15 agosto 2009

Gli italiano amano il cibo a km 0


Consumatori italiani sempre più attenti ed esigenti sul cibo. In tanti vorrebbero l'etichetta contachilometri".

La qualità (componenti, provenienza, denominazione d'origine) da sola ora non basta più, molto meglio se quello che si mangia è anche eco-sostenibile. Otto italiani su dieci ritengono infatti che le etichette dei prodotti dovrebbero avere una sorta di "contachilometri" che misuri le emissioni di gas ad effetto serra. E' quanto risulta da una analisi della Coldiretti basata sul rapporto Eurobarometro sull'attitudine dei consumatori europei al consumo ecologico.
Gli italiani - sottolinea la Coldiretti - si dimostrano più interessati al "contachilometri" ecologico in etichetta rispetto alla media dei cittadini europei che pur mostrano, con il 72%, una grande sensibilità per rendere obbligatoria questa indicazione del consumo di anidride carbonica (CO2) in etichetta. Ben il 37% dei consumatori italiani ritengono inoltre che la distribuzione commerciale dovrebbe fornire maggiori informazioni sui prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale ai quali secondo il 25% dovrebbe essere addirittura dedicato un angolo apposito all'interno dei negozi mentre il 15% ritiene che debbano essere comunque resi più visibili sugli scaffali.
Coldiretti ha quindi avviato una mobilitazione per arrivare all'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di cibi in vendita alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale, dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze, dai mercati degli agricoltori di campagna amica dove si vendono prodotti locali fino all'inaugurazione del primo circuito a chilometri zero di ristoranti, gelaterie, osterie e snack bar.
L'impatto dei prodotti alimentari sull'ambiente è infatti molto importante per la decisione di acquisto di oltre la metà degli italiani (54%) che gli attribuiscono un valore doppio rispetto alla marca. Sempre secondo la Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere solo a tavola fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l'anno. E' stato infatti calcolato ad esempio che il vino dall'Australia per giungere sulle tavole italiane deve percorre oltre 16mila chilometri con un consumo di 9,4 chili di petrolio e l'emissione di 29,3 chili di anidride carbonica mentre le prugne dal Cile che devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 chili di anidride carbonica e la carne argentina viaggia per 11mila bruciando 6,7 chili di petrolio e liberando 20,8 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei.