22 ottobre 2006

S. Vito: Il Cantico del Signore delle Onde


Nell'occasione della inaugurazione del Trabocco di Rinaldo Veri il 30 luglio il prof. Alberto Di Giovanni ha creato e letto una considerazione poetica.

IL TRABOCCO SIGNORE DELLE ONDE( trabocco rules the whaves).
A Punta Tufano, nel cuore della Costa dei trabocchi, sulle "vestigia degli antichi padri" rinasce il TRABOCCO RULES THE WHAVES), per la passione e la cura di Rinaldo veri, erede diretto e custode della tradizione e della civiltà terramaricola della Gente di vallevò di Rocca S. Giovanni.

Un luogo dell'anima che rinvia ad un mondo reale e fantastico insieme;
che parla di faticose e ingegnose soluzioni nell'affrontare la realtà e la vita;
che racconta magici totem e di eventi esistenziali che si perdono nel tempo;
che incanta con la sua aura poetica e con il suo soffio epico non decifrabile a pieno.
Un groviglio di esperienze, di conoscenze, di scoperte, di fede e di speranza, di mente e di cuore.
Testimonianza viva dell'eterna tensione esplorativa dell'uomo-Ulisse.
Simbolo eloquente della precarietà esistenziale umana,
in guardinga simbiosi con una Natura che non è possibile dominare e possedere definitivamente.
Rimane sempre vivo ed intenso il fascino del Trabocco.
Si erge fiero con la sua maestosa fragilità;
dispiega e gode la sua LIBERTA', nel coraggio di una sfida che non ignora il rischio della tempesta e della sconfitta.
Ti prende, ti sorprende ti esalta, ti sbigottisce, rende con scioccante immediatezza il senso della finitezza e dell'orgoglio dell'uomo che agita la fiaccola di Prometeo.
Domani il sole si leverà ancora sul mare!/?
E' agitato dai flutti, ma non fa tempesta
(FLUCTUAT, NEC MERGITUR!)
.

Aggiungiamo poi che oltre ad essere un poeta, il Di Giovanni è il Carmelo Bene sanvitese.
Chi era presente all'inaugurazione ha assistito ad un evento che il Signore delle Onde non pensava di aspirare.
Servirà come augurio,
come la speranza che le cose migliori vengano migliorate SEMPRE.

20 ottobre 2006

Uomini veri: Francesco Giuffrida


In questo Paese chi fa il proprio dovere passa per un fanatico e rischia di pagarla cara. Tale è lo spirito dei tempi. Ho già scritto di Francesco Giuffrida, il dirigente della Banca d’Italia che svolse un incarico di consulenza per la procura della Repubblica di Palermo nell’ambito del processo Dell’Utri. Giuffrida verificò tra l’altro che una parte ingente degli iniziali capitali berlusconiani (circa 250 milioni di euro in valuta attuale) è di origine misteriosa, cioé non documentata e si suppone mafiosa. In tal modo ha contribuito alla condanna a nove anni per mafia del principale collaboratore dell’ex presidente del Consiglio. Imperdonabile.

E infatti Francesco Giuffrida, che più di recente si è occupato dei traffici finanziari di Roberto Calvi, in merito alla cui morte è stata riaperta un’inchiesta, è sotto processo a Palermo, citato in giudizio dalla Fininvest, che gli chiede i “danni morali” per la sua “negligenza”. Tutto questo in concomitanza con l’avvio del processo d’appello al medesimo Dell’Utri.

Il metodo è sempre lo stesso: intimidire, vendicarsi, delegittimare. Punirne uno, il più “fanatico”, per educarne cento. Ho ricevuto questo appello, firmato da un amico di Giuffrida. Lo pubblico qui sotto e invito a diffonderlo, per far sentire la nostra solidarietà a una persona con la schiena dritta.

“Desidero rivolgermi a te direttamente e personalmente, non ricorrendo questa volta al consueto invio multiplo, per un appello di solidarietà che mi sta molto a cuore, e che riguarda una persona che è un mio caro amico da sempre, Francesco Giuffrida. Nella stessa forma, diretta e personale, invierò questo messaggio a tutte le persone che so essere sensibili al tema dell’integrità e del coraggio civile. Per chi non lo ricorda, dirò che Francesco Giuffrida è il coraggioso dirigente della Banca d’Italia (Vice-direttore a Palermo) che su richiesta e incarico della Procura della Repubblica di Palermo ha condotto una accurata e scrupolosa perizia tecnica sui flussi di capitali diretti alla Fininvest, per il processo a Marcello Dell’Utri.

Per questo suo lavoro Francesco dovrà comparire in giudizio il 12 ottobre, citato dalla Fininvest per presunti danni morali. La citazione è arrivata alla vigilia del processo d’appello per Dell’Utri, e in corrispondenza con un altro incarico attribuito, sempre a Francesco, questa volta dalla Procura di Roma, che evidentemente lo ritiene un tecnico assai affidabile, per indagare sui movimenti di capitali legati alla vicenda di Roberto Calvi. “Sembra una minaccia, un modo per zittirlo e intimorirlo al processo”, ha dichiarato in giugno un magistrato al giornalista del Corriere Cavallaro. Non solo: la citazione comporta il concreto rischio che tutta la sua attività di esperto, e le perizie che gli sono state affidate, vengano delegittimate.

Francesco Giuffrida dovrà andare a difendersi di fronte ad un uomo che è stato condannato per mafia, solo per aver fatto il suo lavoro e per averlo fatto bene, e dovrà farlo da solo, visto che nemmeno la Banca d’Italia, ovviamente a conoscenza della sua collaborazione con il tribunale, si è mossa per un‘azione di sostegno, o per tutelarlo in sede di giudizio. Perchè questo appello? per rompere il silenzio e la solitudine che lo circondano (solo Felice Cavallaro ha scritto un articolo sul Corriere, e un altro è uscito sulla Repubblica, entrambi in giugno, poi più nessuna informazione), contro il pericolo che questo isolamento, quasi omertoso, può comportare per Francesco e la sua famiglia.

Per questo chiedo a te, e agli altri a cui manderò questa lettera, di fare quanto è nelle tue facoltà affinché l’appello abbia la più ampia diffusione possibile, per non lasciare solo Francesco, ma soprattutto per dare il giusto risalto a comportamenti di integrità, rigore personale e coraggio che meritano di essere conosciuti, messi in evidenza e portati ad esempio. Anche un semplice messaggio di risposta può significare molto”.

Giuseppe Giolitti

18 ottobre 2006

Il conto corrente alle isole Cayman è della Banca d'Italia!


Che la Banca d'Italia avesse un conto corrente la cosa stupisce.
Perchè una banca di una nazione ha un conto corrente?
Per dipanare la matassa dobbiamo scrivere molti numeri, ma ne vale la pena.
Partiamo dal conto corrente, dal libro “Euroschiavi” di Marco Della Luna ed Antonio Miclavez, Arianna editore.
alle isole Cayman sono stati trovati i seguenti conti:
700 26891 A01 N BANCA D'ITALIA UFFICIO RISCONTRO VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA
709 27154 A01 N BANCA D'ITALIA SERVIZIO RAPPORTI CON L'ESTERO, UFFICIO RISCONTRO 2484 VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA.
Queste sono informazioni riservate, non possono essere date a chiunque ma, ipotizzando che sia vero, troveremo tanti tasselli che formano il mosaico finale.
Prima di tutto la Banca d'Italia è una "società per azioni" speciale con statuto speciale, in poche parole privati che gestiscono i soldi di una nazione.

Proviamo a seguire il percorso dei soldi passo dopo passo.
La collettività ha prodotto nuovi beni e servizi che non può immettere con successo sul mercato perchè manca la necessaria monetizzazione pari ad esempio a 5 miliardi di €. Lo Stato emette titoli di debito pubblico pari a 5 mld di € per il quale l’autorità monetaria emette nuova moneta.
Prima di questo istante ci trovavamo in questa configurazione:
- debito dello Stato: 1.500 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro.
Dopo l’effettuazione dell’operazione ci troveremo in questa configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 105 mld di euro;
- nuovi 5 mld di € di titoli di debito pubblico all’attivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia;
- nuovi 5 mld € virtuali monetizzano la società.
Qualora la Banca d'Italia decidesse o avesse la possibilità di trasferire ai risparmiatori quei nuovi titoli di debito pubblico in cambio di 5 mld di €, cosa succederebbe nella sua Contabilità in termini di situazione patrimoniale, conto economico e trattamento fiscale?
Succederebbe che la banca d'Italia incasserebbe 5 mld di € che stornerebbe dalle banconote in circolazione, così come pure stornerebbe dall'attivo i titoli di Stato.
Ma i 5 miliardi di € ricevuti dai risparmiatori che fine fanno? Essi sono annullati contabilmente dalla messa al passivo delle monete emesse a costi pressoché nulli nel passaggio precedente. La parola “Cayman” in questi casi risulta particolarmente sinistra per la collettività ed interessante per chi smaneggia quelle somme. Otterremmo quindi la seguente configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro;
- ritorno alla configurazione di partenza dei titoli di debito pubblico all’attivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia;
- 5 mld di € in nero da sistemare da qualche parte.

Il mondo accademico giura che quei 5 mld vengono distrutti, ma qualche dubbio appare lecito. Ipotizziamo che gli si creda e si creda anche alle tiepide ed incerte dimostrazioni presentate da bankitalia nei suoi bilanci. Otterremmo la seguente configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro.
Ma questo non è ciò che serve alla collettività; ad essa serve una monetizzazione di 5 mld di euro SENZA contrarre nessun indebitamento, perché è essa che ha prodotto quei nuovi beni e quindi quei 5 mld di € sono dello Stato che la rappresenta.
La procedura è identica anche nei paesi “comunisti”. Non è difficile ora comprendere la genesi del pressoché generalizzato indebitamento pubblico di tutti gli Stati.
Se invece lo Stato emettesse per proprio conto le monete oppure la banca centrale gli cedesse le monete emesse a costi tipografici e questi ne postasse l’importo all’attivo del proprio bilancio, la configurazione che si otterrebbe sarebbe la seguente:
- lo Stato non si indebiterebbe;
- il corpo sociale beneficerebbe dei 5 mld di € per effettuare le transazioni necessarie alla messa sul mercato dei nuovi beni prodotti da esso stesso.
È proprio questo ciò che serve alla collettività.

Come funziona per legge il SIGNORAGGIO
La BCE e le dodici Banche dell’area dell’euro, che insieme compongono l’Eurosistema, emettono le banconote in euro dal 1° gennaio 2002 (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 15 sulla emissione delle banconote in euro, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.52-54, e successive modifiche). Con riferimento all’ultimo giorno lavorativo di ciascun mese l’ammontare complessivo delle banconote in euro in circolazione viene redistribuito sulla base dei criteri di seguito indicati.

Dal 2002 alla BCE viene attribuita una quota pari all’8 per cento dell’ammontare totale delle banconote in circolazione, mentre il restante 92 per cento viene attribuito a ciascuna BCN in misura proporzionale alla rispettiva quota di partecipazione al capitale della BCE (quota capitale). La quota di banconote attribuita a ciascuna BCN è rappresentata nella voce di stato patrimoniale Banconote in circolazione. La differenza tra l’ammontare delle banconote attribuito a ciascuna BCN, sulla base della quota di allocazione, e quello delle banconote effettivamente messe in circolazione dalla BCN considerata, dà origine a saldi intra Eurosistema remunerati. Dal 2002 e sino al 2007 i saldi intra Eurosistema derivanti dalla allocazione delle banconote sono rettificati al fine di evitare un impatto eccessivo sulle situazioni reddituali delle BCN rispetto agli anni precedenti. Le correzioni sono apportate sulla base della differenza tra l’ammontare medio della circolazione di ciascuna BCN nel periodo compreso tra luglio 1999 e giugno 2001 e l’ammontare medio della circolazione che sarebbe risultato nello stesso periodo applicando il meccanismo di allocazione basato sulle quote capitale. Gli aggiustamenti verranno ridotti anno per anno fino alla fine del 2007, dopodiché il reddito relativo alle banconote verrà integralmente redistribuito in proporzione alle quote, versate, di partecipazione delle BCN al capitale della BCE (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 16, sulla distribuzione del reddito monetario delle BCN degli Stati membri partecipanti a partire dall’esercizio 2002, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.55-61, e successive modifiche).

Il Consiglio direttivo della BCE ha stabilito che il reddito da signoraggio della BCE, derivante dalla quota dell’8 per cento delle banconote a essa attribuite, venga riconosciuto separatamente alle BCN il secondo giorno lavorativo dell’anno successivo a quello di riferimento sotto forma di distribuzione provvisoria di utili (Decisione BCE 17 novembre 2005, n. 11, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 311 del 26.11.2005, pp.41-42). Tale distribuzione avverrà per l’intero ammontare del reddito da signoraggio, a meno che quest’ultimo non risulti superiore al profitto netto della BCE relativo all’anno considerato o che il Consiglio direttivo della BCE decida di ridurre il reddito da signoraggio a fronte di costi sostenuti per l’emissione e la detenzione di banconote. Il Consiglio direttivo della BCE può altresì decidere di accantonare l’intero reddito in discorso o parte di esso a un fondo destinato a fronteggiare i rischi di cambio, di tasso di interesse e di prezzo dell’oro. La distribuzione dell’acconto sugli utili da parte della BCE, corrispondente alla quota di reddito da signoraggio della BCE stessa riconosciuta all’Istituto, è registrata per competenza nell’esercizio cui tale reddito si riferisce, in deroga al criterio di cassa previsto in generale per i dividendi e gli utili da partecipazione.

Per l’esercizio 2005 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che l’intero ammontare del reddito da signoraggio resti attribuito alla BCE stessa.

Ma, possiamo pensare alla tassa sul suv se poi i nostri debiti (creati dal nulla dalle agenzia di rating)vengono accantonati nell'Isola Cayman?
Ma di chi sono questi debiti/crediti. Ogni giorno il debito aumenta ed il conto corrente riceve plusvalenza, questi sono i ricchi che guadagnano esentasse (in nero) e, agiscono nell'ombra.
Molti lo sanno ma, fanno finta di niente. Ma fino a quando questo giochino andrà avanti? Il problema dell'Italia è il nero? No, ma anche questo esproprio aristocratico dei ricchi non aiuta, anzi prende in giro prima i politici "banditi" poi i cittadini onesti o quelli che sono rimasti tali.

16 ottobre 2006

Steorn: l'energia che c'è ma non si vede


Una bella notizia, ma aspettiamo con ansia i risultati del test indipendente.
La Steorn, una compagnia Irlandese, ha annunciato di aver prodotto una tecnologia rivoluzionaria basta sull'interazione dei campi magnetici che produce energia pulita, gratuita e illimitata. Non è una cosa da poco: se fosse vero, non dovremmo più ricaricare il nostro cellulare (e l'auto), e non ci sarebbero più emissioni inquinanti. Inoltre, le componenti di questa tecnologia sono già disponibili: presto potremo verificare.

La tecnologia della Steorn sembra violare il 'Principio di Conservazione dell'Energia' (Lo ricordo? 'Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma'), considerato il principio fondamentale sul quale regge l'intero Universo: Steorn ha pagato un annuncio sul The Economist per catturare l'attenzione degli scienziati che si occupano di Fisica Sperimentale e che vogliono accettare la sfida di prendere parte ai test per verificare come viene creata energia illimitata. I risultati saranno pubblicati in tutte le riviste specialistiche del Mondo.

Sappiamo ancora poco, in sostanza,dato che la Steorn ha fatto solo 3 dichiarazioni in relazione a questa tecnologia:

1. La Tecnologia ha un coefficiente di efficacia superiore al 100% 2. La creazione dell'energia non deriva dalla consunzione delle componenti necessarie a produrla. 3. Non c'e' un mutamento dell'ambiente in cui si produce energia (ad esempio il riscaldamento della temperatura). La somma di queste 3 dichiarazioni è che la tecnologia genera energia illimitata.

Trovo che la cosa sia molto affascinante: Un'azienda giovane costruisce un dispositivo che crea energia pulita e libera per tutti e chiede in modo limpido che questa tecnologia venga studiata da terze parti: è un anno che Sean McCarthy, Presidente di Steorn, sottopone a ristrette comunità scientifiche i risultati dei suoi test privati, ora si è rivolto al The Economist che sta componendo una 'super giuria' di 12 scienziati che analizzeranno in dettaglio il dispositivo.

"Abbiamo scelto di pubblicare la dichiarazione su un giornale Economico e non Scientifico semplicemente perchè vogliamo attirare l'attenzione generale, e mostrare la piena e immediata disponibilità commerciale di questa tecnologia. Durante gli anni del suo sviluppo, questa è stata approvata da vari ingegneri e scienziati indipendenti. Adesso cerchiamo 12 dei più qualificati e cinici esponenti della Comunità Scientifica Mondiale per formare una giuria indipendente, che testi la tecnologia in laboratori indipendenti e pubblichi i suoi risultati. Non ci facciamo illusioni sul fatto che la nostra proposta riceverà molte critiche, visto che sfida i principi basilari della Fisica. Tuttavia, le implicazioni della nostra scoperta vanno molto oltre la curiosità scientifica: potrebbero risolvere tutte le urgenze mondiali relative all'ambiente e all'energia. La necessità è impellente, ci occorre quanto prima la pubblica approvazione della comunità scientifica".

Successivamente all'approvazione, la Steorn intende fornire la licenza gratuita della sua tecnologia alle organizzazioni del settore energetico che intendono sviluppare progetti di fornitura idrica ed energetica ai paesi del Terzo Mondo: i dettagli verranno annunciati più avanti.

13 ottobre 2006

Gli schiavi di Guantanamo


Che la situazione di Guantanamo, base americana a Cuba non fosse chiara è arcinota ma, se la notizia fosse vera siamo immersi in un mare di falsità.
IL 95 % dei prigionieri rinchiusi nella base statunitense di Guantanamo, territorio cubano occupato, furono comprati da soldati statunitensi in Pakistan. Lo denuncia Clive Stafford, avvocato di 36 detenuti.

In un articolo pubblicato sul settimanale britannico “New Statesman”, Stafford afferma che i detenuti di Guantanamo, per la maggior parte, non furono arrestati in Afghanistan, bensì catturati in territorio pachistano, e successivamente venduti all’asta come schiavi ai militari statunitensi per un minimo di 5000 dollari.

L'avvocato, nonché direttore dell'organizzazione non governativa Reprieve, sostiene che quegli acquisti effettuati da Washington spiegherebbero il motivo per cui tanti indigenti finirono nella prigione della base di Guantanamo. Come sottolinea nel suo libro “La linea di fuoco”, pubblicato di recente, lo stesso presidente pachistano Pervez Musharraf ha riconosciuto l'arresto nel suo paese di oltre 600 persone, ed il pagamento da parte degli Stati Uniti di milioni di dollari per le 369 persone che consegnò loro. Stafford assicura che solo il 5 % degli oltre 600 confinati a Guantanamo furono catturati da soldati statunitensi. Gli Stati Uniti aprirono quel carcere nel gennaio del 2002, dopo l'invasione dell'Afghanistan avvenuta alla fine del 2001, in rappresaglia per l'appoggio fornito dal regime talebano ad Osama Bin Laden e alla sua rete Al-Qaida, ritenuti responsabili degli attentati contro gli edifici di Washington e New York, commessi l’11 settembre di quell'anno.

Finora non è stato emesso alcun giudizio nei confronti dei detenuti di Guantanamo, considerati dagli Stati Uniti come combattenti illegali, ai quali non riconoscono le garanzie solennemente dichiarate nella Convenzione di Ginevra.

11 ottobre 2006

Il trasporto della materia è alla luce


COPENAGHEN (DANIMARCA) - Un esperimento che sembrerebbe aver dimostrato la possibilità concreta di realizzare in futuro il cosidetto computer quantistico ed un suo importante derivato la crittografia quantistica, vale a dire la possibilità di inviare messaggi inintercettabili. Per la prima volta nella storia infatti sono stati teletrasportati oggetti di natura diversa, come luce e materia.

L'ESPERIMENTO - Il trasferimento, realizzato da un gruppo di ricercatori del Max Planck Institute of Quantum Optics (MPQ) e del Niels Bohr Institute dell'Università di Copenaghen guidato da Eugene Polzik e descritto su Nature, è avvenuto alla distanza di mezzo metro e i ricercatori sono convinti che sia possibile ripetere con successo l'esperimento coprendo distanze maggiori. Ben lontano dal sogno fantascientifico di trasferire uomini e oggetti da un pianeta all'altro, il risultato ottenuto in Danimarca, rappresenta un passo in avanti importante e potrebbe essere cruciale per mettere a punto futuri sistemi per immagazzinare e trasmettere grandi quantità di informazioni.
TELETRASPORTO - Il teletrasporto consiste nel trasferire uno stato quantistico da una particella ad un'altra senza che avvenga un legame fisico. Si basa sul processo per cui le proprietà di due particelle possono essere vincolate insieme anche se sono lontane. Nel passato informazioni simili sono state trasferite fra oggetti della stesa natura, per esempio da ioni a ioni o da fotoni a fotoni. Adesso, nell'esperimento promosso dalla Fondazione danese per la ricerca sull'ottica quantistica (QUANTOP), per la prima volta il gruppo danese coordinato da Polzik ha trasmesso uno stato quantico da un gruppo di fotoni (i componenti elementari della luce) a un gruppo di atomi di cesio. Secondo lo stesso ricercatore si tratta del primo passo per riuscire a immagazzinare l'informazione quantistica negli atomi e quindi a trasferirla utilizzando i fotoni. Polzik non ha dubbio che le tecniche alla base del teletrasporto siano destinate a rivoluzionare la comunicazione fra i computer. «In futuro - ha osservato il ricercatore - l'informazione non sarà più codificata e trattata nel linguaggio binario, come accade oggi, ma in stati quantistici che possono esistere simultaneamente. In questo modo diventerà possibile trasferire una quantità di informazioni decisamente maggiore». Inoltre Polzik è convinto che le future reti di comunicazione basate sul teletrasporto saranno completamente sicure.
corriere.it

09 ottobre 2006

Le Iene: "Un deputato su 3 usa droghe"

I risultati saranno presentati nella trasmissione in onda domani sera alle 21 Capezzone: "Lo dico da sempre..." e la leader di AS lancia una petizione.

ROMA - Droga in parlamento? Il test sui deputati effettuato, con uno stratagemma, dalle Iene, rischia di innescare una miccia politica. Con il radicale Daniele Capezzone che commenta caustico: "Io l'ho sempre detto..." e Alessandra Mussolini che pretende i nomi dei consumatori.

Il test, eseguito su 50 deputati a loro insaputa e i cui risultati verranno presentati nella prima puntata della nuova serie del programma (domani sera alle 21 su Italia 1), potrebbe creare non poco imbarazzo nei palazzi della politica: un onorevole su tre fa uso di stupefacenti, prevalentemente cannabis, ma anche cocaina. Questo il dato: il 32% degli 'intervistati' è risultato positivo: di questo il 24% (12 persone) alla cannabis, e l'8% (4 persone) alla cocaina.

L'esame è il drug wipe, un tampone frontale che, spiega Davide Parenti, capo autore delle Iene, "ha una percentuale di infallibilità del 100%". In realtà il tossicologo Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio Fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore di sanità, definisce il drug wipe un test "serio e scientificamente valido, ma non sufficiente da solo a confermare la positività all'uso di droghe. Normalmente se il drug-wipe è negativo il risultato è confermato come tale, ma se è invece positivo è necessaria la conferma ulteriore di laboratorio, dal momento che possono verificarsi dei falsi positivi".

I deputati sono stati avvicinati con la scusa di un'intervista. poi, una finta truccatrice, si accorgeva che la fronte dell' intervistato era "troppo lucida" e tamponava. In realtà l'ignaro si era sottoposto, senza saperlo, al test che svela se si è fatto uso di stupefacenti nelle ultime 36 ore.

"Il test - spiega sempre Parenti - è infallibile al 100% se si sono assunte sostanze stupefacenti nelle ultime 36 ore. Il che vuole dire che basta averne fatto uso più di due giorni prima per risultare negativi. L'errore, piuttosto, può essere fatto per difetto: può succedere che il test non rilevi chi ha fatto uso di cannabis coca o altro ma non che risulti positivo se qualcuno è pulito".

Nel servizio-inchiesta non si riconosceranno i deputati sottoposti al test: "Noi stessi non sappiamo chi, dei 50 testati, sono i 'positivi'. Per noi la parte interessante non è la violazione, ma il dato percentuale". Ed è proprio sull'anonimato che punta il dito la battagliera Mussolini: "Vogliamo sapere chi tra i rappresentanti del popolo usa droga, come e da chi la compra ma soprattutto se la vende: ci manca solo l'onorevole 'pusher'". E tanto per far capire che non scherza la leader di Alternativa Sociale ha già attivato una petizione online sul sito del partito da presentare ai presidenti delle Camere.

Più scanzonato Capezzone: "Leggo dello stratagemma usato da 'Le Iene', cui vanno i miei complimenti. Dal canto mio, ho sempre detto che, se un cane poliziotto entrasse in alcuni luoghi della 'politica ufficiale', prima gli andrebbe in tilt il naso e poi si arrenderebbe...".

E Carlo Giovanardi, l'ex ministro "padre" della recente legge sulla droga, chiede ironicamente che l'esame sia esteso anche al Senato: "Se le Iene vogliono dire che anche in Parlamento c'è chi consuma cocaina - afferma Giovanardi - scoprono l'acqua calda". Per concludere, con una pesante allusione: "Basta andare a vedere tra i senatori a vita..."
la repubblica.it

03 ottobre 2006

La Storia la scrivono i doppiogiochisti:gli Inglesi


Sella di Monteluce tratto da "Verità sulla finanza italiana"

Tutto ciò potrebbe sembrare frutto di una brutta fantasia.Ma non per coloro che conoscono la storia della diplomazia inglese. In ogniepoca, lo strumento monetano è stata l'arma principale dell'imperialismo britannico. E' fatale che il peso della tradizione determini il comportamento inglese. Anche i popoli sono prigionieri delle loro abitudini.

Pochi sanno che il metodo inglese di dominio delle colonie nord americane fu quello di proibire la costituzione di banche locali, di rendervi scarsa lamoneta, per comperare con poche sterline tutta la produzione di quei territori. La Banca di Inghilterra ottenne la chiusura delle banche dei quaccheri americani, che effettuavano i finanziamenti alla agricoltura.
«Scarsissimo vi correa i1 denaro; scrive uno storico, e la comune miseria, tutti manteneva facilmente in servitù. Mentre essi (gli inglesi) con poche monete accaparravano tutto il prodotto di quelle regioni». La deficienza di mezzi monetari, ossia la politica di restrizione creditizia, provocò tale miseria da rendere impossibile il pagamento delle tasse. E per ribellarsi alla gabella sul the scoppiò la rivoluzione che liberò quei territori ed armò Washington.

La stessa tecnica fu usata dalla diplomazia inglese in Francia. In questo paese, in materia finanziaria, il governo subì la scandalosa influenza di un agente Inglese, durante la reggenza di Luigi XV. Il tentativo di Law di rinnovare le finanze francesi si è spezzato contro gli intrighi di Dubois, agente Inglese per documentate prove storiche. In accordo col governo di Londra Dubois operò con ogni mezzo per infrangere il tentativo di dilatazione creditizia: sopraffece Law, divenne arcivescovo di Chambrai, fu cardinale il 25 giugno 1721; l'anno successivo divenne primo ministro mentre il reggente stava morendo, e il re era tredicenne. Con lui Londra fu onnipotente in Francia. Ma le finanze della nazione disperate.

Si! Tutto ciò potrebbe sembrare frutto di fantasia. Purtroppo non lo è! Negli anni scorsi abbiamo letto infinite volte che lo sbarco alleato in Sicilia, la rinuncia a sbarcare in Grecia, la cessione del paesi danubiani a Stalin, furono errori di Roosevelt. Nelle memorie di sir Winston Churchill, queste tesi sono riconfermate e documentate: pure noi abbiamo avuto infinite volte il sospetto che le cose non stessero così e che dietro le quinte della storia ci fossero retroscena ignoti ai popoli, che prima o poi avrebbero finito per venire alla luce. Indizi raccolti nei nostri viaggi e nei nostri colloqui, con uomini politici tra i più qualificati, ci avevano persuaso che il gioco diplomatico non era stato condotto dagli USA, ma dall'Inghilterra. Con una abilità diplomatica consumatissima, corrispondente alla sua altissima qualificazione di nazione civile, essa doveva avere mosso le fila,lasciando credere che i promotori de1le iniziative fossero gli americani: e non a caso. Ciò era servito a disorientare gli avversari; quegli avversari cioè che essa combatteva, senza che gli interessati sapessero neppure di essere combattuti. Sempre ed ovunque era stato scritto che Churchill era stato fautore di uno sbarco a Salonicco e che Eisenhower aveva imposto la Sicilia !

Ed oggi, mentre scriviamo queste pagine, un episodio fa improvvisamente luce sulla verità di quanto affermiamo. La documentazione che lo sbarco in Italia è stato imposto da Churchill è stata offerta in questi giorni dalla Casa Bianca, per rispondere a una mossa di Truman turista in Italia. Il fatto è importante perché prova esplicitamente che «Churchill si oppose anche allo sbarco nei Balcani». Quale è la portata di queste rivelazioni, e quale era il gioco diplomatico che Londra perseguiva? Se lo sbarco alleato fosse avvenuto in Grecia, se le armate anglo-americane avessero risalito il bacino danubiano, Grecia, Romania, Bulgaria, Austria e forse Polonia sarebbero state liberate. Gli eserciti alleati si sarebbero incontrati coi russi ben più a nord di Vienna. Il bacino danubiano si sarebbe organizzato con delle libere democrazie; e la prevalenza cattolica delle popolazioni, le avrebbe fatte gravitare verso S. Pietro. La Jugoslaviasarebbe restata monarchica e cattolica. L'Italia infine sarebbe stata liberata senza colpo ferire, per semplice manovra di aggiramento. Glieserciti risalenti dalla Grecia al Danubio puntando su Vienna avrebbero costretto i tedeschi a ritirarsi dalla penisola, prima di essere tagliati nella loro strada del ritorno.
Lo sbarco in Grecia e la penetrazione nel bacino danubiano avrebbero posto la pietra angolare alla nascita di una Europa cattolica, organizzata intorno a una Italia intatta. La minaccia di un controllo sul mediterraneo e sul continente, da parte di una potenza protetta dalla croce di Cristo, capace di influenzare con la sua voce oltre mezzo miliardo di cattolici sparsi in tutti gli angoli della terra, era ben più grave per Londra, della minaccia di un impero fascista, rivendicante il mare nostrum, sempre in potenziale antitesi con la Francia e con gli altri stati rivieraschi. Londra corse ai ripari. Churchill prese in mano la situazione.
Lo sbarco a Salerno fu effettuato in apparente accordo tra gli anglo-americani. II velo del retroscena non fu mai sollevato. Il giorno in cui l'ex presidente degli Stati Uniti Truman venne per una visita di piacere in Italia, giunto a Roma, benché battista, si reco a rendere visita al sovrano Pontefice. Si ignorano gli argomenti trattati nel colloquio. Dopo tre giorni, Truman si recava a Salerno. Visitava il luogo dello sbarco alleato. Molte colline circondavano la località; col suo più grande candore,dichiarò che la località era stata scelta male, era costata una massa enorme di perdite; concluse: «La scelta deve essere opera di qualche testa di scoiattolo di generale ». Il generale che comandava il settore era il presidente in carica degli Stati Uniti: Eisenhower. La notizia piombò come un fulmine alla Casa Bianca, dove si stava preparando la campagna presidenziale. Nella precipitosa necessita di scaricare il presidente, gli archivi segreti furono aperti ed il mondo sbalordito venne a sapere che lo stratega dello sbarco in Italia, e della bocciatura dello sbarco in Grecia, era lo stesso personaggio che aveva orientato la mossa strategica con cui gli alleati cedettero graziosamente gli stati danubiani a Stalin. II signor Wiston Churchill primo ministro di S. M. britannica: era il 23 maggio 1956.
Era evidente che lo sbarco a Salerno. come lo sbarco in Sicilia, non erano serviti a liberare l'Italia, e tanto meno a liberare l'Europa. Servirono a passare il rullo compressore sul territorio italiano per predisporre quella disorganizzazione della penisola che avrebbe impedito alla Chiesa cattolica di dedicarsi immediatamente alla riorganizzazione del continente europeo.
Faceva parte di un piano il cui sviluppo era previsto per il «tempo di pace ». La paziente e preveggente iniziativa britannica aveva predisposto il suo gioco con una visione a largo raggio sorprendendo alleati ed avversari. Certo nello stesso tempo Londra stava già studiando le azioni che avrebbero portato a completare lo smantellamento (anche economico e produttivo) della nostra nazione.
Sullo sbarco in Italia, la sera del 23 maggio 1956 Washington diramava queste comunicazioni riportate da tutta la stampa: «Le battaglie, si osserva al Pentagono, furono il risultato della «diretta consultazione» degli Stati Maggiori inglese e americano. Esse tendevano a eliminare l'Italia dalla seconda guerra mondiale. Se poi si vuole risalire alla persona che ha la responsabilità di queste operazioni, si dice a Washington, allora bisogna varcare l'Atlantico e cercarla in Inghilterra. Fu il primo ministro Winston Churchill che ideò il progetto britannico di«knocking Italy out of the war», ossia di mettere l'Italia fuori combattimento. In un certo senso, nota un militare di consumata esperienza, questo progetto fu per mesi l'idea fissa di Churchill. Fu la sua « intuizione strategica ». Egli difese vigorosamente la sua tesi durante la conferenza di Washington del maggio del 1943, e allora ottenne una parziale approvazione. Poi segui l'invasione della Sicilia; Mussolini cadde senza spargimento di sangue. Churchill torna alla carica con la sua « intuizione strategica », e i capi di stato maggiore inglese e americano studiarono il piano di sbarco a Salerno. L'operazione portava naturalmente la firma del generale Eisenhower.

«Anche lo sbarco di Anzio si ricorda al Pentagono, faceva parte del disegno di Winston Churchill. Egli lo sostenne vigorosamente. Lo ideò come un mezzo per rompere la stasi sul fronte di Cassino. Una testa di ponte ad Anzio, egli disse ai generali, avrebbe disfatto la resistenza tedesca, e avrebbe condotto al1a rapida conquista di Roma. «Il primo ministro inglese, ricordano a Washington, era così innamorato della sua idea, che partecipa ad alcune .conferenze strategiche. Alcuni generali americani, tra cui Eisenhower, considerarono il piano con sospetto e preoccupazione, e ritennero che in ogni caso le forze dislocate per lo sbarco erano troppo esigue. Tanto per accontentare gli americani, e aggirare le loro obiezioni, le forze furono raddoppiate. Ma alla resa dei conti il generale Clark si avvide che non erano sufficienti per il grosso obiettivo:Roma.

«La testa di ponte di Anzio fu occupata da truppe al comando del generale John P. Lucas. Il primo scontro violento avvenne all' alba del 22 gennaio 1944. Si era sperata in una rapida penetrazione attraverso i Colli Albani, il che avrebbe permesso di rompere le linee di comunicazione che portavano al fronte tedesco del Sud: in particolare la roccaforte di Cassino. Ma gli alleati fecero troppo affidamento sulla loro superiorità aerea. I tedeschi riuscirono a contenere la testa di ponte senza indebolire le loro linee difensive.«Il capro espiatorio fu naturalmente il generale John Lucas. Gli fu tolto il comando della testa di ponte. Ma non pochi storici e studiosi di arte militare sono del parere che il generate Lucas sia stato la «vittima silenziosa» che ha coperto gli errori dello statista insigne. Le truppe asserragliate nella testa di ponte di Anzio non riuscirono ad aprirsi la strada che nel maggio, e Roma, mal. grado i piani e le previsioni diChurchill, non fu conquistata che il 4 giugno. Dal 1944 la quinta armata americana perdette 52.130 uomini.

«Nel suo libro Crusade in Europe, il generale Eisenhower ha rivelato le obiezioni che fece al primo ministro Churchill durante una conferenza in Tunisia. Eisenhower predisse delle «pesanti perdite» e suggerì di rivedere il piano con Ia massima attenzione. Ma Churchill era ormai deciso a mettere in azione il suo piano». Il generale Mark W. Clark alla domanda: «Quali errori sono stati commessidagli alleati?», ha risposto: «Avremmo dovuto sbarcare nei Balcani. A quest'ora la Russia non sarebbe a Berlino».

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