16 aprile 2008

Caffè, alto potere antiossidante


Elevato potere antiossidante grazie al contenuto degli acidi clorogenici, azione protettiva nei confronti dello sviluppo del diabete di tipo 2 e del morbo di Parkinson, rallentamento del naturale declino cerebrale nelle persone anziane, nessun effetto sfavorevole sul rischio cardiovascolare: sono queste le principali novità legate al consumo di caffè che emergono dai pi� recenti studi scientifici internazionali.
NFI, Nutrition Foundation of Italy - il Centro Studi dell’Alimentazione - ha fatto il punto della situazione insieme ad esperti internazionali: il professor Augustin Scalbert, Direttore del laboratorio di Micronutrients, Metabolism and Biological Signatures presso l’INRA Clermont-Ferrand e il professor Francesco Visioli della Nutrition Foundation of Italy e Direttore del laboratorio di Micronutrienti e malattie cardiovascolari presso l’Università di Parigi Pierre et Marie Curie evidenziano in particolar modo i numerosi benefici derivanti dal consumo di caff�, sottolineati dalla più recente letteratura scientifica, grazie al suo contenuto naturale di antiossidanti.
Il caffè rappresenta una delle bevande più bevute al mondo, con un consumo che, seppur molto variabile da paese a paese in quantità e modalità, oscilla tra i 12 kg pro capite annui della Finlandia ai circa 2 kg del Regno Unito e la Repubblica Ceca.
L’Italia registra mediamente un consumo di caffè di 6 kg/annui a persona (fonte: International Coffee Organization). Nonostante questi dati però, c’è ancora oggi scarsa conoscenza sulle proprietà nutrizionali del caffè, e spesso l’attenzione del pubblico resta focalizzata esclusivamente sulla caffeina ed i suoi effetti sull’organismo. Dati di un�indagine condotta a livello europeo, infatti, mostrano che più dell’80% del campione non è a conoscenza degli elementi nutrizionali contenuti nella bevanda.
Il caffè è in realtà una delle fonti dietetiche più abbondanti in antiossidanti naturali, quelle molecole che rallentano o prevengono i danni da radicali liberi. Gli acidi clorogenici sono i principali composti ad azione antiossidante contenuti nel caffé e senz’altro i più potenti. Analizzati prima della torrefazione del chicco, risultano essere molto numerosi e di struttura diversa; i diversi processi di lavorazione, la temperatura, la macinazione ne riducono la presenza anche fino al 90% ma in ogni caso è possibile affermare che 100 ml contengono circa 250 mg di acidi clorogenici, una quantità rilevante.
Alcuni studi epidemiologici condotti in Olanda e Finlandia hanno evidenziato come il consumo di caffé, probabilmente grazie al contenuto in acidi clorogenici, si associ ad effetti preventivi nei riguardi di patologie oggi molto diffuse, come il diabete di tipo 2 ed il morbo di Parkinson.
Nel 2002 la rivista Lancet ha pubblicato uno studio condotto su un campione molto vasto di 17.000 uomini e donne olandesi dal quale è emerso che la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 fosse inferiore del 50% nei soggetti che consumavano quotidianamente un minimo di sette caffé al giorno rispetto a chi ne consumava solo due. Risultati confermati anche da uno studio clinico successivo, pubblicato due anni più tardi e realizzato in Finlandia su 14.000 soggetti osservati per un periodo di ben 12 anni: tra i consumatori di quantità molto elevate di caffé (10 tazze al dì) è stata riscontrata una riduzione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 del 55% tra gli uomini, e del 79% tra le donne. Tali risultati sembrano dovuti ad un’azione protettiva che l’acido clorogenico e gli altri antiossidanti polifenolici attivano nei confronti dell’organismo: viene così inibito l’assorbimento del glucosio a livello intestinale ed aumentato il consumo energetico. Questi effetti sembrerebbero addirittura maggiori con il consumo di caffé decaffeinato. Uno studio pubblicato nel 2006 su Archives of Internal Medicine, infatti, che ha testato un campione di 29.000 donne in post-menopausa ha evidenziato che il consumo di 6 tazze di caffé decaffeinato al giorno può ridurre il rischio di diabete di tipo 2 del 33% contro il 21% del caffé normale.
L’azione antiossidante dei polifenoli contenuti nel caffé sembra avere inoltre un effetto positivo anche sull’incidenza di malattie neurodegenerative, con particolare riferimento al morbo di Parkinson. Un effetto favorevole in tal senso potrebbe tuttavia essere attribuito anche alla caffeina. Le evidenze più significative a questo proposito emergono da uno studio condotto dal dottor Alberto Ascherio dell’Università di Boston su un campione di 300.000 soggetti: i dati riscontrati a livello molecolare mostrano come la caffeina riesca ad intervenire sulla tossicità dopaminergica, responsabile dei danni subiti dai neuroni della substantia nigra che regola gli impulsi all’attività motoria.
La letteratura scientifica riporta, inoltre, un numero sempre maggiore di studi che evidenziano la capacita del caffé di contribuire al mantenimento della funzionalità cognitiva. Da un recentissimo studio pubblicato nel 2007 sull’European Journal of Clinical Nutrition realizzato su un campione di 676 uomini sani nati tra il 1900 e il 1920 seguiti per un periodo di 10 anni è emerso che il declino cognitivo era circa dimezzato nei soggetti che avevano l’abitudine di consumare regolarmente tre tazze di caffé al giorno. Ad avvalorare la tesi del caffè che ‘fa bene al cervello’ esiste anche uno studio presentato al meeting annuale della Psysiological Society nel 2006 secondo cui la caffeina sarebbe in grado di aumentare la frequenza di alcune onde cerebrali migliorando quindi memoria e apprendimento.
Ma i benefici di questa domanda sembrano avere effetti positivi anche sull’insorgenza di patologie epatiche degenerative. Uno studio apparso nel 2006 su Archives of Internal Medicine ha analizzato 125.000 soggetti e ha evidenziato che ogni tazza di caffè bevuta al giorno era associata ad una diminuzione del 22% del rischio di sviluppare cirrosi epatica. Una meta-analisi successiva ha anche esteso questi risultati ad altre gravi patologie come il carcinoma epatico.
”Consumato in dosi moderate e con costanza quotidiana, il caffé ha dimostrato di essere un aiuto importante nella prevenzione di patologie metaboliche e neurodegenerative. La sua presenza, quindi, all’interno della dieta di ogni giorno non solo influenza positivamente la sfera emotiva della persona ma può contribuire al benessere dell’organismo” ha affermato il dottor Andrea Poli, Direttore Scientifico di NFI. “Grazie soprattutto al contenuto naturale in acidi clorogenici, il caffé, anche decaffeinato, è tra le fonti dietetiche più abbondanti di antiossidanti. Il suo consumo permette di assumerne quantità significative, con favorevoli implicazioni sulla nostra salute” ha concluso Andrea Poli.

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