30 settembre 2008

Il freddo e la solitudine



Uno studio dell'Università di Toronto (Canada), guidato dal dott. Chen-Bo Zhong e pubblicato sulla rivista “Psychological Science”, ha evidenziato una correlazione tra la solitudine e le sensazioni corporee legate alla temperatura.
Più specificamente, i ricercatori hanno constatato che le persone sole tendono a sentire freddo, in una misura superiore a quella che è la reale temperatura di un ambiente chiuso o esterna.
L'isolamento sociale, l'emarginazione, l'esclusione dalla vita altrui, infatti, fa scendere la colonnina di mercurio nelle nostre percezioni sensoriali e psicologiche.
Al contrario, chi ama la compagnia e ha sempre inviti dagli amici è portato a sentire dentro e attorno a sé più calore.
La ricerca scientifica canadese ha considerato un gruppo di 65 studenti suddivisi in due gruppi: a uno è stato chiesto di ricordare un episodio in cui ciascun partecipante si era sentito socialmente escluso; all'altro, viceversa, è stato chiesto di raccontare un'esperienza di inclusione sociale, ovvero situazioni in cui ci si era sentiti accettati dal gruppo. Con una scusa, a ognuno è stato chiesto di valutare la temperatura nella stanza. Ebbene, le stime variavano da 12 a 40 gradi centigradi, ed erano di gran lunga più basse nel gruppo che aveva ricordato episodi di emarginazione sociale. Ma non è tutto. In un secondo esperimento, condotto stavolta su 52 studenti, il campione era alle prese con un gioco al pc in cui veniva simulato un gioco con la palla. Alcuni venivano sistematicamente esclusi, non ricevendo mai il pallone dai compagni. Successivamente ai volontari è stato chiesto di mangiare o bere qualcosa, e di scegliere tra bevande e alimenti caldi e freddi, ad esempio cracker, caffè, frutta, zuppa calda. Ebbene, quelli che si erano sentiti esclusi nella simulazione al pc tendevano a scegliere vivande e bibite calde, quasi a voler compensare la sensazione di freddo percepita a causa dell'esclusione subita. Mentre gli altri optavano prevalentemente per alimenti e bevande freddi o a temperatura ambiente. "Potrebbe essere per questo motivo - spiega Zhong - che da sempre utilizziamo la metafora del freddo e del gelido quando parliamo di emarginazione ed esclusione sociale". Questi risultati, secondo gli autori, potrebbero aprire nuove strade nello studio e nella cura della depressione.

Come se la solitudine e lo stress non avessero già abbastanza effetti dannosi e spiacevoli, si è constatato in vari studi che queste condizioni di vita favoriscono l'insorgenza dell'influenza e di altre malattie.
Massimo Biondi, medico della Clinica Psichiatrica dell’Università La Sapienza di Roma, ha condotto una ricerca sulla vulnerabilità agli agenti patogeni delle persone stressate e sole, in collaborazione con la Clinica delle malattie infettive di Roma.
Afferma il dott.Biondi: “Fondamentale è il virus, ma anche le difese dell'organismo, indebolite da questi fattori (stress, frustrazione e solitudine, ndr). Sotto accusa anche il ridotto supporto sociale: tanti amici e passare bene il tempo libero funzionano da 'vaccino'''.
L'esperto ricorda uno studio britannico sulle persone che assistono i malati di Alzheimer: anche loro si ammalano più' della media, e rispondono male al vaccino. Ma dal rischio influenza legato allo stress ci si può' difendere. Fra gli antidoti suggeriti dall'esperto: ''sentirsi attivi, evitare di rimuginare in continuazione, andare incontro agli altri e mantenere viva una rete di rapporti''. Ma anche, di tanto in tanto, nutrirsi di ricordi positivi. ''I bei ricordi sono nella vita di ognuno di noi -spiega Biondi- e rievocarli e' sicuramente di aiuto''. Inoltre, bisogna imparare ad accettare l'inevitabile e ad agire, ''perché questo fa sentire meno passivi''.
fonte: italia salute

28 settembre 2008

Una buona colazione contro l'obesità


L'importanza di una buona e sana prima colazione è da tempo sottolineata dai nutrizionisti, tuttavia molti genitori italiani sono abituati a combattere con la ritrosia dei propri figli a iniziare bene la giornata con un pasto completa. La fretta, il sonno, le cattive abitudini alimentari rappresentano pericolosi avversari per la salute dei bambini e bisogna vincerli con molta buona volontà e fantasia.
I nutrizionisti italiani si sono riuniti a Verona per il convegno internazionale “Nutrition and metabolism in children”, patrocinato da: ECOG (European Childhood Obesity Group), SIO (Società Italiana dell’Obesità), SIP (Società Italiana di Pediatria), SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), Società Italiana di Nutrizione Pediatrica, FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), ANDID (Associazione Nazionale Dietisti).
Tutti gli scienziati dell'alimentazione presenti hanno sottolineato l'importanza della prevenzione per arginare il fenomeno dell'obesità, che coinvolge circa 4 milioni di italiani.
La profilassi di questa vera e propria patologia va iniziata fin dai primi anni di vita dell'individuo, visto che un bambino su tre è in sovrappeso e 1 su 10 è obeso[, avendo il 40% di possibilità di restare tale anche da adulto.
È a questo punto che si può intervenire grazie all'aiuto del primo pasto della giornata.
“Un recente studio (pubblicato sulla rivista “Pediatrics”,ndr) – commenta Claudio Maffeis Professore Associato di Pediatria presso l'Università di Verona - dimostra che la frequenze del consumo di colazione è associabile, in modo inversamente proporzionale, al BMI (Body Mass Index, cioè Indice di Massa Corporea, ndr). Ovvero, indipendentemente da altri fattori quali l’età, il sesso, la razza, le condizioni socioeconomiche e l’attività fisica, tanto più frequentemente si consuma la colazione tanto più basso è il rischio di eccesso ponderale”.
Lo studio è stato realizzato nell'università del Minnesota, negli Stati Uniti, dai dottori Maureen T. Timlin, Mark A. Pereira, Mary Story e Dianne Neumark-Sztainer, nell'ambito del progetto EAT (Eating Among Teens – l'alimentazione durante l'adolescenza). I ricercatori hanno considerato il cambiamento di peso corporeo in 5 anni in 2216 adolescenti, riscontrando che, al netto di fattori quali l'età, la razza, lo status socioeconomico, il tempo a disposizione e altre variabili, esiste una proporzione inversa tra il consumo regolare della prima colazione e la tendenza ad ingrassare.
Purtroppo, in Italia, l’abitudine al pasto mattutino è scarsa, come conferma una recente ricerca Eurisko da cui emerge che oltre 8 milioni di persone (17%) saltano la colazione. A questa percentuale va a affiancarsi il 15% di chi consuma solo un caffè e il 18% di chi fa colazione frettolosamente al bar.
Altro fattore determinante per una sana colazione è il tempo: il 46%dei nostri connazionali le dedica meno di 10 minuti.
“I numeri dell’obesità –prosegue Maffeis- sono vistosamente in crescita. Il primo passo si fa a tavola a partire dal mattino”.
Un appello quindi a grandi e piccini a prendere la sana abitudine della prima colazione, dedicando tempo alla propria famiglia, alla propria salute e all'educazione nutrizionale dei figli.
Continua l'esperto: “L’introduzione dei cereali pronti per la prima colazione è corretta dal punto di vista nutrizionale, soprattutto se associati al consumo di latte e frutta, perché consentono un corretto apporto di carboidrati e di fibre, garantendo al tempo stesso l’introito di micronutrienti importanti come ferro, calcio, vitamina B6, B12 etc.”.

L'indagine e l'allarme di Altroconsumo
L'associazione dei consumatori Altroconsumo “rompe le scatole”, andando in controtendenza e mettendo in guardia le famiglie italiane: i cereali per la prima colazione dei ragazzi contengono zuccheri (33% con punte sino al 42%), grassi (sino al 14%) e sale in percentuali molto alte. Troppo per essere presentati come l’alimento sano per il primo pasto della giornata. Ed è così in tutti i mercati, dall’Australia alla Danimarca, dal Perù alle isole Fiji, passando per Russia e Corea del Sud.
Lo dimostra un test comparativo realizzato in 32 Paesi dalle associazioni indipendenti di consumatori aderenti a Consumers International: per l'Italia l'ha svolto Altroconsumo verificando 20 cereali per la prima colazione dei ragazzi, dai prodotti di marca (Kellogg’s, Nestlé) a quelli con marchio della catena di distribuzione (Auchan, Carrefour, Conad, Coop, Esselunga, Eurospin, Lidl, Standa). Dal test emerge anche che ben l’80% dei venti campioni considerati inserisce slogan nutrizionali in bella vista sulle confezioni: le scritte esaltano solo la presenza di vitamine e ferro, elementi nutritivi marginali in questo tipo di prodotto. Anche le etichette andrebbero riviste: le GDA, cioé i valori giornalieri di riferimento, che dovrebbero suggerire quantità di energia e nutrienti per porzione di prodotto rispetto alla quantità da assumere giornalmente, sono riferiti a dosi raccomandate per adulti, non per bambini.
Tra i 6 e i 9 anni i bambini sovrappeso o obesi in Italia, come già detto, sono quattro su 10, un primato in Europa. Il 25% dei bambini obesi è già a rischio di malattie cardiovascolari. L’obesità non è una questione estetica, ma medica. Con possibili sviluppi come diabete, rischi cardiaci, tumori.
Altroconsumo ritiene che i prodotti meno salutari siano spinti aggressivamente grazie a messaggi rassicuranti, personaggi dei cartoons, gadget. Nel 20% dei prodotti del test, infatti, sono stati inseriti regali, spesso collezionabili. Per non parlare di Asterix e Obelix, tigrotti sorridenti e api svolazzanti sulle confezioni.
Altroconsumo a partire da oggi lancia per l’occasione la campagna pubblicità che ingrassa, contro le abitudini alimentari scorrette e il marketing aggressivo rivolto ai più piccoli. La campagna si articola attraverso una petizione sul sito www.altroconsumo.it, per chiedere al Governo italiano di adottare paletti e regole per arginare il bombardamento di messaggi verso i minori.
L’auto-regolamentazione dell’industria su questo fronte non è più sufficiente. Consumers International s’impegna affinché l’OMS adotti entro il 2009 un Codice di condotta sul marketing degli alimenti e delle bevande non alcoliche rivolto ai minori. Sul sito è consultabile il test sui cereali e il cartone animato creato per la campagna.
fonte: italia salute

26 settembre 2008

Il Colesterolo





Al solo menzionare la parola "colesterolo” si finisce per creare terrore e preoccupazione. Probabilmente si tratta di una delle sostanze più comunemente fraintese che invece è presente normalmente nel corpo. Tra le varie funzioni svolte dal colesterolo vorrei elencarne alcune:

1. E’ un costituente degli ormoni ipofisari, adrenalinici e gonadali.
2. E' convertito in vitamina D in seguito all'esposizione alla luce ultravioletta proveniente dal sole.
3. Agisce come conduttore degli impulsi nervosi.
4. E' presente in ogni cellula del corpo e aiuta a regolare lo scambio di sostanze nutritive e prodotti di scarto attraverso la membrana cellulare.
5. E'un costituente della bile necessario per l'emulsione dei grassi.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che:

1. Meno colesterolo traiamo dai cibi, più ne viene prodotto dal corpo.
2. Più colesterolo traiamo dai cibi, meno ne viene prodotto dal corpo.
3. Il maggiore innalzamento dei sierocolesterolo si verifica dopo l'ingestione eccessiva di carboidrati e non dei grassi.
La limitazione nel consumo dei cibi contenenti colesterolo come burro e uova, in effetti ha ben poco a che vedere cop il livello di colesterolo.

Alcuni ordini religiosi il cui credo assicura un completo regime vegetariano hanno gli stessi livelli di colesterolo alto e basso, come nell'individuo medio consumatore di carne. Gli studi condotti su alcune tribù primitive che consumano enormi quantità di colesterolo nel loro normale regime alimentare hanno mostrato che queste hanno livelli molto bassi di sierocolesterolo. Altri studi condotti su individui che avevano alti livelli di colesterolo messi a un regime molto limitato, hanno dimostrato che per ogni 100 unità di colesterolo eliminate dalla dieta il livello nel sangue scendeva solo di tre unità. Tutto ciò testimonia che non esiste una relazione diretta, fondata su una base solidamente scientifica, tra il consumo di colesterolo e i livelli di colesterolo nel sangue.

Il colesterolo e l'arteriosclerosi
Se il consumo di colesterolo nella dieta non fa innalzare il colesterolo, allora come avviene questo innalzamento? E' risaputo che il colesterolo è presente nelle malattie che interessano i vasi sanguigni come nel caso dell'arteriosclerosi. Come e perché il colesterolo è giunto fino lì?

Innanzitutto vorrei evidenziare che:

1. Le placche ateromatose riscontrate sulle pareti delle arterie nell'arteriosclerosi contengono non solo colesterolo, ma anche fibrine, collagene. minerali, trigliceridi e fosfolipidi oltre ad altre cellule cementificanti che tengono il tutto insieme. Perché allora si è accusato solo il colesterolo?

2. l livelli di colesterolo nel sangue sono pressoché identici sia negli uomini che nelle donne, tuttavia il tasso di malattia coronarica è molto più alto negli uomini.

3. Che i livelli di colesterolo non continuano ad aumentare in modo apprezzabile dopo i 50 anni, mentre il tasso di malattia coronarica aumenta notevolmente.

4. Uno studio ben controllato in cui tutti i pazienti avevano alti livelli di colesterolo ha dimostrato che quando il gruppo è stato diviso e il 50% ha visto ridotti i livelli di colesterolo nel sangue per mezzo delle medicine, il tasso della malattia cardiaca è rimasto invariato in entrambi i gruppi. Diciotto persone dei due gruppi avevano seri problemi arteriosclerotici, anche se un gruppo aveva livelli di colesterolo normali.

Si è giunti alla conclusione che non esiste una relazione scientifica tra i livelli di colesterolo nel sangue e la malattia che colpisce i vasi sanguigni. Sono troppe le variabili da considerare ed è piuttosto facile misurare il colesterolo nel sangue e spesso trovarlo elevato, ciò non permette però di trarre delle conclusioni. Sarebbe un po' simile alla situazione in cui voi foste un cliente in un negozio derubato. Poiché eravate nel negozio sarebbe troppo facile affermare che voi eravate il ladro. Finireste per gridare che non eravate l'unico nel negozio, che erano presenti anche altri.
Inoltre pensate che le placche ateromatose presenti sulle pareti arteriose in caso di arteriosclerosi, appena formate non contengono affatto colesterolo. Il componente principale sembrano essere le fibrine.

L’esercizio è la risposta?
Sono stati condotti numerosi studi il cui obiettivo fondamentale sembrava indicare che l'esercizio è un fattore preponderante nella prevenzione della malattia che colpisce i vasi sanguigni.
Tra i tanti studi vorrei ricordare quello condotto al St. Mary's Hospital di Londra su pazienti che seguivano varie diete. Un gruppo è stato trattato con olio di mais ed ha mostrato una diminuzione nei livelli di sierocolesterolo, tuttavia una maggiore frequenza di attacchi cardiaci rispetto a coloro che seguivano una dieta normale.
Il vero significato dell'episodio è spiegabile nel fatto che un aumento di acidi grassi insaturi nel sistema fa aumentare il bisogno di vitamina E, che agisce come antiossidante e previene la formazione di perossidi, un sottoprodotto tossico del metabolismo degli oli volatili. La presenza eccessiva di perossidi nel flusso sanguigno apporta problemi come l'anemia emolitica, le convulsioni, la debolezza cardiovascolare e danni al DNA per la presenza dei perossidi radicali liberi.

Queste affezioni sono state evidenziate nel programma spaziale quando gli astronauti testati per le modificazioni fisiche dovute all'assimilazione dell'ambiente spaziale hanno manifestato tali sintomi. Cercando di determinarne le cause, un ricercatore ha avvertito che l'alto contenuto di ossigeno faceva aumentare la formazione di perossido dagli acidi grassi insaturi presenti nel corpo. Poiché la formazione di perossido è normalmente prevenuta da un'adeguata quantità di vitamina E presente nel flusso sanguigno, si è ritenuto opportuno aggiungere vitamina E alla dieta degli astronauti con una conseguente cessazione dei sintomi.

Come tutto ciò si lega a una diminuzione del colesterolo in seguito all'uso di olio di mais e a un aumento della malattia coronarica? I perossidi tossici possono essere gli agenti chimici che hanno irritato le pareti dei vasi sanguigni e hanno determinato una situazione di emergenza richiedendo la presenza delle fibrine o delle proteine dei sangue, per proteggere le arterie. E' possibile che nel processo che avviene in quella particolare zona dei corpo i grassi del sangue, trigliceridi e colesterolo, i minerali in soluzione incluso il calcio e altre sostanze presenti nel sangue siano stati coinvolti formando le placche ateromatose.
Tale teoria è ulteriormente confermata dalle autopsie che mostrano come i vasi sanguigni non siano universalmente bloccati, bensì esistano delle placche.

Un ricercatore ha evidenziato che le anormalità che si verificano all'interno dei vasi sanguigni provocando correnti "a mulinello” possano spiegare anche la mancanza totale di arteriosclerosi.
Queste "correnti a mulinello” potrebbero creare un effetto di irritazione o assottigliamento che comunque provoca un accumulo di fibrine in quella zona nel tentativo da parte del corpo d fortificare la parte.
Alcuni scienziati sono giunti alla conclusione che le placche ateromatose si formano solo dopo la presenza di alcuni tipi di danni e modificazioni arteriose che si verificano nella parete dei vaso da una cellula normale a una anormale.
Attualmente i fattori pericolosi possono raggrupparsi nella categoria:

1. Dei veleni chimici che includono le tossine presenti nelle sigarette e nelle alte concentrazioni di monossido di carbonio dovute all'inquinamento e in modo particolare ai tubi di scappamento delle automobili.
Si sospetta anche il cadmio che è presente comunemente nel caffè e nel tè. Lo zinco protegge contro gli eccessi di cadmio, quindi se doveste bere 5 o più tazze di tè o caffè aumentate anche le riserve di zinco.
Un altro gruppo di sostanze chimiche viene dal colesterolo ossidato all'esterno dei corpo (come nel fritti, o nelle sostanze precotte).

2. Delle Infezioni Virali che si moltiplicano a tasso astronomico e possono apportare gravi problemi all'individuo che non possiede l'adeguata resistenza.

3. Dei fattori fisici, come la pressione alta, i raggi x, gli apparecchi elettronici come la televisione.

Le varie teorie
Le teorie proposte sono innumerevoli da quella del Dr. Oster in base alla quale il tasso di malattia cardiaca è proporzionato alla quantità di latte pastorizzato consumato, in quanto il processo della pastorizzazione permette all’enzima chiamato xantina ossidase di entrare nel flusso sanguigno e distruggere quei chimici che normalmente proteggerebbero le arterie cardiache, alla teoria in base alla quale la mancanza di vitamina B6 sarebbe in grado di provocare seri danni alla struttura cellulare.
La più logica spiegazione dell'arteriosclerosi è la teoria dei radicali liberi, una sorta di bomba che attacca il DNA di una cellula creando un'alterazione genetica che produce una crescita non maligna nella parete arteriosa in grado di provocare un notevole mutamento della membrana interna dei vaso sanguigno, apportando un accumulo di minerali, grassi e altre sostanze presenti nel sangue.

Secondo li dr. Constance Spittle la vitamina C aiuterebbe notevolmente a prevenire la manifestazione dell'arteriosclerosi. Sebbene non sia completamente d'accordo con questa teoria sono convinto che la vitamina C svolga un'azione protettiva sul sistema cardiocircolatorio e probabilmente funziona come trasportatore di colesterolo al fegato.
Alcuni individui sono stati messi a regime ristretto, eliminando zucchero e farina raffinata e svolgendo esercizio quotidiano.
Il programma sembra funzionare, tuttavia credo che non sia la presenza di pochi grassi ad avere apportato i benefici quanto l'eliminazione dello zucchero e la partecipazione al programma di esercizi quotidiana.

Ma la dieta non ha niente a che vedere con l'arteriosclerosi?
Non intendo dare l'impressione che la dieta non abbia nulla a che vedere con l'arteriosclerosi, sono piuttosto a favore di una dieta ricca di proteine e di fibre, povera in carboidrati e media in grassi per creare quella resistenza necessaria all'interno dei corpo per opporsi all'arteriosclerosi.
Del resto alcune situazioni mi hanno portato alla conclusione che una dieta ricca di grassi insaturi può essere altrettanto dannosa di una dieta povera di grassi.
L'esperienza ci dice che la moderazione è il cammino migliore da percorrere in cerca della salute.
Certe abitudini sono incompatibili con la salute come per esempio il consumo di alcol che è stato scientificamente dimostrato
Naturalmente non tutti gli alimenti sono compresi nella categoria, tuttavia uno studio degli esempi sarà sufficiente per mostrare Il tipo di cibo necessario per ottenere risultati migliori.

Cibi consigliati

1. Tutti l tipi di ortaggi e verdure tra cui asparagi, zucche, cavoli, pomodori, cavolfiori, carote, rape, patate, sedano, broccoli, lattuga, piselli, germogli.

2. Tra le carni sono da preferire il vitello, il manzo, l'agnello, il pesce.

3. Tra i cibi fermentati i formaggi magri.

4. Tutti i tipi di frutta, succhi di frutta e succhi vegetali, sono accettabili.

5. Noci e semi oleosi sono preferibili allo stato crudo e non salati.

6. Le fibre contenute nella crusca, nel riso, nella farina d'avena, nella pectina.

Cibi sconsigliabili:

1. Le farine lavorate e i prodotti che le contengono come il pane bianco, i cracker, la pasta, i biscotti, i dolci.

2. l prodotti contenenti lo zucchero raffinato come i dolci e le caramelle.

3. La carne lavorata degli hamburger e delle salsicce.

4. Le combinazioni zuccheri/proteine come nei gelati, milk shake, carne/dolci, frutta o succhi di frutta/carne, uova, formaggio.

Come avrete notato la dieta suggerita predilige le verdure e la frutta, le carni magre, è ricca di minerali e soprattutto di potassio, di fibre che svolgono una funzione purificatrice all'interno dell'intestino.
La nostra dieta intende eliminare soprattutto le cosiddette "calorie vuote" permettendo così una eccellente influenza-normalizzante sul peso.
Da preferire, comunque, tutte le sostanze naturali che possono essere consumate come tali e in modo particolare i pomodori o il succo di pomodori e il cavolo crudo. Il metodo che raccomandiamo più che essere seguito ciecamente dove essere soprattutto compreso perché incoraggia il consumo di una grande varietà di sostanze che possono essere scelte con maggiore libertà senza essere vincolati al classico menu-tipo e permette, quindi, una maggiore soddisfazione nel selezionare liberamente cosa mangiare.

Dr. Kurt Donsbach

24 settembre 2008

La truffa del formaggio avariato


La truffa del formaggio avariato... nel grattugiato finivano gli scarti

Indagine su un gruppo di aziende che lavorava per i grandi marchi Compravano pezzi già scaduti, a prezzi stracciati, per poi "ripulirli"


Quando gli uomini della Guardia di Finanza trascrivono le intercettazioni, quasi non credono alle loro orecchie.

Chi è il rappresentante legale e amministratore unico dell'azienda che ricicla formaggi avariati e scaduti?

Semplice, l'ex comandante della stazione dei carabinieri.

E chi certifica, passando a bere un caffè, che è tutto a posto, nonostante le celle frigorifere trabocchino di tonnellate di merce con dentro insetti, larve, escrementi e carcasse di topi, muffe, pezzi di plastica? Semplice: il veterinario dell'Asl.

È talmente disinvolto, il medico, con i banditi della tavola, da "dimenticarsi" i timbri dell'Asl di Piacenza - dov'è tuttora tranquillamente in servizio - in un cassetto della scrivania, nell'ufficio contabilità del caseificio. E così da controllore è diventato controllato. C'è anche lui nel fascicolo con cui la Procura piacentina (pm Antonio Colonna) scrive ora una nuova e ricca pagina nell'inchiesta sui formaggi avariati avviata due anni fa dai colleghi di Cremona (pm Francesco Messina).


Lo scenario ricostruito dagli investigatori è inquietante. Decine di tonnellate di scarti di formaggio piene di schifezze ritirate da grosse aziende (Granarolo, Ferrari Giovanni industria casearia, Zanetti) e mischiate a prodotto fresco: un sistema collaudato con cui la DELIA, stabilimento a Monticelli D'Ongina, sede legale a Milano in piazza IV Novembre, riesce a piazzare sul mercato italiano e europeo il suo prodotto finito. Che vuol dire soprattutto: formaggio grattugiato. Come? Vendendolo a aziende che lo confezionano in buste a marchio "Galbani", "Ferrari", "Medeghini", solo per citarne alcuni. O direttamente al cliente finale, come nel caso di "Biraghi" o "Prealpi".

Il giro è enorme, e abbraccia mezza Europa (Spagna, Austria, Germania, Francia, Belgio). Una ventina di milioni di euro il volume d'affari della società, collegata a altre tre aziende di cui due con sede a Barcellona (Compinque S. L. e Quederlac S). Sono tutte riconducibili a Alberto Aiani, cinquantatreenne di Casalbuttano. Il paese in provincia di Cremona dove l'ex ufficiale dell'Arma Francesco Marinosci, pugliese di Francavilla, cremonese d'adozione, - prima di darsi al formaggio e diventare socio di Aiani nella DELIA - dirigeva la stazione dei carabinieri. Ieri usava l'utilitaria in dotazione, guadagnava un moderato stipendio. Oggi gira in Jaguar e, si capisce, ha implementato le sue entrate.

Con Aiani e un'impiegata dell'azienda - per ora sono denunciati - Marinosci dovrà rispondere del reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con rischio di danno per la salute pubblica. Ma c'è dell'altro. Sulle triangolazioni pericolose con cui DELIA acquistava "merda" - termine usato dai truffatori per indicare il prodotto avariato, dalle intercettazioni del primo troncone di inchiesta condotta dalle fiamme gialle guidate dal comandante Mauro Santonastaso - il compito di vigilare, si fa per dire, spettava a un veterinario dell'Asl piacentina: Luciano Dall'Olio (falso e abuso d'ufficio). Il medico non è esattamente un guardiano scrupoloso.

Di più: alla DELIA in pratica si autocertificano. Con il timbro del competente servizio veterinario. Per ricomporre il quadro che emerge dalle pieghe dell'inchiesta non c'è bisogno di aggiungere molti altri tasselli. Né confortano le "spigolature" venute alla luce nel corso delle indagini (già arrestate quattro persone, sigilli alla Tradel di Casalbuttano, la prima azienda "riciclona" del siciliano Domenico Russo). Per esempio: possibile che il legale di Andrea Chittò, veterinario dell'Asl di Cremona, anche lui accusato di reggere il gioco dei truffatori e sospeso dal servizio, nella memoria difensiva produca la testimonianza del comandante dei Nas di Cremona, Raffaele Marongiu?

In Procura ormai ne sono convinti: il sistema della truffa del formaggio avariato ha continuato e continua a funzionare grazie alla connivenza-complicità di chi dovrebbe controllare e però si fa chiudere gli occhi. Così la "pattumiera" funziona a pieni giri: ritira roba scaduta e marcita, e la ripulisce sotto forma di formaggio fuso che poi viene fatto raffreddare e venduto in panetti (delimix) alle grosse aziende.

Il prodotto finisce nelle grattugie. Si ottiene il lavorato finale: il formaggio grattugiato. Non deriva, ovvio, né da parmigiano né da grana padano o da altri formaggi duri fatti direttamente con il latte, ma da un "fuso" insaporito a seconda della percentuale di croste o scarti immessi nella fusione. Eccole, riempite con il prodotto delle due aziende-pirata, le classiche buste di grattugiato che finiscono sulle nostre tavole. "Di aziende come queste c'è pieno - dice un investigatore anti-frode - e i grandi marchi se ne servono abbondantemente. È un sistema di vasi cinesi che va combattuto e stroncato. I ministeri della Salute e dell'Agricoltura, adesso, dovrebbero intervenire pesantemente".

PAOLO BERIZZI

22 settembre 2008

La pasta e, il buonumore



Talvolta basta poco per sentirsi felici, ad esempio può essere sufficiente un bel piatto di spaghetti. Non è uno scherzo né un modo di dire. I nutrizionisti promuovono la pasta non solo come toccasana per il benessere fisico ma anche per quello psicologico.
"La pasta, infatti, contiene il triptofano, un aminoacido che si trasforma in serotonina, il cosiddetto ormone della felicità ed è per questo che mangiando la pasta si ha una sensazione di benessere e di piacere", spiega Mauro Defendente Febbrari, esperto in malattie del metabolismo e Nutrizione Chimica a pochi giorni dalla manifestazione 'I Primi d’Italia', festival dedicato alla pasta, giunto alla X edizione, che si terrà a Foligno (Pg) dal 25 al 28 settembre 2008.
Gli italiani sono i più grandi consumatori mondiali di pasta, con 28 kg a testa mangiati in un anno.
La dottoressa Maria Gabriella Carfora, evidenziando i pregi del nostro piatto nazionale anche sull'umore, ricorda che da alcuni dati scientifici è emerso che con un'alimentazione priva di carboidrati si rischia, dopo qualche mese, depressione, irritabilità ed insonnia. E non sono gli unici danni legati a una dieta che 'cancella' i primi piatti.
"Eliminare i carboidrati dalla tavola per mangiare più proteine, a lungo andare provoca problemi che possono interessare diversi organi come i reni e il cuore - spiega il prof.Giorgio Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione umana all'università Cattolica S. Cuore di Piacenza e membro dell'Authority europea sulla sicurezza alimentare – mentre mangiare un buon piatto di pasta apporta il giusto apporto di carboidrati e una lenta secrezione di insulina permettendoci di difenderci dall'obesità". Sì alla pasta dunque anche per chi vuole controllare la linea?
"Certo", dice Primo Vercilli, medico dietologo. "Le 350 calorie fornite da 100 grammi di spaghetti, o altra pasta, sconditi non possono essere accusate di creare problemi dietetici. Che la pasta faccia ingrassare – prosegue - è un luogo comune che va sfatato. Analizzando le caratteristiche nutrizionali della pasta, è da sottolineare poi che l'amido (che costituisce la percentuale più alta dei carboidrati presenti nel prodotto) è una fonte energetica ottimale, ed è di elevatissima digeribilità". Al festival "I primi d'Italia" saranno protagonisti, oltre la pasta, riso, zuppe, gnocchi e polenta, in una quattro giorni culinaria che prevede degustazioni, lezioni di cucina, dimostrazioni di grandi chef, momenti di cultura e di spettacolo dedicati alla pasta e ai prodotti agroalimentari indispensabili per la creazione dei primi.
tratto da salute.it

20 settembre 2008

Biologico? Ni


Nel 1862 un filosofo tedesco chiamato Ludwig Feuerbach (non so se sia ancora ospite dei licei dell’italico sfacelo) scrisse una frase diventata famosa: l’uomo è ciò che mangia.
Dal punto di vista biologico, forse sarebbe più esatto dire: l’uomo è ciò che mangia, ciò che non mangia e ciò che costruisce dentro quel laboratorio in gran parte sconosciuto che è l’organismo.
Non è mia intenzione affliggere i frequentatori di questo blog con disquisizioni di biochimica e, dunque, la finisco qui. Quello che è certo è che il benessere dell’individuo non può prescindere dalla qualità dell’alimentazione.
Negli ultimi decenni, a velocità crescente, la dieta occidentale si è appiattita e, nel contempo, impoverita. Oggi i cereali lavorati, così tipici della cultura primonovecentesca fanatica religiosa americana, hanno invaso le tavole della prima colazione (ora breakfast) persino dei mediterranei, gli yogurt industriali arrivano dai posti più impensati (è di oggi la notizia che il Canada ha tolto dai suoi supermercati lo yogurt cinese!), le bibite gassate accompagnano addirittura i pasti e così via.
Dal punto di vista alimentare, trattasi d’ignobili porcherie.
I cereali sono svuotati delle loro componenti più preziose che vengono vendute a parte e a carissimo prezzo; per di più, alcuni, come quelli soffiati, subiscono cotture a temperature tanto elevate da riempirli di acroleina, uno dei veleni delle sigarette. Gli yogurt contengono batteri utili che, nella migliore delle ipotesi, sono in
coma profondo o, in altri casi, batteri addizionati con gran clamore pubblicitario ma privi di qualsiasi funzione scientificamente dimostrata, positiva o negativa che sia, sul nostro organismo. Le bibite gassate sono micidiali per le quantità esagerate di zuccheri che contengono quando non per i coloranti, senza dire delle loro quanto meno sospette ricette segrete, e si potrebbe continuare all’infinito.
Uno dei tanti problemi che ci affliggono è l’impoverimento del suolo. Noi non ruotiamo più le colture, tecnica indispensabile, tra l’altro, per fissare le sostanze azotate, e usiamo concimi chimici, peraltro inquinanti quanto mai nel processo di fabbricazione, che restituiscono alla terra solo una modestissima e del tutto insufficiente varietà di sostanze chimiche.
Ecco, allora, per vivere una vita possibilmente sana, la necessità di far ricorso ai cosiddetti alimenti biologici, quelli fabbricati con materie prime le più vicine possibili a quelle che erano prima che l’uomo intervenisse così sventatamente sulla Natura. Non esistono dubbi: il contenuto di vitamine di un vegetale coltivato con quei criteri è sostanzialmente superiore a quello dei poveri cereali, della povera frutta o delle povere verdure industriali. E così per molte altre sostanze necessarie. Ma anche il biologico ha qualche problema.
Il più appariscente è quello dei costi, certo non di poco più elevati rispetto a quelli dei cibi che ci vengono offerti ormai di norma. L’altro, magari un po’ più per addetti ai lavori, è quello delle confezioni che troppo raramente sono ecocompatibili, con plastiche non biodegradabili, non di rado mescolate a cartone e a metalli, confezioni difficilissime o, in termini pratici, impossibili da recuperare in qualche modo. Ma c’è altro.
Nel nostro laboratorio noi abbiamo esaminato centinaia di alimenti, prendendoli in modo del tutto casuale dagli scaffali dei supermercati, e abbiamo valutato il loro contenuto in inquinanti particolati inorganici. Senza grande sorpresa abbiamo costatato come non esista differenza apprezzabile tra alimenti biologici e tutto il resto: le polveri si trovano in uguale misura nelle due categorie. Per non incorrere in equivoci, sottolineo che dovunque ci sono alimenti perfettamente puliti (parlo sempre di micro e nanoparticelle), e non sono pochi, ma che, se il contenuto di polveri deve essere un criterio di scelta, biologico o no non fa differenza.

Il motivo è semplice: le nanoparticelle non esistono. Non esistono per la legge, non esistono per gli enti di controllo, non esistono, non esistono, perciò, per i produttori. Esistono, ahimé, per i nostri organi, compresi quelli dei produttori.
Tempo fa due industrie e una grande catena di distribuzione ci chiesero di esaminare qualche loro prodotto. Il risultato fu che micro e nanoparticelle inorganiche ce n’erano, non dappertutto, ma ce n’erano. Eliminarle sarebbe stato tecnicamente possibile, ma questo avrebbe significato spendere qualche soldo, impegnare un po’ di persone e, soprattutto, attirare l’attenzione su un fatto ufficialmente inesistente. Dunque, perché tirarsi la zappa sui piedi? Occhio non vede, cuore non duole. Fino a che la legge non interviene (ma si può fare in modo che non intervenga o lo faccia fra chissà quanto, vedi amianto, DDT, CFC, ecc.) e, soprattutto, fino a che i clienti non si accorgono di nulla e continueranno a premiare con i loro acquisti i prodotti inquinati, avanti a tutta! Del doman non v’è certezza, dice il poeta.
A questo punto, conscio come sono dei pericoli causati dalle polveri inorganiche non biodegradabili e da utilizzatore di alimenti biologici, mi auguro che le aziende, almeno quelle bio, aprano gli occhi. Prima o poi saranno costrette a farlo e quello sarà un momento di crisi per un mercato, isterico com’è, che andrà a precipizio. Ricordate le fiorentine nel periodo della mucca pazza o i polli nella tempesta dell’aviaria?

di Stefano Montanari

18 settembre 2008

Come insegnare l’ecologia profonda ai bambini


Il sottofondo culturale che condiziona la nostra visione del mondo viene assorbito e respirato soprattutto nei primi anni di vita, nell’infanzia. Il paradigma che viene trasmesso attualmente, anche in modo inconscio, è quello materialista-meccanicista che porta a un desiderio insaziabile di oggetti, a una corsa senza fine verso l’incremento indefinito dei beni materiali. Fanno parte di questo retaggio l’idea che la competizione sia una specie di “molla del progresso” e una visione del mondo che vede la nostra specie come l’unica degna di considerazioni etiche. La corrente di pensiero detta dell’ecologia profonda cerca di interrompere gradualmente questa trasmissione culturale, destinata a portare il mondo verso un sicuro collasso, di cui si vedono già oggi i primi segni.
Ci si può chiedere come fare ad insegnare ai bambini i fondamenti dell’ecologia profonda, fin dai primi anni di vita, dalla scuola materna. Anche perché in genere si pensa che si tratti di concezioni filosofiche, di concetti “difficili” e così via.
Oltre al fatto che ai bambini si può spiegare tutto, pur di usare le parole e gli atteggiamenti adatti, c’è una risposta più semplice ed efficace: impiantare un orto.
Capra è lo scienziato autore di Il Tao della fisica, Il punto di svolta, La rete della vita, opere di alta divulgazione scritte anche nella convinzione che la sopravvivenza del mondo naturale, e quindi della nostra specie, si giochi sull’educazione ecologica.
Ha fondato il Center for Ecoliteracy a Berkeley, in California.
La coltivazione di un orto scolastico é un’attività adatta a sviluppare la consapevolezza delle connessioni, dei principi di base dell’ecologia profonda e del pensiero sistemico. E’ il luogo ideale per riportare “i massimi sistemi qui sulla Terra”: in un orto, coltivando la terra, cercando di ottenere da essa il nutrimento, siamo posti di fronte alla nostra realtà più profonda di esseri che dipendono completamente dall’ecosistema di cui fanno parte e dalle sue buone condizioni di salute.
Riporto dal testo (capitolo “I principi dell’ecologia“):
“Quando il pensiero sistemico viene riportato allo studio delle relazioni multiple che collegano tra loro i membri della famiglia terrestre, si possono distinguere alcuni principi di base. Possono essere chiamati principi ecologici, principi di sostenibilità, o principi comunitari. Serve un programma scolastico che insegni ai nostri bambini i seguenti fatti fondamentali della vita:

- che un ecosistema non genera rifiuti, dato che gli scarti di una specie sono il cibo di un’altra;

* che la materia circola continuamente attraverso la rete della vita;
* che l’energia che alimenta questi cicli ecologici deriva dal sole;
* che la diversità garantisce la capacità di recupero;
* che la vita sin dai suoi primordi, più di tre miliardi di anni fa, non si é diffusa in tutto il pianeta con la lotta ma con la collaborazione, l’associazione e la formazione di reti.

Insegnare questa conoscenza ecologica, che è anche un’antica saggezza, sarà la funzione più importante dell’istruzione nel prossimo secolo.”
Attraverso la coltivazione dell’orto i bambini arrivano a comprendere, ma soprattutto a vivere, i fenomeni legati alla rete della vita, al flusso dell’energia e ai cicli della natura: questa comprensione è estremamente necessaria oggi, perché mentre la natura è ciclica, i sistemi industriali-commerciali sono lineari.
Un sistema lineare genera l’ossessione per una crescita economica illimitata, al di là del buon senso, ben oltre ogni bisogno. Si è indotti ad aggiungere sempre nuove unità, si forma il pregiudizio che tutte le cose debbano crescere all’infinito.
In un sistema ciclico, invece, si comprende che ogni cosa ha la sua stagione, che mentre alcune cose crescono, altre devono di necessità decrescere: il pianeta è limitato, non tutto può crescere simultaneamente.
Un sistema lineare, come quello industriale, genera rifiuti, un sistema ciclico reintegra ogni cosa all’interno del flusso energetico, senza mai lasciarsi dietro rifiuti inquinanti.
Ecco perché è importante l’esperienza precoce di coltivare un orto: per avere una comprensione profonda dei flussi della vita in cui viene spontaneo riutilizzare ogni cosa (le foglie cadute, le deiezioni animali, gli scarti alimentari per preparare nuovo concime): in una comunità ecologica i rifiuti in quanto tali non ci sono perché gli scarti di una specie sono l’alimento di un’altra.
Coltivare i frutti della terra riporta i bambini non solo alle fonti del cibo, ma alle basi stesse della vita. Coltivare, cucinare, sono esempi di lavoro ciclico, un lavoro che deve essere rifatto di continuo. Si prepara un pasto che viene mangiato subito, si lavano piatti che ben presto saranno nuovamente sporchi. Si semina, si coltiva l’orto, si raccoglie e poi si pianta ancora.
Si può facilmente spiegare che l’orto stesso, composto di tanti organismi viventi, è esso stesso nel suo complesso un essere vivente-senziente.
Inoltre, attraverso la coltivazione si impara che l’orto, inteso come un tutto, è racchiuso in sistemi più ampi che sono a loro volta reti viventi con i loro cicli.
Dato che sono gli stessi bambini a progettare e coltivare l’orto (con l’aiuto degli insegnanti), sviluppano un grande senso di proprietà e ne hanno grande cura. E mangiano con entusiasmo la verdura che hanno coltivato!
Si svolgono nella pratica i cicli alimentari e si impara il ruolo delle piante verdi nel flusso di energia di sistemi più grandi. Il ciclo dell’acqua, il ciclo delle stagioni e gli altri cicli sono tutti collegati alla rete planetaria della vita. Si diventa consapevoli che noi stessi facciamo completamente parte della rete della vita, come tutti gli altri esseri senzienti.
I bambini assistono al ciclo vitale di un organismo, il ciclo di nascita, crescita, maturazione, declino, morte, e poi la nuova crescita della generazione successiva…
Nell’orto si apprende per esperienza diretta che la terra fertile non è materia inerte, ma un organismo vivo che contiene a sua volta miliardi di esseri viventi; che questi organismi elaborano i cosiddetti rifiuti trasformandoli in sostanze nutritive . Nell’orto si vede che qualcosa di piccolissimo, un seme, contiene tutto il necessario per svilupparsi in una pianta capace a sua volta di produrre altri semi. Nell’orto le funzioni cognitive ed emotive si sviluppano al meglio, preparando individui capaci di integrarsi nel mondo naturale.
Scrive Capra: “Ciò che viene sostenuto in una comunità che può durare non è la crescita economica, lo sviluppo, la quota di mercato o la superiorità competitiva, ma l’intera rete della vita da cui dipende la nostra sopravvivenza a lungo termine. In altre parole, una comunità deve essere progettata in modo tale che le sue modalità di vita, le sue strutture fisiche e le sue tecnologie non interferiscano con la capacità innata della natura di sostenere la vita”.
E’ necessario comprendere i principi organizzativi sviluppati dagli ecosistemi, e anche di capire le relazioni: “nella scienza le cose vengono pesate e misurate. Le relazioni non possono essere pesate e misurate, ma spiegate in una mappa.”
Poiché progettano e coltivano di persona l’orto, i bambini se ne occupano con grande interesse: trovano entusiasmante mangiare le verdure coltivate con le loro mani, di cui hanno seguito la crescita da seme a frutto. Lo scopo é di fare sviluppare agli allievi un rapporto emotivo con la natura, un senso di responsabilità verso la terra.
Scrive Capra: “Creare delle esperienze gioiose per i bambini è una caratteristica importante della nostra pedagogia; confidiamo che farlo quando gli studenti sono in giovane età permetterà loro di affrontare meglio i problemi nel mondo quando saranno più grandi”.
Afferma un’insegnante citata da Capra: “Una delle cose più entusiasmanti dell’orto è che creiamo un luogo magico per l’infanzia dei bambini, che altrimenti non avrebbero un posto del genere e non sarebbero in contatto con la terra e con tutte le cose che vi crescono. Si può insegnare tutto quello che si vuole, ma esserci per davvero, coltivando e cucinando e mangiando, è un’ecologia che tocca il loro cuore, e che gliela rende importante.
di Guido Dalla Casa

15 settembre 2008

Carezze e Abbracci


La fibra nervosa che rende piacevoli carezze e abbracci del partner, ma anche di amici o parenti, è stata identificata per la prima volta da un neuroscienziato della Unilever R&D, Francis McGlone. E durante il British Association Science Festival, in corso a Liverpool (Gb), il ricercatore ha spiegato che la sua scoperta, oltre a essere scientificamente interessante, potrà servire a sperimentare un nuovo modo per curare il dolore cronico, tramite la cosiddetta "carezza-terapia".

Il team di ricerca di McGlone ha utilizzato una macchina "accarezzatrice" molto all'avanguardia per rilevare, fra l'altro, quali sono la velocità e la pressione ideali per raggiungere il massimo del piacere possibile. Con l'obiettivo di isolare il nervo sensibile al tocco esterno, è stato chiesto ad alcuni volontari di riferire quanto fossero piacevoli le carezze dispensate dalla macchina in diverse modalità. Dopodichè sono stati posti elettrodi sulla pelle dei partecipanti all'esperimento, per registrare l'andamento dei segnali nervosi dalla cute al cervello.

Mettendo a confronto i segnali corrispondenti alla carezza descritta come più piacevole in assoluto dagli individui sotto osservazione, lo scienziato ha potuto individuare un fascio di nervi chiamati "fibre-C". I movimenti affettuosi della mano sulla pelle, secondo il ricercatore, attivano queste fibre che sono direttamente collegate con un sistema di gratificazione nel cervello, il quale mette in moto il rilascio di ormoni fonte di sensazioni piacevoli.

L'esperto precisa però che questi nervi non si trovano sugli organi sessuali, che ne hanno altri più complessi, nè sul palmo delle mani o sulle piante dei piedi, proprio perché "madre natura" ha fatto in modo che, camminando o semplicemente stringendosi la mano con un'altra persona, non si metta in moto il meccanismo di piacere. E se volete sapere quanto e come accarezzare al meglio il vostro partner, sappiate che dovete passare la mano sul suo corpo con una pressione di due grammi, toccando cinque centimetri di pelle al secondo.

Lasciatevi comunque andare con naturalezza e tenerezza alle coccole: che faccia piacere ora è una verità scientificamente provata.

14 settembre 2008

La dieta mediterranea...


La dieta mediterranea ha dimostrato negli anni di possedere moltissimi vantaggi in termini di salute, ricchezza e completezza di principi nutritivi essenziali per l'organismo, capacità di prevenire malattie anche molto gravi.

L'ultima scoperta scientifica l'hanno fatta i ricercatori dell'Università di Firenze, affermando con sicurezza che la dieta mediterranea allunga la vita, proteggendoci contro il cancro, le malattie cardiovascolari e altre gravi patologie croniche.

Gli studiosi toscani sono giunti alle loro conclusioni analizzando 12 ricerche scientifiche internazionali, che hanno complessivamente coinvolto di 1,5 milioni di persone, le cui abitudini alimentari e condizioni di salute sono stati tenuti sotto controllo per periodi variabili dai tre ai 18 anni.

Il team italiano ha scoperto che nelle persone che aderiscono in maniera rigorosa alla dieta mediterranea il tasso di mortalità per malattie cardiovascolari si riduce del 9%, quello di incidenza di Parkinson e Alzheimer cala del 13% e quello di mortalità per cancro del 6%. come metodo di rilevamento, i medici fiorentini hanno utilizzato un “punteggio di aderenza”, tanto più alto quanto più le persone esaminate erano fedeli al regime alimentare loro assegnato.

"I risultati sembrano essere clinicamente rilevanti per la salute pubblica, in particolare perchè incoraggiano a seguire la dieta mediterranea per prevenire le maggiori patologie croniche", hanno scritto Francesco Sofi, nutrizionista, e i suoi colleghi dell'Università di Firenze nello studio pubblicato sul “British Medical Journal”.

"Il punteggio di aderenza... potrebbe essere un effettivo strumento di prevenzione per ridurre il rischio di mortalità", hanno scritto i ricercatori.

Nonostante tutti questi benefici apportati da un'alimentazione ricca di pane, pasta, frutta, verdura e olio extravergine, gli italiani seguono sempre meno il salutare regime alimentare nostrano, come rileva un'indagine della Coldiretti.
Negli ultimi cinque anni, complici i rincari generalizzati dei beni alimentari, i consumi di frutta e verdura si sono ridotti del 20%, e nel primo semestre 2008 c'è stato un ulteriore calo dei consumi di frutta (-2,6%), olio di oliva (-2,8%), pane (-2,5%), vino (-0,9%) e verdura (-0,8%), secondo i dati Ismea Ac Nielsen.

"Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani di conquistare il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea", recita una nota della Coldiretti. "Ma il futuro è preoccupante, con un terzo dei ragazzi italiani obeso o in sovrappeso proprio per effetto soprattutto del progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate".

“Secondo un recente studio della Fao -- continua la nota -- negli ultimi 45 anni la dieta mediterranea è stata abbandonata, e dal 1962 al 2002, in 15 paesi europei esaminati, l'apporto calorico giornaliero è aumentato del 20% circa, passando da 2960 kcal a 3340 kcal. In Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta tale percentuale è ancora più alta, e sfiora il 30%”.

11 settembre 2008

L'energia segreta del cibo


Tutto è vibrazione: lo sostengono antichissime tradizioni culturali come la Medicina Tradizionale Cinese e Ayurveda, oltre a più recenti forme di cura naturale come naturopatia, omeopatia, Fiori di Bach, cromoterapia, bioenergetica e medicina quantistica. Tutte affermano che il nostro livello vibrazionale è influenzato dalle vibrazioni cosmiche, solari, terrestri, lunari, umane, da quelle prodotte dalle emozioni e dalla parte spirituale di ognuno, dai farmaci, ma soprattutto da quelle del cibo.

Nutrirsi o mangiare?

Nutrirsi è molto diverso del semplice mangiare. Significa far crescere la scintilla divina che è in noi. Ci nutriamo delle vibrazioni dei sentimenti, deile emozioni delle persone che abbiamo accanto, di chi ha cucinato e prodotto il cibo, delle vibrazioni dei suoni e dei colori. Ma oggi non siamo noi a scegliere consapevolmente la varietà e la qualità del cibo che mangiamo, ma le grandi industrie che modificano non solo le abitudini alimentari ma anche le le strutture chimiche degli alimenti. Essi hanno valori nutrizionali sempre più bassi e frequenze vibrazionali incompatibili con le nostre.

Anche se hanno buoni sapori, i cibi sono 'morti', non possono fornirci i nutrimenti necessari per creare e mantenere il nostro corpo in salute. Le diete con alimenti privi di un vitale sistema vibratorio, come quelli non freschi ne naturali, pur perfetti ed equilibrati dal punto di vista calorico, hanno provocato l'insorgere di malattie nuove, anche degenerative. Un alimento non è materia da masticare, è energia, è un'infinita vibrazione di particelle vitali, non riproducibili chimicamente! La salute non è solo medicina; solo nella natura possiamo trovare il cibo eterico-vitale di cui tutto il nostro corpo ha sempre più bisogno. La strada da seguire è un'alimentazione viva, fresca, ricca cioè di prana o energia vitale.

Le vibrazioni energetiche dei cibi

Dai molti studi scientifici effettuati negli ultimi anni, oggi sappiamo che ogni essere umano sano emette vibrazioni colorate e sonore attorno ai 6.200/7.000 angstrom (questa lunghezza d'onda corrisponde alla "Js radiazione del colore rosso dello spettro). I colori del nostro sistema endocrino sembrano coincidere con le vibrazioni dei colori dei chakra. Le persone ammalate di cancro irradiano solamente 1.800/1.900 angstrom, la stessa misurazione riscontrabile in alcuni cibi molto cotti, uova e latte a lunga conservazione, caffè, pane bianco, formaggi fermentati, frutta non o molto matura.

I cibi senza alcuna vibrazione vitale, defìniti anche alimenti morti, sono: conserve alimentari, margarine, i dolci realizzati senza farina integrale e con prodotti industriali, zucchero raffinato, liquori, cibi surgelati, precotti o cotti al forno a microonde. Tutti i cibi che hanno un alto potere vitaminico e di sali minerali, hanno una elevata vibrazione e per tale motivo sono classificati 'eccellenti'. La misurazione energetica sta a confermare che i cibi alterati con cotture superiori a 70 gradi, di lunga conservazione,raffinati e chimicamente o geneticamente modificati, diventano alimenti 'inferiori' o alimenti 'morti', perché l'energia vitale radiante si trova nelle vitamine e nei minerali che vengono persi.

Per prevenire i processi di invecchiamento e le malattie croniche e degenerative, consentendo alle cellule del corpo di avere le loro specifiche frequenze di lavoro ottimali, è molto importante nutrirsi con alimenti freschi ricchi di vitamine e con un integratore alimentare naturale biologico che possa essere altamente energetizzante per la sua benefica vibrazione.

Foglie d'orzo, energia concentrata

Lo scienziato giapponese Yoshihide Hagiwara ha scoperto, ad esempio, nelle giovani foglie verdi d'orzo, un particolare e unico antiossidante, il 2"-0 glycosylisovitexin (abb.2"-0-GIV), che, proprio per la sua alta vibrazione (oltre 10.000 angstrom), sembra svolgere un'azione integrativa-nutritiva nei confronti del nostro sistema cellulare. La spiegazione è che le cellule del corpo umano sono molto simili a quelle delle foglie verdi. Per esempio, la composizione di elettroliti (minerali) è quasi la stessa per entrambe, anche come frequenza vibrazionale. Chimicamente le strutture della clorofilla ed il sangue sembrano gemelle. L'unica differenza è che la clorofilla contiene magnesio legato nella sua struttura, mentre l'emoglobina contiene ferro. Si può dire che il liquido nelle foglie verdi rappresenta il sangue delle erbe o degli alberi. Al contrario, il sangue verde può diventare il sangue rosso nell'uomo. La clorofilla è quindi considerata l'elemento che stimola naturalmente la produzione di sangue in tutti gli erbivori e nell'uomo, sostiene la naturopata Barbara Simonsohn, autrice del libro Erba d'Orzo pubblicato.

Storia di un toccasana

L'orzo è la più antica graminacea al mondo, che risalirebbe a 18.000 anni prima di Cristo. Cresce in Tibet a oltre 4400 metri di altitudine, ma viene coltivato anche dal Sahara all'equatore. Consumato abitualmente dagli antichi Egizi, Cinesi, Indiani, Greci, Romani e dai Celti, l'orzo era il mezzo di pagamento abituale nell'antica Babilonia. Chiamato "dono sacro degli dei", in Egitto era associato a Iside, in India al dio Indra. In Cina l'orzo era considerato simbolo di virilità e sulle monete greche sono raffigurate le spighe dell'orzo.

La storia, poi, ci ricorda che i gladiatori romani erano chiamati hordeeearii, cioè mangiatori d'orzo e che nel Medio Evo, in tutta Europa, il popolo e i contadini mangiavano un pane non lievitato fatto di orzo e segale, mentre quello di grano, coltivato in più limitate zone, era riservato ai nobili. L'erba d'orzo, per le sue altissime vibrazioni energetiche, veniva consumata per sviluppare qualità inferiori; lo ricordano la Bibbia, i Rotoli del Mar Morto e i Vangeli degli Esseni.

Ancora oggi nella Pasqua ebraica viene offerto come ringraziamento a Dio, In Giappone il succo di foglie verdi d'orzo è chiamato "latte di madre natura" e grazie a un delicato procedimento di essiccazione è stato trasformato in polvere per poter essere utilizzato come integratore alimentare biologico.
Presente da poco anche in Italia, si trova in molte farmacie, erboristerie e negozi del biologico.
di Gabriele Bettoschi

10 settembre 2008

SanVito:Il condominio di Giulia



Dopo aver ascoltato alcuni brani del suo libro ultimamente premaiato, fisso un incontro per deliziare alcuni appassionati della viva voce della scrittrice Giulia Alberico mentre legge, alcuni passi significativi del libro "I libri sono timidi". Inizi di settembre, tre giorni di afa, condominio celebrato nel " il vento del garbino" e, un angolo di verde ... pieno di zanzare tigri. Un inferno con Dante e Petrarca.
Nel complesso un incontro fra "carbonari". Sensazioni e scambi per una informazione che si diffonde nella Rete. Un video, che rimmarrà nei meandri dell'immaginazione dei fan di Giulia. Un video reale, attuale che rende ancor più misterioso e pieno di fascino il condominio sanvitese.

09 settembre 2008

Aspartame: la storia di un'arma di avvelenamento di massa



Non credo alla validità degli esperimenti sugli animali che giudico altamente immorali e crudeli oltre che inutili. Ciò nonostante in un panorama giuridico in cui tali esperimenti hanno valore per provare la sicurezza o la nocività di un composto chimico o farmaceutico, il fatto che l’assunzione di una sostanza risulti velenosa per alcune cavie e nonostante ciò venga messa in commercio dovrebbe fare sorgere un forte sospetto: come mai le regole (legali) del gioco possono cambiare in maniera così spudorata?

Ma come fare ad essere certi che l’ aspartame sia nocivo oppure no, se la maggior parte degli esperimenti vengono effettuati su cavie animali?

Ebbene c’è stato una grande esperimento in cui l’uomo è stato utilizzato come cavia, ovvero la prima guerra del Golfo (gli USA all’assalto dell’Iraq nel 1991) allorquando le multinazionali delle bibite gassate mandarono gratis le loro bevande ai soldati statunitensi in Arabia; molti soldati bevevano Coca Cola light tutto il giorno.
I risultati furono disastrosi in termine di salute; come cita un comunicato stampa dell’agenzia Reuters del 8/1/1997: “Le analisi su un gruppo di veterani sofferenti di Sindrome della Guerra del Golfo ha confermato che c’erano danni al cervello sintomatici di avvelenamento da aspartame secondo le affermazioni del dottor Jim Horn del centro medico universitario Texas Medical Center”.

Ovviamente con ciò non su può affermare che la terribile “sindrome del golfo” sia dovuta solo all’ aspartame, in quanto altre cause molto importanti sembrano essere state l’iniezione di vaccini sperimentali e la contaminazione con agenti patogeni geneticamente modificati); ciò non toglie l’evidenza dei danni neurologici da avvelenamento da aspartame (per precisione di cronaca ricordo che furono impiegati circa 700.000 soldati statunitensi nella guerra del golfo, e che 43.000 di essi soffrirono di quella orribile sindrome).


Un soldato in pensione di Hauntsville, Alabama, reduce dalla prima guerra del golfo, partecipò nel 1995 alla trasmissione televisiva Sessanta minuti, raccontando la sua esperienza (terribili perdite di memoria, mal di testa e affaticamento cronico); durante tale trasmissione riferì testualmente: “ora che mi ricordo i soldati colpiti erano quelli che consumavano bevande gassate light”. Insomma secondo questa testimonianza chi beveva solo acqua se la passava molto meglio, e una buona parte del danno neurologico di cui soffrirono i militari USA era dovuto alla presenza del dolcificante artificiale aspartame contenuto nelle bibite light.

Altro dato inquietante è che ai piloti viene sconsigliato l' aspartame per i suoi effetti collaterali avversi, perchè noi comuni cittadini invece dovremmo assumerlo?
Come riporta Lorenzo Acerra in un suo libro sui dolcificanti sintetici:

Nel 1992, Flying Safety la rivista ufficiale della U.S. Air Force aveva avvertito i piloti di non usare dolcificanti a base di aspartame o di non bere Diet Cola.

Anche la rivista ufficiale della Marina USA, Navy Physiology, pubblicò degli articoli che mettevano in risalto i molti pericoli dell' aspartame, tra cui i deleteri effetti cumulativi del metanolo e l'elevata incidenza di difetti alla nascita.
Gli articoli documentavano che ingerire aspartame poteva rendere i piloti più suscettibili di epilessia e vertigini. Altri 20 articoli con simili avvertimenti relativi all'ingerire aspartame durante il volo sono apparsi sulle seguenti riviste: The National Business Aircraft Association Digest (NBAA Digest 1993), Aviation Medical Bulletin (1988), The Aviation Consumer (1988), Canadian General Aviation News (1990), Pacific Flyer (1988), General Aviation News (1989), Aviation Safety Digest (1989), Plane and Pilot (1990) e un lavoro scientifico che descriveva gli effetti dell' aspartame fu presentato al 57esimo Annual Meeting of the Aerospace Medical Association (Gaffney 1986).

Recentemente, è stato messo in funzione un Numero Verde telefonico per piloti vittime di acute reazioni a seguito dell'ingerimento di aspartame. Oltre 600 piloti hanno riferito sintomi e attacchi come quelli provocati dall' aspartame nella cabina di pilotaggio. [Lorenzo Acerra, Sugar blues 2 - nuovi veleni senza calorie aggiunte, aspartame, saccarina e altri dolcificanti artificiali, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2000, pag. 12-13]
Il il 20-agosto del 2005 Betty Martini, direttrice di Mission Possible (un’organizzazione internazionale di difesa dei consumatori formata nel 1992 per dare voce alle persone che richiedono che la FDA revochi l’approvazione dell’ aspartame e ordini la sua eliminazione da cibi, bevande e prodotti farmaceutici), ha scritto quanto segue:

Tutti voi dovreste ascoltare James Turner, mentre spiega come Donald Rumsfeld si sia dato da fare perché l’ aspartame, un veleno chimico mortale, venisse approvato nonostante un primo rifiuto della FDA [Food and Drug Administration, equivalente della nostra CUF, Commissione Unica del Farmaco]:

Il filmato intero si può trovare a questo indirizzo:

Fra le molte ironie del nostro mondo moderno c’è il fatto che il 19 gennaio 1977 Gerald Ford abbia premiato con la “Presidential Medal of Freedom” (il più alto onore attribuibile per meriti civili) il Ministro della Difesa Donald Rumsfeld. Appena poche settimane più tardi, l’8 marzo, Rumsfeld divenne il CEO [Chief Executive Officer, alta figura dirigenziale, che non so bene se tradurre amministratore delegato o presidente] dell’azienda G.D. Searle per portare a termine una missione particolare, quella di forzare la Food and Drug Administration ad approvare il consumo umano di un veleno noto per i suoi effetti carcinogeni e neurotossici.

La missione è riuscita: oggi circa 9.000 prodotti di uso comune contengono questa arma di avvelenamento globale e milioni di persone soffrono di malattie croniche connesse con l’uso del dolcificante artificiale aspartame. È nostra opinione al giornale The Idaho Observer [L’osservatore dell’Idaho] che se qualcuno di nome Parkinson può avere una malattia che prende il suo nome, allora anche a Donald Rumsfeld dovremmo intitolare una malattia. Da qui il termine " malattia di Rumsfeld".
di Corrado Penna

08 settembre 2008

Come trovare l'amore? Semplice, basta dichiararsi


LONDRA - Aspetto fisico? Scontato. Sguardo ammaliatore? Sopravvalutato. Tattica? Spesso inaffidabile. Il segreto per fare innamorare una persona è molto più semplice di quello che non ci si potrebbe aspettare da secoli di poesia, musica, psicologia. Ovvero dichiararsi. Se ci si è invaghiti di qualcuno, il modo migliore per avere una chance di conquistare il suo cuore è dirglielo o farglielo capire.

Suona banale? Eppure spesso le soluzioni più a portata di mano si rivelano le migliori. Ne sono convinti i ricercatori dell'Università di Aberdeen, giunti alla conclusione che alcuni indicatori sociali - come gli sforzi che si fanno per fare sì che l'oggetto del desiderio si accorga di noi, senza vergogna o timidezze inutili - giochino un ruolo vitale nello sviluppo di una storia d'amore.

In un esperimento condotto su 230 persone, uomini e donne, i cui risultati sono riferiti dagli studiosi su Psychological Science, ad ognuno dei volontari venivano mostrate quattro immagini con diverse espressioni del viso. Una mostrava una persona che cercava di stabilire un contatto con gli occhi ma non sorrideva, un'altra sorrideva ma non cercava lo sguardo degli altri, un'altra non cercava un contatto con gli occhi né sorrideva, l'ultima invece cercava un contatto con lo sguardo e sorrideva.

La preferenza è stata schiacciante in favore dell'immagine più accattivante, che guardava dritta negli occhi e sorrideva. "Questi indicatori sociali, che suggeriscono quanto si piace a qualcuno, si rivelano fondamentali nei meccanismi dell'attrazione", spiega il dottor Ben Jones, uno degli autori dello studio, all'Independent. Un po' di faccia tosta e persistenza, quindi, sono molto più efficaci di messaggini segreti o corteggiamenti anonimi. Parola di scienziato.
fonte: repubblica.it

OSSA ARTIFICIALI: Realtà !


Tutti coloro che devono affrontare interventi ortopedici per inserire protesi articolari nel proprio corpo da oggi hanno una speranza in più.
I bioingegneri del Georgia Institute of Technology di Atlanta (USA) hanno infatti realizzato delle ossa artificiali in laboratorio, partendo dall'elaborazione di cellule della pelle, che sono in grado di legarsi a tendini, legamenti e tessuti come le ossa naturali.
La sensazionale scoperta, ricca di futuri sviluppi, è stata pubblicata sul periodico scientifico "Proceedings of the national academy of Sciences".
"Una delle maggiori sfide della medicina rigenerativa - dice Andres Garcia, professore alla George W. Woodruff School of Mechanical Engineering del Georgia Tech e coordinatore del progetto di ricerca - e' di creare un'integrazione perfetta tra organi, tessuti e ossa. E' un passo importante verso la riproduzione di questa armonia".Il gruppo di ricerca di Garcia ha gia' sperimentato con successo le ossa artificiali, osservandole in vivo per alcune settimane. Il prossimo obiettivo sara' di impiantare le ossa create in laboratorio su un essere vivente per un periodo di tempo piu' lungo.
La tecnica adottata dal gruppo di ricerca del prof. Garcia potrebbe consentire a breve termine anche di riprodurre artificialmente legamenti e tessuti muscolari, sempre partendo dalla modificazione delle cellule di altri tessuti umani.

Già nel 2005 altri studiosi statunitensi avevano indotto cellule staminali di pelle umana a trasformarsi in cellule lipidiche, muscolari e ossee: quelli che allora, però, erano solo promettenti sviluppi delle biotecnologie, si avvicinano ora a tramutarsi in realtà terapeutiche.
La scoperta del gruppo di Atlanta potrebbe consentire tra alcuni anni di ricostruire arti lesionati da patologie e traumi. La comunità scientifica così la commenta: "Un momento importante - ha detto il professor Giovanni Orlandini, preside della facoltà di Medicina di Firenze e presidente della Società Italiana di Anatomia e Istologia - che mette la parola fine al rischio di rigetto e regala una speranza concreta a tutti coloro che, per colpa di un osteosarcoma o di un incidente, hanno perso un arto".
Il dottor Orlandini ricorda inoltre: "Quando ho iniziato a lavorare, 40 anni fa, usavamo protesi fatte con resina speciale o metallo. Ma il rischio di rigetto era elevatissimo. Oggi, grazie alle cellule staminali, la medicina riparatrice va incontro a una nuova era".
Orlandini mette però in guardia da abusi e manipolazioni: "Non dimentichiamo che questo tipo di medicina può anche rivelarsi pericolosa. L'utilizzo dei raggi X ha portato, ad esempio, al proliferare di dermatiti e tumori e non è escluso che una terapia di questo tipo possa eliminare un problema e provocarne un altro. E' ancora tutto in fase di sperimentazione".

07 settembre 2008

Alimentazione: Parlamento UE blocca la clonazione animale


Con 622 voti favorevoli, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione contro la clonazione animale e la commercializzazione e l’importazione delle carni, latte e derivati prodotti da animali clonati. Soddisfazione dell’Adoc, che vede un cambio di registro delle politiche europee.«Bene l’intervento del Parlamento Europeo, finalmente l’Unione Europea cambia registro, riconoscendo la posizione italiana – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – per cui va assolutamente vietato l’utilizzo di animali clonati e dei loro derivati, sia come prodotti alimentari destinati ai consumatori, che come mangime per gli allevamenti. Importante che il divieto all’importazione sia effettivo per i prodotti freschi e per quelli lavorati. E’ stato capito che la salute delle persone dipende anche dalla salute degli animali destinati all’alimentazione.»

Per l’Adoc importante anche l’intervento della UE sull’uso degli anticrittogamici: «Accogliendo le nostre richieste, il livello massimo di pesticidi sui prodotti agricoli è stato ridotto e armonizzato per tutti i ventisette Paesi dell'Unione Europea, dal primo settembre – continua Pileri – fino ad oggi in Italia è avvenuta l’importazione di prodotti provenienti da altri Paesi europei, che non rispettano le severe norme di produzione vigenti nel nostro Paese. Prodotti per cui non può essere garantita né la tracciabilità né l’etichettatura, e per i quali si utilizzano fitofarmaci o concimi da noi vietati da oltre 20 anni. Questi prodotti «non a norma» arrivano ad occupare oltre il 20% del venduto fresco, con danno per i consumatori e i produttori italiani seri e onesti».
fonte: diariodelweb

06 settembre 2008

Fare le scale allunga la vita


Un gruppo di ricercatori dell'ospedale universitario di Ginevra ha dimostrato che fare le scale allunga la vita.
Che facesse bene già si sapeva, così come è salutare il regolare esercizio fisico per prevenire malattie ed essere più in forma. La novità dello studio svizzero è la portata dei benefici che può arrecare un semplice gesto quotidiano come salire pochi gradini. Può, ad esempio, ridurre del 15% il rischio di una morte prematura per cause patologiche.
L'indagine scientifica, presentata a Monaco al Congresso della Società europea di Cardiologia (ESC), ha evidenziato i vantaggi per il cuore nel fare le scale per almeno 3 mesi, evitando l'ascensore. Settantasette volontari, di professione impiegati universitari, sono stati obbligati a farlo per andare al lavoro: nessuno di loro faceva più di due ore di attività fisica a settimana.
Dopo 90 giorni il dott. Meyer, coordinatore della ricerca, e i suoi collaboratori hanno riscontrato un miglioramento significativo della capacità aerobica (+8,6%) dei soggetti coinvolti (ovvero quanto ossigeno il corpo può contenere e usare per generare energia) e dello stato di salute generale. Si erano abbassati i valori della pressione arteriosa (-2,3%) e del colesterolo Ldl (-3,9%), si era ridotto il girovita (-2%) e si era perso grasso corporeo: erano pertanto calati tutti questi famigerati fattori di rischio cardiovascolare.
Il dottor Meyer sottolinea: “Raggiungere a piedi il piano del proprio ufficio potrebbe essere un'azione banale con notevoli implicazioni di salute pubblica. Anche se la quantità di esercizio sembra piccola i benefici nel miglioramento della forma fisica, nella riduzione del grasso e della pressione sono risultati chiari”.
D'altronde era già stato sperimentato quanto un buon consiglio, dato nella maniera giusta potesse fare effetto: due ricercatori inglesi della Kingston University avevano appeso, nel 2007, alcuni cartelli in un grande centro commerciale dove erano scritti messaggi del tipo “Fate le scale a piedi” o “7 minuti al giorno su per le scale fanno bene al cuore”, rimanendo poi ad osservare quanto accadeva.
Il risultato è stato un aumento del traffico pedonale del 190% sulla rampa di scale vicino al cartello e del 52% nel resto dell'area commerciale.
A voler vedere l'aspetto positivo, tutti quelli che hanno seguito il suggerimento, facendo le scale, ne hanno guadagnato in salute, facendo anche risparmiare la sanità pubblica per le cure di cui non avranno in seguito bisogno.
L'aspetto negativo è la facilità con cui il singolo individuo si lascia influenzare dal comportamento della massa..

04 settembre 2008

SanVito: la cultura dei "carbonari"


Non volevo andare alla presentazione della nuova collana della casa editrice Filena, una riunione molto intima. Una presentazione troppo intima poteva far pensare ad una riunione di “carbonari” e, la letteratura ha bisogno di spazio, non essere relegata ai salotti o alle sedi di partiti. Ma, la curiosità mi ha spinto a percorrere il sentiero irto e ripido delle conoscenze.
La sede della presentazione, casualmente, è la sede del movimento politico che attualmente è all’opposizione e, ha governato gli ultimi quindici anni a S. Vito Chietino.
A fare la madrina della manifestazione è l’ex sindaco M.Teresa Giannantonio che porge i saluti agli ospiti provenienti da varie tournée estere.
L’editrice Simona Marino snocciola la sua idea (diventare editrice di una collana di narrativa) divenuta realtà parlando proprio con Giulia. Un progetto letterario ambizioso che, SanVito doveva battezzare e, avere la sua benedizione.
Giuseppe Ferraro, marito dell’editrice si soffermava sui rivolti filosofici della cultura, intesa come coltura di sé stesso. Un modo di dire “siate più contadini della lettura che altro”.
Infine l’attrice principale Giulia Alberico, la scrittrice sanvitese della mondadori che, legge alcuni passi del suo libro “ I libri sono timidi” e, approfondisce il concetto.
Le domande di rito portano solo a svelare altre tracce sanvitesi che lei tiene sempre nel suo cuore.

“Il mondo è grande, ma non saprei ambientare i luoghi del mio libro se non a SanVito”. Una serie di personaggi divenute leggendarie e immerse nelle atmosfere sanvitesi, rese vive ed emozionanti dalla penna di Giulia Alberico.

Alcune frasi lette dalla scrittrice Giulia Alberico


02 settembre 2008

Chi cammina brucia più grassi di chi corre


Correre? Macchè. Per dimagrire è più utile camminare. Alla velocità del ritmo da passeggiata, stabilita in 4 km. all’ora, il 40% delle calorie bruciate deriva dai grassi. Se la velocità aumenta e si procede a 6 km. all’ora, il consumo dei grassi si ferma al 20 % e le altre calorie l’organismo le va a prendere altrove: nei carboidrati. E ‘ una realtà strettamente fisiologica: in un’attività costante, l’intensità dell’esercizio è inversamente proporzionale alla quantità di grassi consumata. Questa è la novità interessante: minore è lo sforzo, maggiore è in percentuale la quota di grassi ossidata, vale a dire eliminata dal corpo. Quindi camminate, non correte! Non si tratta dei canonici quattro passi, ma di qualcuno in più: diecimila. Non è il caso di scoraggiarsi, non vanno per forza fatti tutti in una volta: ci impieghereste 60-80 minuti per un totale di circa 7 km. Va benissimo frammentarli anche nell’arco della giornata. Così potete mettere nel conto i passi percorsi per andare e tornare dall’ufficio, per fare la spesa, per recarvi dal giornalaio, per portare a spasso il cane e così via. E i nostri diecimila passi riservano anche una bella sorpresa: non innescano l’appetito e quindi non inducono a recuperare immediatamente quanto si è appena bruciato. Infatti, camminare è un esercizio muscolare moderato e perciò non porta ad esaurimento delle scorte di glucosio, il principale carburante per uso immediato, con la stessa rapidità che è propria di un’attività intensa come la corsa. Così lo stimolo dell’appetito resta modesto o addirittura non si manifesta. Altra cosa importante: le passeggiate garantiscono il mantenimento del peso forma, ma se non associate ad altro, non la perdita di chili. Per dimagrire occorre sempre la solita triade: alimentazione con apporto calorico inferiore a quanto si spende nella giornata, movimento, cioè i nostri diecimila passi, e possibilmente un’attività motoria intensa, che mette al sicuro anche l’apparato cardiocircolatorio (consente la diminuzione dei valori di pressione, colesterolo e glicemia). Nessuna delle 3 componenti, da sola, è sufficiente a far calare la pancetta. Ma camminare aiuta.
La passeggiata è consigliata anche per le persone obese, alle quali non si può chiedere di affrontare un’attività motoria pesante, perché sarebbe per loro molto rischioso sia per le ossa sia per il cuore. Per gli obesi , anche il semplice camminare rappresenta un esercizio arduo: ecco che, allora la passeggiata a ritmo moderato, ma per un tempo relativamente lungo, costituisce la giusta via per affrontare un percorso di dimagrimento e non perdere i risultati via via acquisiti.

A cura di Mariagnese Torrisi

01 settembre 2008

Lo zucchero, dolce ... da morire


Mentre la stolida "scienza" dei medici arriva a raccomandare un uso moderato dello zucchero e la schifosa pubblicità ripete che "lo zucchero fa bene al cervello" (facendo finta di non distinguere gli zuccheri complessi da quelli raffinati) in realtà lo zucchero ricavato dalla canna (in particolare quello raffinato, cioè quello bianco che quasi tutti assumiamo in grandi quantità sin dalla più tenera infanzia) è un dolcissimo veleno che ci intossica piano piano.

In questo post si parla dei danni dello zucchero bianco in particolare, ma non crediate che quello integrale (quello veramente integrale lo si trova in vendità nei negozi del commercio equo e solidale, quell'altra schifezza a granelli che vendono nei negozi è zucchero bianco ricoperto di glassa) faccia molto meglio. In effetti gran parte degli effetti nocivi cui si accenna nelle righe seguenti sono attribuibili allo zucchero di canna in quanto tale. Sicuramente iniziare a sostituire lo zucchero bianco con quello autenticamente integrale è un passo avanti verso il raggiungimento di un buon equilibrio psico-fisico.

Personalmente non assumo più zucchero da 5 anni e sto molto meglio, e se 10 anni fa ho sostituito quello bianco con quello integrale, devo dire che adesso ho tolto pure il miele, e ridotto al massimo l'uso di fruttosio o malto di riso. In realtà cerco di accontentarmi della dolcezza che trovo nella frutta ed in certa verdura; credo sia la cosa più naturale.
La ricerca del dolce nel latte della mamma è qualcosa che dovrebbe arrestarsi al massimo verso i 5 anni (è del tutto naturale allattare fino a quella età, come fanno molti nativi).Pensate che già nell'antico Egitto l'aristocrazia che si nutriva di dolcetti fatti con datteri e miele soffriva di diabete (al contrario dei poveri contadini). Qui da noi dal 1600, quando iniziò l'importazione a basso costo dello zucchero di canna coltivato dagli schiavi negri in America, e quando in concomitanza si utilizzarono nell'alimentazione cereali sempre più raffinati, vi fu una "epidemia" di diabete e di carie (eh sì, lo zucchero danneggia il dente dall'interno favorendo la carie).

Uno dei danni peggiori dello zucchero di canna (ma anche degli altri zuccheri) è quello di favorire lo sviluppo di una parassitosi da candida nell'intestino, con conseguenze molto spiacevoli che vanno dalle difficoltà digestive alle malattie autoimmuni (publicherò presto un articolo sulla candida e la cura della candidosi, ma se qualcuno è interessato mi mandi una mail).

Io da quando evito lo zucchero sto molto ma molto meglio. Ovviamente evito anche i dolcificanti artificiali, quelli come capirete, sono peggio dello zucchero!

Eccovi la descrizione sul metodo di lavorazione per ottenere questa micidiale polvere bianca:


Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro, successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.


Si arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare gran parte di ciò che mangiamo.


Che cosa è rimasto del primo succo scuro ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi che avrebbero dato tutto il loro benefico apporto di vita, di energia e di salute? Nulla! Anzi, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo) per ricostituire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutta dalla raffinazione.
Le conseguenze di tale processo digestivo sono: la perdita di calcio, nei denti e nelle ossa, con l'indebolimento dello scheletro e della dentatura.

Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie che affliggono gran parte della civiltà occidentale.

Cosa provoca il tossico zucchero bianco iperraffinato a livello intestinale?
Provoca processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale e l'alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che ciò comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.). A tal proposito avrete certamente notato il fastidioso senso di gonfiore e pesantezza che si avverte dopo aver mangiato dolci elaborati, ricchi di zucchero.
Si crea una vera forma di dipendenza, come avviene con la droga o con la nicotina.

Ciò è causato dal rapido e violento assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico detta "crisi ipoglicemica" caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilità, aggressività, debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo su. La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l'immissione in circolo, da parte dell'organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l'adrenalina che è l'ormone dell'aggressività, della difesa, della tensione. Si può ben comprendere come questi continui "stress" ormonali con i loro risvolti psicofisici determinano un esaurimento delle energie con l'indebolimento di tutto l'organismo. Ciò è stato ampiamente verificato da studi condotti negli Stati Uniti dove la violenza e l'aggressività nei bambini, messe in relazione anche al tipo di dieta e ai cibi e zuccheri raffinati, hanno creato allarme e preoccupazione per tutte le conseguenze sociali che esse determinano.
E dulcis in fundo, dovete sapere che a lungo andare uno dei sistemi più colpiti è proprio il sistema immunitario, poiché l'esaurimento delle forze e delle energie si traduce in una minore capacità di risposta alle aggressioni esterne e nella tendenza ad ammalarsi. Quando mangiamo 50 gr. di zucchero bianco, la capacità fagocitaria dei globuli bianchi si riduce del 76% e questa diminuzione del sistema di difesa dura circa 7 ore. Le gravi malattie che oggi affliggono l'umanità (cancro, AIDS, sclerosi, malattie autoimmuni, ecc.) nascono proprio da un indebolimento immunitario del quale lo zucchero bianco e l'alimentazione raffinata sono corresponsabili. I danni dello "squisito veleno" bianco sono tanti altri ancora e a tutti i livelli: per esempio circolatorio (con l'aumento di colesterolo e danni alle arterie), epatico, intestinale, ponderale (con l'aumento di peso e l'obesità), cutaneo.
Fonte : varie

SanVito: la Perla









Questa è la cronologia dei libri di poesia della poetessa Perla Sigismondi Marino.
Ma ha pubblicato anche: Racconti e favole. Una serie di racconti miste di poesia, favole e mission.
Un libro fantastico da leggere con gli occhi socchiusi e la mente con il biglietto per un viaggio sulla Luna.

ps. cliccare sulle foto per ingrandirle.