
L’ultimo progetto in ordine di tempo ospitato dall’azienda è stata la realizzazione della prima coltivazione di riso di montagna Rebecca*, proveniente dal Brasile. La coltivazione è stata avviata lo scorso maggio con l’aiuto dell’esperto greco di agricoltura naturale Panos Manikis - conosciuto ed apprezzato a livello europeo anche per essere stato uno dei primi allievi di Masanobu Fukuoka, il celebre fitopatologo giapponese pioniere dell’agricoltura naturale, autore de La rivoluzione del filo di paglia, un testo che ha ispirato un’intera generazione, stimolando una nuova concezione della pratica agricola. Abbiamo approfittato della presenza di Panos in Italia per una lunga chiacchierata sulla sua esperienza di “agricoltore naturale” e sulla pratica di “seminare” le palline d’argilla per rimboschire le aree desertificate .
Come e quando hai incontrato l’agricoltura naturale?
E’ iniziato tutto 25 anni fa. Sembrerà strano, ma debbo ringraziare una grave malattia che mi ha costretto a cambiare radicalmente vita. Sono guarito grazie all’alimentazione naturale, facendo l’esperienza diretta di come sia possibile vivere in piena salute purché vi sia armonia con la natura. Un discorso che ovviamente vale non solo per l’uomo, ma anche per le piante e gli animali. In quegli anni è stato per me fondamentale la lettura de La rivoluzione del filo di paglia** di Masanobu Fukuoka, un giapponese che 70 anni fa, dopo aver lavorato a lungo come fitopatologo nell’ambiente dell’agricoltura convenzionale, ha avuto una metanoia, una illuminazione come dicono in oriente, tracciando le basi dell’agricoltura naturale intesa più che come metodo colturale, come vero e proprio cammino spirituale. Dopo aver letto il libro, sono andato in Giappone con un biglietto di sola andata, per lavorare insieme a Fukuoka, un uomo fuori dal comune che ha dedicato l’intera sua esistenza a ricreare quello che io chiamo il “paradiso” in terra.
Quanti ettari coltivi e cosa produci?
Tornato in Grecia dal Giappone, ho deciso di fare il contadino. Così ho acquistato un terreno coltivato per 40 anni secondo i criteri dell’agricoltura convenzionale. Per due anni ho evitato qualsiasi tipo di intervento, in questo modo sono arrivato a quello che io chiamo “punto zero”, cioè la ricostruzione dell’equilibrio ecologico. A distanza di 16 anni, quel pezzo di terra si è trasformato in un piccolo paradiso dove ortaggi, cereali, piante di sovescio, alberi di frutta ed essenze forestali crescono insieme in armonia. Quando c’è questa armonia non c’è nessun bisogno di lavorare il terreno, né di usare concimi chimici o diserbanti; non c’è bisogno di effettuare trattamenti chimici per risolvere i problemi delle malattie e degli attacchi parassitari. Oggi, nel mio frutteto si trovano più di cento varietà differenti, le piante conservano la loro forma naturale ed io non devo effettuare la potatura perché quando una pianta ha una forma naturale riceve la luce e l’aria in modo uniforme e in questo modo non si sviluppano le malattie. In Grecia c’è un proverbio che dice “la casa che vede il sole, non vede il medico”. Penso che la stessa cosa accada anche in agricoltura.
Fare a meno della potatura non crea problemi nella raccoltà?
In genere, quando un albero conserva la sua forma naturale, si sviluppa molto in altezza e questo può rappresentare un problema per la raccolta, ma questo non mi preoccupa. Una volta che un albero ha dato 100 chili di ciliegie, lasciarne sui rami 10 per gli uccelli fa parte del ciclo naturale. Nel mio orto coltivo mediamente 15 varietà diverse di ortaggi che crescono sotto gli alberi senza nessun particolare intervento da parte mia. Mi limito a riseminare ogni tre-quattro anni. In questo modo riesco ad avere una produzione di ortaggi, molto buoni di gusto e privi di qualsiasi rischio per la salute. La mia frutta e verdura è priva di difetti. Non c’è bisogno di nessun lavoro di selezione, è sufficiente preparare le cassette e spedirle. Non è necessario nessun altro tipo di lavoro. Non utilizzo nessuna tecnologia. Vendo i miei prodotti a prezzi standard, un euro e mezzo per tutta la frutta, senza differenza tra i vari tipi, né tra le varietà precoci rispetto a quelle tardive. Per me è importante che i prezzi di vendita della frutta e verdura siano molto bassi, perché credo che la salute sia un diritto di tutti e non solo dei più fortunati.
Puoi spiegare meglio su cosa si basa l’agricoltura naturale?
Come ho appena detto non è soltanto un metodo di coltivazione, ma uno stile di vita, un cammino spirituale che ognuno può percorrere a suo modo. E’ insieme filosofia, spiritualità e scienza. Più concretamente, l’agricoltura naturale si basa su cinque principi: non lavorare la terra, non usare concimi chimici o composti preparati, non usare pesticidi, non usare diserbanti, non potare.
Prima hai parlato di paradiso in terra…
Sì, quello che volevo dire è che oggi l’uomo soffre, soffre mentalmente ed anche fisicamente. Questa sofferenza nasce dalla separatezza. L’uomo oggi è vive profondamente separato dalla Natura e l’unico modo per risolvere tutti i suoi problemi è rimettere al centro della sua vita la Natura. Leggendo un altro libro di Fukuoka: La Rivoluzione di Dio, Uomo e Natura, ho capito che non basta acquistare un pezzo di terreno, creare in proprio una piccola Utopia e lì vivere felici. Non si può vivere felici in un’isola e disinteressarsi del resto del pianeta. Ecco perché Fukuoka si è sempre operato per rinverdire le aree desertificate, perché è necessario ricreare il paradiso in questa terra. E così, seguendo il suo esempio, dal 1993, insieme ad altre persone, do il mio contributo al miglioramento del pianeta, seminando palline d’argilla al cui interno sono situati dei semi.
Può dirci qualcosa di più sulla pratica di “seminare” le palline d’argilla?
Anche i bambini possono contribuire alla creazione di un piccolo paradiso giocando con queste biglie di argilla, al cui interno sono inseriti semi di ortaggi, alberi da frutta, specie forestali, cereali e piante da sovescio che arricchiscono il terreno e creano fertilità. Una parte di questi semi sono raccolti direttamente dai volontari che partecipano all’azione, ma chiunque mangi pesche, ciliegie, albicocche, qualsiasi tipo di frutta, può lasciarne asciugare i semi ed offrirli alla gente che semina sulle montagne. Ogni anno, a settembre, ci incontriamo in Grecia per diffondere questi semi nelle aree desertificate e sulle montagne spoglie con l’aiuto di volontari, molti dei quali provenienti anche dall’estero, Le palline vengono preparare con la betoniera o manualmente e seminate prima che cominci la stagione delle piogge, quindi in autunno (settembre-ottobre) e primavera (marzo-aprile). Il nostro lavoro si limita a diffondere le palline d’argilla, ci penso la Natura a fare il resto. Con le piogge, alcuni semi germogliano altri no, alcune piante muoiono altre sopravvivono e piano piano comincia a cambiare la vegetazione del luogo. Le palline sono realizzate con la stessa argilla utilizzata per le tegole o i mattoni, ad essa si possono aggiungere anche altri materiali come cotone o segatura, per creare palline più resistenti e leggere. Apparentemente non c’è niente di scientifico nel nostro lavoro. Non si tratta di usare la mente per scegliere con oculatezza i semi, ci limitiamo a raccogliere tutte le varietà presenti in natura, preparare le palline e seminarle.
E quali sono i risultati concreti?
Nel 1998, sulle pendici di una montagna nei pressi di Atene dove era scoppiato un grande incendio, abbiamo effettuato una grande semina, alla quale ha partecipato anche Fukuoka. Dopo quattro mesi, la montagna era piena di piante e fiori. In poco tempo si era ricreata una foresta seminando solo palline, senza irrigare, né zappare e senza ricorre a particolari tecnologie. Il problema più grande che dobbiamo affrontare quando seminiamo sulle montagne della Grecia o di altri paesi del mediterraneo è quello di proteggere le piantine appena nate dagli animali selvatici e dal bestiame portato al pascolo. Questo perché la gente è indifferente e sembra non capire che se la Natura muore, anche l’uomo muore; se la Natura s’impoverisce, anche l’uomo diventa più povero. Quando invece la Natura è ricca, anche l’uomo diventa più ricco. Quando si comprenderà questa semplice legge, tutto cambierà. Con questo non voglio dire che il problema è cambiare il mondo. Bisogna innanzitutto cambiare se stessi. Bisogna cambiare mentalità e capire che servire la Natura, vuol dire servire la nostra Madre e servire la nostra Madre vuol dire servire l’umanità.
E questo non è un lavoro che si può fare da soli, né in tre o quattro persone che vanno su un cucuzzolo e si mettono a disseminare le palline d’argilla. seminano sulle montagne; tutta le gente può seminare, tutta la gente può raccogliere questi semi ed offrirli alla Natura, che può fare il resto del lavoro.
Qual è la differenza tra agricoltura naturale e convenzionale?
La principale differenza rispetto all’agricoltura convenzionale e alla stessa agricoltura biologica è che l’agricoltura naturale parte da una visione olistica, globale. Fertilità del suolo, erosione, irrigazione, attacchi parassitari e malattie delle piante vengono considerati nella loro globalità, non separatamente. Per l’agricoltura naturale, la maggior parte dei problemi legati alla coltivazione delle piante possono essere risolti consociando varietà diverse. Più varietà di piante ci sono nel terreno, tanto più il terreno diventa fertile. Più varietà di piante e di animali ci sono, tanto maggiore sarà l’armonia, l’equilibrio ecologico. Quando c’è quest’armonia, non occorre effettuare trattamenti chimici e la stessa fertilità del terreno si accresce ogni anno spontaneamente.
Secondo te, l’agricoltura naturale può risolvere il problema della fame nel mondo?
Attualmente Fukuoka sta sperimentando la coltivazione in successione di due cereali. Viene prima seminato il cereale invernale (orzo, segale, grano o avena) e poi, due settimane prima della raccolta, si semina nello stesso campo il riso. In questo modo si riescono ad ottenere 6 tonnellate di cereale invernale e da 10 a 12 tonnellate di riso a ettaro. Tutto questo “giocando” con le palline di argilla, senza trattori, aratri, falci o altri strumenti. Fukuoka ha selezionato varietà di riso che possono dare da 250 fino a 400 chicchi; questo vuol dire che la resa può essere due volte quella ottenuta attualmente con l’agricoltura convenzionale.
Qual è lo scopo di questo tour in Italia?
Non sono qui solo per parlare di agricoltura naturale. Sono molto preoccupato per la grave emergenza ambientale e per il fatto che noi tentiamo di risolvere i nostri problemi usando la stessa mente che poi li ha creati. Einstein era solito dire che la mente che crea i problemi non può risolverli. Abbiamo bisogno di una nuova vitalità, di un nuovo approccio solistico, in grado di mettere insieme le conoscenze di filosofia, spiritualità e scienza. C’è un criterio molto semplice per capire veramente se tutto questo sviluppo, tutto questo progresso, ha un senso. Ognuno si deve chiedere: “C’è gioia nella mia vita?”. Per me la vera gioia, la vera bontà, la vera bellezza, esistono solo in Natura. Il ritorno alla Natura è l’unica strada che l’uomo dovrebbe seguire. Per secoli abbiamo devastato il pianeta, ora abbiamo il dovere nei confronti dei nostri figli e nipoti di salvaguardare la Terra. Per fare questo c’è bisogno della conoscenza intuitiva dei bambini e di quella delle donne, perché è proprio la saggezza della donna che oggi manca.
Qual è il tuo progetto di vita?
Il mio obiettivo principale non è quello di mettere su una fattoria naturale, per crearmi un piccolo paradiso privato. Il mio più grande desiderio è quello di provare, insieme ad altre persone, a rinverdire le aree desertiche e le montagne spoglie della Grecia, dell’Italia e di altri paesi mediterranei. Questo perché sono convinto, come sostiene Fukuoka, che: “La pioggia non cade dal cielo, ma sale dal suolo. Non è l’evaporazione dell’acqua dai fiumi, dai laghi o dal mare a creare le nuvole, ma sono le foglie delle piante. Quanto più foglie ci sono e quanto più grandi sono gli alberi, tanta più pioggia ci sarà”.
* In realtà si tratta di una varietà di riso, ancora senza nome, arrivata in Italia il 5 maggio 2005, lo stesso giorno nasceva mia nipote Rebecca, da qui il nome dato alla varietà.
Barbara Garofoli
02 febbraio 2007
Agricoltura naturale: intervista a Manikis
29 gennaio 2007
Un accattone in moschea

ANKARA - Brutta figura per il presidente della Banca Mondiale, l'americano Paul Wolfowitz. Domenica, durante la sua visita in Turchia, ha vissuto dei momenti imbarazzanti prima di varcare la soglia della famosa moschea Selimiye a Edirne. Appena tolte le scarpe (un rituale che simboleggia la volontà di lasciare all'esterno ogni impurità) ecco venire alla luce i buchi appena creatisi nei calzini grigi di Wolfowitz. A riportare la notizia l'emittente turca Ntv che ha seguito passo passo il presidente della Banca Mondiale durante il suo viaggio ufficiale in Turchia. E la stampa del paese, ha riproposto la foto dando grande risalto alla notizia dei calzini bucati. Il commento sarcastico del quotidiano «Hürriyet»: "Il capo dei soldi ha buchi nelle calze".
PRESTITO DI 150 EURO - Non solo la visita in moschea ha avuto attimi spiacevoli per Wolfowitz: durante un tour privato in un bazar Paul Wolfowitz ha notato due braccialetti in argento da acquistare. Quando, frugando nei pantaloni, si è accorto di non avere abbastanza soldi con sè per poter pagare i gioielli, si è fatto prestare la somma dalle sue guardie del corpo. Il costo dei braccialetti era di circa 150 euro. Wolfofitz è conosciuto prevalentemente per essere stato, nel lustro passato, uno degli architetti della politica estera dell'amministrazione di George W. Bush e dell'attacco all'Iraq.
Fonte: Corsera.it
27 gennaio 2007
Salvatore Giuliano: verità celata ...dallo stato amico

A fine 2003, l'amministrazione americana ha tolto il "vincolo" del segreto militare, ai fascicoli dell'OSS relativi alle attività in Italia nell'immediato dopo guerra.
E c'è di che restare agghiacciati.
L'OSS (Office of Strategic Services), costituito nel 1942, era il servizio segreto dello zio Sam durante la seconda guerra mondiale, e diventò CIA (Central Intelligence Agency) nel 1947.
In pratica era l'organizzazione che si occupava di eseguire tutti i "lavori sporchi" in giro per il mondo.
Apprendiamo, dunque, da quei fascicoli resi pubblici, che il principe Junio Valerio Borghese ed i "ragazzi" della sua X Mas, furono salvati al nord Italia proprio degli americani, che li inviarono in Sicilia, per combattere il ...... comunismo nascente.
Sono riuscito a spiegarmi?
Mentre le truppe americane combattevano insieme ai sovietici contro le armate naziste (eravamo agli inizi del 1945), i comandi militari statunitensi decidevano di "salvare" la X Mas (che stava combattendo a fianco dei fascisti e dei nazisti al nord Italia) e la inviavano "sotto copertura" (significa: in segreto) in Sicilia, per combattere il comunismo che si stava impadronendo delle "menti" delle classe lavoratrici.
Mi direte: in guerra, tutto è ammesso, anche combattere "in segreto" contro i propri alleati, mentre "ufficialmente", si combatte al loro fianco.
E sia; diamola per buona.
L'OSS, dunque, aveva l'incarico di "stroncare" sul nascere le aspirazioni del nascente partito comunista italiano e, per farlo, non esitò ad impiegare un manipolo di fascisti duri e puri, che furono "riciclati e riutilizzati" nella guerriglia politica di quegli anni.
Nel frattempo che il principe Junio Valerio Borghese si organizzava per il nuovo incarico (si trattava di uccidere civili e militari di qualsiasi estrazione sociale), l'OSS reclutava anche Salvatore Giuliano e la sua banda che, dalle colline di Montelepre, spadroneggiava fino a Palermo, terrorizzando i resti delle forze d'ordine dell'intera Sicilia occidentale.
Giuliano riceveva dall'America armi, denari e ..... gloria (non erano poche le giornaliste che desideravano intervistarlo, per avere l'occasione di ......scoparselo), mentre il principe Borghese agiva nel cono d'ombra del grande bandito, senza che nessuno (salvo Scelba, Andreotti e Tambroni) sapesse delle sue gesta.
E si arrivò così all'1 Maggio 1947, festa del lavoro, che da quelle parti, in Sicilia, si festeggiava a Portella delle ginestre.
Il fronte popolare aveva vinto le ultime elezioni e, quindi, si temeva un'avanzata incontenibile dei comunisti e dei loro alleati.
Bisognava fermarli ad ogni costo; anche al prezzo di molte vite innocenti.
A Salvatore Giuliano ed a Gaspare Pisciotta fu affidato il compito di spaventare quei "proletari", durante quella festa popolare: dovevano sparare in aria, forse ferire qualcuno, in modo che quelli, sotto il fuoco dei banditi, si togliessero dalla testa quelle idee di "uguaglianza".
Giuliano non avrebbe mai sparato sulla sua gente, sul suo stesso sangue, per uccidere; sicché, quando la folla si raccolse nella piana sottostante, diede l'ordine di sparare a titolo dimostrativo, per evocare l'antica paura dei siciliani onesti, e farla riapparire più crudele che mai, in quell'alito di vento che spirava dal mare.
E spararono; i banditi, spararono in aria; qualcuno mirò alle gambe, altri non aprirono neanche il fuoco.
E poi Giuliano impallidì, sotto di lui quei lavoratori con le bandiere rosse si accasciavano al suolo: cadevano come gente colpita da fuoco cattivo, proiettili che vogliono uccidere.
E poi il sangue, Dio quanto sangue colava giù da quella collina.
"Picciotti, chi minchia stati facennu?" urlò Giuliano ai suoi. E quelli lo guardarono increduli e spaventati.
"Turi, non stamu sparannu" si difese Pisciotta, che non riusciva a togliersi dagli occhi quelle immagini di poveri contadini che cadevano nel proprio sangue.
"........ Eh allura cu spara ......??"
"Allora chi sta sparando?" chiese Giuliano e, in quel momento, capì di essere stato "usato".
Giuliano fu ucciso da Pisciotta qualche tempo dopo e, Pisciotta fu ucciso da un caffé avvelenato in carcere, dopo che aveva minacciato di "cantare".
Agli italiani fu raccontato che, il feroce bandito Salvatore Giuliano, dopo avere fatto strage di poveri contadini, era stato ucciso dai carabinieri, e gli italiani, come al solito, si accontentarono di quella menzogna.
Nel 2003, finalmente, si è saputa la verità: sulle colline di Portella delle ginestre, a sparare pallottole assassine, c'era la X Mas di Junio Valerio Borghese.
L'OSS gli aveva affidato il compito di "fermare con le armi l'avanzata comunista" e loro, da uomini d'onore e di fede, avevano obbedito, uccidendo a sangue freddo 15 innocenti e ferendone almeno altrettanti.
Fu l'inizio di una lunga serie di stragi commissionate in America dalla CIA (figlia di quell'OSS) che da li in poi, attraverso Piazza Fontana, Piazza della Loggia e Piazza della stazione a Bologna, insanguinò l'Italia.
E agli italiani, come al solito, si è raccontato che ad uccidere è stato qualcun altro; un altro bandito Giuliano.
26 gennaio 2007
Tempesta magnetica

Gli scienziati dell'Istituto di magnetismo terrestre hanno reso noto che nel corso di questo fine settimana la Terra verra' influenzata da una potente tempesta magnetica, provocata martedi' scorso da uno scarico di energia da parte del Sole, il piu' potente nel corso degli ultimi 30 anni e dal volume superiore di migliaia di volte rispetto ad uno consueto. Gli specialisti hanno definito questo fenomeno un'anomalia.
Attualmente il Sole si trova nella sua fase di attivita' minima, sprovvisto delle cosiddette "macchie nere", cioe' le fonti di emissione elettromagnetica. In una situazione tale non erano ancora state registrati scarichi di energia e, secondo le previsioni degli scienziati, la tempesta magnetica in corso dovrebbe prolungarsi orientativamente sino al 15 dicembre.
A questo proposito i medici avvertono che nel corso della prossima settimana anche le persone sane potranno essere soggette a stati di irascibilita' e nevosismo, con possibili problemi di sonno e calo di concentrazione sul lavoro, mentre alle persone che piu' risentono di questi fenomeni, cioe' a coloro che hanno problemi di pressione e di cuore, i medici consigliano di evitare sovraccarichi e cercare di riposare il piu' possibile.
A causa della tempesta magnetica attualmente in corso, secondo gli specialisti, potranno verificarsi serie intermittenze sulle linee elettriche, cosiccome potranno venir danneggiati sia i gasdotti che gli oleodotti. Ma, e' questa e' la cosa piu' preoccupante, in casi come quello in corso e' generalmente lecito attendersi grossi problemi per cio' che concerne l'operativita' dei satelliti dai quali sulla Terra dipendono molti tipi di comunicazioni.
fonte: pravda23 gennaio 2007
Una piccola introduzione alla Cucina Sanvitese
“Intre ca vive” ( accomodati e bevi un bicchiere di vino) . Così a San Vito, per tradizione, accoglievamo chi appariva sulla porta di casa. Se poi, la famiglia era riunita a desinare, veniva creato un posto a tavola per l’ospite, con un cordialissimo, ma fermo “Favorisce! Magne ‘ghe nu! (Favorisci ! Mangia con noi!). E a tavola , davanti a scodelle fumanti e al boccale di rosso gagliardo, si rimaneva a lungo a conversare; nascevano amicizie e comparati, che venivano rinsaldati nel tempo con reciproci inviti “ a magnà” con scambi e con scambi di piatti graditi e di primizie della terra e del mare.
La condivisione del cibo, un rito di connotazione sacrale!
La cucina dei nostri nonni era, in genere, il locale più ampio e più importante della casa, con l’immancabile focolare sempre acceso. Per la cucina passavano gli eventi grandi e piccoli della famiglia e le relazioni sociali.
Vi dominavano le nonne e le mamme.
Con le figlie e le nuore attendevano alla cura dei pasti giornalieri; impastavano la farina per la pizza di “grandinie” (granoturco), per le sagne , per i sacconi, per il pane della settimana; manipolavano i prodotti freschi da conservare ( sott’olio, sott’aceto, essiccati, a bagnomaria , in mancanza di frigo); preparavano, a gara e con il cuore, i loro piatti forti e i dolci rituali, secondo circostanze e ricorrenze (“cellipieni” a canestri per la sposa che doveva volare via dalla casa, “cicerchiata “ a Carnevale, consòlo per lutto, pupe e cavalli, cuori e fiadoni per Pasqua, “sciosci” e crespelle per Natale).
Si faceva tutto in casa, a mano, con la collaborazione di parenti e amiche nei lavori di maggior impegno: fuoco a legna; cotture lente e lunghe; materie prime genuine; prodotti semplici e naturali; sapori netti; odori decisi; fragranze penetranti che sapevano di casa; atmosfera di calda e serena vita familiare; intense e dense emozioni primarie; una cultura che impegnava la memoria tacita della tradizione.
Consuetudini e preferenze alimentari sono ancora vive, per disparati versi, nelle famiglie sancitesi veraci, anche e soprattutto emigrate, come il più autentico presepe della memoria, come distintivo di appartenenza come rifugio rassicurante nell’appiattimento e nel disorientamento della globalizzazione del gusto.
Certo! Gli scenari sono cambiati: le cucine sono raramente “abitabili”.
Vi troviamo complicati apparecchi elettronici per i ritmi veloci della vita odierna e, spesso cibi impacchettati e prodotti di inquietante derivazione genetica.
Restano e troviamo ancora a San Vito, però, le materie prime , gli elementi base, la sostanza dei saporosi e caratteristici piatti della cucina tradizionale, insieme con la calda ospitalità del tempo passato e con il piacere di grande di condividere i momenti significativi della vita, a tavola, con le persone care. Il passato vive dentro di noi. Basta un indizio per farlo fremere.
E’ la nostra cultura , compendio dei valori appresi con i processi di socializzazione.
Guai se dovesse disperdersi: non troveremmo più il conforto di qualcuno che condivida il nostro modo di essere, di parlare, di mangiare, di rapportarci.
Alberto di Giovanni
16 gennaio 2007
Il terzo segreto di Fatima

Questo segreto doveva essere svelato nel 1960. Infatti si attendeva che lo facesse Lucia ma fu proibito anche a lei per vari motivi di paura. Nonostante il cardinale Ottaviani, la curia non aveva tanto piacere di rivelarlo. Poi, quando fu eletto Papa Giovanni Paolo II, la curia non voleva parlare della crisi dottrinale, per permettere al Papa i viaggi.
E' tramite il mons. Corrado Balducci che possiamo permetterci di leggere questa profezia, confermandola lui stesso in una intervista di Orazio Valenti.
"Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente Messaggio per il mondo intero. Ciò facendo, incontrerai forti resistenze. Ascolta bene e fa' attenzione a quello che ti dico:
Gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche, devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potrebbero commettere. Tu desideri che Io ti dia un segno, affinché ognuno accetti le Mie Parole che dico per mezzo tuo, al genere umano. Hai visto il Prodigio del Sole, e tutti, credenti, miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno veduto. Ora proclama a Mio Nome:
Un grande castigo cadrà sull'intero genere umano, non oggi, né domani, ma nella seconda metà del Secolo XX. Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino, a "La Salette", ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine, e satana regna nei più alti posti, determinando l'andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà ad introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell'umanità. Avrà in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E, se l'umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggior severità che non abbia fatto con il diluvio.
Verrà il tempo dei tempi e la fine di tutte le fini, se l'umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravarsi, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa, verrà il tempo delle Sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle Loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo, aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre mio.
Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del XX secolo. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma s'innalzerà sconvolgendo e tutto affondando. Milioni e Milioni di uomini periranno di ora in ora, coloro che resteranno in vita, invidieranno i morti. Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più, e l'abisso si allarga senza speranza. I buoni periranno assieme ai cattivi, i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli, e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagl'insensati e dai partigiani di satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo, in ultimo, allorquando quelli che sopravviveranno ad ogni evento, saranno ancora in vita, proclameranno nuovamente Iddio e la Sua Gloria, e Lo serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito.
Va, mia piccola, e proclamalo. Io a tal fine, sarò sempre al tuo fianco per aiutarti".
15 gennaio 2007
La guerra di Natale

Agli alti comandi, di entrambe le parti, vennero i brividi. Stava succedendo il disastro: soldati che dichiarano la loro fratellanza e che rifiutano di combattere. I generali, da tutte e due le parti, dichiararono questo pacificarsi spontaneo come tradimento e pertanto conforme alla corte marziale. Entro marzo 1915 il movimento di fraternizzazione era stato sradicato e la macchina di morte rimessa completamente all'opera. Al momento dell'armistizio nel 1918, quindici milioni di persone erano state massacrate.
Poche persone sanno la storia della tregua di Natale. I capi militari non hanno infranto le loro regole per renderla pubblica. Il giorno di Natale del 1988, una cronaca nel Boston Globe accennava che una radio FM locale aveva mandato in onda “Natale nelle trincee,” una ballata sulla tregua di Natale, parecchie volte e c'era stato un effetto stupefacente. A Boston, la canzone era diventata il pezzo più richiesto durante le feste su parecchie stazioni FM. “Ancor più stupefacente del numero di richieste avute è la reazione seguente alla ballata degli ascoltatori che non l'avevano mai sentita prima,” ha detto il conduttore. “Mi telefonavano profondamente commossi, a volte in lacrime, chiedendo, 'Cosa diavolo ho appena ascoltato?'”
Penso di sapere perché gli ascoltatori si erano commossi. La storia della tregua di Natale va contro la maggior parte delle cose che ci hanno insegnato circa la gente. Ci fa dare un'occhiata di un mondo come vorremmo che fosse e dice, “Questo, una volta, è veramente accaduto.” Ci ricorda di quei pensieri che manteniamo celati, fuori della portata della TV e degli articoli di giornale che ci dicono come la vita umana sia insignificante e meschina. È come sentire che i nostri desideri più profondi in verità sono giusti: realmente il mondo potrebbe essere differente.
10 gennaio 2007
Erudizione e cultura

Essere uomo è sapere che non si può capire (F. Pessoa)
Qual è la differenza tra erudizione e cultura? L’erudizione, in senso deteriore, è un sapere inerte, sterile, settoriale. Come osserva correttamente, a mio parere, il proteiforme scrittore portoghese Pessoa, in Maschere e paradossi, “mentre l’erudizione è una questione di quantità, la cultura è una questione di qualità”. La prima resta alla superficie, la seconda approfondisce. “In fondo, la distinzione reale consiste nel fatto che l’erudito non ha immaginazione, a differenza dell’uomo colto”.
Tra gli eruditi annovererei tutti quegli spocchiosi ed insignificanti “scienziati” ed “intellettuali” che, confondendo il pubblico con artifici retorici, sofismi, matrici, equazioni e formule, credono di possedere la conoscenza. Come definire allora quegli studentelli saccenti che, poiché frequentano il secondo anno di un corso di laurea di ingegneria o di chimica o di sociologia, pontificano, proclamando le loro consunte, misere “verità”? Costoro non si sono mai posti alcuni quesiti basilari: quello che sto studiando ha dei veri, saldi fondamenti? Quanto la cultura scientifica è oggettiva? Esiste l’oggettività assoluta? La scienza non è anch’essa una forma di ideologia costruita per perseguire lo scopo del potere e del controllo? Che cos’è una teoria? Che cos’è la realtà e come si può conoscere?
Per gli eruditi indagare significa soltanto aggiungere dati a dati spesso inutili, prescindendo da una visione complessiva, di modo che accumulano nozioni come l’avaro fa con le monete d’oro.
Gli eruditi vivono nella loro torre eburnea: ora operano in laboratori asettici ora compulsano libri polverosi in tetre biblioteche, ma non gettano mai uno sguardo al cielo né ascoltano il sibilo del vento. È come se avessero costruito attorno a loro una barriera che impedisce qualsiasi contatto con il mondo, pieno di contraddizioni e di aporie, ma anche di stimoli; è come se avessero piombato la loro mente in modo da impedire alle idee di librarsi e di ipercomunicare.
D’altronde essi hanno già tutte le risoluzioni, mentre la cultura, più che un complesso di cognizioni non di rado opinabili, è un insieme di ipotesi e di domande, sebbene la persona colta sappia che molte domande, specialmente quelle fondamentali, sono destinate a rimanere senza risposta.
Zret
02 gennaio 2007
Buon 2007: La Felicità

È difficile indugiare su qualcosa che non esiste, come la felicità, ma ci proverò ugualmente. In primo luogo, la distinguerei dalla contentezza che, tenendo conto dell’etimologia, è appagamento, uno stato di soddisfazione di cui possiamo avere esperienza quando siamo solleticati da sensazioni voluttuose. È una condizione che i gaudenti conoscono bene, ma che diventa presto stucchevole.
La felicità è qualcosa di più elevato, di più personale che risiede nel gusto e non nelle cose, come osservava La Rochefoucauld. Purtroppo tale sensazione di benessere e di gratificazione dipende da un concorso ortunato (e fortuito) di fattori molto raro, simile ad un prodigio, ad un miracolo. La felicità non può essere tuttavia assaporata neppure per un istante, se non si prescinde dal tempo che sempre congiura contro di essa, se non ci si immerge in un lago di beata incoscienza, in una sorta di epoché del buon senso e della logica che ci avvertono dell’illusorietà di ogni gioia. Più precari della fiamma di una candela nella tempesta, più mutevoli di una nube, gli istanti di felicità sono astri che rischiarano appena l’oscurità dell’esistenza. Sentiamo comunque che nulla è più lontano dalla felicità del divertimento obbligatorio, mercificato tipico del mondo vacuo e fatuo in cui ci troviamo. Tutto il bric a brac delle feste, delle notti bianche, delle discoteche, dei veglioni di fine anno, con i loro rumorosi e caotici sollazzi sono la perfetta antitesi della felicità, spesso associata alla solitudine, alla contemplazione, alla natura.
Altra cosa, infine, è la serenità, uno stato sublime del tutto incompatibile con la vita imprigionata in una bolla spazio-temporale. La serenità è una beatitudine difficile da concepire, impossibile anche solo da sfiorare. E’ un’estasi, ovverosia letteralmente un'uscita da sé, dal nostro ipertrofico io, per perdersi nel nulla, nel silenzio. È infinitamente distante dalla vita, dall’entropia dei giorni, degli anni, dei secoli.
Per questo saremo sereni, quando e solo se non saremo.
20 dicembre 2006
L'INFLUENZA: come prevenirla

Per decenni abbiamo aderito alla credenza che l’influenza arrivava in inverno a causa del clima più rigido. Ma numerosi studi hanno completamente falsificato una tale teoria, indicando come l’influenza si presenti ai tropici nel loro “inverno, quando è ancora abbastanza caldo (solitamente durante la stagione delle piogge). No, la ragione per cui l’influenza colpisce d’inverno è un’altra. E suggerisce una facile maniera per prevenirla. E non si tratta di farsi vaccinare. Lo sappiamo già che i nostri corpi producono molta meno vitamina D durante l'inverno. Ma è mai possibile che i livelli ridotti di vitamina D in inverno contribuiscano all’influenza?
Le prove sono evidenti. Anni fa, un attento medico generico inglese, R. Edgar Hope-Simpson, ha collegato le epidemie influenzali dell'emisfero nord con il solstizio invernale. Pertanto, l’influenza arriva proprio quando i livelli di vitamina D cominciano a calare. Finora, la medicina convenzionale ha in gran parte ignorato il suo lavoro.
Proprio questo anno, due importanti pubblicazioni mediche hanno pubblicato un report firmato dal Dott. John Cannell, uno psichiatra dello Atascadero State Hospital, California. Si tratta di una struttura di massima sicurezza riservata a criminali infermi di mente. Nel suo resoconto, il Dott. Cannell ha notato che gli altri reparti intorno al suo erano stati soggetti a un violento attacco d’influenza nell'aprile 2005. Ma nessuno dei suoi 32 pazienti ha preso l’influenza, sebbene si fossero anche mischiati con i reclusi infetti degli altri reparti.
Il Dott. Cannell si è interrogato sul perché il suo reparto avesse evitato l’influenza che pur aveva colpito tutti gli altri reparti. Rapidamente ha capito che si trattava delle dosi elevate di vitamina D prescritte a tutti gli uomini sul suo reparto. Aveva riscontrato che i suoi pazienti, come la maggior parte di tutta l’altra gente dei paesi industrializzati, ne avevano un deficit. (Deve essere uno dei pochissimi psichiatri che prestano attenzione alla nutrizione!) I suoi sforzi per rimediare al deficit hanno potenziato il sistema immunitario dei suoi pazienti, proteggendoli completamente dall’influenza.
Perché funziona? La scienza recentemente ha scoperto che la vitamina D stimola i nostri globuli bianchi a produrre una sostanza denominata catelicidina. I ricercatori non hanno ancora studiato questo prodotto chimico sul virus dell’influenza, ma da tempo hanno segnalato che esso attacca un'ampia varietà di agenti patogeni, tra cui funghi, virus, batteri e perfino la tubercolosi.
Così, troviamo che il mio suggerimento di farvi controllare il livello di vitamina D a quest’epoca dell’anno era quanto mai centrato. Ma ora, alla luce di queste nuove informazioni, penso che non sia nemmeno necessario spendere i soldi per sottoporsi agli esami. La vitamina D è poco costosa. E stimola il vostro corpo a produrre quello che potrebbe essere l’antibiotico definitivo! Completamente atossico e che uccide soltanto gli organismi invasori (non le vostre cellule). Dotatevi dell’incredibile protezione della vitamina D. Esponetevi al sole quando potete. Fate semplicemente attenzione a non scottarvi. Se state per lo più all'interno, suggerisco fortemente che aggiungiate vitamina D al vostro regime quotidiano. Raccomando 5.000 IU al giorno. Non vedo controindicazioni a questa dose, particolarmente nei mesi invernali!
Dr. Robert J. Rowen
11 novembre 2006
Il Biologico, triste fine...

Sono stato colto in contropiede. È cominciato lo spot e ho sentito l'arpeggio familiare dell'ukulele nella famosa e famosamente splendida versione di "Over the Rainbow" fatta dallo scomparso cantante hawaiano Israel Kamakawiwòole, e la mia prima reazione è stata un conato di vomito al pensiero che l'ennesima deliziosa, malinconica canzone, l'ennesima tra mille e mille, venisse imputtanata a beneficio dei demoni della pubblicità.
Ma ecco che arriva una raffica di immagini: l'immancabile sequenza con la Mamma Ideale che fa mangiare al suo Figlio Ideale il Cibo Ideale, il tutto immerso nella luce carezzevole del pasto mattutino, con alberelli giulivi che fanno capolino alle finestre della Cucina Ideale, in uno scorcio utopico di un'America Ideale. Una scena davvero surreale, che non è di questo mondo, visto che mancavano almeno tre bottiglie di vino vuote, un pò di biancheria sporca, una bella pila di piatti incrostati, un tubetto pieno di ansiolitici e un giornale che strilla a caratteri cubitali di omicidi, testate nucleari e schiave sessuali coreane.
E poi, ecco. Il logo. L'immagine del prodotto. La suadente voce fuori campo. Era lo spot per un articolo nuovo di zecca: Kellogg's Organic Rice Krispies [i Rice Krispies Biologici Kellogg's]. Oh, e le braccia ti capitombolano.
Se le pronunci ad alta voce, le parole ti si raggrumano nella strozza, ti imbavagliano. I Rice Krispies Biologici Kellogg's, con in cima alla scatola la scritta BIOLOGICI a caratteri cubitali, rampanti di una felicità serena e posticcia, portatori di immagini fittizie di salute e natura, e della protezione del vostro Bimbo Ideale contro i milioni di veleni appiccicaticci e la nefasta monnezza rigurgitata da quelle ipertrofiche megacorporation del tipo... Bè, del tipo Kellogg's.
I Rice Krispies Biologici Kellogg's. Come dire "Barrette Dietetiche Loockheed Martin" oppure "Acqua Oligominerale Exxon". Auto-mortificazione, ma non certo in senso buono.
È stato in quel momento che l'ho udito. L'uggiolio lamentoso, il singulto e il gemito e il piagnucolio, come di un albero che si spara alla chioma. La campana a morto che accompagna l'estremo respiro del "vero" biologico.
Perché è così, non c'è più. Il biologico è morto. Le corporation se ne sono apertamente impossessate, il Ministero dell'Agricoltura ne ha indebolito la definizione fino alla consunzione, la Whole Foods [grande catena di negozi di cibo organico, 3,87 miliardi di dollari di profitti nel 2004, ndt] lo ha reso chic e popolare e redditizio, e ne ha anche leso l'integrità come nessun altro, spingendo per forza di cose nell'ombra le piccole produzioni locali e ogni idea di sostenibilità, a favore di un'assurda crescita commerciale. E infine questo.
La conoscete? La conoscete la definizione, quella vera? Perché è questo che "biologico" avrebbe dovuto significare, una volta: produzione locale, sostenibile, etica, senza intermediari, priva di ormoni e pesticidi. Ma la stragrande maggioranza dei prodotti biologici che hanno invaso il mercato si è appropriata solo di quest'ultimo aspetto (a volte a malapena), giusto quello che basta a soddisfare le patetiche linee guida del Ministero. Ah, il governo. Non c'è niente che vi faccia venire un maggior desiderio di darvi una mattonata sul cranio.
Un esempio: lo yogurt biologico di Stonyfield Farm. Comer fa notare BusinessWeek, questa roba non viene prodotta in una idilliaca fattoria come quella che si vede nell'etichetta, ma piuttosto in un gigantesco impianto industriale. I camion portano il latte da tutta una serie di fornitori, ed è possibile che ben presto comincino a importare alcuni degli ingredienti biologici - disidratati, in polvere - dalla Nuova Zelanda, per venire incontro alla domanda interna, distribuendoli per tutto il paese tramite compagnie di trasporto su gomma altamente inquinanti.
È questa la cruda realtà, il vero prezzo del biologico "mainstream". È evidente che non ci sono abbastanza fattorie locali piccole ed ecologicamente sostenibili per produrre abbastanza materiale da rifornire tutta la nazione dei Wal-Mart. Si sono fatti enormi compromessi. E questi compromessi significano che ormai del biologico quel che rimane è un guscio vuoto.
"Biologico", secondo un Ministero dell'Agricoltura pappa e ciccia coi lobbisti, non indica un cibo prodotto con attività sostenibili (cioè non distruttive per l'ambiente). Non indica la produzione locale. Non indica un trattamento etico degli animali. Non indica nemmeno che le ditte che lo producono debbano essere appena un pò più eque, o degne di fiducia, o socialmente responsabili. Ora significa soltanto niente pesticidi, niente fertilizzanti di sintesi, niente OGM.
È sufficiente tutto questo? In fondo, il fatto che grandi industrie come la Kellog's e la General Mills, per non parlare dei terrificanti mega-discount tipo Wal-Mart, si siano buttati sul biologico, si tradurrà certamente in un'enorme diminuzione di additivi chimici nella dieta degli Statunitensi, centinaia o addirittura (alla lunga) migliaia di quintali di pesticidi e ormoni e fertilizzanti tolti dall'intera catena alimentare. Benefici del genere non possono essere sottostimati: è una gran cosa davvero. Ma c'è un intoppo, e bello grosso. Ormai migliaia di prodotti si proclamano biologici, ma molti di essi si limitano a sostituire gli additivi chimici e i pesticidi con una pletora di processi industriali altrettanto inquinanti e deleteri che neutralizzano qualsiasi eventuale beneficio per la salute, prima di tutto l'incremento di trasporti e consegne a livello globale che il "biologico industriale" richiede, che introduce nell'ambiente tante di quelle sostanze chimiche da controbilanciare quelle inutilizzate a livello di coltivazione.
(A proposito di questo, se volete leggere un bel libro sulla questione delle aziende agricole, i prodotti biologici, i fast food e soprattutto sulla dieta degli americani, leggetevi "The Omnivorès Dilemma" di Michael Pollan. Tratta la faccenda meglio di quanto potrei mai farlo io. È un must per le letture estive, anche se adesso è autunno).
Che dire della Whole Foods? Forse il massimo dell'ambivalenza, una straordinaria società che, singolarmente, ha dato il maggiore contributo alla larga diffusione del biologico, della conoscenza di una sana alimentazione, e del miglioramento degli standard di coltivazione e allevamento in tutto il settore, per non parlare del fare una spesa più piacevole. Ma, nello stesso tempo, anche solo grazie al suo successo e alla sua espansione, la Whole Foods è quella che ha più contribuito ad annacquare il vero significato della parola "biologico".
Mettiamola così. A meno che non facciate la spesa direttamente dal contadino o presso una cooperativa di quasi-hippy, o vi diate davvero da fare e troviate un'azienda agricola a conduzione davvero familiare entro il raggio di cento miglia da casa vostra, e stabiliate un rapporto con loro, cominciando a comprare DAVVERO prodotti locali, la possibilità che il vostro prossimo acquisto "biologico" corrisponda al suo significato originale equivale alla probabilità di imbattersi in un seno naturale su Playboy. E magari è così che dev'essere, per ora.
Il che ci riporta ai Rice Krispies biologici della kellogg's. Industriali fino al midollo, manco per il cavolo coltivati localmente, manco per il cavolo sostenibili, e prodotti dalla stessa ditta che vi intossica i figli coi Pop-Tarts e i Froot Loops e gli Scooby-Doo Berry Bones, una ditta che si preoccupa della salute del pianeta tanto quanto Dick Cheney se ne frega di quella dei fagiani. Ed è ovvio, distribuiscono quella monnezza per tutto il paese, con aerei e camion che bruciano tanto carburante da far gongolare Bush e sogghignare i baroni del petrolio, perché ci dev'essere tanto da ridere, no? Di voi, naturalmente.
Vabbè, ma almeno contribuiscono ad eliminare migliaia di tonnellate di monnezza chimica dalla catena alimentare, no? Quantomeno FANNO FINTA di essere responsabili.
Il problema è che hanno semplicemente sostituito quelle sostanze chimiche con un additivo ancora più tossico: l'ipocrisia.
Bè, voi riuscite a digerirla?
MARK MORFORD
San Francisco Gate
22 ottobre 2006
S. Vito: Il Cantico del Signore delle Onde

Nell'occasione della inaugurazione del Trabocco di Rinaldo Veri il 30 luglio il prof. Alberto Di Giovanni ha creato e letto una considerazione poetica.
IL TRABOCCO SIGNORE DELLE ONDE( trabocco rules the whaves).
A Punta Tufano, nel cuore della Costa dei trabocchi, sulle "vestigia degli antichi padri" rinasce il TRABOCCO RULES THE WHAVES), per la passione e la cura di Rinaldo veri, erede diretto e custode della tradizione e della civiltà terramaricola della Gente di vallevò di Rocca S. Giovanni.
Un luogo dell'anima che rinvia ad un mondo reale e fantastico insieme;
che parla di faticose e ingegnose soluzioni nell'affrontare la realtà e la vita;
che racconta magici totem e di eventi esistenziali che si perdono nel tempo;
che incanta con la sua aura poetica e con il suo soffio epico non decifrabile a pieno.
Un groviglio di esperienze, di conoscenze, di scoperte, di fede e di speranza, di mente e di cuore.
Testimonianza viva dell'eterna tensione esplorativa dell'uomo-Ulisse.
Simbolo eloquente della precarietà esistenziale umana,
in guardinga simbiosi con una Natura che non è possibile dominare e possedere definitivamente.
Rimane sempre vivo ed intenso il fascino del Trabocco.
Si erge fiero con la sua maestosa fragilità;
dispiega e gode la sua LIBERTA', nel coraggio di una sfida che non ignora il rischio della tempesta e della sconfitta.
Ti prende, ti sorprende ti esalta, ti sbigottisce, rende con scioccante immediatezza il senso della finitezza e dell'orgoglio dell'uomo che agita la fiaccola di Prometeo.
Domani il sole si leverà ancora sul mare!/?
E' agitato dai flutti, ma non fa tempesta
(FLUCTUAT, NEC MERGITUR!).
Aggiungiamo poi che oltre ad essere un poeta, il Di Giovanni è il Carmelo Bene sanvitese.
Chi era presente all'inaugurazione ha assistito ad un evento che il Signore delle Onde non pensava di aspirare.
Servirà come augurio,
come la speranza che le cose migliori vengano migliorate SEMPRE.
20 ottobre 2006
Uomini veri: Francesco Giuffrida

In questo Paese chi fa il proprio dovere passa per un fanatico e rischia di pagarla cara. Tale è lo spirito dei tempi. Ho già scritto di Francesco Giuffrida, il dirigente della Banca d’Italia che svolse un incarico di consulenza per la procura della Repubblica di Palermo nell’ambito del processo Dell’Utri. Giuffrida verificò tra l’altro che una parte ingente degli iniziali capitali berlusconiani (circa 250 milioni di euro in valuta attuale) è di origine misteriosa, cioé non documentata e si suppone mafiosa. In tal modo ha contribuito alla condanna a nove anni per mafia del principale collaboratore dell’ex presidente del Consiglio. Imperdonabile.
E infatti Francesco Giuffrida, che più di recente si è occupato dei traffici finanziari di Roberto Calvi, in merito alla cui morte è stata riaperta un’inchiesta, è sotto processo a Palermo, citato in giudizio dalla Fininvest, che gli chiede i “danni morali” per la sua “negligenza”. Tutto questo in concomitanza con l’avvio del processo d’appello al medesimo Dell’Utri.
Il metodo è sempre lo stesso: intimidire, vendicarsi, delegittimare. Punirne uno, il più “fanatico”, per educarne cento. Ho ricevuto questo appello, firmato da un amico di Giuffrida. Lo pubblico qui sotto e invito a diffonderlo, per far sentire la nostra solidarietà a una persona con la schiena dritta.
“Desidero rivolgermi a te direttamente e personalmente, non ricorrendo questa volta al consueto invio multiplo, per un appello di solidarietà che mi sta molto a cuore, e che riguarda una persona che è un mio caro amico da sempre, Francesco Giuffrida. Nella stessa forma, diretta e personale, invierò questo messaggio a tutte le persone che so essere sensibili al tema dell’integrità e del coraggio civile. Per chi non lo ricorda, dirò che Francesco Giuffrida è il coraggioso dirigente della Banca d’Italia (Vice-direttore a Palermo) che su richiesta e incarico della Procura della Repubblica di Palermo ha condotto una accurata e scrupolosa perizia tecnica sui flussi di capitali diretti alla Fininvest, per il processo a Marcello Dell’Utri.
Per questo suo lavoro Francesco dovrà comparire in giudizio il 12 ottobre, citato dalla Fininvest per presunti danni morali. La citazione è arrivata alla vigilia del processo d’appello per Dell’Utri, e in corrispondenza con un altro incarico attribuito, sempre a Francesco, questa volta dalla Procura di Roma, che evidentemente lo ritiene un tecnico assai affidabile, per indagare sui movimenti di capitali legati alla vicenda di Roberto Calvi. “Sembra una minaccia, un modo per zittirlo e intimorirlo al processo”, ha dichiarato in giugno un magistrato al giornalista del Corriere Cavallaro. Non solo: la citazione comporta il concreto rischio che tutta la sua attività di esperto, e le perizie che gli sono state affidate, vengano delegittimate.
Francesco Giuffrida dovrà andare a difendersi di fronte ad un uomo che è stato condannato per mafia, solo per aver fatto il suo lavoro e per averlo fatto bene, e dovrà farlo da solo, visto che nemmeno la Banca d’Italia, ovviamente a conoscenza della sua collaborazione con il tribunale, si è mossa per un‘azione di sostegno, o per tutelarlo in sede di giudizio. Perchè questo appello? per rompere il silenzio e la solitudine che lo circondano (solo Felice Cavallaro ha scritto un articolo sul Corriere, e un altro è uscito sulla Repubblica, entrambi in giugno, poi più nessuna informazione), contro il pericolo che questo isolamento, quasi omertoso, può comportare per Francesco e la sua famiglia.
Per questo chiedo a te, e agli altri a cui manderò questa lettera, di fare quanto è nelle tue facoltà affinché l’appello abbia la più ampia diffusione possibile, per non lasciare solo Francesco, ma soprattutto per dare il giusto risalto a comportamenti di integrità, rigore personale e coraggio che meritano di essere conosciuti, messi in evidenza e portati ad esempio. Anche un semplice messaggio di risposta può significare molto”.
Giuseppe Giolitti
18 ottobre 2006
Il conto corrente alle isole Cayman è della Banca d'Italia!

Che la Banca d'Italia avesse un conto corrente la cosa stupisce.
Perchè una banca di una nazione ha un conto corrente?
Per dipanare la matassa dobbiamo scrivere molti numeri, ma ne vale la pena.
Partiamo dal conto corrente, dal libro “Euroschiavi” di Marco Della Luna ed Antonio Miclavez, Arianna editore.
alle isole Cayman sono stati trovati i seguenti conti:
700 26891 A01 N BANCA D'ITALIA UFFICIO RISCONTRO VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA
709 27154 A01 N BANCA D'ITALIA SERVIZIO RAPPORTI CON L'ESTERO, UFFICIO RISCONTRO 2484 VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA.
Queste sono informazioni riservate, non possono essere date a chiunque ma, ipotizzando che sia vero, troveremo tanti tasselli che formano il mosaico finale.
Prima di tutto la Banca d'Italia è una "società per azioni" speciale con statuto speciale, in poche parole privati che gestiscono i soldi di una nazione.
Proviamo a seguire il percorso dei soldi passo dopo passo.
La collettività ha prodotto nuovi beni e servizi che non può immettere con successo sul mercato perchè manca la necessaria monetizzazione pari ad esempio a 5 miliardi di €. Lo Stato emette titoli di debito pubblico pari a 5 mld di € per il quale l’autorità monetaria emette nuova moneta.
Prima di questo istante ci trovavamo in questa configurazione:
- debito dello Stato: 1.500 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro.
Dopo l’effettuazione dell’operazione ci troveremo in questa configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 105 mld di euro;
- nuovi 5 mld di € di titoli di debito pubblico all’attivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia;
- nuovi 5 mld € virtuali monetizzano la società.
Qualora la Banca d'Italia decidesse o avesse la possibilità di trasferire ai risparmiatori quei nuovi titoli di debito pubblico in cambio di 5 mld di €, cosa succederebbe nella sua Contabilità in termini di situazione patrimoniale, conto economico e trattamento fiscale?
Succederebbe che la banca d'Italia incasserebbe 5 mld di € che stornerebbe dalle banconote in circolazione, così come pure stornerebbe dall'attivo i titoli di Stato.
Ma i 5 miliardi di € ricevuti dai risparmiatori che fine fanno? Essi sono annullati contabilmente dalla messa al passivo delle monete emesse a costi pressoché nulli nel passaggio precedente. La parola “Cayman” in questi casi risulta particolarmente sinistra per la collettività ed interessante per chi smaneggia quelle somme. Otterremmo quindi la seguente configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro;
- ritorno alla configurazione di partenza dei titoli di debito pubblico all’attivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia;
- 5 mld di € in nero da sistemare da qualche parte.
Il mondo accademico giura che quei 5 mld vengono distrutti, ma qualche dubbio appare lecito. Ipotizziamo che gli si creda e si creda anche alle tiepide ed incerte dimostrazioni presentate da bankitalia nei suoi bilanci. Otterremmo la seguente configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro.
Ma questo non è ciò che serve alla collettività; ad essa serve una monetizzazione di 5 mld di euro SENZA contrarre nessun indebitamento, perché è essa che ha prodotto quei nuovi beni e quindi quei 5 mld di € sono dello Stato che la rappresenta.
La procedura è identica anche nei paesi “comunisti”. Non è difficile ora comprendere la genesi del pressoché generalizzato indebitamento pubblico di tutti gli Stati.
Se invece lo Stato emettesse per proprio conto le monete oppure la banca centrale gli cedesse le monete emesse a costi tipografici e questi ne postasse l’importo all’attivo del proprio bilancio, la configurazione che si otterrebbe sarebbe la seguente:
- lo Stato non si indebiterebbe;
- il corpo sociale beneficerebbe dei 5 mld di € per effettuare le transazioni necessarie alla messa sul mercato dei nuovi beni prodotti da esso stesso.
È proprio questo ciò che serve alla collettività.
Come funziona per legge il SIGNORAGGIO
La BCE e le dodici Banche dell’area dell’euro, che insieme compongono l’Eurosistema, emettono le banconote in euro dal 1° gennaio 2002 (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 15 sulla emissione delle banconote in euro, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.52-54, e successive modifiche). Con riferimento all’ultimo giorno lavorativo di ciascun mese l’ammontare complessivo delle banconote in euro in circolazione viene redistribuito sulla base dei criteri di seguito indicati.
Dal 2002 alla BCE viene attribuita una quota pari all’8 per cento dell’ammontare totale delle banconote in circolazione, mentre il restante 92 per cento viene attribuito a ciascuna BCN in misura proporzionale alla rispettiva quota di partecipazione al capitale della BCE (quota capitale). La quota di banconote attribuita a ciascuna BCN è rappresentata nella voce di stato patrimoniale Banconote in circolazione. La differenza tra l’ammontare delle banconote attribuito a ciascuna BCN, sulla base della quota di allocazione, e quello delle banconote effettivamente messe in circolazione dalla BCN considerata, dà origine a saldi intra Eurosistema remunerati. Dal 2002 e sino al 2007 i saldi intra Eurosistema derivanti dalla allocazione delle banconote sono rettificati al fine di evitare un impatto eccessivo sulle situazioni reddituali delle BCN rispetto agli anni precedenti. Le correzioni sono apportate sulla base della differenza tra l’ammontare medio della circolazione di ciascuna BCN nel periodo compreso tra luglio 1999 e giugno 2001 e l’ammontare medio della circolazione che sarebbe risultato nello stesso periodo applicando il meccanismo di allocazione basato sulle quote capitale. Gli aggiustamenti verranno ridotti anno per anno fino alla fine del 2007, dopodiché il reddito relativo alle banconote verrà integralmente redistribuito in proporzione alle quote, versate, di partecipazione delle BCN al capitale della BCE (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 16, sulla distribuzione del reddito monetario delle BCN degli Stati membri partecipanti a partire dall’esercizio 2002, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.55-61, e successive modifiche).
Il Consiglio direttivo della BCE ha stabilito che il reddito da signoraggio della BCE, derivante dalla quota dell’8 per cento delle banconote a essa attribuite, venga riconosciuto separatamente alle BCN il secondo giorno lavorativo dell’anno successivo a quello di riferimento sotto forma di distribuzione provvisoria di utili (Decisione BCE 17 novembre 2005, n. 11, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 311 del 26.11.2005, pp.41-42). Tale distribuzione avverrà per l’intero ammontare del reddito da signoraggio, a meno che quest’ultimo non risulti superiore al profitto netto della BCE relativo all’anno considerato o che il Consiglio direttivo della BCE decida di ridurre il reddito da signoraggio a fronte di costi sostenuti per l’emissione e la detenzione di banconote. Il Consiglio direttivo della BCE può altresì decidere di accantonare l’intero reddito in discorso o parte di esso a un fondo destinato a fronteggiare i rischi di cambio, di tasso di interesse e di prezzo dell’oro. La distribuzione dell’acconto sugli utili da parte della BCE, corrispondente alla quota di reddito da signoraggio della BCE stessa riconosciuta all’Istituto, è registrata per competenza nell’esercizio cui tale reddito si riferisce, in deroga al criterio di cassa previsto in generale per i dividendi e gli utili da partecipazione.
Per l’esercizio 2005 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che l’intero ammontare del reddito da signoraggio resti attribuito alla BCE stessa.
Ma, possiamo pensare alla tassa sul suv se poi i nostri debiti (creati dal nulla dalle agenzia di rating)vengono accantonati nell'Isola Cayman?
Ma di chi sono questi debiti/crediti. Ogni giorno il debito aumenta ed il conto corrente riceve plusvalenza, questi sono i ricchi che guadagnano esentasse (in nero) e, agiscono nell'ombra.
Molti lo sanno ma, fanno finta di niente. Ma fino a quando questo giochino andrà avanti? Il problema dell'Italia è il nero? No, ma anche questo esproprio aristocratico dei ricchi non aiuta, anzi prende in giro prima i politici "banditi" poi i cittadini onesti o quelli che sono rimasti tali.
16 ottobre 2006
Steorn: l'energia che c'è ma non si vede

Una bella notizia, ma aspettiamo con ansia i risultati del test indipendente.
La Steorn, una compagnia Irlandese, ha annunciato di aver prodotto una tecnologia rivoluzionaria basta sull'interazione dei campi magnetici che produce energia pulita, gratuita e illimitata. Non è una cosa da poco: se fosse vero, non dovremmo più ricaricare il nostro cellulare (e l'auto), e non ci sarebbero più emissioni inquinanti. Inoltre, le componenti di questa tecnologia sono già disponibili: presto potremo verificare.
La tecnologia della Steorn sembra violare il 'Principio di Conservazione dell'Energia' (Lo ricordo? 'Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma'), considerato il principio fondamentale sul quale regge l'intero Universo: Steorn ha pagato un annuncio sul The Economist per catturare l'attenzione degli scienziati che si occupano di Fisica Sperimentale e che vogliono accettare la sfida di prendere parte ai test per verificare come viene creata energia illimitata. I risultati saranno pubblicati in tutte le riviste specialistiche del Mondo.
Sappiamo ancora poco, in sostanza,dato che la Steorn ha fatto solo 3 dichiarazioni in relazione a questa tecnologia:
1. La Tecnologia ha un coefficiente di efficacia superiore al 100% 2. La creazione dell'energia non deriva dalla consunzione delle componenti necessarie a produrla. 3. Non c'e' un mutamento dell'ambiente in cui si produce energia (ad esempio il riscaldamento della temperatura). La somma di queste 3 dichiarazioni è che la tecnologia genera energia illimitata.
Trovo che la cosa sia molto affascinante: Un'azienda giovane costruisce un dispositivo che crea energia pulita e libera per tutti e chiede in modo limpido che questa tecnologia venga studiata da terze parti: è un anno che Sean McCarthy, Presidente di Steorn, sottopone a ristrette comunità scientifiche i risultati dei suoi test privati, ora si è rivolto al The Economist che sta componendo una 'super giuria' di 12 scienziati che analizzeranno in dettaglio il dispositivo.
"Abbiamo scelto di pubblicare la dichiarazione su un giornale Economico e non Scientifico semplicemente perchè vogliamo attirare l'attenzione generale, e mostrare la piena e immediata disponibilità commerciale di questa tecnologia. Durante gli anni del suo sviluppo, questa è stata approvata da vari ingegneri e scienziati indipendenti. Adesso cerchiamo 12 dei più qualificati e cinici esponenti della Comunità Scientifica Mondiale per formare una giuria indipendente, che testi la tecnologia in laboratori indipendenti e pubblichi i suoi risultati. Non ci facciamo illusioni sul fatto che la nostra proposta riceverà molte critiche, visto che sfida i principi basilari della Fisica. Tuttavia, le implicazioni della nostra scoperta vanno molto oltre la curiosità scientifica: potrebbero risolvere tutte le urgenze mondiali relative all'ambiente e all'energia. La necessità è impellente, ci occorre quanto prima la pubblica approvazione della comunità scientifica".
Successivamente all'approvazione, la Steorn intende fornire la licenza gratuita della sua tecnologia alle organizzazioni del settore energetico che intendono sviluppare progetti di fornitura idrica ed energetica ai paesi del Terzo Mondo: i dettagli verranno annunciati più avanti.
13 ottobre 2006
Gli schiavi di Guantanamo

Che la situazione di Guantanamo, base americana a Cuba non fosse chiara è arcinota ma, se la notizia fosse vera siamo immersi in un mare di falsità.
IL 95 % dei prigionieri rinchiusi nella base statunitense di Guantanamo, territorio cubano occupato, furono comprati da soldati statunitensi in Pakistan. Lo denuncia Clive Stafford, avvocato di 36 detenuti.
In un articolo pubblicato sul settimanale britannico “New Statesman”, Stafford afferma che i detenuti di Guantanamo, per la maggior parte, non furono arrestati in Afghanistan, bensì catturati in territorio pachistano, e successivamente venduti all’asta come schiavi ai militari statunitensi per un minimo di 5000 dollari.
L'avvocato, nonché direttore dell'organizzazione non governativa Reprieve, sostiene che quegli acquisti effettuati da Washington spiegherebbero il motivo per cui tanti indigenti finirono nella prigione della base di Guantanamo. Come sottolinea nel suo libro “La linea di fuoco”, pubblicato di recente, lo stesso presidente pachistano Pervez Musharraf ha riconosciuto l'arresto nel suo paese di oltre 600 persone, ed il pagamento da parte degli Stati Uniti di milioni di dollari per le 369 persone che consegnò loro. Stafford assicura che solo il 5 % degli oltre 600 confinati a Guantanamo furono catturati da soldati statunitensi. Gli Stati Uniti aprirono quel carcere nel gennaio del 2002, dopo l'invasione dell'Afghanistan avvenuta alla fine del 2001, in rappresaglia per l'appoggio fornito dal regime talebano ad Osama Bin Laden e alla sua rete Al-Qaida, ritenuti responsabili degli attentati contro gli edifici di Washington e New York, commessi l’11 settembre di quell'anno.
Finora non è stato emesso alcun giudizio nei confronti dei detenuti di Guantanamo, considerati dagli Stati Uniti come combattenti illegali, ai quali non riconoscono le garanzie solennemente dichiarate nella Convenzione di Ginevra.
11 ottobre 2006
Il trasporto della materia è alla luce

COPENAGHEN (DANIMARCA) - Un esperimento che sembrerebbe aver dimostrato la possibilità concreta di realizzare in futuro il cosidetto computer quantistico ed un suo importante derivato la crittografia quantistica, vale a dire la possibilità di inviare messaggi inintercettabili. Per la prima volta nella storia infatti sono stati teletrasportati oggetti di natura diversa, come luce e materia.
L'ESPERIMENTO - Il trasferimento, realizzato da un gruppo di ricercatori del Max Planck Institute of Quantum Optics (MPQ) e del Niels Bohr Institute dell'Università di Copenaghen guidato da Eugene Polzik e descritto su Nature, è avvenuto alla distanza di mezzo metro e i ricercatori sono convinti che sia possibile ripetere con successo l'esperimento coprendo distanze maggiori. Ben lontano dal sogno fantascientifico di trasferire uomini e oggetti da un pianeta all'altro, il risultato ottenuto in Danimarca, rappresenta un passo in avanti importante e potrebbe essere cruciale per mettere a punto futuri sistemi per immagazzinare e trasmettere grandi quantità di informazioni.
TELETRASPORTO - Il teletrasporto consiste nel trasferire uno stato quantistico da una particella ad un'altra senza che avvenga un legame fisico. Si basa sul processo per cui le proprietà di due particelle possono essere vincolate insieme anche se sono lontane. Nel passato informazioni simili sono state trasferite fra oggetti della stesa natura, per esempio da ioni a ioni o da fotoni a fotoni. Adesso, nell'esperimento promosso dalla Fondazione danese per la ricerca sull'ottica quantistica (QUANTOP), per la prima volta il gruppo danese coordinato da Polzik ha trasmesso uno stato quantico da un gruppo di fotoni (i componenti elementari della luce) a un gruppo di atomi di cesio. Secondo lo stesso ricercatore si tratta del primo passo per riuscire a immagazzinare l'informazione quantistica negli atomi e quindi a trasferirla utilizzando i fotoni. Polzik non ha dubbio che le tecniche alla base del teletrasporto siano destinate a rivoluzionare la comunicazione fra i computer. «In futuro - ha osservato il ricercatore - l'informazione non sarà più codificata e trattata nel linguaggio binario, come accade oggi, ma in stati quantistici che possono esistere simultaneamente. In questo modo diventerà possibile trasferire una quantità di informazioni decisamente maggiore». Inoltre Polzik è convinto che le future reti di comunicazione basate sul teletrasporto saranno completamente sicure.
corriere.it
09 ottobre 2006
Le Iene: "Un deputato su 3 usa droghe"
I risultati saranno presentati nella trasmissione in onda domani sera alle 21 Capezzone: "Lo dico da sempre..." e la leader di AS lancia una petizione.
ROMA - Droga in parlamento? Il test sui deputati effettuato, con uno stratagemma, dalle Iene, rischia di innescare una miccia politica. Con il radicale Daniele Capezzone che commenta caustico: "Io l'ho sempre detto..." e Alessandra Mussolini che pretende i nomi dei consumatori.
Il test, eseguito su 50 deputati a loro insaputa e i cui risultati verranno presentati nella prima puntata della nuova serie del programma (domani sera alle 21 su Italia 1), potrebbe creare non poco imbarazzo nei palazzi della politica: un onorevole su tre fa uso di stupefacenti, prevalentemente cannabis, ma anche cocaina. Questo il dato: il 32% degli 'intervistati' è risultato positivo: di questo il 24% (12 persone) alla cannabis, e l'8% (4 persone) alla cocaina.
L'esame è il drug wipe, un tampone frontale che, spiega Davide Parenti, capo autore delle Iene, "ha una percentuale di infallibilità del 100%". In realtà il tossicologo Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio Fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore di sanità, definisce il drug wipe un test "serio e scientificamente valido, ma non sufficiente da solo a confermare la positività all'uso di droghe. Normalmente se il drug-wipe è negativo il risultato è confermato come tale, ma se è invece positivo è necessaria la conferma ulteriore di laboratorio, dal momento che possono verificarsi dei falsi positivi".
I deputati sono stati avvicinati con la scusa di un'intervista. poi, una finta truccatrice, si accorgeva che la fronte dell' intervistato era "troppo lucida" e tamponava. In realtà l'ignaro si era sottoposto, senza saperlo, al test che svela se si è fatto uso di stupefacenti nelle ultime 36 ore.
"Il test - spiega sempre Parenti - è infallibile al 100% se si sono assunte sostanze stupefacenti nelle ultime 36 ore. Il che vuole dire che basta averne fatto uso più di due giorni prima per risultare negativi. L'errore, piuttosto, può essere fatto per difetto: può succedere che il test non rilevi chi ha fatto uso di cannabis coca o altro ma non che risulti positivo se qualcuno è pulito".
Nel servizio-inchiesta non si riconosceranno i deputati sottoposti al test: "Noi stessi non sappiamo chi, dei 50 testati, sono i 'positivi'. Per noi la parte interessante non è la violazione, ma il dato percentuale". Ed è proprio sull'anonimato che punta il dito la battagliera Mussolini: "Vogliamo sapere chi tra i rappresentanti del popolo usa droga, come e da chi la compra ma soprattutto se la vende: ci manca solo l'onorevole 'pusher'". E tanto per far capire che non scherza la leader di Alternativa Sociale ha già attivato una petizione online sul sito del partito da presentare ai presidenti delle Camere.
Più scanzonato Capezzone: "Leggo dello stratagemma usato da 'Le Iene', cui vanno i miei complimenti. Dal canto mio, ho sempre detto che, se un cane poliziotto entrasse in alcuni luoghi della 'politica ufficiale', prima gli andrebbe in tilt il naso e poi si arrenderebbe...".
E Carlo Giovanardi, l'ex ministro "padre" della recente legge sulla droga, chiede ironicamente che l'esame sia esteso anche al Senato: "Se le Iene vogliono dire che anche in Parlamento c'è chi consuma cocaina - afferma Giovanardi - scoprono l'acqua calda". Per concludere, con una pesante allusione: "Basta andare a vedere tra i senatori a vita..."
la repubblica.it
03 ottobre 2006
La Storia la scrivono i doppiogiochisti:gli Inglesi

Sella di Monteluce tratto da "Verità sulla finanza italiana"
Tutto ciò potrebbe sembrare frutto di una brutta fantasia.Ma non per coloro che conoscono la storia della diplomazia inglese. In ogniepoca, lo strumento monetano è stata l'arma principale dell'imperialismo britannico. E' fatale che il peso della tradizione determini il comportamento inglese. Anche i popoli sono prigionieri delle loro abitudini.
Pochi sanno che il metodo inglese di dominio delle colonie nord americane fu quello di proibire la costituzione di banche locali, di rendervi scarsa lamoneta, per comperare con poche sterline tutta la produzione di quei territori. La Banca di Inghilterra ottenne la chiusura delle banche dei quaccheri americani, che effettuavano i finanziamenti alla agricoltura.
«Scarsissimo vi correa i1 denaro; scrive uno storico, e la comune miseria, tutti manteneva facilmente in servitù. Mentre essi (gli inglesi) con poche monete accaparravano tutto il prodotto di quelle regioni». La deficienza di mezzi monetari, ossia la politica di restrizione creditizia, provocò tale miseria da rendere impossibile il pagamento delle tasse. E per ribellarsi alla gabella sul the scoppiò la rivoluzione che liberò quei territori ed armò Washington.
La stessa tecnica fu usata dalla diplomazia inglese in Francia. In questo paese, in materia finanziaria, il governo subì la scandalosa influenza di un agente Inglese, durante la reggenza di Luigi XV. Il tentativo di Law di rinnovare le finanze francesi si è spezzato contro gli intrighi di Dubois, agente Inglese per documentate prove storiche. In accordo col governo di Londra Dubois operò con ogni mezzo per infrangere il tentativo di dilatazione creditizia: sopraffece Law, divenne arcivescovo di Chambrai, fu cardinale il 25 giugno 1721; l'anno successivo divenne primo ministro mentre il reggente stava morendo, e il re era tredicenne. Con lui Londra fu onnipotente in Francia. Ma le finanze della nazione disperate.
Si! Tutto ciò potrebbe sembrare frutto di fantasia. Purtroppo non lo è! Negli anni scorsi abbiamo letto infinite volte che lo sbarco alleato in Sicilia, la rinuncia a sbarcare in Grecia, la cessione del paesi danubiani a Stalin, furono errori di Roosevelt. Nelle memorie di sir Winston Churchill, queste tesi sono riconfermate e documentate: pure noi abbiamo avuto infinite volte il sospetto che le cose non stessero così e che dietro le quinte della storia ci fossero retroscena ignoti ai popoli, che prima o poi avrebbero finito per venire alla luce. Indizi raccolti nei nostri viaggi e nei nostri colloqui, con uomini politici tra i più qualificati, ci avevano persuaso che il gioco diplomatico non era stato condotto dagli USA, ma dall'Inghilterra. Con una abilità diplomatica consumatissima, corrispondente alla sua altissima qualificazione di nazione civile, essa doveva avere mosso le fila,lasciando credere che i promotori de1le iniziative fossero gli americani: e non a caso. Ciò era servito a disorientare gli avversari; quegli avversari cioè che essa combatteva, senza che gli interessati sapessero neppure di essere combattuti. Sempre ed ovunque era stato scritto che Churchill era stato fautore di uno sbarco a Salonicco e che Eisenhower aveva imposto la Sicilia !
Ed oggi, mentre scriviamo queste pagine, un episodio fa improvvisamente luce sulla verità di quanto affermiamo. La documentazione che lo sbarco in Italia è stato imposto da Churchill è stata offerta in questi giorni dalla Casa Bianca, per rispondere a una mossa di Truman turista in Italia. Il fatto è importante perché prova esplicitamente che «Churchill si oppose anche allo sbarco nei Balcani». Quale è la portata di queste rivelazioni, e quale era il gioco diplomatico che Londra perseguiva? Se lo sbarco alleato fosse avvenuto in Grecia, se le armate anglo-americane avessero risalito il bacino danubiano, Grecia, Romania, Bulgaria, Austria e forse Polonia sarebbero state liberate. Gli eserciti alleati si sarebbero incontrati coi russi ben più a nord di Vienna. Il bacino danubiano si sarebbe organizzato con delle libere democrazie; e la prevalenza cattolica delle popolazioni, le avrebbe fatte gravitare verso S. Pietro. La Jugoslaviasarebbe restata monarchica e cattolica. L'Italia infine sarebbe stata liberata senza colpo ferire, per semplice manovra di aggiramento. Glieserciti risalenti dalla Grecia al Danubio puntando su Vienna avrebbero costretto i tedeschi a ritirarsi dalla penisola, prima di essere tagliati nella loro strada del ritorno.
Lo sbarco in Grecia e la penetrazione nel bacino danubiano avrebbero posto la pietra angolare alla nascita di una Europa cattolica, organizzata intorno a una Italia intatta. La minaccia di un controllo sul mediterraneo e sul continente, da parte di una potenza protetta dalla croce di Cristo, capace di influenzare con la sua voce oltre mezzo miliardo di cattolici sparsi in tutti gli angoli della terra, era ben più grave per Londra, della minaccia di un impero fascista, rivendicante il mare nostrum, sempre in potenziale antitesi con la Francia e con gli altri stati rivieraschi. Londra corse ai ripari. Churchill prese in mano la situazione.
Lo sbarco a Salerno fu effettuato in apparente accordo tra gli anglo-americani. II velo del retroscena non fu mai sollevato. Il giorno in cui l'ex presidente degli Stati Uniti Truman venne per una visita di piacere in Italia, giunto a Roma, benché battista, si reco a rendere visita al sovrano Pontefice. Si ignorano gli argomenti trattati nel colloquio. Dopo tre giorni, Truman si recava a Salerno. Visitava il luogo dello sbarco alleato. Molte colline circondavano la località; col suo più grande candore,dichiarò che la località era stata scelta male, era costata una massa enorme di perdite; concluse: «La scelta deve essere opera di qualche testa di scoiattolo di generale ». Il generale che comandava il settore era il presidente in carica degli Stati Uniti: Eisenhower. La notizia piombò come un fulmine alla Casa Bianca, dove si stava preparando la campagna presidenziale. Nella precipitosa necessita di scaricare il presidente, gli archivi segreti furono aperti ed il mondo sbalordito venne a sapere che lo stratega dello sbarco in Italia, e della bocciatura dello sbarco in Grecia, era lo stesso personaggio che aveva orientato la mossa strategica con cui gli alleati cedettero graziosamente gli stati danubiani a Stalin. II signor Wiston Churchill primo ministro di S. M. britannica: era il 23 maggio 1956.
Era evidente che lo sbarco a Salerno. come lo sbarco in Sicilia, non erano serviti a liberare l'Italia, e tanto meno a liberare l'Europa. Servirono a passare il rullo compressore sul territorio italiano per predisporre quella disorganizzazione della penisola che avrebbe impedito alla Chiesa cattolica di dedicarsi immediatamente alla riorganizzazione del continente europeo.
Faceva parte di un piano il cui sviluppo era previsto per il «tempo di pace ». La paziente e preveggente iniziativa britannica aveva predisposto il suo gioco con una visione a largo raggio sorprendendo alleati ed avversari. Certo nello stesso tempo Londra stava già studiando le azioni che avrebbero portato a completare lo smantellamento (anche economico e produttivo) della nostra nazione.
Sullo sbarco in Italia, la sera del 23 maggio 1956 Washington diramava queste comunicazioni riportate da tutta la stampa: «Le battaglie, si osserva al Pentagono, furono il risultato della «diretta consultazione» degli Stati Maggiori inglese e americano. Esse tendevano a eliminare l'Italia dalla seconda guerra mondiale. Se poi si vuole risalire alla persona che ha la responsabilità di queste operazioni, si dice a Washington, allora bisogna varcare l'Atlantico e cercarla in Inghilterra. Fu il primo ministro Winston Churchill che ideò il progetto britannico di«knocking Italy out of the war», ossia di mettere l'Italia fuori combattimento. In un certo senso, nota un militare di consumata esperienza, questo progetto fu per mesi l'idea fissa di Churchill. Fu la sua « intuizione strategica ». Egli difese vigorosamente la sua tesi durante la conferenza di Washington del maggio del 1943, e allora ottenne una parziale approvazione. Poi segui l'invasione della Sicilia; Mussolini cadde senza spargimento di sangue. Churchill torna alla carica con la sua « intuizione strategica », e i capi di stato maggiore inglese e americano studiarono il piano di sbarco a Salerno. L'operazione portava naturalmente la firma del generale Eisenhower.
«Anche lo sbarco di Anzio si ricorda al Pentagono, faceva parte del disegno di Winston Churchill. Egli lo sostenne vigorosamente. Lo ideò come un mezzo per rompere la stasi sul fronte di Cassino. Una testa di ponte ad Anzio, egli disse ai generali, avrebbe disfatto la resistenza tedesca, e avrebbe condotto al1a rapida conquista di Roma. «Il primo ministro inglese, ricordano a Washington, era così innamorato della sua idea, che partecipa ad alcune .conferenze strategiche. Alcuni generali americani, tra cui Eisenhower, considerarono il piano con sospetto e preoccupazione, e ritennero che in ogni caso le forze dislocate per lo sbarco erano troppo esigue. Tanto per accontentare gli americani, e aggirare le loro obiezioni, le forze furono raddoppiate. Ma alla resa dei conti il generale Clark si avvide che non erano sufficienti per il grosso obiettivo:Roma.
«La testa di ponte di Anzio fu occupata da truppe al comando del generale John P. Lucas. Il primo scontro violento avvenne all' alba del 22 gennaio 1944. Si era sperata in una rapida penetrazione attraverso i Colli Albani, il che avrebbe permesso di rompere le linee di comunicazione che portavano al fronte tedesco del Sud: in particolare la roccaforte di Cassino. Ma gli alleati fecero troppo affidamento sulla loro superiorità aerea. I tedeschi riuscirono a contenere la testa di ponte senza indebolire le loro linee difensive.«Il capro espiatorio fu naturalmente il generale John Lucas. Gli fu tolto il comando della testa di ponte. Ma non pochi storici e studiosi di arte militare sono del parere che il generate Lucas sia stato la «vittima silenziosa» che ha coperto gli errori dello statista insigne. Le truppe asserragliate nella testa di ponte di Anzio non riuscirono ad aprirsi la strada che nel maggio, e Roma, mal. grado i piani e le previsioni diChurchill, non fu conquistata che il 4 giugno. Dal 1944 la quinta armata americana perdette 52.130 uomini.
«Nel suo libro Crusade in Europe, il generale Eisenhower ha rivelato le obiezioni che fece al primo ministro Churchill durante una conferenza in Tunisia. Eisenhower predisse delle «pesanti perdite» e suggerì di rivedere il piano con Ia massima attenzione. Ma Churchill era ormai deciso a mettere in azione il suo piano». Il generale Mark W. Clark alla domanda: «Quali errori sono stati commessidagli alleati?», ha risposto: «Avremmo dovuto sbarcare nei Balcani. A quest'ora la Russia non sarebbe a Berlino».
Striscia la notizia: 1, 10,100.000

L'informazione genuina in Italia è in mano ai comici come Beppe Grillo o Ezio Greggio che danno informazioni e gag sullo steso piatto.
Mentre giormalisti blasonati hanno portato al bavaglio dell'informazione a livello delle republiche delle banane non rimane che ascoltare i comici, almeno una risata è assicurata. Ma fino a quando basterà?
L'istituto che si occupa del livello di democrazia dell'informazione ha declassato l'italia al 80° posto, ma, fino a quando i nostri giornalisti sono così corrotti o collusi non si hanno vie di uscita.
Quindi, viva i comici che fanno, loro malgrado, i giornalisti ma non uno ma dieci o centomila. Quando centomila comici cominceranno a denunciare tutto il denunciabile, nessuno sarà esente dal dito puntato contro l'illegale o l'immorale.
