29 gennaio 2007

Un accattone in moschea


ANKARA - Brutta figura per il presidente della Banca Mondiale, l'americano Paul Wolfowitz. Domenica, durante la sua visita in Turchia, ha vissuto dei momenti imbarazzanti prima di varcare la soglia della famosa moschea Selimiye a Edirne. Appena tolte le scarpe (un rituale che simboleggia la volontà di lasciare all'esterno ogni impurità) ecco venire alla luce i buchi appena creatisi nei calzini grigi di Wolfowitz. A riportare la notizia l'emittente turca Ntv che ha seguito passo passo il presidente della Banca Mondiale durante il suo viaggio ufficiale in Turchia. E la stampa del paese, ha riproposto la foto dando grande risalto alla notizia dei calzini bucati. Il commento sarcastico del quotidiano «Hürriyet»: "Il capo dei soldi ha buchi nelle calze".

PRESTITO DI 150 EURO - Non solo la visita in moschea ha avuto attimi spiacevoli per Wolfowitz: durante un tour privato in un bazar Paul Wolfowitz ha notato due braccialetti in argento da acquistare. Quando, frugando nei pantaloni, si è accorto di non avere abbastanza soldi con sè per poter pagare i gioielli, si è fatto prestare la somma dalle sue guardie del corpo. Il costo dei braccialetti era di circa 150 euro. Wolfofitz è conosciuto prevalentemente per essere stato, nel lustro passato, uno degli architetti della politica estera dell'amministrazione di George W. Bush e dell'attacco all'Iraq.
Fonte: Corsera.it

27 gennaio 2007

Salvatore Giuliano: verità celata ...dallo stato amico



A fine 2003, l'amministrazione americana ha tolto il "vincolo" del segreto militare, ai fascicoli dell'OSS relativi alle attività in Italia nell'immediato dopo guerra.

E c'è di che restare agghiacciati.

L'OSS (Office of Strategic Services), costituito nel 1942, era il servizio segreto dello zio Sam durante la seconda guerra mondiale, e diventò CIA (Central Intelligence Agency) nel 1947.

In pratica era l'organizzazione che si occupava di eseguire tutti i "lavori sporchi" in giro per il mondo.

Apprendiamo, dunque, da quei fascicoli resi pubblici, che il principe Junio Valerio Borghese ed i "ragazzi" della sua X Mas, furono salvati al nord Italia proprio degli americani, che li inviarono in Sicilia, per combattere il ...... comunismo nascente.

Sono riuscito a spiegarmi?

Mentre le truppe americane combattevano insieme ai sovietici contro le armate naziste (eravamo agli inizi del 1945), i comandi militari statunitensi decidevano di "salvare" la X Mas (che stava combattendo a fianco dei fascisti e dei nazisti al nord Italia) e la inviavano "sotto copertura" (significa: in segreto) in Sicilia, per combattere il comunismo che si stava impadronendo delle "menti" delle classe lavoratrici.

Mi direte: in guerra, tutto è ammesso, anche combattere "in segreto" contro i propri alleati, mentre "ufficialmente", si combatte al loro fianco.

E sia; diamola per buona.

L'OSS, dunque, aveva l'incarico di "stroncare" sul nascere le aspirazioni del nascente partito comunista italiano e, per farlo, non esitò ad impiegare un manipolo di fascisti duri e puri, che furono "riciclati e riutilizzati" nella guerriglia politica di quegli anni.

Nel frattempo che il principe Junio Valerio Borghese si organizzava per il nuovo incarico (si trattava di uccidere civili e militari di qualsiasi estrazione sociale), l'OSS reclutava anche Salvatore Giuliano e la sua banda che, dalle colline di Montelepre, spadroneggiava fino a Palermo, terrorizzando i resti delle forze d'ordine dell'intera Sicilia occidentale.

Giuliano riceveva dall'America armi, denari e ..... gloria (non erano poche le giornaliste che desideravano intervistarlo, per avere l'occasione di ......scoparselo), mentre il principe Borghese agiva nel cono d'ombra del grande bandito, senza che nessuno (salvo Scelba, Andreotti e Tambroni) sapesse delle sue gesta.

E si arrivò così all'1 Maggio 1947, festa del lavoro, che da quelle parti, in Sicilia, si festeggiava a Portella delle ginestre.

Il fronte popolare aveva vinto le ultime elezioni e, quindi, si temeva un'avanzata incontenibile dei comunisti e dei loro alleati.

Bisognava fermarli ad ogni costo; anche al prezzo di molte vite innocenti.

A Salvatore Giuliano ed a Gaspare Pisciotta fu affidato il compito di spaventare quei "proletari", durante quella festa popolare: dovevano sparare in aria, forse ferire qualcuno, in modo che quelli, sotto il fuoco dei banditi, si togliessero dalla testa quelle idee di "uguaglianza".

Giuliano non avrebbe mai sparato sulla sua gente, sul suo stesso sangue, per uccidere; sicché, quando la folla si raccolse nella piana sottostante, diede l'ordine di sparare a titolo dimostrativo, per evocare l'antica paura dei siciliani onesti, e farla riapparire più crudele che mai, in quell'alito di vento che spirava dal mare.

E spararono; i banditi, spararono in aria; qualcuno mirò alle gambe, altri non aprirono neanche il fuoco.

E poi Giuliano impallidì, sotto di lui quei lavoratori con le bandiere rosse si accasciavano al suolo: cadevano come gente colpita da fuoco cattivo, proiettili che vogliono uccidere.

E poi il sangue, Dio quanto sangue colava giù da quella collina.

"Picciotti, chi minchia stati facennu?" urlò Giuliano ai suoi. E quelli lo guardarono increduli e spaventati.

"Turi, non stamu sparannu" si difese Pisciotta, che non riusciva a togliersi dagli occhi quelle immagini di poveri contadini che cadevano nel proprio sangue.

"........ Eh allura cu spara ......??"


"Allora chi sta sparando?" chiese Giuliano e, in quel momento, capì di essere stato "usato".

Giuliano fu ucciso da Pisciotta qualche tempo dopo e, Pisciotta fu ucciso da un caffé avvelenato in carcere, dopo che aveva minacciato di "cantare".

Agli italiani fu raccontato che, il feroce bandito Salvatore Giuliano, dopo avere fatto strage di poveri contadini, era stato ucciso dai carabinieri, e gli italiani, come al solito, si accontentarono di quella menzogna.

Nel 2003, finalmente, si è saputa la verità: sulle colline di Portella delle ginestre, a sparare pallottole assassine, c'era la X Mas di Junio Valerio Borghese.

L'OSS gli aveva affidato il compito di "fermare con le armi l'avanzata comunista" e loro, da uomini d'onore e di fede, avevano obbedito, uccidendo a sangue freddo 15 innocenti e ferendone almeno altrettanti.

Fu l'inizio di una lunga serie di stragi commissionate in America dalla CIA (figlia di quell'OSS) che da li in poi, attraverso Piazza Fontana, Piazza della Loggia e Piazza della stazione a Bologna, insanguinò l'Italia.

E agli italiani, come al solito, si è raccontato che ad uccidere è stato qualcun altro; un altro bandito Giuliano.

26 gennaio 2007

Tempesta magnetica



Gli scienziati dell'Istituto di magnetismo terrestre hanno reso noto che nel corso di questo fine settimana la Terra verra' influenzata da una potente tempesta magnetica, provocata martedi' scorso da uno scarico di energia da parte del Sole, il piu' potente nel corso degli ultimi 30 anni e dal volume superiore di migliaia di volte rispetto ad uno consueto. Gli specialisti hanno definito questo fenomeno un'anomalia.

Attualmente il Sole si trova nella sua fase di attivita' minima, sprovvisto delle cosiddette "macchie nere", cioe' le fonti di emissione elettromagnetica. In una situazione tale non erano ancora state registrati scarichi di energia e, secondo le previsioni degli scienziati, la tempesta magnetica in corso dovrebbe prolungarsi orientativamente sino al 15 dicembre.

A questo proposito i medici avvertono che nel corso della prossima settimana anche le persone sane potranno essere soggette a stati di irascibilita' e nevosismo, con possibili problemi di sonno e calo di concentrazione sul lavoro, mentre alle persone che piu' risentono di questi fenomeni, cioe' a coloro che hanno problemi di pressione e di cuore, i medici consigliano di evitare sovraccarichi e cercare di riposare il piu' possibile.

A causa della tempesta magnetica attualmente in corso, secondo gli specialisti, potranno verificarsi serie intermittenze sulle linee elettriche, cosiccome potranno venir danneggiati sia i gasdotti che gli oleodotti. Ma, e' questa e' la cosa piu' preoccupante, in casi come quello in corso e' generalmente lecito attendersi grossi problemi per cio' che concerne l'operativita' dei satelliti dai quali sulla Terra dipendono molti tipi di comunicazioni.

fonte: pravda

23 gennaio 2007

Una piccola introduzione alla Cucina Sanvitese



“Intre ca vive” ( accomodati e bevi un bicchiere di vino) . Così a San Vito, per tradizione, accoglievamo chi appariva sulla porta di casa. Se poi, la famiglia era riunita a desinare, veniva creato un posto a tavola per l’ospite, con un cordialissimo, ma fermo “Favorisce! Magne ‘ghe nu! (Favorisci ! Mangia con noi!). E a tavola , davanti a scodelle fumanti e al boccale di rosso gagliardo, si rimaneva a lungo a conversare; nascevano amicizie e comparati, che venivano rinsaldati nel tempo con reciproci inviti “ a magnà” con scambi e con scambi di piatti graditi e di primizie della terra e del mare.

La condivisione del cibo, un rito di connotazione sacrale!

La cucina dei nostri nonni era, in genere, il locale più ampio e più importante della casa, con l’immancabile focolare sempre acceso. Per la cucina passavano gli eventi grandi e piccoli della famiglia e le relazioni sociali.

Vi dominavano le nonne e le mamme.

Con le figlie e le nuore attendevano alla cura dei pasti giornalieri; impastavano la farina per la pizza di “grandinie” (granoturco), per le sagne , per i sacconi, per il pane della settimana; manipolavano i prodotti freschi da conservare ( sott’olio, sott’aceto, essiccati, a bagnomaria , in mancanza di frigo); preparavano, a gara e con il cuore, i loro piatti forti e i dolci rituali, secondo circostanze e ricorrenze (“cellipieni” a canestri per la sposa che doveva volare via dalla casa, “cicerchiata “ a Carnevale, consòlo per lutto, pupe e cavalli, cuori e fiadoni per Pasqua, “sciosci” e crespelle per Natale).

Si faceva tutto in casa, a mano, con la collaborazione di parenti e amiche nei lavori di maggior impegno: fuoco a legna; cotture lente e lunghe; materie prime genuine; prodotti semplici e naturali; sapori netti; odori decisi; fragranze penetranti che sapevano di casa; atmosfera di calda e serena vita familiare; intense e dense emozioni primarie; una cultura che impegnava la memoria tacita della tradizione.

Consuetudini e preferenze alimentari sono ancora vive, per disparati versi, nelle famiglie sancitesi veraci, anche e soprattutto emigrate, come il più autentico presepe della memoria, come distintivo di appartenenza come rifugio rassicurante nell’appiattimento e nel disorientamento della globalizzazione del gusto.

Certo! Gli scenari sono cambiati: le cucine sono raramente “abitabili”.

Vi troviamo complicati apparecchi elettronici per i ritmi veloci della vita odierna e, spesso cibi impacchettati e prodotti di inquietante derivazione genetica.

Restano e troviamo ancora a San Vito, però, le materie prime , gli elementi base, la sostanza dei saporosi e caratteristici piatti della cucina tradizionale, insieme con la calda ospitalità del tempo passato e con il piacere di grande di condividere i momenti significativi della vita, a tavola, con le persone care. Il passato vive dentro di noi. Basta un indizio per farlo fremere.

E’ la nostra cultura , compendio dei valori appresi con i processi di socializzazione.

Guai se dovesse disperdersi: non troveremmo più il conforto di qualcuno che condivida il nostro modo di essere, di parlare, di mangiare, di rapportarci.

Alberto di Giovanni

16 gennaio 2007

Il terzo segreto di Fatima


Questo segreto doveva essere svelato nel 1960. Infatti si attendeva che lo facesse Lucia ma fu proibito anche a lei per vari motivi di paura. Nonostante il cardinale Ottaviani, la curia non aveva tanto piacere di rivelarlo. Poi, quando fu eletto Papa Giovanni Paolo II, la curia non voleva parlare della crisi dottrinale, per permettere al Papa i viaggi.
E' tramite il mons. Corrado Balducci che possiamo permetterci di leggere questa profezia, confermandola lui stesso in una intervista di Orazio Valenti.

"Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente Messaggio per il mondo intero. Ciò facendo, incontrerai forti resistenze. Ascolta bene e fa' attenzione a quello che ti dico:
Gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche, devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potrebbero commettere. Tu desideri che Io ti dia un segno, affinché ognuno accetti le Mie Parole che dico per mezzo tuo, al genere umano. Hai visto il Prodigio del Sole, e tutti, credenti, miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno veduto. Ora proclama a Mio Nome:
Un grande castigo cadrà sull'intero genere umano, non oggi, né domani, ma nella seconda metà del Secolo XX. Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino, a "La Salette", ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine, e satana regna nei più alti posti, determinando l'andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà ad introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell'umanità. Avrà in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E, se l'umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggior severità che non abbia fatto con il diluvio.
Verrà il tempo dei tempi e la fine di tutte le fini, se l'umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravarsi, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa, verrà il tempo delle Sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle Loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo, aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre mio.
Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del XX secolo. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma s'innalzerà sconvolgendo e tutto affondando. Milioni e Milioni di uomini periranno di ora in ora, coloro che resteranno in vita, invidieranno i morti. Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più, e l'abisso si allarga senza speranza. I buoni periranno assieme ai cattivi, i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli, e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagl'insensati e dai partigiani di satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo, in ultimo, allorquando quelli che sopravviveranno ad ogni evento, saranno ancora in vita, proclameranno nuovamente Iddio e la Sua Gloria, e Lo serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito.
Va, mia piccola, e proclamalo. Io a tal fine, sarò sempre al tuo fianco per aiutarti".

15 gennaio 2007

La guerra di Natale


Il giorno di Natale del 1914, nel primo anno della prima guerra mondiale, i soldati tedeschi, inglesi e francesi disobbedirono ai loro superiori e fraternizzarono con “il nemico” lungo due terzi del fronte occidentale. Le truppe tedesche innalzarono alberi di Natale fuori delle trincee con le scritte “Buon Natale.” “Voi non sparate, noi non spariamo.” A migliaia, le truppe attraversarono la terra di nessuno su cui giacevano sparsi corpi in decomposizione. Cantarono i canti di Natale, si scambiarono le foto dei cari rimasti a casa, condivisero le razioni, giocarono a calcio, arrostirono persino alcuni maiali. I soldati abbracciarono gli uomini che solo poche ore innanzi cercavano di uccidere. Si misero d'accordo per avvertirsi se i superiori li avessero obbligati a imbracciare le loro armi e di mirare in alto.

Agli alti comandi, di entrambe le parti, vennero i brividi. Stava succedendo il disastro: soldati che dichiarano la loro fratellanza e che rifiutano di combattere. I generali, da tutte e due le parti, dichiararono questo pacificarsi spontaneo come tradimento e pertanto conforme alla corte marziale. Entro marzo 1915 il movimento di fraternizzazione era stato sradicato e la macchina di morte rimessa completamente all'opera. Al momento dell'armistizio nel 1918, quindici milioni di persone erano state massacrate.

Poche persone sanno la storia della tregua di Natale. I capi militari non hanno infranto le loro regole per renderla pubblica. Il giorno di Natale del 1988, una cronaca nel Boston Globe accennava che una radio FM locale aveva mandato in onda “Natale nelle trincee,” una ballata sulla tregua di Natale, parecchie volte e c'era stato un effetto stupefacente. A Boston, la canzone era diventata il pezzo più richiesto durante le feste su parecchie stazioni FM. “Ancor più stupefacente del numero di richieste avute è la reazione seguente alla ballata degli ascoltatori che non l'avevano mai sentita prima,” ha detto il conduttore. “Mi telefonavano profondamente commossi, a volte in lacrime, chiedendo, 'Cosa diavolo ho appena ascoltato?'”

Penso di sapere perché gli ascoltatori si erano commossi. La storia della tregua di Natale va contro la maggior parte delle cose che ci hanno insegnato circa la gente. Ci fa dare un'occhiata di un mondo come vorremmo che fosse e dice, “Questo, una volta, è veramente accaduto.” Ci ricorda di quei pensieri che manteniamo celati, fuori della portata della TV e degli articoli di giornale che ci dicono come la vita umana sia insignificante e meschina. È come sentire che i nostri desideri più profondi in verità sono giusti: realmente il mondo potrebbe essere differente.

10 gennaio 2007

Erudizione e cultura



Essere uomo è sapere che non si può capire (F. Pessoa)

Qual è la differenza tra erudizione e cultura? L’erudizione, in senso deteriore, è un sapere inerte, sterile, settoriale. Come osserva correttamente, a mio parere, il proteiforme scrittore portoghese Pessoa, in Maschere e paradossi, “mentre l’erudizione è una questione di quantità, la cultura è una questione di qualità”. La prima resta alla superficie, la seconda approfondisce. “In fondo, la distinzione reale consiste nel fatto che l’erudito non ha immaginazione, a differenza dell’uomo colto”.

Tra gli eruditi annovererei tutti quegli spocchiosi ed insignificanti “scienziati” ed “intellettuali” che, confondendo il pubblico con artifici retorici, sofismi, matrici, equazioni e formule, credono di possedere la conoscenza. Come definire allora quegli studentelli saccenti che, poiché frequentano il secondo anno di un corso di laurea di ingegneria o di chimica o di sociologia, pontificano, proclamando le loro consunte, misere “verità”? Costoro non si sono mai posti alcuni quesiti basilari: quello che sto studiando ha dei veri, saldi fondamenti? Quanto la cultura scientifica è oggettiva? Esiste l’oggettività assoluta? La scienza non è anch’essa una forma di ideologia costruita per perseguire lo scopo del potere e del controllo? Che cos’è una teoria? Che cos’è la realtà e come si può conoscere?

Per gli eruditi indagare significa soltanto aggiungere dati a dati spesso inutili, prescindendo da una visione complessiva, di modo che accumulano nozioni come l’avaro fa con le monete d’oro.

Gli eruditi vivono nella loro torre eburnea: ora operano in laboratori asettici ora compulsano libri polverosi in tetre biblioteche, ma non gettano mai uno sguardo al cielo né ascoltano il sibilo del vento. È come se avessero costruito attorno a loro una barriera che impedisce qualsiasi contatto con il mondo, pieno di contraddizioni e di aporie, ma anche di stimoli; è come se avessero piombato la loro mente in modo da impedire alle idee di librarsi e di ipercomunicare.

D’altronde essi hanno già tutte le risoluzioni, mentre la cultura, più che un complesso di cognizioni non di rado opinabili, è un insieme di ipotesi e di domande, sebbene la persona colta sappia che molte domande, specialmente quelle fondamentali, sono destinate a rimanere senza risposta.
Zret

02 gennaio 2007

Buon 2007: La Felicità


È difficile indugiare su qualcosa che non esiste, come la felicità, ma ci proverò ugualmente. In primo luogo, la distinguerei dalla contentezza che, tenendo conto dell’etimologia, è appagamento, uno stato di soddisfazione di cui possiamo avere esperienza quando siamo solleticati da sensazioni voluttuose. È una condizione che i gaudenti conoscono bene, ma che diventa presto stucchevole.

La felicità è qualcosa di più elevato, di più personale che risiede nel gusto e non nelle cose, come osservava La Rochefoucauld. Purtroppo tale sensazione di benessere e di gratificazione dipende da un concorso ortunato (e fortuito) di fattori molto raro, simile ad un prodigio, ad un miracolo. La felicità non può essere tuttavia assaporata neppure per un istante, se non si prescinde dal tempo che sempre congiura contro di essa, se non ci si immerge in un lago di beata incoscienza, in una sorta di epoché del buon senso e della logica che ci avvertono dell’illusorietà di ogni gioia. Più precari della fiamma di una candela nella tempesta, più mutevoli di una nube, gli istanti di felicità sono astri che rischiarano appena l’oscurità dell’esistenza. Sentiamo comunque che nulla è più lontano dalla felicità del divertimento obbligatorio, mercificato tipico del mondo vacuo e fatuo in cui ci troviamo. Tutto il bric a brac delle feste, delle notti bianche, delle discoteche, dei veglioni di fine anno, con i loro rumorosi e caotici sollazzi sono la perfetta antitesi della felicità, spesso associata alla solitudine, alla contemplazione, alla natura.

Altra cosa, infine, è la serenità, uno stato sublime del tutto incompatibile con la vita imprigionata in una bolla spazio-temporale. La serenità è una beatitudine difficile da concepire, impossibile anche solo da sfiorare. E’ un’estasi, ovverosia letteralmente un'uscita da sé, dal nostro ipertrofico io, per perdersi nel nulla, nel silenzio. È infinitamente distante dalla vita, dall’entropia dei giorni, degli anni, dei secoli.

Per questo saremo sereni, quando e solo se non saremo.