Il mio articolo di sabato 7 maggio 2011 “La leggenda degli americani che volevano catturare Mussolini vivo”, pubblicato anche in importanti Siti.
Con tale articolo, in pratica, ho cercato di dimostrare, nei limiti del possibile, visto che ogni documentazione giace negli archivi segreti statunitensi e in quelli del Vaticano (da non confondere con quegli pseudo Archivi che a distanza di tempo vengono desecretati e resi pubblici a uso e consumo di ricercatori di professione pronti a pubblicarci poi qualche edizione in linea con la “vulgata”), come la strategia americana verso Mussolini, in quegli ultimi giorni di aprile 1945, viaggiava su un doppio binario: una veste ufficiale per la quale gli americani reclamavano dal governo del Sud rappresentato al nord dal CLNAI con il suo braccio armato, cioè il CVL, la consegna del Duce, presumibilmente per processarlo con uno di quegli spettacoli farsa tipo “Norimberga”, ed un’altra veste, segretissima, concretizzatasi proprio nelle ultime ore con ordini arrivati dal quartier generale dell’OSS che era in Svizzera, per i quali si doveva lasciar catturare Mussolini dai partigiani.
Fino ad oggi le fonti storiche hanno voluto registrare solo il primo aspetto, direi folcloristico, quello per il quale gli americani volevano Mussolini vivo, mentre si è quasi del tutto evitato di indagare per svelare le vere volontà, indirettamente omicide, di costoro. Una versione di comodo, solo apparentemente veritiera, che non crea disagi, e va incontro a quell’immagine “buonista”, ma falsa, delle truppe americane, così come venne creata a Hollywood e tranquillizza anche la coscienza di quegli ex neofascisti o destristi che dir si voglia i quali, vendendosi agli atlantici fin dal primo dopoguerra, e qualcuno anche a guerra in corso, ne traggono un motivo di sollievo al pensiero che forse, se Mussolini lo avessero preso gli americani, si sarebbe salvato (beati loro). Tra i dubbi e le precisazioni su alcuni mie passaggi nell’articolo in questione, che mi sono pervenute, mi preme puntualizzarne almeno tre: il fatto che Leo Valiani era colluso con il Soe, l’Intelligence britannica; quindi il problema di Enrico Fermi e la strategia di Roosevelt intento non solo a scatenare un conflitto mondiale, ma dalla seconda metà degli anni ’30, anche a sviluppare l’energia atomica a fini bellici ed infine la famosa conversazione intercontinentale del 29 luglio 1943 con la quale Roosevelt e Churchill si trovarono d’accordo nel desiderare che Mussolini non arrivasse vivo ad un eventuale processo. Leo Valiani. L’informazione che Leo Valiani, alias l’ebreo Leo Weiczen, già comunista e poi passato con gli azionisti dopo gli accordi Hitler-Stalin del 1939, fosse stato in servizio presso il SOE britannico è oramai pubblica (tra le altre agenzie l’ha riportata anche RaiNews24(http://212.162.68.20/it/news.php?newsid=142490).
Valiani entrò a far parte del SOE, conosciuto in Italia come Number 1 Special Force, nel giugno 1943, quando si trovava rifugiato a Città del Messico. A reclutarlo fu Max Salvadori (nel 1945 agente di collegamento inglese con il CLNAI). La scheda personale di Valiani è depositata negli archivi del Public Record Office di Kew Garden a Londra.
Specificato questo mi preme sottolineare una coincidenza veramente interessante: Non appena si venne a sapere della cattura di Mussolini, questo agente inglese, Max Salvadori, notoriamente anche vicino ad ambienti azionisti, fece presente ai ciellenisti che potevano disporre di Mussolini solo fino all’arrivo delle truppe alleate e l’installarsi della loro amministrazione (AMG), in pratica, come congetturò Renzo De Felice, una specie di sottile e indiretto consiglio a eliminarlo sbrigativamente.
La coincidenza sta nel fatto che, mentre accadeva tutto questo, Valiani a suo tempo arruolato nel SOE da Salvadori, era membro del Comitato Insurrezionale antifascista, proprio quel Comitato che più spinse per fucilare il Duce.
Fermi – Roosevelt e l’energia atomica. A proposito di un accenno che ho fatto circa quell’Enrico Fermi che fuggì in america, non certo per problemi razziali della moglie, come si vuol far credere, ma dietro cui c’era una lunga e complicata storia di lucrosi contratti firmati con gli americani, una strategia rooseveltiana mirante a accelerare la ricerca atomica ai soli fini bellici, la scomparsa di Majorana e altre vicende in parte segrete che videro Mussolini negli anni ’30 perseguire sondaggi con l’amministrazione americana al fine di trovare appoggi e fare da contrappeso all’ingerenza britannica nel Mediterraneo, oltre a ingenti prestiti che erano stati accesi con le banche americane, in particolare la Morgan, posso solo dire che trattasi di ricerche che meritano seriamente di essere approfondite.
Ma di questi argomenti, come già scrissi in un altro articolo su queste stesse pagine del 1 luglio 2010, per la serietà dello studioso e per la gran messe di notizie, aneddoti e informazioni di cui è in possesso, la voce più autorevole è quella dello scrittore, saggista e presidente dell’Istituto di studi poundiani, professor Antonio Pantano. Rimando tutti, pertanto, a quell’eccezionale libro, scritto da Pantano, che è “Ezra Pound e la Repubblica Sociale Italiana”, Ed. Pagine, 2009. Conversazione intercontinentale Roosevelt – Churchill.
Le intercettazioni radio-telefoniche, eseguite dai tedeschi, tra Roosevelt e Churchill del 29 luglio 1943 sono state messe a disposizione dal generale Heinrich Müller, ex Obergruppenführer-SS, Capo della Gestapo dal 1939 al 1945. Müller, scomparso da Berlino a fine aprile 1945, non è vero che venne preso dai sovietici, ma finì negli Usa collaborando con la Cia dal 1948 al 1952. La conversazione transatlantica radiotelefonica intercettata dai tedeschi, venne anche pubblicata negli Stati Uniti nel 1995. Ecco alcuni stralci: Churchill era stato da poco avvertito che Mussolini era prigioniero al quartier generale della Polizia a Roma. Dopo i preamboli, e ritenendo che gli italiani difficilmente avrebbero mollato il prigioniero, Roosevelt in merito ad un possibile processo al Duce, dice: “Roosevelt: Sarebbe una mossa saggia, Winston? Saremmo costretti ad istruire una specie di megaprocesso che si potrebbe trascinare per mesi e anche se lo controllassimo, ci arrecherebbe problemi con il popolo. E io devo osservare che molti italiani, qui, sono almeno suoi segreti ammiratori (letterale). Il che porterebbe problemi qui se noi lo processassimo. Naturalmente l’esito del processo non sarebbe mai in dubbio ed egli morirebbe appeso ad una corda. Ma nel frattempo, questi processi, e sto presumendo che noi avremmo un sacco di penosi amiconi anche disponibili per il processo e l’esecuzione, potrebbero trascinarsi all’infinito. Io posso prevedere vari aspetti negativi per questo affare.
Churchill: Naturalmente ci sono aspetti negativi in ogni affare, Franklin. Allora ritieni che lui (Mussolini, ndr) non si debba processare? Cosa penserebbero i nostri amici in Italia della nostra malposta generosità? Io ho ottime relazioni con certi elementi in Italia e quanto all’uomo, essi vogliono l’umiliazione pubblica e la morte di Mussolini. Sicuramente noi non siamo in un momento in cui qualche generosità è possibile. La sua morte avrebbe un salutare effetto sui nazisti.
Roosevelt: Io non dissento da questa tesi, ma, dal mio proprio punto di vista, un processo pubblico potrebbe avere connotazioni negative sulla situazione in questo Paese... Churchill: Non posso accettare che liberare Mussolini potrebbe favorire qualcuno dei nostri comuni scopi. A questo punto della storia, io credo che sia stato oltrepassato lo spartiacque ed è giunto per noi il momento, adesso. Non ritengo che la guerra finirà subito, ma la percezione è che noi siamo sulla via Triumphalis ora, non sulla via Dolorosa come siamo stati per così tanto tempo. Roosevelt: Io non volevo dire che dovremmo rilasciare il diavolo. Niente affatto. Mi riferivo al processo pubblico. Se Mussolini morisse prima che un processo potesse aver luogo, penso che noi staremmo meglio in tutti i sensi.
Churchill: Tu suggerisci che noi semplicemente dobbiamo fucilarlo quando gli italiani lo consegneranno a noi? Quale tipo di corte marziale per quest’affare? Celebrato a porte chiuse naturalmente. Potrebbe avere un salutare effetto sui fascisti duri a morire ancora attivi e forse perfino un effetto più grande sugli hitleriani.
Roosevelt: No. Ho pensato in proposito e credo che se Mussolini morisse mentre è ancora agli arresti in Italia (...), ciò potrebbe servirci assai più che se noi avviassimo un processo (...). ... Io avevo in mente che, dopo che noi stessi trovassimo un accordo qui, potremmo eliminarlo mentre è ancora nella loro custodia (italiana ndr). Allo stesso tempo potremmo fare pubbliche richieste per la sua consegna per un processo. Ciò sarebbe (un’evoluzione, ndr) un po’ più dolce rispetto all’affare Darlan.
Su queste basi, alla fine i due campioni di umanità democratica, si troveranno concordi.
Altre informazioni, anche su questa telefonata, si possono trovare nella monumentale opera dello storico Alessandro De Felice, acquistabile tramite il suo sito: www.alessandrodefelice.it.
di: Maurizio Barozzi
17 maggio 2011
La consegna del Duce: quando la storia diventa farsa
15 maggio 2011
14 segni dell'inizio del tracollo della modernità
Molta gente pensa che il mondo come lo conosciamo finirà il 23 dicembre 2012. Assurdo, dico io. Se vogliamo essere onesti, dobbiamo riconoscere che la fine del nostro mondo è già iniziata. Ciò non significa che il mondo finirà, significa che si concluderà un’era e ne inizierà un’altra. È una fase di transizione tra due epoche. Una transizione che, tuttavia, minaccia di essere la più tumultuosa e costosa a cui abbia mai assistito il genere umano.
Ma non c’è bisogno di aspettare il dicembre 2012 per osservarne i segni. Di seguito si riportano 14 elementi che permettono di riconoscere chiaramente il disfacimento mondiale attualmente in corso. Stiamo vivendo a cavallo tra la fine di un’era e l’inizio di un’altra. In futuro guarderanno indietro e vedranno questo momento come una fase storica, ma per chi questo momento lo sta vivendo, l’impressione è quella di procedure a passo di lumaca. Non si deve però cadere in errore: stiamo vivendo le fasi iniziali della fine del mondo come lo conosciamo, ma ciò significa anche che ne sorgerà uno nuovo, completamente diverso da quello attuale.
#1 - Tornado, uragani, terremoti e tsunami – Inizialmente sembravano casi del tutto eccezionali, ora è la prassi. Gli eventi climatici si fanno via via più estremi. Negli ultimi anni, il Midwest statunitense è stato colpito da più di 120 tornado. Il Texas sta andando a fuoco e patisce un’estrema siccità. E dove non ci sono incendi né siccità si verificano delle inondazioni. Questo è solo l’inizio..aspettatevi altre follie metereologiche nei prossimi 18 mesi.
#2 – Il silenzio delle api – Il Colony Collapse Disorder [sindrome dello spopolamento degli alveari, fenomeno riscontrato per la prima volta negli USA nel 2006, ndt] avanza sempre più rapidamente in tutto il Nord America. Sappiamo già che in parte è dovuto ai pesticidi chimici (e probabilmente aggravato dagli OGM), ma il mondo dell’industria chimica è impegnato in un massiccio insabbiamento mirato a negare questa verità, mentre la popolazione degli insetti (responsabili dell’impollinazione) sta vivendo un drastico collasso. (http://www.naturalnews.com/028218_p...)
#3 – Il fallimento del nucleare – La catastrofe di Fukushima prova una cosa: nel pianificare progetti su larga scala, gli scienziati si dimostrano pericolosamente arroganti, sottovalutando regolarmente l’immenso potere di Madre Natura. Il nucleare ci prometteva energia pulita e green: ci ha invece regalato un veleno silenzioso e invisibile che sta infettando il pianeta.
#4 – La persecuzione (in malafede) a Wikileaks – In un’epoca dove l’inganno dilaga, non c’è spazio per la verità. Quindi, coloro che dicono la verità (Wikileaks) vengono ferocemente perseguitati come se fossero criminali.
#5 – L’ascesa di uno ‘stato di polizia’ nel campo della salute – L’intervento armato degli SWAT nel caso di Maryanne Godboldo a Detroit è stato solo l’inizio (http://www.naturalnews.com/032091_M...). La verità è che, in America, il sistema sanitario si serve anche delle armi per costringere alla vaccinazione e alla chemioterapia bambini e ragazzi. Questo apparato è divenuto così profondamente inutile, corrotto e pericoloso, che deve ricorrere alle minacce armate per ‘persuadere’ le persone ad assumere i suoi farmaci. Si tratta di un ‘monopolio medico a mano armata’ che minaccia la nostra salute e la nostra libertà.
#6 – Scarsità di cibo e cattivi raccolti: fenomeni sempre più frequenti – Avete notato i picchi nei prezzi degli alimenti? È solo l’inizio: il prezzo del cibo continuerà a salire esponenzialmente nel corso degli anni. Per le condizioni climatiche estreme, per la scomparsa degli insetti impollinatori e per la contaminazione globale dei raccolti dovuta agli OGM. Nel mondo, il cibo autentico è sempre più scarso. Vale la pena di considerare la possibilità di un orto...
#7 – La progressiva distruzione operata dall’industria energetica – Le fuoriuscite radioattive di Fukushima non sono l’unico segnale di come l’industria energetica sta distruggendo questo mondo. Non ci si deve dimenticare della piattaforma Deepwater Horizon e del massiccio sversamento di petrolio nel Golfo del Messico: uno sversamento tuttora in corso, peraltro. A un anno di distanza dal disastro, stanno ancora irrorando il Golfo con il Corexit [linea di solventi chimici utilizzati per disperdere le chiazze di greggio in mare, ndt]!
#8 – La costante contaminazione del pianeta con gli OGM – Questo potrebbe essere l’aspetto più drammatico del progressivo collasso mondiale a cui stiamo assistendo: un progressivo e dilagante inquinamento genetico del nostro pianeta operato attraverso gli OGM. Si tratta di un crimine contro la natura e contro l’umanità. È una ‘fuoriuscita genetica’ che non può essere contenuta, dal momento che diffonde il suo DNA letale attraverso i campi coltivati di tutto il mondo, provocando cattivi raccolti e, in definitiva, scarsità di cibo (http://www.naturalnews.com/032167_g...). L’utilizzo di OGM è quanto di più ‘satanico’ si possa trovare nell’agricoltura moderna. La pianificazione che c’è alle spalle rappresenta il male assoluto.
#9 – La tirannia e i giri di vite nei confronti del cibo ‘autentico’ (latte crudo) – Quando non si ha nemmeno la possibilità di vendere i genuini prodotti della propria fattoria ai vicini senza rischiare l’arresto, c’è evidentemente qualcosa di sbagliato. Profondamente sbagliato. Eppure succede in tutti gli Stati Uniti. Ora i federali stanno addirittura cercando di incriminare gli amish! (http://www.naturalnews.com/029322_r...)
#10 – L’escalation del denaro contraffatto – In un sistema economico sbagliato e prossimo al collasso, l’idiozia del potere riesce a pensare solo a ‘soluzioni’ che accelerino la sua stessa caduta. La continua ‘falsificazione’ di denaro da parte della Federal Reserve (con il suo ‘alleggerimento quantitativo’ e altri sistemi di contraffazione) è un evidente segnale del fatto che il sistema attuale si muove velocemente verso la sua fine. Queste follie economiche sono evidenti per chiunque abbia ancora un qualche rudimento di matematica.
#11 – L’istupidimento delle masse – Uno dei segnali più fastidiosi del tracollo già in corso è lo spaventoso istupidimento delle masse. Un panorama umano popolato di zombi teledipendenti, con la bocca spalancata e perennemente attaccati alla CNN, non offre niente di utile al mondo. Si tratta di ‘consumatori senza cervello’ che si fanno inoculare vaccini, guardano la televisione e si nutrono di spazzatura, pastorizzata e trasformata chimicamente. Assumono psicofarmaci e si bevono tutto ciò che il governo racconta loro. La maggior parte di essi, naturalmente, non sopravviverà al tracollo.
#12 – La completa fabbricazione di notizie mainstream – Ai giorni nostri, la maggior parte delle notizie che appaiono nei circuiti di informazione mainstream sono interamente costruite. La pubblicazione del certificato di nascita di Obama (in forma estesa), le notizie sulla guerra in Libia, i reportage sull’economia e il debito USA…È tutto così smaccatamente falso e incredibile che qualunque persona dotata di intelligenza, guardando un notiziario, non può che scoppiare a ridere. Il fatto che le fonti di informazione a cui fa riferimento la maggior parte delle persone non siano più capaci di riportare la verità e debbano ricorrere a finzioni ed espedienti su qualunque argomento, dalla salute pubblica alle sorti del dollaro, è un ulteriore segnale del collasso della società.
#13 – Il crescente inquinamento farmaceutico mondiale – Aldilà della contaminazione imputabile agli OGM e alle radiazioni, stiamo assistendo anche a una contaminazione farmaceutica del nostro pianeta. Non si tratta soltanto delle aziende farmaceutiche che scaricano i propri rifiuti nei fiumi (http://www.naturalnews.com/025415_w...); c’è anche il fatto che più della metà della popolazione assume farmaci con cadenza giornaliera. Questi farmaci passano attraverso i loro organismi e finiscono nei bacini idrici, contaminando i pesci che li abitano (http://www.naturalnews.com/025933.html). Oltre a ciò, i farmaci finiscono nei liquami organici umani, che vengono a loro volta confezionati e venduti come ‘fertilizzante organico’!(http://www.naturalnews.com/029504_o...)
#14 – La contaminazione radioattiva delle scorte alimentari globali – Stiamo parlando di qualcosa di veramente insidioso: le scorte alimentari di tutto il mondo sono state contaminate dalle fuoriuscite radioattive di Fukushima. Ci hanno detto che i livelli di radioattività erano ‘bassi’, ma nessuno ci ha detto la verità sugli isotopi radioattivi di cesio e su come ne rimanga traccia negli alimenti per secoli. Come farà la razza umana a sopravvivere all’esposizione alla TAC [tomografia computerizzata, metodo diagnostico che utilizza i raggi X, ndt], al cibo radioattivo, alle radiografie toraciche, ai body scanner della TSA [agenzia per la sicurezza aeroportuale USA, ndt] e perfino ai raggi X che dai furgoni segreti del DHS [Department of Homeland Security, dipartimento per la sicurezza interna USA] scannerizzano il vostro corpo mentre, ignari, vi state muovendo all’interno di uno stadio di football? Gli effetti delle radiazioni sulla razza umana ci stanno portando a una infertilità di massa. Forse è proprio questa l’idea che c’è a monte, in realtà.
Va sempre più veloce
Il dicembre 2012 può essere considerata una data utile per definire una sorta di ‘punto mediano’ della crisi, o anche un ‘punto d’innesco’ per una qualche ulteriore accelerazione nel disfacimento della società. Ma non bisogna cadere in errore: stiamo già assistendo al collasso del mondo moderno, seduti in prima fila! (non male, vero?)
Basta fermarsi a pensare a quello che sta accadendo tutto intorno a noi proprio in questi giorni. Sono tutti segnali del tracollo di una civiltà basta su pratiche insostenibili e sul disinteresse per la vita. È la ‘fine dei giorni’ per l’oligarchia corporativa, l’apparato monopolistico incentrato sul profitto che ha distrutto ogni cosa nel nostro mondo in cambio di risultati trimestrali di segno un po' più positivo.
Nella costante ricerca di maggiori profitti, l’umanità ha sacrificato le sue scorte alimentari, gli insetti impollinatori, i suoi oceani, le sue foreste e le risorse del suolo. Gli esseri umani più avidi hanno usato altri esseri umani come cavie per esperimenti e carne da cannone. Abbiamo fatto guerre solo per vendere nuove bombe, e inventato malattie solo per vendere psicofarmaci.
Questo è l’operato di una società che ha fallito…per questo abbiamo i giorni contati. Assistere a questo crollo è perfino più interessante che osservare la continua opera di distruzione, dal momento che quelli di noi che hanno prestato attenzione hanno capito che una nuova civiltà sorgerà e rimpiazzerà quella attuale dopo il tracollo.
Dite addio al falso potere delle istituzioni
Sarebbe davvero bello che i nostri futuri leader si ricordassero dell’importanza della libertà e, naturalmente, della responsabilità personale. La risposta a tutti i problemi del mondo è evidentemente la libertà: libertà in campo medico, libertà in campo economico e libertà dalla tirannide governativa.
Questo perchè, diciamocelo chiaramente, alla base della maggior parte dei problemi che affliggono il mondo moderno è il malgoverno. È il malgoverno (Big Government [formula con cui negli USA si identifica un’eccessiva ingerenza delle istituzioni nella vita delle persone e nel settore privato, ndt]) che ha approvato gli OGM. È il malgoverno che ha rafforzato il monopolio dei medici e ha permesso che i pesticidi decimassero le api. È il malgoverno che ci ha precipitati in un debito insanabile e in una serie di dispendiose guerre in altri paesi. Il malgoverno ha dichiarato fuorilegge la libertà di pensare da soli alla propria salute e ha protetto le pratiche monopolistiche dell’industria alimentare, farmaceutica e chimica.
Il crollo della civiltà moderna è, come avrete forse immaginato, il crollo dell’idea che un ‘Big Government’ possa creare una società migliore. Perché se c’è un concetto che merita di essere sepolto per sempre è quello che We the People [‘noi, il popolo’, preambolo della costituzione americana, ndt] abbiamo bisogno che un altro un gruppo di persone (i rappresentanti del governo) viva del nostro lavoro e ci perseguiti, forte della sua falsa autorità, pretendendo di guidarci in ogni minimo dettaglio della nostra vita.
Quello di cui abbiamo bisogno in questo mondo non è un governo più forte, ma una maggiore libertà. Con la libertà, l’integrità e la responsabilità individuale, non ci saremmo trovati di fronte al collasso globale a cui stiamo assistendo. Ma, ahimè, a quanto pare apparteniamo a una specie infantile, che ha bisogno di imparare le lezioni nel modo più duro.
Questa lezione dovrebbe essere ricordata a lungo: se lasciate che le aziende, le banche e i governi gestiscano le vostre finanze, le vostre fattorie e le vostre vite, faranno di voi i loro schiavi e vi ruberanno il futuro mentre dormite. Inietteranno il loro veleno in tutto il mondo fino a quando non vi sveglierete, un bel giorno, e vi accorgerete che tutto ciò che avevate creato è stato distrutto. Vi prometteranno il paradiso ma vi regaleranno solo morte. Guardatevi da qualunque entità che non sia un essere vivente: nessun governo, nessuna istituzione e nessuna azienda ha un cuore, né ha una coscienza. Sono ‘forze di distruzione organizzata’ che fanno a pezzi tutto ciò che abbiamo di più caro dandoci in cambio cose che riescono solo a danneggiarci o renderci schiavi.
Guardatevi dalle corporation, dal governo e dalle istituzioni non-profit: queste ultime agiscono come ‘gruppo di facciata’ per l’industria privata. Non lasciatevi governare da istituzioni che esistono soltanto come costruzioni artificiali, proiezioni dell’avidità umana.
E eccoci pronti per l’accelerazione del processo di distruzione. Dal momento che state leggendo questo articolo, voi rappresentate il futuro della razza umana. Avete il dovere di restare in vita, mantenere intatti i vostri geni, pronti per creare una nuova società dopo che quella attuale verrà spazzata via dalla storia.
di Mike Adams
Fonte: http://www.naturalnews.com/
Link: http://www.naturalnews.com/032258_economic_collapse_2012.html
Tradizione a cura di APPLEWHITE
12 maggio 2011
Un ex capo degli 007 francesi demolisce il mito del "pericolo Bin Laden"
Ripropongo ora questo pezzo in homepage dopo oltre un anno. E' un articolo quanto mai attuale e utile per riflettere su cosa sia "al-Qa'ida" e su quanta manipolazione politica e mediatica le sia stata costruita intorno dalle grandi potenze. Nelle parole di Chouet potrete leggere – grazie al lavoro di registrazione e trascrizione del sito francese ReOpen911.info - un'analisi raffinata, ironica, acutissima, che farebbero bene a leggere anche i propagandisti della paura in servizio permanente presso i principali organi d'informazione italiani. La relazione di Chouet si è tenuta in occasione del dibattito svoltosi a fine gennaio 2010 davanti alla Commissione Esteri. L'esperto della DGSE, con una carriera in grande misura giocata in rapporto al mondo musulmano, parla senza le rigidità della 'lingua di legno' dei diplomatici. ____________________________________________________ "Queste domande non mi paiono poi così bizantine come sembrerebbe: anch'io, come un buon numero di colleghi che fanno la mia professione sparsi per il mondo, ritengo - sulla base di notizie serie e dettagliate - che sul piano operativo al-Qa'ida è morta in quelle tane per topi di Tora-Bora nel 2002. I servizi pakistani si sono limitati poi, dal 2003 a 2008, a rifilarci qualche rimasuglio in cambio di favori o di tolleranze di varia natura. Dei circa 400 membri attivi dell'organizzazione esistente nel 2001, meno di una cinquantina di "comparse", (eccetto Osama Ben Laden e di Ayman al-Zawahiri che non hanno avuto mai nessun ruolo sul piano operativo) sono riusciti a fuggire e nascondersi in zone remote, vivendo in condizioni di vita precarie e disponendo di mezzi di comunicazione rudimentali o incerti. Non è con un tale dispositivo che si può attivare su scala planetaria una rete coordinata e organizzata di violenza politica. Appare del resto chiaramente che nessuno dei terroristi autori degli attentati post 11-settembre (Londra, Madrid, Charm-el-Sheikh, Bali, Casablanca, Djerba, Mumbai, eccetera) ha mai avuto contatto con l'organizzazione. Quanto alle rivendicazioni più o meno tempistiche che sono state rilasciate di quando in quando da Bin Laden o da Zawahiri, anche supponendo di poterle realmente autentificare, esse non implicano nessun collegamento operativo, organizzativo e funzionale fra questi terroristi e le vestigia dell'organizzazione . Tuttavia, mi vedo obbligato a constatare, anch’io come tutti gli altri, che - a forza di invocarla a ogni proposito, e spesso a sproposito, non appena viene commesso un atto di violenza da un musulmano, o non appena un musulmano si trova nel luogo sbagliato al momento sbagliato (come nella vicenda della fabbrica AZF a Tolosa) o addirittura quando non c'è neanche traccia di un musulmano (come nel caso degli attacchi all’antrace negli stati Uniti) a forza di invocarla permanentemente - un certo numero di media piuttosto approssimativi e alcuni sedicenti esperti da una parte all’altra dell'Atlantico hanno finito non tanto per risuscitarla, ma per trasformarla in una specie di “Amedeo” dell'autore Eugène Ionesco, questo morto il cui cadavere non smette di crescere e di nascondere la realtà e di cui non si sa più come sbarazzarsi. L'ostinazione incantatoria degli Occidentali nell'invocare la mitica organizzazione Al-Qa'ida, (che viene qualificata come iperterrorista non per ciò che ha fatto, ma perché ha affrontato un’iperpotenza), ha avuto rapidamente due effetti perversi: Primo effetto: Qualsiasi contestatore violento nel mondo musulmano, tanto politico quanto di diritto comune, qualunque fossero le sue motivazioni, ha compreso rapidamente che doveva richiamarsi ad Al-Qa'ida se voleva essere preso sul serio, se voleva che la sua azione godesse di una legittimità riconosciuta dagli altri e se voleva che questa stessa azione avesse risonanza internazionale. Parallelamente a ciò, tutti i regimi del mondo musulmano – che come ben sappiamo non sono tutti virtuosi - hanno subito ben capito che avevano tutto l’interesse a fare passare i loro oppositori ed i loro contestatori, qualunque essi fossero, per membri dell'organizzazione di Bin Laden, in modo da poterli reprimere tranquillamente e, se possibile, anche con il beneplacito degli Occidentali. E da qui nasce una proliferazione di varie Al-Qa'ida, più o meno evocate o autoproclamate, in Afghanistan, in Iraq, in Yemen, in Somalia, in Magreb, e altrove "Al-Qa'ida nella penisola arabica” Il principale risultato di questa dialettica imbecille è stato evidentemente quello di rafforzare il mito di una Al-Qa'ida onnipresente, rannicchiata dietro ogni musulmano, pronta a strumentalizzarlo per colpire l'Occidente in generale e gli Stati Uniti in particolare nel nome di non si sa bene quale perfidia. Questa visione procede da moltissimi errori di valutazione e di prospettiva e soprattutto genera risposte totalmente inadatte. Perché se Al-Qa'ida non esiste, la violenza politica islamista invece esiste, eccome. E l'Occidente non ne è che una vittima indiretta e collaterale. Gli ideologi della violenza islamica non sono degli invasati: sono persone che hanno obiettivi ben precisi. Ed il loro obiettivo non è quello di islamizzare il mondo bensì quello di prendere il potere e con esso ricchezze che gli son legate nel mondo musulmano senza che l'Occidente intervenga... Un po’ come fece all’epoca Hassan al-Tourabi in Sudan. Così, anche se l'amor proprio degli Occidentali dovrà soffrirne, bisogna ripetere senza mai stancarsi che le principali, le più numerose e le prime vittime della violenza islamista sono i musulmani stessi. L'epicentro di questa violenza islamista non è né in Afghanistan né in Iraq; è in Arabia Saudita. È questo paese che affrontava per primo il manifesto contro gli ebrei e i crociati che,alla fine degli anni Novanta, era il testo fondante dell'organizzazione di Bin Laden, e questo manifesto mirava alla famiglia reale saudita prima che agli ebrei e ai crociati. Questo è anche il solo paese al mondo a portare un cognome (NdR: in riferimento ad Ibn Saud, fondatore della dinastia). Fatte le debite proporzioni, l'Arabia Saudita si trova in una situazione paragonabile a quella del primo semestre 1989. Una famiglia ha preso il potere nel 1926 accampando la sua legittimità su una ipotetica discendenza divina e usurpando la custodia dei luoghi santi dell'Islam ai suoi titolari storici appartenenti alla famiglia degli ascemiti. Questa famiglia, i Saud, composta oggi da circa 3mila principi, esercita senza condividerlo la totalità del potere e si accaparra la totalità di una rendita astronomica che proviene dallo sfruttamento del sottosuolo più ricco al mondo in termini di idrocarburi. Per conservare la sua legittimità di fronte a qualsiasi tipo di contestazione, la famiglia saudita ha sbarrato la strada a ogni forma di espressione democratica o pluralistica. Adotta la pratica dell'Islam più fondamentalista possibile per mettersi al riparo da ogni forma di scavalcamento in questo campo, (un poco come l'URSS che non voleva uno "scavalcamento a sinistra”, la famiglia saudita non vuole "scavalcamenti in Islam"). Col tempo però gli effetti delle enormi rendite degli idrocarburi hanno dato origine a diverse forme di commercio e di industria alle quali i principi, come tutti i principi, non avrebbero potuto far fronte senza derogare alle misure finora adottate e hanno quindi concesso dietro pagamento la partecipazione ai benefici a imprenditori non di rango in maggior parte provenienti da paesi vicini ma stranieri, ovviamente musulmani, soprattutto yemeniti e in un larga misura ai Levantini (siriani, libanesi, palestinesi). E mentre il futuro del petrolio è incerto, questi imprenditori fanno osservare a giusto titolo (come i cittadini del Terzo Stato nel 1789), che sono loro che "mandano avanti la baracca” e preparano il futuro del paese e che in queste condizioni non sarebbe che una questione di giustizia associarli in un modo o nell'altro o all'esercizio del potere o alla gestione di una rendita che la famiglia regnante - ve lo ricordo - ritiene di diritto di sua proprietà personale. Problema: come far passare queste rivendicazioni in un paese dove ogni forma di espressione pluralistica è esclusa per definizione? Quale legittimità può opporsi a un potere che si vanta dell’investitura divina? Quali pressioni possono essere esercitate su un regime familiare che beneficia a titolo personale dal 1945 - a seguito del patto di Quincy concluso tra il vecchio Bin Saud ed il presidente Roosevelt - della protezione politica e militare della superpotenza americana in cambio del monopolio dello sfruttamento degli idrocarburi? È evidente che gli oppositori di questa teocrazia hanno a disposizione solo il ricorso ad una mescolanza più o meno dosata di violenza rivoluzionaria e di rilancio fondamentalista per combattere questo potere e i suoi protettori esterni. E non è dunque un caso se si trovano tra gli attivisti islamisti più violenti un numero significativo di figli di questa borghesia che sono privi di qualsiasi diritto politico ma sicuramente non dei mezzi né delle idee; e Osama Bin Laden è nel novero di costoro: si è trovato scaraventato nel campo della violenza, dell'integralismo dai nobili sauditi che ritenevano più sbrigativo fare proteggere gli interessi esterni del regno dai figli dei loro valletti piuttosto che dai propri. E’ il classico errore dei parvenus. Nel corso delle loro picaresche avventure, questi giovani, questi figli della borghesia, hanno fatto brutti incontri, hanno subito cattive influenze, e sono ritornati in campo per addentare la mano del loro stesso padrone. I fondi spesso distribuiti in modo indiscriminato a tutto il mondo musulmano e alle comunità di immigrati sono finiti nelle tasche di coloro che potevano servirsene, vale a dire in quelle dell'unica organizzazione internazionale islamista largamente ben strutturata : l’associazione dei Fratelli Musulmani e in particolare delle sue ramificazioni più trasgressive e violente, come la Jamaa Islamyyah e altri gruppi islamisti di cui l’al-Qa'ida di Bin Laden non ne era – secondo me - che una delle sue numerose espressioni. In effetti, ovunque la violenza jihadista attecchisca (nelle zone più vulnerabili del mondo musulmano), la sua genesi risale sempre alla medesima logica ternaria. Primo elemento: un gioco al rilancio ideologico e finanziario del regime saudita... Secondo elemento: un forte radicamento locale dell'associazione dei Fratelli Musulmani o delle sue emanazioni... che sanno mantenersi sapientemente in equilibrio tra le contraddizioni politiche, economiche e sociali, per aizzare le masse contro le autorità locali e per scoraggiare l'Occidente dal venire in loro soccorso o dall'intervenire: per essere tranquilli a casa propria bisogna rendere il mondo musulmano astioso e detestabile. Terzo elemento: un vero debole da parte della diplomazia e dei "servizi" occidentali, americani in testa, per il sostegno nel mondo intero, spesso anche in chiave militare, in favore dei movimenti politici e fondamentalisti più reazionari sul piano religioso, usandoli come baluardi contro l'Unione Sovietica fino agli anni Novanta e anche nella politica di contenimento dell’Iran dopo gli anni Ottanta. Questo cocktail di tre elementi provoca per ragioni molto diverse... gli stessi effetti in Pakistan, in Afghanistan, in Iraq, in Somalia, in Yemen, in l'Indonesia, nel Maghreb, nel Sahel fino alle aree di non-diritto rappresentate dalle comunità musulmane immigrate in Occidente ... Non entrerò nei dettagli delle diverse situazioni di violenza politica, ma è logico osservare che, se queste si sviluppano tutte seguendo quasi lo stesso percorso, sta a significare che rispecchiano problematiche locali anche totalmente diverse coinvolgendo personaggi che comunicano assai poco tra loro. Se tutti si vantano di combattere sotto la stessa bandiera mitica, è perché sanno bene che quella bandiera rappresenta un formidabile spauracchio per i paesi occidentali in generale e gli Stati Uniti in particolare, che sono sempre visti come pronti a intervenire nei paesi con regimi fortemente controversi. Poi, naturalmente, Signora Benguigua, mi si potrebbe sempre obiettare che, poiché la violenza jihadista esiste realmente e cresce dappertutto secondo gli stessi schemi, poco importa che si chiami Al-Qa'ida, che non sarebbe che il nome generico di una qualche forma di violenza fondamentalista a livello mondiale. Un discreto numero di giornalisti adesso diventati più cauti ci parlano di una "Nebulosa Al-Qa'ida": il problema è che una tale confusione semantica è la fonte di tutte le risposte sbagliate e di fatto esclude qualsiasi soluzione adatta al problema. Esistono in effetti due modi di passare alla violenza terroristica politica. O si costituisce un gruppo politico- militare organizzato gerarchizzato (con un leader, una missione, risorse, tattiche coordinate, un programma d'azione preciso, obiettivi definiti), il che lo inquadra come un esercito di professionisti della violenza pronto ad impegnarsi in un processo di scontro tipicamente militare. È questo il caso della maggior parte dei movimenti terroristi rivoluzionari o separatisti in Europa, in Sud America, in Medio Oriente fino alla fine del XX secolo. Oppure si ricorre alla tecnica detta del "Lone Wolf" (il lupo solitario) che consiste nel tenere un piede nella legalità e l'altro nella trasgressione giocando ideologicamente su una popolazione impressionabile per incitare i suoi elementi più fragili, più motivati a intraprendere un'azione individuale o a piccoli gruppi, colpendo dove possono, quando possono, come possono, non importa, purché tutto ciò abbia la firma del movimento e si inserisca nella strategia generale. Questa tattica del Lone Wolf non è nuova, è molto antica e ben nota negli Stati Uniti ed è stata teorizzata da William Pierce nei suoi “Turner Diaries”, un bestseller negli Stati Uniti per quasi tutto il decennio degli anni Novanta e che ha ispirato la maggioranza dei violenti militanti della supremazia bianca e gli ultrafondamentalisti cristiani. Questa tecnica è stata adottata negli attentati di Atlanta, Oklahoma City e in molti altre azioni individuali in cui il numero totale delle vittime è assai vicino se non superiore a quello delle morti dell'11 settembre. È la stessa tecnica che è stata messa in opera da alcuni gruppi del Terzo Mondo, come i Lupi grigi in Turchia o i Fratelli Musulmani nel mondo arabo e musulmano. Se alcune forme di violenza locali nel mondo arabo si rifanno al primo modello, è sicuramente seguendo il secondo modello che funziona la violenza jihadista esercitata verso l'Occidente e verso certi regimi arabi. Tutti i servizi di sicurezza e d'intelligence sanno benissimo che non si combatte la tecnica di Lone Wolf con mezzi militari, divisioni corazzate, o una proliferazione di misure di sicurezza indifferenziate. Ci si oppone con misure di sicurezza mirate, sostenute da iniziative politiche, sociali, economiche, educative e culturali volte a prosciugare il vivaio di potenziali volontari, interrompendone i legami con i loro sponsor ideologici e finanziari. Non solo (e qui mi riferisco a varie relazioni del Tesoro americano), nulla di serio è stato intrapreso per cercare di bloccare il substrato finanziario e tanto meno quello ideologico della violenza jihadista ma, nel designare Al-Qa'ida, come il nemico permanente contro il quale si deve condurre una crociata per vie militari e di sicurezza del tutto inadeguate alla sua reale natura, è come se avessimo usato un mitra per uccidere una zanzara! Ovviamente abbiamo mancato la zanzara, ma i danni collaterali sono evidenti come si può constatare ogni giorno in Iraq, Afghanistan, Somalia, Yemen ... E il primo effetto di questa crociata perduta è stato quello di alimentare il vivaio dei volontari, di legittimare questa forma di violenza, di farne il solo referente d’azione e d’affermazione possibile in un mondo musulmano il cui immaginario collettivo è adesso traumatizzato da una legge universale dei sospetti che incombe su di loro, con occupazioni e interventi massicci, interminabili e ciechi. Da 9 anni, l'Occidente colpisce senza discernimento in Iraq, in Afghanistan, nelle zone tribali del Pakistan, in Somalia,in Palestina naturalmente, (e ci proponiamo ora di intervenire in Yemen e perché no, già che ci siamo, anche in Iran!), ma agli occhi dei musulmani, Bin Laden la fa sempre in barba al più potente esercito del mondo e il regime islamico dell'Arabia Saudita resta tuttora sotto la protezione assoluta dell'America. In conclusione per tentare di dare il mio apporto alla questione sollevata in questa tavola rotonda "Dove si trova Al-Qa'ida?" ecco la mia risposta: Al-Qa'ida è morta tra il 2002 e il 2004. Ma prima di morire è stata “ingravidata” dagli errori strategici dell’Occidente e dai calcoli imprevidenti di un certo numero di paesi musulmani e così ha partorito i suoi piccoli figli! Il problema per noi adesso è quello di sapere se con questi sgraditi rampolli faremo gli stessi errori alimentando così un ciclo infinito di violenze o se, tanto per mantenere il riferimento a Ionesco, noi assieme ai nostri partner arabi e musulmani sapremo arrestare la proliferazione dei rinoceronti. Grazie.
di Alain Chouet
Traduzione per Megachip a cura di Emanuela Waldis e Pino Cabras.
Lupi e agnelli
Si dice che in Italia il Governo non ci sia e che quando finalmente si fa notare è soltanto per peggiorare le cose. In un certo senso non si può negare questa situazione che fino a qualche tempo fa era almeno attenuata da una politica estera saggia e coraggiosa, miseramente smarritasi nel deserto libico, tra le dune iraniane e nella steppa russa. Da Tripoli ci stanno cacciando a pedate francesi e inglesi, da Teheran siamo scappati alle prime minacce degli americani e con Mosca ci siamo evirati da soli dopo le giravolte sul South Stream.Ma se è vero che il Belpaese va alla deriva senza timonieri occorre ugualmente dire che l’ammutinamento dei partiti di centro-sinistra nei luoghi della dialettica democratica non facilita l’inversione della rotta. Oggi tutto è riposto nelle mani di vertici istituzionali che utilizzano impropriamente la loro carica per smentire od ostacolare qualsiasi decisione prendano il Premier ed il suo Gabinetto. Tra i rimbrotti di un Presidente della Camera bello, abbronzato e con la stessa passione obamiana per i fondali marini e le reprimende di un Presidente della Repubblica che parla un ottimo inglese e si muove con una sospetta ed umbertina regalità atlantica, si stanno esaurendo le speranze peninsulari di evitare il decisivo assalto piratesco alla sua sovranità nazionale. I due reggenti di Montecitorio e del Quirinale stanno sopperendo allo scoordinamento dell’opposizione, incapace di formare un’unica massa d’urto contro l’odiato caimano nano (tale specie esiste davvero in natura e non soltanto in politica), utilizzando le loro esclusive prerogative istituzionali come una trappola per topi adattata ai rettili. Non c’è più quella storica sinergia tra organi dello Stato, indispensabile a tenere unita la nazione in fasi storiche delicate come quella in corso, perché esso è stato svuotato della sua identità per essere riconvertito in una agenzia di disbrigo degli affari stranieri. Inoltre, tanto Fini che Napolitano devono supplire all’immobilismo e alla mancanza di idee del principale partito della coalizione, lasciato nelle mani di un dipendente della premiata tortellineria Giovanni Rana, il quale si scuoce nel brodo delle sue correnti e si fa cucinare da un ex Pm con la vocazione per le cene segrete e i minestroni giustizialisti. Bersani, nel tentativo di tenere insieme le disiecta membra dell’alleanza, sta pure snaturando le sue qualità. Messi da parte gli studi ha preso a bighellonare sui tetti e nelle piazze come un qualunque debosciato fuori corso. Il risultato è ovviamente pessimo. Egli si atteggia a manifestante esperto ma si muove meccanicamente come un grigio burocrate di partito nel bel mezzo di un rave party. Dopo un po’ il trucco si vede e così partono bordate di fischi contro il suo mascheramento posticcio. Se B. regge ancora, nonostante la tempesta che investe lui e la sua maggioranza, lo deve pertanto all’incapacità dei suoi nemici che pure con l’aiuto di ambienti internazionali e con l’appoggio di una magistratura "persecutoria" non sono in grado di speronarlo definitivamente. Nel frattempo però a finire fuori carreggiata è il Paese che sbanda sui dossi della crisi e si avvicina pericolosamente alla scarpata. Sulla via del multipolarismo ci sono tanti crocicchi e prima ancora di giungere ai bivi dell'Epoca si deve sapere almeno dove si sta andando per non ritrovarsi al punto di partenza o persino ancora più indietro rispetto allo start. Il percorso può essere modificato strada facendo ma senza dimenticare la meta finale. Veniamo dai fasti dei secoli passati e vogliamo giungere dove il futuro riserverà all’Italia il posto che le spetta. Marciamo in cattiva compagnia e con guide corrotte che ci sviano nelle selve oscure per farci sbranare dai lupi. Non possiamo pertanto assecondare chi vuol fare di noi agnellini da banchetto che finiscono immancabilmente o sacrificati o divorati. Questo nelle storielle, figurarsi nella Storia con la S maiuscola. L'Italia merita tutt'altro finale della favola. di Gianni Petrosillo
11 maggio 2011
Ecco come si inganna
Ho detto a più riprese che sulle storie cosiddette “complottiste” sarei tornato con calma. Ma questa volta non posso dilazionare perché vi voglio dimostrare coi fatti quale sia la condotta di Paolo Attivissimo. Il detto signore ha pronunciato questa frase nella puntata di Matrix del 5 maggio 2001:
«Un dato di fatto che chiunque da casa può controllare. In realtà quello che ha detto Giulietto Chiesa sull’assenza del World Trade Center 7 dal rapporto della Commissione Ufficiale è purtroppo un errore. Non ha studiato adeguatamente, perché basta leggere il rapporto per sapere che il World Trade Center 7 è citato con il suo nome dell’epoca, il Solomon Building. Questo è quello che fa un buon ricercatore, verifica i fatti. Evidentemente Giulietto Chiesa in questo caso ha preso una cantonata».
Sottolineo alcuni punti: ha detto che “chiunque da casa può controllare”. Primo trucco: lui sa che quasi nessuno andrà a controllare. Io l’ho fatto. Chiunque, del resto, può farlo andando sul Rapporto Ufficiale della Commissione sull’11 settembre 2001. Non si troverà traccia di alcun “Solomon Building”. Chi andasse a rivedersi il filmato della trasmissione noterà il tono sussiegoso con cui Attivissimo ha fatto la sua lezione. Ex cathedra, come se lui avesse in mano la situazione e potesse dare i voti. Come un vero maestrino annuncia che io non ho “studiato adeguatamente”. Che non sono un buon ricercatore e ho “preso una cantonata”.
Poi qualcuno gli ha fatto notare la balla e lui ha dovuto ammettere, sul suo sito, che quel “Solomon Building” non c’è. Ma, per intorbidire le acque, ha aggiunto che certo che se ne parla del famoso Wtc-7, addirittura in quattro pagine distinte. Sarebbero, anzi sono, le pagine 284, 293, 302, 305. Ahimè, questo secondo, maldestro tentativo di nascondere le tracce si rivela peggiore del primo. Ma forse lui conta, di nuovo, che nessuno vada a verificare. Io sono andato di nuovo a verificare (così vi risparmio la fatica). La questione è: come se ne parla? Tutte e quattro le volte che l’edificio Wtc-7 viene nominato è in quanto sede del Quartier generale dell’Oem (Office for Emergency Management). Non vi è cenno alcuno ai danni subiti dall’edificio. Non c’è nemmeno una riga sul fatto che l’edificio è crollato circa alle 17:20 di quelllo stesso giorno!
So per esperienza che la gran parte delle persone credono di sapere che l’11 dicembre 2001 sono crollate le due torri, ma quasi nessuno sa che le torri crollate sono tre e una delle tre non è stata colpita da nessun aereo. Lo credo bene: in questi dieci anni questo “dettaglio” è stato oscurato da tutti i media. Chi vuole capire perchè cerchi una risposta. Qui non c’è spazio per darla. Ma lo spazio è sufficiente per far notare che Attivissimo ha tentato di ingannare il pubblico di Matrix e di calunniarmi. Lui non ha fatto nessun errore: ha truccato le carte, come fa sempre.
Giulietto Chiesa
Sulla parola

Le contraddizioni e le omissioni della versione ufficiale sull'uccisione di bin Laden inducono al dubbio. Dal black-out di venti minuti durante la diretta del blitz ai nuovi video trovati nel computer dello sceicco identici a quelli del 2007
Il presidente Obama sembra avere fretta di calare il sipario sull'uccisione di bin Laden: una vicenda che con il passare dei giorni, invece di chiarirsi, si va sempre più confondendo sotto il peso di omissioni, contraddizioni, dubbi e sospetti. Non possiamo mostrare le prove, ma fidatevi della nostra parola, dice in sostanza l'amministrazione Usa.
La stessa amministrazione che aveva detto che durante il blitz bin Laden aveva sparato ai Navy Seals facendosi scudo della moglie. Poi invece è venuto fuori che lo sceicco era disarmato.
La stessa amministrazione che aveva affermato di aver sepolto in mare il suo cadavere nel rispetto della tradizione islamica. Poi è emerso che questa pratica è contraria alla religione musulmana.
La stessa amministrazione che aveva dichiarato di aver seguito in diretta da Washington ''minuto per minuto'' il blitz di Abbottabad. Poi si è scoperto, per ammissione dello stesso capo della Cia, che né lui né il presidente né i suoi collaboratori immortalati nella famosa foto della Situation room della Casa Bianca hanno ''visto'' l'uccisione di bin Laden per un imprevisto black-out della diretta avvenuto proprio al momento dell'irruzione e durato oltre venti minuti.
La stessa amministrazione che, nei giorni scorsi, ha reso pubblici cinque nuovi video ''trovati'' nel computer di bin Laden, presentandoli come prova definitiva della versione ufficiale dei fatti di Abbottabad. Ma anche questi video hanno suscitato perplessità.
Se le immagini di un vecchio bin Laden 'privato' che si riguarda compiaciuto alla tv convincono poco per l'inquadratura di spalle che non mostra il volto (ma solo un mezzo profilo che qualcuno giudica un falso), dubbi ancor maggiori sorgono sugli altri quattro filmati in cui un Osama 'pubblico', truccato e con la barba tinta, prova diversi set per un videomessaggio mai pubblicato.
Lo sceicco immortalato in questi ultimi video, che secondo il Pentagono sarebbero stati girati ''tra il 9 ottobre e il 5 novembre 2010'', risulta infatti inspiegabilmente identico a quello apparso in un vecchio video del 7 settembre 2007: cambia solo il colore dello sfondo e il mantello dorato slacciato. Per il resto, sembrano girati nello stesso periodo, non a più di tre anni l'uno dall'altro.
Un filmato, quello diffuso alla vigilia del sesto anniversario dell'11 settembre, che già all'epoca aveva suscitato forti dubbi sulla sua autenticità, come del resto tutti i video di bin Laden successivi a quelli di fine 2001 resi pubblici dal Site Institute o dall'Intel Center: agenzie private al servizio del governo Usa, ufficialmente dedite al monitoraggio professionale dei siti jihadisti.
Il video del 2007, infatti, oltre a a presentare sospetti tagli di montaggio e a mostrare per la prima volta un bin Laden incredibilmente ringiovanito rispetto ai video del 2001 grazie a tinte e trucchi (lasciando stupito chi immaginava che la sindrome di Peter Pan colpisse solo dittatori turkmeni e premier italiani) era stato ''scoperto'' dal Site Institute prima che venisse postato sui siti qaedisti.
I video di bin Laden, i nuovi come i vecchi, sarebbero dunque dei falsi fabbricati dallo stesso governo Usa? Per quanto bizzarra sembri questa ipotesi, un anno fa ex agenti della Cia hanno raccontato al Washington Post che in passato l'Ufficio servizi tecnici dell'agenzia ha fatto proprio questo.
Dunque, fidarsi o no del governo degli Stati Uniti? Le bufale propagandistiche del salvataggio della soldatessa Jessica Lynch o dell'eroica morte della star del football Pat Tillmam – per non parlare di falsi storici accertati come l'operazione Northwoods o l'incidente del Golfo del Tonchino – dimostrano che la mistificazione della realtà non è sconosciuta ai governanti americani.
di Enrico Piovesana
La democrazia
di Marco Cedolin
09 maggio 2011
Bin Laden morto? La sceneggiata continua!
Siamo finalmente giunti al capolinea: bin Laden è stato ucciso in un raid degli Usa in Pakistan. Addirittura il democratico presidente Usa, Barak Obama, oggi ha detto che "questo è un buon giorno per l'America". "Il nostro paese ha mantenuto il suo impegno affinché fosse fatta giustizia. Il mondo è più al sicuro, è un posto migliore dopo la morte di Osama bin Laden". Viene da chiedersi, dove il criminale patentato, l’uomo più ricercato nel pianeta, ha passato gli ultimi anni della sua vita. Forse in qualche caverna segreta del Pakistan? Oppure in qualche grotta dell’Afghanistan? Macché, i funzionari Usa hanno detto che bin Laden è stato trovato in una villa da un milione di dollari a circa 60 chilometri a nord di Islamabad. Un posto dove nessuno al mondo poteva pensare di trovare il vecchio miliardario saudita. Sempre fonti ufficiali dicono che dopo 40 minuti di combattimenti, bin Laden è stato ucciso assieme ad altre persone. L’attuale direttore della C.I.A., Leon Panetta ha detto che sicuramente al Qaeda cercherà di vendicare l'uccisione di bin Laden. Non si capisce bene se la sua è una profezia oppure una minaccia! La cosa che però fa veramente sorridere è stata la sepoltura di bin Laden secondo il rito islamico. Possiamo immaginare un comportamento più bello e democratico di questo? Siamo così inebetiti che possono raccontarci simili favole? Forse qualcuno ai piani alti, pensa proprio di sì! E’ bene specificare che Bin Laden non era ricercato per gli attentati dell’11 settembre 2001, dove sono morte oltre tremila persone, come invece viene affermato dal governo centrale. Come molti analisti hanno denunciato da anni, bin Laden molto probabilmente sarebbe morto anni fa, e mantenuto in vita tramite messaggi audio, video totalmente falsificati, per dare il messaggio al mondo che il pericolo è sempre in agguato, che il terrorista è sempre pronto ad attaccare. L’ultima falsificazione in ordine cronologico, direi vergognosa ed eclatante, è proprio l’uccisione mediatica di bin Laden. La Casa Bianca sta attendendo – non si sa bene cosa - di pubblicare le vere foto del blitz, quelle che testimonierebbero il trasferimento del cadavere e addirittura il funerale!
Il mondo civile esulta. Nelle principali città statunitensi, le persone invadono le strade per festeggiare, ma attenzione perché non è il capodanno ebraico (appena passato), ma si brinda alla morte del capo di al Qaeda: il pericolosissimo Osama bin Laden.
Ufficialmente la fine drammatica dopo una lunghissima caccia al regista principale degli attentati dell'11 settembre 2011 negli Stati Uniti.
I leader di tutto il mondo hanno salutato con favore la sua morte, ma l'euforia è compensata dal timore di ritorsioni e dall'ammonimento di una rinnovata vigilanza contro eventuali attacchi.
Un commando di incursori della Marina, i mitici Navy Seals, si sono calati dagli elicotteri direttamente sopra il tetto della casa di bin Laden nella capitale del Pakistan.
Un alto funzionario alla sicurezza americano ha specificato alla Reuters, che è stata "un'operazione per uccidere", sottolineando però che "se avesse sventolato la bandiera bianca della resa sarebbe rimasto vivo".
E' alquanto difficile immaginare bin Laden mentre sventola una bandiera bianca!
"I terroristi - continua Leon Panetta - quasi certamente cercheranno di vendicarlo, e noi dobbiamo, e lo faremo, restare vigili e risoluti".
Quindi non c’è nulla da festeggiare, anzi. La morte del leader storico e indiscusso di al-Qaeda, è l’inizio della vera guerra.
Bin Laden infatti sarebbe stato sepolto in mare dal ponte di una portaerei americana nel nord del mar Arabico dopo essere stato lavato secondo i costumi islamici ed aver ricevuto un funerale religioso.
Il suo corpo prima è stato lavato e avvolto in un lenzuolo bianco e poi un ufficiale ha letto un testo religioso tradotto in arabo da un interprete. Dopo la lettura, il corpo è stato posto su una tavola piatta, ribaltato, e calato in mare, ha detto un funzionario americano.
Lo stavano cercando (vivo o morto) da numerosi anni e una volta ucciso il suo funerale sembra quello di un capo di Stato?
Il governo degli Stati Uniti, invece di sbrodolarsi e gongolarsi davanti al mondo intero, facendo semplicemente vedere il corpo privo di vita, preferiscono, in nome della religione farlo sparire nel mare? Ma possiamo veramente credere ad una simile idiozia?
Ma anche loro per ebetaggine non scherzano, perché stando all’imam di Napoli, Yasin Gentile: “seppellire un corpo in alto mare, come è accaduto, non è una procedura rispettosa dei precetti dell'Islam che prevede una ritualità precisa”. “La decisione degli americani contrasta con i principi della sharia”, ha detto il membro del Comitato dei ricercatori dell'istituto del Cairo!
Quindi la scusante religiosa è assurda due volte.
Questo è il motivo per cui nel sito ufficiale del F.B.I. c’era una taglia di 25 milioni di dollari sulla sua testa, ma dell’attacco alle Torri Gemelle di New York nessun accenno.
Come mai l’Ufficio Federale non associa bin Laden al World Trade Center?
Forse perché non hanno le prove che l’attentato è stato organizzato dal gruppo fantomatico chiamato al-Qaeda? Se non è stato il terrorismo islamico internazionale chi ha potuto eludere con aerei di linea, la difesa più potente e gli spazi aerei più impenetrabili del mondo? Demolendo tre torri e bucando il Pentagono?
Ricordiamo infatti che bin Laden, è stato un uomo della C.I.A.: creato, istruito e finanziato dai servizi segreti statunitensi per scopi geostrategici e geopolitici.
La stessa cosa è avvenuta con moltissimi dittatori criminali sparsi nel mondo, uno per tutti, Saddam Hussein: prima pagato e armato per combattere la guerra fratricida contro l’Iran dal 1980 al 1988, poi diventato nemico da impiccare.
Ufficialmente dicono di avere il suo dna che confermerebbe essere appunto bin Laden. A parte il fatto che dopo un giorno avere già un esame completo del dna è alquanto miracoloso, ma si sa che i laboratori militari sono abituati ai miracoli. Il punto è un altro, perché pochi ricordano che il miliardario saudita è stato curato diverse volte da medici americani, come per esempio nell’ospedale militare americano a Dubai, nel luglio 2001? Ecco il dna!
La foto del corpo esanime di bin Laden, circolata subito dopo, è stata smentita, per ovvie ragioni e non serve essere un esperto di grafica computerizzata per smascherare l’evidente fotomontaggio. Si tratta dell’ennesimo falso clamoroso, una foto ritoccata dagli analisti del settore con montaggi, prendendo pezzi da altre foto, parti di testa di altre persone e in cui si vedono zone sgranate e sfocate come occhi e orecchio sinistro. Per non parlare del corpo che si vede sotto la barba, che sembra essere aggiunto a posteriori.
Altre foto stanno spuntando in rete, tutte ovviamente rigorosamente false.
Con le foto agghiaccianti che circolano nel web sulle varie guerre criminali, sulle violenze dei soldati statunitensi in Iraq, Afghanistan e Guantamamo, queste immagini sono così tremende che non sanno se darle oppure no in pasto ai giornalisti? Giornalisti-squalo che stanno pubblicando in questi giorni articoli a dir poco vergognosi.
Ma state tranquilli perché "alla fine - dice il capo della Cia, Panetta - una foto verrà diffusa". Stanno forse aspettando che arrivi un esperto serio in fotoritocco computerizzato?
Questo un po’ preoccupa, perché se la sua ibernazione mediatica è finita, certamente ci saranno altre cose in serbo per noi tutti che prenderanno il suo posto...
di Marcello Pamio
08 maggio 2011
L'Angelo Azzurro
Angelo Azzurro è il tuo signore. Che offerta ti ha fatto e perché l'hai accettata? Per soldi, per visibilità, per ambizione? Perché ti sei venduto? Ricordi ancora il significato di questa parola? Vendersi? Anima, corpo, rispetto, reputazione, talento, ti sei venduto tutto ciò che avevi. Non ti resta più nulla. La tua dignità aveva un prezzo, la tua intelligenza aveva un prezzo, il tuo coraggio aveva un prezzo. Qualunque moneta tu abbia ricevuto in cambio è troppo poco. Nessun rubino o zaffiro o diamante può riempire il vuoto rimasto. Eppure, questo Angelo che ti ha sedotto, trasformato in un automa, in un pagliaccio triste che recita sul palco della vita, questo Angelo è tutto ciò che ti rimane. Ti tradisce e tu lo sai. Si ama un uomo o una donna, non la sua caricatura. Gli Angeli Azzurri non volano con le comparse. I tuoi chicchirricchì escono dalla gola strozzati, sembrano rantoli, non il saluto che accoglie il sole all'alba. Il gioco a rimpiattino con te stesso è quello che ti riesce meglio, ti rincorri senza toccarti, vederti. Ti nascondi per evitare di giudicarti. La sentenza di colpevolezza per aver sprecato l'unica occasione che hai e avrai in questo universo è certa, ma se un giudice non la emetterà con parole definitive potrai ancora illuderti. Hai una vita davanti e finchè non finisce ti senti eterno. La differenza tra schiavo e uomo libero ti è ignota. Pensare è un rischio che non ti puoi permettere. Se cadesse una sola certezza dovresti interrogarti su tutto quello che hai accettato finora. Quando ti addormenti sai che ci sarà un domani uguale a oggi, ma anche a ieri. Questo ti dà sicurezza. Al risveglio rivedi le pareti, il soffitto, senti le voci familiari e ti rimetti in moto. Un giorno segue l'altro. Poi, qualcuno ti racconta di un luogo lontano dove ci sono sfide mortali, pericoli inauditi e territori sconosciuti. E tu daresti tutte le tue sostanze per andarci, per avere una nuova possibilità.
Realpolitik partitica
Nella competizione elettorale i partiti minori spesso non partecipano e "appoggiano" il candidato di uno dei due poli. Si chiama "realpolitik". In sostanza il partito minore contratta a tavolino con il Pdl o il Pdmenoelle due consiglieri regionali, quattro consiglieri comunali, un assessore. Decide di non presentarsi, o di far finta per poi far confluire i suoi voti al ballottaggio. In pratica è la spartizione delle spoglie del cittadino elettore a sua insaputa.
A Torino, solo per fare un esempio, c'è Fassino che corre (ma dove corre povera anima?) con l'appoggio di tutti i partiti del centro sinistra di ordinanza che non hanno perciò presentato una loro lista, ma hanno già i consiglieri in Sala Rossa. Il partito minore può anche appoggiare indifferentemente un polo o l'altro. La candidatura della Bresso alla Regione Piemonte fu sostenuta dall'UDC di Casini. Il prezzo della rinuncia a una lista indipendente è l'assegnazione di un cospicuo numero di consiglieri a chi si presta a fare da mosca cocchiera. Il partito minore non è interessato alla percentuale di voti che avrà, ma al numero di poltrone che contratta prima. E' il modello "captive" contro quello del libero mercato. Un'azienda "captive" ha un solo cliente a cui fattura, se il cliente cambia le sue logiche o entra in crisi, l'azienda "captive" fallisce. E' successo a centinaia di società che lavoravano per Fiat o per Telecom.
La realpolitik di vendersi il culo conto terzi ti mette al riparo dal libero mercato, dal giudizio dei cittadini, vinci anche se perdi e non hai nessuna barriera da superare per entrare in Consiglio. Le aziende "captive" non sono interessate alla competizione, al miglioramento del prodotto, agli elettori, al rispetto del programma, vivono per il loro unico cliente. I partiti captive hanno Bersani e Berlusconi come clienti. Alcuni sono fedeli a un solo polo, altri sono ondivaghi, come i radicali, per alzare la posta. Per i partiti "captive" non esiste il rischio di impresa, non investono sui cittadini o sul rispetto del programma, ma solo su quello che chiamano alleato, ma in realtà è un elemosiniere che li tiene in vita. Una bella vita. Il potere di contrattazione dei partiti "captive" si affievolisce nel tempo insieme ai loro voti (dopo un po' il cittadino preferisce votare l'originale) fino alla loro scomparsa, In quel caso i sopravvissuti, di solito i vertici, confluiscono nel partito maggiore e si godono i frutti della realpolitik. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

