23 gennaio 2007

Una piccola introduzione alla Cucina Sanvitese



“Intre ca vive” ( accomodati e bevi un bicchiere di vino) . Così a San Vito, per tradizione, accoglievamo chi appariva sulla porta di casa. Se poi, la famiglia era riunita a desinare, veniva creato un posto a tavola per l’ospite, con un cordialissimo, ma fermo “Favorisce! Magne ‘ghe nu! (Favorisci ! Mangia con noi!). E a tavola , davanti a scodelle fumanti e al boccale di rosso gagliardo, si rimaneva a lungo a conversare; nascevano amicizie e comparati, che venivano rinsaldati nel tempo con reciproci inviti “ a magnà” con scambi e con scambi di piatti graditi e di primizie della terra e del mare.

La condivisione del cibo, un rito di connotazione sacrale!

La cucina dei nostri nonni era, in genere, il locale più ampio e più importante della casa, con l’immancabile focolare sempre acceso. Per la cucina passavano gli eventi grandi e piccoli della famiglia e le relazioni sociali.

Vi dominavano le nonne e le mamme.

Con le figlie e le nuore attendevano alla cura dei pasti giornalieri; impastavano la farina per la pizza di “grandinie” (granoturco), per le sagne , per i sacconi, per il pane della settimana; manipolavano i prodotti freschi da conservare ( sott’olio, sott’aceto, essiccati, a bagnomaria , in mancanza di frigo); preparavano, a gara e con il cuore, i loro piatti forti e i dolci rituali, secondo circostanze e ricorrenze (“cellipieni” a canestri per la sposa che doveva volare via dalla casa, “cicerchiata “ a Carnevale, consòlo per lutto, pupe e cavalli, cuori e fiadoni per Pasqua, “sciosci” e crespelle per Natale).

Si faceva tutto in casa, a mano, con la collaborazione di parenti e amiche nei lavori di maggior impegno: fuoco a legna; cotture lente e lunghe; materie prime genuine; prodotti semplici e naturali; sapori netti; odori decisi; fragranze penetranti che sapevano di casa; atmosfera di calda e serena vita familiare; intense e dense emozioni primarie; una cultura che impegnava la memoria tacita della tradizione.

Consuetudini e preferenze alimentari sono ancora vive, per disparati versi, nelle famiglie sancitesi veraci, anche e soprattutto emigrate, come il più autentico presepe della memoria, come distintivo di appartenenza come rifugio rassicurante nell’appiattimento e nel disorientamento della globalizzazione del gusto.

Certo! Gli scenari sono cambiati: le cucine sono raramente “abitabili”.

Vi troviamo complicati apparecchi elettronici per i ritmi veloci della vita odierna e, spesso cibi impacchettati e prodotti di inquietante derivazione genetica.

Restano e troviamo ancora a San Vito, però, le materie prime , gli elementi base, la sostanza dei saporosi e caratteristici piatti della cucina tradizionale, insieme con la calda ospitalità del tempo passato e con il piacere di grande di condividere i momenti significativi della vita, a tavola, con le persone care. Il passato vive dentro di noi. Basta un indizio per farlo fremere.

E’ la nostra cultura , compendio dei valori appresi con i processi di socializzazione.

Guai se dovesse disperdersi: non troveremmo più il conforto di qualcuno che condivida il nostro modo di essere, di parlare, di mangiare, di rapportarci.

Alberto di Giovanni

0 commenti: