questi effetti, egli afferma di aver constatato lo svilupparsi di malattie come il cancro, l'autismo e il morbo di Alzheimer.
Il tema del rapporto dei bambini e la televisione e dell'obesità infantile è un argomento largamente trattato a livello europeo e soprattutto molto sentito in Gran Bretagna, dove si stanno da tempo prendendo provvedimenti a livello ministeriale per promuovere le attività sportive (soprattutto all'aperto) e un'alimentazione alternativa.
Ad ogni modo, purtroppo, le ricerche fatte finora hanno per lo più dato risultati negativi e sono da considerare molto seriamente. Il range di bambini affetti da miopia e da deficit di attenzione, da diabete, autismo e di individui che sviluppano, nel tempo, l'Alzheimer, aumenta a dismisura, mettendo in ginocchio la generazione dei giovani moderni, coloro dal cervello anestetizzato dalle immagini sullo schermo.
La ricerca del dott. Sigman, pubblicata anche dalla rispettabile rivista Biologist magazine, sostiene che il problema “televisione” parte principalmente dal tempo che si trascorre di fronte alla stessa.
Per molte persone il tempo speso di fronte alla televisione sta diventando una percentuale sempre più alta di quello dedicato a compiere una qualsiasi altra attività fatta eccezione per le ore trascorse a lavorare o a dormire. Secondo una ricerca dell'Ufficio Ricerche sull'Audience britannico, all'età di 75 anni, un individuo si ritrova ad aver trascorso più di 12 anni della sua vita davanti alla tv.
Il dott. Sigman, membro della Società Britannica degli Psicologi e autore del libro “Controllo Remoto: Come la Televisione sta danneggiando le nostre vite” ha condotto i suddetti studi in collaborazione con l'Accademia Americana dei Pediatri, l'Università di Cornell, Il Centro Medico Universitario di Stanford, L'Ufficio di Ricerche di Mercato Britannico e con quotate riviste mediche come il Lancet ed il Journal of Sleep Reasearch (Rivista di ricerche mediche sul Sonno).
Il livello di danno causato dalla televisione, afferma ancora il dottore, dipende da quanto tempo si trascorre a guardarla. Teniamo conto che in media, all'età di sei anni, un bimbo si ritrova ad aver già trascorso un intero anno della sua vita di fronte alla tv. Se sommiamo anche il tempo trascorso davanti al computer, continua lo psicologo, allora risulta che l'attività svolta di fronte ad uno schermo diventa l'attività predominante per bambini un po' più grandi – quelli di età tra gli 11 e i 15 anni spendono oggi il 55% del loro tempo da svegli (quindi escluse le ore di sonno) o meglio, circa 7 ore e mezza al giorno, guardando televisione e computer. Ciò rappresenta una crescita del 40% avvenuto solo in questa ultima decade.
Il Dr. Sigman sostiene che gli effetti di questa attività si riflettono sia sul corpo che sulla mente. Afferma che il cervello, ad esempio, non possa venire affatto stimolato dallo schermo, bensì viene narcotizzato, colpendo aree di quest'organo che, diversamente, verrebbero allenate e stimolate con la lettura, ad esempio.
Una serie di effetti concatenati sono emersi tra i soggetti sottoposti a molte ore di televisione come l'obesità, l'Alzheimer, il diabete e persino la diminuzione della capacità delle cellule di rimarginare le ferite.
L'esposizione alle radiazioni della televisione, è stato dimostrato, sono causa principale della riduzione del livello di melatonina nel corpo, cioè la riduzione dell'ormone che regola l'orologio biologico del nostro corpo come ad esempio il tempo della crescita e dello sviluppo della pubertà.
La melatonina viene prodotta dal nostro corpo durante la notte ed induce il sonno. Oggi, invece, si documenta che luminosità emessa dallo schermo della televisione sopprime, in parte, il livello di questo ormone nel sangue. (Il Lancet ha pubblicano nel luglio 2004 che la l’aumento della melatonina in una sola settimana senza tivù è stata del 30%)
Questa sindrome è evidente nei giovani adolescenti incollati alla televisione che sempre di più sostengono di preferirne la visione notturna.
L'altro effetto collaterale, ovvero quello che affligge il ciclo di crescita dell'individuo legato alla melatonina, è quello che vede le nuove generazioni anticipare l'età della pubertà, arrivando all'adolescenza qualche anno prima delle generazioni passate.
Questa problematica ha iniziato ad essere osservata già dagli anni '50 cioè dal periodo in cui la televisione è diventata un mass media.
Mentre le ricerche del dottore si dirigono pesantemente dentro alla fisiologia e alla biologia, una conclusione può essere espressa, che ha a che vedere con una critica più generale alla TV – la televisione guardata di giorno, che spazia da soap opera e talk show mandano in “putrefazione il cervello” riducendo di molto le capacità cognitive soprattutto nelle donne anziane, inclusi effetti clinicamente riscontrabili di difficoltà di attenzione, di memoria e di velocità psicomotoria. Tutti i soggetti studiati dimostrano, di fatto, incapacità di reazione e lentezza di riflessi.
Il dott. Sigman aggiunge che «Permettere ai bambini di guardare così tanto lo schermo è una grave mancanza di responsabilità da parte dei genitori, un grave lavarsene le mani», secondo lui ai bambini più piccoli dovrebbe essere addirittura vietato l'uso di tale mezzo, introducendolo per gradi, negli anni successivi al 6° compleanno, somministrandolo con giudizio.
OBESITA'
La televisione è direttamente correlata e ora giudicata come causa indipendente dell'obesità infantile. Il rimanere seduti di fronte ad uno schermo è un'azione che comanda e cresce nella vita dei bambini, rimpiazzando molte attività fisiche. L'inattività è anche una causa di una dieta povera e malsana.
RISANAMENTO CELLULARE
La televisione è coinvolta nei processi di alterazione cellulare, di dimensione e consistenza della pelle e delle cellulare appartenenti al sistema immunitario. Può causare una migrazione di ghiandole cutanee del sistema immunitario, di parti del tessuto epidermico che giocano un ruolo molto importante nel risanamento delle ferite offrendo una difesa contro le malattie.
PROBLEMI CARDIACI
Molte ricerche sostengono che la televisione può essere una causa di malattie cardiovascolari a lungo termine. Negli adulti aumenta il colesterolo e la possibilità di malattie e malfunzionamenti cardiaci strettamente legati all'esposizione allo schermo subita, soprattutto, in età adolescenziale.
METABOLISMO
Una significativa relazione tra le ore settimanali trascorso davanti alla tv e il rallentamento del metabolismo è stata riscontrata. Il rallentamento metabolico diminuisce la possibilità di bruciare i grassi. Combinata con cibi molto calorici e bevande gassate e zuccherate, è una delle maggiori cause dell'obesità infantile e di altre malattie.
VISTA
Danni permanenti alla vista precedentemente attribuiti alla genetica, sono ora correlati all'esposizione allo schermo televisivo. Schermi della televisione e dei computer sono ora una delle maggiori cause della crescente miopia in quanto richiedono lunghi periodi di sforzo oculare nel fissare l'attenzione, da parte del telespettatore.
MORBO DI ALZHEIMER
La televisione guardata tra i 20 e i 60 anni è associata allo sviluppo del morbo di Alzheimer: per ogni ora in più che trascorriamo davanti allo schermo, aumenta il rischio di incorrere in questa malattia. L'attenzione, la memoria ed il tempo di reazione sono tutte abilità che vengono anche pesantemente intaccate.
INTERVALLO DI ATTENZIONE
Lunghi periodi davanti alla televisione possono infliggere danni a ciò che si chiama “meccanismo neuronale” che sta dietro alla capacità di attenzione e al controllo degli impulsi nervosi. Ciò significa danneggiare lo sviluppo delle cellule cerebrali e la capacità di concentrazione sugli oggetti. Per i bambini significa un alto tasso di disordini comportamentali e difficoltà di apprendimento.
ORMONI
Guardare la televisione sopprime la produzione di melatonina, un ormone chiave e un potente antiossidante che ha un ruolo importante nel sistema immunitario, nei cicli della veglia e del sonno e sull'inizio della pubertà. La melatonina regola l'orologio biologico in ognuno di noi, ma gli schermi luminosi possono interrompere questo processo.
CANCRO
La riduzione dei livelli di melatonina, sostiene il dott. Sigman, da come risultato buone probabilità che il DNA produca mutazioni tali da causare il cancro. Alcuni medici hanno pubblicato ricerche sulla connessione tra l'insonnia o i problemi del sonno ed il cancro, dichiarando che la mancanza di sonno induca profondi stati di stress che il nostro corpo tramuta nella produzione di cellule malate, cioè nel cancro stesso.
AUTISMO
Numerosi studi apportati dal team del dott. Sigman e da altri suoi colleghi, dimostrano che le ore spese a guardare la televisione in età infantile potrebbe provocare l'autismo in un bambino su 166. Il dottore cita una ricerca, in particolare, pubblicata dall'Università di Cornell che dimostra come la tv possa essere un grilletto che attiva questa condizione in bambini molto piccoli.
FAME
La mancanza di ore di sonno, dovute al disturbo psico-fisico causato dalla televisione, stimola l'aumento dell'appetito e alla produzione di grasso nel corpo. Questo avviene, secondo le sopraccitate ricerche, a causa di alterazioni subite da ormoni come la leptina e la grelina che regolano la sensazione di pienezza e il senso di fame.
CRESCITA CEREBRALE
I mass media interattivi e persino i videogame sono stati associati con la limitazione dell'attività cerebrale e neurologica. Guardare la televisione è considerato dai neuroscienziati un'attività non stimolante per l'intelletto, che ne impedisce lo sviluppo e l'allenamento. Ciò non accade, invece, per attività quali la lettura.
DIABETE
Il dott. Sigman afferma che guardare la televisione sia strettamente collegato a una significante crescita nel rischio di sviluppo anormale del tasso di glucosio a livello metabolico e dell'evoluzione di un nuovo tipo di diabete. Questo è correlato agli effetti di una vita sedentaria e di una dieta che spesso accompagna le ore spese davanti allo schermo, come dolciumi, caramelle e bibite zuccherate.
Fergus Sheppard
05 marzo 2007
La cucina mediterranea: quella dei nostri nonni!
Tra gli ingredienti dei nostri piatti locali, emergono il pane, la pasta, i legumi secchi, il pesce, gli ortaggi, la frutta, il vino e l’olio extravergine di oliva. Combinati fra loro, con l’aggiunta di piccole quantità di uova, formaggi, latte, carne, danno origine ad un’alimentazione saporita ma semplice e quindi molto gradita.
Questi alimenti sono gli stessi della tradizione alimentare dei paesi mediterranei, purtroppo abbandonata anche in Italia, perché considerata “povera” e non corrispondente al modello del consumismo della società industriale.
Questa tradizione alimentare oggi però è stata rivalutata dai nutrizionisti e riproposta con il nome di “dieta mediterranea”: facilita una nutrizione equilibrata per qualsiasi età e previene molte malattie.
Naturalmente questo non vuol dire un ritorno alla “cucina povera”, ma significa ridurre apporto enorme di energia dei consumi odierni realizzando un modello più equilibrato di alimentazione.
In questo modello i cereali ritornano ad essere gli alimenti principali insieme ai legumi, alla frutta e all’olio di oliva con una buona quantità di fibre e una quota equilibrata di grassi. Gli alimenti di origine animale con giuste combinazioni, apportano i loro principi nutritivi, ma senza prevalere nei confronti degli alimenti vegetale. Il cibo però non è solo nutrimento, ma anche “piacere” e quindi i fattori sensoriali quali l’olfatto, il gusto, la vista, sono quelli che ci guidano nella scelta degli alimenti. Questi piatti mediterranei hanno la capacità di attirare per il profumo genuino, per il gusto particolare e per le sensazioni di piacere.
Proseguendo sempre da "La cucina dei Trabocchi" una ricetta tipica 
POLPETTE CACIO E UOVA
Mescolare in una zuppiera le uova, i formaggi grattugiati, la mollica di pane, il prezzemolo tritato ed il sale. L'impasto deve essere morbido e la quantità di mollica di pane può essere regolata per raggiungere la giusta consistenza. Con un cucchiaio formare polpette allungate e quando l'olio è caldo, ma non troppo bollente friggerle rigirandole spesso. Toglierle con la schiumarola e poggiarla sulla carta assorbente da cucina. Mettete a cuocere i pomodori con il peperone, con l'olio, cipolla, peperoncino e sale. Dopo circa 10 minuti, mettete le polpette, coprire il tegame e farle cuocere per circa 10-15 minuti. Servirle calde. E' bene preparare questo piatto all'ultimo momento, altrimenti le polpette assorbono tutto il sugo; in caso contrario preparare subito il sugo e 10-15 minuti prima di servire in tavola, mettete le polpette a cuocere.
04 marzo 2007
Se gli ipermercati aumentassero tutta la merce del 66% in un mese?

Questo è successo in un paese ricco di risorse e petrolio, come andrà a finire?
In questo articolo di Salim Lamrani ci aggiorna sulla situazione venezuelana.
L'oligarchia venezuelana, opposta alle riforme economiche e sociali del presidente Chavez, tenta nuovamente di destabilizzare la nazione, speculando sui prezzi dei prodotti di prima necessità. Dopo il colpo di stato dell'aprile 2002, ed il sabotaggio petrolifero del dicembre 2002, l'elite aspira a provocare una crisi alimentare e a scatenare moti nel Paese.
Gli ipermercati venezuelani hanno aumentato a dismisura il prezzo dei prodotti di base, come la carne, lo zucchero ed i cereali, rendendoli inaccessibili alla popolazione e creando così serie difficoltà alimentari. Secondo la Banca Centrale del Venezuela (BCV) pressoché un quarto del paniere è gravato dall'inflazione artificiale, che tocca in primo luogo le classi più modeste. Così, i prezzi sono aumentati in media del 66%, e, in certi casi, sono più che duplicati. Per esempio, il prezzo del pollo ha subito un'inflazione del 110% e quello del formaggio del 245%.
"La crescita osservata sul prezzo della carne a partire da gennaio e nella prima settimana di febbraio è dovuta all'interesse di alcuni distributori di massimizzare il profitto, dato che i Venezuelani hanno, attualmente, un maggiore potere d'acquisto" ha spiegato Maria Cristina Iglesias, ministro del Potere Popolare per le Industrie Leggere ed il Commercio.
Il Governo ha immediatamente adottato delle misure, segnalando che i prezzi dovevano rispettare la regolamentazione in vigore dal 2005: "Chi non rispetterà i prezzi fissati e regolati dal paniere, ne pagherà le conseguenze, (infatti) noi non indietreggeremo di un millimetro" nella lotta alla speculazione, ha avvertito il Vice Presidente del Paese, Jorge Rodriguez. Un Comitato di ispezione sociale per l'approvvigionamento, gestito dalle comunità, è stato, in effetti, creato in questo senso, al fine di "costruire una patria senza speculatori, senza accaparratori, e (….) senza scioperi padronali "
Molti supermercati, manipolando gli stock e praticando prezzi superiori a quelli fissati dalla legge, hanno ricevuto la visita degli ispettori, e sono stati sanzionati dalle autorità. I loro prodotti sono stati censiti e venduti al giusti valore nei negozi popolari Mercal. "Gli speculatori sono delinquenti, criminali e nemici del popolo e devono sentire l'azione ferma della legge" ha dichiarato William Lara, Ministro del Potere Popolare per la Comunicazione e l'Informazione. Egli ha rigettato l'argomento della penuria evocato dai centri commerciali, e li ha accusati di accaparrare prodotti .
In effetti, molti grandi magazzini hanno deciso di sospendere la vendita di carne, provocando così una crisi alimentare. Il presidente Chavez ha reagito inviando un messaggio ai proprietari dei supermercati, che li esortava a mettere termine alle speculazioni ed a garantire la sicurezza alimentare dei cittadini. Egli ha avvertito che avrebbe proceduto alla nazionalizzazione degli ipermercati, dei mattatoi e delle celle frigorifere che continueranno a vendere prodotti di prima necessità al di sopra dei prezzi legali.
"Ho inviato messaggi ai produttori, agli intermediari dei mattatoi, delle celle frigorifere e dei negozi di alimentari. Ma se continueranno a violare gli interessi dei Popolo, la Costituzione, le leggi, li priverò delle celle frigorifere, dei negozi di alimentari e dei mattatoi e li nazionalizzerò" ha annunciato il Presidente venezuelano. Egli ha invitato la popolazione ad effettuare le necessarie denunce: ogni stabilimento che venderà al di sopra dei prezzi fissati sarà nazionalizzato e la sua gestione affidata ai consigli comunali. "Faremo di tutto per raggiungere la giustizia e l'uguaglianza alimentare" ha quindi concluso .
Una legge è stata adottata contro la speculazione ed il boicottaggio. La Legge per la difesa popolare stabilisce uno stretto controllo e sancisce che "i fornitori e gli stabilimenti che violeranno questa misura, o avranno fatto ricorso a delitti di speculazione, accaparramento, usura, si rifiuteranno di vendere, restringeranno la circolazione o la distribuzione dei prodotti sotto un regime di regolamentazione dei prezzi, così come coloro che realizzeranno pratiche evasive di qualsiasi natura o altri delitti connessi, per superare il massimo di vendita al pubblico dei prodotti alimentari, saranno sanzionati secondo la legge" (7).
L'articolo 4 sottolinea ugualmente che "ogni bene necessario per sviluppare le attività di produzione, fabbricazione, importazione, provvigione, trasporto, distribuzione e commercializzazione di alimenti o di prodotti sottoposti al controllo dei prezzi" è di utilità pubblica, permettendo così al governo di prendere, legalmente, il controllo degli stabilimenti abbandonati o chiusi, o che praticano la speculazione .
Il governo bolivariano ha, malgrado tutto, tenuto a far prova della sua buona volontà ed ha compiuto un gesto a favore dei produttori e commercianti. Ha deciso di sopprimere la TVA del 14% su alcuni prodotti alimentari come le carni, il mais, la maionese, il formaggio bianco e l'avena, così come sui trasporti terrestri di alimenti di prima necessità a partire dal primo marzo 2007. Questa esenzione d'imposta riguarda tutta la catena alimentare, dal produttore al commerciante .
Questo nuovo tentativo di destabilizzazione orchestrata dall'oligarchia venezuelana è significativo, a diversi livelli. Prima di tutto, mostra che l'élite del paese non arriva ancora ad accettare la perdita del proprio potere politico, e l'implicazione, via via crescente, dei cittadini nella costruzione di una democrazia partecipativa e di una nuova società, che si vuole inclusiva. Si trova, ugualmente, nell'incapacità di ammettere che il sistema politico, economico e sociale del Venezuela sta cambiando in modo radicale, e che questo processo, iniziato nel 1999, è oramai irreversibile. Infine, i Venezuelani debbono rimanere vigili: infatti l'opposizione, antidemocratica ed attivamente sostenuta da Washington ha dimostrato, in passato, di essere pronta a tutto pur di raggiungere i propri fini.
19 febbraio 2007
La pozione magica: "Pizze e foie"

Poco tempo fa una trasmissione televisiva augurava in diretta il buon compleanno ai centenari del nostro “Bel Paese”. Dopo le tantissime richieste si è scoperto che, l’anno scorso il numero dei centenari era superiore ai tremila. Bel risultato se pensiamo che Loro hanno passato la loro esistenza con due guerre mondiali, fascismo ed antifascismo.
Uno studio ha evidenziato che sono 14 i "supercibi" che promettono una vita lunga e sana. Se consumati con regolarità, sono capaci rallentare il processo di invecchiamento e di proteggere da malattie come cancro e diabete.
I14 cibi "base" della dieta messa a punto dall'esperto californiano sono: fagioli, broccoli, mirtilli, avena, arance, zucca, salmone, soia, spinaci, tè verde e nero, pomodori, tacchino, noci e yogurt. Secondo un esperto, per ottenere il migliore risultato bisogna consumare questi alimenti almeno quattro volte alla settimana. "Insieme forniscono la più alta quantità di vitamine, fibre e sostanze benefiche che proteggono dalle malattie, bloccano le rughe e aiutano a mantenere la linea. Questa dieta - conclude - ci fa sentire meglio, pieni di energie e, fatto non trascurabile, ci fa sembrare più belli".
Un altro studio mette in evidenza come una dieta povera di calorie può allungare la vita.
Quindi possiamo trarre una ipotesi: la pozione magica per i centenari delle nostre terre può essere stato Pizze e foie.
Dal libro “La Cucina dei Trabocchi” Maria Teresa Olivierivi vi svela la ricetta.
Impastare con acqua bollente salata la farina (preferibilmente in una zuppiera) e, quando l’impasto è consistente, dargli la forma di una pizza alta 2-3 cm.
Ungere una teglia per dolci e metterci la pizza facendo sulla parte superiore un taglio a croce. La cottura è di circa un’ora a fuoco moderato; a metà cottura rivoltare la pizza.
Si può cuocere (meglio) anche sotto la brace: in tal caso pulire bene il pavimento del camino, mettere la pizza e proteggerla con coperchio di ferro, da coprire con la brace per cuocerla.
Intanto lessare la verdura (foie) in acqua salata e conservare l’acqua di cottura. In un tegame, possibilmente di coccio, far soffriggere olio extra vergine , aglio , peperoncino e peperone rosso fresco. Aggiungere le verdure e farle cuocere con una parte dell’acqua della loro cottura per rendere il tutto leggermente brodoso.
A cottura ultimata, spezzettare nei piatti la pizza, aggiungerci la verdura con molto brodo e mescolare per amalgamare i componenti.
Si può anche preparare in una zuppiera unica la “pizza e foie” per tutti i commensali.
Quindi, buon appetito e a tutti
11 febbraio 2007
Il supermercato degli ZOMBI

I nuovi schiavi dell'acquisto hanno un nuovo riferimento: il centro commerciale.
È opinione diffusa che uno dei film chiave della contemporaneità sia Zombi. Gran parte della pellicola è ambientata in un centro commerciale brulicante di morti viventi. Gli zombi, si sa, hanno sempre fame, ma attenzione: non hanno più il sistema digerente. Il loro istinto a mordere, strappare carne umana e deglutire è fine a se stesso. Un’abitudine sopravvissuta al decesso, esattamente come quella di recarsi al supermercato per passeggiare e guardare le vetrine. Un centro commerciale, direbbe l’antropologo francese Marc Augé, è un non-luogo, cioè a dire un luogo definito per la sottrazione di tre elementi: identità, relazioni sociali, storia. In un non-luogo si passa ma non si lascia nulla, né si raccoglie nulla che non abbia un valore strettamente commerciale. In un non-luogo le relazioni tra le persone sono strumentali e sfuggenti, distratte, sovrappensiero. Un non-luogo non rappresenta nulla e nessuno, per cui non potrà mai essere un ganglo della Storia. Questo secondo Augé. Ora, siamo franchi. Guardiamoci attorno. Questi luoghi di passaggio sono diventati la cifra stessa della contemporaneità occidentale. Se in origine erano autentici luoghi di passaggio (autostrade, aeroporti) o piccoli regni astratti dalla realtà quotidiana (come i parchi di divertimento a tema), ora i non-luoghi commerciali stanno diventando sempre di più i punti focali dello sviluppo urbanistico e lo standard con cui confrontarsi quando si tratta di prezzi. Ci facciamo i conti in tasca con i loro cataloghi. La nostra agenda, bene o male, è influenzata dal loro stock, dalle loro offerte, dai loro ritmi. Perché “loro”, questi non-luoghi sempre più affollati, in cui i cantanti in declino danno concerti gratuiti e in cui i non-politici decidono di scendere in campo, ecco questi centri – letteralmente – commerciali non sono più gli scatoloni tirati a lucido e pieni di negozi del film di Romero. La nuova frontiera è il Distretto Commerciale. Fuor di metafora, villaggi di megastore con tanto di nome.
Ad esempio, il Meraville di Bologna, nel quartiere Pilastro. I distretti commerciali sono parchi a tema in cui il divertimento non si ottiene più sull’ottovolante, ma mediante l’atto più sacralizzato e facile del mondo in cui viviamo. L’acquisto. Il significato originario di non-luogo perde quindi la sua accezione fiacca e transitoria, perché da luogo di passaggio è diventato una destinazione, un fine, un luogo intensamente (per quanto pateticamente) relazionale. Il tutto sotto l’egida di quella branca dell’economia chiamata grande distribuzione. Saverio Pipitone e Monica Di Bari non hanno bisogno di dirci che questa è una pessima notizia. Nel libro pubblicato all’interno dell’ottima collana Il Consapevole (una serie di veri e propri fili d’Arianna…) i due autori convogliano il concetto attraverso informazioni molto semplici. Ad esempio, per quanto riguarda l’alimentazione in Italia dettano legge cinque grandi gruppi (Coop, Carrefour, Conad, Rinascente-Auchan, Esselunga): per ognuno di questi leggiamo una breve storia aziendale e una breve storia del pensiero aziendale. Ovvero come le aziende decidono di apparire agli occhi dei dipendenti e dei consumatori, a colpi di slogan, loghi e furberie. Non è vero che nel non-luogo impera ancora la distrazione e quel vago olezzo di decerebrato. Nel non-luogo commerciale le grandi aziende pensano ad alta voce e ci parlano senza mezzi termini. Ci consegnano, per certi versi, delle scatole per gli attrezzi – scatole concettuali! – con tanto di accessibilissime istruzioni per costruire la nostra libreria Ikea in tempi record. E insieme all’opinione, alla forma mentis, ci viene consegnato anche il desiderio. Opportunamente precotto e pronto all’inoculazione. Non una secrezione del soggetto desiderante, questo desiderio, bensì un’iniezione. Un bisogno imposto: la necessità di soddisfar bisogni sempre nuovi mediante l’atto dell’acquisto.
Schiavi del supermercato è la grande distribuzione alimentare, di hard discount e fast food, del percorso obbligato dell’Ikea, dei gingilli di Mediaworld, dei cinepanettoni tuttolanno proiettati nelle multisala e del gigante Wal-Mart, l’unico a non essere ancora penetrato nel tessuto economico italiano. Tentativi di predilezione del piccolo rispetto al colossale, del baratto rispetto all’acquisto compulsivo, del vecchio ma ancora buono rispetto al nuovissimo ma difettoso. Queste iniziative si chiamano Slow food, Last minute market, gruppi d’acquisto solidali. Si chiamano mercatini. A questo punto, una precisazione importante. Non si tratta più di opporre banalmente il locale al globale e di raccontare la favola ormai lisa della multinazionale criminale e della bottega pura, laboriosa e moribonda. Esiste una corrente del pensiero economico, sempre più condivisa, che sta lanciando lo stesso tipo di allarme serio e scevro da pregiudizi di un documentario come Una scomoda verità. È vero, ed è molto rischioso, che la Terra si sta surriscaldando - dice il documentario. Bisogna fare qualcosa. I teorici della decrescita dicono che è vero, ed è molto rischioso, che la grande distribuzione sta dettando legge. Perché impone un ritmo produttivo e una complessità di acquisti molto superiori a quelle di cui, obiettivamente, abbiamo bisogno. Perché in seconda battuta non promuove una migliore distribuzione delle risorse, anzi acuisce lo iato tra il nord e il sud del mondo. Infine, come tutti gli elefanti scaraventati nelle cristallerie, fa danni. E noi, come il nostro pianeta, siamo delicati. I teorici della decrescita dicono semplicemente: facciamo un passo indietro. Scaliamo di marcia. “La semplicità volontaria è meglio della complessità obbligata”, questo uno dei loro motti. Non ci si chiede se siamo consumatori critici, ma ci instilla un dubbio collocato più a monte: siamo consumatori consapevoli? Per chi volesse approfondire l’argomento, sempre per i tipi di Arianna sono disponibili due testi che illustrano il pensiero economico che va sotto il nome di decrescita: L’invenzione dell’economia. L’artificio culturale della naturalità del mercato di Serge Latouche; Comunità e Decrescita. Critica della ragione mercantile di Alain De Benoist.
07 febbraio 2007
La corruzione: il MALE del nostro tempo

Mano a mano che la costruzione dell’impero economico assume un ruolo centrale nella capacità di tutta l’economia degli Stati Uniti di far fronte agli impegni internazionali, s’intensifica la competizione con l’Europa e Asia per i lucrativi tassi d’investimento e per le risorse economiche. Per la crescente competizione e la cruciale importanza dei profitti realizzati all’estero, la corruzione corporativa è diventata un fattore decisivo nel determinare quali imprese multinazionali e quali banche dell’impero centrale avranno attività, risorse e posizioni finanziarie capaci di generare profitti altamente lucrativi.
La centralità della corruzione nell'espansione imperiale e nell'assicurare posizioni di privilegio nel mercato mondiale esemplifica la crescente importanza della politica, in particolare nelle relazioni tra gli stati nella nuova divisione imperiale del mondo. La cosiddetta globalizzazione è un eufemismo per designare la crescente importanza delle intenzioni degli imperi in competizione per conseguire una nuova divisione del mondo. La corruzione dei governi stranieri è un elemento centrale per garantire un accesso privilegiato a risorse, mercati e imprese lucrative.
La centralità della costruzione dell'impero economico
In qualsiasi direzione guardiamo, il dato fondamentale delle informative annuali delle corporazioni e delle banche è la necessità di una strategia d'espansione internazionale con il fine di mantenere i profitti. Citicorp, la maggiore banca del mondo, ha annunciato un ampio programma d'espansione internazionale con l'obiettivo di aumentare i profitti del 75%. "Gli investitori istituzionali e privati degli Stati Uniti si dirigono all'estero alla ricerca di profitti più alti", scrive il Financial Times. Durante l'anno precedente il 4 Ottobre 2006, su 124 miliardi di dollari registrati dai fondi di investimento statunitensi, 110 sono stati investiti in imprese straniere. Nei primi otto mesi del 2006, l'87% dei flussi totali di capitali si sono diretti oltre oceano.
Le imprese petrolifere ed energetiche registrano profitti record. Più del 60% delle esportazioni della Cina le realizzano imprese statunitensi o loro appaltate. La crescita imponente di salariati nel mondo (in particolare nei paesi ex comunisti) è stata sfruttata in pieno dalle compagnie multinazionali, da una parte per incrementare i loro profitti all'estero e dall'altra per determinare immigrazione nel proprio mercato nazionale. L'attuale tendenza presenta una crescita delle retribuzioni e una riduzione dei salari sociali nei paesi chiamati emergenti, e una riduzione sia delle retribuzioni che dei salari sociali nei centri dell'impero. Nella misura in cui il numero dei posti di lavoro, compresi i lavoratori altamente qualificati, è soggetto a una competizione mondiale, perfino i lavoratori pagati meglio devono far fronte a una riduzione del loro livello di vita. In altre parole, i migliori risultati del mercato azionario e dell'economia interna degli Stati Uniti non sono riusciti a invertire l'espansione dell'impero americano, sotto la spinta dei profitti.
I principali nuovi obiettivi delle multinazionali, delle banche, dei fondi pensioni e degli investitori istituzionali sono i Paesi "BRIC" (Brasile, Russia, India e Cina).
L'attrattiva della Russia risiede nelle enormi risorse di petrolio e gas, e nel suo mercato dei trasporti e dei beni di lusso, e tutto ciò fa prospettare alti tassi di profitto.
La Cina attrae gli investimenti nei settori della manifattura e del consumo dovuto al basso costo del lavoro; inoltre, la Cina serve come centro intermedio di assemblaggio ed elaborazione delle esportazioni provenienti da altri paesi asiatici, prima dell'esportazione verso l'Occidente tramite le multinazionali statunitensi ed europee. I costruttori dell'impero stanno sfruttando al massimo i nuovi settori, estremamente lucrativi, della finanza, delle assicurazioni, e delle costruzioni. I settori delle assicurazioni e della finanza in Cina e delle banche e della finanza in Brasile hanno reso miliardi di dollari nei passati quattro anni.
Oggi, più della metà delle 500 multinazionali più grandi degli Stati Uniti ottengono una percentuale superiore al 50% dei loro profitti da operazioni all'estero. Di queste, una minoranza sostanziale ottiene più del 75% dei loro profitti nei loro imperi al di là dell'oceano.
La centralità della corruzione
Mentre gli economisti ortodossi del libero mercato enfatizzano il ruolo dell'innovazione, della professionalizzazione della gestione, della leadership e dell'organizzazione al fine di ottenere vantaggi competitivi e maggiori tassi di profitto (forze di mercato), nella vita reale questi fattori occupano un posto secondario dietro ai fattori politici, cioè, dietro le molteplici forme di corruzione che permettono di ottenere vantaggi economici.
Con riferimento a un'inchiesta realizzata su 150 grandi imprese, pubblicata dallo studio di avvocati Control Risk e Simmons and Simmons, un terzo delle imprese internazionali ritiene di aver perso nuovi affari nel corso dell'ultimo anno a causa delle tangenti da parte dei competitori (Financial Times, 9.10.2006).
Inoltre, gran parte delle multinazionali e delle banche praticano la corruzione con l'aiuto di intermediari.
Se sommiamo la forme dirette e indirette di corruzione, il risultato è che in alcuni paesi nove imprese su dieci realizzano pratiche di corruzione.
Il grado del saccheggio da parte dell'Occidente ai danni dell'Oriente è senza precedenti nella recente storia mondiale. Per esempio, la legislazione relativa alla riduzione dei salari, delle pensioni, della stabilità di impiego, della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro, così come quella relativa alle politiche di ordinamento del territorio nei paesi ex comunisti, è stata elaborata con l'obiettivo di massimizzare i profitti per le multinazionali statunitensi ed europee.
La corruzione è particolarmente predominante in alcuni settori delle operazioni delle multinazionali all'estero.
Inoltre, le corruzioni effettuate dalle imprese multinazionali hanno quasi sempre effetti pregiudiziali per i paesi che le ricevono. Da una parte riduce la legittimità e la confidenza del governo agli occhi del suo popolo. Nello stesso tempo, rappresentano un travaso di ricchezza a scapito del suo impiego pubblico e nazionale e in beneficio degli interessi stranieri, diminuisce la capacità di manovra delle autorità pubbliche nelle differenti politiche e incrementa il potere di decisione delle compagnie multinazionali.
In fine, crea una cultura della corruzione che assorbe le risorse pubbliche destinate ai servizi sociali e agli investimenti produttivi in beneficio delle fortune individuali.
Questa persistente corruzione delle multinazionali non avrebbe luogo senza la conoscenza dello stato imperiale. Nonostante la legislazione anti-corruzione, la corruzione è endemica e si trasforma in norma nella espansione delle multinazionali che competono fra di loro. Sempre di più, la corruzione viene considerata, da parte delle élite corporative, il lubrificante che mantiene in funzione le ruote della globalizzazione.
Se l'annessione degli ex paesi comunisti ha aperto nuove opportunità alla ri-divisione imperiale del mondo, e il taccheggio dei paesi post- comunisti ha prodotto enormi fonti di accumuli di capitali, l'attuale e crescente corruzione è diventata il meccanismo mediante il quale capitali rivali competono per il dominio mondiale. La costruzione dell'impero economico non si può intendere solamente come il risultato del funzionamento delle forze del mercato, perché le transazioni sul mercato sono precedute dalla corruzione politica, e quindi sono accompagnate dall'influenza politica e culminano in un nuovo allineamento politico del potere. Una rete di imprese multinazionali copre il mondo e crea insiemi politici ed economici attraverso leader politici corrotti, costituendo così la base degli imperi economici contemporanei.
Il processo generale di costruzione imperiale è iniziato con la privatizzazione della proprietà pubblica e delle sue risorse, banche e imprese produttive. Questo insieme nella sua totalità si basa sulla corruzione politica in ognuno dei suoi livelli, in tutti e ognuno dei Paesi, incluso gli stati imperiali.
I laburisti inglesi, i democratico-cristiani tedeschi, i comunisti cinesi, i funzionari del Partito del Lavoro del Brasile, i democratici e i repubblicani degli Stati Uniti, provengono apparentemente da tradizioni ideologiche differenti; ciò nonostante, tutti sono implicati nell'espansione a lungo termine delle multinazionali mediante la corruzione.
Nonostante i mercati lavorativi rigidi, i grandi profitti, la produttività crescente e la crescita economica, il livello di vita dei lavoratori dei paesi occidentali continua a ridursi, contro quanto affermato dalla teoria economica classica.
La corruzione corporativa fa parte integrante della costruzione dell'impero in forma di investimenti esteri, acquisizioni e penetrazione del mercato. L'Accordo anti-corruzione della OCDE, che è entrato in vigore nel 1999, non ha avuto nessun effetto. Praticamente più della metà delle imprese multinazionali assicurano di ignorare totalmente la legislazione anti-corruzione all'estero (Financial Times 9.10.2006, p.15).
02 febbraio 2007
Agricoltura naturale: intervista a Manikis

L’ultimo progetto in ordine di tempo ospitato dall’azienda è stata la realizzazione della prima coltivazione di riso di montagna Rebecca*, proveniente dal Brasile. La coltivazione è stata avviata lo scorso maggio con l’aiuto dell’esperto greco di agricoltura naturale Panos Manikis - conosciuto ed apprezzato a livello europeo anche per essere stato uno dei primi allievi di Masanobu Fukuoka, il celebre fitopatologo giapponese pioniere dell’agricoltura naturale, autore de La rivoluzione del filo di paglia, un testo che ha ispirato un’intera generazione, stimolando una nuova concezione della pratica agricola. Abbiamo approfittato della presenza di Panos in Italia per una lunga chiacchierata sulla sua esperienza di “agricoltore naturale” e sulla pratica di “seminare” le palline d’argilla per rimboschire le aree desertificate .
Come e quando hai incontrato l’agricoltura naturale?
E’ iniziato tutto 25 anni fa. Sembrerà strano, ma debbo ringraziare una grave malattia che mi ha costretto a cambiare radicalmente vita. Sono guarito grazie all’alimentazione naturale, facendo l’esperienza diretta di come sia possibile vivere in piena salute purché vi sia armonia con la natura. Un discorso che ovviamente vale non solo per l’uomo, ma anche per le piante e gli animali. In quegli anni è stato per me fondamentale la lettura de La rivoluzione del filo di paglia** di Masanobu Fukuoka, un giapponese che 70 anni fa, dopo aver lavorato a lungo come fitopatologo nell’ambiente dell’agricoltura convenzionale, ha avuto una metanoia, una illuminazione come dicono in oriente, tracciando le basi dell’agricoltura naturale intesa più che come metodo colturale, come vero e proprio cammino spirituale. Dopo aver letto il libro, sono andato in Giappone con un biglietto di sola andata, per lavorare insieme a Fukuoka, un uomo fuori dal comune che ha dedicato l’intera sua esistenza a ricreare quello che io chiamo il “paradiso” in terra.
Quanti ettari coltivi e cosa produci?
Tornato in Grecia dal Giappone, ho deciso di fare il contadino. Così ho acquistato un terreno coltivato per 40 anni secondo i criteri dell’agricoltura convenzionale. Per due anni ho evitato qualsiasi tipo di intervento, in questo modo sono arrivato a quello che io chiamo “punto zero”, cioè la ricostruzione dell’equilibrio ecologico. A distanza di 16 anni, quel pezzo di terra si è trasformato in un piccolo paradiso dove ortaggi, cereali, piante di sovescio, alberi di frutta ed essenze forestali crescono insieme in armonia. Quando c’è questa armonia non c’è nessun bisogno di lavorare il terreno, né di usare concimi chimici o diserbanti; non c’è bisogno di effettuare trattamenti chimici per risolvere i problemi delle malattie e degli attacchi parassitari. Oggi, nel mio frutteto si trovano più di cento varietà differenti, le piante conservano la loro forma naturale ed io non devo effettuare la potatura perché quando una pianta ha una forma naturale riceve la luce e l’aria in modo uniforme e in questo modo non si sviluppano le malattie. In Grecia c’è un proverbio che dice “la casa che vede il sole, non vede il medico”. Penso che la stessa cosa accada anche in agricoltura.
Fare a meno della potatura non crea problemi nella raccoltà?
In genere, quando un albero conserva la sua forma naturale, si sviluppa molto in altezza e questo può rappresentare un problema per la raccolta, ma questo non mi preoccupa. Una volta che un albero ha dato 100 chili di ciliegie, lasciarne sui rami 10 per gli uccelli fa parte del ciclo naturale. Nel mio orto coltivo mediamente 15 varietà diverse di ortaggi che crescono sotto gli alberi senza nessun particolare intervento da parte mia. Mi limito a riseminare ogni tre-quattro anni. In questo modo riesco ad avere una produzione di ortaggi, molto buoni di gusto e privi di qualsiasi rischio per la salute. La mia frutta e verdura è priva di difetti. Non c’è bisogno di nessun lavoro di selezione, è sufficiente preparare le cassette e spedirle. Non è necessario nessun altro tipo di lavoro. Non utilizzo nessuna tecnologia. Vendo i miei prodotti a prezzi standard, un euro e mezzo per tutta la frutta, senza differenza tra i vari tipi, né tra le varietà precoci rispetto a quelle tardive. Per me è importante che i prezzi di vendita della frutta e verdura siano molto bassi, perché credo che la salute sia un diritto di tutti e non solo dei più fortunati.
Puoi spiegare meglio su cosa si basa l’agricoltura naturale?
Come ho appena detto non è soltanto un metodo di coltivazione, ma uno stile di vita, un cammino spirituale che ognuno può percorrere a suo modo. E’ insieme filosofia, spiritualità e scienza. Più concretamente, l’agricoltura naturale si basa su cinque principi: non lavorare la terra, non usare concimi chimici o composti preparati, non usare pesticidi, non usare diserbanti, non potare.
Prima hai parlato di paradiso in terra…
Sì, quello che volevo dire è che oggi l’uomo soffre, soffre mentalmente ed anche fisicamente. Questa sofferenza nasce dalla separatezza. L’uomo oggi è vive profondamente separato dalla Natura e l’unico modo per risolvere tutti i suoi problemi è rimettere al centro della sua vita la Natura. Leggendo un altro libro di Fukuoka: La Rivoluzione di Dio, Uomo e Natura, ho capito che non basta acquistare un pezzo di terreno, creare in proprio una piccola Utopia e lì vivere felici. Non si può vivere felici in un’isola e disinteressarsi del resto del pianeta. Ecco perché Fukuoka si è sempre operato per rinverdire le aree desertificate, perché è necessario ricreare il paradiso in questa terra. E così, seguendo il suo esempio, dal 1993, insieme ad altre persone, do il mio contributo al miglioramento del pianeta, seminando palline d’argilla al cui interno sono situati dei semi.
Può dirci qualcosa di più sulla pratica di “seminare” le palline d’argilla?
Anche i bambini possono contribuire alla creazione di un piccolo paradiso giocando con queste biglie di argilla, al cui interno sono inseriti semi di ortaggi, alberi da frutta, specie forestali, cereali e piante da sovescio che arricchiscono il terreno e creano fertilità. Una parte di questi semi sono raccolti direttamente dai volontari che partecipano all’azione, ma chiunque mangi pesche, ciliegie, albicocche, qualsiasi tipo di frutta, può lasciarne asciugare i semi ed offrirli alla gente che semina sulle montagne. Ogni anno, a settembre, ci incontriamo in Grecia per diffondere questi semi nelle aree desertificate e sulle montagne spoglie con l’aiuto di volontari, molti dei quali provenienti anche dall’estero, Le palline vengono preparare con la betoniera o manualmente e seminate prima che cominci la stagione delle piogge, quindi in autunno (settembre-ottobre) e primavera (marzo-aprile). Il nostro lavoro si limita a diffondere le palline d’argilla, ci penso la Natura a fare il resto. Con le piogge, alcuni semi germogliano altri no, alcune piante muoiono altre sopravvivono e piano piano comincia a cambiare la vegetazione del luogo. Le palline sono realizzate con la stessa argilla utilizzata per le tegole o i mattoni, ad essa si possono aggiungere anche altri materiali come cotone o segatura, per creare palline più resistenti e leggere. Apparentemente non c’è niente di scientifico nel nostro lavoro. Non si tratta di usare la mente per scegliere con oculatezza i semi, ci limitiamo a raccogliere tutte le varietà presenti in natura, preparare le palline e seminarle.
E quali sono i risultati concreti?
Nel 1998, sulle pendici di una montagna nei pressi di Atene dove era scoppiato un grande incendio, abbiamo effettuato una grande semina, alla quale ha partecipato anche Fukuoka. Dopo quattro mesi, la montagna era piena di piante e fiori. In poco tempo si era ricreata una foresta seminando solo palline, senza irrigare, né zappare e senza ricorre a particolari tecnologie. Il problema più grande che dobbiamo affrontare quando seminiamo sulle montagne della Grecia o di altri paesi del mediterraneo è quello di proteggere le piantine appena nate dagli animali selvatici e dal bestiame portato al pascolo. Questo perché la gente è indifferente e sembra non capire che se la Natura muore, anche l’uomo muore; se la Natura s’impoverisce, anche l’uomo diventa più povero. Quando invece la Natura è ricca, anche l’uomo diventa più ricco. Quando si comprenderà questa semplice legge, tutto cambierà. Con questo non voglio dire che il problema è cambiare il mondo. Bisogna innanzitutto cambiare se stessi. Bisogna cambiare mentalità e capire che servire la Natura, vuol dire servire la nostra Madre e servire la nostra Madre vuol dire servire l’umanità.
E questo non è un lavoro che si può fare da soli, né in tre o quattro persone che vanno su un cucuzzolo e si mettono a disseminare le palline d’argilla. seminano sulle montagne; tutta le gente può seminare, tutta la gente può raccogliere questi semi ed offrirli alla Natura, che può fare il resto del lavoro.
Qual è la differenza tra agricoltura naturale e convenzionale?
La principale differenza rispetto all’agricoltura convenzionale e alla stessa agricoltura biologica è che l’agricoltura naturale parte da una visione olistica, globale. Fertilità del suolo, erosione, irrigazione, attacchi parassitari e malattie delle piante vengono considerati nella loro globalità, non separatamente. Per l’agricoltura naturale, la maggior parte dei problemi legati alla coltivazione delle piante possono essere risolti consociando varietà diverse. Più varietà di piante ci sono nel terreno, tanto più il terreno diventa fertile. Più varietà di piante e di animali ci sono, tanto maggiore sarà l’armonia, l’equilibrio ecologico. Quando c’è quest’armonia, non occorre effettuare trattamenti chimici e la stessa fertilità del terreno si accresce ogni anno spontaneamente.
Secondo te, l’agricoltura naturale può risolvere il problema della fame nel mondo?
Attualmente Fukuoka sta sperimentando la coltivazione in successione di due cereali. Viene prima seminato il cereale invernale (orzo, segale, grano o avena) e poi, due settimane prima della raccolta, si semina nello stesso campo il riso. In questo modo si riescono ad ottenere 6 tonnellate di cereale invernale e da 10 a 12 tonnellate di riso a ettaro. Tutto questo “giocando” con le palline di argilla, senza trattori, aratri, falci o altri strumenti. Fukuoka ha selezionato varietà di riso che possono dare da 250 fino a 400 chicchi; questo vuol dire che la resa può essere due volte quella ottenuta attualmente con l’agricoltura convenzionale.
Qual è lo scopo di questo tour in Italia?
Non sono qui solo per parlare di agricoltura naturale. Sono molto preoccupato per la grave emergenza ambientale e per il fatto che noi tentiamo di risolvere i nostri problemi usando la stessa mente che poi li ha creati. Einstein era solito dire che la mente che crea i problemi non può risolverli. Abbiamo bisogno di una nuova vitalità, di un nuovo approccio solistico, in grado di mettere insieme le conoscenze di filosofia, spiritualità e scienza. C’è un criterio molto semplice per capire veramente se tutto questo sviluppo, tutto questo progresso, ha un senso. Ognuno si deve chiedere: “C’è gioia nella mia vita?”. Per me la vera gioia, la vera bontà, la vera bellezza, esistono solo in Natura. Il ritorno alla Natura è l’unica strada che l’uomo dovrebbe seguire. Per secoli abbiamo devastato il pianeta, ora abbiamo il dovere nei confronti dei nostri figli e nipoti di salvaguardare la Terra. Per fare questo c’è bisogno della conoscenza intuitiva dei bambini e di quella delle donne, perché è proprio la saggezza della donna che oggi manca.
Qual è il tuo progetto di vita?
Il mio obiettivo principale non è quello di mettere su una fattoria naturale, per crearmi un piccolo paradiso privato. Il mio più grande desiderio è quello di provare, insieme ad altre persone, a rinverdire le aree desertiche e le montagne spoglie della Grecia, dell’Italia e di altri paesi mediterranei. Questo perché sono convinto, come sostiene Fukuoka, che: “La pioggia non cade dal cielo, ma sale dal suolo. Non è l’evaporazione dell’acqua dai fiumi, dai laghi o dal mare a creare le nuvole, ma sono le foglie delle piante. Quanto più foglie ci sono e quanto più grandi sono gli alberi, tanta più pioggia ci sarà”.
* In realtà si tratta di una varietà di riso, ancora senza nome, arrivata in Italia il 5 maggio 2005, lo stesso giorno nasceva mia nipote Rebecca, da qui il nome dato alla varietà.
Barbara Garofoli
29 gennaio 2007
Un accattone in moschea

ANKARA - Brutta figura per il presidente della Banca Mondiale, l'americano Paul Wolfowitz. Domenica, durante la sua visita in Turchia, ha vissuto dei momenti imbarazzanti prima di varcare la soglia della famosa moschea Selimiye a Edirne. Appena tolte le scarpe (un rituale che simboleggia la volontà di lasciare all'esterno ogni impurità) ecco venire alla luce i buchi appena creatisi nei calzini grigi di Wolfowitz. A riportare la notizia l'emittente turca Ntv che ha seguito passo passo il presidente della Banca Mondiale durante il suo viaggio ufficiale in Turchia. E la stampa del paese, ha riproposto la foto dando grande risalto alla notizia dei calzini bucati. Il commento sarcastico del quotidiano «Hürriyet»: "Il capo dei soldi ha buchi nelle calze".
PRESTITO DI 150 EURO - Non solo la visita in moschea ha avuto attimi spiacevoli per Wolfowitz: durante un tour privato in un bazar Paul Wolfowitz ha notato due braccialetti in argento da acquistare. Quando, frugando nei pantaloni, si è accorto di non avere abbastanza soldi con sè per poter pagare i gioielli, si è fatto prestare la somma dalle sue guardie del corpo. Il costo dei braccialetti era di circa 150 euro. Wolfofitz è conosciuto prevalentemente per essere stato, nel lustro passato, uno degli architetti della politica estera dell'amministrazione di George W. Bush e dell'attacco all'Iraq.
Fonte: Corsera.it
27 gennaio 2007
Salvatore Giuliano: verità celata ...dallo stato amico

A fine 2003, l'amministrazione americana ha tolto il "vincolo" del segreto militare, ai fascicoli dell'OSS relativi alle attività in Italia nell'immediato dopo guerra.
E c'è di che restare agghiacciati.
L'OSS (Office of Strategic Services), costituito nel 1942, era il servizio segreto dello zio Sam durante la seconda guerra mondiale, e diventò CIA (Central Intelligence Agency) nel 1947.
In pratica era l'organizzazione che si occupava di eseguire tutti i "lavori sporchi" in giro per il mondo.
Apprendiamo, dunque, da quei fascicoli resi pubblici, che il principe Junio Valerio Borghese ed i "ragazzi" della sua X Mas, furono salvati al nord Italia proprio degli americani, che li inviarono in Sicilia, per combattere il ...... comunismo nascente.
Sono riuscito a spiegarmi?
Mentre le truppe americane combattevano insieme ai sovietici contro le armate naziste (eravamo agli inizi del 1945), i comandi militari statunitensi decidevano di "salvare" la X Mas (che stava combattendo a fianco dei fascisti e dei nazisti al nord Italia) e la inviavano "sotto copertura" (significa: in segreto) in Sicilia, per combattere il comunismo che si stava impadronendo delle "menti" delle classe lavoratrici.
Mi direte: in guerra, tutto è ammesso, anche combattere "in segreto" contro i propri alleati, mentre "ufficialmente", si combatte al loro fianco.
E sia; diamola per buona.
L'OSS, dunque, aveva l'incarico di "stroncare" sul nascere le aspirazioni del nascente partito comunista italiano e, per farlo, non esitò ad impiegare un manipolo di fascisti duri e puri, che furono "riciclati e riutilizzati" nella guerriglia politica di quegli anni.
Nel frattempo che il principe Junio Valerio Borghese si organizzava per il nuovo incarico (si trattava di uccidere civili e militari di qualsiasi estrazione sociale), l'OSS reclutava anche Salvatore Giuliano e la sua banda che, dalle colline di Montelepre, spadroneggiava fino a Palermo, terrorizzando i resti delle forze d'ordine dell'intera Sicilia occidentale.
Giuliano riceveva dall'America armi, denari e ..... gloria (non erano poche le giornaliste che desideravano intervistarlo, per avere l'occasione di ......scoparselo), mentre il principe Borghese agiva nel cono d'ombra del grande bandito, senza che nessuno (salvo Scelba, Andreotti e Tambroni) sapesse delle sue gesta.
E si arrivò così all'1 Maggio 1947, festa del lavoro, che da quelle parti, in Sicilia, si festeggiava a Portella delle ginestre.
Il fronte popolare aveva vinto le ultime elezioni e, quindi, si temeva un'avanzata incontenibile dei comunisti e dei loro alleati.
Bisognava fermarli ad ogni costo; anche al prezzo di molte vite innocenti.
A Salvatore Giuliano ed a Gaspare Pisciotta fu affidato il compito di spaventare quei "proletari", durante quella festa popolare: dovevano sparare in aria, forse ferire qualcuno, in modo che quelli, sotto il fuoco dei banditi, si togliessero dalla testa quelle idee di "uguaglianza".
Giuliano non avrebbe mai sparato sulla sua gente, sul suo stesso sangue, per uccidere; sicché, quando la folla si raccolse nella piana sottostante, diede l'ordine di sparare a titolo dimostrativo, per evocare l'antica paura dei siciliani onesti, e farla riapparire più crudele che mai, in quell'alito di vento che spirava dal mare.
E spararono; i banditi, spararono in aria; qualcuno mirò alle gambe, altri non aprirono neanche il fuoco.
E poi Giuliano impallidì, sotto di lui quei lavoratori con le bandiere rosse si accasciavano al suolo: cadevano come gente colpita da fuoco cattivo, proiettili che vogliono uccidere.
E poi il sangue, Dio quanto sangue colava giù da quella collina.
"Picciotti, chi minchia stati facennu?" urlò Giuliano ai suoi. E quelli lo guardarono increduli e spaventati.
"Turi, non stamu sparannu" si difese Pisciotta, che non riusciva a togliersi dagli occhi quelle immagini di poveri contadini che cadevano nel proprio sangue.
"........ Eh allura cu spara ......??"
"Allora chi sta sparando?" chiese Giuliano e, in quel momento, capì di essere stato "usato".
Giuliano fu ucciso da Pisciotta qualche tempo dopo e, Pisciotta fu ucciso da un caffé avvelenato in carcere, dopo che aveva minacciato di "cantare".
Agli italiani fu raccontato che, il feroce bandito Salvatore Giuliano, dopo avere fatto strage di poveri contadini, era stato ucciso dai carabinieri, e gli italiani, come al solito, si accontentarono di quella menzogna.
Nel 2003, finalmente, si è saputa la verità: sulle colline di Portella delle ginestre, a sparare pallottole assassine, c'era la X Mas di Junio Valerio Borghese.
L'OSS gli aveva affidato il compito di "fermare con le armi l'avanzata comunista" e loro, da uomini d'onore e di fede, avevano obbedito, uccidendo a sangue freddo 15 innocenti e ferendone almeno altrettanti.
Fu l'inizio di una lunga serie di stragi commissionate in America dalla CIA (figlia di quell'OSS) che da li in poi, attraverso Piazza Fontana, Piazza della Loggia e Piazza della stazione a Bologna, insanguinò l'Italia.
E agli italiani, come al solito, si è raccontato che ad uccidere è stato qualcun altro; un altro bandito Giuliano.
26 gennaio 2007
Tempesta magnetica

Gli scienziati dell'Istituto di magnetismo terrestre hanno reso noto che nel corso di questo fine settimana la Terra verra' influenzata da una potente tempesta magnetica, provocata martedi' scorso da uno scarico di energia da parte del Sole, il piu' potente nel corso degli ultimi 30 anni e dal volume superiore di migliaia di volte rispetto ad uno consueto. Gli specialisti hanno definito questo fenomeno un'anomalia.
Attualmente il Sole si trova nella sua fase di attivita' minima, sprovvisto delle cosiddette "macchie nere", cioe' le fonti di emissione elettromagnetica. In una situazione tale non erano ancora state registrati scarichi di energia e, secondo le previsioni degli scienziati, la tempesta magnetica in corso dovrebbe prolungarsi orientativamente sino al 15 dicembre.
A questo proposito i medici avvertono che nel corso della prossima settimana anche le persone sane potranno essere soggette a stati di irascibilita' e nevosismo, con possibili problemi di sonno e calo di concentrazione sul lavoro, mentre alle persone che piu' risentono di questi fenomeni, cioe' a coloro che hanno problemi di pressione e di cuore, i medici consigliano di evitare sovraccarichi e cercare di riposare il piu' possibile.
A causa della tempesta magnetica attualmente in corso, secondo gli specialisti, potranno verificarsi serie intermittenze sulle linee elettriche, cosiccome potranno venir danneggiati sia i gasdotti che gli oleodotti. Ma, e' questa e' la cosa piu' preoccupante, in casi come quello in corso e' generalmente lecito attendersi grossi problemi per cio' che concerne l'operativita' dei satelliti dai quali sulla Terra dipendono molti tipi di comunicazioni.
fonte: pravda23 gennaio 2007
Una piccola introduzione alla Cucina Sanvitese
“Intre ca vive” ( accomodati e bevi un bicchiere di vino) . Così a San Vito, per tradizione, accoglievamo chi appariva sulla porta di casa. Se poi, la famiglia era riunita a desinare, veniva creato un posto a tavola per l’ospite, con un cordialissimo, ma fermo “Favorisce! Magne ‘ghe nu! (Favorisci ! Mangia con noi!). E a tavola , davanti a scodelle fumanti e al boccale di rosso gagliardo, si rimaneva a lungo a conversare; nascevano amicizie e comparati, che venivano rinsaldati nel tempo con reciproci inviti “ a magnà” con scambi e con scambi di piatti graditi e di primizie della terra e del mare.
La condivisione del cibo, un rito di connotazione sacrale!
La cucina dei nostri nonni era, in genere, il locale più ampio e più importante della casa, con l’immancabile focolare sempre acceso. Per la cucina passavano gli eventi grandi e piccoli della famiglia e le relazioni sociali.
Vi dominavano le nonne e le mamme.
Con le figlie e le nuore attendevano alla cura dei pasti giornalieri; impastavano la farina per la pizza di “grandinie” (granoturco), per le sagne , per i sacconi, per il pane della settimana; manipolavano i prodotti freschi da conservare ( sott’olio, sott’aceto, essiccati, a bagnomaria , in mancanza di frigo); preparavano, a gara e con il cuore, i loro piatti forti e i dolci rituali, secondo circostanze e ricorrenze (“cellipieni” a canestri per la sposa che doveva volare via dalla casa, “cicerchiata “ a Carnevale, consòlo per lutto, pupe e cavalli, cuori e fiadoni per Pasqua, “sciosci” e crespelle per Natale).
Si faceva tutto in casa, a mano, con la collaborazione di parenti e amiche nei lavori di maggior impegno: fuoco a legna; cotture lente e lunghe; materie prime genuine; prodotti semplici e naturali; sapori netti; odori decisi; fragranze penetranti che sapevano di casa; atmosfera di calda e serena vita familiare; intense e dense emozioni primarie; una cultura che impegnava la memoria tacita della tradizione.
Consuetudini e preferenze alimentari sono ancora vive, per disparati versi, nelle famiglie sancitesi veraci, anche e soprattutto emigrate, come il più autentico presepe della memoria, come distintivo di appartenenza come rifugio rassicurante nell’appiattimento e nel disorientamento della globalizzazione del gusto.
Certo! Gli scenari sono cambiati: le cucine sono raramente “abitabili”.
Vi troviamo complicati apparecchi elettronici per i ritmi veloci della vita odierna e, spesso cibi impacchettati e prodotti di inquietante derivazione genetica.
Restano e troviamo ancora a San Vito, però, le materie prime , gli elementi base, la sostanza dei saporosi e caratteristici piatti della cucina tradizionale, insieme con la calda ospitalità del tempo passato e con il piacere di grande di condividere i momenti significativi della vita, a tavola, con le persone care. Il passato vive dentro di noi. Basta un indizio per farlo fremere.
E’ la nostra cultura , compendio dei valori appresi con i processi di socializzazione.
Guai se dovesse disperdersi: non troveremmo più il conforto di qualcuno che condivida il nostro modo di essere, di parlare, di mangiare, di rapportarci.
Alberto di Giovanni
16 gennaio 2007
Il terzo segreto di Fatima

Questo segreto doveva essere svelato nel 1960. Infatti si attendeva che lo facesse Lucia ma fu proibito anche a lei per vari motivi di paura. Nonostante il cardinale Ottaviani, la curia non aveva tanto piacere di rivelarlo. Poi, quando fu eletto Papa Giovanni Paolo II, la curia non voleva parlare della crisi dottrinale, per permettere al Papa i viaggi.
E' tramite il mons. Corrado Balducci che possiamo permetterci di leggere questa profezia, confermandola lui stesso in una intervista di Orazio Valenti.
"Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente Messaggio per il mondo intero. Ciò facendo, incontrerai forti resistenze. Ascolta bene e fa' attenzione a quello che ti dico:
Gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche, devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potrebbero commettere. Tu desideri che Io ti dia un segno, affinché ognuno accetti le Mie Parole che dico per mezzo tuo, al genere umano. Hai visto il Prodigio del Sole, e tutti, credenti, miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno veduto. Ora proclama a Mio Nome:
Un grande castigo cadrà sull'intero genere umano, non oggi, né domani, ma nella seconda metà del Secolo XX. Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino, a "La Salette", ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine, e satana regna nei più alti posti, determinando l'andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà ad introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell'umanità. Avrà in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E, se l'umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggior severità che non abbia fatto con il diluvio.
Verrà il tempo dei tempi e la fine di tutte le fini, se l'umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravarsi, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa, verrà il tempo delle Sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle Loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo, aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre mio.
Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del XX secolo. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma s'innalzerà sconvolgendo e tutto affondando. Milioni e Milioni di uomini periranno di ora in ora, coloro che resteranno in vita, invidieranno i morti. Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più, e l'abisso si allarga senza speranza. I buoni periranno assieme ai cattivi, i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli, e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagl'insensati e dai partigiani di satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo, in ultimo, allorquando quelli che sopravviveranno ad ogni evento, saranno ancora in vita, proclameranno nuovamente Iddio e la Sua Gloria, e Lo serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito.
Va, mia piccola, e proclamalo. Io a tal fine, sarò sempre al tuo fianco per aiutarti".
15 gennaio 2007
La guerra di Natale

Agli alti comandi, di entrambe le parti, vennero i brividi. Stava succedendo il disastro: soldati che dichiarano la loro fratellanza e che rifiutano di combattere. I generali, da tutte e due le parti, dichiararono questo pacificarsi spontaneo come tradimento e pertanto conforme alla corte marziale. Entro marzo 1915 il movimento di fraternizzazione era stato sradicato e la macchina di morte rimessa completamente all'opera. Al momento dell'armistizio nel 1918, quindici milioni di persone erano state massacrate.
Poche persone sanno la storia della tregua di Natale. I capi militari non hanno infranto le loro regole per renderla pubblica. Il giorno di Natale del 1988, una cronaca nel Boston Globe accennava che una radio FM locale aveva mandato in onda “Natale nelle trincee,” una ballata sulla tregua di Natale, parecchie volte e c'era stato un effetto stupefacente. A Boston, la canzone era diventata il pezzo più richiesto durante le feste su parecchie stazioni FM. “Ancor più stupefacente del numero di richieste avute è la reazione seguente alla ballata degli ascoltatori che non l'avevano mai sentita prima,” ha detto il conduttore. “Mi telefonavano profondamente commossi, a volte in lacrime, chiedendo, 'Cosa diavolo ho appena ascoltato?'”
Penso di sapere perché gli ascoltatori si erano commossi. La storia della tregua di Natale va contro la maggior parte delle cose che ci hanno insegnato circa la gente. Ci fa dare un'occhiata di un mondo come vorremmo che fosse e dice, “Questo, una volta, è veramente accaduto.” Ci ricorda di quei pensieri che manteniamo celati, fuori della portata della TV e degli articoli di giornale che ci dicono come la vita umana sia insignificante e meschina. È come sentire che i nostri desideri più profondi in verità sono giusti: realmente il mondo potrebbe essere differente.
10 gennaio 2007
Erudizione e cultura

Essere uomo è sapere che non si può capire (F. Pessoa)
Qual è la differenza tra erudizione e cultura? L’erudizione, in senso deteriore, è un sapere inerte, sterile, settoriale. Come osserva correttamente, a mio parere, il proteiforme scrittore portoghese Pessoa, in Maschere e paradossi, “mentre l’erudizione è una questione di quantità, la cultura è una questione di qualità”. La prima resta alla superficie, la seconda approfondisce. “In fondo, la distinzione reale consiste nel fatto che l’erudito non ha immaginazione, a differenza dell’uomo colto”.
Tra gli eruditi annovererei tutti quegli spocchiosi ed insignificanti “scienziati” ed “intellettuali” che, confondendo il pubblico con artifici retorici, sofismi, matrici, equazioni e formule, credono di possedere la conoscenza. Come definire allora quegli studentelli saccenti che, poiché frequentano il secondo anno di un corso di laurea di ingegneria o di chimica o di sociologia, pontificano, proclamando le loro consunte, misere “verità”? Costoro non si sono mai posti alcuni quesiti basilari: quello che sto studiando ha dei veri, saldi fondamenti? Quanto la cultura scientifica è oggettiva? Esiste l’oggettività assoluta? La scienza non è anch’essa una forma di ideologia costruita per perseguire lo scopo del potere e del controllo? Che cos’è una teoria? Che cos’è la realtà e come si può conoscere?
Per gli eruditi indagare significa soltanto aggiungere dati a dati spesso inutili, prescindendo da una visione complessiva, di modo che accumulano nozioni come l’avaro fa con le monete d’oro.
Gli eruditi vivono nella loro torre eburnea: ora operano in laboratori asettici ora compulsano libri polverosi in tetre biblioteche, ma non gettano mai uno sguardo al cielo né ascoltano il sibilo del vento. È come se avessero costruito attorno a loro una barriera che impedisce qualsiasi contatto con il mondo, pieno di contraddizioni e di aporie, ma anche di stimoli; è come se avessero piombato la loro mente in modo da impedire alle idee di librarsi e di ipercomunicare.
D’altronde essi hanno già tutte le risoluzioni, mentre la cultura, più che un complesso di cognizioni non di rado opinabili, è un insieme di ipotesi e di domande, sebbene la persona colta sappia che molte domande, specialmente quelle fondamentali, sono destinate a rimanere senza risposta.
Zret
02 gennaio 2007
Buon 2007: La Felicità

È difficile indugiare su qualcosa che non esiste, come la felicità, ma ci proverò ugualmente. In primo luogo, la distinguerei dalla contentezza che, tenendo conto dell’etimologia, è appagamento, uno stato di soddisfazione di cui possiamo avere esperienza quando siamo solleticati da sensazioni voluttuose. È una condizione che i gaudenti conoscono bene, ma che diventa presto stucchevole.
La felicità è qualcosa di più elevato, di più personale che risiede nel gusto e non nelle cose, come osservava La Rochefoucauld. Purtroppo tale sensazione di benessere e di gratificazione dipende da un concorso ortunato (e fortuito) di fattori molto raro, simile ad un prodigio, ad un miracolo. La felicità non può essere tuttavia assaporata neppure per un istante, se non si prescinde dal tempo che sempre congiura contro di essa, se non ci si immerge in un lago di beata incoscienza, in una sorta di epoché del buon senso e della logica che ci avvertono dell’illusorietà di ogni gioia. Più precari della fiamma di una candela nella tempesta, più mutevoli di una nube, gli istanti di felicità sono astri che rischiarano appena l’oscurità dell’esistenza. Sentiamo comunque che nulla è più lontano dalla felicità del divertimento obbligatorio, mercificato tipico del mondo vacuo e fatuo in cui ci troviamo. Tutto il bric a brac delle feste, delle notti bianche, delle discoteche, dei veglioni di fine anno, con i loro rumorosi e caotici sollazzi sono la perfetta antitesi della felicità, spesso associata alla solitudine, alla contemplazione, alla natura.
Altra cosa, infine, è la serenità, uno stato sublime del tutto incompatibile con la vita imprigionata in una bolla spazio-temporale. La serenità è una beatitudine difficile da concepire, impossibile anche solo da sfiorare. E’ un’estasi, ovverosia letteralmente un'uscita da sé, dal nostro ipertrofico io, per perdersi nel nulla, nel silenzio. È infinitamente distante dalla vita, dall’entropia dei giorni, degli anni, dei secoli.
Per questo saremo sereni, quando e solo se non saremo.
20 dicembre 2006
L'INFLUENZA: come prevenirla

Per decenni abbiamo aderito alla credenza che l’influenza arrivava in inverno a causa del clima più rigido. Ma numerosi studi hanno completamente falsificato una tale teoria, indicando come l’influenza si presenti ai tropici nel loro “inverno, quando è ancora abbastanza caldo (solitamente durante la stagione delle piogge). No, la ragione per cui l’influenza colpisce d’inverno è un’altra. E suggerisce una facile maniera per prevenirla. E non si tratta di farsi vaccinare. Lo sappiamo già che i nostri corpi producono molta meno vitamina D durante l'inverno. Ma è mai possibile che i livelli ridotti di vitamina D in inverno contribuiscano all’influenza?
Le prove sono evidenti. Anni fa, un attento medico generico inglese, R. Edgar Hope-Simpson, ha collegato le epidemie influenzali dell'emisfero nord con il solstizio invernale. Pertanto, l’influenza arriva proprio quando i livelli di vitamina D cominciano a calare. Finora, la medicina convenzionale ha in gran parte ignorato il suo lavoro.
Proprio questo anno, due importanti pubblicazioni mediche hanno pubblicato un report firmato dal Dott. John Cannell, uno psichiatra dello Atascadero State Hospital, California. Si tratta di una struttura di massima sicurezza riservata a criminali infermi di mente. Nel suo resoconto, il Dott. Cannell ha notato che gli altri reparti intorno al suo erano stati soggetti a un violento attacco d’influenza nell'aprile 2005. Ma nessuno dei suoi 32 pazienti ha preso l’influenza, sebbene si fossero anche mischiati con i reclusi infetti degli altri reparti.
Il Dott. Cannell si è interrogato sul perché il suo reparto avesse evitato l’influenza che pur aveva colpito tutti gli altri reparti. Rapidamente ha capito che si trattava delle dosi elevate di vitamina D prescritte a tutti gli uomini sul suo reparto. Aveva riscontrato che i suoi pazienti, come la maggior parte di tutta l’altra gente dei paesi industrializzati, ne avevano un deficit. (Deve essere uno dei pochissimi psichiatri che prestano attenzione alla nutrizione!) I suoi sforzi per rimediare al deficit hanno potenziato il sistema immunitario dei suoi pazienti, proteggendoli completamente dall’influenza.
Perché funziona? La scienza recentemente ha scoperto che la vitamina D stimola i nostri globuli bianchi a produrre una sostanza denominata catelicidina. I ricercatori non hanno ancora studiato questo prodotto chimico sul virus dell’influenza, ma da tempo hanno segnalato che esso attacca un'ampia varietà di agenti patogeni, tra cui funghi, virus, batteri e perfino la tubercolosi.
Così, troviamo che il mio suggerimento di farvi controllare il livello di vitamina D a quest’epoca dell’anno era quanto mai centrato. Ma ora, alla luce di queste nuove informazioni, penso che non sia nemmeno necessario spendere i soldi per sottoporsi agli esami. La vitamina D è poco costosa. E stimola il vostro corpo a produrre quello che potrebbe essere l’antibiotico definitivo! Completamente atossico e che uccide soltanto gli organismi invasori (non le vostre cellule). Dotatevi dell’incredibile protezione della vitamina D. Esponetevi al sole quando potete. Fate semplicemente attenzione a non scottarvi. Se state per lo più all'interno, suggerisco fortemente che aggiungiate vitamina D al vostro regime quotidiano. Raccomando 5.000 IU al giorno. Non vedo controindicazioni a questa dose, particolarmente nei mesi invernali!
Dr. Robert J. Rowen
11 novembre 2006
Il Biologico, triste fine...

Sono stato colto in contropiede. È cominciato lo spot e ho sentito l'arpeggio familiare dell'ukulele nella famosa e famosamente splendida versione di "Over the Rainbow" fatta dallo scomparso cantante hawaiano Israel Kamakawiwòole, e la mia prima reazione è stata un conato di vomito al pensiero che l'ennesima deliziosa, malinconica canzone, l'ennesima tra mille e mille, venisse imputtanata a beneficio dei demoni della pubblicità.
Ma ecco che arriva una raffica di immagini: l'immancabile sequenza con la Mamma Ideale che fa mangiare al suo Figlio Ideale il Cibo Ideale, il tutto immerso nella luce carezzevole del pasto mattutino, con alberelli giulivi che fanno capolino alle finestre della Cucina Ideale, in uno scorcio utopico di un'America Ideale. Una scena davvero surreale, che non è di questo mondo, visto che mancavano almeno tre bottiglie di vino vuote, un pò di biancheria sporca, una bella pila di piatti incrostati, un tubetto pieno di ansiolitici e un giornale che strilla a caratteri cubitali di omicidi, testate nucleari e schiave sessuali coreane.
E poi, ecco. Il logo. L'immagine del prodotto. La suadente voce fuori campo. Era lo spot per un articolo nuovo di zecca: Kellogg's Organic Rice Krispies [i Rice Krispies Biologici Kellogg's]. Oh, e le braccia ti capitombolano.
Se le pronunci ad alta voce, le parole ti si raggrumano nella strozza, ti imbavagliano. I Rice Krispies Biologici Kellogg's, con in cima alla scatola la scritta BIOLOGICI a caratteri cubitali, rampanti di una felicità serena e posticcia, portatori di immagini fittizie di salute e natura, e della protezione del vostro Bimbo Ideale contro i milioni di veleni appiccicaticci e la nefasta monnezza rigurgitata da quelle ipertrofiche megacorporation del tipo... Bè, del tipo Kellogg's.
I Rice Krispies Biologici Kellogg's. Come dire "Barrette Dietetiche Loockheed Martin" oppure "Acqua Oligominerale Exxon". Auto-mortificazione, ma non certo in senso buono.
È stato in quel momento che l'ho udito. L'uggiolio lamentoso, il singulto e il gemito e il piagnucolio, come di un albero che si spara alla chioma. La campana a morto che accompagna l'estremo respiro del "vero" biologico.
Perché è così, non c'è più. Il biologico è morto. Le corporation se ne sono apertamente impossessate, il Ministero dell'Agricoltura ne ha indebolito la definizione fino alla consunzione, la Whole Foods [grande catena di negozi di cibo organico, 3,87 miliardi di dollari di profitti nel 2004, ndt] lo ha reso chic e popolare e redditizio, e ne ha anche leso l'integrità come nessun altro, spingendo per forza di cose nell'ombra le piccole produzioni locali e ogni idea di sostenibilità, a favore di un'assurda crescita commerciale. E infine questo.
La conoscete? La conoscete la definizione, quella vera? Perché è questo che "biologico" avrebbe dovuto significare, una volta: produzione locale, sostenibile, etica, senza intermediari, priva di ormoni e pesticidi. Ma la stragrande maggioranza dei prodotti biologici che hanno invaso il mercato si è appropriata solo di quest'ultimo aspetto (a volte a malapena), giusto quello che basta a soddisfare le patetiche linee guida del Ministero. Ah, il governo. Non c'è niente che vi faccia venire un maggior desiderio di darvi una mattonata sul cranio.
Un esempio: lo yogurt biologico di Stonyfield Farm. Comer fa notare BusinessWeek, questa roba non viene prodotta in una idilliaca fattoria come quella che si vede nell'etichetta, ma piuttosto in un gigantesco impianto industriale. I camion portano il latte da tutta una serie di fornitori, ed è possibile che ben presto comincino a importare alcuni degli ingredienti biologici - disidratati, in polvere - dalla Nuova Zelanda, per venire incontro alla domanda interna, distribuendoli per tutto il paese tramite compagnie di trasporto su gomma altamente inquinanti.
È questa la cruda realtà, il vero prezzo del biologico "mainstream". È evidente che non ci sono abbastanza fattorie locali piccole ed ecologicamente sostenibili per produrre abbastanza materiale da rifornire tutta la nazione dei Wal-Mart. Si sono fatti enormi compromessi. E questi compromessi significano che ormai del biologico quel che rimane è un guscio vuoto.
"Biologico", secondo un Ministero dell'Agricoltura pappa e ciccia coi lobbisti, non indica un cibo prodotto con attività sostenibili (cioè non distruttive per l'ambiente). Non indica la produzione locale. Non indica un trattamento etico degli animali. Non indica nemmeno che le ditte che lo producono debbano essere appena un pò più eque, o degne di fiducia, o socialmente responsabili. Ora significa soltanto niente pesticidi, niente fertilizzanti di sintesi, niente OGM.
È sufficiente tutto questo? In fondo, il fatto che grandi industrie come la Kellog's e la General Mills, per non parlare dei terrificanti mega-discount tipo Wal-Mart, si siano buttati sul biologico, si tradurrà certamente in un'enorme diminuzione di additivi chimici nella dieta degli Statunitensi, centinaia o addirittura (alla lunga) migliaia di quintali di pesticidi e ormoni e fertilizzanti tolti dall'intera catena alimentare. Benefici del genere non possono essere sottostimati: è una gran cosa davvero. Ma c'è un intoppo, e bello grosso. Ormai migliaia di prodotti si proclamano biologici, ma molti di essi si limitano a sostituire gli additivi chimici e i pesticidi con una pletora di processi industriali altrettanto inquinanti e deleteri che neutralizzano qualsiasi eventuale beneficio per la salute, prima di tutto l'incremento di trasporti e consegne a livello globale che il "biologico industriale" richiede, che introduce nell'ambiente tante di quelle sostanze chimiche da controbilanciare quelle inutilizzate a livello di coltivazione.
(A proposito di questo, se volete leggere un bel libro sulla questione delle aziende agricole, i prodotti biologici, i fast food e soprattutto sulla dieta degli americani, leggetevi "The Omnivorès Dilemma" di Michael Pollan. Tratta la faccenda meglio di quanto potrei mai farlo io. È un must per le letture estive, anche se adesso è autunno).
Che dire della Whole Foods? Forse il massimo dell'ambivalenza, una straordinaria società che, singolarmente, ha dato il maggiore contributo alla larga diffusione del biologico, della conoscenza di una sana alimentazione, e del miglioramento degli standard di coltivazione e allevamento in tutto il settore, per non parlare del fare una spesa più piacevole. Ma, nello stesso tempo, anche solo grazie al suo successo e alla sua espansione, la Whole Foods è quella che ha più contribuito ad annacquare il vero significato della parola "biologico".
Mettiamola così. A meno che non facciate la spesa direttamente dal contadino o presso una cooperativa di quasi-hippy, o vi diate davvero da fare e troviate un'azienda agricola a conduzione davvero familiare entro il raggio di cento miglia da casa vostra, e stabiliate un rapporto con loro, cominciando a comprare DAVVERO prodotti locali, la possibilità che il vostro prossimo acquisto "biologico" corrisponda al suo significato originale equivale alla probabilità di imbattersi in un seno naturale su Playboy. E magari è così che dev'essere, per ora.
Il che ci riporta ai Rice Krispies biologici della kellogg's. Industriali fino al midollo, manco per il cavolo coltivati localmente, manco per il cavolo sostenibili, e prodotti dalla stessa ditta che vi intossica i figli coi Pop-Tarts e i Froot Loops e gli Scooby-Doo Berry Bones, una ditta che si preoccupa della salute del pianeta tanto quanto Dick Cheney se ne frega di quella dei fagiani. Ed è ovvio, distribuiscono quella monnezza per tutto il paese, con aerei e camion che bruciano tanto carburante da far gongolare Bush e sogghignare i baroni del petrolio, perché ci dev'essere tanto da ridere, no? Di voi, naturalmente.
Vabbè, ma almeno contribuiscono ad eliminare migliaia di tonnellate di monnezza chimica dalla catena alimentare, no? Quantomeno FANNO FINTA di essere responsabili.
Il problema è che hanno semplicemente sostituito quelle sostanze chimiche con un additivo ancora più tossico: l'ipocrisia.
Bè, voi riuscite a digerirla?
MARK MORFORD
San Francisco Gate
